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martedì 16 luglio 2019

6 libri di autori spagnoli da leggere quest’estate

Non occorre necessariamente sapere lo spagnolo per gustarsi un assaggio della scena letteraria iberica attuale. Per la gioia di chi ama le atmosfere e le suggestioni della Terra di Cervantes, quest’anno sono infatti particolarmente numerosi i romanzi Made In Spain che affollano - tradotti - le librerie del nostro Paese. Su Total Free Magazine ne ho selezionati sei, tutti di più o meno recente uscita, tra i più consigliati e meglio recensiti sul web nostrano.

Se vi siete persi l'articolo, potete ritrovarlo qui.

Cliccate e ... prendete nota per le vostre letture sotto l’ombrellone!


venerdì 6 maggio 2016

Bar in cui scrivere un libro a Málaga

Stereotipi. Preconcetti. Pose. Chiamateli come volete. 
Resta il fatto che, se ci chiedono di immaginare uno scrittore, ce lo figuriamo quasi sempre al bar. Un posto figo, con l'atmosfera giusta. Uno di quelli costruiti per passarci le giornate e veder scorrere via la vita. La luce cambia, riflessa da una vetrata sul tavolino all'angolo. Prima innocua e definita. I caffè veloci al banco. Le mamme coi passeggini. Poi sempre più intensa. Dialoghi e look informali-ma-non-troppo dei colloqui di lavoro per qualche startup. Poi Insopportabile. I panini. Le insalate. L'odore di cibo che impregna l'aria. Scusa, cameriere! La frenesia. Il tintinnio dei bicchieri. Impossibile concentrarsi. Via via più tenue. I gruppi di universitari, il suono delle risate. Rossastra. Qualche coppietta ancora impacciata ai primi incontri. Più gesti che parole. Lampadine che si accendono. Un bianco o un giallo che, in ogni caso, non esiste in natura. Giacche e cravatte, birre del dopo lavoro. Ed è lì che capisci che è ora di andare.
In quei posti i camerieri non sono insofferenti. Li lasciano lì, gli scrittori. Nel posto in cui si sono abituati a saperli. Alleati e complici dell'osservare senza essere osservati. E pazienza se il conto, a volte, non lo pagano neppure.
Tutta fantasia? Può darsi. Eppure, per alimentarla, basta seguire qualche autore su Instagram. Vedi Tommy Wallach, una delle mie più recenti scoperte, il cui feed sembra quasi un catalogo delle caffetterie americane. Ma di esempi ce ne sarebbero a decine, da ogni angolo del globo. E francamente non lo so, se davvero in quei bar producano qualcosa. Però è bello - ammettiamolo - dare di sè un'immagine bohemienne. Sostituire le macchine da scrivere ai portatili, i café letterari agli Starbucks, giustificare la creatività a suon di vino e caffeina giusto perchè l'assenzio pare brutto. Sentirsi, in virtù di tutto questo, destinati anche per un solo attimo a cambiare il mondo di parole. Ora: siccome tra i miei progetti più prossimi c'è quello di ri-trasferirmi a Málaga e tra quelli meno prossimi quello di scrivere finalmente un altro libro, ho fatto una selezione dei locali cittadini secondo me più adatti allo scopo. I requisiti? Come sopra: atmosfera affascinante, tranquillità, e naturalmente il wifi gratuito. Un po' per le eventuali ricerche da fare online; un po' per controllare le mail di tanto in tanto. Ma, soprattutto, perchè che senso avrebbe fare lo scrittore figo se poi non ne instagrammi le prove? Scherzi a parte, echadles un vistazo: possono tornare utili anche a chi lavora da freelance!
1. Café con Libros 



Che è il posto perfetto lo dice già il nome. Se ogni bravo scrittore è innanzitutto un avido lettore, qui restare a corto di ispirazione è impossibile. I libri sono ovunque, a scopo sia decorativo che di consultazione. Potete prenderli e leggerli liberamente mentre sorseggiate il vostro caffè accomodati sul divano all'interno, o vi godete il sole sui tavolini all'aperto in Plaza de La Merced. Lo immagino perfetto per: fantasy, gialli e romanzi d'avventura.

Plaza de la Merced, 19, 29012 Málaga. 2. Recyclo Bike café



Qui i più hipster potrebbero impazzire. Imperdibile sicuramente per l’arredamento, con le bici appese al soffitto, ma anche per i succhi di frutta naturali, gli smoothies a base di verdura, e le colazioni con un’ampia varietà di opzioni vegetariane e vegane. Altamente instagrammabile e blogger-friendly: urge imporsi di finire almeno il paragrafo prima di scattare a tutto spiano.
Lo immagino perfetto per: guide di viaggio, biografie musicali, cataloghi d'arte e tesi.
Calle Marqués Villafiel, 4, 29005 Málaga.
3. Dulces Dreams



Questa piccola caffetteria e coffee-shop sottostante un Hotel Boutique merita una visita per le sue squisite torte fatte in casa. L'ambiente, tutto giocato sui toni del bianco, è minimal e sofisticato. C'è anche una terrazza con vista panoramica. Lo immagino perfetto per: romanzi rosa e chick lit.
Plaza de los Mártires Ciriaco y Paula, 6, 29008 Málaga.

Buon best-seller a tutti! E, se trovate altri posti in cui diventare i nuovi Hemingway, non scordatevi di farmelo sapere! 

domenica 24 aprile 2016

We all looked up: consigli in ritardo per la festa del libro


Le traduzioni, a volte, possono sviare. 
"Fino alla fine del mondo" sembra un po' il titolo di un romanzo di Moccia. Di quelli sdolcinati, con la classica storiella d'amore adolescenziale. Lui ama lei. Lei ama lui. Complicazioni di mondi diversi e promesse incompiute d'eternità. Letture stucchevoli. Prevedibili. Ritrite. Ed è anche un po' per questo se, sugli scaffali della Giunti, quel volume rischiava di passarmi inosservato. Ad aggravare il tutto, il fatto che sul web appaia ovunque etichettato sotto la categoria Young Adults. Cioè, andiamo. Per favore. Dai. 

