Visualizzazione post con etichetta top 5. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta top 5. Mostra tutti i post

martedì 8 dicembre 2015

I migliori 5 libri del mio 2015


Voi mi confermate che il mese di Dicembre autorizza i blogger ad intasare Internet con le TOP 5 e le TOP 10 dell'anno, vero? No, perchè morivo dalla voglia di scriverne una. 

In concreto, mi premeva consigliarvi i libri che, più di tutti, hanno segnato per me questi mesi. Non quelli editi nel 2015, beninteso; Piuttosto, quelli che nel 2015 ho letto, riletto, scoperto ed apprezzato di più. Quelli che hanno avuto un'influenza concreta nel mio quotidiano, anche. Che mi hanno a vario titolo lasciato dentro qualcosa.

Nel segnalarveli, oltre al motivo per cui li ho inclusi nella lista, vi riporto anche i rispettivi incipit. In fondo, assieme alla copertina, le primissime righe sono sempre state un fattore determinante per i miei acquisti letterari. Ho pensato che, forse, potessero esserlo anche per voi.




1. Inventare Twitter - Nick Bilton 

4 Ottobre 2010, 
Sede di Twitter
"Esci" disse Evan Williams alla donna ferma sulla soglia del suo ufficio. "Sto per vomitare."
Lei indietreggiò, chiudendosi la porta alle spalle, e, mentre il rumore dello scatto metallico riecheggiava nella stanza, lui prese il cestino della spazzatura nell'angolo, con le mani sudate e tremanti.
Ecco. Il suo ultimo gesto da amministratore delegato di Twitter sarebbe stato vomitare in un cestino della spazzatura. 


Mi era stato recapitato con un pacco di Amazon, assieme all'edizione deluxe del disco degli Imagine Dragons. L'avevo instagrammato, con il consueto entusiasmo che riservo agli arrivi più attesi. Riguardando quella foto, adesso, mi sembra di cogliere la perfetta sintesi di un anno ad alto tasso ammeregano. Sì, perchè quello di Bilton non è soltanto uno dei cinque libri top del mio 2015. É diventato uno di quei testi imprescindibili con cui tartassare di "leggilo" amici, parenti e perfetti sconosciuti. Il must have della libreria. Chiamatelo, se preferite, uno dei miei nuovi cult. 


Una foto pubblicata da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:


Potreste dire che, in fondo, sia normale. Ero su Twitter prima che su Facebook. Ci ho scritto sù un libro. Grazie a quel libro, ho trovato un lavoro. Ecco perchè, quando ho scoperto che esisteva una storia romanzata delle origini del social network, mi è stato subito chiaro che non avrei potuto lasciarla lì. Soprattutto non con quella copertina così bella. Nera, con l'uovo che si schiude. Soprattutto non se aveva i capitoli intitolati di chiocciole ed hashtag. 

Starete pensando che è una roba da nerd. Che sarà certamente noioso, figuriamoci. Che di Twitter non c'avete mai capito niente, grazie ma l'argomento non fa proprio per voi. Invece è proprio qui che vi sbagliate, amici. Perchè Nick Bilton non si sofferma su dettagli tecnici, sviluppi economici o codici di programmazione. Al contrario, si limita a raccontarci una storia. Una di quelle avvincenti e ben scritte, che ti tengono incollato alle pagine. Dimenticate, per un attimo, che è vera. Dimenticate l'onnipresenza di quel logo azzurro sugli schermi dei vostri cellulari, o ai margini di un programma tv. Quello che vi resterà è una trama esplosiva fatta di amicizia, rivalità, potere, denaro, ambizione e tradimento. Con il vantaggio che, dopo aver chiuso l'ultima pagina, potrete ritrovarne i protagonisti online. 

