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domenica 11 luglio 2021

Treviso non è pronta: l’odissea del rientro in Spagna tra QR e Green Pass

Il concetto di ordine è alieno al DNA dei popoli mediterranei. Capisci da dove arriva uno dal modo in cui si mette in fila, e la disposizione da parterre di concerto pop dei passeggeri diretti a Málaga non lascia dubbio alcuno sulla loro nazionalità. Italiani, spagnoli, poco importa: le differenze ora si appianano nei volti confusi, nello gesticolare sfrenato, nei decibel in ramping sotto la mascherina. Cosa caz*pita tengo que hacer. 

Quelli che mi si accalcano attorno non sono più turisti di ritorno da un viaggio a Venezia, con ancora in testa il cappello da gondoliere comprato dai filippini a Rialto.  Non sono viaggiatori intrepidi pronti a sfidare i 40 e passa gradi della bella Andalusia per poi raccontare che sì, bella la mezquita, ma facciamo che ci torno quando non rischio l’autocombustione.
Forse non sono neanche più persone. In questo momento sono (siamo) tutti solo centinaia di esseri isterici che si ammassano senza alcun criterio in una stanza più piccola del salotto di casa mia…  e non è che viva precisamente in una mansione da diva hollywoodiana.
Al centro del girone infernale, un tizio autoelettosi benefattore della comunità sta urlando senza sosta il numero del volo. Attorno a lui, si stanno formando piccoli cerchi di sconosciuti che si copiano l’un l’altro le risposte alle domande sul cellulare.
“Io che posto ho?”
“Signorinaaaaa io sono vaccinato, posso passare? Guardi, ho il green pass!”
“Qua cosa devo scrivere? Veneto?”
“Ma il qr è quello della certificazione verde?”
“Questionario? Che questionario?”


Tra gomitate, spintoni e passaggi tipo limbo sotto ai nastri rossi e bianchi che dovrebbero separare le code ai check in, la marea umana si sposta da un lato all’altro della hall seguendo ipnotizzata le direttive degli schermi. Che, come no, cambiano idea ogni 5 minuti.
“Chi ha solo il bagaglio a mano alla porta 3”
“Chi ha solo il bagaglio a mano alla porta 5” 

“Potete andare a qualunque porta, basta che facciate presto, per Dio”. 

  
E pensare che poteva essere tutto così semplice…

La tipica "fila mediterranea" all'aeroporto di Treviso




Per entrare in Spagna bisogna compilare un questionario online del Governo, che ha l’obiettivo di rintracciare in fretta i nuovi casi di Covid-19 sul territorio, frenando la diffusione dei contagi. Ti chiedono robe tipo i tuoi dati, i recapiti, da dove arrivi, quali Paesi hai visitato negli ultimi 14 giorni, dove alloggerai in Spagna e che certificato alleghi per dimostrare che non stai portando il virus a passeggio: tampone negativo (se sì, di che tipo, fatto dove e in che data), ciclo vaccinale terminato o avvenuta guarigione.
Una volta fornite tutte le informazioni richieste, si genera un codice QR che viene SEMPRE E COMUNQUE richiesto all’arrivo: se ce l’hai, passi la frontiera. Se non ce l’hai, no.

Mi pare quindi sensato che controllino che tu ne sia provvisto ancor prima di decollare. Voglio dire: se sei già atterrato a Málaga, vai bello arzillo verso l’uscita e ti fermano perchè non hai il QR compilato che fai? Passi il resto dei tuoi giorni in aeroporto come Tom Hanks in The Terminal? Io finirei per spendere tutti i miei soldi da Natura e metterei sú 8 kili da Starbucks, tutti sul sedere. Non è il caso. 


