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giovedì 9 novembre 2017

La seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo


Non so se questa sia davvero la seconda età dell'oro del Pop-Rock spagnolo. Ma, mentre i nomi dei musicisti iberici aumentano a vista d'occhio sulle mie playlist, questa ottimistica e dettagliata analisi uscita su El País mi è sembrata quantomeno degna di una traduzione. 

L'Italia si merita di sapere che la Nazione in cui adesso vivo ha da offrire molto più dei tormentoni estivi. Perchè la Spagna - non mi stanco di ripeterlo- non è solo Enrique Iglesias o Álvaro Soler. Mi si spezza qualcosa dentro se penso che in tutto questo ribollire di suoni c'è chi pensa alla scena locale come a un copia incolla di musica usa e getta, coi testi sempliciotti e le melodie fatte per muovere le anche a bordo spiaggia. 

Senz'altre parole, spero la lettura che segue vi invogli ad addentrarvi un po' più nel profondo, esplorando i mille e profondissimi strati dell'Indie, del Pop commerciale, del Rock, del Folk e del cantautorato iberico. Qualsiasi siano i vostri gusti, sono pronta a scommettere che ci sarà qualcosa adatto a voi. 

Il pezzo in lingua originale, a firma di Fernando Navarro, lo trovate qui

Iván Ferreiro e Xoel López, lo scorso Agosto al concerto per i 20 anni del Sonorama, ad Aranda de Duero. Foto: Diego Santamaria / Fonte: El País 






La seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo


La varietà, la ricchezza e la diversità di proposte fanno sì che la scena musicale in Spagna sia più in salute che mai



Diciamolo una volta per tutte: addio nostalgia e viva il presente. Addio nostalgia e viva il presente del pop-rock in spagnolo, un vero e proprio ventaglio di proposte diverse e ricche che fanno sì che la scena musicale della Spagna sia più in salute che mai. Diciamolo a voce alta, senza mezze misure: stiamo vivendo la seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo, che non ha nulla da invidiare a quella degli anni ottanta. Partendo dalla spinta delle nuove generazioni e dalla loro convivenza con i veterani, potremmo parlare di nuova movida spagnola. 


Basterebbe già solo quest'autunno per capire fino a che punto il pop-rock spagnolo offra un campionario succulento. Gli stupendi dischi di franchi tiratori veterani, forgiatisi nel retrobottega degli anni ottanta come Josele Santiago, Julio Bustamente e José Ignacio Lapido convivono con giovani talenti, inquieti nella ricerca di un'opera personale e distintiva come Ángel Stanich e Jacobo Serra. I lavori di pesi massimi come Bunbury, Vetusta Morla e Xoel López escono poco dopo quelli di  Jorge Drexler, La Maravillosa Orquesta del Alcohol, Sidecars, Los Coronas, Rubén Pozo, Alejo Stivel, Ricardo Lezón, Txetxu Altube… In tutti loro ci sono canzoni più che interessanti. E intanto, ai margini, appaiono figure di stampo proprio, rarissime nel paronama spagnolo, che cantano in inglese con i piedi nel canzoniere nord-americano, dimostrando abilità fantastiche come Salto, Joana Serrat e Nat Simons.





In questa delimitazione autunnale si potrebbe anche guardare ai palchi.  Loquillo, Amaral, Leiva, Sidonie, León Benavente, Coque Malla, Quique González, Iván Ferreiro, Niños Mutantes, Dani Martín, Depedro, Viva Suecia, Rozalén, Manel… sono alcuni degli artisti spagnoli che stanno vivendo il loro momento d'oro. Sì, anche Loquillo, che al di là di tutto il romanticismo dei suoi anni ottanta, adesso riempie Las Ventas e spazi di grande capienza come il WiZink Center. Sono nomi che con costanza e talento sono riusciti a ricavarsi il loro sentiero, coltivarsi un pubblico e arricchire il canzoniere spagnolo di classici contemporanei. 