Io, per esempio, ho iniziato a seguire con una certa assiduità Jack Dorsey. Lo trovavo il più interessante a livello narrativo. Il più adatto a diventare il protagonista di un ipotetico film (ché con Steve Jobs anche basta, dai!). Siccome i miei interessi sono sempre molto pacati e superficiali, ovviamente ho anche guardato sue svariate conferenze, interviste ed interventi vari su Youtube. Ne ho ricavato esercizi di english comprehension, qualche dose di ispirazione ed anche, in certi casi, la capacità di prevedere - o, per lo meno, di ritenere perfettamente logiche  - alcune mosse di Twitter da quando è stato ri-nominato CEO. Però, vabbè, questo sì che inizia a diventare troppo nerd. 

2. La ragazza del treno - Paula Hawkins

É sepolta sotto una betulla bianca, vicino ai vecchi binari della ferrovia. La tomba è segnalata solo da un mucchietto di pietre, nient'altro. Non volevo attirare l'attenzione sul luogo in cui riposa, ma nemmeno potevo abbandonarla all'oblio. Dormirà in pace, lì: a turbare la sua quiete, solo il canto degli uccelli e lo sferragliare dei treni. 

Sono sempre piuttosto scettica nei confronti dei cosiddetti "fenomeni letterari". Non per una sorta di snobismo nei confronti di ciò che è popolare, quanto per paura che derivino nel paranormale. Ancora peggio: in un elenco strappalacrime di sfighe. Per fortuna, La Ragazza del Treno di tutto questo non ha niente. É solo un giallo. Un bel giallo classico senza complicazioni, magistralmente strutturato per tenerti incollato alle pagine. Una droga che parola dopo parola, capitolo dopo capitolo, ti getta nella dipendenza più estrema. 

L'aspetto psicologico ed introspettivo gioca un ruolo fondamentale. L'autrice riesce a calarti nei pensieri dei personaggi, anche quando la loro vita è anni luce lontana dalla tua. Guardi il mondo con i loro occhi. Dubiti di tutto e tutti. Cambi continuamente idea, fino all'adrenalinico sviluppo finale.

Questo "fenomeno letterario" il successo se l'è meritato eccome. Ve lo consiglio per una lettura di puro svago. Un trip che vi trascinerà lontano, in mezzo a treni, coppie non così perfette come sembrano, alcol e percezioni distorte. A costo di ripetermi: una volta iniziato non vi ci stacchereste più. 


3. Dimmi che credi al destino - Luca Bianchini


Il cielo di Londra sembra fatto per raccontare l'amore. Cambia continuamente, e anche quando ti illude con una giornata piena di azzurro, ecco che qualche nuvola compare all'orizzonte, si mette a correre veloce, e di colpo la luce è buio e la pioggia si mischia alle tue lacrime. 

Diciamolo subito: non è il miglior romanzo di Bianchini. Eppure, Luca ha questo dono di trascinarti in storie quotidiane piccole, fatte di gioie e di dolori quotidiani, dove i luoghi sono personaggi essi stessi e quelli in carne ed ossa sono più vivi che mai. Ti ci affezioni, sempre. Perchè li descrive di manie e difetti; perchè mette loro in bocca pensieri che, almeno una volta, hai avuto anche tu.

I suoi non sono eroi. Mai. Sono i tizi della porta accanto con cui potresti avere a che fare ogni giorno. Sono la tua amica, il tuo vicino di casa, il tuo parrucchiere, magari. Ed è per questo che sono così umani. Talmente veri che spiace sempre, girare l'ultima pagina e dovergli dire addio.




La scrittura di Bianchini la amo perchè è fintamente semplice. Sembra lieve, scorrevole, spensierata come la sua espressione nelle foto. Ma poi, se appena ti ci soffermi un attimo, scopri che ogni frase è una piccola perla, potenzialmente degna di essere appuntata sul block notes delle citazioni. 

Dimmi che Credi al Destino, a differenza di altri suoi lavori, non ha avuto una ripercussione diretta nella mia quotidianità. Questa volta nessun personaggio mi ha attaccato addosso un'esclamazione, non sono caduta in altri vizi tipo quello di leggere sempre la prima e l'ultima riga di un libro, tantomeno ho imparato a canticchiarmi canzoni per addormentarmi di botto. Eppure, quella scrittura continua ad esercitare su di me un fascino quasi ipnotico. Quei personaggi continuano ad essere sempre gran belle conoscenze da fare.

