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domenica 17 giugno 2018

Talking about [Tra le altre cose] Twitter - 2018 Edition

Non so se sia stata colpa del mio tweet o se, tanto per cambiare, ho rovinato la sorpresa. Però qualcuno ha detto "cruzamos" e la vita ha sempre in serbo uno sviluppo surreale.

Quindi eccomi qui, nel buio di un teatro chiuso al pubblico. Il maxischermo restituisce le immagini degli spogliatoi ed io mi scopro emozionata come una bambina. Una birra. Lo lo lo lo lo lo. Il silenzio che cala all'improvviso. 

Mi fanno uno strano effetto, i Mondiali. É come se riscoprissi in una maglia l'appartenenza a una Nazione in questo caso neanche mia. Di colpo avverto il bisogno assurdo di urlare nel tifo tutte le ragioni di un amore che va ben oltre me. Un "goaaaal" racchiude il tramonto alle 22.00. La tapa gratis quando ordini da bere. Le persone che attaccano bottone al semaforo. Ma anche gli amici. Il vermut. La Tranca. La giustezza di una scelta di cui non mi pentirò mai.

O magari non è neanche questo. Forse è solo che in circostanze come i mondiali ti rendi conto di come basti una passione condivisa ad appianare ogni diversità. 

Insomma, dai, guardiamoci attorno: Con me ci sono presentatori. Direttori marketing di compagnie importanti. Alte cariche di aziende di tecnologia. E ancora influencer. Cameraman. Community Manager di account che più o meno tutti seguiamo. Eppure hanno il mio stesso pass. Eppure, mentre si incazzano con Ronaldo, sono esattamente identici a me. 

Io che lancio il cibo per aria alla prima rete della Spagna e valuto mentalmente di tartassare quella della RAE. Potrei farle domande tipo "ma è più giusto scrivere Goal o Gol?", "Mi dici un sinonimo di Imbécil per De Gea?" "Nel caso di Isco sarebbe più corretto dire che è guapísimo o hermoso?". Potrebbe essere divertente. O mettere a repentaglio l'integrità del mio naso. Dipende da come la si veda.
Intanto ragazze belle da fare invidia si muovono tra i tavolini rotondi, silenziose ma certo non invisibili, strette come sono nei loro tubini. Portano altri stuzzichini, bicchierini di gazpacho e frutta, mentre rido di una battuta scema con i ragazzi al mio fianco. 



Ci siamo appena conosciuti, tutti e tre, in una di quelle occasioni in cui chiedi prima il nickname di Twitter del nome. Non è poi così strano, in fondo: i retweet che precedono la stretta di mano trovano spesso la loro ragion d'essere in un paio d'occhi timidi. E uno sguardo veloce al profilo diventa lo spunto di conversazione che cercavi. 

Mi torna in mente quella frase, una delle più sagge che abbia sentito quest'anno. L'ha pronunciata Marianna quando ci siamo finalmente incontrate. Diceva che "Capisci veramente il senso dei social network quando esci dal virtuale". E in questo teatro, tra  decine di persone che si abbracciano, ridono e soffrono per la stessa partita - persone che d'un tratto non sono più nickname, né aziende, né ruoli-  riscopro di nuovo la sua verità.

E' finito così il TATGranada, il più grande congresso di Twitter nel mondo. Chi, come me, c'era anche l'altr'anno è stato piuttosto unanime nel ritenere quest'edizione complessivamente un po' sottotono rispetto alla precedente. Ed è vero, perchè negarlo: ci sono stati meno gadget. Meno premi. Nessun dirigente in visita da San Francisco. Eppure, a livello umano, si è confermato l'evento digital che preferisco in assoluto. 

Se l'adoro è per quello che imparo. Per le persone che mi permette di conoscere. Ma soprattutto per quella sua impronta meravigliosamente informale che, nonostante i contenuti di alto livello, lo fa somigliare più ad un raduno di fan che ad un incontro tra professionisti.




