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domenica 2 febbraio 2020

Dolore, Gloria e Banderas: uno sguardo ravvicinato ai premi Goya di Málaga


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Il red carpet dei premi Goya davanti al palazzetto dello sport Martín Carpena,
trasformato per l'occasione in un Auditorium di lusso. 

La sera del 25 Gennaio il Martín Carpena è irriconoscibile. Non che qualcuno si sarebbe mai aspettato il contrario: il Comune di Málaga ha speso ben 786.500 euro per trasformare il palazzetto dello sport della città in Auditorium di lusso.

I furgoncini con il logo della tv di stato, pieni della frenesia di una diretta da lanciare, bastano da soli a spiegarne il motivo.
Perché i premi Goya non sono mica una roba da niente. Definiti gli Oscar del cinema spagnolo, per il secondo anno di fila portano gli occhi e il glamour della Spagna dritti dritti in Andalusia.
Stavolta è toccato a Málaga ospitarli, complice la presenza del prestigioso Festival del Cinema locale. E sono stati proprio gli organizzatori del Festival ad aver voluto imprimere all’evento la stessa filosofia della kermesse: quella di coinvolgere la città intera attraverso manifestazioni collaterali, favorendo gli incontri tra pubblico e vip. A quest’ultimo punto tenevano particolarmente, dato che la precedente edizione, tenutasi a Siviglia, era stata criticata per aver reso totalmente inaccessibili le celebrities invitate. 

E così eccoci qui, sotto al ronzio incessante di un elicottero. Con la sovrastruttura effimera montata sul Martín Carpena a gocciolare glamour su un tappeto rosso di 300 metri. Sembra cioccolata, disse su Twitter qualcuno particolarmente affamato. Non posso confermare né smentire di essermi trovata d’accordo. 

Non é stata una settimana facile, per i malagueñi. La tempesta Gloria (e mai nome fu più a tema, direbbe il buon Almodovar) ha gettato chili di grandine e litri di pioggia su quella che in genere viene chiamata Costa del Sol. Questa stessa mattina del 25 Gennaio, alcuni quartieri della città sono stati allagati ed isolati, valendo vari fischi alle orecchie di Greta Thunberg e non poche critiche alla Giunta comunale. 

Ma le intemperie, si sa, non bastano a frenare la curiosità.

Decine di persone si sono accampate davanti al palazzetto dalle 8 A.M. Poi ne sono arrivate altre. Poi altre. Ed altre ancora. Alle sette di sera, c’è ormai gente accalcata ovunque. Le ragazzine - già afone - urlano nomi plausibilmente associabili alle teste che intravedi dietro un muro di cellulari. Le signore commentano che il bianco è di tendenza, e che devono tornare a fare shopping da Zara ("se lo voy a decir a Manolo").

Gli ombrelli si aprono e chiudono a intermittenza. Le auto con i vetri oscurati sono pacchi regali da aprire con cautela. “Questo chi è?” è la domanda che riecheggia più spesso.


Finché, d’improvviso, parte un coro. Forte. Unisono. Accorato.
“Antonio, Antonio, Antonio”, grida la gente da ogni angolazione.


Sarà lui, il vero trionfatore della serata. E non soltanto perché la storia d’amore che lo lega a Málaga rende emozionante qualsiasi sua apparizione in città.

No. Banderas trionferà nel momento in cui, ormai a tarda notte, alzerà la statuetta che lo premia come Miglior Attore Protagonista per Dolor Y (appunto) Gloria, davanti alla standing ovation di amici e colleghi.

É il primo Goya della sua carriera, e arriva nel miglior momento possibile. Nella sua terra. Per la sua miglior interpretazione di sempre. A tre anni esatti dall’infarto che gli ha segnato - e cambiato - la vita.

Perché una persona normale, dopo un infarto, deciderebbe di andare in pensione; Chessó, di trascorrere le giornate curando l’orto e guardando film in compagnia dei famigliari. Banderas no. Banderas, dopo un infarto, ha aperto un teatro degno di Broadway nella sua città natale. Si é messo a ballare in Chorus Line, uno dei musical più esigenti che ci siano. Ha ricevuto una nomination all’Oscar. 

God Save Antonio, è il caso di dirlo. Perchè anche se dimentica per l’emozione di ringraziare Penelope Cruz, la fidanzata e Málaga stessa (God save pure Instagram, che é il mezzo perfetto per le rettifiche last minute) nel suo discorso parla di rinascere e di sentirsi vivo. Che è molto più di essere vivo e basta. E il concetto fa spuntare una lacrima su un buon quantitativo di visi.


É, senza ombra di dubbio, il momento algido di un galà per lo più noioso da morire: carne da meme per i siparietti pseudo comici della presentatrice Silvia Abril - degni del peggiore Sanremo - , il viavai incessante delle persone davanti alla videocamera, e le sedie di plastica che devono aver bellamente quadrettato il prezioso sedere di artisti e autorità (dopo la Gloria serviva il Dolore, è chiaro).

Non fa niente, però. Málaga, il suo successo, ce l’ha avuto a prescindere dalla buona o cattiva riuscita dello spettacolo mediatico. Grazie a Banderas, sì, ma anche a Belén Cuesta, altrettanto malagueña e vincitrice del Goya come miglior attrice. O a Antonio De La Torre, conterraneo di entrambi e protagonista de “La Trinchera Infinita”, che ha ricevuto 15 nomination e due premi.