Perdermelo sarebbe stato un peccato, invece. Di quelli capitali.
Quindi, d'accordo, la giornata del libro era ieri. Sant Jordi. I 400 anni dalla morte di Shakespeare e Cervantes. Il momento perfetto, decisamente, per chi volesse regalare consigli assieme a una manciata di rose. 

Eppure ho ormai fatto dei ritardi una dichiarazione d'intenti; ed è perciò con certo orgoglio che sfido le consuetudini facendolo ora.


Foto via: devilishlystylish2011.blogspot.it


We All Looked Up - chiamiamolo così, col titolo originale - è già candidato alla Top 5 delle mie migliori letture del 2016. I motivi per cui dovreste leggerlo trascendono le ragioni più classiche. Perchè certo, Tommy Wallach ha messo in piedi una gran bella storia. L'ha fatto con una scrittura visiva, magistrale, in cui frasi dal retrogusto quasi poetico si mischiano al colloquiale senza che tu neanche lo percepisca al primo acchito. L'ha fatto incollandoti alle pagine, affidando ai capitoli brevi di un countdown i destini e le visioni di personaggi tutti ben caratterizzati. Wallach, che non a caso può vantare ora il ruolo meritato di "autore di best seller" si è dimostrato impeccabile sia nella struttura narrativa che nella redazione di un finale che, con una trama così, avrebbe rischiato fin troppo facilmente di rovinare tutto.

Ma non è solo per questo, che ve lo segnalo. No. Lo faccio perchè adoro i progetti cross-mediali. Quelli curati nei minimi dettagli. Quelli che ti fanno capire che c'è stato un ragionamento, studiato con dedizione per riuscire a darti qualcosa in più rispetto agli altri.

Così Wallach, che è anche musicista, ha realizzato di suo pugno la colonna sonora del libro. Un disco di dieci tracce, come sono dieci le tappe del countdown che scandisce gli eventi della storia. Un disco la cui copertina richiama quella del romanzo, preannunciando di rispecchiarne fedelmente in musica il mood, i fatti e le sensazioni.

Immaginate, quindi, il mio entusiasmo quando ho scoperto che quell'album - disponibile su Spotify - sapeva emozionarmi almeno quanto il libro. Un libro che, a proposito, con Moccia & Co non c'entra proprio nulla. Anzi, a reggerne le fila c'è il contrario esatto del concetto di eterno. Ci sono Eliza, Andy, Peter, Anita. E poi Bobo. E poi Misery. Personaggi intrecciati da un comune destino e da una stessa volontà. Sì; perchè l'asteroide Ardor ha il 66,6% di possibilità di schiantarsi sulla terra. E di fronte alla possibilità che tutto finisca quei ragazzi decidono, ognuno nel suo piccolo, di dare un senso alle loro giovani vite.

Ma "dare un senso" non significa, per forza, fare gesti eclatanti. Può voler dire aiutare gli altri, può voler dire raccontare qualcosa al mondo, può voler dire inseguire un sogno o magari - perchè no- anche solo l'amore. E se, detto così, vi sembrasse una roba da libro di autoaiuto, rischiate di venire delusi a suon di colpi di scena degni del migliore dei film.

Vi lascio con le note di A Natural Disaster, la traccia che apre l'album e che forse meglio di tutte può introdurvi nello scenario diversamente pre-apocalittico in cui, spero, possiate un giorno ringraziarmi - etichette e traduzioni a parte - di avervi fatto scoprire.

giovedì 3 marzo 2016

Viva Las Vegas! [Libri e musica per una vita migliore]


Esiste il termine "comfort books"? Perchè altrimenti dovreste proprio inventarlo. Almeno così, forse, saprei spiegarvi meglio perchè Sophie Kinsella riesce a rendermi felice. 

Seguo la saga di "I Love Shopping" da talmente tanti anni che ad ogni nuovo capitolo è come ricongiungersi con dei vecchi amici. Persone che nel tempo sono cresciute. Hanno messo sù famiglia. Hanno cambiato impieghi, lavori, priorità; eppure restano se stesse nei loro tratti più profondi ed essenziali. Quasi come nella vita vera. 


Da quando è uscito "I Love Shopping a Las Vegas" di nuovo mi addormento ogni notte dopo aver riso, pianto o provato tenerezza per Becky Bloomwood & Co. É appagante. Direi rassicurante. E, sapete che c'è? Per quanto sembri strano, basta a rendere le mie giornate migliori.


Una foto pubblicata da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:

Ché poi, in fondo, l'ho sempre sostenuto: un buon libro e un buon disco sono di per sè sufficienti a rendere la quotidianità più bella. Figuriamoci se poi si sposano anche bene assieme. Ed è capitato, sì. E' capitato che questa volta le luci al neon, il bip frenetico delle slot machine e tutti gli strass della città più kitsch del mondo si accompagnassero ad un rinnovato entusiasmo per le note di Brandon Flowers. Che, per un bizzarro caso del destino, proprio da quella città proviene.

Intendiamoci: il suo "The Desired Effect" è stato uno dei dischi che ho ascoltato e amato di più nel 2015, eppure è solo negli ultimi giorni che ho riscoperto le canzoni più vecchie. É successo in un attimo di noia, mentre portavo avanti la mia ormai consolidata abitudine di trovare concerti interi su youtube ed ascoltarmeli 5 minuti al giorno - tra parentesi, dovrebbero costruirci sù un format televisivo:  "concerti in 5 minuti". Ti mettono di buon umore e sembrano durare tantissimo di più.

Comunque: è grazie a uno di questi concerti - e, per la precisione, ad un live nella sua Vegas natale - che mi sono innamorata di brani come Magdalena, attualmente in loop nelle mie playlist di Spotify.