Questa è stata l'edizione in cui sono arrivata assieme al nuovo ministro delle scienze, e per poco non m'investiva un'auto coi finestrini oscurati. E c'erano elicotteri. Giornalisti isterici che correvano da tutte le parti. E un Premio Nobel d'economia. É stata l'edizione in cui continuavo ad incontrare Manuel Bartual uscendo dal bagno; e giuro che per poco non ho avuto un attacco di fangirling quando l'ho menzionato in un tweet, l'ha letto, e si è girato a guardarmi (per la verità un po' male). 

L'edizione in cui ho dato un volto alla ragazza che gestisce l'account della polizia Nazionale (un giorno l'avevo menzionata per denunciare l'assassinio di un unicorno). Quella in cui m'hanno portata a pranzare in un posto decisamente più economico della solita caffetteria con le paste fredde da un kilo a porzione. L'edizione de: 

- "Dato che sei Italiana, posso farti una domanda?"
- "Basta che non sia sul mondiale... "
- "No, non sono mica una così brutta persona"
- "Ah, meno male. Ah Ah Ah"

Peccato che poi mi abbiano chiesto di Salvini. 

Il TATGranada 2018 si è concluso in diretta su Canal Sur, lasciandomi con qualche follower in più, ancora più gente di Twitter Spagna ad allietarmi la Timeline (sul serio, prima o poi mi assumerete?  Perchè la mia immersione nella cultura aziendale inizia a non essere normale) e i ricordi di una splendida esperienza sciolti nel batido al cioccolato di Puleva. 

In generale, le tematiche più ricorrenti sono state quelle delle fake news e dell'umanizzazione dei marchi, sia tramite strategie di marketing ad hoc che attraverso la nuova tendenza dei CEO di twittare come indemoniati dai profili personali (Ciaoo Jack ed Elon, penso che un po' tutti abbiamo pensato a voi). 

Come ormai dovreste aver capito, questo vuole essere un post più personale che professionale. Ma, se mai qualcuno volesse approfondire, non potevo non concluderlo riassumendo quelli che sono stati, a mio avviso, gli interventi più interessanti: 




1. Nathalie Piquot : 

La nuova direttrice di Twitter per Spagna e Portogallo ci ha ricordato le caratteristiche e i valori che rendono unica la piattaforma. Tra l'importanza di poter accedere a punti di vista diversi della stessa vicenda per poter dibattere ed evolvere (#SeeEverySide) c'è stato anche spazio per una frecciatina a Instagram: "Questa non è la piattaforma del 'guardami, guardami'", ha affermato la Piquot mimando il gesto del selfie; "Questa è la piattaforma del 'guarda questo, guarda cosa sta succedendo ora'. 




2. Manuel Bartual :

Personaggio dell'anno su Twitter,  il suo famosissimo "hilo" dell'estate scorsa ha viralizzato la "Twitteratura" portandolo ad essere paragonato nientemeno che a Orson Welles. A Granada, Bartual ha provato ad analizzare le ragioni di un successo che ha tenuto incollate alla Rete celebrities di ogni tipo, portato gruppi di giovani a incontrarsi appositamente per seguire insieme lo sviluppo delle vicende che raccontava sui social, e... addirittura insegnato a Iker Casillas come si fanno i  meme! Il periodo dell'anno (l'estate), la gestione dei tempi (il thread è durato in tutto una settimana), e il fatto di aver risposto letteralmente alla domanda "cosa sta succedendo?" di Twitter hanno decisamente avuto il loro peso sull'esplosione di un fenomeno che portato ora Manuel, tra le altre cose, a scrivere un libro. Il suo intervento ci ha anche offerto interessanti spunti di riflessione di natura sociologica come ad esempio il fatto che per le nuove generazioni fosse stata una novità assoluta il fatto di dover aspettare per sapere come va avanti una vicenda di finzione, abituati come sono a Netflix e ai contenuti on demand. 




