Visualizzazione post con etichetta umorismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta umorismo. Mostra tutti i post

giovedì 7 settembre 2017

L'Hipsterbole e le altre geniali figure retoriche di "Palabras Bastardas"



Palabras Bastardas è uno dei miei nuovi account Twitter preferiti di lingua spagnola. Sostanzialmente gioca con i vocaboli, deformandoli per fornirne definizioni ironiche. Roba da Nerd del Lessico, insomma. Proprio come me.

Ebbene, ieri il genio creativo che vi sta dietro ha dato vita ad un thread interamente dedicato a figure retoriche e concetti letterari. Mi è piaciuto a tal punto che ho sentito il preciso obbligo morale di condividere con voi, in italiano, alcune tra le più brillanti. Naturalmente, trattandosi di giochi di parole, non tutte sono facilmente traducibili. Per scoprire anche le altre, quindi, vi consiglio caldamente di cliccare qui. 







ALLEGORILLA: successione di metafore sulle scimmie. 

ALLITERAZIONE: ripetizione di suoni uguali uno sopra l'altro e in cui a te tocca sempre dormire sotto a quello che russa di più. 

ANTWEETESI: figura che contrappone un messaggio su Twitter ad un altro di un hater che lo annulla e lo contrasta usando parole contrarie. 


CUENCATENAZIONE: ripetizione di casas colgadas. 


Le famose "Casas Colgadas" della cittadina di Cuenca



DELFINIZIONE: enumerazione dei tratti distintivi di alcuni cetacei. 

EUFEMMINISMO: figura retorica che consiste nello sostituire una parola o espressione sgradevole con un'altra di connotazioni meno maschiliste. 

HIPSTERBOLE: modernismo che consiste nell'esagerare quanto sei alternativo: "sono talmente vegano che mi mangerei un cavolo" e robe del genere. 

LITROTE: figura birraia che afferma che non sei ubriaco negando il contrario, o all'opposto. O il primo che ho detto. Sono già ciucco con tutti 'sti giri. O no. 

PROSOPOPEYE: attribuire qualità di un animale ad un marinaio che mangia spinaci. 

SIPNOSI: trama di un film o libro che annulla la volontà e obbliga irrimediabilmente a vedere o leggere il suddetto. 


Voi quali altre inventereste in italiano?





sabato 15 aprile 2017

5 account umoristici spagnoli da seguire su Twitter

A chi mi dice di non amare Twitter rispondo che è quasi di sicuro perchè segue le persone sbagliate. Se siete sul social e capite lo spagnolo, eccovi quindi cinque account che vi faranno morire dal ridere. 

1. Historia de Mágala @historiadmagala

Il mio preferito in assoluto. Parodia degli innumerevoli account dedicati alla storia, alla cultura e alle infinite bellezze di Málaga, Historia de Mágala ironizza sui molteplici aspetti che caratterizzano la città. Comprensibile solo da chi ci vive, spazia dall'indubbia colonizzazione del Pimpi all'impossibilità di attraversare Calle Carretería in piena Semana Santa. Naturalmente trovano spazio anche i lavori eterni del Metro, le inevitabili foto del Muelle Uno al tramonto postate su Instagram, o il conto esagerato della Caffeteria Lepanto in Calle Larios. Geni assoluti. 








Una delle idee secondo me più originali che abbia mai partorito la creatività spagnola su Twitter. Per capirla è necessario sapere che "lo siguiente" è una delle espressioni spagnole colloquiali più usate per enfatizzare un concetto. Si dice, ad esempio, "estoy cansada no, lo siguiente" come noi diciamo "non sono stanca, no, di più". Ebbene, i gestori di questo account - diventato virale in pochissimo tempo- sfruttano il motore di ricerca del social network per rintracciare tutti gli utenti che la includono in un tweet e rispondere a ciascuno di loro informandoli su cosa sia, letteralmente, "lo siguiente" alla loro frase. "Esausta", per dirne una. E se a spiegarlo sembra contorto, leggerlo fa scompisciare. Followare per credere. 