Per qualche ragione che fatico a limitare alla provenienza geografica, trovo che il sound di Brandon Flowers - cognome peraltro petalosissimo, ché io sono avanti -  si accompagni perfettamente al viaggio On The Road dei personaggi della Kinsella. Ed è per questo che oggi ve li consiglio entrambi, aspettando con ansia il giorno in cui finalmente uscirà un (quanto sarebbe bello?) "I love shopping a Madrid". 





E voi, quali accoppiate di libri e musica trovate ideali?






martedì 8 dicembre 2015

I migliori 5 libri del mio 2015


Voi mi confermate che il mese di Dicembre autorizza i blogger ad intasare Internet con le TOP 5 e le TOP 10 dell'anno, vero? No, perchè morivo dalla voglia di scriverne una. 

In concreto, mi premeva consigliarvi i libri che, più di tutti, hanno segnato per me questi mesi. Non quelli editi nel 2015, beninteso; Piuttosto, quelli che nel 2015 ho letto, riletto, scoperto ed apprezzato di più. Quelli che hanno avuto un'influenza concreta nel mio quotidiano, anche. Che mi hanno a vario titolo lasciato dentro qualcosa.

Nel segnalarveli, oltre al motivo per cui li ho inclusi nella lista, vi riporto anche i rispettivi incipit. In fondo, assieme alla copertina, le primissime righe sono sempre state un fattore determinante per i miei acquisti letterari. Ho pensato che, forse, potessero esserlo anche per voi.




1. Inventare Twitter - Nick Bilton 

4 Ottobre 2010, 
Sede di Twitter
"Esci" disse Evan Williams alla donna ferma sulla soglia del suo ufficio. "Sto per vomitare."
Lei indietreggiò, chiudendosi la porta alle spalle, e, mentre il rumore dello scatto metallico riecheggiava nella stanza, lui prese il cestino della spazzatura nell'angolo, con le mani sudate e tremanti.
Ecco. Il suo ultimo gesto da amministratore delegato di Twitter sarebbe stato vomitare in un cestino della spazzatura. 


Mi era stato recapitato con un pacco di Amazon, assieme all'edizione deluxe del disco degli Imagine Dragons. L'avevo instagrammato, con il consueto entusiasmo che riservo agli arrivi più attesi. Riguardando quella foto, adesso, mi sembra di cogliere la perfetta sintesi di un anno ad alto tasso ammeregano. Sì, perchè quello di Bilton non è soltanto uno dei cinque libri top del mio 2015. É diventato uno di quei testi imprescindibili con cui tartassare di "leggilo" amici, parenti e perfetti sconosciuti. Il must have della libreria. Chiamatelo, se preferite, uno dei miei nuovi cult. 


Una foto pubblicata da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:


Potreste dire che, in fondo, sia normale. Ero su Twitter prima che su Facebook. Ci ho scritto sù un libro. Grazie a quel libro, ho trovato un lavoro. Ecco perchè, quando ho scoperto che esisteva una storia romanzata delle origini del social network, mi è stato subito chiaro che non avrei potuto lasciarla lì. Soprattutto non con quella copertina così bella. Nera, con l'uovo che si schiude. Soprattutto non se aveva i capitoli intitolati di chiocciole ed hashtag. 

Starete pensando che è una roba da nerd. Che sarà certamente noioso, figuriamoci. Che di Twitter non c'avete mai capito niente, grazie ma l'argomento non fa proprio per voi. Invece è proprio qui che vi sbagliate, amici. Perchè Nick Bilton non si sofferma su dettagli tecnici, sviluppi economici o codici di programmazione. Al contrario, si limita a raccontarci una storia. Una di quelle avvincenti e ben scritte, che ti tengono incollato alle pagine. Dimenticate, per un attimo, che è vera. Dimenticate l'onnipresenza di quel logo azzurro sugli schermi dei vostri cellulari, o ai margini di un programma tv. Quello che vi resterà è una trama esplosiva fatta di amicizia, rivalità, potere, denaro, ambizione e tradimento. Con il vantaggio che, dopo aver chiuso l'ultima pagina, potrete ritrovarne i protagonisti online. 

Io, per esempio, ho iniziato a seguire con una certa assiduità Jack Dorsey. Lo trovavo il più interessante a livello narrativo. Il più adatto a diventare il protagonista di un ipotetico film (ché con Steve Jobs anche basta, dai!). Siccome i miei interessi sono sempre molto pacati e superficiali, ovviamente ho anche guardato sue svariate conferenze, interviste ed interventi vari su Youtube. Ne ho ricavato esercizi di english comprehension, qualche dose di ispirazione ed anche, in certi casi, la capacità di prevedere - o, per lo meno, di ritenere perfettamente logiche  - alcune mosse di Twitter da quando è stato ri-nominato CEO. Però, vabbè, questo sì che inizia a diventare troppo nerd. 

2. La ragazza del treno - Paula Hawkins

É sepolta sotto una betulla bianca, vicino ai vecchi binari della ferrovia. La tomba è segnalata solo da un mucchietto di pietre, nient'altro. Non volevo attirare l'attenzione sul luogo in cui riposa, ma nemmeno potevo abbandonarla all'oblio. Dormirà in pace, lì: a turbare la sua quiete, solo il canto degli uccelli e lo sferragliare dei treni. 

Sono sempre piuttosto scettica nei confronti dei cosiddetti "fenomeni letterari". Non per una sorta di snobismo nei confronti di ciò che è popolare, quanto per paura che derivino nel paranormale. Ancora peggio: in un elenco strappalacrime di sfighe. Per fortuna, La Ragazza del Treno di tutto questo non ha niente. É solo un giallo. Un bel giallo classico senza complicazioni, magistralmente strutturato per tenerti incollato alle pagine. Una droga che parola dopo parola, capitolo dopo capitolo, ti getta nella dipendenza più estrema. 