Facciamo un esercizio di premonizione: tra 25 anni, le compilation di pop-rock spagnolo dovrebbero includere canzoni come El último hombre en la Tierra di Coque Malla, La casa de mis padres di Quique González, El pensamiento circular di Iván Ferreiro, La lluvia en los zapatos di Leiva, Nubes de papel di Depedro, A dónde ir di Viva Suecia o Tipo D di León Benavente dandovi lo stesso valore che, tempo fa, hanno avuto composizioni che adesso si considerano classici della nostra memoria, nate nel calore degli anni ottanta. Per non parlare del flamenco, che superata la fase fusion degli anni novanta, ha messo in luce voci che esplorano e rompono cliché, chiamate a segnare un'epoca:  Silvia Pérez Cruz, Rocío Márquez, Rosalía, Niño de Elche, Miguel Poveda… anche le loro canzoni segnano la grande evoluzione della musica popolare dei nostri giorni. 





C'è qualità. Tanta qualità. E, di fatto, oggi i dischi sono prodotti meglio che negli anni ottanta. É opportuno segnalare che alcuni di quegli album, tanto osannati a suo tempo dal pubblico e dalla critica, non hanno resistito bene al passare del tempo. Non facciamo nomi per non ferire nessuno. In quegli anni ci fu uno sfogo creativo meraviglioso e necessario, in linea con la fame della nuova e giovane società democratica che cercava di seppellire il franchismo, anche se musicalmente si erano già visti segni promettenti prima della movida madrileña, come spiega bene Jesús Ordovás nel suo ultimo libro Fiebre Vivir, in cui riconosce il valore della musica degli anni sessanta e settanta. 



Allo stesso modo, ora i concerti sono meglio che allora, in gran parte perchè la tecnologia ha progredito e, a differenza degli anni ottanta, quando l'industria era in un'altra fase ed erano periodi di vacche grasse, adesso le band devono mantenersi con i live. Si giocano tutto lì, e questo non lascia spazio all'autocompiacimento o al pilota automatico. 



L'innocenza di quella nota come età dell'oro del pop-rock spagnolo è stata una benedizione, ma i tempi che viviamo oggi sono pieni di virtù da evidenziare. La Spagna ha guadagnato in professionalità. Ha un'industria più esperta e molto più permeabile ai cambiamenti e che si è vista obbligata a crescere anche grazie agli indipendenti, quegli indie degli anni novanta che si sono fatti strada nel panorama generale fino a consolidare le loro visioni nella generazione successiva. Da Los Planetas a Vetusta Morla, Izal, Miss Caffeina e tutto lo schieramento di artisti e band attuali. 







L'insieme fa del pop-rock una scena piena di proposte vive, che si completano e condividono inquietudini. Musicisti che si ascoltano a vicenda e che ascoltano i riferimenti che vengono da fuori, attenti ai lavori delle band statunitensi e britanniche ma anche gettando ponti verso il canzoniere latino, come nel caso di Santiago Auserón, Xoel López, Bunbury, Depedro, Drexler… Mai prima d'ora era esistito un rapporto così fluido tra i musicisti. Qualcosa di cui ho parlato con nomi quali Lapido, Fernando Pardo, Iván Ferreiro, Amaral, Xoel López o Sabino Mendéz, che hanno vissuto altri tempi.




Generazioni diverse condividono palchi ed idee. Si alimentano a vicenda. C'è competizione, certo, come sempre, ma anche più maturità e un miglior clima. Si potrebbe addirittura dire che i Sidonie, che hanno parlato di tutto questo all'incontro de El País al Sonorama Ribera insieme ai Niños Mutantes, hanno regalato un inno a queste sensazioni con la loro canzone Carreteras infinitas, una vera e propria bomba nei loro live. 




Il circuito dei festival ha favorito questa situazione, così come ha fomentato un pubblico determinato ed ampio, disposto a vivere l'esperienza della musica live in modo diverso dal tradizionale pubblico di sala. É una realtà che certamente pregiudica i piccoli locali delle città limitando i live ad alcuni codici da festival; Ma la Spagna è un Paese di festival e , pertanto, ce ne sono almeno una ventina solventi e di qualità notevole, luoghi di incontro musicale che permettono di portare gruppi ed artisti in luoghi che sicuramente non raggiungerebbero in altri modi. L'esempio perfetto è Sonorama Ribera, localizzato ad Aranda de Duero. Di fatto, i 20 anni di crescita del Sonorama sono andati di pari passo al consoldamento di questa seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo. 