Un classico. Responsabile della maggior parte dei Trending Topic umoristici a tema andaluso in Spagna (e, credetemi: sono tanti!), questo account si premura principalmente di fornire la perfetta traduzione andalusa delle principali espressioni spagnole. Un must-follow per chi vive nel Sud della Spagna e dei "vamoh a veh", "aro aro", "ira ira" ha fatto ormai uno stile di vita. 









Sulla scia di Traductor Andaluz, gli autori di Spanish for guiris si rivolgono ironicamente agli stranieri che hanno studiato lo spagnolo perfetto ma si sono ritrovati a vivere in Andalusia. Le espressioni colloquiali più curiose o caratteristiche della Comunità Autonoma (ma anche della Spagna in generale) vengono tradotte in inglese a loro beneficio, dando vita in realtà a una serie di tweet spassosi. 










Parodia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, condivide studi medici e informazioni sanitarie improbabili per il sorriso di tutti. L'unica cosa che non mi piace di questo account è l'eccesso di retweet di tale @CineJavi, che probabilmente è la persona che c'è dietro. Se ignorate tutti gli ajajajajaja e i "me mueroooo" con cui accompagna i recap dei tweet teoricamente più divertenti della settimana, però, il resto è decisamente non perdere. 









Se avete altri account da segnalare, i commenti sono tutti per voi. Fatece ride', però en español. 



giovedì 24 marzo 2016

Di Italia- Spagna a Udine e delle occasioni perdute

A Las cinco en el Astoria, dicevano i tizi de La Oreja de Van Gogh. Ed è esattamente ciò che avrei dovuto fare ieri. 





Pare ci fossero state circa cento persone, davanti a quell'hotel di Udine. Aspettavano la Nazionale spagnola, impegnata questa sera in uno degli eventi più italo-iberici che la Regione ricordi.


Insomma, avrei avuto diverse missioni da compiere.

Tanto per cominciare, sarebbe stata un'ottima occasione per rimediare un po' di nuovi lettori. Avrei potuto stampare dei volantini con l'indirizzo e distribuirli alla gente in attesa. Scriverlo a mano in pessima grafia su degli aeroplanini di carta. Noleggiare un'auto col megafono e girare declamando "italo-spagnola, il blog che stavi aspettando!" "Italo-spagnola, la voce di chi ama la Spagna" "Italo-spagnola, dove le crisi d'identità sono all'ordine del giorno", "italo-spagnola, l'angolo online per chi.... " EBBASTAHAIROTTO. Ok, la smetto. Dai non fate così. Io dicevo per dire. Ehi, metti giù quel bastone. EEEEHI.


In alternativa avrei potuto travestirmi da giornalista o nota blogger per intrufolarmi con l'inganno nella hall. A tal proposito urge specificare la differenza tra il travestimento da giornalista e il travestimento da nota blogger. É una questione importante, e pare che il mondo sia ancora molto confuso in merito. Ho avuto una dotta disquisizione in proposito proprio ieri. Tra l'altro potrebbe tornarvi utile in vista del prossimo carnevale, non si sa mai.

In sostanza: per travestirvi da giornalista dovete indossare un cappello, infilarci dentro un foglietto con sù scritto "Press" e mettervi un paio di occhiali di quelli rotondi e grandi con la montatura classica. Avete presente, no? Se, invece, volete farvi passare da "nota blogger" è imprescindibile la messa in piega perfetta abbinata a un look casual ma perfettamente curato. Meglio se vi portate dietro un iPad, ché sempre scena. Ah, e sparatevi selfie di continuo. Non importa con quale sfondo o per quale ragione. Se vi chiedono qualcosa potrete dire "sto aggiornando i miei follouah sull'Instagram" (mi raccomando l'articolo davanti a Instagram: fa molto simpaticona/sbarazzina/moderna e tutti vi ameranno all'istante).