L'aspetto psicologico ed introspettivo gioca un ruolo fondamentale. L'autrice riesce a calarti nei pensieri dei personaggi, anche quando la loro vita è anni luce lontana dalla tua. Guardi il mondo con i loro occhi. Dubiti di tutto e tutti. Cambi continuamente idea, fino all'adrenalinico sviluppo finale.

Questo "fenomeno letterario" il successo se l'è meritato eccome. Ve lo consiglio per una lettura di puro svago. Un trip che vi trascinerà lontano, in mezzo a treni, coppie non così perfette come sembrano, alcol e percezioni distorte. A costo di ripetermi: una volta iniziato non vi ci stacchereste più. 


3. Dimmi che credi al destino - Luca Bianchini


Il cielo di Londra sembra fatto per raccontare l'amore. Cambia continuamente, e anche quando ti illude con una giornata piena di azzurro, ecco che qualche nuvola compare all'orizzonte, si mette a correre veloce, e di colpo la luce è buio e la pioggia si mischia alle tue lacrime. 

Diciamolo subito: non è il miglior romanzo di Bianchini. Eppure, Luca ha questo dono di trascinarti in storie quotidiane piccole, fatte di gioie e di dolori quotidiani, dove i luoghi sono personaggi essi stessi e quelli in carne ed ossa sono più vivi che mai. Ti ci affezioni, sempre. Perchè li descrive di manie e difetti; perchè mette loro in bocca pensieri che, almeno una volta, hai avuto anche tu.

I suoi non sono eroi. Mai. Sono i tizi della porta accanto con cui potresti avere a che fare ogni giorno. Sono la tua amica, il tuo vicino di casa, il tuo parrucchiere, magari. Ed è per questo che sono così umani. Talmente veri che spiace sempre, girare l'ultima pagina e dovergli dire addio.




La scrittura di Bianchini la amo perchè è fintamente semplice. Sembra lieve, scorrevole, spensierata come la sua espressione nelle foto. Ma poi, se appena ti ci soffermi un attimo, scopri che ogni frase è una piccola perla, potenzialmente degna di essere appuntata sul block notes delle citazioni. 

Dimmi che Credi al Destino, a differenza di altri suoi lavori, non ha avuto una ripercussione diretta nella mia quotidianità. Questa volta nessun personaggio mi ha attaccato addosso un'esclamazione, non sono caduta in altri vizi tipo quello di leggere sempre la prima e l'ultima riga di un libro, tantomeno ho imparato a canticchiarmi canzoni per addormentarmi di botto. Eppure, quella scrittura continua ad esercitare su di me un fascino quasi ipnotico. Quei personaggi continuano ad essere sempre gran belle conoscenze da fare.

Leggetelo tutto. Anche i ringraziamenti: vi apriranno una chiave di interpretazione tutta nuova.  


4. L'assassino non sa scrivere - Stefano Piedimonte 


Fancuno è un paesino di tremila soggetti - definirli "anime" sarebbe un'esagerazione - che sorge fra i comuni di Castelcapro, Sicignavia e Valle del Seme. Ci sono tanti modi per andare a Fancuno. Se ci si arriva da Sud, la strada è migliore, e poi è alberata. C'è da passare sui colli di Valle del Seme, che a parte il nome è proprio un bel posto, e prendere per Santo Stefano Martire.


"L'assassino non sa scrivere, ma tu in compenso lo fai da Dio. Appena finito e...niente, solo complimenti.", scrivevo a Stefano Piedimonte (su Twitter!) lo scorso Febbraio. La sua è una storia in bilico perenne tra l'assurdo e il surreale, narrata in quei particolarissimi toni comico-cinici che ho imparato (forse a torto) a definire caratteristica degli autori napoletani. L'ho associato in qualche modo a Diego Da Silva, lo stile di scrittura veloce e tagliente che ti strappa sorrisi due secondi dopo averti raccontato di una strage. E, già da solo, quello stile di scrittura vale tutto il libro. 

In più, c'è un campionario di personaggi uno più bizzarro dell'altro. Hanno i tratti tipici degli abitanti che trovi in un qualsiasi paese di provincia italiano, ingigantiti e deformati pur riuscendo, in qualche modo, a rimanere credibili. E' proprio questa, forse, la maggior forza di questo giallo anticonvenzionale: che anche laddove accarezza il confine tra reale e leggenda; anche quando oltrepassa i limiti dell'impossibile, riesce sempre e comunque - in qualche strano modo - ad apparirti verosimile. E poi, diciamolo: ti fa anche sorridere un po'. 


5. Il Mio Cuore Messo a Nudo - Charles Baudelaire


Quand'anche Dio non esistesse, la religione sarebbe ancora Santa e Divina. 

Lo so, lo so: lo infilo ovunque, peggio del prezzemolo. Se seguite questo blog da un po', sarete ormai stanchi di sentirlo nominare ogni volta che si accenna- anche vagamente- alla letteratura. Il problema è che non potevo prescindere da Baudelaire, nel riassumere quest'anno in libri. Chè è vero, ne ho letti molti altri. Certi anche carini. Sicuramente più recenti e meno citati in questa sede. Ma, se "Inventare Twitter" è uno dei miei cult più nuovi, "Il mio cuore messo a nudo (e altri progetti)" è uno di quelli di più vecchia data. Lo rileggo spesso, anche in virtù del suo essere un agglomerato sconnesso di pensieri ed appunti da sbocconcellare non interamente e senza un ordine preciso. 

L'ho riletto anche quest'anno, prima del viaggio che mi ha portato a Parigi e in Belgio subito dopo la strage di Charlie Hebdo. Era un periodo strano. Il terrore che, sottile, aleggiava nell'aria, si mischiava alla mia felicità per i concerti che andavo a vedere; ad uno sconosciuto carino che ci provava il giorno del mio ritorno; al sapore di poesia che - soprattutto - ritrovavo per le strade pensando alle parole, da pochissimo rilette, di Charles Baudelaire. Quelle parole che, come sempre, per me sono il miglior consiglio e miglior sprone all'esercizio della scrittura. 

