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domenica 12 marzo 2017

Il giorno che il Kilimangiaro è stato a Málaga.

Lo scorso mese ho avuto l'opportunità di aiutare la troupe del Kilimangiaro nella realizzazione di un servizio sulla meravigliosa città in cui vivo. Ho passato contatti, fatto da interprete, consigliato luoghi da visitare. Ho persino condiviso qualcuna delle curiosità che più di altre mi hanno sempre colpita. Il risultato è un video che non riesco - letteralmente - a smettere di vedere. É andato in onda il 26 Febbraio e lo considero il ritratto quasi perfetto della "mia" Málaga. Se non l'avete ancora fatto, potete godervelo online cliccando qui (tranquilli, dura solo dieci minuti!).




lunedì 13 giugno 2016

AAA Famiglie italo-spagnole cercasi!


Itagnoles a rapporto! 

Se siete italiani, vivete in Spagna, e avete dei figli piccoli questo post è fatto apposta per voi. 



Sapete che mi rende sempre felice segnalarvi iniziative che coinvolgono i nostri due Paesi. Per questo, oggi, vi inoltro l'appello che mi sono ritrovata nella casella e-mail. A farlo è Paola, la cui missione è trovare i protagonisti perfetti per un programma televisivo che andrà prossimamente in onda sul canale Boing.

La trasmissione si basa sulla serie Adventure Time e verrà girata in giornata nella cornice di un parco multi-avventura di Madrid. Quello che cercano è un genitore italiano residente in Spagna con un figlio dagli 8 ai 12 anni di età. La coppia genitore-figlio dovrà superare un casting e verrà quindi chiamata a portare a termine una serie di prove che prevedono l'elezione di un vincitore finale.

La produzione assicura che si tratta di un'esperienza diversa che farà la gioia dei più piccoli e magari - perchè no? - costituirà anche per gli adulti un bell'aneddoto da raccontare.

Se volete maggiori informazioni, potete contattare la casa di produzione oppure scrivere a Paola qui. 

giovedì 4 febbraio 2016

Canal Sur cerca Italo-andalusi!


Di nuovo in partenza. Di nuovo con un concerto a fare da pretesto principale. Certo, sempre che non mi abbiano tirato il pacco e il biglietto in mio possesso - vendutomi via internet da una gentildonna olandese- mi lasci veramente... Immaginare draghi. 





In caso contrario, suppongo che anche un coffee shop possa servire allo scopo.

Ad ogni modo: sono diretta ad Amsterdam. Ma non potevo prendere un aereo senza prima condividere un appello che - ne sono certa - renderà qualcuno di voi felice.  

Il canale televisivo spagnolo Canal Sur sta, infatti, cercando italo-spagnoli. In concreto, discendenti di andalusi che vivano in Italia. Persone che si sentano andaluse nell'anima in virtù del fatto che i loro genitori, nonni o bisnonni erano nativi dell'Andalusia o in quella terra avevano vissuto. Persone maggiorenni, che capiscano e parlino spagnolo. Persone che in Andalusia, nonostante il legame di sangue, non siano mai state, o abbiano quantomeno voglia di tornarci per un'indagine più approfondita delle proprie radici.

Tutto questo ai fini della realizzazione della seconda stagione di "Los Descendientes", un'esperienza televisiva che ha l'obiettivo di far conoscere a persone con origini andaluse la terra dei propri antenati. Ecco perchè, mi fa sapere la giornalista Eva Montes, "9 persone selezionate da tutto il mondo saranno invitate dal programma, con spese pagate, a viaggiare attraverso l'Andalusia alla scoperta della storia della propria famiglia". Percorreranno le strade del paese in cui sono nati i propri avi, ne conosceranno la cultura, approfondiranno le usanze andaluse e incontreranno il resto della famiglia che i loro padri, madri, nonni o bisnonni lì hanno lasciato. 



Se corrispondete al profilo richiesto e siete interessati, potete mettervi in contatto con la redazione lasciando i vostri dati personali (nome, cognome e numero di telefono) all'indirizzo e-mail: evamontespareja@hotmail.com

Per maggiori informazioni sulla trasmissione e i video integrali della prima stagione potete, inoltre, cliccare qui. 

In bocca al lupo a tutti. E, se verrete selezionati, vi raccomando di farmelo sapere!


giovedì 22 ottobre 2015

La vita degli italo-spagnoli raccontata con le Gif di Friends



Ci ricasco sempre, come il peggiore dei tossici. “Ciao, sono Ilaria, e ho di nuovo guardato Friends”. Tutte e dieci le stagioni. Tracannate d'un sorso in pochi giorni appena. Sbornia. Overdose. Chiamatela come volete. Eppure, uscita dal tunnel, sono giunta a due importanti conclusioni: la prima – non che sia una novità – è che nessun'altra serie al mondo potrà mai competere. Neppure Lost. Neanche Twin Peaks o Dawson's Creek. Nessuna. La seconda è che qualsiasi sensazione o momento di vita vissuta può essere riassunto con un'espressione dei sei amici del Central Perk. Non ci credete? Ecco un esempio applicato a situazioni che vi risulteranno famigliari. Perchè anche la quotidianità di un italo-spagnolo, o forse soprattutto quella, può essere descritta con le Gif di Friends.  


- Quando ti dicono che "lo spagnolo è facile, basta aggiungere la S alla fine delle parole". 