Comunque. Una volta ingannati i calciatori in virtù del mio spagnolo fluente (?!) avrei potuto strappare loro un'intervista esclusiva da rivendere ai media locali. Cosa che mi avrebbe chiaramente aperto la strada verso il Pulitzer. Sarei diventata famosa come "la finta nota blogger che è diventata nota davvero" e sarei stata costretta a dire "follouah sull'Instagram" per sempre. Che mirabolante prospettiva.

Un'altra cosa che avrei potuto fare, se fossi andata ieri all'Astoria, sarebbe stata chiedere a Morata di salutarmi il suo amico El Pescao, a Piqué di cosa sia solito chiacchierare a tavola con Zuckerberg, e a Iker Casillas se mi sposa. Che cavolo, COS'HA LA CARBONERO CHE IO NON HO?! EH? EH?

Ok, non rispondete.

Tra l'altro mi è giunta voce che Iker sia parecchio triste. Voglio dire, ieri è atterrato a 10 minuti in auto da casa mia e io non ero lì ad accoglierlo. Poverino, è ovvio che ci sia rimasto male.
Una foto pubblicata da Selección Española de Fútbol (@sefutbol) in data:



Forse però posso ancora rimediare. A che ora dite che partono, domani?
IKEEEEER ASPETTAMI IKEEEEEEERRRR!

Ah, buona partita a tutti.






martedì 2 febbraio 2016

Very #Odissea: spagnoli che twittano come nell'antica Roma

Gli spagnoli mi capiscono, capitolo 2736355454 virgola 53 col tre periodico. Anche se non sempre, purtroppo, riesco ad essere "sul pezzo" quanto vorrei.

É passata ormai quasi una settimana da quando gli utenti iberici hanno deciso di divertirsi sul mio social preferito con l'hashtag #TuiteaComoSiEstuvierasEnLaAntiguaRoma (twitta come se fossi nell'antica Roma). Da quel momento in poi si sono susseguite serate al cinema, weekend a Venezia, quantità esagerate di pop corn e frittelle, iniziative a dir poco avventate. Eppure, il mio entusiasmo per quella trovata non si è ancora - per niente! - smorzato.

Il fatto è che gli spagnoli, twittando come se fossero nell'antica Roma, incarnavano in tutto e per tutto lo spirito che già avevo riversato nella mia #Odissea. C'era l'ironia fine a se stessa. C'era il linguaggio di una nuova era applicato a vicende più o meno universalmente note dell'antichità. E c'era - soprattutto- la satira, che dal triumvirato ai gladiatori usava quelle vicende per criticare, condannare o riflettere sui fatti d'attualità nazionale (corride, indipendenza catalana e coalizioni politiche in primis), oltre che sui comportamenti più tipici del web. Last but not least, converrete che l'unione di lingua ed argomento dia vita a un contenuto alquanto italo-spagnolo.

Quindi sì, sarebbe stato decisamente meglio scriverlo il giorno dopo. Ma il passaggio del tempo non mi è sembrato in ogni caso una ragione sufficiente a rinunciare al post. Un post che vuole celebrare la creatività di quell'hashtag riportando, in originale e traduzione italiana, la selezione dei tweet secondo me più significativi. Quelli più sagaci. Più originali. Più divertenti. Insomma, quelli che più mi hanno fatto venir voglia di scrivere qualcos'altro simile ad #Odissea.

Buona lettura (e buone risate) a tutti!



"Ah, certo, ora che è morto Cesare viene fuori che piaceva a tutti, no?"

"I cristiani sono come gli Hipster. Solo un'altra moda passeggera".

"Il gladiatore non soffre, è arte".

"Quelli a cui non piace vedere leoni che divorano cristiani che non vadano all'anfiteatro e punto".

"Lo sacrificheranno domani. Cerca casa urgentemente".