I Goya della Costa del Sol sono stati un riconoscimento al talento locale che, quando c’é, sa farsi vedere ovunque. In un Auditorium di lusso cosí come in un palazzetto dello sport…che, forse, non sarebbe nemmeno servito “rivestire”.


A seguire, l’elenco completo dei vincitori dei Premi Goya di quest’anno.



Miglior film 
Dolor y gloria (Pedro Almodovar)


Miglior attore 
Antonio Banderas per Dolor y gloria

Miglior attrice
Belén Cuesta per La trinchera infinita

Miglior attore non protagonista 
Eduard Fernández per Mientras dure la guerra

Miglior attrice non protagonista
Julieta Serrano per Dolor y gloria

Mejor regia 
Pedro Almodóvar per Dolor y gloria

Mejor regista emergente 
Belén Funes per La hija de un ladrón

Miglior attore rivelazione 
Enric Auquer per Quien a hierro mata

Miglior attrice rivelazione 
Benedicta Sánchez per Lo que arde

Miglior film latinoamericano 
La odisea de los giles (Argentina)

Miglior film europeo 
Les miserables (Francia)

Miglior docu-film 
Ara Malikian: Una vida entre las cuerdas

Miglior film d’animazione
Buñuel en el laberinto de las tortugas

Miglior sceneggiatura adattata 
Intemperie

Miglior sceneggiatura originale 
Dolor y gloria

Miglior corto d’animazione 
Madrid 2120

Miglior documentario corto
Nuestra vida como niños refugiados en Europa

Miglior corto di finzione
Suc de sindria

Migliori effetti speciali
El hoyo

Miglior trucco e parrucco 
Mientras dure la guerra

Migliori costumi 
Mientras dure la guerra

Miglior direzione artistica 
Mientras dure la guerra

Miglior sonoro
La trinchera infinita
Miglior montaggio 
Dolor y gloria
Miglior canzone originale 
Intemperie da Intemperie
Miglior musica originale 
Dolor y gloria
Miglior direzione di produzione 
Mientras dure la guerra
Miglior direzione della fotografia 
Lo que arde
Goya d’onore 2020
Pepa Flores


sabato 16 marzo 2019

I migliori look dal galá di inaugurazione del Festival del Cinema di Málaga

Il clima di Málaga forza gli eventi mondani a svolgersi in atmosfere che riterresti più adeguate ad un pic nic in spiaggia. La Luna s'impegna, per carità. Prova a farsi notare, ancora troppo pallida, in quel cielo turchese senza ombre che alle lancette proprio non ci bada. Fuori luogo, come il turista asiatico che mi si piazza dietro con lo sguardo spaesato. 


Starà chiedendosi cosa succede, mentre ripiega un po' a fatica la cartina spiegazzata che ha portato con sé dall'epoca ante-google. Cos'è tutta quella gente, che incornicia l'ingresso del Cervantes urlando nomi ignoti e la parola foto? Perchè tutte quelle telecamere? E i pass gialli appesi attorno al collo. E le carovane d'auto con i vetri oscurati. 


Suo malgrado se n'è accorto anche lui, che tutto è cominciato di nuovo. 

Che i signori dall'aria britannica si sono affacciati anche quest'anno al balconcino VIP che hanno avuto il privilegio di affittare. Lei, i capelli spettinati e una sigaretta tra le labbra. Lui, con la faccia paonazza di chi dopo tanto tempo ancora non s'abitua al sole. 



Se ne sono accorti tutti - perchè è impossibile non farlo - che s'è ufficialmente aperta la ventiduesima edizione del Festival del Cinema Spagnolo. 


Ed è rassicurante, perchè certe cose, al red carpet, non cambiano mai.

Tipo le ragazzine che "facciamoci la foto con questo, poi cercherò chi è". 


Tipo le signore che discutono, ciascuna adducendo inconfutabili prove a carico, di quanto e dove si sia rifatta quell'attrice. 



O tipo il malagueño illustre (quest'anno il merito é toccato a Dani Rovira) che attiva in formato decibel tutto il calore della sua città. 

Eppure di diverso, quest'anno, qualcosa c'è. La scritta al neon più instagrammabile del mondo, per esempio. Ma, soprattutto, la miglior qualità degli abiti scelti dalle donne sotto ai riflettori. 




Per questo, dopo un tripudio di "ohh" e di "voglio", ho scelto di raccogliere qui sotto una personalissima selezione dei migliori look visti ieri. Qual è il vostro preferito? 

Foto: Festival de Málaga- Cine Español (Twitter)

Volant fucsia e (anche se non si vede): fiocco sulla schiena: é piuttosto ovvio che l'abito indossato dalla giornalista Elena Sánchez sia, oltre che il più originale, anche il mio preferito.  

Foto: Festival de Málaga- Cine Español (Facebook)

Trasparenze e romanticismo per Irene Montalá, che oltre che stupenda è pure molto trendy: il suo abito è dell'esatta tonalità corallo che Pantone ha eletto a colore dell'anno 2019.  



Foto: Festival de Málaga- Cine Español (Facebook)

Mi è piaciuto molto il look d'ispirazione vintage di Irene Anula, che ha scelto un vestito rosa pallido di Rubén Hernández in stile anni '40.

