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giovedì 7 settembre 2017

L'Hipsterbole e le altre geniali figure retoriche di "Palabras Bastardas"



Palabras Bastardas è uno dei miei nuovi account Twitter preferiti di lingua spagnola. Sostanzialmente gioca con i vocaboli, deformandoli per fornirne definizioni ironiche. Roba da Nerd del Lessico, insomma. Proprio come me.

Ebbene, ieri il genio creativo che vi sta dietro ha dato vita ad un thread interamente dedicato a figure retoriche e concetti letterari. Mi è piaciuto a tal punto che ho sentito il preciso obbligo morale di condividere con voi, in italiano, alcune tra le più brillanti. Naturalmente, trattandosi di giochi di parole, non tutte sono facilmente traducibili. Per scoprire anche le altre, quindi, vi consiglio caldamente di cliccare qui. 







ALLEGORILLA: successione di metafore sulle scimmie. 

ALLITERAZIONE: ripetizione di suoni uguali uno sopra l'altro e in cui a te tocca sempre dormire sotto a quello che russa di più. 

ANTWEETESI: figura che contrappone un messaggio su Twitter ad un altro di un hater che lo annulla e lo contrasta usando parole contrarie. 


CUENCATENAZIONE: ripetizione di casas colgadas. 


Le famose "Casas Colgadas" della cittadina di Cuenca



DELFINIZIONE: enumerazione dei tratti distintivi di alcuni cetacei. 

EUFEMMINISMO: figura retorica che consiste nello sostituire una parola o espressione sgradevole con un'altra di connotazioni meno maschiliste. 

HIPSTERBOLE: modernismo che consiste nell'esagerare quanto sei alternativo: "sono talmente vegano che mi mangerei un cavolo" e robe del genere. 

LITROTE: figura birraia che afferma che non sei ubriaco negando il contrario, o all'opposto. O il primo che ho detto. Sono già ciucco con tutti 'sti giri. O no. 

PROSOPOPEYE: attribuire qualità di un animale ad un marinaio che mangia spinaci. 

SIPNOSI: trama di un film o libro che annulla la volontà e obbliga irrimediabilmente a vedere o leggere il suddetto. 


Voi quali altre inventereste in italiano?





mercoledì 22 aprile 2015

13 segnali inequivocabili per riconoscere un italiano che ha vissuto in Spagna

Chi ha vissuto in Spagna, inutile, lo sgami subito. Non importa che ci sia stato per tre anni o per tre mesi; certi comportamenti gli restano incollati addosso, che lui lo voglia o meno. É cosí che si rende riconoscibile ai suoi simili: una cricca di accaniti filoispanici col piantino facile che sogna l'importazione del tinto de verano e avverte brividi di sincera emozione ogni volta che qualcuno pronuncia bene “Zara”. Se ancora non li avete identificati, provvedo ad elencarvi i principali:

1. L'italo-spagnolo dice uifi, non uaifai. Non si capisce perchè, la tendenza tutta iberica a “leggere come si scrive” attecchisce meravigliosamente su di noi italiani, quando si parla di connessione wireless. Se vi capiterà di accennarvi utilizzando la corretta pronuncia anglofona, la prima reazione dell'italo-spagnolo sarà con tutta probabilità quella di guardarvi con espressione smarrita urlando contrariato “eeeeehhhh?!”. 



2. L'italo-spagnolo non sa mai da che parte iniziare a baciare la gente. 
In Spagna, i classici due baci di saluto sulle guance si inizia a darli dal lato opposto rispetto alla convenzione nostrana. Risultato: il povero malcapitato qui in oggetto tenderà ad andare controcorrente in entrambi i Paesi, causando testate, imbarazzo, incidenti diplomatici, risse con amanti gelosi e – in pochi, fortunati, casi – l'inizio di una relazione.


3. L'italo- spagnolo si presenta ad ogni appuntamento con almeno quindici minuti di ritardo. Non lo fa apposta. É che se la prende comoda. Fa la siesta. Ha imparato ad odiare lo stress. E, soprattutto, dimentica che i suoi amici in Patria hanno questa fastidiosissima abitudine di intendere davvero le quattro quando dicono le quattro. Come gli verrá in mente, poi. Bah.


4. L'italo- spagnolo, al ristorante, propone sempre di “ordinare vari piatti e dividere”. La filosofia del “compartir” alla base delle tapas, delle medias raciones e di un po' tutta la gastronomia spagnola gli sembra troppo perfetta per venire abbandonata. Anzi, sappiate che ogni vostro “no” gli causerà un'immensa frustrazione.