- Quando ti sorprendi a mescolare italiano e spagnolo esprimendoti con un vocabolario incomprensibile ai più



   



- Quando il tuo capo ti concede le ferie per andare in Spagna (o, come nella scena originale da cui è tratta la gif, quando qualcuno "ti sta chiamando da Madriiiiiiiiidddd") 






- Il giorno prima di partire, appena finito di fare i bagagli.

  




- Quando ritorni da una serata in Spagna.





- La prima volta che entri in un supermercato in Andalusia e ti rendi conto di quanto costi poco il cibo.



- Ogni volta che, in Italia, qualcuno ti parla con accento spagnolo.
   

- "Ah, la Spagna! La conosco bene, sono stato a Barcellona!"



- "Vado in Spagna solo per un breve periodo, poi torno".

 



- I primi giorni in compagnia di amici spagnoli, quando non ti sei ancora abituato agli orari e finalmente, alle tre, si decidono a pranzare.

via GIPHY




- Quando te la stai spassando in Spagna e realizzi che il volo del ritorno è domani. 
  

- "In Spagna c'è la crisi, e prima di andare all'estero bisogna prima conoscere meglio l'italia e... "

sabato 17 ottobre 2015

Cachitos de Italia: la musica italiana che ha trionfato in Spagna


Era fine Settembre. Le tendenze di Twitter, in Spagna, erano tutte un commento alle elezioni catalane. In mezzo a loro, però, un hashtag aveva catturato la mia attenzione. #CachitosItalia, declamava inaspettato. E, con la sua popolarità, sembrava già rivendicare una nomination ai prossimi (prestigiosissimi!) Italo Spagnola Awards. Cliccandoci sopra, ho scoperto che si riferiva ad un programma allora in onda su TVE. Uno speciale che, denso di metafore gastronomiche, ripercorreva la storia della musica italiana che negli anni ha trionfato nella Penisola Iberica.

Ebbene, di quel programma ho trovato adesso il video su Internet. Ve lo propongo, non soltanto perchè è l'ennesima ottima occasione per scoprire come ci vedono all'estero; Ma anche - anzi, soprattutto - perchè porta ad esplorare frontiere nascoste oppure ormai dimenticate dell'italo-spagnolismo musicale. Ah, siccome in Spagna sono avanti, sappiate che c'è anche la playlist del programma su Spotify. 



Per chi non avesse un'oretta a disposizione o volesse sapere a cosa va incontro prima di cliccare play, eccovi un resumen dei punti salienti.



- La strepitosa notizia per cui Torrebruno, italiano d.o.c, aprì nientemeno che il concerto dei Beatles a Las Ventas di Madrid. Mica cotica.

- Un videoclip itagnolissimo di Albano e Romina in abiti gitani che cantano "Prima Notte d'amore" nella cornice di un pueblo blanco che giurerei collocato in provincia di Cadiz. 



Renato Zero che canta in spagnolo con addosso una specie di maschera rossa con la Z di Zorro. La didascalia dice che "aveva ceduto al fascino del Glam Rock", ma dietro a quell'affare "somigliava più a Camilo Sesto che a David Bowie. "


- Modugno nelle vesti di intrattenitore bilingue, che sfoggia un "vogliamo cantare tutti assieme? Cantemos todos?" come se declamasse i miei stati italo-iberici su Facebook. 

- Il revival di grandi classici come Lucio Dalla ("responsabile - con Caruso - di aver dato vita a tutta una scuola di cantanti con la voce rotta"); Toto Cotugno ("riferimento di studio obbligato per capire meglio Sergio Dalma"); un'irriconoscibile Anna Oxa col caschetto bruno, la Sgianna Nannini, una scatenata Rita Pavone e la - sempre e ovunque lodatissima - "tigresa de Cremona" Mina. 




- Un giovanissimo Eros Ramazzotti con i jeans a vita spaventosamente alta ed un timbro quasi normale. "Non sappiamo perchè, ma da qui in poi la sua voce è diventata sempre più nasale", commenta la tv spagnola. 

- Lo spazio riservato a nomi più attuali come Marco Mengoni con la sua performance all'Eurofestival, un agitatissimo Jovanotti ai tempi di Gimme Five e Zucchero con Baila. 


- Milva con la r arrotatissima in una toccante interpretazione de "La cucaracha, la cucharacha, ya no puede caminar". 

- Le coreografie de Las hermanas Goggi. 



- ... E la migliore in assoluto: Sabrina con la giacca da torero (!!!).

- I duetti itagnoli. Tipo Gina Lollobrigida e Raphael in Besame Mucho; oppure Patty Pravo e Julio Iglesias in Bambola. VamVola, anzi, secondo lui. D'altronde lei gli dice "NON te acuerdas", non è che ci possiamo lamentare. 



- Morandi in una versione psichedelica di Bella Belinda che si dimena con un volante che galleggia in mezzo ad ingranaggi in cartongesso. Boh. 

- Le versioni spagnole di canzoni italiane, come Yo Canto a cura del cappellonissimo Riccardo (anzi, perdón, RICHARD) Cocciante; Yo Caminaré di Fausto Leali, Yo no te pido la Luna di Fiordaliso, Será Porqué te amo dei Ricchi e Poveri o (con l'accento) di Tozzi. C'é persino Gigliola Cinquetti che intona "La lluvia no moja nuestro amor cuando yo soy feliz" (e il cielo blu che fine ha fatto?) e di nuovo Patty Pravo - ormai é un'ossessione - che si rivolge a "tú que en Kengsinton Vives" nell'interpretazione iberica di Walk on The Wild Side. La menzione speciale va però al povero traduttore di Centro di Gravità Permanente di Battiato. Me lo immagino a piangere in un angolino maledicendo la sua intera discendenza mentre cerca di rendere in spagnolo "Gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming" 



- Gli spagnoli che hanno cantato in italiano, per lo più cimentandosi con le cover. Ana Belén, per esempio, con Agapi Mou e un album intitolato addirittura Made in Italy. O Victoria Abril con un click d'ironia (e il cuore che si EXALTA).