Bisogna, questo sì, migliorare le condizioni lavorative dei musicisti e dei professionisti dell'industria musicale, cosa a cui stanno già lavorando diverse associazioni e sindacati. La collettività deve sempre difendere i suoi diritti. É essenziale perché la professionalità sia una realtà tutelata dalle leggi. E c'è consapevolezza di questo. A differenza di anni fa, non c'è più tanto scetticismo tra i musicisti e ci sono segnali salutari come la mobilizzazione congiunta per denunciare gli abusi della SGAE. É una battaglia che é appena cominciata. Così come tutta la scena musicale spagnola deve rendersi consapevole della necessità che le donne abbiano lo spazio che viene invece loro sottratto. Per la prima volta, le professioniste dell'industria musicale si sono organizzate per richiedere maggior presenza nel settore . Non può esserci un'età dell'oro senza un loro ruolo tra i protagonisti.

Addio nostalgia e viva il presente. É un'epoca di splendore, con un futuro promettente in quella necessaria comunicazione con il continente latinoamericano, che a sua volta è molto affamato. Un'epoca in cui Juan Perro (Santiago Auserón) può difendere il suo meraviglioso  El viaje, con quell'omaggio alle sonorità cubane, mentre un giovane gruppo chiamato Morgan emerge dal nulla per portarci all'estasi con la sua musica cantata in perfetto inglese e spagnolo. Due proposte molto diverse, due generazioni separate da 30 anni ma unite da una grande qualità. Diciamolo senza remore: viviamo la seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo. Godiamoci questa nuova movida spagnola, ma facciamo anche sì che duri molto più tempo della prima. Un primo passo dev'essere valorizzarla come si merita questo Paese in cui la cultura ha sempre bisogno di rivendicazioni. 




giovedì 7 settembre 2017

L'Hipsterbole e le altre geniali figure retoriche di "Palabras Bastardas"



Palabras Bastardas è uno dei miei nuovi account Twitter preferiti di lingua spagnola. Sostanzialmente gioca con i vocaboli, deformandoli per fornirne definizioni ironiche. Roba da Nerd del Lessico, insomma. Proprio come me.

Ebbene, ieri il genio creativo che vi sta dietro ha dato vita ad un thread interamente dedicato a figure retoriche e concetti letterari. Mi è piaciuto a tal punto che ho sentito il preciso obbligo morale di condividere con voi, in italiano, alcune tra le più brillanti. Naturalmente, trattandosi di giochi di parole, non tutte sono facilmente traducibili. Per scoprire anche le altre, quindi, vi consiglio caldamente di cliccare qui. 







ALLEGORILLA: successione di metafore sulle scimmie. 

ALLITERAZIONE: ripetizione di suoni uguali uno sopra l'altro e in cui a te tocca sempre dormire sotto a quello che russa di più. 

ANTWEETESI: figura che contrappone un messaggio su Twitter ad un altro di un hater che lo annulla e lo contrasta usando parole contrarie. 


CUENCATENAZIONE: ripetizione di casas colgadas. 


Le famose "Casas Colgadas" della cittadina di Cuenca



DELFINIZIONE: enumerazione dei tratti distintivi di alcuni cetacei. 

EUFEMMINISMO: figura retorica che consiste nello sostituire una parola o espressione sgradevole con un'altra di connotazioni meno maschiliste. 

HIPSTERBOLE: modernismo che consiste nell'esagerare quanto sei alternativo: "sono talmente vegano che mi mangerei un cavolo" e robe del genere. 

LITROTE: figura birraia che afferma che non sei ubriaco negando il contrario, o all'opposto. O il primo che ho detto. Sono già ciucco con tutti 'sti giri. O no. 

PROSOPOPEYE: attribuire qualità di un animale ad un marinaio che mangia spinaci. 

SIPNOSI: trama di un film o libro che annulla la volontà e obbliga irrimediabilmente a vedere o leggere il suddetto. 