Forse un giorno la farò davvero, questa cosa un po' da schizzati di andare a mettere una rosa sulla sua tomba. Magari solo un biglietto con sù scritto Merci. 





lunedì 12 ottobre 2015

Riemergere da un weekend nel Día de la Hispanidad.


Da certi weekend capita anche che ci riemergi. A fatica, come se sgambettassi dai fondali più profondi, con migliaia di ricordi a zavorrarti i piedi. Non è piacevole. Ci stavi bene, sott'acqua. O, fuor di metafora, nel caldo del tuo letto, la mattina di un Lunedì che arriva troppo in fretta. Ti piomba addosso, col ronzio del tosaerba a dividerti in due la fase Rem. Prima della sveglia. Prima della comprensione. 

L'aria, suppongo. Qualcosa di simile. In cucina un paio di biscotti al cocco, un messaggio vocale sul cellulare. E sei più stanca di quanto tu ricordi di essere mai stata. Dovrebbe essere previsto un weekend per riprendersi dai weekend. Dovrebbe essere almeno proibito che sfocino in un cielo grigio. Covi pensieri funesti. Tipo che il tuo ideale di vita dovrebbe essere sposare un milionario e farti mantenere. O collaudare materassi, che ne so. Ti viene in mente che oggi è il Día de La Hispanidad. Per qualche motivo, lo trovi di buon auspicio. Prima, però, fatemi dormire. 

E poi, sotto la doccia, é tutto un ritornare. Sono immagini sconnesse. Foto in auto-proiezione. Ci sono le pareti colorate del bar in cui hai presentato il libro. La foto di Hemingway sopra la tua testa. L'installazione con le meduse di quel nuovo negozietto di design che inauguravano a Trieste. 




Ci sono i nuovi jeans di Desigual, comprati sfidando la bora a 130, col sacchetto che ti fa da vela. "I hope you know how beautiful you are", c'è scritto all'interno. La cena per due persone vinta al Casinó - io che non vinco quasi mai niente. I budini della Cameo gratis davanti al tramonto più bello di sempre. Un pullman costato 2 euro. Enrique Iglesias sparato a manetta. Rebecca che ti dice "io quasi quasi mi trasferisco". Renzo e Lucia che, più che Twitter, userebbero Whatsapp. C'é una ragazza del Venezuela che ti dice di non aver mai visto tanto talento come in Italia. "Sí, peccato che non ci diano spazio per esprimerlo", ribattevi in modo quasi meccanico. E lei insisteva che no, che sono tutte balle. "Siete voi stessi a frenarvi, perchè siete troppo legati a quello che la gente potrebbe dire o pensare". Dio solo sa quanto avesse ragione. E poi un altro sorso. E poi vorresti visitare il Guatemala. 









É che certi weekend ti lasciano una traccia dentro. Lo capisci il giorno dopo, ripercorrendo quelle stesse strade. Un bicchiere ancora rotto sotto il tavolino di un bar assume di colpo lo sguardo schifato di una donna. "Ragazzi, state un po' attenti, eh!". "Ci scusi, glielo ripaghiamo". Qualcuno che strabuzza gli occhi. L'ennesimo selfie. Un sottofondo di tunz-tunz. L'angolo di un edificio un po' malandato echeggia le voci di tre ragazze che confabulano. Il palco, sconquassato dal vento forte, è tutto un clang clang di disperazione. Eppure ti sembra di vederlo ancora illuminato dai riflettori, nel momento in cui scrutavi l'orizzonte preoccupata, e tartassavi Rebecca di squilli perchè "ora inizia" e non la vedevi tornare. Poco più in là, pieni e vuoti di risate e birre, felicità e lievi tensioni, segni zodiacali e musica. Ascoltata, detta, e da ascoltare. La musica che crea e disfa i miei universi. E a cui - proprio per questo - non saprei rinunciare. 

Chè alla fine è andata come avrei voluto. E non importa se il concerto de Il Cile aveva scaletta ridotta. Se faceva troppo freddo. Se non è stato forse il mio preferito tra i suoi. Quello che importa è che ha concluso un tour sintetizzando tutto quello che per me ha significato: nuove conoscenze. Notti insonni. Dialoghi al buio e sorrisi appena sveglia. Umanità, nel bene e nel male. Amicizia. E in quella, un male, non c'è mai. 



venerdì 24 aprile 2015

I libri più fotografati dagli spagnoli a Sant Jordi

Io l'adoro, la tradizione di Sant Jordi. E lo so che l'introduzione al post rischia di essere la stessa ormai da anni; però ci sono cose che una deve prevedere. Ad esempio, che qualcuno capiti sul blog per la prima volta. Qualcuno che non sappia nulla dell'usanza catalana di scambiarsi rose e libri nella giornata del 23 Aprile. Che ne ignori, magari, le origini miste, a metà tra la coincidenza nella data della morte di due autori e la leggenda di San Giorgio e il drago. Quel drago, sconfitto, avrebbe generato fiori rossi dal suo stesso sangue, salvando la vita ad una principessa. Ieri, in effetti, sarebbe stata la giornata perfetta per ascoltare gli Imagine Dragons. Solo che poi mi avreste rinfacciato (non a torto) l'ennesima tra le mie fissazioni.

Ma amo Sant Jordi, dicevo. E, se c'è un'altra cosa che l'ignaro visitatore saltuario probabilmente ignora, è che non sono mai stata del tutto normale. Così, ho deciso quest'anno di ampliare una ricerca che, se non erro, già avevo proposto. Munita di pazienza, excel, musica a palla e piattaforme ad hoc, ho visualizzato la bellezza di 100 foto postate su Instagram con gli hashtag #SantJordi, #SantJordi2015, #DíaDelLibro e (valga la ridondanza) #FelizDíaDelLibro. Perché? Perché oltre al fatto che non sono normale, volete dire? Niente, ero curiosa di scoprire quali fossero i volumi piú fotografati dagli spagnoli online nel giorno che, tra tutti, piú celebra la lettura.