- La rivelazione per cui ti accorgi, dopo tanti anni, che la melodia alla base di Venezia degli Hombres G è esattamente LA STESSA di Centro di Gravità Permanente di Battiato.

Miguel Bosé e Sergio Dalma, i più italo-spagnoli di tutti. 

I Collage (ma voi ve li ricordate?) che, definiti la versione italiana de Los Pecos, pare siano stati uno dei gruppi nostrani di maggior successo in Spagna (nnamo bbene)









- Il montaggio con Se Fue di Laura Pausini, la didascalia che informa del fatto che "mancano venti secondi perchè Laura se ne vada", e subito dopo Nek che canta "Laura se fue". GLI SPAGNOLI SONO L'UNICO POPOLO CON IL MIO STESSO SENSE OF HUMOR.

- Il finale col botto a cura di Raffaellona Carrà, amatissima dagli iberici oltre che la più citata ed adulata nei tweet di commento alla trasmissione. 




A voler proprio fare un appunto, mancavano i LunaPop con Vespa Especial. Un programma così, però, io lo vorrei anche da noi. Ovviamente, con la musica spagnola. RAI, MI SENTI?! RAAAAAIIIIIII?!?!

lunedì 1 dicembre 2014

Il Ritorno di Ulisse...su Twitter.

Ieri sera mamma Rai ha trasmesso la prima puntata de "Il Ritorno di Ulisse". 'Na vaccata, parliamoci chiaro. Lenta. Mal recitata. E, a quanto leggo, anche poco fedele all'originale. Ero mossa da curosità "professionale", eppure non ho retto più di due minuti. Certo, non che la cosa mi sorprenda. In fondo si sa che la televisione di Stato ha sempre avuto questa bizzarra inclinazione ad interpretare il concetto di Servizio Pubblico come "intervalliamo delle robe noiosissime a Ballando con le Stelle e costringiamo tutti a pagare il canone". Rabbia. Disgusto. Rassegnazione. Leggere i tweet in tempo reale, però, è stato divertentissimo. Dico davvero. Tra ragazzine con l'ormone imbizzarrito in attesa di sbavare su "quel gran gnocco di Ulisse" (nello specifico, Alessio Boni), scuse ad Omero che ricalcano in modo quasi letterale il mio incipit, ed interpretazioni di deriva satirica, l'ipotizzata #Odissea in 140 caratteri per volta sembrava aver davvero preso vita. E, siccome la realtà supera spesso l'immaginazione, certe trovate degli utenti mi hanno quasi indispettita: che diavolo, perché a Telemaco che va in Erasmus non ci ho pensato prima io?! Come ho fatto a non associare La De Filippi a Penelope coi Proci?! Sono un'incompetente, altroché. 



Dedicato ai lettori del mio primo libro, ecco un estratto di tweet postati ieri sera a commento di una fiction. Sono abbastanza certa che vi provocheranno un deja vù. 













venerdì 14 novembre 2014

Talent Show flamenchi e altri deliri su X-Factor

Ehi, signori produttori televisivi! Mi vedete? Sono quaggiù, quella che agita le braccia! Guardatemi, però, chè sennò mi sento scema. Ecco, sì. Un po' più a destra, vicino alla signora del blog con le ricette. No, non quella che scrive i post in comic sans, l'altra.…esatto, bravi! Ciao, piacere mio. Ora che ho la vostra attenzione rimanete dove siete, che c'ho 'na roba da proporvi. Una figata, eh? La boccata d'aria fresca destinata a dare una svolta alla vostra carriera. Il nuovo che avanza. Il format definitivo. L'avanguardia del piccolo schermo. Un'ideona, insomma, dai. 

É che guardavo X Factor, ieri sera. E, prima che iniziasse, ho realizzato un'immagine che - alla resa dei conti - credo abbia fatto ridere soltanto me. Pazienza. Voglio dire, si sa che solo le menti eccelse sono in grado di cogliere il mio umorismo raffinato e culturalmente pregno di significati. É soltanto a beneficio della loro crescita intellettuale che, ora che ho scoperto il programmino per realizzarli, inonderò di meme il web come-se-non-ci-fosse-un-domani. Comunque. L'immagine in questione, di chiara ispirazione decadentista e studiati rimandi alla mitologia celtica, era quella che segue. Un'opera d'arte ispirata a un dramma realmente accaduto nell'aula di una scuola di danza tra un gruppo di simpaticissime e bellissime allieve che proprio non so chi siano (me ne hanno parlato molto bene, però. Secondo me dovreste coprirle d'oro; così, sulla fiducia). Da contemplarsi in religioso silenzio. 



Orbene, la ricerca di italo-spagnolismi nel programma degli ascolti record, unito a simile capolavoro, ha scatenato un pandemonio tra le mie sinapsi. Ed é lí che entrate in gioco voi, miei cari produttori televisivi. Perché il mondo ha bisogno di un talent show flamenco. Dico sul serio. Non serve neanche ipotizzare strutture troppo innovative. Scopiazzi da X Factor e via andare. Io già me lo immagino: coreografi di tutto rispetto come giudici. Sara Baras ed Estrella Morente tra gli ospiti. Il Tommassini della situazione che si fa di acidi prima di creare le scenografie. Bellissimo. Quasi mi commuovo. 