Leggetelo tutto. Anche i ringraziamenti: vi apriranno una chiave di interpretazione tutta nuova.  


4. L'assassino non sa scrivere - Stefano Piedimonte 


Fancuno è un paesino di tremila soggetti - definirli "anime" sarebbe un'esagerazione - che sorge fra i comuni di Castelcapro, Sicignavia e Valle del Seme. Ci sono tanti modi per andare a Fancuno. Se ci si arriva da Sud, la strada è migliore, e poi è alberata. C'è da passare sui colli di Valle del Seme, che a parte il nome è proprio un bel posto, e prendere per Santo Stefano Martire.


"L'assassino non sa scrivere, ma tu in compenso lo fai da Dio. Appena finito e...niente, solo complimenti.", scrivevo a Stefano Piedimonte (su Twitter!) lo scorso Febbraio. La sua è una storia in bilico perenne tra l'assurdo e il surreale, narrata in quei particolarissimi toni comico-cinici che ho imparato (forse a torto) a definire caratteristica degli autori napoletani. L'ho associato in qualche modo a Diego Da Silva, lo stile di scrittura veloce e tagliente che ti strappa sorrisi due secondi dopo averti raccontato di una strage. E, già da solo, quello stile di scrittura vale tutto il libro. 

In più, c'è un campionario di personaggi uno più bizzarro dell'altro. Hanno i tratti tipici degli abitanti che trovi in un qualsiasi paese di provincia italiano, ingigantiti e deformati pur riuscendo, in qualche modo, a rimanere credibili. E' proprio questa, forse, la maggior forza di questo giallo anticonvenzionale: che anche laddove accarezza il confine tra reale e leggenda; anche quando oltrepassa i limiti dell'impossibile, riesce sempre e comunque - in qualche strano modo - ad apparirti verosimile. E poi, diciamolo: ti fa anche sorridere un po'. 


5. Il Mio Cuore Messo a Nudo - Charles Baudelaire


Quand'anche Dio non esistesse, la religione sarebbe ancora Santa e Divina. 

Lo so, lo so: lo infilo ovunque, peggio del prezzemolo. Se seguite questo blog da un po', sarete ormai stanchi di sentirlo nominare ogni volta che si accenna- anche vagamente- alla letteratura. Il problema è che non potevo prescindere da Baudelaire, nel riassumere quest'anno in libri. Chè è vero, ne ho letti molti altri. Certi anche carini. Sicuramente più recenti e meno citati in questa sede. Ma, se "Inventare Twitter" è uno dei miei cult più nuovi, "Il mio cuore messo a nudo (e altri progetti)" è uno di quelli di più vecchia data. Lo rileggo spesso, anche in virtù del suo essere un agglomerato sconnesso di pensieri ed appunti da sbocconcellare non interamente e senza un ordine preciso. 

L'ho riletto anche quest'anno, prima del viaggio che mi ha portato a Parigi e in Belgio subito dopo la strage di Charlie Hebdo. Era un periodo strano. Il terrore che, sottile, aleggiava nell'aria, si mischiava alla mia felicità per i concerti che andavo a vedere; ad uno sconosciuto carino che ci provava il giorno del mio ritorno; al sapore di poesia che - soprattutto - ritrovavo per le strade pensando alle parole, da pochissimo rilette, di Charles Baudelaire. Quelle parole che, come sempre, per me sono il miglior consiglio e miglior sprone all'esercizio della scrittura. 