Ecco cosa ho scoperto. 


I LIBRI 


- Albert Espinosa- El Mundo Azul. Ama Tu Caos

E' Espinosa, che peraltro gioca in casa, ad aggiudicarsi lo scettro di più instagrammato e – probabilmente – più venduto in occasione della giornata del libro. In Italia abbiamo iniziato a conoscerlo in qualità di autore della fortunata serie “Braccialetti Rossi”, per poi ritrovarcelo in classifica con best seller del calibro di "Se mi chiami mollo tutto...però chiamami" o "Bussole in cerca di sorrisi perduti". A Sant Jordi gli spagnoli hanno scelto, per la maggior parte, di regalarsi il suo ultimo lavoro “El Mundo Azul. Ama tu caos”: una storia che in qualche modo chiude la trilogia aperta proprio da Braccialetti rossi e continuata con "Braccialetti Rossi, Il Mondo Giallo". Il romanzo, ambientato in un mondo onirico e fantastico, narra le peripezie di cinque personaggi in lotta per ribellarsi ad una società che cerca di "ordinare il loro caos".


C'è stato, poi, anche chi ha approfittato di Sant Jordi per aggiudicarsi il precedente “Bussole in cerca di sorrisi perduti”, magari scontato o in edizione economica.


- Antoine De Saint Exupery – Il Piccolo Principe

Si sa: fotografare o citare Il Piccolo Principe fa sempre “cool”. Anche quest'anno gli instagrammers iberici non hanno voluto saperne, di togliergli il titolo di volume più esibito al mondo. Eccolo, quindi, sui social network in tutte le versioni ed edizioni possibili.

- Miguel De Cervantes – Don Chisciotte della Mancia

Un altro classico (in tutti i sensi!) delle foto di Sant Jordi. Non che ci sia da stupirsene, del resto: proprio la data della morte di Cervantes, curiosamente identica a quella di Shakespeare, ha fatto sì che si scegliesse il 23 Aprile per festeggiare i libri. Immortalare la propria copia del Chisciotte, quindi, non è tanto una pose o una banalità quando, nella maggior parte dei casi, il modo dichiarato di onorare le origini tutte spagnole della ricorrenza.

- David Martínez Álvarez Rayden – Herido Diario

Sicuramente uno dei maggiori successi letterari dell'ultimo periodo, in territorio iberico, il primo libro del rapper Rayden è apprezzatissimo soprattutto dal pubblico più giovane. Verrebbe da dire che dipenda dalla visibilità mediatica del personaggio, ma – per quanto non ne apprezzi il genere musicale – devo ammettere che Rayden, le parole, le sa usare molto bene. Ben venga, quindi, se un palco e un bel faccino portano le ragazzine a frequentare le librerie.

Herido Diario é una raccolta di poesie presentata come "una vita intera espressa e spalmata nell'arco di un anno con le sue quattro stagioni: la caduta dell'autunno e la sua botta, l'ipotermia dell'inverno e il suo cappotto, il disgelo, l'entusiasmo e l'allergia della primavera e l'estate e il suo distacco".

- Gli altri 

Le proposte più curiose postate a Sant Jordi, tuttavia, stanno secondo me nella quinta posizione ex aequo. Molto regalati e condivisi sono risultati essere, infatti, due volumi un po' insoliti: No sin mi barba di Carlos Suñé e Alfonso Casas e 813. Truffault di Paula Bonet. Nel primo caso si tratta dell'emanazione cartacea dell'omonimo portale di lifestyle maschile, in cui scritti e illustrazioni concorrono a formare quella che viene definita "la prima guida dell'attuale movimento barbuto". Nel secondo, la Bonet rende alla filmografia e alla visione di Francois Truffault un omaggio egregiamente illustrato. 

Molto letti risultano anche Teorema Catherine di John Green e l'immancabile Murakami con “Uomini senza donne”. Incredibile a dirsi, entrambi sono riusciti nel difficile tentativo di superare la sovraesposizione di Coelho, che appare comunque in foto con le copertine di Adulterio e Manuale del Guerriero della Luce.

LE IMMAGINI

Regalo, auto-regalo, lettura in corso o semplice consiglio letterario che fosse, la maggior parte degli utenti (42%) ha scelto di condividere il proprio libro per Sant Jordi limitandosi ad immortalarne la copertina. Il 20% ha, invece, celebrato la tradizione abbinandolo ad una rosa, mentre il 13% si é sbizzarrito con composizioni piú originali e creative. C'é stato, poi, anche chi ha voluto immortalarsi immerso nella lettura (7%) e chi ha approfittato di sconti e promozioni per fare una vera e propria scorta di romanzi: c'hanno anche ragione, vi diró. In fondo, perché limitarsi ad uno solo?!

Segno dei tempi il 5% che ha colto l'occasione per sperimentare la nuova app per i collage di Instagram, e soprattutto quei pochissimi – ma comunque in crescita - che hanno immortalato i libri sui rispettivi kindle.

Per quanto mi riguarda, le mie foto preferite tra tutte quelle che ho avuto modo di osservare sono, peró, sicuramente queste 4:

1. Poesie "stese" in giro per la città di Girona
Una foto pubblicata da Ma Angels (@espiadimonis_cat) in data:

2. I draghetti più dolci del mondo


3. Un collage particolarmente ingegnoso: momenti e ambientazioni diverse, stesso libro.
Una foto pubUna foto pubblicata da Osmar Demanuel Bermúdez (@oz287) in data:
4. San Giorgio, il drago, i libri: Sant Jordi allo stato puro. 

E voi, cosa avete (o avreste volentieri) comprato per la festa del libro?

lunedì 1 dicembre 2014

Il Ritorno di Ulisse...su Twitter.

