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mercoledì 7 dicembre 2016

Parentesi.

Qualcuno è venuto ad abitare nell'appartamento accanto al mio. 

In tutte queste settimane in cui è rimasto sfitto, sul pianerottolo si sono susseguiti più o meno tutti i tipi di esemplari umani. Ci sono state le studentesse universitarie, i professionisti single, qualche coppia più o meno giovane. Le lenzuola orribili che ho visto stese l'altro giorno nel patio potrebbero, perciò, appartenere a chiunque di loro. Ma io, naturalmente, ho una teoria. 




Sulla base dei pochi rumori che mi arrivano dalla parete confinante (oltre che delle suddette lenzuola) ho deciso che il nuovo inquilino è quel signore con la barba bianca che l'altro giorno, all'ingresso, parlava con il padrone di casa. Gli ho persino inventato una vita: professore universitario di qualche materia umanistica tra la storia, le scienze politiche e la filosofia. Vedovo, divorziato o comunque nostalgico del Solo Grande Amore Perduto. Allergico alla tecnologia e ad ogni sorta di progresso moderno - tranne il cellulare che ho sentito squillare l'altro giorno, e che deve tenere per lavoro - vive circondato dai libri, nutrendosi per lo più di tristi scatolette e cibi pronti mono-dose. Anche se nessuno lo direbbe, ha un passato da hippie e svariati aneddoti di vita vissuta ai concerti rock.

Però, naturalmente, potrei sbagliarmi. 



Potrebbe essere Babbo Natale. 




sabato 10 settembre 2016

6 cose insopportabili degli annunci quando cerchi casa

Cercare casa a Málaga ha svariate controindicazioni. Da quando ho iniziato a spulciare tra gli annunci sul web - ormai più di un mese fa, perchè vorrai mica lasciare tutto all'ultimo? - ho maturato una specie di febbre da arredo. Mi sono innamorata di terrazze enormi, finestre vista mare, cucine all'americana con gli sgabelli alti. Ho immaginato divani bianchi con cuscini rossi, muri coi mattoni a vista, arredi shabby chic. Sono giunta alla conclusione che nel mio futuro debbano assolutamente esserci un quadretto all'ingresso con sù scritta la password del wifi, foto appese a un filo da mollette colorate, magari un muro con mattoni a vista. Volendo esagerare potrei avere un'enorme mappa del mondo tono su tono dietro al letto (dico sul serio: guardate che cariiiiiiina), una pianta di peperoncini, una tortiera siempre piena di dolci in cucina. Il mio lato nerd ha persino ipotizzato di appendere un'insegna azzurra al neon come quella che caratterizza le varie sedi di Twitter del mondo, solo con scritto #LoveWhereYouLive anzichè #LoveWhereYouWork. Per farvi capire la gravità della situazione, ieri ho visto uno scatolone e ho pensato che avrei potuto trasformarlo in casetta per le bambole da regalare alla figlia di qualcuna delle mie amiche, il tutto con la sola e precisa finalità di ARREDARE QUALCOSA. Qualunque cosa. Non so, magari domani riprendo a giocare con i sim. 




Comunque. Uno dei lati più fastidiosi del diventare esperte in ricerche sui vari idealista.es, milanuncios.com, dammiunacasa.qualunquecosa è quello che ti porta ad avere a che fare con certi elementi ricorrenti in grado di trasformare un annuncio da "potenziale figata" a "serie interminabile di vaffa silenziosi".

Li ho riassunti in una lista. Ogni aspirante inquilino del mondo - chevvelodicoaffà- potrà e dovrà sentirsi libero di completarla come crede. 


1. "NO ERASMUS"

É la prima forma di discriminazione. Ha sapore di razzismo. É brutto da vedere. 




Non sono più un'Erasmus ormai dal 2009, ma gli annunci che li escludono tendo ancora ad evitarli per una forma ancestrale di empatia. Ci sono passata, per la negazione di possibilità abitative in funzione di una semplice borsa di studio. Scatenava già allora tutta la mia indignazione. L'idea che ti trasmettono è che agli Erasmus si neghino i posti fighi, si riservino quelli con l'intonaco scrostato e si ponga l'accento, al momento della visita, su dettagli di fondamentale rilevanza per uno stereotipo di vita che non per forza corrisponde a verità. Per esempio, il fatto che ci sia un locale figo all'angolo o che sul balcone si coltivi marijuana.