Le squadre potrebbero rimanere, nella sostanza, quelle di XFactor: ballerini uomini under 24, ballerine donne under 24, ballerini/e over 24 e gruppi. Ogni settimana verrebbe assegnato un palo diverso. Tipo: "puntata a tema Alegría". Al che ogni concorrente, assieme al suo giudice, sceglie su quale alegría ballare, che coreografia inscenare, quale abito indossare. Televoto, ballottaggi e lacrime restano gli stessi. E chi vince viene scritturato per una presenza fissa al Corral de la Morería. 



Cioè, non é semplicemente GENIALE? So che verrete a fare la fila fuori da casa mia per chiedermi i diritti, perciò mi sono portata avanti e ho già allestito le transenne su tutta la strada. Potete portare anche la quechua, ma cercate di non lasciare tutto quel casino imbarazzante che seminano in giro i fan ai concerti. Sennó i vicini poi si arrabbiano con me. 

Ad ogni modo, io non capisco proprio perché ad X Factor nessuno canti mai qualcosa di spagnolo. Così, giusto per darmi il contentino di scrivere un post criticando la pronuncia. Niente. Inglese, francese, italiano. Ma la lingua più musicale di tutte mi viene bistrattata così. Tzé. Anzi, sapete che c'é? Ora che se ne é andato Morgan mi candido a prendere il suo posto. Davvero, chiamatemi. I Komminuet sarebbero perfetti per interpretare un'inedita versione de El Puntito di Dani Martín. Lui fa la parte rappata, e lei entra con la voce femminile nei ritornelli. Mi sembra già di sentirla. 



Per la seconda assegnazione punterei su qualcosa di diametralmente opposto come El Pescao de El Canto del Loco. E per la terza interpreti sempre diversi, una botta di vita: Pachanga de El Pescao. Sono troppo avanti, ammettetelo. Poi, già che ci sono, ne approfitterei per convincere Fedez ad assegnare canzoni tematiche a Fragola. Chessó, Strawberry Fields Forever, Tappeto di Fragole, Marmellata 25. Cose così. Non capisco perché non l'abbia ancora fatto, del resto. Incompetente. 

Ma, nonostante tutto, un po' di italo-spagnolismo alla fine l'ho trovato anche nel talent canoro. Lo incarna Leonardo De Carli. Che, per chi non lo sapesse, é uno dei due twix reporter che appaiono per circa due secondi prima e dopo la puntata con il fine di fare si e no una domanda ai concorrenti. Tra l'altro hanno sempre addosso qualcosa di rosso e di giallo, guarda tu la coincidenza. 


Ma non é perché si travestono da bandiera spagnola che meritano una menzione su questo blog, quanto perché uno di loro (Leonardo, appunto, quello non riccio) é in fondo abbastanza italo-iberico di per sé. Basta guardare il suo account Twitter, sulla cui foto di copertina campeggiava fino a poco tempo fa il Muelle Uno di Málaga (dovrete credermi sulla fiducia: deve averla cambiata apposta, il maledetto).

Si dá il caso che il tizio sia una vera e propria star di youtube. Tra i suoi video ce n'é più di uno ambientato proprio nella mia adorata capitale della Costa del Sol. Nelle intenzioni dovrebbero essere divertenti, ma confesso che io li guardo con la stessa espressione con cui guarderei un esercizio di fisica quantistica con le istruzioni per lo svolgimento in cirillico. Solite questioni di umorismo alternativo, suppongo. Peró a lui non lo dite, ché una rappresentanza itañola sui media fa bene alla categoria, anche se é di secondo piano. E soprattutto, magari può aiutarmi a mettere una buona parola per la faccenda di sostituire Morgan. Secondo me El Puntito piace anche a lui. 


mercoledì 23 aprile 2014

"Io sono italo-spagnola": Vanessa Incontrada da Cattelan

Ero ufficialmente amareggiata. Voglio dire: una s'imbatte in robe itagnolissime e non può neanche condividerle col globo. Ma si può? Tutta colpa di Sky e del suo dannato rispetto del copyright. Che poi: possibile che in Italia non ci sia uno straccio di utente smanettone disposto a pubblicare su youtube le robe che interessano a me? Non avevo mica grosse pretese, in fondo. Sarebbe andata benissimo anche una registrazione scrausa dello schermo della tv. Avete presente? Di quelle fatte col cellulare, l'inevitabile parkinson, e un cane che abbiaia in sottofondo. Alla bimbominkia via, dai. Di quelle con l'audio da esorcista, i personaggi schiacciati tanto da sembrare obesi, 'na solarizzazione in stile invasione aliena. Sarebbe bastato, davvero. E invece. L'unica cosa parzialmente pertinente sembrava essere un filmato intitolato “Vanessa, tette e gambe sexy accavallate”, su cui però non mi sono azzardata a cliccare.

Per fortuna, la ricerca ha poi dato i suoi sperati frutti sul sito ufficiale. A quanto pare, dovevo solo avere un giorno in più di pazienza. Ergo, scusa Sky, Tivitibi. 