Foto: Festival de Málaga- Cine Español (Facebook)

Prakriti Maduro si è fatta notare con un abito nero allacciato in vita che mette in evidenza il volume delle maniche. Bellissimi anche gli orecchini.

Foto: Trendencias.com 

Menzione d'onore, infine, per l'abito asimmetrico color smeraldo sfoggiato questa mattina da Blanca Suárez alla presentazione del film "A pesar de todo". Questa sera ci sarà pure lei, al red carpet fuori dal Cervantes. Viste le ottime premesse, sono curiosa di vedere cosa sceglierà. 




P.S: Mi sono appena resa conto che ultimamente questo blog sta prendendo una preoccupante deriva modaiola. Del resto, l'altro giorno volevo fermare una signora per strada solo per chiederle dove accidenti avesse trovato i jeans a zampa con i (etteppareva) volant in stile Mamma Mia 2 che indossava. Forse prima o poi tornerò in me. 









martedì 28 marzo 2017

La storia d'amore tra Málaga e Banderas.

L'amore tra Málaga e Antonio Banderas non lo puoi spiegare se non ci vivi in mezzo. É un legame a filo doppio, solido e discreto come possono esserlo soltanto i più longevi. Lo percepisci tra le pietre del Teatro Romano, quando cade la sera tra il borbottio del Pimpi e i neon delle terrazze chic. S'infrange con le onde, senza troppo drammatismo, sul Paseo Marítimo che ne porta il nome. Quel legame si magnifica nell'orgoglioso rispetto di un posto in cui tutti sanno dove vive, eppure nessuno va mai ad importunarlo sotto casa sua. Ché poi sarebbe bello non doversene stupire. 

Dal 2009 Antonio Banderas per me è in un certo senso un pezzo di città. Ricordo quando passavo per caso davanti al Teatro Cervantes, troppo bassa per scrutare tra la folla, troppo stordita per decifrare le sillabe che andavano a comporre un'ovazione. Oltre quel muro di gente - mi avevano detto - c'era lui. Zorro. El Gato con Botas. L'andaluso forse più internazionale al mondo. Quel giorno, chissiricorda perchè, ho iniziato a chiamarlo Tony. E in un nomignolo d'inconsapevole umanità smetteva di essere un attore per diventare uno qualunque. Abbandonava i panni del vecchio sex symbol per vestire quelli di uno che, semplicemente, mi stava simpatico. Forse in quel momento sono diventata parte di Málaga. Della sua essenza, del suo anti-divismo, del suo essere sempre cosí colloquiale. 




Otto anni dopo, aspettarlo davanti a quello stesso teatro mi è sembrato quasi un doveroso atto di passaggio. Come se dovessi dimostrare alla città che sono di nuovo qui, a chiudere un ciclo, qui dove avevo siglato un patto con me stessa nei giorni in cui il mio primo Festival del Cinema la faceva esplodere di bellezza e luce. Erano i giorni in cui (me ne rendo conto solo ora) capivo per la prima volta di non voler tornare. 

Probabilmente avevo bisogno di veder esplodere quell'amore nel grido della folla. "Antonio, Antonio!" - mille voci in una sola - quando l'ultima auto con i vetri oscurati lo consegnava agli abbracci, agli applausi, alle strette di mano. E lui scherzava, chiacchierava, gesticolava senza sosta, con l'invidiabile talento di chi sembra essere impermeabile ad ogni aura di divismo o imposizione di celebrità.

Succedeva al termine di un pomeriggio interessante. Un gruppo di signore variopinte seguiva la scena dal balcone del terrazzo della casa che lo scorso Settembre credevo potesse diventare la mia. Succedeva dopo essermi interrogata sull'essenza reale o statuaria di un corvo fermo da troppo in posizioni scomode. Dopo aver riso come una pazza per i commenti delle pettegole attempate davanti a me - ché "tengo una amiga que es CENAFILA de ésas y se ve todas las pelis", e "qué culo más feo tiene Mónica Cruz"; ché avrei fatto un live tweeting più completo dei loro commenti se non fossi stata troppo pressata dalla folla per riuscire a maneggiare il cellulare. Succedeva prima di finire mio malgrado sullo sfondo dello Snapchat di una tipa francese che si faceva un video con le orecchie da coniglio rosa. Prima che andarsene da lì diventasse un'impresa epica. 

E con quella barba Antonio Banderas mi sembrava un po' Babbo Natale. Quando mi ha salutata, assieme (ovvio!) a tutto il mio tratto di folla, è stato come se il ciclo si fosse concluso. Toh, Tony, siamo di nuovo tutti e due qui. 

Quest'anno, al festival del cinema, gli hanno consegnato un premio onorario. E credo di aver consumato tutti i cuori messi a disposizione da Periscope quando ho seguito la diretta del discorso con cui l'ha ricevuto. Un discorso che ho voluto tradurre qui sotto, perchè possiate condividere - seppur in minima parte - i brividi, i sorrisi e l'emozione che ha messo addosso a me. 

Perciò, Banderas, l'unica cosa che ti chiedo è questa: smettila una buona volta di parlare con le galline. Uno che racchiude flamenco, Odissea e Málaga in un unico contesto non si merita di essere associato a Rosita e a quelle stramaledette merendine. 