Ad ogni modo non ci vuole una laurea in organizzazione di eventi per capire che il modo più veloce ed efficace di verificare che uno abbia compilato ‘sto benedetto questionario sia chiederglielo nei momenti in cui è già in fila per mostrarti qualcosa. Ai controlli di sicurezza, per esempio. O addirittura al gate, subito prima del decollo. La signorina che ti chiede la carta d’imbarco potrebbe chiederti, assieme ad essa, anche il codice QR per entrare in Spagna. Hanno pure la macchinetta apposta per leggerlo. Si perderebbero circa 0,5 secondi in più per passeggero, e non si creerebbero altre file. 


Facile. Rapido. Sicuro. 


Ma l’aeroporto di Treviso is different. 



Lì la  suddetta signorina dei controlli di sicurezza ti informa - peraltro con tono visibilmente seccato - che per poter passare per tutta la trafila di vassoi e metal detector devi prima recarti al check in, dove ti controlleranno la documentazione per l’ingresso in Spagna.
Il che significa che , se hai scelto di viaggiare solo con bagaglio a mano proprio per  evitare di fare la coda al check in (o, ancora peggio, se hai pagato 4,50 € in più per il fast track) avrai la nitida visione dei tuoi soldi piegati in forma di aeroplanino che decollano verso destinazioni esotiche facendoti ciao ciao con la manina.

Una volta al check in, un’addetta solo un filino più cordiale della prima scriverà a MANO su un foglietto poco più grande di un francobollo la sequenza della tua carta d’imbarco e ci piazzerà sopra un timbro rosso con su scritto QR CHECK OK. A partire da quel momento, quel piccolissimo pezzetto di carta stropicciato sarà il tuo tesoro più prezioso: non solo ti servirà per accedere ai controlli di sicurezza, ma ti verrà richiesto persino per salire sull’aereo.
Tutto molto coerente, non c’è che dire: si consiglia vivamente di non stampare il biglietto, il green pass e il questionario sanitario si accettano cartacei solo ed esclusivamente in caso di comprovato impedimento tecnologico, si cerca di limitare l'utilizzo della poco igienica carta in favore del digitale for ever and ever… ma per dimostrare che possiedi il codice QR necessario a entrare in Spagna devi mostrare un bigliettino scarabocchiato con la biro, più piccolo e malridotto dello scontrino del supermercato che hai infilato in fretta e furia nei jeans. Eccerto.

Ma il punto non è il bigliettino. Il punto è lo scompiglio che tutto ‘sto sistema finisce col creare.

Tralasciamo per un momento che Ryanair manda cinquecentosette messaggi la settimana prima della partenza per ricordarti di compilare il questionario sanitario e che nonostante questo il 50% dei passeggeri non abbia idea che esista un questionario da compilare. Che viene da chiedersi come accidenti sia possibile continuare a guadagnare con l’email marketing. O se non sia il caso di cambiare le mie tecniche di copywriting per testi tipo: “Compra questo che è economico. Ciulli ciulli trallalà salsicce baccalà fiori di sambuco”. Tanto se leggono la prima riga è già un traguardo.

Tralasciamo anche che, nei suoi cinquecentosette messaggi, Ryanair consiglia di presentarsi in aeroporto due ore e mezza prima del volo “per agevolare i controlli”, e il check in - dove, a Treviso, si svolgono (inspiegabilmente) i controlli - apre meno di due ore prima. A questo punto potrebbero almeno affiggere all’entrata un cartello illustrativo delle diverse tecniche di harakiri che si possono utilizzare quando si è costretti a passare un’ora in una stanza con un tabacchino, due bagni e 4 posti a sedere. 

Stendiamo pure un velo pietoso sul fatto che venga affidato ad una sola persona il compito di controllare i qr di centinaia di passeggeri indemoniati: ci vuole almeno mezz’ora prima che qualche illuminato si renda conto che forse, ma proprio forse, sarebbe il caso di aprire altre due o tre file, per poter riuscire a verificare i documenti di tutti prima che l’aereo decolli. 