Il punto è questo: E' capitato, durante le mie recenti vacanze rivane, che accendessi la tv su una puntata dello show di Cattelan. Il caso vuole che, tra gli ospiti, ci fosse la Incontrada.  Ora: l'episodio si collocava tra abbuffate apocalittiche di pesce lacustre (sono tornata a casa più intelligente) e quantità imbarazzanti di liquore alla liquirizia (sono tornata a casa più ubriaca);  quindi, va da sé, non è che fossi proprio lucidissima. Le mie antenne da blogger, però, si sono drizzate nel momento stesso in cui Vanessa ha esordito con un “io sono italo-spagnola”. Che sarebbe stata un'intervista interessante, l'avevo capito lí. E, badate, succedeva ben prima che si facesse la gaffe del secolo decretando che “come agli italiani arriva il peggio della musica spagnola, agli spagnoli arriva il peggio della musica italiana”. Detto subito dopo aver giocato a Pictionary con Mengoni. Che ha appena fatto uscire un disco indovinate dove? Eh beh. 




Comunque. Mi premeva condividere il video con voi perchè lo trovo l'essenza stessa dell'italo-spagnolismo, lotta agli stereotipi e lapsus linguistici inclusi (a tal proposito: Vane, nacchere si dice castañuelas). Insomma, guardatene e commentatene tutti. Perché, se anche il vostro cuore é in bilico tra due Paesi, non é escluso che possiate ritrovarvici un po'.




Ah! Se poi vi steste chiedendo come é andata la conoscenza della figlia della migliore amica, vi basti sapere che – a soli tre mesi di vita – se le parlo in spagnolo se la ride di brutto. A divertirla, soprattutto, sembra essere la parola chupito. Che volete che vi dica? Le nuove generazioni di filo-ispanici vanno forgiate da subito. 

Ho anche provato a spiegarle chi fosse Dani Martín (un tipo que canta) e perché dovesse seguirlo, (porque es muy guapo y tiene tupé) ma su quello non mi sembrava troppo convinta. Proprio non mi spiego come mai. 

venerdì 28 febbraio 2014

Il Sanremo "decaffeinato" che hanno visto gli spagnoli


In genere tendo a mantenere separata la mia attività di blogger psicolabile da quella - in apparenza un po' più seria - di articolista per Total Free Magazine. Questo pezzo, però, mi sembrava la degna controparte ispanica del mio italianissimo post sanremese. Senza contare che ha richiesto ai miei neuroni un dispendio di energia troppo elevato per non farlo girare il più possibile. 'Somma, ve lo condivido anche qui. Buona lettura!


venerdì 21 febbraio 2014

A un post su Sanremo non si rinuncia mai.

Sanremo, più che un programma, è un argomento di conversazione. Un rito ancestrale di mezzo inverno. Il sottofondo necessario a capire le battute contenute nei tweet. Va subíto, in ogni caso. E a voi, come diretta conseguenza, tocca di nuovo subire me. Sì, perchè mica ve li posso risparmiare, i commenti. Non quest'anno, ché lo sdegno ce l'han tolto di bocca sin dai primi secondi della prima puntata. 

Un esordio col botto, non c'é che dire: sipari che si incastrano, gente che minaccia di buttarsi dagli spalti (Sanremo, diamo voce ai suicidi dal 1967), ospiti prelevati direttamente dal reparto geriatrico di qualche ospedale. Un festival che passerà alla storia per i foglietti stropicciati (che c'avete fatto, prima di scriverci sopra comunicazioni d'importanza vitale? Gli aeroplanini? Una tartaruga origami in omaggio al ritmo della manifestazione? Boh!) e per l'evidente tentativo di incorniciare una qualche ultima esibizione rifornendo di prezioso materiale da recupero gli archivi di Mamma Rai. 

Un festival che, più che altro, è una puntata del Bagaglino travestita da Kermesse musicale. Uno show commovente, in grado di regalare momenti d'alto spettacolo come la Castá che canta “ma 'ndo vai se la banana non ce l'hai?” e Renzo Arbore impegnato nella sua migliore reinterpretazione della Sagra della Porchetta. 

Degni di menzione anche Sárcina che si fa le selfie come il più agguerrito dei Bimbiminkia, lo sguardo da orba di Arisa senza occhiali, Ron che si crede il protagonista di una qualche puntata di Nashville e Frankie Hi-Nrg che plagia le mie perle di saggezza aretine (te possino!).



Del resto, la crisi si fa sentire. E non soltanto nell'ispirazione dei cantanti in gara. Sul truccatore, per esempio, hanno dovuto evidentemente andare al risparmio. Chè, voglio dire: finchè il rossetto sui denti ce l'ho io (cosa che, peraltro, capita spesso), vabbé. Ma che ce l'abbiano tutte le donne con le labbra rosse all'interno di un evento altamente mediatico non è proprio del tutto normale. Insomma, ce l'avrai un minimo di fissativo? Un po' di cotone per tamponare? Dei cosmetici non comprati da Kiko? Un pezzo di scotch - chessò- dello stucco da parete, QUALCOSA?! 

Poi ci sono i Grandi Dilemmi. Del tipo: Perchè la “cartolina” di Sanremo è uguale da secoli? Non hanno uno stagista sottopagato da mandare a fare delle foto della città? Voglio dire, ormai quella nave all'orizzonte sarà quantomeno affondata. Poi: il Dj che collabora con Gualazzi ha intenzione di rapinare una banca? Ma soprattutto: in che cazzo di lingua canta la Ruggiero? 