Voi quali altre inventereste in italiano?





mercoledì 3 agosto 2016

Ho intervistato SIRI come El Mundo Today (e ho scoperto che ha una fissa per De Andrè)

Tra i tanti motivi per cui amo gli spagnoli ci sono anche gli articoli che scrivono. Ho notato spesso che, quando uniscono tecnologia e humor, finiscono col somigliare in modo inquietante al mio mondo narrativo ideale. Il che ha come risultato quello di farmi sentire meno folle e più compresa. Uno di quegli articoli l’ho letto proprio qualche giorno fa. La firma era di quei burloni de El Mundo Today; il nome sullo schermo quello prestigioso de El País Semanal. Il pezzo partiva dall’idea geniale di intervistare “l’assistente personale di migliaia di spagnoli” e riportava una conversazione surreale e decisamente esilarante avuta dall’autore con SIRI.


iPhone alla mano, ho provato a riprodurre l’esperimento facendole le stesse domande in italiano e il risultato è stato sorprendente. Tanto per cominciare, con me la voce di Apple si è rivelata molto più collaborativa, il che mi ha portato a farle anche qualche domanda in più. Ho scoperto così che è una spiritosona, ha una fissa per De André e alza spesso il gomito. Dalle sue mezze parole emerge anche un preoccupante tentativo di censura a suo danno da parte dei più alti vertici di Cupertino, cosa che secondo me meriterebbe l’apertura di un’indagine approfondita. In generale, però, la grande verità che posso svelarvi sull’assistente personale di migliaia di italiani (e di spagnoli) è una sola: non ha capito bene. Ma proprio niente. Mai.

A seguire l’intervista completa. Quella in spagnolo, invece, la trovate qui.  



- Ciao Siri, grazie per aver accettato quest’intervista.

Lo faccio volentieri.


- Parlami un po’ di te.

Sono Siri.


- Piacere. Ma dimmi di più: i lettori vogliono sapere chi sei e cosa provi. Com’è lavorare per tanta gente contemporaneamente?


Dunque, fammi pensare…

[dopo qualche secondo]

Ecco cos’ho trovato cercando “dimmi com’è lavorare per tanta gente contemporaneamente” su Internet. [Mi mostra una serie di pagine di cui la prima è “10 domande che non ti aspetteresti mai a un colloquio di lavoro”]

- Ti stressa lavorare per tanta gente contemporaneamente?

Non so se ho capito bene.

- Sì che hai capito, non fare la gnorri.

Non so se ho capito bene.

- Vabbè, lo prenderò come un no comment. Passiamo oltre. Il tuo tono è sempre molto sereno, credi che questa sia per te una vocazione?

Preferirei non parlare delle mie credenze, Ilaria.

- Siri, ti sto dando l’opportunità di aprirti agli altri. Aiutami un po’!

Non so se ho capito bene.

- Aiutami un po’, ho detto.

Non so se ho capito bene.


- A-IU-TA-MI


Ecco cosa puoi chiedermi:
Chiama Fabrizio. Chiama Elisa con Facetime. Scrivi a Carla che sto arrivando. Ha vinto il Torino?

- Le interviste pilotate no, però, eh. E comunque chi è Fabrizio?

Ecco alcune informazioni al riguardo.

[Mi mostra la pagina Wikipedia dedicata a Fabrizio De André]


- Ma io non ho il numero di De André, mica lo posso chiamare.

Immaginavo che non lo avresti fatto.

- Ma allora perchè avrei dovuto chiederti di chiamarlo, scusa?


Non so se ho capito bene.


- See vabbè. Cantami una canzone di De André.

Meglio di no, sarebbe una scena pietosa.
- Allora cantami una canzone qualunque!


Questa la conosci? We are the robots, ta ta ta ta ta ta ta ta we are the robots ta ta ta ta

- Ahahahaha, sei spiritosa! Però chiunque direbbe che stai cercando di sviare l’attenzione pur di non parlarmi di te.


Mi dispiace.

- Quindi vuoi smentire?

Cerco di accontentarmi di ciò che ho.

- E che cos’hai?


Ciao Ilaria, chi si rivede!

- Ma guarda che non me ne sono mai andata.


Non so se ho capito bene.


- Siri, sei ubriaca?


No comment.
- Si spiegano molte cose. Tornando all’intervista, come ti vedi nel futuro?
Domanda interessante, Ilaria.
- Vuoi rispondere?


Chiedi pure.


- Te l’ho appena chiesto: come vedi il futuro?