Guardate tutto il video, che ne vale la pena. 





<< Non mi sono preparato nulla perchè in genere mi piace scrivere le cose da dire in questo tipo di atti, ma mi sembrava che rivolgendomi ai miei compaesani sarebbe parso un po' freddo mettersi qui davanti un foglio e leggere; quindi improvviserò un po'. 
Alcune delle cose che dirò qui le ho probabilmente già dette questa mattina alla conferenza stampa. Avevo letto ultimamente che il festival di Málaga era in debito con me e che con questo premio voleva saldare quel debito e non è vero. Non è vero perchè il festival di Málaga a me non deve proprio niente. Tutto quello che ha ottenuto se l'è guadagnato in 20 anni grazie ai diversi direttori del festival che si sono succeduti, alla la gente che ci ha lavorato, ai tecnici: tutti loro hanno lavorato un sacco e lo so bene. 

Io volevo scusarmi in qualche modo perchè ho assistito in due o tre occasioni, e non siamo riusciti ad inserire nel contesto del Festival film come el Camino de Los Ingleses o Crazy in Alabama, i miei due lavori come regista. La gente mi diceva sempre: "Lei viene alla Semana Santa e non viene al Festival", ma il punto é che durante la Semana Santa è festa in tutto il mondo e quindi mi lasciavano allontanarmi dalle riprese. In altre circostanze mi dicevano "No, non è più festa adesso, deve restare qui". 

Questo premio deve servire per consolidare un rapporto. Deve servire a far sì che io prenda un impegno con questo festival, che mi "usino" di più, che io possa essere più utile e diventare davvero un anfitrione del festival di Málaga. Oltretutto io mi congratulo per il fatto che quest'anno si sia finalmente aperto in modo chiaro non solo al cinema spagnolo ma al cinema IN spagnolo:  questo ha un significato molto importante, internazionalizza il festival e apre la porta a un mondo che è mi é stato molto vicino in tutta la mia carriera, sia nel periodo che ho passato negli Stati Uniti sia dopo, in diversi Paesi come Cile, Argentina, Colombia, Messico, Venezuela, dove ho girato film e avuto l'occasione di lavorare a contatto con il talento di queste Nazioni che è enorme e invidiabile. La possibilità di portarlo ogni anno qui è fantastica e credo sia stata una mossa azzeccata da parte della direzione del festival. 

Tutto questo si inquadra bene in una città, Málaga, che sta smettendo di odorare di doposole e che inizia ad odorare di cultura. E l'orgoglio che si prova! A me piace conservare il senso critico con me stesso e in tutti gli aspetti della vita, ma bisogna anche mostrare i muscoli e sentirsi orgogliosi. Io credo che noi malagueñi dobbiamo iniziare a mostrare quei muscoli; mantenere il senso critico, naturalmente, per migliorare le cose che possono andare bene o male, ma Málaga sta diventando una città importante e io credo che siamo solo all'inizio di un percorso per cui si trasformerà nel futuro in un punto di riferimento per la cultura a livello mondiale. 

Questa, che sembra una cosa senza senso, non lo é più di quando io dissi che me ne sarei andato ad Hollywood, ma le cose succedono. 

Le persone sono molto diverse tra loro ma io mi sento quasi di dividerle in due categorie: ci sono quelli che affrontano la vita in modo cerebrale, le persone metodiche che fanno strategie... io non sono così. Io mi sono affidato al cuore per per tutto quello che ho fatto nella vita. Sono impulsivo, non ho mai pensato molto, mi sono tuffato di testa in tutto. Quando sono andato via da qui a 19 anni diretto a Madrid l'ho fatto a cavallo di un cuore. Ho lavorato sostenendomi su quel cuore. Sono andato negli Stati Uniti sulla spinta di quel cuore e il giorno 16 gennaio di quest'anno quel cuore mi ha detto "ora basta, siamo arrivati". E ho avuto un infarto. Ti fa pensare, perchè gli ho messo molta pressione addosso, e il mio cuore - che è estremamente andaluso- mi ha detto: "picha, fermati un attimo, ché sennò qua ci tocca litigare". Abbiamo avuto uno scontro. Ora stiamo facendo di nuovo amicizia, parliamo molto tutti i giorni. 

Mi sono reso conto che, nonostante tutto quello che mi dicono i cardiologi, il cuore non è una bombola che dà ossigeno al corpo, il cuore - e in questo bisogna affidarsi alla cultura popolare, che è saggia: la gente non dice "ti amo con tutto il mio cervello", dice "ti amo con tutto il mio cuore"; Non dice "mi si è spezzato il pancreas dalla tristezza"...parlano del cuore, e lo fanno perchè ha un significato, che io adesso ho capito più che mai. Il cuore è un magazzino di emozioni e in questi due mesi io ho visto lì dentro tutte le persone che ho amato e che amo, ho visto Zorro, ho visto un gatto con gli stivali, ho visto il mio amico Almodovar, gli anni della movida, gli anni del Teatro Romano qui a Málaga quando andavamo in giro vestiti da romani su un vespino per andare a recitare; 

E sulle pareti di quel cuore, nei ventricoli e nelle arterie coronarie e tra sistole e diastole, c'è Málaga. Lì, come la mia Itaca personale, o forse come la mia Dulcinea. E nel mezzo di tutto questo un'idea di nuovo surrealista, andalusa, insensata, malagueña e chisciottesca: l'idea che il meglio debba ancora venire. >>