Detto ciò, la mia indiscussa Top 3 di quest'anno (purtroppo composta di meno peggio più che di migliori) è formata da: 


1. Perturbazione: più o meno l'unica (ah- ah!) canzone che mi si sia conficcata in modo irrevocabile nel cervelletto, inducendomi al canticchiamento mentale molesto nell'arco di giornate intere. Loro, del resto, sono la mia rivelazione dell'anno anche per ragioni lavorative e/o di conoscenze condivise che ora non mi dilungo a raccontare. 






2. Sinigallia: e infatti me l'hanno squalificato, povera stella. Mica è colpa sua se gli spettatori dei suoi concerti non sanno mantenere un segreto. Ingrati. 





3. Renga: vabbé, preferivo di gran lunga l'altra, anche per via di una certa amara identificazione nel testo. L'accoppiata con la Toffoli, però, visti i di lui natali udinesi, costituisce un messaggio subliminale del Turismo Friuli Venezia Giulia per cui sono patriotticamente obbligata a tifare. E poi lui è sempre un bel vedere, ammettiamolo. Soprattutto ora che s'è riconvertito al ricciolo. 





Devo purtroppo ammettere (ma sottovoce) che non mi dispiace del tutto neanche il brano di Rubino, nonostante lui mi stia simpatico grossomodo quanto il sacchetto col pranzo che ti si spacca in due sulle scale dell'ufficio facendo rotolare tutto il contenuto per due piani almeno (cosa che, del resto, tende a capitarmi spesso). 

Una parentesi va aperta anche sui giovani: gli unici a cui il palcoscenico dell'Ariston dovrebbe davvero giovare, eppure anche i più bistrattati. Dai, è palese che li sopportino a stento. Prima li rilegano a una fascia oraria Marzulliana incastrata tra l'abbiocco con bavetta e i cornetti caldi alla crema; poi, nel presentarli, ricorrono a frasi altamente lusinghiere e motivanti quali: 

“Ora canta tizio, ma continuate lo stesso a seguirci, che tra un po' c'é la classifica dei big”. 

Cioè, mi fanno pena, davvero. Anche perchè, esclusioni femminili a parte – e qui l'altro dilemma: per quale motivo recondito le donne della categoria giovani devono presentare sempre delle lagne improponibili? - al solito risollevano la qualità media della serata. 

Di positivo c'è che da questa edizione li faranno riesibire tutti l'ultima serata. Cosa che rende obbiettivamente inspiegabile il processo di eliminazione progressiva e altrettanto inevitabile la mia ciloska indignazione. L'anno scorso pareva brutto pensarci, né? (da leggersi con accento torinese, giusto per adeguarsi al trend geografico generale) 

Comunque, i bistrattat...ehm,  i giovani sono tendenzialmente dei personaggi strani. Ad esempio The Niro, descritto dai miei come un incrocio tra Il Cile in versione ripulita e Gualazzi col Parkinson; o Vadim col sciarpone da polo nord nonostante l'evidente quarantina di gradi centigradi a cui è soggetto il teatro e l'aggravante dei riflettori. E' già un merito mica da ridere il fatto che sia riuscito a non svenire.



Tra loro i miei preferiti sono Diodato, Graziani (che difatti è stato eliminato subito...sta diventando una mania) e  il tizio che canta ''Nu juorno buono. A tal proposito, da Clementino in poi la mia simpatia per i rapper napoletani inizia a diventare preoccupante. Sarà una reazione inconscia di contrasto a quelli milanesi, che mi stanno invece simpatici quanto la carta igienica quando ti accorgi che è finita nel momento stesso in cui hai espletato i tuoi bisogni seduta sulla tazza del water.  Altro episodio che, peraltro, mi capita con insolita frequenza. 

In tutto questo, l'unico #italospagnolismo al momento pervenuto è racchiuso nell'accento del direttore d'orchestra che ha omaggiato Abbado. Però mancano due serate. Non si può mai dire. 

lunedì 11 novembre 2013

Giusto quattro considerazioni sugli EMA


Ieri c'erano gli Ema, spettacolo che – come é noto – raggiunge posizioni altissime nella classifica delle umane manifestazioni di Kitsch. A caratterizzarlo ci sono, in genere: un presentatore urlante, un'accozzaglia di vestiti improponibili e una serie di battute che non fanno ridere. E non soltanto perché sono in inglese. Abbastanza inguardabile, ammettiamolo. Se non fosse che la curiositá pavloviana innescata dal “the winner is” e il monotema globale dei tweet finiscono comunque con l'avere la meglio su di me. Certo, non che sia riuscita a resistere a lungo. Le poche scene a cui ho assistito, tuttavia, sono bastate a farmi stilare le suddette conclusioni:

1. Io non ci vedo niente di trasgressivo nell'atto di fumare uno spinello ad Amsterdam. Neanche se lo fai in mondovisione. Piú che altro, direi che é un gesto da completa deficiente. E che nel prossimo futuro di Miley Cyrus ci sono abbastanza chiaramente una clinica di disintossicazione, un marito sbagliato e un episodio tragico a scelta tra overdose, tentato suicidio, e problema alimentare. Sempre che non si dia una regolata, é ovvio. Ad ogni modo, la ceretta all'inguine le é riuscita bene.

2. É ormai chiaro che i cinesi hanno messo in atto un piano per conquistare il mondo. Il fatto che un italiano sia stato scelto a rappresentare l'intero Sud Europa, peró, continua a sembrarmi qualcosa di cui andare fieri. Anche se si tratta di Mengoni, e non si puó dire che io sia una sua fervida ammiratrice.