"Questo con Marco Aurelio non succedeva".

"Gli schiavi che ho ordinato su Amazon non sono ancora arrivati."

"Libertà per la provincia di Cartagine! Vogliamo la nostra lingua e la nostra cultura! La PUNICA!"

"Dai, scolpiscine un'altra che sono venuto mosso".

"Non ho le forze per scalpellare 140 caratteri sulla pietra".


"Oggi è venuta a divertirsi al Colosseo:


Cleopatra"


"...E la vincitrice della I Edizione di Operación Triunfo in Hispania é... Rosa, Rosae Lopez!

"Madre, ha capito ora come funziona lo scalpello?

Sta scalpellando...
Sta scalpellando...
Sta scalpellando...

Ni. "



"Schiavi, coprite le statue degli dei, che potrebbero offendere l'ambasciatore persiano".

"Guarda, son tre giorni che la gente é accampata davanti alla porta del teatro per non perdersi la Medea"

"Forza, chi liberiamo?"

"Io conoscevo i gracchi prima che fossero di moda"

"Un triumvirato? Cosa state dicendo? Basta con le coalizioni...!"


"Cameriere, cinque birre!"

mercoledì 20 gennaio 2016

"47 cose che abbiamo fatto tutti mentre Twitter era in down"


Ieri, ormai lo saprete, Twitter è andato in down. Niente di eclatante, per carità. Giusto un periodo breve di funzionamento a singhiozzo. Ma alle amabili genti del web basta molto poco per creare un tormentone. Così, sui social, è diventato subito il principale argomento di conversazione. Battute e meme si sono sprecati. Giornali e magazine online si sono affrettati a raccoglierli. E ammetto che io stessa mi sono auto-compiaciuta abbastanza di un alquanto spiritoso  (!)  quanto originale intervento che non ho, infatti, esitato a ripetere più o meno ovunque e in lingue svariate. Ché l'essere rompiballe è parte integrante del mio DNA.




Comunque. Tra tutti, il post che più mi ha fatta ridere in conseguenza di tale epocale tragedia è stato quello pubblicato da BuzzFeed España. Anzi, "ridere" è riduttivo. Diciamo pure che mi sono trovata piegata in due sulla sedia in salotto mentre battevo i pugni sul tavolo declamando "perro, gato, ahahahahahahahahahahh" sotto gli sguardi preoccupati dei miei co-abitanti. Anche quel post l'ho condiviso ovunque. Solo che, inspiegabilmente, nessuno sembra essersi altrettanto entusiasmato. Bah. Sarà che non sono abbastanza fissati con Twitter. Sarà che il mio sense of humor è tarato su criteri diversi da quelli del resto dell'umanità. Il punto è che non me ne faccio una ragione.

Ecco perchè ho voluto tradurvelo. Perchè magari era solo l'ostacolo linguistico, il problema. In quel caso, non posso certo permettere che un dettaglio da nulla come il non essere ispanoablanti vi privi di una perla del genere. Buone risate (spero!) a tutti. E, Twitter, tu vedi di non fare altri scherzi simili. Ché a quanto pare noi, qui, non ce la possiamo mica fare. 



47 COSE CHE ABBIAMO FATTO TUTTI MENTRE TWITTER ERA IN DOWN 

(Post originale di BuzzFeed España)



1. Controllare Twitter per vedere se funziona
2. Prepararti un caffé 
3. Berti il caffè
4. Controllare twitter per vedere se funziona 
5. Cercare di inviare un tweet sul fatto che twitter non funziona e poi renderti conto 
6. Cercare di twittare su un foglietto di carta e mostrarlo alla gente uno per uno 
7. Cercare di inviare un tweet emettendo suoni dall'orifizio grande che hai sulla faccia