Il punto è che quest’organizzazione ha avuto l’unico effetto di creare assembramenti innecessari e facilmente evitabili, non solo aumentando il livello di stress generale, ma anche dando vita a possibili focolai di contagio. Perchè, non dimentichiamolo: il vaccino non evita che tu ti prenda il virus, evita che tu abbia sintomi gravi e finisca in ospedale quando te lo prendi. 

In tal senso, la situazione dopo i controlli di sicurezza non migliora. Dei due bar di cui dispone Treviso, è aperto solo uno, che finisce inevitabilmente preso d’assalto da mandrie di viaggiatori affamati. I posti a sedere - che già erano pochi di per sè - sono dimezzati da un ultimo, stoico, tentativo di mantenere le distanze sociali.

E il miglior modo di trasformare l’uomo in bestia - credetemi - è impedirgli di appoggiare il culo su una sedia. Immagino non ci siano voluti neanche cinque secondi prima che si trovasse una soluzione al problema. Qualcuno, più anarchico, l’ha fatto sradicando i cartelli “vietato sedersi” dai posti bloccati. Altri, sbrigativi, hanno optato per sedersi per terra (ovviamente appiccicati gli uni agli altri). Altri ancora hanno deciso che tanto valeva iniziare a mettersi in fila per l’imbarco - con buona pace delle cinquecentosette email in cui RyanAir intima di non farlo finchè non viene aperto il gate. Sul serio, il copywriter di Ryanair mi fa tenerezza.

Mentre cerco un cestino in cui gettare l’immondizia, mi cade l’occhio su un ragazzo addormentato che, in assenza degli strumenti adatti, ha pensato bene di togliersi la mascherina chirurgica per usarla come copriocchi.

Ve lo dico con tutto l’amore del mondo, e con tutta la mia profonda felicità per le riprese dei voli diretti Málaga- Treviso: se non siete attrezzati per garantire quel minimo di norme igieniche necessarie in tempi di pandemia, continuate ad operare su Venezia Marco Polo come si faceva fino a poco tempo fa. O ancora meglio (per me, ovviamente):  sfruttate l’aeroporto di Trieste, che è esageratamente grande per i due voli in croce che ha.

Comunque sia fate qualcosa, perchè il commento “viaggiare così è un incubo” è quello che ho ascoltato più spesso, in due lingue, al rientro dalle mie vacanze italiane.


giovedì 16 luglio 2020

Ti conosco, mascherina: differenze tra Italia e Spagna nell’estate del post-lockdown

Sarà che il Friuli Venezia Giulia non é mai stata una delle Regioni più colpite. Sarà che la compagnia dei genitori, di per sé, ti rassicura. Però mi guardo intorno e la pandemia, qui, sembra non esserci mai stata.


Arrivo dall’Andalusia: terra in cui, da questa settimana, la mascherina é obbligatoria SEMPRE; All’interno, all’esterno, che si rispetti la distanza di sicurezza oppure no. La devi indossare anche in spiaggia. Persino se sei da solo. A meno che tu non sia disposto a sborsare cento euro di multa per aver fatto finta di non capire.
Foto: El Confidencial/EFE






Arrivo da un posto in cui, nel quotidiano, i discorsi ruotano ancora tutti attorno al Covid. Dove si guarda con terrore all’aumento incessante dei contagi, e si fa il conto alla rovescia verso un secondo lockdown che tutti percepiscono come inevitabile.

Alle cinque del mattino, un taxista affetto da Diarrea Verbale mi portó all’aeroporto di Malaga stampando invettive contro il vetro protettivo. Reduce da un Sabato notte di ragazzini ammassati a bere in piazza Mitjana, parlava preoccupato di incoscienza collettiva. Ed io, sfidando il sonno, gli davo ragione. “Sembra che non gliene freghi niente”, “L’empatia andrebbe insegnata nelle scuole”, “Com’é possibile che le cachimbas non le abbiano proibite da subito?”. 