5. L'italo-spagnolo veste casual. Cioè, casual è un eufemismo. Diciamo che, dell'apparenza, non gliene frega proprio alcunchè. Il Credo che lo muove è: perchè spendere soldi in abiti firmati e costosi quando puoi usare quei soldi per viaggiare? E soprattutto: perchè qualcuno dovrebbe giudicarti per i tuoi vestiti? Così  compra tutto da H&M, Berska, Cinesi (anzi, chinos!) e, tutt'al più, qualche mercatino qua e là. Gli uomini li riconoscerai dai jeans consunti e le t-shirt. Le donne dalle stampe floreali, i colori accesi e i rossetti rossi che tenderanno ad abbandonare progressivamente man mano che si riadattano al clima modaiolo italiano. Con un bel po' di sospiri ogni qualvolta apriranno l'armadio.




6. L'italo-spagnolo dà del tu a chiunque. 
In Spagna si è abituato a farlo con professori, funzionari pubblici e possibili datori di lavoro, rendendosi conto che ogni rapporto – in questo modo – riusciva ad essere più naturale. Perchè dovrebbe smettere, ora?





7. L'italo-spagnolo si lamenta costantemente del prezzo di alcol, concerti e beni alimentari. 
Sopportatelo. Anche se è la ventitreesima volta che vi ripete che con lo stesso prezzo, in Spagna, faceva la spesa per due settimane. O che un litro di Mojito al suo baretto di fiducia costava la metà di 'sta roba annaquata qui. Quando non glielo offrivano aggratis (se è una donna), chiaro.


8. L'italo-spagnolo regge l'alcol che è una meraviglia. 
Per la ragione, vi rimando al punto precedente. Tranquilli, però: dategli un paio di mesi a ritmi e costi italici e tornerà perfettamente normale.



9. L'italo-spagnolo ama la birra. 
La scienza non è ancora stata in grado di spiegare cos'abbiano di tanto speciale le cañas spagnole, ma sembrano in grado di produrre dipendenza anche tra gli individui piú insospettabili. Magari prima di partire non la bevevano mai. Al ritorno, invece, é l'ordinazione fissa come accompagnamento ad ogni pasto. Se potessero, ci farebbero anche colazione.

10. L'italo-spagnolo non si fa mai mancare patate, uova e olio nella sua cucina. 
Li considera, infatti, il trittico fondamentale alla preparazione del 90 per cento dei pasti. La loro assenza basterà a mandarli in crisi.



11. L'italo-spagnolo va in depressione se piove per più di tre giorni di filadiventando un essere assolutamente apatico e rompicoglioni in grado di stuzzicare i peggiori istinti omicidi del prossimo. Nota bene: vale solo per chi ha vissuto alle Canarie o in Andalusia.

12. L'italo-spagnolo riconosce uno spagnolo autoctono al primo sguardo
, e non sa dirti perchè. Di solito avrebbe anche voglia di correre ad abbracciarlo, ma (ringraziando il cielo) si trattiene.


13. Ora che l'hanno importato in Italia, 'italo-spagnolo vivrebbe al 100 Montaditos
, custode imperituro di buona parte dei suoi ricordi migliori. Che, ovviamente, non esiterà a condividere in ogni minimo dettaglio con voi che l'accompagnerete. Ignoratelo annuendo a fasi periodiche, come si fa coi matti.


Vi riconoscete, cari i miei filo-ispanici? Avete qualche altro segnale inequivocabile da aggiungere? Dai, non fate i timidi: tanto lo so, che ho sicuramente dimenticato qualcosa!  

venerdì 14 novembre 2014

Talent Show flamenchi e altri deliri su X-Factor

Ehi, signori produttori televisivi! Mi vedete? Sono quaggiù, quella che agita le braccia! Guardatemi, però, chè sennò mi sento scema. Ecco, sì. Un po' più a destra, vicino alla signora del blog con le ricette. No, non quella che scrive i post in comic sans, l'altra.…esatto, bravi! Ciao, piacere mio. Ora che ho la vostra attenzione rimanete dove siete, che c'ho 'na roba da proporvi. Una figata, eh? La boccata d'aria fresca destinata a dare una svolta alla vostra carriera. Il nuovo che avanza. Il format definitivo. L'avanguardia del piccolo schermo. Un'ideona, insomma, dai. 

É che guardavo X Factor, ieri sera. E, prima che iniziasse, ho realizzato un'immagine che - alla resa dei conti - credo abbia fatto ridere soltanto me. Pazienza. Voglio dire, si sa che solo le menti eccelse sono in grado di cogliere il mio umorismo raffinato e culturalmente pregno di significati. É soltanto a beneficio della loro crescita intellettuale che, ora che ho scoperto il programmino per realizzarli, inonderò di meme il web come-se-non-ci-fosse-un-domani. Comunque. L'immagine in questione, di chiara ispirazione decadentista e studiati rimandi alla mitologia celtica, era quella che segue. Un'opera d'arte ispirata a un dramma realmente accaduto nell'aula di una scuola di danza tra un gruppo di simpaticissime e bellissime allieve che proprio non so chi siano (me ne hanno parlato molto bene, però. Secondo me dovreste coprirle d'oro; così, sulla fiducia). Da contemplarsi in religioso silenzio. 