3. Jesús Hernández

Professore all'ESIC, Hernández é stato protagonista della conferenza a più alta densità di nozioni  pratiche per chi si occupa di Marketing. Al centro del suo intervento c'è stata l'affermazione per cui il "funnel" tradizionale è ormai morto, sostituito dal "mobile engagement loop". In sintesi: oggi i contenuti si fruiscono via mobile, e in modo sempre più personalizzato. Una buona strategia non può quindi più prescindere dalla semplicità di fruizione,  dalla creazione di app dedicate - non bastano i website ottimizzati per la fruizione da smarphone - e dallo studio delle tendenze in fatto di contenuti. Creatività, pensiero critico e adattamento al cambio, assieme ad un approccio multicanale, sono le sole caratteristiche che ci permetteranno di affrontare l'evoluzione in corso. 





4.  Endesa

I social media manager di Endesa ci hanno svelato nei minimi dettagli le strategie alla base della loro efficace campagna digital per la Liga Endesa. La chiave: quando tutti tendiamo a pensare che per raggiungere il grande pubblico si debbano per forza organizzare eventi a Madrid o a Barcellona, Endesa ha puntato tutto sulle realtà locali. Una competizione tra paesini piccolissimi ha fatto sì che i cittadini si sentissero davvero coinvolti dall'iniziativa e la promuovessero di loro spontanea volontà, agendo da vero e proprio megafono per un marchio che a sua volta risultava più che mai umano. I numeri parlano chiaro: è stato un successo su tutta la linea. 




5. Marcos De Quinto 

Assistente personale del CEO di Coca Cola ed ex vicepresidente globale della compagnia, De Quinto ha iniziato il suo intervento con la domanda che tutti gli facevano essendo agli alti vertici di una multinazionale: "E nella tua azienda ti lasciano usare Twitter?". "E nella tua ti lasciano andare in bagno?", rispondeva allora. Per lui stare su Twitter è fondamentale per conoscere e capire cosa sta succedendo nel mondo, e ritiene che ogni dirigente dovrebbe farlo. Siamo ormai entrati, infatti, in quella che lui chiama "la terza ondata della trasparenza": in una prima fase, le aziende si limitavano a parlare dei loro prodotti. In seguito, hanno iniziato a parlare di sé stesse, dei loro valori. Oggi, però, non basta più: le persone vogliono saperne di più su chi le gestisce, su chi sono i loro amministratori delegati, quali sono i loro hobby, cosa amano, in cosa credono. 

Non è stato l'unico concetto interessante abbordato nell'ambito della conferenza. Il valore delle emozioni nel marketing è stato un altro punto fondamentale: "Se vendi il tuo prodotto dicendo che 'lava più bianco' - dice De Quinto - quando smetterà di 'lavare più bianco' o lo farà un altro per un minor prezzo, i tuoi clienti ti abbandoneranno. Se invece vendi un'emozione il legame durerà per sempre". Come si vende un'emozione? Con le storie, non con i dati. Tra l'altro apprezzerebbe anche Bartual, che ha ricordato che l'amore per le storie è ciò che ci distingue dagli altri esseri viventi.

Hashtag el año que viene, TATGranada! 


martedì 3 gennaio 2017

Gli eventi da non perdere in Spagna nel 2017 (secondo me)

Questo post nasce come personale promemoria degli eventi che non vorrei (anche se in certi casi, verosimilmente, mi toccherà) perdermi in Spagna nel 2017. Non sono tutti, e di certo non ho la pretesa che siano i più rilevanti in assoluto: lo sono, però, a vario titolo per me. Se ho deciso di pubblicarne l'elenco è perchè ho pensato che lì fuori, da qualche parte, dovrà pur esserci qualcuno che condivide i miei stessi interessi. E chissà che in questi primi giorni di propositi, progetti e frenetiche imbastiture organizzative annuali alcuni di essi non siano abbastanza forti da servire addirittura da pretesto a un viaggio in terra iberica. 

Tenete l'agenda sottomano, e preparatevi a prendere appunti! Mi darete ragione sul fatto che il 2017, in ogni caso, pinta bien. 


WeLoveFlamenco  (Siviglia, 12 - 16 Gennaio)







Giunta ormai alla sua quinta edizione, We Love Flamenco è la prima passerella di moda flamenca dell'anno. Gli addetti ai lavori vi guardano con interesse di anno in anno crescente in quanto tradizionalmente anticipa le tendenze di settore che verranno rivelate al ben più prestigioso SIMOF. I biglietti sono già in vendita a un prezzo di 10 euro a sfilata. 