Quel giorno avevo lasciato il mio ragazzo a dormire a pancia in giù, pensando che chissà se sarei davvero riuscita a riabbracciarlo tra due settimane. Le notizie parlavano di nuove zone confinate in Catalogna, di riunioni con Sánchez per decidere le nuove misure da adottare; E la paura di una chiusura imminente dei confini, nella grandine degli aggiornamenti via social, colpiva forte fino a farmi sanguinare. 

Capirete quindi il mio shock quando sono scesa dall’aereo e mi sono resa conto che qui, nel Nord Est italiano, la mascherina la porto praticamente solo io. All’esterno non é obbligatoria. All’interno, i commercianti fanno finta di non vedere.

Le persone, per le strade, parlano del tempo, dei libri che hanno letto, dell’aperitivo da organizzare, in una normalità che di nuovo ha solo la viscosità del gel idroalcolico sulle mani.

Non dico che sia sbagliato. Davvero, questo non vuol essere l’ennesimo post in cui affermo che gli spagnoli sono bravissimi e noi facciamo schifo. Per niente. In questo caso, non sono proprio in grado di dire chi ha ragione e chi ha torto. Col senno di poi, in Italia la situazione é stata gestita meglio sin dall’inizio. I contagi oggi sono molto più controllati e i dati danno motivo di rilassarsi un po’.

É solo che mi sembra strano, vedere come tutti sembrano avere dimenticato. Avevo letto, una volta, di un meccanismo fisiologico che eliminerebbe il ricordo del dolore del parto dalla mente delle mamme, perché se lo ricordassero non vorrebbero più procreare. É una specie di istinto di sopravvivenza. Un ingranaggio ben oliato che fa funzionare la macchina perfetta del nostro corpo al fine di garantire continuità alla specie. 

Forse, qui, é successa un po’ la stessa cosa. Forse la maggior parte della popolazione ha rimosso l’immagine dei mezzi militari in fila indiana che portavano altrove i cadaveri di Bergamo, perché solo cosí puó riprendere a vivere.

Non lo so. Fatto sta che io quell’immagine non riesco a togliermela dalla testa neanche se la sbatto contro il muro. Come non riesco a togliermi quella dei morti impilati al Palacio de Hielo de Madrid. Non riesco - davvero, non riesco - a non pensare a tutta quella gente morta da sola, o magari guarita, sí, ma dopo tre mesi  su un letto d’ospedale con un tubo - e il cuore dei parenti- in gola. 
Non posso non ricordare le amiche che non hanno potuto dire addio a famigliari deceduti, perché bloccate in un’altra Nazione. Amiche che hanno dovuto assistere al funerale di un genitore, o di un fratello, via cellulare. Riuscite a pensare a qualcosa di più terribile? Perché a me si inondano gli occhi di lacrime solo a pensarci.

Se qualcuno riesce a dimenticare tutto questo, se riesce ad ignorarlo…beh, cavolo, beato lui. Lo invidio da matti, dico sul serio. E mi é anche piuttosto chiaro che, se mai avrò un figlio, sarà soltanto uno, perché quel meccanismo, mi sa che io non ce l’ho.

Tacciavo di irresponsabili gli spagnoli che non sapevano rinunciare all’abbraccio, alla birra sorseggiata gomito a gomito in un chiringuito. M’ero incazzata - soprattutto con me stessa, per non avere avuto i riflessi abbastanza pronti da farglielo notare - con la scarsa attenzione dimostrata da chi, incontratami per caso in un locale, si avvicinava a parlarmi senza mettersi la mascherina. 

Ero tornata a casa di corsa, con lo stomaco contratto dalla rabbia, quella volta che ero uscita a fare la spesa e m’ero ritrovata con un gruppo di 5 adolescenti appiccicati l’uno all’altro, incuranti di ogni divieto. Per non parlare dei turisti, arrivati da chissà dove per ustionarsi la pelle ignari d’ogni esigenza governativa di protezione. 