Insomma, chi vi dice che gli studenti internazionali debbano essere per forza tutti degli spiantati? E, se il problema è che si fermano poco, ci sono modi più carini per evitare che si lancino nella corsa all'affitto. Basterebbe un "sólo largas temporadas" o un "permanenza minima di un anno" e si escluderebbero da soli. In alternativa, potete sempre inventarvi una scusa qualsiasi quando vengono a vedere l'appartamento. Che diavolo, ma vi devo dire tutto io?


2. "Imprescindible nómina"

Ovvero, in soldoni, un documento rilasciato dall'azienda per cui lavori in cui si dimostra che ricevi uno stipendio con regolarità. Il che vuol dire che se sei free lance o vieni pagato a progetto dall'Italia puoi anche dire addio a quello stupendo e incredibilmente economico attico arredato Ikea. Avrei potuto scrivere un best seller, lassù. 



3. "Quinto piano senza ascensore" 

MA STIAMO SCHERZANDO?!?




4. "Interior"

In Spagna è molto comune trovare appartamenti in affitto in cui nessuna finestra dà all'esterno. Non vuol dire che non ci siano, solo che danno in genere alla tromba delle scale di un condominio o, se ti va bene, a una specie di patio coperto. Certo, costano meno, ma oltre ad essere terribilmente scuri ti costringono ad un tipo di vita in cui non sai mai che tempo fa o che ore sono finchè non esci dalla porta o non guardi l'orologio. Ogni volta che leggo "interior" una parte del mio buonumore si suicida. 





5. "Gastos a parte"


Del tipo che "oddio guarda com'è economico questo posto!", "oddio ma è in centro", "oddio ma è stupendo", "oddio devo viverci!". E poi leggi, in fondo ad un campionario di elogi, che a quel prezzo super-conveniente devi aggiungerci in quest'ordine spese condominiali, luce, gas, internet, un rene. 





6. Le foto sfocate


Sul serio, perchè? Non dico che dobbiate avere tutti una Reflex o contrattare Oliviero Toscani, ma davvero avete così tanta fretta di uscire da quel posto da non poterci passare neanche un secondo in più per mettere a fuoco l'immagine? Se sì, scusate, perchè dovrei passarci una vita io? 






Detto questo, se affittate casa in centro a Málaga sappiate che sono l'inquilina ideale, non sporco, non inquino,  lavoro e se volete parlo bene di voi sul blog. #Cuoricini. 




sabato 6 aprile 2013

Un appartamento vista Malagueta.


Malagueta batte Paseo del Prado. Ho deciso dove voglio vivere, scelto l'obiettivo da inseguire. E, come quasi sempre, ha vinto il mare.

Lo so, per voi probabilmente non c'è niente di nuovo. Se il mio blog fosse un libro, lo stroncherei parlando di sviluppi scontati. Si capiva dalla prima riga, dai. Che razza di colpo di scena sarebbe? Solo che le cose, nella vita, non sono mai così semplici come in una trama di finzione. Dovrei mettermici più spesso, nella pelle dei personaggi generati da menti altrui.

Il punto è che ho sognato dei numeri, l'altro giorno. Li ho giocati. E così, quasi per scherzo, mi sono messa a fantasticare. "Se diventassi milionaria", mi son chiesta, "dove accidenti mi trasferirei"? Devo dire che ha sorpreso anche me, la facilità con cui mi sono data una risposta. Ferma. Senza alcuna obiezione, punto sospensivo o virgola. Perché per Madrid, in fondo, da María Zambrano parte pur sempre l'Ave.