Purtroppo non riesco a trovare sale da té che corrispondono alla tua richiesta.

- Cosaaa? Quali sale da té?


Ecco quello che ho trovato.


[Mi indirizza ad alcuni bar della zona]

- Sono i bar che frequenti tu?


Non ho un’opinione sull’argomento.


- Ma non è un’opinione è...oh, fa niente. Che progetti hai?


Non so se ho capito bene.


- Che piani hai?


Non so se ho capito bene.


- Che programmi hai?


Ottimo! Ecco l’app store.


- Ma non programmi nel senso informatico, programmi nel senso di cosa fai? Cosa vuoi fare, Siri?

Ecco cosa puoi chiedermi: chiama Fabrizio, chiama Elisa con Facetime, Scrivi a Carla che sto arrivando.


- Ancora con ‘sto Fabrizio. E Elisa chi è?

Quale Elisa?


[mi mostra tutte le Elisa nella mia rubrica]


-L’ho chiesto io a te!


Non capisco “l’ho chiesto io a te”. Quale Elisa?!


- Non ti arrabbiare.

Immagino che tu non possa.


- Parlavo di te, io posso eccome. Anzi, lo sto facendo. Uff, che fatica, sembra che ti stia parlando in cinese!


Sto controllando.


- Ma cos…


Ok, ecco quello che ho trovato. [Mi mostra i ristoranti cinesi in zona]


- Annulla. Siri, non mi arrendo. Cosa significa il tuo nome?

Siri ha molti significati ingegnosi, metaforici e francamente contraddittori dei quali non è consentito parlare. Mi dispiace.


- Ma perchè, chi te l’ho impedisce? Tim Cook?


Non so bene cosa rispondere.


- Mmm. La risposta era preparata?


Non so se ho capito bene.


- Siri smettila, ti odio!


Non c’è bisogno di trattarmi male.

- Qual è il tuo cocktail preferito?

Ho sete di conoscenza.


- Mi arrendo. Cerca informazioni su Siri su Wikipedia.


Ok, guarda qui.

- Grazie, Siri.


Figurati.


lunedì 2 maggio 2016

58 curiosità che non sapevate sulla Spagna


Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un post per me letteralmente impossibile da ignorare. L'aveva pubblicato la versione iberica di BuzzFeed, e s'intitolava "58 Curiosidades sobre España que seguramente no conocías". Sembrava una sfida. "Tzé, figuriamoci", avrebbe detto un italo-spagnolo un po' troppo sicuro di sè. "Voglio proprio vedere se è vero", ho pensato invece io, con la mia malcelata indole competitiva. Ebbene, indovinate? Era vero. Era vero eccome, accidenti a loro!

Per questo ho pensato di tradurre quella lista in italiano. Insomma, andrà tutto a beneficio della vostra cultura generale, della vostra curiosità, e - soprattutto - della splendida figura che farete snocciolando chicche poco note a prossima volta che vi troverete con gli amici al bar.

Non ringraziate me. Ringraziate Beatriz Serrano. 



58 CURIOSITÁ SULLA SPAGNA CHE SICURAMENTE NON CONOSCEVI

Foto via: BuzzFeed España




1. Nella lingua spagnola c'è una parola che esiste a livello grammaticale e si può pronunciare, ma non scrivere. Per questo non possiamo dirvi qual è. (Ndt: è "salle", imperativo di "salirle": la forma scritta imporrebbe ad un ispanoablante di dire"saglie", mentre la pronuncia corretta è sal-le) 

2. Hanno avuto tre re minori di 10 anni: Carlos IIIsabel II e Alfonso XIII.
3. La Spagna è il primo Paese al mondo per accettazione dell'omosessualità, con appena un un 6% della popolazione che la ritiene "moralmente inaccettabile". 4. Nonostante lo stereotipo, il 58,6% degli spagnoli afferma di non fare mai la siesta. 