Mi piacerebbe poter dire il contrario, ma non arrivo dalla Terra Perfetta. Nemmeno in Andalusia, per quanto io la adori,  l’empatia e il rispetto regnano sovrani. Per questo io stessa mi stupisco, oggi, quando penso che, alla fin fine, forse c’é più coscienza civica lì. Ma forse non é nemmeno coscienza civica…forse é semplicemente più paura. 

La mascherina e le chiacchiere del quotidiano non sono l’unica differenza tra Italia e Spagna.

In effetti, sono molte altre le cose che mi hanno lasciato allibita al ritorno in Patria.

Per esempio, qui la “distanza minima” da mantenere tra una persona e l’altra (e, di conseguenza, tra un tavolo e l’altro al bar) é di un metro, mentre in Spagna é di 2. Non dovrebbe essere uguale in tutto il mondo? Le famose "goccioline di saliva" che ti attaccano la malattia non dovrebbero avere un raggio massimo d’azione, studiato da fior fior di scienziati? Va a capire.

Qui non si usano più i guanti al supermercato. In Spagna sono ancora obbligatori (oltre che un attentato ai nervi ogni volta che devi aprire il sacchetto della frutta). Li devi indossare all’entrata e gettare quando esci. Nei supermercati più piccoli, c’é ancora pure la fila unica alle casse.

A Venezia ho notato diversi  turisti con le audioguide alla Chiesa dei Frari, mentre in Spagna sono state tra le primissime cose ad essere abolite, in quanto considerate non igieniche. Per sostituirle, al Centro Pompidou usano pannelli informativi in due lingue collocati di fianco alle opere. In un negozio di cosmetica, qui nel mio paesino natale, ho visto addirittura dei Tester. I Tester! Le aziende di bellezza stanno usando la realtà aumentata per far provare i trucchi in modo virtuale, perché i campioncini gratis, quando non vengono aboliti, si considerano una tra le cose meno sicure in giro.

Fondamentalmente la differenza tra Italia e Spagna, in questa crisi, si riduce ancora una volta al modo di pensare.

Un nuovo lockdown darebbe il colpo mortale all’economia di entrambe le Nazioni. Ma se in Spagna stanno facendo di tutto per impedirlo, qui mi sembra che sia stato il fatalismo a vincere. É un po’ una contrapposizione tra le due filosofie “Facciamo in modo che non ci richiudano” vs. “Facciamo come prima, tanto non ci rinchiudono”.
E, insisto: davvero non so quale sia il modo giusto di prenderla. Quando tutto questo gran casino stava iniziando, presi posizione per il menefreghismo degli spagnoli, convinta com’ero che gli italiani stessero esagerando con l’allarmismo. É venuto fuori che mi sbagliavo di grosso, e proprio per quel menefreghismo c’hanno rimesso la vita migliaia di persone.

Per questo oggi non mi "schiero". Perché, fondamentalmente, sono consapevole più che mai di non capirci un cavolo di niente.

Di sicuro, so che vive molto più rilassati con la scuola di pensiero all’italiana. Senza dubbio sto molto meglio da quando, nel guscio della mia famiglia, mi adeguo a fingere che tutto sia passato.

Dall’altra parte, peró, lo spettro di quello che potrebbe succedere sta ancora lí. Sta scritto nella storia. La storia della febbre spagnola. La storia della Peste. La storia di tutte le epidemie che, nei secoli,  si sono prese una pausa in estate prima di sferrare l’attacco piú micidiale. E, se la storia insegna, allora credo che la precauzione non sia mai abbastanza. Anche a costo di esagerare.
Foto di una famiglia durante l'epidemia di febbre spagnola del 1918