Orbene, la ricerca di italo-spagnolismi nel programma degli ascolti record, unito a simile capolavoro, ha scatenato un pandemonio tra le mie sinapsi. Ed é lí che entrate in gioco voi, miei cari produttori televisivi. Perché il mondo ha bisogno di un talent show flamenco. Dico sul serio. Non serve neanche ipotizzare strutture troppo innovative. Scopiazzi da X Factor e via andare. Io già me lo immagino: coreografi di tutto rispetto come giudici. Sara Baras ed Estrella Morente tra gli ospiti. Il Tommassini della situazione che si fa di acidi prima di creare le scenografie. Bellissimo. Quasi mi commuovo. 

Le squadre potrebbero rimanere, nella sostanza, quelle di XFactor: ballerini uomini under 24, ballerine donne under 24, ballerini/e over 24 e gruppi. Ogni settimana verrebbe assegnato un palo diverso. Tipo: "puntata a tema Alegría". Al che ogni concorrente, assieme al suo giudice, sceglie su quale alegría ballare, che coreografia inscenare, quale abito indossare. Televoto, ballottaggi e lacrime restano gli stessi. E chi vince viene scritturato per una presenza fissa al Corral de la Morería. 



Cioè, non é semplicemente GENIALE? So che verrete a fare la fila fuori da casa mia per chiedermi i diritti, perciò mi sono portata avanti e ho già allestito le transenne su tutta la strada. Potete portare anche la quechua, ma cercate di non lasciare tutto quel casino imbarazzante che seminano in giro i fan ai concerti. Sennó i vicini poi si arrabbiano con me. 

Ad ogni modo, io non capisco proprio perché ad X Factor nessuno canti mai qualcosa di spagnolo. Così, giusto per darmi il contentino di scrivere un post criticando la pronuncia. Niente. Inglese, francese, italiano. Ma la lingua più musicale di tutte mi viene bistrattata così. Tzé. Anzi, sapete che c'é? Ora che se ne é andato Morgan mi candido a prendere il suo posto. Davvero, chiamatemi. I Komminuet sarebbero perfetti per interpretare un'inedita versione de El Puntito di Dani Martín. Lui fa la parte rappata, e lei entra con la voce femminile nei ritornelli. Mi sembra già di sentirla. 



Per la seconda assegnazione punterei su qualcosa di diametralmente opposto come El Pescao de El Canto del Loco. E per la terza interpreti sempre diversi, una botta di vita: Pachanga de El Pescao. Sono troppo avanti, ammettetelo. Poi, già che ci sono, ne approfitterei per convincere Fedez ad assegnare canzoni tematiche a Fragola. Chessó, Strawberry Fields Forever, Tappeto di Fragole, Marmellata 25. Cose così. Non capisco perché non l'abbia ancora fatto, del resto. Incompetente. 

Ma, nonostante tutto, un po' di italo-spagnolismo alla fine l'ho trovato anche nel talent canoro. Lo incarna Leonardo De Carli. Che, per chi non lo sapesse, é uno dei due twix reporter che appaiono per circa due secondi prima e dopo la puntata con il fine di fare si e no una domanda ai concorrenti. Tra l'altro hanno sempre addosso qualcosa di rosso e di giallo, guarda tu la coincidenza. 


Ma non é perché si travestono da bandiera spagnola che meritano una menzione su questo blog, quanto perché uno di loro (Leonardo, appunto, quello non riccio) é in fondo abbastanza italo-iberico di per sé. Basta guardare il suo account Twitter, sulla cui foto di copertina campeggiava fino a poco tempo fa il Muelle Uno di Málaga (dovrete credermi sulla fiducia: deve averla cambiata apposta, il maledetto).

Si dá il caso che il tizio sia una vera e propria star di youtube. Tra i suoi video ce n'é più di uno ambientato proprio nella mia adorata capitale della Costa del Sol. Nelle intenzioni dovrebbero essere divertenti, ma confesso che io li guardo con la stessa espressione con cui guarderei un esercizio di fisica quantistica con le istruzioni per lo svolgimento in cirillico. Solite questioni di umorismo alternativo, suppongo. Peró a lui non lo dite, ché una rappresentanza itañola sui media fa bene alla categoria, anche se é di secondo piano. E soprattutto, magari può aiutarmi a mettere una buona parola per la faccenda di sostituire Morgan. Secondo me El Puntito piace anche a lui.