Ieri sera mamma Rai ha trasmesso la prima puntata de "Il Ritorno di Ulisse". 'Na vaccata, parliamoci chiaro. Lenta. Mal recitata. E, a quanto leggo, anche poco fedele all'originale. Ero mossa da curosità "professionale", eppure non ho retto più di due minuti. Certo, non che la cosa mi sorprenda. In fondo si sa che la televisione di Stato ha sempre avuto questa bizzarra inclinazione ad interpretare il concetto di Servizio Pubblico come "intervalliamo delle robe noiosissime a Ballando con le Stelle e costringiamo tutti a pagare il canone". Rabbia. Disgusto. Rassegnazione. Leggere i tweet in tempo reale, però, è stato divertentissimo. Dico davvero. Tra ragazzine con l'ormone imbizzarrito in attesa di sbavare su "quel gran gnocco di Ulisse" (nello specifico, Alessio Boni), scuse ad Omero che ricalcano in modo quasi letterale il mio incipit, ed interpretazioni di deriva satirica, l'ipotizzata #Odissea in 140 caratteri per volta sembrava aver davvero preso vita. E, siccome la realtà supera spesso l'immaginazione, certe trovate degli utenti mi hanno quasi indispettita: che diavolo, perché a Telemaco che va in Erasmus non ci ho pensato prima io?! Come ho fatto a non associare La De Filippi a Penelope coi Proci?! Sono un'incompetente, altroché. 



Dedicato ai lettori del mio primo libro, ecco un estratto di tweet postati ieri sera a commento di una fiction. Sono abbastanza certa che vi provocheranno un deja vù. 













sabato 6 settembre 2014

Settimane impegnative.

Il ritorno al lavoro, col suo corredo aggiuntivo di sveglie inopportune e mail a cui rispondere, sarebbe già abbastanza impegnativo di per sè. Ci si aggiungano, nell'ordine: 

- Esibizione di flamenco con sbrigative prove preparatorie, scrocco coordinato di passaggi, panico da "OddioSiamoSoloInTreELeAltreDueSonoMaestre"e devastante spargimento di bottigliette d'acqua ad opera di borse troppo ingombranti. Una ballerina di tango, con fare cospiratorio, mi giurerà solennemente di non dirlo a nessuno. 



 - Uscita di un disco fortemente atteso (se non lo ritenete impegnativo non avete tenuto conto del dispendio di energie causato dalla Somma Esaltazione, dei preparativi per un tour, e dei 48 messaggi giornalieri su Facebook). 

- Idea per un nuovo libro e/o racconto e/o qualcosa che, dopo un intero mese di vacanza, si palesa giusto giusto la sera della Domenica precedente il rientro in ufficio. Stesura febbrile delle prime tre pagine. Frustrazione da mancato seguito. Mal di testa da sovraesposizione allo schermo di word. 

Insomma, capirete che da questa settimana ci esca alquanto affaticata. Contenta, certo. Chè in fondo l'aggrovigliarsi di eventi rende sempre la vita molto meno noiosa. Ma affaticata. Concedetemelo. Così cado in un coma solo parzialmente reversibile da cui riemergo non prima di mezzogiorno. Passo tutto quel che resta della mattinata sotto una di quelle docce che rimbalzano progetti. Mi scollo i capelli dalla brodaglia di gel che ho testa. E finalmente, di tutto questo, posso annunciarvi lo scoppiettante finale: ché stasera, in barba alle nuvole e agli anni passati, torno a presentare la mia #Odissea. L'appuntamento è alle ore 18.00 presso la Sala DelBianco di Staranzano (Go). Vi consiglio di approfittarne: domani è previsto che rientri in quel coma. 

martedì 12 agosto 2014

Il tipico post sui libri da leggere sotto l'ombrellone

Ci sono svariate costanti, nel mese di Agosto. Ad esempio, il traffico dell'esodo. I bollini rossi. Gli incendi. La gente bloccata agli imbarchi di voli, traghetti, sottomarini e teletrasporti vari. I servizi di Studio Aperto sulla necessitá di bere molto se fa caldo (se non ce lo dicessero loro non so proprio come faremmo). E, ancora, i premi di ogni genere e specie in diretta tv, accompagnati da non meglio precisate sfilate di soavi dozzelle in bikini e tacco dodici su scalinate alla San Remo che secondo me montano apposta per l'occasione. Per non parlare dei servizi del TG1 coi connazionali che sbuffano su qualche ritardo incastonati in un mare di valige che, a giudicare dalle dimensioni, contengono su per giú tutto l'armadio di casa e almeno due unicorni nani.




Ma, soprattutto, ci sono loro: gli inevitabili post sui “libri da leggere sotto l'ombrellone” (con la possibile variante del “libri da mettere in valigia”) che, implacabili, in questo periodo prendono ad invadere il Web. Che poi, siccome sei sempre alla ricerca di ispirazioni letterarie, finisce che li leggi pure. Ed é lí che ti prende quella strana specie di sconforto misto incredulitá tipico di chi si sente alieno al resto della razza umana. Perché, dai: voi che tipo di storie leggereste, sotto l'ombrellone? Io, col riflesso del sole negli occhi, quattordici bambini che giocano a rincorrersi attorno al mio asciugamani, e la necessitá di un bagno all'incirca ogni 4 minuti, in genere prediligo qualcosa di leggero. Non troppo impegnativo. Divertente. Sí, insomma: qualcosa che mi faccia evadere completamente dai problemi della vita quotidiana. Invece. Se ci fate caso, un buon 50% delle liste dei suddetti “libri da leggere sotto l'ombrellone” comprende: romanzi tristissimi con protagonisti devastati da malattie terminali, giovani donne represse da religioni e dittature, ragazze vittime di stupro che cercano il coraggio per tornare alla vita di ogni giorno, gente in crisi perché licenziata a sessant'anni con un'intera famiglia da sfamare, madri che si suicidano, innamorati depressi che non riescono a coronare il loro sogno d'amore, trattati di fisica quantistica, riscritture di Guerra e Pace in cirillico. Che poi capisci perché gli italiani, in vacanza, sono sempre e comunque i piú incazzati.