E poi, parliamoci chiaro: La mascherina dà fastidio a tutti. Tiene caldo, é scomoda, ti dà la sensazione di non respirare a pieni polmoni. Vero. Ma quante volte abbiamo indossato per tutto il giorno un paio di scarpe che ci andavano strette, solo perché ci piacevano? Quante volte ci siamo fatte andare bene dei jeans anche se ci stringevano in vita? E, ragazze, non mi direte che vi fa piacere, d’estate, costringervi in un reggiseno! Però lo fate. Lo facciamo. Quindi perché non potremmo sforzarci di mettere una fascia di tessuto sulla bocca? Se proprio non vi va giù l’imposizione, pensatelo come un accessorio fashion da abbinare alle maglie o ai vestiti. Compratevene due o tre con fantasie carine, e divertitevi a scegliere di volta in volta quella che si addice di più al vostro outfit. Io faccio cosí, e vi garantisco che arriva un momento in cui quest’imposizione te la fai persino piacere. Come le scarpe. Come il reggiseno. Come i jeans.

Comunque una cosa c’é, ad accomunare Italia e in Spagna nell’estate del post-lockdown: la fretta nell’aprire i bar e la lentezza nell’aprire gli uffici essenziali. L’accelerazione dei consumi e il rallentamento della burocrazia. Perché, in fondo, nel bene e nel male, rimaniamo pur sempre due popoli mediterranei.


venerdì 17 gennaio 2020

ITALO-SPAGNOLA AWARDS 19: Le top 3 parziali a 10 giorni dalla chiusura dei voti


Mancano 10 giorni esatti alla chiusura delle votazioni per gli Italo-Spagnola Awards 2019 (qui tutte le info). So che alcuni di voi sono particolarmente curiosi di sapere come sta andando; E, siccome sono particolarmente magnanima, ho deciso anche quest'anno di lasciarvi dare "una sbirciatina". 

Non c'è di che. 



Quelli che trovate più in basso sono gli attuali primi 3 classificati per ciascuna delle categorie in gara (tranne quella relativa al miglior post del mio blog, per cui vi e mi riservo la sorpresa finale). 


Ogni nome nella Top 3 è accompagnato dalla rispettiva percentuale di voti ottenuti, rigorosamente arrotondata per eccesso. Vale a dire che, nell'eventualità in cui qualcuno si sia aggiudicato - chessò- il 35,8% dei voti totali, quel 35,8% diventerà 36. Fondamentalmente perchè i decimali sono antiestetici, ammettiamolo.

Se siete candidati ai premi e non vedete il vostro nome sul podio, non preoccupatevi: soprattutto in alcune categorie le differenze di voti sono veramente minime, e vi assicuro per esperienza che da qui al 27 Gennaio TUTTO può ancora cambiare.

L'unico consiglio che mi sento di darvi è, perciò, di continuare a votare e - soprattutto - a farvi votare. Se ci tenete a vincere, promuovete più che potete la vostra candidatura: alla fin fine, molto dipende anche dalle vostre abilità di persuasione ;)

Il link diretto al modulo di votazione è questo: https://forms.gle/LUuXJjoUCVSoyjqt5

 
Come detto, avete ancora tempo fino al 27 Gennaio.

Adesso, però, bando alle ciance... ed ecco a voi i risultati parziali:



- MIGLIOR REALTÁ ITALO-SPAGNOLA (Top 3 in data 17/01) 




Tutte le nomination qui

MIGLIOR NEW ENTRY ITALO-SPAGNOLA SUL WEB (Top 3 in data 17/01) 


- MIGLIOR INSTAGRAM ITALO-SPAGNOLO (Top 3 in data 17/01)





- MIGLIOR YOUTUBER ITALO-SPAGNOLO (Top 3 in data 17/01)



Tutte le nomination qui


-MIGLIOR REALTÁ ITALO-ANDALUSA (Top 3 in data 17/01)



- MIGLIOR REALTÁ CULTURALE ITALO-SPAGNOLA (Top 3 in data 17/01)