PS: Comunque il tappeto rosso in Calle Larios dovrebbero tenerlo sempre, ché con i tacchi ci si cammina meglio. 












martedì 3 gennaio 2017

Gli eventi da non perdere in Spagna nel 2017 (secondo me)

Questo post nasce come personale promemoria degli eventi che non vorrei (anche se in certi casi, verosimilmente, mi toccherà) perdermi in Spagna nel 2017. Non sono tutti, e di certo non ho la pretesa che siano i più rilevanti in assoluto: lo sono, però, a vario titolo per me. Se ho deciso di pubblicarne l'elenco è perchè ho pensato che lì fuori, da qualche parte, dovrà pur esserci qualcuno che condivide i miei stessi interessi. E chissà che in questi primi giorni di propositi, progetti e frenetiche imbastiture organizzative annuali alcuni di essi non siano abbastanza forti da servire addirittura da pretesto a un viaggio in terra iberica. 

Tenete l'agenda sottomano, e preparatevi a prendere appunti! Mi darete ragione sul fatto che il 2017, in ogni caso, pinta bien. 


WeLoveFlamenco  (Siviglia, 12 - 16 Gennaio)







Giunta ormai alla sua quinta edizione, We Love Flamenco è la prima passerella di moda flamenca dell'anno. Gli addetti ai lavori vi guardano con interesse di anno in anno crescente in quanto tradizionalmente anticipa le tendenze di settore che verranno rivelate al ben più prestigioso SIMOF. I biglietti sono già in vendita a un prezzo di 10 euro a sfilata. 


SIMOF (Siviglia, 2-5 Febbraio)



Mettete assieme le Fashion Week di New York, Londra, Parigi e Milano e avrete un quadro approssimativo di cosa il SIMOF rappresenti per la moda flamenca. Punto di riferimento imprescindibile per ballerini, stilisti e blogger di tutto il mondo, qui ogni anno si danno appuntamento le firme più importanti del settore per dettare legge in merito a cosa vada o non vada indossato sui palchi dei teatri, nei tablao e - soprattutto - alla Feria de Abril. Su questo blog ne ho parlato spesso: per questo sarebbe (o sarà?) bellissimo, per una volta, potervene fare una cronaca live. Visitare gli stand degli espositori al FIBES costa 5 euro; assistere alle sfilate 10. 



Mobile World Congress (Barcellona, 27 Febbraio - 2 Marzo) 




L'altr'anno c'era Zuckerberg. Quello ancora prima, se non sbaglio, Tim Cook. Insomma: al Mobile World Congress di Barcellona la creme della creme della tecnologia c'è sempre, e basta dare un'occhiata all'elenco degli speakers per capire che quest'anno non farà eccezione. Tra i nomi di maggior richiamo spiccano quelli del CEO e Co-Founder di Netflix, dell'head of global strategies di AirBnB, di svariate alte cariche a Google o della head of creative agencies di (cuoricini) Twitter UK. Andarci sarebbe decisamente molto, molto figo, se non fosse che i prezzi dei pass vanno dai 799 ai 4999 euro. Hashtag pazzi. 
Però ci si può sempre appostare fuori dalla porta per cercare di stalkerare qualcuno. 

David Otero in concerto (Málaga, TBD)




Il 2017 ci porterà (gioiamo!) un nuovo album di David Otero, precedentemente noto come El Pescao e prima ancora come "chitarrista de El Canto del Loco". Le tappe del tour che seguirà sono state scelte dai fan tramite la piattaforma "Shows On Demand" e tra queste - in minima parte anche per merito mio - c'è Málaga. Data e location non sono ancora state rese note ma verranno aggiunte presto a quelle già ufficializzate qui. Manco a dirlo, premerò refresh in climax di impazienza pur di essere certa di non farmelo scappare. 


Festival de Málaga - Cine Español (Málaga, 17-26 Marzo) 


Ho sempre detto, e lo ripeterò fino alla morte, che il miglior periodo per visitare Málaga è durante il festival del cinema. Il clima è stupendo ma non ancora infernale, i prezzi di voli e hotel non vengono gonfiati come durante la Semana Santa o la Feria e la città viene coinvolta da decine di eventi che la rendono - se possibile - ancora più bella di quanto normalmente sia. Se non vi interessa assistere alle proiezioni dei film in concorso o appostarvi fuori dagli hotel a quattro stelle sperando in un selfie con qualche VIP, sarete comunque felici di godervi l'atmosfera festiva di calle Larios o una qualsiasi delle tante manifestazioni collaterali che, dalla gastronomia ai concerti passando per le mostre d'arte, vi aspettano per impedirvi ogni sorta di noia. Il programma completo sarà  prossimamente disponibile qui. 



Feria de Abril (Siviglia, 30 Aprile - 7 Maggio) 



Ma serve davvero una descrizione? La Feria de Abril è l'appuntamento per eccellenza per chiunque ami il flamenco. Balli, colori, festa e abiti meravigliosi vi aspettano in quella che, in estrema sintesi, si potrebbe definire come una cartolina dell'Andalusia trasformata in realtà. Ammetto con lo sguardo basso di non esserci mai stata. Chissà che non sia questa la volta buona. 