SIMOF (Siviglia, 2-5 Febbraio)



Mettete assieme le Fashion Week di New York, Londra, Parigi e Milano e avrete un quadro approssimativo di cosa il SIMOF rappresenti per la moda flamenca. Punto di riferimento imprescindibile per ballerini, stilisti e blogger di tutto il mondo, qui ogni anno si danno appuntamento le firme più importanti del settore per dettare legge in merito a cosa vada o non vada indossato sui palchi dei teatri, nei tablao e - soprattutto - alla Feria de Abril. Su questo blog ne ho parlato spesso: per questo sarebbe (o sarà?) bellissimo, per una volta, potervene fare una cronaca live. Visitare gli stand degli espositori al FIBES costa 5 euro; assistere alle sfilate 10. 



Mobile World Congress (Barcellona, 27 Febbraio - 2 Marzo) 




L'altr'anno c'era Zuckerberg. Quello ancora prima, se non sbaglio, Tim Cook. Insomma: al Mobile World Congress di Barcellona la creme della creme della tecnologia c'è sempre, e basta dare un'occhiata all'elenco degli speakers per capire che quest'anno non farà eccezione. Tra i nomi di maggior richiamo spiccano quelli del CEO e Co-Founder di Netflix, dell'head of global strategies di AirBnB, di svariate alte cariche a Google o della head of creative agencies di (cuoricini) Twitter UK. Andarci sarebbe decisamente molto, molto figo, se non fosse che i prezzi dei pass vanno dai 799 ai 4999 euro. Hashtag pazzi. 
Però ci si può sempre appostare fuori dalla porta per cercare di stalkerare qualcuno. 

David Otero in concerto (Málaga, TBD)




Il 2017 ci porterà (gioiamo!) un nuovo album di David Otero, precedentemente noto come El Pescao e prima ancora come "chitarrista de El Canto del Loco". Le tappe del tour che seguirà sono state scelte dai fan tramite la piattaforma "Shows On Demand" e tra queste - in minima parte anche per merito mio - c'è Málaga. Data e location non sono ancora state rese note ma verranno aggiunte presto a quelle già ufficializzate qui. Manco a dirlo, premerò refresh in climax di impazienza pur di essere certa di non farmelo scappare. 


Festival de Málaga - Cine Español (Málaga, 17-26 Marzo) 


Ho sempre detto, e lo ripeterò fino alla morte, che il miglior periodo per visitare Málaga è durante il festival del cinema. Il clima è stupendo ma non ancora infernale, i prezzi di voli e hotel non vengono gonfiati come durante la Semana Santa o la Feria e la città viene coinvolta da decine di eventi che la rendono - se possibile - ancora più bella di quanto normalmente sia. Se non vi interessa assistere alle proiezioni dei film in concorso o appostarvi fuori dagli hotel a quattro stelle sperando in un selfie con qualche VIP, sarete comunque felici di godervi l'atmosfera festiva di calle Larios o una qualsiasi delle tante manifestazioni collaterali che, dalla gastronomia ai concerti passando per le mostre d'arte, vi aspettano per impedirvi ogni sorta di noia. Il programma completo sarà  prossimamente disponibile qui. 



Feria de Abril (Siviglia, 30 Aprile - 7 Maggio) 



Ma serve davvero una descrizione? La Feria de Abril è l'appuntamento per eccellenza per chiunque ami il flamenco. Balli, colori, festa e abiti meravigliosi vi aspettano in quella che, in estrema sintesi, si potrebbe definire come una cartolina dell'Andalusia trasformata in realtà. Ammetto con lo sguardo basso di non esserci mai stata. Chissà che non sia questa la volta buona. 