3. Il palco, con il suo relativo sistema di luci, riproduceva abbastanza fedelmente lo scenario del tour Personas, de El Canto del Loco. Non potete capire la nostalgia.

4. Potrei diventare una fan degli Imagine Dragons. Dico sul serio. Sono ormai mesi che ascolto il loro ultimo album in loop su Spotify, ma dopo l'esibizione live che mi sono goduta ieri in diretta tv hanno guadagnato almeno un migliaio di punti. Ciliegina sulla torta, il cantante non é neanche male.



domenica 6 gennaio 2013

I vestiti di Bosé, le congetture sulla pipí, e altre scoperte bizzarre che si fanno a Tve sotto le feste.



Ci sono scoperte che puoi fare soltanto in periodo di festa. Quando hai già mangiato troppo, ma alle ciambelle di pasta frolla proprio non sai rinunciare. Le producono a Villafranca, in Veneto. Secondo l'etichetta, pure con passione. Le fai quando la nebbia ha ormai annullato i contorni di Grado, e il riscaldamento troppo alto della Feltrinelli ti salva in extremis dalla bancarotta. Ché nel giro di cinque minuti, di libri interessanti ne hai già visti almeno tre. Insomma: saranno i kilometri macinati sotto ai piedi, oppure i manicaretti accumulati sui fianchi, ma é soprattutto in queste circostanze che il divaning torna ad essere il migliore tra gli sport. E allora, scopri. E' inevitabile: scopri. Perchè lo zapping ti porta all'ipnosi di fronte ad un qualche non meglio precisato speciale natalizio su tve. Dove Miguel Bosé si traveste alternativamente da confetto rosa a divano kitsch di epoca sospesa tra il barocco e gli anni venti. Robe che manco Agatha Ruíz de la Prada, tanto per darvi un'idea. Ma sorvoliamo. Perché mica ti limiti a scoprire che lo stilista di Bosé si fa di acidi. Nossignore. In epoca di festa, non scordiamolo, vanno forte gli spezzoni dei bei tempi andati. Immagini d'archivio raffazzonate alla bell'e meglio per ripercorrere in musica l'intera storia di una societá. E, se si tratta della Spagna, io li adoro. E' un amore intenso. Incondizionato. Eterno. E vengono proprio da lí, le scoperte a cui mi riferivo. Quelle interessanti.


Per esempio, lo sapevate che alcune delle piú famose canzoncine per bambini hanno il loro corrispondente castigliano? Che il Ballo del Qua Qua diventa “Pajaritos a bailar”?



Che anche in terra di Cervantes, per il nobile fine dell'educazione al ricatto, un bimbo incontinente minacciava di far vergognare il padre ? Ecco. Son belle cose. 





Ché poi questa della pipí dev'esser stata un po' una specie di ossessione, in Spagna. Ché a quanto pare, negli anni ottanta, tali “toreros muertos” si facevano un sacco di pippe mentali fantasticando sul viaggio e le peripezie della loro “aguita amarilla” una volta uscita dal corpo. E noi ci lamentiamo di Pupo.




Quello che invece mi mette un sacco di allegria, al di lá delle immancabili sciagure di ogni popolo, é l'elenco scanzonato delle glorie madrileñe che facevano i Los Refrescos nell''89. Per poi rinfacciare, peró, alla capitale l'assenza del mare. Che, a loro dire, vale di piú. 



E mi piace anche il fatto di crearmi, poco a poco, una cultura musicale a tutto tondo. Dico davvero, adesso sono seria. Ché tra una risata e una presa in giro bonaria, io ad ogni Natale finisco col saperne un po' di piú, sul passato dell'altra mia terra. Altro che Carlo Conti! Non dovrebbe essere anche questo lo scopo di un servizio pubblico, in realtá?

mercoledì 18 luglio 2012

Di spot in spot. In Spagna. D'estate.


Tra i Grandi Misteri dell'umanità, andrebbe senz'altro annoverato l'indicibile successo che hanno in Spagna le pubblicità cantate. Soprattutto se promuovono bibite. Ecco perchè non mi stupisce più di tanto che quelli di Fanta e Sandevid siano oggi tra gli spot estivi più commentati sui social network di lingua iberica. Due assaggi surreali di freschezza che promuovono il divertimento in un collaudatissimo formato musical. Il primo, affidando a un coro di voci bianche il compito di mandare a...tomar fanta le più rinomate categorie di guastafeste mondiali. Dalla vicina seriosa che irrompe a un party privato, al buttafuori che impedisce l'accesso ad un locale. Il secondo, regalando tutto il protagonismo a uno psyco-camarero che, in realtà, di Psyco ha ben poco. Almeno in senso negativo, visto che si affanna ad aiutare tutti. Oddio, io personalmente se mi trovassi uno così cambierei bar. Comunque, resta il fatto che i suoi consigli su come rimorchiare senza essere palesi o superare una delusione d'amore, sono tra quelli che più spesso ricorrono nei tweet. Almeno, tra quelli delle trecentocinquanta e passa anime che seguo io. Certo non pretendo di fingermi l'Istat. Ma, chissà, frasi come :“Puedo ayudarte a pillar sin que parezca obvio, poneros de picar unas bravas y un novio” o “siempre habrá alguien que se alegre de verte” magari le avrete lette anche voi. Nel caso, ecco, sappiate che provengono da lì.