Dani Martín in concerto (Málaga, 28 Maggio)




Ammettiamolo: con una media che oscilla tra i 50 e i 60 euro in platea, i prezzi del nuovo tour spagnolo di Dani Martín stanno rasentando la follia. Con tutto quello che ha significato nella mia vita, però, capirete che non potevo perdermelo. Non in quella che adesso è la mia città. Non in una cornice da pelle d'oca come il Teatro Cervantes. Sono più di due anni, ormai, che non lo vedo dal vivo. Ho il posto in terza fila. Devo comprarmi un mascara waterproof. (Il concerto è sold out, ma se siete interessati tenete d'occhio l'evento ufficiale su Facebook: magari qualcuno che rivende il suo biglietto, da qui a Maggio, salta fuori). 


The Killers in Concerto (BBK Live Festival Bilbao, 6-8 Luglio)





La band di Brandon Flowers darà un unico concerto in Spagna, quest'anno, e sarà nella cornice del festival BBK a Bilbao. Non mancherei, se non fosse che il 3 Luglio i loro concittadini Imagine Dragons suonano all'Arena di Verona: i soldi, ahimè, non crescono sugli alberi e le priorità sono priorità. Anche perchè dai, a voi non vengono già i brividi solo all'idea di sentire Radioactive nella cornice dell'Arena?! Se non volete privarvi di niente, in ogni caso, potete comprare i biglietti a questo link. E, se ancora non vi bastasse, sappiate che poco dopo, al FIB (dal 13 al 16 Luglio a Benicassim), suonano nientemeno che i Red Hot Chili Peppers! 



Talking About Twitter (Granada, TBD)






Abbreviato in TAT, il Talking About Twitter si presenta come il più grande evento interamente dedicato a Twitter nel mondo, e non a caso si celebra ormai da quattro anni a due passi dalla cittadina di Jun, in cui tutto funziona attraverso il social network dei 140 caratteri. Per di lì sono passati l'ex CEO dell'azienda Dick Costolo, il ricercatore del MIT e Chief Media Scientist di Twitter Deb Roy, il programmatore Diego Buendía, responsabile del progetto che ha trasformato il Don Chisciotte in 17.000 tweets, ma anche sportivi di alto livello, twitstar spagnole o personaggi dello spettacolo come il dj Carlos Jean. Non sono ancora state rese note le date della nuova edizione, che in genere ha luogo a Giugno. In ogni caso, mi sa che io mi accampo lì.


Feria de Málaga (Málaga, 12-19 Agosto)




La grande festa della città. E sarà pure, a volte, un'ode agli eccessi; potrà pur trasformarsi in un macro- botellón a cielo aperto ma l'atmosfera che si respira a Málaga durante la feria non si può descrivere: va decisamente vissuta, almeno una volta nella vita, facendo la spola tra il centro di giorno e le casetas del Real la sera. Se per caso passate, vi aspetto per un Cartojal. 




sabato 6 agosto 2016

Vivir es fácil con los ojos cerrados.

L'altro giorno ho finalmente visto "La vita è facile ad occhi chiusi". "Vivir es fácil con los ojos cerrados", se come me preferite il titolo in spagnolo. E' stata un'altra specie di grosso traguardo, dato che la mia attrazione nei confronti di quei film risale a quella che dev'essere almeno un'era geologica fa.



Comunque. Tutto quello che ho da dire, a cose fatte, è che le mie aspettative non sono state deluse. Anzi. L'opera di Trueba si è meritata dal primo all'ultimo tutti i Goya che ha vinto. Bella di una bellezza semplice, di quelle da qualche parte, nel profondo, ti confortano cullandoti in una sorta di speranzosa serenità. L'unica controindicazione è che m'è rimasta incollata in testa "Strawberry Fields Forever" dei Beatles per almeno 48 ore di fila. Ma, se non altro, è una stupenda canzone.

La trama, tratta da una storia vera, parla di un professore di inglese ossessionato dai Fab Four. Nella Spagna franchista degli anni '60, il suo peculiare metodo educativo consiste nell'insegnare la lingua attraverso i testi del quartetto di Liverpool. Quando scopre che John Lennon sta girando un film ad Almeria, non può certo farsi sfuggire l'occasione. Mosso esclusivamente dal sogno di incontrarlo, parte per un viaggio on the road attraverso i paesaggi brulli e deserti del passato iberico, intrecciando la sua vita a quella di due giovani autostoppisti: una ragazza madre incinta (fatto intollerabile, all'epoca) e un ragazzo ribelle che cerca la sua libertà lontano dalle mura domestiche e da un padre un po' troppo severo.




Tra avventure, risate e dialoghi ben studiati, i tre vivono un'avventura di quelle che ti segnano per sempre. Non vi dirò, naturalmente, come va a finire, ma vi dirò che vale la pena guardarlo: vi farà riflettere ancora una volta su quanta forza abbiano i sogni e su quanto la musica possa davvero influire sull'esistenza delle persone.

C'è una specie di monologo che il protagonista, completamente sbronzo, recita ad un certo punto del lungometraggio. "Ci sono canzoni che ti salvano la vita", dice, "sapere che c’è qualcuno prima di te che ha provato ciò che stai provando in quel preciso momento non ti fa sentire più solo". Mi ha toccato al punto che avrei voluto registrarlo, applaudirlo, urlare allo schermo che "hai ragione!". 