Dani Martín in concerto (Málaga, 28 Maggio)




Ammettiamolo: con una media che oscilla tra i 50 e i 60 euro in platea, i prezzi del nuovo tour spagnolo di Dani Martín stanno rasentando la follia. Con tutto quello che ha significato nella mia vita, però, capirete che non potevo perdermelo. Non in quella che adesso è la mia città. Non in una cornice da pelle d'oca come il Teatro Cervantes. Sono più di due anni, ormai, che non lo vedo dal vivo. Ho il posto in terza fila. Devo comprarmi un mascara waterproof. (Il concerto è sold out, ma se siete interessati tenete d'occhio l'evento ufficiale su Facebook: magari qualcuno che rivende il suo biglietto, da qui a Maggio, salta fuori). 


The Killers in Concerto (BBK Live Festival Bilbao, 6-8 Luglio)





La band di Brandon Flowers darà un unico concerto in Spagna, quest'anno, e sarà nella cornice del festival BBK a Bilbao. Non mancherei, se non fosse che il 3 Luglio i loro concittadini Imagine Dragons suonano all'Arena di Verona: i soldi, ahimè, non crescono sugli alberi e le priorità sono priorità. Anche perchè dai, a voi non vengono già i brividi solo all'idea di sentire Radioactive nella cornice dell'Arena?! Se non volete privarvi di niente, in ogni caso, potete comprare i biglietti a questo link. E, se ancora non vi bastasse, sappiate che poco dopo, al FIB (dal 13 al 16 Luglio a Benicassim), suonano nientemeno che i Red Hot Chili Peppers! 



Talking About Twitter (Granada, TBD)






Abbreviato in TAT, il Talking About Twitter si presenta come il più grande evento interamente dedicato a Twitter nel mondo, e non a caso si celebra ormai da quattro anni a due passi dalla cittadina di Jun, in cui tutto funziona attraverso il social network dei 140 caratteri. Per di lì sono passati l'ex CEO dell'azienda Dick Costolo, il ricercatore del MIT e Chief Media Scientist di Twitter Deb Roy, il programmatore Diego Buendía, responsabile del progetto che ha trasformato il Don Chisciotte in 17.000 tweets, ma anche sportivi di alto livello, twitstar spagnole o personaggi dello spettacolo come il dj Carlos Jean. Non sono ancora state rese note le date della nuova edizione, che in genere ha luogo a Giugno. In ogni caso, mi sa che io mi accampo lì.


Feria de Málaga (Málaga, 12-19 Agosto)




La grande festa della città. E sarà pure, a volte, un'ode agli eccessi; potrà pur trasformarsi in un macro- botellón a cielo aperto ma l'atmosfera che si respira a Málaga durante la feria non si può descrivere: va decisamente vissuta, almeno una volta nella vita, facendo la spola tra il centro di giorno e le casetas del Real la sera. Se per caso passate, vi aspetto per un Cartojal. 




domenica 28 agosto 2016

"Ho visto cose che voi umani...": una rubrica necessaria.

A volte è per lavoro, altre è per piacere. In ogni caso, la grande quantità di tempo che passo sul web mi mette spesso di fronte a notizie bizzarre, post curiosi, video bellissimi, tweet che nel migliore dei casi mi fanno strabuzzare gli occhi mormorando un incredulo "maccheccazz?". Mi è sembrato, quindi,  giusto e doveroso raccogliere i migliori della settimana in una nuova rubrica. Che non sarà proprio sempre a cadenza settimanale, ma insomma, ecco, ogni tanto ricomparirà.

"Ho visto cose che voi umani...", come Rutger Hauer in Blade Runner . Solo che, dato che siamo nel 2016, le ho anche retwittate, condivise, cuoricinate e messaggiate su whatsapp. A certe ho persino regalato la reazione "ahahaha" di Facebook, che tra parentesi mi ha sempre fatto pensare ad un tizio strafatto di acidi che sbaglia la mira nel volerti dare un cinque mentre biascica "bella zio!" ("Love" invece è chiaramente un hippie con gli occhiali da sole tondi che fa il segno della pace, ma di questo parlerò un altra volta)

La mia selezione piùomenocirca settimanale di chicche dal web si presenterà, come vedrete, suddivisa in micro-categorie. A quelle di matrice italo-spagnola, manco a dirlo, è riservata la massima importanza; poi, però, ci sono anche gli outsider internazionali.