Forse un giorno la farò davvero, questa cosa un po' da schizzati di andare a mettere una rosa sulla sua tomba. Magari solo un biglietto con sù scritto Merci. 





martedì 18 novembre 2014

TOP 5: le città della Spagna più fotografate dagli italiani


Quali sono i luoghi piú fotografati dagli italiani in Spagna? Un quesito italo-spagnolo di tutto rispetto, a cui non ho saputo trovare una risposta pronta sul web. Quindi, in conseguenza del fatto che: 
A) Pioveva
B) Sono curiosa 
C) Le robe che faccio per lavoro tendono ad avere una pessima influenza sulle mie idee di blogger, 
ho provato a risolvere l'arcano da sola. Mi sono messa su Instagram, ho cercato le immagini postate da utenti diversi con l'hashtag #Spagna, e ho passato in rassegna le cento più recenti. Beh, in realtà gli scatti erano in totale quasi 23 mila, ma diciamo che non ero poi così curiosa. Oltretutto, mi premeva semplificarmi al massimo l'arduo calcolo delle percentuali (che, trattandosi di matematica, odio, aborro, schifo, bleah).
Quello che ho scoperto, e che spero rappresentativo a sufficienza (oltre che indicativo delle mie patologie mentali a sufficienza), si riassume nella top 5 delle città iberiche più instagrammate dai nostri connazionali. La trovate qui sotto. E, per la verità, non è che riservi poi tutte 'ste gran sorprese...





TOP 5: LE CITTA' SPAGNOLE PIÚ FOTOGRAFATE DAGLI ITALIANI 


1. BARCELLONA (31%)  

Era scontato, dai. Non è un mistero per nessuno che la capitale catalana sia una delle mete predilette dall'italiano medio. Una colonia, quasi quanto Formentera. La destinazione cosmopolita per eccellenza, che sentirai sempre additare da qualche amico come prova lampante del suo "essere stato in Spagna". Sospirerai sonoramente, mentre finge di conoscere un Paese. Perchè cultura, architettura e passioni ne fanno in realtà uno dei posti meno strettamente iberici che si possano concepire.
La protagonista indiscussa della maggior parte degli scatti è la sempre affascinante Sagrada Familia, seguita dal Parc Guell e (qui emerge tutta la nostra pulsione calciofila!) dallo Stadio Camp Nou. Non mancano le vedute del Paseig Maritim e della spiaggia della Barceloneta, mentre meno frequenti - ma comunque presenti - sono altri luoghi emblematici quali l'Eixample, Plaza Catalunya, il Mercat de la Boquería, il Palau de la Música Catalana e i quadri esposti alla Fundació Miró. 

Il bello di Instagram, peró, é che non si limita ad offrire scatti da cartolina. Ed é cosí che scopro, grazie ai post di ignari sconosciuti, l'esistenza di una mostra  da poco conclusasi su Internet, il cui allestimento sembra essere stato degno d'attenzione. Da tenere presente, in vista di un prossimo viaggio, anche il mirador di Turó de la Rovira, uno dei piú suggestivi e amati dai locali, che resta peró complessivamente meno noto ai turisti. Tutti, tranne una instagrammers un po' piú intraprendente, che l'ha immortalato nel contesto di un viaggio spettacolare. 


Uno scatto dalla mostra "Big Bang Data" allestita a Barcellona


Il primo posto della Catalogna nella hit parade degli utenti instagram d'Italia diventa ancora piú netto (35%) se si integrano le foto scattate nelle localitá costiere della regione: Cadaqués, Badalona, Tossa de Mar e LLoret de mar le destinazioni preferite. 


2. MADRID (12 %)

Chissà cosa direbbero, i madrileñi d.o.c, se sapessero di essere stati superati nientemeno che da Barcellona! Ad ogni modo, la Capital si conferma una destinazione molto amata dai nostri connazionali, con il Palacio Real ad aggiudicarsi il premio di monumento più fotografato. Lo seguono - a distanza - Las Ventas, lo stadio Vicente Calderón (la pulsione calciofila si fa sentire anche qui!), e il Jardín Botánico. Presenti e irrinunciabili anche il giardino interno della stazione di Atocha e le allettanti proposte gastronomiche del Mercado de San Miguel. 