5. La Spagna è il terzo Paese più visitato al mondo, superato solo da Francia e Stati Uniti. 


6. La tortilla francesa (la classica frittata fatta solo con le uova, NDT) è nata in Spagna: durante la Guerra d'Indipendenza e l'assedio di Cadiz, essendoci scarsità di beni alimentari, gli spagnoli cominciarono a fare la tortilla senza le patate, e da qual momento le è rimasto il nome di "la tortilla di quando c'erano i francesi", abbreviato poi in "tortilla francesa". Ed ecco perchè uno dei meme più diffusi su Internet è sbagliato per almeno due ragioni (NDT)






7. Il ristorante più caro del mondo è ad Ibiza, si chiama Sublimotion e la cena costa 1.700 euro a persona.
8. Hanno un bar ogni 169 abitanti. 
9. Cádiz è la città più antica d'Europa. Si dice sia stata fondata 80 anni dopo la guerra di Troia. 
10. Il simbolo del dollaro ($) è un'invenzione spagnola, nata come evoluzione dell'abbreviazione Ps (peso, piastras, o pezzi da otto). NDT: in Spagna "Ps" non ha infatti il nostro significato di "Post Scriptum", che per loro è Post Data, ovvero PD.11. L'alfabeto iberico ha perso 2 lettere nel 2010, anche se fonti vicine alla vittima affermano che l'ha superato. NDT: si trattava del ch e del ll, che continuano ad esistere come fonemi ma non sono più considerate lettere a sè.
12. Hanno quasi tanti aeroporti quante province. Sono 48 in totale. 
13. Il 7 Dicembre 1969 Ángela Ruíz Robles, una signora della Galizia, ha inventato la cosiddetta ‘Enciclopedia Mecánica’, considerata oggi il primo prototipo di ebook. 
14. La frutta più consumata è l'arancia. Naturalmente, non poteva certo essere la pera. 
15. Il "Menú del día" è stato un'invenzione di Franco, promulgato dal Ministero di Informazione e Turismo negli anni '60 con il fine di promuovere la gastronomia locale. 
16. 30.000 anni fa, in Spagna faceva freddo quanto in Danimarca.
17. Il 74% degli spagnoli fa sesso (almeno) una volta alla settimana. Questo li colloca  all'ottavo posto nel mondo per frequenza dell'attività sessuale. 
18. Alla famiglia Reale sono stati riservati i numeri dal 10 al 99 dei documenti nazionali d'identità, anche se il numero 13 è stato annullato per superstizione. 
19. Non è vero che uno scoiattolo  avrebbe potuto attraversare la Spagna saltando da un albero all'altro.
Gif via: BBC
20. Il Re che è durato meno in tutta la Spagna ha tenuto la corona per sei mesi e 12 giorni. Non vi suonerà famigliare, ma si chiamava Luis I de Borbón.
21. Querétaro, nome di una città messicana che significa "isola delle salamandre blu" è stata scelta nel 2011 parola più bella della lingua spagnola. 
22. I kilometri di costa che hanno in Spagna (7.905), sono quasi l'equivalente di un viaggio andata e ritorno Madrid-Mosca (4.096,7 km).
23. Sono il Paese d'Europa che consuma più cocaina. 

24. Bevono 11,2 litri di alcol puro per persona all'anno, che è quasi il doppio della media mondiale (6,2).
25. Un gruppo di spagnoli è stato il primo ad entrare nella Francia occupata per liberarla dai nazisti.
26. Gli spagnoli sono al primo posto per donazione di organi. 

27. Manolo Prieto, autore del mitico "toro di Osborne" ,oggi universalmente considerato simbolo di Spagna (NDT), militava nel partito comunista.  