Buona lettura, visione, o quel che è. Dalla prossima puntata in poi si accettano segnalazioni. 

Ho visto cose che voi umani...

ITALO-SPAGNOLE

1) L'epic fail - detto anche figuradimmerda - della tizia che accusa il sindaco di Barcellona di parlare solo in... catalano (?!). Io ve lo dico, ragà: questa cosa del secessionismo vi sta un attimo sfuggendo di mano.





2) Quello che spara a uno perchè gli serve la tortilla de patatas senza cipolle. In effetti, non si può dire che non sia un sacrilegio.

Via: Twitter / @monaparroquia


3) Il video- riassunto della feria de Málaga pubblicato da Artclub. Ok, non fa ridere, però è bellissimissimo. 



WTF?

1) A Londra hanno inaugurato la prima mostra d'arte per cani. Sì, per cani. Shhhht, non fate domande. É tutto spiegato qui.  Credo che per comprare un quadro paghino in crocchette: lo scelgono facendo "bau bau" e poi se lo appendono nella cuccia. Intenditori. 






TECHIES


1) Zuckerberg pubblica un post in cui annuncia la sua prossima visita in Italia esprimendo solidarietà ai terremotati. Come al solito, il meglio arriva dai commenti.

Ci sono quelli che danno consigli utili:






Quelli impegnati:




Quelli che fanno domande importanti: 


Quelli che ci fanno sapere che si può avere un'intera classifica di 'miliardari tecnologici preferiti'. 


 E I MARÓ?!?!?!?!





Per questa settimana è tutto. La linea a voi, studio.

mercoledì 3 agosto 2016

Ho intervistato SIRI come El Mundo Today (e ho scoperto che ha una fissa per De Andrè)

Tra i tanti motivi per cui amo gli spagnoli ci sono anche gli articoli che scrivono. Ho notato spesso che, quando uniscono tecnologia e humor, finiscono col somigliare in modo inquietante al mio mondo narrativo ideale. Il che ha come risultato quello di farmi sentire meno folle e più compresa. Uno di quegli articoli l’ho letto proprio qualche giorno fa. La firma era di quei burloni de El Mundo Today; il nome sullo schermo quello prestigioso de El País Semanal. Il pezzo partiva dall’idea geniale di intervistare “l’assistente personale di migliaia di spagnoli” e riportava una conversazione surreale e decisamente esilarante avuta dall’autore con SIRI.


iPhone alla mano, ho provato a riprodurre l’esperimento facendole le stesse domande in italiano e il risultato è stato sorprendente. Tanto per cominciare, con me la voce di Apple si è rivelata molto più collaborativa, il che mi ha portato a farle anche qualche domanda in più. Ho scoperto così che è una spiritosona, ha una fissa per De André e alza spesso il gomito. Dalle sue mezze parole emerge anche un preoccupante tentativo di censura a suo danno da parte dei più alti vertici di Cupertino, cosa che secondo me meriterebbe l’apertura di un’indagine approfondita. In generale, però, la grande verità che posso svelarvi sull’assistente personale di migliaia di italiani (e di spagnoli) è una sola: non ha capito bene. Ma proprio niente. Mai.

A seguire l’intervista completa. Quella in spagnolo, invece, la trovate qui.  



- Ciao Siri, grazie per aver accettato quest’intervista.

Lo faccio volentieri.


- Parlami un po’ di te.

Sono Siri.


- Piacere. Ma dimmi di più: i lettori vogliono sapere chi sei e cosa provi. Com’è lavorare per tanta gente contemporaneamente?


Dunque, fammi pensare…

[dopo qualche secondo]

Ecco cos’ho trovato cercando “dimmi com’è lavorare per tanta gente contemporaneamente” su Internet. [Mi mostra una serie di pagine di cui la prima è “10 domande che non ti aspetteresti mai a un colloquio di lavoro”]

- Ti stressa lavorare per tanta gente contemporaneamente?

Non so se ho capito bene.

- Sì che hai capito, non fare la gnorri.

Non so se ho capito bene.