Ad ogni modo, con buona pace del “canta che ti passa”, io a questa tendenza da filastrocche continuo a preferire i mini-film di Estrella Damn. D'altronde, il loro “mediterraneamente” è ormai diventato un simbolo. Una sorta di grande classico che segna l'inizio della bella stagione. Lo spot estivo della birra è talmente atteso e seguito che il prodotto che aspira a vendere è diventato ormai dettaglio marginale. Contano di più – o, almeno, così sembra- la scelta della location e quella della canzone di accompagnamento: autentica manna dal cielo per l'industria locale del turismo e per le vendite dell'interprete prescelto. Quest'anno la fortuna è toccata all'Isola di Mallorca, e più in concreto alla Serra de Tramuntana, recentemente dichiarata patrimonio dell'Unesco per il suo valore paesaggistico. Cantano “You can't say no forever” gli svedesi Lacrosse.

E il successo dello spot, beh, nemmeno in questo caso stupisce. Non solo perchè anch'esso ricalca una formula ormai consolidata; ma anche e soprattutto perchè, ammettiamolo: Estrella Damn sa come riassumere un'estate. E come farti commuovere, sempre, sul finale. Laddove un soffio di vento sulla carta d'imbarco si unisce ad uno slogan ad effetto per far nascere un brivido in te.






PS. Se volete curiosare tra altri spot della televisione spagnola, consiglio vivamente questo blog 



mercoledì 4 luglio 2012

Generación...perdida.


Generación Erasmus”, come il titolo di un libro che ho giá letto: si chiama cosí. E' uno di quei programmi in cui ti imbatti a tarda notte, quando scollarsi dal ventilatore sembra comunque piú difficile che assecondare le palpebre in caduta. Un reportage di quindici minuti scarsi per festeggiare il compleanno della borsa di studio che mi ha cambiato la vita. 25 anni, mica bruscolini.

Lo trasmette la televisione di Stato spagnola, quel programma. Ci sono cattedratici che fanno fede al nome nascondendosi dietro a una scrivania. Ex studentesse particolarmente fortunate da essersi poi stabilite nel Paese in cui erano state spedite. Ma il messaggio di base, ahimé, resta soltanto uno:

Fuggite dalla Spagna, emigrate. Per i giovani, qui, non c'é nessun futuro.

E a me viene il magone. Non che non lo sapessi, intendiamoci. La Spagna è in crisi, mica é una novitá. Solo che ascoltarlo lí, pronunciato a voce alta e in tono fermo... non so, é stato come sentirsi strappar via con violenza il cerotto di una speranza che io conservavo ancora. Come se, d'un colpo, perché l'ha detto un altro, fosse diventato vero.

Non si sceglie di chi innamorarsi. Per questo a volte parliamo di “persone sbagliate”. Persone che non ci ricambiano. Che ci complicano la vita. Che ci riducono in un angolo, impotenti, a pianger via la consapevolezza che i sogni ad occhi aperti rimarranno sempre tali. Ecco, forse con i Paesi é un po' lo stesso. Non posso scegliere di lavare la Spagna dal mio cuore. Se é per quello, non sono neanche in grado di smettere di lottare. Solo che, accidenti, é la terra sbagliata. Il playboy che non ti garantisce un futuro. Uno giá impegnato con un'altra. Qualcuno che, semplicemente, hai conosciuto nel momento sbagliato.

Fuggire dalla Spagna”, é il consiglio che danno ai giovani di lí. E io, io che vorrei soltanto entrarci; entrarci per restare, finalmente... io quali prospettive ho?

A volte penso che dovrei prendere in considerazione altre vie. Cercare il mio futuro in Inghilterra, magari. Oppure, chessó, in Svizzera, ché dicono sia all'avanguardia. Forse potrei addirittura puntare oltreoceano. A Miami c'é una grossa comunitá di hispanoablanti, tanto per dirne una. E in Costa Rica, giá dal nome, non dovrebbero stare cosí male. In realtá non credo che avrei difficoltá ad ambientarmi. Non le ho mai avute, in nessun posto. Poi, si sa, mi piacciono le sfide. Sí, la paura che sento a ipotizzare scenari del genere non é certo di quelle che ti tarpano le ali. Solo che...accidenti, solo che non é il futuro che volevo.




Io ho sempre avuto le idee chiare. Ho sempre saputo che avrei voluto scrivere, per vivere. Ho sempre saputo di voler studiare giornalismo. E ho anche sempre saputo che la mia indipendenza l'avrei vissuta in uno tra due posti: in Spagna, soprattutto. O, se proprio fosse andata male, in Emilia Romagna. Aut aut.

Invece sono ancora a Monfalcone, l'unico posto dove non mi sarei mai immaginata di restare. Persa tra tirocini che non mi daranno mai da vivere. Rimborsi spesa inconsistenti, e curricula spediti senza risposta alcuna. Sono ancora qui, sempre piú apatica e con sempre meno voglia di lottare. Qui, a passare in rassegna nella testa tutte le persone che vorrei avere accanto per accorgermi che tutte, tutte loro, son lontane dei kilometri.

Forse dovrei davvero passare al piano C. All'assurda ancora di salvezza di pubblicare un romanzo e sperare che vada bene. Perché davanti a troppi no; davanti a titoli di studio e lodi che non servono; ho la sensazione che sia scrivere la sola e unica cosa che so fare davvero. Mi manca la storia, peró. Mi manca anche il coraggio di raccontare di me.

Oggi é un giorno un po' cosí. Un giorno in cui “fuggire dalla Spagna”, piú che un consiglio, é uno strappo al cuore.