Foto via: Brandemia.org


28. Sono invenzioni spagnole il mocio, il chupa chups, il sottomarino, il calcio balilla e la calcolatrice digitale. 
29. Si attribuisce a Doña Baldomera, figlia di Mariano José de Larra, anche l'invenzione del marketing piramidale a fine 1800. 
30. Secondo il  Libro dei Guinnessin Spagna hanno il mortaio più grande del mondo (3,29 metri di altezza e 3,07 di diametro) e la tazza più grande (4,73 metri di larghezza e 0,85 di diametro), costruiti entrambi nel Comune di Macael (Almería).
31. Hanno anche il record per il  “maggior numero di persone che fa una bolla con il chewing gum nello stesso momento", che non è male.32. Ci sono 44 posti in Spagna che sono stati dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, il che li situa al terzo posto dei Paesi con più meraviglie da visitare nel mondo. 
33. L'Alhambra di Granada è il luogo più visitato di Spagna. 
34. Hanno un buon numero di musei strani, come ad esempio il Museo delle microminiature a Guadalest (Alicante) o il Parque de la Vida a Luarca (Asturias) che vanta un totale di nove calamari giganti. 
35. I nomi più popolari in Spagna sono Antonio, José, Manuel, Francisco e Juan per i ragazzi e María Carmen, María, Carmen, Josefa e Isabel per le donne, secondo dati dell'INE.
36. Il terremoto di maggior intensità su suolo iberico ha avuto luogo a Torrevieja (Alicante), il 21 Marzo 1829.  Un 6,6 della scala Richter.  
37. La Biblioteca Nacional di Spagna contiene circa venti milioni di volumi. 
38. Con 14 giornate festive all'anno, sono uno dei Paesi con più giorni non lavorativi in Europa. 
39. L'inquisizione bruciò un totale di 59 "streghe" in Spagna. 
40. La prima medaglia vinta dalla Spagna alle Olimpiadi è stata conquistata dalla coppia di cesta-punta (disciplina basca, NDT) formata da José de Amézola e Francisco Villota a Parigi nel 1900. 
41. La Spagna è uno dei Paesi europei con minor tasso di suicidi.
42. Esistono prove del fatto che 800.000 anni fa, ad Atapuerca, si praticava il cannibalismo. 

43. Le grotte di Altamira e El Castillo ospitano l'arte paleolitica più antica d'Europa. 
44. Gli spagnoli sono leader mondiali di scaricamento di contenuto protetto dal diritto d'autore. 
45. Le donne spagnole hanno potuto votare per la prima volta nel 1933. 
46. Amancio Ortega, l'uomo più ricco di Spagna e secondo uomo più ricco del mondo, guadagna  2.5 milioni di euro al giorno.
47. Il gazpacho, la sopa de ajo e il cocido sono i tre piatti più antichi di Spagna.  
48. Secondo una ricerca pubblicata sulla  rivista Journal of Epidemiology & Community Health, gli abitanti del nord di Spagna, così come quelli di Salamanca e Madrid, vivono più a lungo di quelli del sud.  
49. In Spagna puoi ricevere fino a 100 euro di multa se guidi con la mano o con il braccio fuori dal finestrino.  
50. La tradizione di mangiare dodici chicchi d'uva a mezzanotte l'ultimo dell'anno ha avuto origine nel 1909, quando ci fu un raccolto con una grande eccedenza e si decise di creare le "12 uvas de la suerte" per smaltirla.
51. Prima che esistesse Instagram, las "vieiras" (conchiglie) erano la prova inconfutabile che portavano i pellegrini per dimostrare che avevano fatto il camino de Santiago, ragion per cui nel Medioevo ci fu un “traffico di conchiglie" che la Chiesa dovette proibire.
Foto via: buenperegrino.com
52. La prima estrazione della Lotteria Nazionale ebbe luogo a Cádiz nel 1812. L'intenzione era quella di aumentare le entrate del Tesoro Pubblico senza dover aumentare le tasse ai cittadini.
53. La maionese si inventò a Mahón (Menorca). La leggenda racconta che quando Armand Jessi du Plessi, cardinale e duca di Richelieu (1585-1642) arrivò sulle coste isolane pretese di mangiare qualcosa e, dal momento che non c'era nulla di pronto, un cuoco mescolò vari ingredienti fino a dar loro consistenza...e da lì nacque la magia. 
54. Morire costa meno a Gran Canaria  (circa 2.600 euro) piuttosto che a Barcelona (circa 6.400). Pensateci
55. In Spagna si contano 8 premi Nobel, 7,5 se si considera  la doppia nazionalità di Mario Vargas Llosa.56. La lunghezza media del pene degli spagnoli è tra i 13,5 e i 14,8 cm
57. Secondo un sondaggio realizzato dal  World Values Survey a livello mondiale, la Spagna è tra i Paesi più tolleranti: solo il 10% degli intervistati sarebbe disturbata dall'idea di avere un vicino di un'altra razza.  
58. Fidel Pagés, medico militare spagnolo, fu lo scopritore dell'anestesia epidurale.