8. Cercare di leggere tweet lasciando che i rumori prodotti dall'orifizio facciale grande di altre persone entrino nei tuoi orifizi facciali laterali piccoli 
9. Guardare fuori dalla finestra, veder volteggiare un piccolo pettirosso e rimanere improvvisamente impressionato dalla tranquilla bellezza dell'inverno.  
10. Controllare Twitter per vedere se funziona
11. Guardare Facebook e notare che il tuo amico Barry ha di nuovo condiviso un'opinione razzista sull'immigrazione
12. Prendere in considerazione di commentare il post di Barry.
13. Decidere di non farlo 
14. Controllare Twitter per vedere se funziona 
15. Ricordare qualcosa di imbarazzante che hai detto ieri 
16. Ricordare un selfie stupendo che ti sei fatto ieri sera 
17. Aprire Instagram
18. Provare diversi filtri per il selfie
19. Decidere che non lo pubblicherai manco morto 
20. Controllare Twitter per vedere se funziona 
21. Stiracchiarti un po' e renderti conto che il tuo corpo non è più così agile com'era un tempo
22. Sentirti triste, stanco e annoiato 
23. Avvertire un senso di mancanza inspiegabile e renderti conto che non è solo per Twitter, ma anche per l'intimità, l'amicizia e l'amore
24. Controllare la app del meteo per vedere se si sta avvicinando qualcosa di interessante, tipo un po' di neve 
25. Ricordare quanto ti piaceva la neve da piccolo 
26. Ricordare il miglior amico dell'infanzia e chiederti se anche lui si ricorderà di te e ricordarti di come ridevate senza sosta ... di qualunque cosa
27. Produrre un altro rumore con l'orifizio facciale
28. Stare in piedi davanti alla macchina del caffè facendo rumori con l'orifizio facciale assieme ai tuoi colleghi
29. Godersi i rumori prodotti dal buco facciale dei tuoi colleghi e fare in modo che il tuo orifizio facciale abbai felice per la sorpresa
30. Fare una passeggiatina
31. Fissare il vuoto per un momento
32. Incominciare a pensare alla natura delle cose
33. Perderti in un'allucinazione in cui sogni lucciole che ballano in una grotta oscura che si contorce e si ripiega su se stessa, con tunnel che riconducono a se stessi in modo infinito, il tutto illuminato lievemente dalla luce delle lucciole
34. Iniziare a notare uno schema nel ballo imperscrutabile delle lucciole 
35. Con improvvisa commozione, renderti conto di essere approdato, unendo i diversi rami della fisica teorica, ad un avanzamento concettuale importantissimo che cambierà per sempre l'universo e condurrà ad energia gratuita illimitata che darà vita ad una nuova era di pace e prosperità in tutto il mondo
36. Controllare Twitter per vedere se funziona 
37. Funziona!
38. Leggere alcuni tweet 
39. Ahahahah c'è una foto di un gatto 
40. Com'era la faccenda delle lucciole e dei tunnel? 
41. Ahahahahaha gatto
42. Aahahaha anche un cane 
43. Gatto
44. Cane
45. Gatto
46. Cane
47. Aaaaaaahahahaaa


venerdì 4 settembre 2015

11 (altre) cose che capisci solo se hai vissuto in Spagna

Incredibile come persino la prima settimana di Settembre, di per sè apocalittica, riesca ad essere più sopportabile con la prospettiva di un volo nel weekend. E' quindi con la mente già a Barcellona che rileggo un testo trovato tempo fa su uno dei blog di Hola.com. L'aveva scritto un tale Javier de Miguel, e - riportando l'ironico elenco delle "cose che capisci solo se hai vissuto in Spagna" sembrava quasi la continuazione di uno dei miei tanti, deliranti, sproloqui. Mi è sembrato, perciò, opportuno congedarmi (ma per poco, eh?) riportando, in traduzione, i punti a mio avviso più significativi. Che poi sono la maggior parte, ma vabbè.  La versione completa la trovate qui. 