- 
MIGLIOR BRAND O AZIENDA ITALO-SPAGNOLA SUI SOCIAL (Top 3 in data 17/01)



- EVENTO ITALO-SPAGNOLO DELL'ANNO (Top 3 in data 17/01)




- CANZONE ITALO-SPAGNOLA DELL'ANNO (Top 3 in data 17/01)
















giovedì 13 giugno 2019

Torna IT/ES Interchange, lo scambio artistico tra Málaga e il Nord-Est italiano


Ricordate IT/ES Interchange, l'evento italo-spagnolo del 2018? 

Ebbene, é giunto il momento del bis. 






La Galleria La Fortezza di Gradisca d'Isonzo (Gorizia, Italia) e La Casa Amarilla di Málaga (Spagna) tornano ad unire le forze nella seconda edizione di una mostra che abbatte a colpi di pennello ogni limite di lingua e di costume. 



Concepita come un vero e proprio scambio culturale, la collettiva porta le opere di 5 artisti italiani in Andalusia e i lavori di altrettanti artisti spagnoli nel nord-est italico.  


Il processo di selezione è tanto semplice quanto democratico: ciascuna delle due gallerie propone all'altra una selezione di 10 talenti locali, senza riferirne nome e curriculum. 

Profili affermati e giovani emergenti finiscono così nello stesso calderone, di modo che nessun pregiudizio o obbligo inconscio influisca sul giudizio finale. 

Tra i 10 lavori che le vengono sottoposti, la sala destinataria sceglie liberamente i 5 che esporrà nella sua sede. Una volta fatto - e non un minuto prima - le vengono rivelati i nomi dei prescelti, a cui si rivolge un'unica richiesta: realizzare opere rigorosamente su carta e in un trasportabilissimo formato A3.

Perchè se è vero che un segno sopra un foglio può bastare ad abbattere i confini, le tariffe dei corrieri tendono ancora a non pensarla uguale. 


La seconda edizione di IT/ES Interchange parte questa sera stessa, con l'inaugurazione - a partire dalle 20.30 - della prima esposizione a La Casa Amarilla (Calle Santos 7). 



Gli artisti italiani che esporranno quest'anno sono Fabio Babich, Fulvio Dot, Carin Marzaro, Delphi Morpurgo e Marta Zanello.


I 5 artisti italiani che esporranno a La Casa Amarilla di Málaga dal 13 al 30 Giugno 2019



Nelle loro opere acrilici, acquarelli, stampe digitali e cartoni da imballo danno vita ai soggetti più diversi, condensando in una versione "spogliata" e piacevolmente insolita le caratteristiche essenziali delle rispettive ricerche artistiche. 

La parte malagueña dell'esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 30 Giugno. Dopo di che, il testimone passerà a Gradisca, dove IT/ES Interchange atterrerà nei prossimi mesi. 

Se siete a Málaga e vi va di passare stasera al vernissage, aggiungo solo che l'evento è sponsorizzato dalla cerveza Victoria. Il che (lo ammetterete) è già di per sé una garanzia. 

lunedì 4 febbraio 2019

[VIDEO] ITALO-SPAGNOLA AWARDS 2018: And (finalmente!) the winners are...

Il motivo di un'attesa così lunga entra tutto nelle mie occhiaie. Andalusia, vostro onore. Nient'altro da dichiarare. 

L'importante, ad ogni modo, è che alla fine io ce l'abbia fatta: dopo svariate ere geologiche, sono finalmente pronta ad annunciarvi i vincitori degli Italo-Spagnola Awards 2018. Boato. Applausi. Tifo da stadio. 

Su vostra richiesta e con mia somma vergogna (ma allora ditelo, che mi volete male!), quest'anno l'ho fatto in video. 


Per rendervi più amena la visione della mia faccia - e anche perchè, come ho già detto, di tanto in tanto mi sento Robin di How I Met Your Mother - ci ho incluso pure un drinking game. 