E allora Malagueta sia. Un appartamento anche piccolo ai piani alti di quegli edifici moderni a bordo spiaggia. Ecco, è lì che voglio stare. Dove ogni giorno, aprendo la finestra del salotto, io possa vedere il mediterraneo. I turisti inglesi dalla pelle arrossata che affollano i chiringuitos. Gli studenti erasmus che si comprano la pizza da mangiare sulla sabbia, ancora nel cartone, ai primi sintomi d'estate. 


 la vista che voglio avere ogni mattina. 


Ed è vero, avrei potuto scegliere piuttosto una delle villette basse nella zona de El Limonar. Sono di certo più graziose. Più tranquille. E, sulla spiaggia di Pedregalejo, i ristoranti di pesce hanno miglior qualità.

Però hanno un altro vantaggio, quei condomini esternamente anti-estetici con vista Malagueta. Ed è che, con dieci minuti scarsi di cammino, sei già in centro. Con meno di cinque arrivi a un supermercato aperto ventiquattr'ore. Se non hai voglia di spostarti troppo, hai persino qualche discoteca pretenziosa a due passi. E nella notte di San Juan, dalla finestra, ti godresti tutti i faló ed i concerti che vuoi.

Sembrerà stupido, ma ci ho pensato così a lungo che mi sembra di abitarci già. Di piú: mi ci visualizzo con tanta nitidezza che mi sembra inevitabile che accada. Insomma: giá soltanto immaginarlo mi riempie di una felicitá talmente incontenibile da essere inumana. E quando sai, quando capisci finalmente dov'é che saresti felice, beh...non cercare di andarci sarebbe un'idiozia. E allora al diavolo chi dice “c'é la crisi”! Chi scuote la testa, statistiche alla mano, ripetendo che “non é il momento, sai”. Perché mi sono resa conto, scherzando coi miei sogni, che essere milionaria non mi serve affatto.

Voglio dire: gli affitti sono bassi, a Málaga. Qualcuno di quegli appartamenti l'avevo appuntato sulla lista dei possibili giá quand'ero in Erasmus. Il che, vista la scarsitá economica della borsa di studio, dovrebbe giá risultarvi indicativo. In quella cittá, poi, ho piú amici di quanti io ne abbia nel luogo in cui vivo ora. Il che vuol dire che la vita sociale, no, nemmeno quella sarebbe da costruire da zero. Senza contare il dato piú importante: il lavoro. Per quello che svolgo ora basta una connessione ad internet. Lo posso fare da qualsiasi angolo del globo: l'aveva detto a suo tempo anche la mia “capa”.


Uno di quei brutti edifici lí,, io voglio chiamarlo "casa".


Quindi, sí, probabilmente avrei dovuto parlarvi di Bigas Luna. Di una perdita che ha scosso me, il cinema europeo, e Dani Martín. Avrei dovuto dirvi che è tornato su twitter per un dovuto messaggio di tristezza e condoglianze, come del resto ci si sarebbe potuti aspettare. E quindi parlarvi dello schifo che quest'oggi ho provato per la razza umana, quando per quel messaggio migliaia di ragazzine hanno avuto il coraggio di gioire. Di scrivere: “che bello, sei tornato!”. Di chiedere del disco, del tour, dei progetti futuri. Senza rendersi conto del contenuto di quel che il loro idolo aveva scritto. Senza mostrarsi minimamente in grado di discernere i momenti giusti da quelli sbagliati, né mostrare rispetto per la morte ed il dolore. Sí, avrei dovuto parlarvi di questo. Di quanto a volte mi faccia venire la nausea il micromondo a cui pur spesso mi sono sentita appartenere.

Avrei dovuto, giá. Ma oggi ho preso una decisione troppo importante perché qualsiasi altro evento arrivi a metterla in secondo piano.

Oggi ho deciso che vivró in quei dannati condomini sulla Malagueta. Lo faró, e basta. Non importa quanti anni ci impieghi. Mi impegneró nel lavoro ancor piú di quanto abbia fatto fino ad ora. Cercheró di essere impeccabile, fino a guadagnarmi un aumento di stipendio. Una posizione piú stabile. Una cifra che mi garantisca di essere indipendente. E, non appena l'otterró, prenderó un aereo. 

Con una valigia da 25 kili in stiva e, all'orizzonte, tutta intera la mia felicitá.