Quindi. Visto e considerato lo stato delle cose, la lista me la sono creata da me. Ho assemblato gli elementi piú in linea con le mie esigenze da almeno 5 siti diversi, li ho shakerati con la wishing list di Anobii, e questo é quello che ne é uscito. Non un consiglio, perché – complici librerie sfornite e biblioteche in surplus di prestiti – non ho ancora avuto modo di iniziare nessuno dei volumi citati. Semplicemente, una dichiarazione d'intenti. La condivido con voi per adeguarmi allo status symbol della blogger seria. E anche perché, non si sa mai: magari puó esservi d'ispirazione!

1. Joshua Harris - Svegliamoci pure, ma ad un'ora decente

Più riguardo a Svegliamoci pure, ma a un'ora decenteLo consiglia anche Wired, il che già dice tutto. Paul, trentenne smarrito ma affermato libero professionista, si trova ad affrontare un furto di identità sul web che rischia di danneggiare lo studio dentistico per cui lavora. Il suo tentativo di scovare l'impostore diventa pretesto per raccontare in modo ironico l'era dei tag, dei like, dei post e dei tweet. Mi ispira perché…social! 

Più riguardo a Didone, per esempioMariangela Galatea Vaglio riporta in vita con humor e leggerezza miti ed eroi dell'antichità, dimostrando che "sono meglio di Beautiful". Ecco allora che Elena di Troia, altera e distaccata, potrebbe fare uso di droghe pesanti; Messalina diventa la Paris Hilton dell'Impero Romano e la Didone del titolo, bella e intelligente, si innamora di un Enea che "più che un uomo é una iattura". Ovviamente, c'è di mezzo anche Ulisse. Mi ispira perché…beh, avete letto #Odissea



Più riguardo a Il posto più strano dove mi sono innamorataDefinita "la storia ironica e disillusa di una globe trotter dell'esistenza", racconta le peripezie di Irma: preda di una famiglia improbabile e scombinata, lavori impossibili, spasimanti troppo timidi per rivelare la loro identità, segue il consiglio del padre e lascia la Palermo in cui è nata per Torino, Praga e Roma, alla ricerca di un posto nel mondo che qualcuno sembra sempre occupare prima di lei. Mi ispira perchè…in un certo qual modo, sono una globe trotter anch'io! 



Più riguardo a I baci non sono mai troppiDi straordinario successo in Spagna, il romanzo di Raquel Martos si presenta come un inno all'amicizia vera, raccontando del re-incontro tra due amiche di infanzia all'aeroporto di Madrid. Mi ispira perché…italo-spagnolo!



Più riguardo a La banda degli insoliti ottantenni Annoiati dalla vita disagiata in una casa di riposo costretta a tagliare le spese, alcuni vecchietti decidono che starebbero meglio in prigione. Così, decidono di mettere a segno il furto del secolo, tra tutta una serie di esilaranti avventure. Mi ispira perché…si preannunciano risate! 



Più riguardo a L'incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio IkeaUn indiano, fachiro di professione, decide che è giunto il momento di comprare un nuovo letto di chiodi, e si imbatte in una promozione incredibilmente vantaggiosa firmata IKEA. Una volta arrivato nella sede parigina del megastore svedese decide di trascorrere la notte a curiosare, finché l'arrivo di una squadra di commessi lo costringe a nascondersi dentro un armadio. Peccato che al mattino proprio quell'armadio debba essere imballato e spedito in Inghilterra. E' l'inizio di un'avventura fatta di incontri a dir poco surreali. Mi ispira perché…è strano già dal titolo, immaginate come dev'essere dentro!



Più riguardo a Una notte a Parigi per innamorarsiCharlotte sta per coronare il suo sogno d'amore, trasferendosi a Parigi con il fidanzato, quando scopre che lui l'ha tradita con una ragazza conosciuta online.  Così decide di partire comunque, ma da sola, e giura a se stessa che mai più nella vita avrà una relazione seria con un uomo. Non solo: determinata a salvare quante più donne possibile dalle delusioni d'amore, crea un blog tutto al femminile, in cui dispensa consigli su come passare da un letto all'altro senza mai innamorarsi. Ma circondata com'è da affascinanti single parigini ­e assillata dall'ex che è tornato a farle una corte spietata, la sua missione è messa a dura prova. Mi ispira perché…sono una blogger romantica, tutto sommato. 



Più riguardo a Un vestito color del ventoMadre e figlia arrivano nella cittadina di York con un passato difficile da dimenticare e l'intenzione di aprire un negozio di abiti e accessori vintage. Non tutti, però, sono pronti ad accoglierle a braccia aperte, soprattutto perché l'esuberante Fabia (la madre) non è disposta a rinunciare alla propria unicità per assecondare il conformismo dei compaesani. Mi ispira perché…il fascino dei negozi Vintage mi conquista sempre. 



Più riguardo a La figlia diCon una madre ex modella, una sorella in carriera e soprattutto un padre che, da famoso fotografo, è diventato anche un volto televisivo, Olimpia Reale è la pecora nera della famiglia. Vive a Roma in un attico dei suoi  e scrive la biografia di un’artista sconosciuta. Ogni giorno deve spiegare a chiunque incontri che sì, è è la figlia di. Quando, armata di una cagnolina rantolante, si presenta all’appuntamento con un editore, pensa che finalmente la sua vita cambierà. Non sa che quell'incontro la obbligherà una volte per tutte ad affrontare suo padre. Mi ispira perché…"sì, sono la figlia di", nel mio piccolo, è capitato di dirlo anche a me. E poi la copertina è dannatamente estiva! 


Se volete suggerirmi altri titoli, i commenti sono tutti vostri. Peró evitate le tragedie umane. Almeno ad Agosto. Dai.