Vi consiglio di farlo con l'acqua, però, perchè altrimenti non so se arriverete alla fine vivi. 

Buona visione, quindi. E complimenti ai vincitori.





Con un totale di 387 voti pervenuti, queste sono le classifiche finali per ciascuna delle categorie in gara. 




MIGLIOR REALTÁ ITALO -SPAGNOLA

1. PARLANDO SPAGNOLO (34,1% dei voti)
2. Andalusia viaggio italiano (19,9%)
3. A Spasso per la Spagna (12,1%)
4. Un italiano en España (11,1%)
5. Yo Soy Pepe (5,4%)
6. El Itagnol (3,9%)
7. 30 anni e qualcosa (3,6%)
8 EX AEQUO Siamo tutte blogger (3,1%)
8 EX AEQUO I love Spagna (3,1%) 
10. Spagnoleggiando (1,8%)
11. Italo-Catalana (1%)
12. Alizarina (0,8%)


MIGLIOR NEW ENTRY ITALO- SPAGNOLA SUL WEB

1. AMOR ERASMUS (21,7% dei voti)
2. Spaghetti con Jamón (17,3%)
3. Egness (13,2%)
4. Questo blog fa cagare (11,6%)
5. Ti racconto la mia Spagna (11,4%)
6. L'itagnolo (10,3%)
7. Italian_Es (9,8%)
8. Dante Alighieri Málaga - Instagram (4,7%)



MIGLIOR INSTAGRAM  ITALO-SPAGNOLO 

1. ITALIAN_ES (23,2% dei voti)



MIGLIOR YOUTUBER ITALO-SPAGNOLO


1. MATTIA PRANZO "L'ITAGNOLO" (33,7% dei voti)
2. A Spasso per la Spagna (21,1%)
3. Antonclaudio Pepe (19,6%)
4. Yo soy Pepe (10,8%)
5. Egness (7, 5%)



MIGLIOR REALTÁ ITALO ANDALUSA
1. ANDALUSIA VIAGGIO ITALIANO (30,3% dei voti)
6. Egness (4,7%)



MIGLIOR REALTÁ CULTURALE ITALO-SPAGNOLA

1. ITALIA ES (27,7% dei voti)
5. Artenativa Málaga (10,7%)




MIGLIOR BRAND O AZIENDA ITALO-SPAGNOLA SUI SOCIAL

1. APEROL SPAIN (20, 6% dei voti)
2. Pasta Garofalo España (17,8%)
3. 100 Montaditos Italia (17,5%)
4. Pampling Italia (15,9%)
5 EX AEQUO Martini Spain (10,2%)
5 EX AEQUO Siamo tutte blogger (10,2%)
7. Vueling (7,9%)



EVENTO ITALO SPAGNOLO DELL'ANNO


1. IT/ES INTERCHANGE - scambio artistico tra Italia e Spagna (Málaga) (25,2% dei voti)
2. Per la prima volta uno chef italiano conquista una stella Michelin in Spagna (24,6%)
3. Raffaella Carrá premiata dal Re di Spagna come icona di libertá post- franchista (23,6%)
4. La mostra agli Uffizi "Italia e Spagna in dialogo nell'Europa del 500" (15,7%)
5. Il cocktail ideato da Martini ispirandosi alla musica di Carlos Sadness (10,9%)

CANZONE ITALO-SPAGNOLA DELL'ANNO 

1. ROSALÍA - MALAMENTE (59,5% dei voti)
2. Bella Ciao - Florent Hugel Remix (30,7%)
3. Sergio Dalma Yo que no vivo sin ti (9,8%)








MIGLIOR POST DI ITALO-SPAGNOLA

6 EX AEQUO Incompleta (5,4%)
6 EX AEQUO Flash da un weekend con odore d'incenso (5,4%)