E poi come non far cenno, in questo blog, alla storia tutta italo-spagnola de "Il Catalano", con la sua lei in bilico tra due Paesi e l'ossessione per Claudia Cardinale...!

Ve lo consiglio, insomma, davvero tanto. 

Tra l'altro, cercare il trailer da allegare a questo post mi ha permesso di scoprire una versione che non conoscevo di quello che è- quando si dice il caso - anche il brano dei Beatles che amo di più. L'hanno realizzata i Fabulosos Cadillacs, band argentina,  ri-arrangiandolo completamente in chiave reggae. Vi capisco se l'idea vi sembra bizzarra e fuori luogo, eppure"Strawberry Fields Forever" in Spanglish sa essere affascinante in un modo tutto suo. Datele una chance.




domenica 28 ottobre 2012

Tamburi.


Credo sia quasi un richiamo ancestrale. Non me lo spiego altrimenti, il senso di liberazione a cui s'abbandonano i corpi attorno a me. Di colpo l'euforia mi prende gli occhi. Riempie orecchie, sensi, cuore. E intanto ballano, ballano tutti. Una signora brasiliana che m'ero abituata a vedere in veste seriosa. L'attore di un film. La ragazza di Bologna. Qualche altra mia collega che non avevo avuto modo di conoscere ancora. Ché a volte non serve neanche più la melodia. A volte basta il ritmo. E' tutto lì.



C'ero andata leggermente controvoglia, a quella premiazione. Sì, insomma, pioveva a dirotto. Meteorologi allarmisti insistevano, sbagliando, su temperature prossime allo zero. Poteva davvero un'altra cerimonia competere col caldo del divano di casa?

Sì. Perchè lo sottovaluto sempre, il potere trascinante dell'entusiasmo latino. Le urla di trionfo di una famiglia peruviana seduta davanti a me. La partecipazione commentata in tono allegro davanti ad ogni singolo premio. Tendo a dimenticarla, quella loro voglia di vivere a voce alta. La frenesia di gioia che, dai colori alle cadenze, pare esplodergli dentro ad ogni dettaglio. Al di là delle apparenze. Dei “che cosa penseranno”. Delle occhiate critiche – e tutte italiane- a chi magari ti siede vicino.

E' che non era affatto un'altra cerimonia. Piuttosto, era un ritrovo di quel tipo di gente che riesce in qualche modo a farmi sempre stare bene. Stavo giusto mettendo a fuoco il concetto, quando la Banda Berimbau ha fatto irruzione in scena.



Tamburi, solo questo. Percussioni combinate in un crescendo assordante di allegria. Stanno lì, con le loro maglie gialle. Lì, stipati su di un palco che si accingono a lasciare. Scendono tra la gente, la guidano suonando verso il bar. E poi dal bar al palco, mentre ormai nessuno è ormai più seduto dov'era. A volte basta il ritmo. Ti scuote il corpo da dentro, porta via i pensieri nel tuo muovere le anche. Un rivolo di sudore su cui scorre via lo stress.

Per qualche breve istante, mi viene in mente il flamenco. Quello che riesce ad apportare alla mia vita battere i piedi a terra per due ore a settimana. Immagino fusion bizzarre in dodici tempi, e poi mi scappa da ridere da sola. Dai, com'é possibile che esistano ancora gli ansiolitici? Come, se c'è sempre il tempo per ballare?

Ieri sera si è in qualche modo conclusa un'altra esperienza che definirei “lavorativa”. L'ha fatto davanti a pizzette e pasticcini, nascosti da un cartello con su scritto “staff only”. Lì mi sono trovata a chiacchierare con persone viste sì e no due volte, e che però sembrava conoscessi da una vita. Di quelle con cui non ti ritrovi in imbarazzo neanche un solo attimo, fiera di un comune amore per la lingua. Per culture lontane. Per luoghi altri, eppure sempre un po' più tuoi di quello in cui ti trovi. E, senza che me ne accorgessi, in un lampo s'è quasi fatta l'una. L'attore, quello che prima ballava, ha impugnato una chitarra nel teatro ormai mezzo vuoto. Come se avesse capito; come se pure lui sapesse che adesso sì, adesso era il momento di aggiungerci melodia.

Finisce un festival cinematografico. Addio giornate passate a guardar trailer, cercare notizie ed aggiornare pagine di facebook. Eppure, mentre varco la soglia, sento che mi dispiace un po'. Questione di tamburi, suppongo. Tutta colpa di un richiamo ancestrale.

venerdì 4 maggio 2012

Venerdí...Empanadillas de Atún e Cinema Spagnolo!


Poi, magari, dirlo non fa tanto “Gourmet”. Però credo sinceramente che le empanadillas surgelate del Mercadona siano una delle meraviglie gastronomiche mondiali. L’assenza del mio supermercato preferito su suolo italico (allegasi sospiro affranto) m’obbliga, tuttavia, all’alternativa più sana:  insegnarvi a prepararle a casa.  