Il giardino della stazione di Atocha condiviso dal sito europaenfotos.com 



3. VALENCIA (8%)

Valencia occupa il terzo gradino del podio, aiutata dai numerosi voli low cost, dalla sua vita notturna, e da un'anima giovane e creativa che sembra non essere sfuggita agli utenti della app di photo-sharing: il soggetto piú fotografato é sí, come prevedibile, la Ciudad de las ciencias, ma seguito da una varietá sorprendente di graffiti, murales ed opere innovative di street-art. 

Street Art a Valencia


4. SIVIGLIA (7%) 

La città andalusa, a quanto pare, conquista gli italiani soprattutto con il Real Alcázar. É forse il primo risultato veramente inaspettato della mia ricerca, visto che supera persino la Giralda e la splendida ed emblematica Plaza de España


Il Real Alcazar di Siviglia



5. MALAGA (5%)

A giudicare dagli hashtag utilizzati, la maggior parte dei nostri connazionali arriva (purtroppo) nella mia cittá di adozione grazie alle tappe delle crociere Costa. Sembra non si spostino nemmeno troppo dal luogo dell'attracco della nave, peraltro, visto che la farola, collocata alla fine del muelle uno, é assieme alla spiaggia della Malagueta una delle protagoniste piú frequenti delle foto condivise. Il soggetto predominante, peró, restano le vedute panoramiche dall'alto, per lo piú scattate dal mirador dell'Alcazaba. 


Una veduta di Málaga 


Se si integrano le foto scattate nei dintorni (Mijas e Marbella) la capitale della Costa del Sol arriva a pari-merito (7%) con la sua odiatissima rivale Siviglia, confermando forse la tendenza turistica a organizzare tour completi dell'Andalucía, piuttosto che limitarsi ad un'unica destinazione.

Al di fuori della top 5, completano il quadro delle destinazioni ricorrenti Granada (con un 100% di foto a soggetto Alhambra), a pari merito con Tenerife. A poca distanza troviamo la giá citata Formentera, ed altre due isole incantevoli: Ibiza e Fuerteventura. 
Isolano é anche il soggetto dell'immagine con hashtag #Spagna più apprezzata in assoluto (almeno fino a Sabato scorso!): uno splendido tramonto sul mare visto dalla Playa Blanca di Lanzarote, che ha fruttato ben 114 like al suo autore sim_italy. Interessante anche la coloratissima opera di Street Art immortalata a Cáceres: chissá di chi è! Mi chiedo assieme a chi ha scattato la foto.


Il tramonto di Lanzarote immortalato da Sim_Italy


Ma gli utenti del web, lo sappiamo bene, non si limitano a instagrammare i panorami piú suggestivi delle loro vacanze: la didascalia scelta per accompagnare l'immagine ha spesso un peso non inferiore al dato visivo. C'é chi si limita ad una veloce descrizione del soggetto, chi ci accompagna opinioni personali e persino chi, forse a corto di parole proprie, prende a prestito quelle altrui. Cosí, capita che aarsev_ associ un selfie scattato a Zaragoza ad un verso de "La Mia Cittá" di Emma (E dimmi se c'è un senso al tempo, al mio vagare inutile, e dimmi se c'è davvero una meta o dovrò correre per la felicità. E corro avanti e torno indietro, scappo, voglio, prendo e tremo, stringo forte il tuo respiro, e penso a me che non ho un freno, spingo forte e non ti temo). E capita, anche, che altre due instagrammers mi facciano scoprire citazioni che avevo scordato o proprio ignoravo.

"Le cose sono unite da legami invisibili" - scrive Claudiat102 sotto ad una foto scattata al Jardín Botánico di Madrid - "Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella." 

Ma la piú bella in assoluto, quella in cui piú mi identifico, é di Josef Koudelka. La ricorda ama72lia, riassumendo in fondo il senso di tutti i post analizzati. "Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco."

Non potrei essere piú d'accordo. E, tanto per cambiare, mi è venuta voglia di partire.