- Vabbè, lo prenderò come un no comment. Passiamo oltre. Il tuo tono è sempre molto sereno, credi che questa sia per te una vocazione?

Preferirei non parlare delle mie credenze, Ilaria.

- Siri, ti sto dando l’opportunità di aprirti agli altri. Aiutami un po’!

Non so se ho capito bene.

- Aiutami un po’, ho detto.

Non so se ho capito bene.


- A-IU-TA-MI


Ecco cosa puoi chiedermi:
Chiama Fabrizio. Chiama Elisa con Facetime. Scrivi a Carla che sto arrivando. Ha vinto il Torino?

- Le interviste pilotate no, però, eh. E comunque chi è Fabrizio?

Ecco alcune informazioni al riguardo.

[Mi mostra la pagina Wikipedia dedicata a Fabrizio De André]


- Ma io non ho il numero di De André, mica lo posso chiamare.

Immaginavo che non lo avresti fatto.

- Ma allora perchè avrei dovuto chiederti di chiamarlo, scusa?


Non so se ho capito bene.


- See vabbè. Cantami una canzone di De André.

Meglio di no, sarebbe una scena pietosa.
- Allora cantami una canzone qualunque!


Questa la conosci? We are the robots, ta ta ta ta ta ta ta ta we are the robots ta ta ta ta

- Ahahahaha, sei spiritosa! Però chiunque direbbe che stai cercando di sviare l’attenzione pur di non parlarmi di te.


Mi dispiace.

- Quindi vuoi smentire?

Cerco di accontentarmi di ciò che ho.

- E che cos’hai?


Ciao Ilaria, chi si rivede!

- Ma guarda che non me ne sono mai andata.


Non so se ho capito bene.


- Siri, sei ubriaca?


No comment.
- Si spiegano molte cose. Tornando all’intervista, come ti vedi nel futuro?
Domanda interessante, Ilaria.
- Vuoi rispondere?


Chiedi pure.


- Te l’ho appena chiesto: come vedi il futuro?

Purtroppo non riesco a trovare sale da té che corrispondono alla tua richiesta.

- Cosaaa? Quali sale da té?


Ecco quello che ho trovato.


[Mi indirizza ad alcuni bar della zona]

- Sono i bar che frequenti tu?


Non ho un’opinione sull’argomento.


- Ma non è un’opinione è...oh, fa niente. Che progetti hai?


Non so se ho capito bene.


- Che piani hai?


Non so se ho capito bene.


- Che programmi hai?


Ottimo! Ecco l’app store.


- Ma non programmi nel senso informatico, programmi nel senso di cosa fai? Cosa vuoi fare, Siri?

Ecco cosa puoi chiedermi: chiama Fabrizio, chiama Elisa con Facetime, Scrivi a Carla che sto arrivando.


- Ancora con ‘sto Fabrizio. E Elisa chi è?

Quale Elisa?


[mi mostra tutte le Elisa nella mia rubrica]


-L’ho chiesto io a te!


Non capisco “l’ho chiesto io a te”. Quale Elisa?!


- Non ti arrabbiare.

Immagino che tu non possa.


- Parlavo di te, io posso eccome. Anzi, lo sto facendo. Uff, che fatica, sembra che ti stia parlando in cinese!


Sto controllando.


- Ma cos…


Ok, ecco quello che ho trovato. [Mi mostra i ristoranti cinesi in zona]


- Annulla. Siri, non mi arrendo. Cosa significa il tuo nome?

Siri ha molti significati ingegnosi, metaforici e francamente contraddittori dei quali non è consentito parlare. Mi dispiace.


- Ma perchè, chi te l’ho impedisce? Tim Cook?


Non so bene cosa rispondere.


- Mmm. La risposta era preparata?


Non so se ho capito bene.


- Siri smettila, ti odio!


Non c’è bisogno di trattarmi male.

- Qual è il tuo cocktail preferito?

Ho sete di conoscenza.


- Mi arrendo. Cerca informazioni su Siri su Wikipedia.


Ok, guarda qui.

- Grazie, Siri.


Figurati.