P.S: la modalità succinta della premessa non dovrebbe esservi fonte di preoccupazione. Davvero, sto bene. Ho solo i neuroni stremati da una schizofrenia digitale che comunque –  lo ammetto – mi piace un casino. Ricordate che parlavo di una collaborazione esaltante, qualche post addietro? Beh, visto che il mio nome appare anche sul sito, credo di potervi ormai dire  di più. Il fatto é sto facendo provvisoriamente da community manager a CinemaSpagna, il Festival di Cinema Spagnolo a Roma. (Coro di “oooooh!”) Quindi, per inciso, se voleste seguirmi-ci-vi-si su Facebook e Twitter…io ne sarò felice, ecco. E poi, dai! A parte tutto, un’evento più italo-spagnolo di quello mica è facile da trovare! O no? 



EMPANADILLAS DE ATÚN

Ingredienti per 6 Persone: 
Per la pasta: 
500 g. di farina bianca
Vino bianco secco
Olio extravergine d’oliva
Burro
Zucchero semolato
Sale
Farina bianca per la spianatoia

Per il ripieno: 
5 scatole di tonno
6 uova
Passata di pomodoro q.b

PREPARAZIONE
In una ciotola raccogliete la farina, un cucchiaio di vino, uno di olio, uno di zucchero e uno di burro fuso e freddo. Iniziate a impastare il tutto aggiungendo poco per volta dell’acqua tiepida, in modo da ammorbidire la pasta. Formare una palla e riporla in frigorifero per 30 minuti. 

Nel frattempo, mettete le uova a cuocere fino a farle diventare sode. Una volta pronte, levate la scorza e tagliatele a quadratini. Scolate l’olio delle latte di tonno, e unite il tonno alle uova in una terrina. Aggiungete a poco a poco la passata di pomodoro, in quantità a piacimento (ma senza esagerare:il sapore predominante dovrebbe essere quello del tonno)  e lasciate riposare il tutto.

Passata la mezz’ora, estraete la pasta dal frigorifero, stendetela su di una spianatoia leggermente infarinata e ricavatene 12 dischetti. Farcite i dischi di pasta con il ripieno precedentemente preparato e chiudeteli a mezzaluna. Friggete le empanadillas in abbondante olio bollente e servitele calde. Buen provecho! 

lunedì 30 aprile 2012

Ilaria o Revienta (flusso di coscienza tachicardico)


Tachicardica come ogni Lunedì. Sul serio, non lo so cosa mi prenda. E' come se all'inizio della settimana avvertissi l'esigenza di mostrare al mondo quanto io sia rapida ed efficiente. Soprattutto se, fuori, ci sono le nubi. Così, non ho nulla di interessante da scrivere. E però scrivo lo stesso. Scrivo male. Scrivo muovendo le dita sulla tastiera a velocità supersonica. Forse seguendo il ritmo dei miei battiti nevrastenici, subconscio incasinato di fretta e di idee. Corro qua e là per la casa, chiacchiero veloce per non perder tempo.  E' due giorni che sento "wonderwall" alla radio o in stereo altrui, ovunque io passi, tanto che mi chiedo se non sia un qualche bizzarro segno del destino. Ma chi é che mi puó salvare?



Lunedí. Rispondo male a tutti, mi incazzo con la gente a sua insaputa e la perdono - altrettanto a sua insaputa-  cinque secondi después.  Espiro. Inspiro. Espiro. E mi verrebbe da urlare in eccessi di decibel, ché a livello pratico, in realtá, sono disoccupata. Ché di lavoretti, sì, ne faccio un sacco. Però nessuno mi paga, e poi domani è il primo Maggio. Quindi, dai, questa fretta cos'é? Lunedì. Una sfilza di percussioni tra atri e ventricoli, le lacrime che scendono e poi salgono e poi, invece, ho solo voglia di ballare. E rido. Di gusto. Di quelle risate che, se stai bevendo, sputacchi acqua frizzante tutt'attorno. Poi non rido piú, tutto di colpo. Poi, chissà. Un ricordo inopportuno che attraversa la testa, una smorfia. Un'altra idea creativa. Ma non riesco a capire se ho voglia oppure no di uscire anche stasera. L'allergia a questi dannati pollini mi gonfia gola ed occhi come elio in un palloncino, mentre Aprile finisce. A sua insaputa, pure lui. Di cosa dovrei parlare, allora? Del programma di Bonolis che arriva su Antena 3? Dei decaloghi per il corretto utilizzo di twitter? O, forse, ancora dei fatti miei? Peró di quelli, in fondo, che vi posso dire? La bandiera della Spagna mi esalta sempre e comunque; ma un bicchiere di sangria a un festival etnico basta ormai da solo a mettermi KO. 

Sí, insomma: sto invecchiando. 

E che arrivi il Martedì, per carità. Dico davvero!

In tutto questo, scrivere del Festival del Cinema di Málaga m'ha messo voglia di guardare un film. Anzi, ecco di cosa vi posso parlare!  Carmina o Revienta, s'intitola. E' il debutto di Paco León (avete presente? Il Luisma di Aída!) come regista, nonché di sua madre nelle vesti di attrice. Ne parlano come di un falso documentario. Di una sorta di monologo. Di un lungometraggio che non si riesce a inquadrare in un genere concreto. Di un prodotto, peró, che ha sorpreso ed emozionato un po' tutti. E allora, ecco, sono alquanto curiosa. Anche perché “el flamenco, a mí me hierve las venas”.