COSE CHE CAPISCI SOLO SE HAI VISSUTO IN SPAGNA: 


1. La tuta non serve per correre o andare in palestra. Con la tuta si fanno paellas e si va in escursione in montagna. 


2. A pranzo non si mangia "alla carta", si mangia il Menù del Giorno a 10,95 euro. Con il suo bel primo, il suo secondo, il dolce, il pane e la bevanda. E il caffè: richiedilo, magari è incluso pure quello. 


3. I bar, quanto più sono da vecchietti, tanto più autentici sono. Quei bar in cui non si concepisce buttare via i tovaglioli (quelli lì impermeabili, che più che pulire spalmano) nel cestino, ma vanno direttamente sul pavimento sotto al bancone assieme alle teste dei gamberoni e agli ossi delle olive. Sono sporchi, hanno un odore strano, sono esteticamente brutti. Ma sono nostri, e li adoriamo.

4. "Sobremesas" che durano dal pranzo alla cena. (NDT per i non ispanofoni: la sobremesa è un termine quasi impossibile da tradurre in italiano, almeno senza usare una perifrasi; si usa per indicare il tempo trascorso in chiacchiere, ancora a tavola, dopo aver consumato il pasto). Vi giuro che per quanto io abbia viaggiato molto, in nessun posto ho visto fare "sobremesas" di due ore e mezza in cui tra l'altro, quando qualcuno se ne vuole andare, c'è sempre uno che dal tavolo se ne esce con: "ma te ne vai di già? Eddai, prenditi un'altra birretta,no?". E quando te ne vai è solo perchè ti fanno pena i camerieri, che devono andarsene a casa, non certo perchè ne hai voglia. 



5. Fare colazione con pane, pomodoro, olio e sale è strano. Almeno se non sei spagnolo. Per non parlare dell'inzuppare nel latte con Cola-Cao (o nel caffè) le magdalenas, le palmeritas o magari un bizcocho de limón. Però quanto è buono....!


6. In Spagna, finchè non compi i venticinque anni, non sai che il café Olé, in realtà, è il "Café au lait".

7. Insultarsi tra amici non solo non è offensivo, ma indica un enorme grado di confidenza: del tipo "Cogl***, che razza di figlio di p*** sei".  Tra l'altro, chiamare tío (letteralmente: zio) qualcuno non implica nessun grado di consanguineità. (NDT: beh, questo anche a Milano. E tra rapper. Chevvelodicoaffà).

8. Quando ordini qualcosa da bere e non ti portano niente "de picar", da stuzzicare, ti incazzi.
Almeno delle mandorle o delle olive, no? Solo in Spagna puoi sfamarti con le tapas che ti portano quando chiedi un bicchierino di Rioja, un tinto de verano o un paio di birrette. Poi ci sono le tipiche battaglie tra comunità autonome per stabilire dove servano le tapas più grandi, più buone o più grasse. 


9.
Il nostro inno non ha un testo. Nè gli serve. Però, ai Mondiali ci stufiamo un po' a forza di cantare "lo, lo, lo, lo, lo, lo..."

10. Se non sei spagnolo non capirai mai che si può tifare Real Madrid e simpatizzare per il Rayo, ma non essere sia del Sevilla che del Betis. Si può tifare Espanyol e Real Madrid, ma mai Real Madrid e Atleti.

11. Uscire alle 23:30.
Quando in mezza Europa iniziano ad andare a dormire, qui le ragazze si stanno appena facendo belle e i ragazzi ci danno di Axe. Cenare alle 21.30 e pranzare alle 15.00 sono concetti che al di fuori dei nostri confini risultano del tutto incomprensibili. Almeno quanto lo è per noi che olandesi o canadesi preparino la cena alle 18.30. Ma se quella è l'ora della nostra merenda! 




Se almeno un paio di situazioni vi sono risultate famigliari, congratulazioni: ancora una volta, avete dimostrato di essere italo-spagnoli D.O.C!