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mercoledì 17 febbraio 2016

Lo spagnolo in America Latina: i tipi di accenti secondo Joanna Rants


Lo spagnolo non sarebbe una delle lingue più parlate al mondo, se fosse confinato alla sola Penisola Iberica. Le popolazioni dell'America Latina l'hanno modulato ed arricchito negli anni in varietà esagerate di accenti, facilitandone la diffusione su scala globale. Quello che noi italiani tendiamo ad ignorare, però, è quasi sempre come fare a distinguerli. 

Ebbene, amici: sono lieta di annunciarvi che il problema è risolto. 

Si da il caso che - ormai diverso tempo fa - io abbia scoperto per caso questo video. Trattasi di un tutorial a cura di Joanna Rants: 'na mezza pazza di origine venezuelana che - in inglese e in chiave prettamente ironica - illustra le principali differenze nelle parlate dei popoli latini. Roba da sganasciarsi, posso garantire. 

Ed è proprio per questo che ho pensato fosse cosa buona e giusta riportarvene un campionario a seguire. 

Per ogni accento ho riassunto in italiano la definizione di Joanna e riportato un frammento di filmato in cui lei, imitandolo, ci aiuta a capire il perchè delle sue affermazioni. Per cui cliccateci, sui video: lo so che hanno tutti la stessa immagine di anteprima, ma vi assicuro che sono diversi. Che durano pochi secondi l'uno. E che, senza premere play, vi divertirete la metà. 

Ah! Ci tengo anche ad affermare che nè io nè - credo - Joanna intendiamo offendere nessuno. In fondo, andiamo: lo sapete tutti che amo i latini almeno quanto amo gli spagnoli, vero?

Buon divertimento. E apprendimento, soprattutto. Perchè no.

Come riconoscere gli accenti latino-americani secondo Joanna Rants


- MESSICO 

I messicani parlano come se stessero sempre trasportando qualcosa di molto pesante. 







- ARGENTINA 

Sostanzialmente gli argentini sono come italiani particolarmente fieri di come parlano lo spagnolo. 







- VENEZUELA 

Per ricordare a tutti che chiacchierare dev'essere facile come respirare, emettono aria quando pronunciano la s. 

Esempio:





- PUERTO RICO 


Per qualche ragione ignota al resto dell'umanità, i portoriqueñi sostituiscono la lettera R con la L.

Così: 




- REPUBLICA DOMINICANA

Nella República Dominicana parlano talmente veloci che la loro parlata sembra "corsivo scritto a mano". Nemmeno Joanna riusciva ad imitarli, così ha chiamato una locale.

Ascoltate: 





- CUBA
"Ogni volta che parli con un cubano hai la sensazione di aver interrotto il suo appuntamento dal dentista". Parlano come se avessero del cotone in bocca, o fossero perennemente sotto novocaina. 

Esempio: 




- COLOMBIA

In Colombia c'è una gran varietà di accenti, ma il più interessante può essere descritto come: "Sean Connery che parla spagnolo e ti racconta storie tristissime in continuazione". Magari i colombiani ti stanno raccontando che hanno vinto la lotteria, eppure sembra sempre che gli sia appena morto il gatto. 

Esempio: 





- BRASILE
Sì, vabbé, in Brasile non parlano spagnolo. Però, secondo Joanna, i suoi abitanti meritavano una menzione in virtù del fatto che - se ci fate caso - ricordano un russo che cerca di parlare spagnolo. 

Esempio: 






Se vi è piaciuto il riassunto, potete godervi il video completo qui. 




mercoledì 30 ottobre 2013

#Odissea Style!

“Il medium è il messaggio”, diceva Mc Luhan. E in effetti, volendo fare i fighi, il mio primo libro si spiega anche così. Con la comunicazione che si adatta ai social network; le parole che si barricano – intimorite- dietro ad un hashtag. Cù Cù. Mi sembra quasi di vederle sbirciare. 

#Odissea è una traduzione, il punto è questo. La declinazione di una trama antica in 140 caratteri per volta. C'è un linguaggio che si trasforma: da parlato diventa scritto; da stampato diventa etereo. Pensato per una fruizione mordi e fuggi, a mezzo schermo, per lo più in mobilità. E, soprattutto, c'è l'ironia. Il sarcasmo. Quella vena satirica che, nella quotidianità dei social network, sembra non mancare mai. 

Non ne parlo per farmi promozione. Almeno, non oggi. Piuttosto, lo faccio per spiegare cosa intendo con “#Odissea Style”. Perchè ce ne sono tanti, in giro, di progetti deliranti quanto il mio. Gente che si diverte a rivisitare storie, immagini e personaggi nel linguaggio dei social network e con il filtro dell'ironia. Gente creativa, che ammiro e che mi strappa risate (anche grasse, in molti casi). E oggi ho voluto presentarne un po' anche a voi. Con un brindisi a tutti i twitteri, instagrammers e utenti facebook che non potranno esistere mai. Ulisse in primis, va da sé.  


É in inglese, ma si merita un'occhiata. Gli Stati in conflitto che si battibeccano via Facebook, come nei piú accesi dibattiti politici online dei nostri giorni; la Russia che posta album fotografici; la Lega Balcanica che crea gli eventi... da morire, sul serio. E, se le risate non fossero abbastanza, vi ritroverete a ripassare la storia senza neanche accorgervene. Da notare che collagehumor, di questi esperimenti a mezzo facebook, ne ha fatti piú di uno. Quello sull'impero Romano é ancora piú in linea con la mia #Odissea!


Creati dal popolare sito di tecnologia Mashable, i finti account Instagram delle principesse Disney, oltre a riprendere i tratti caratteristici dei personaggi, parodiano anche le tipologie di utenti più tipiche della app. C'è Pocahontas che fa appelli contro la crudeltà sugli animali, tanto per dirne una; Cenerentola che sfodera il suo outfit rosa del Mercoledì;  Biancaneve che si fa le #selfies (autofoto) e la Bella che ringrazia la Bestia per la splendida libreria (“invidiosi?”, scrive, mentre Rapunzel chiede in un commento se può andare a trovarla. D'altro canto, si sa, quando si passa tanto tempo chiusi in una torre si finisce col leggere sempre gli stessi libri...) 






Questa pagina Facebook è stata un vero e proprio fenomeno di massa: a quattro giorni dall'apertura aveva già raggiunto niente più e niente meno che 100.000 fan (ora ne ha quasi 400.000)! La sua forza? Abbinare a dipinti celebri una didascalia, con cui i protagonisti dell'opera esternano – in romanaccio – i loro reali pensieri. A me sono venute le lacrime agli occhi, giuro.