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sabato 5 agosto 2017

5 account da seguire su Instagram per mangiare bene a Málaga

Non è certo novità delle più recenti che Málaga stia puntando sempre più sulla gastronomia di qualità. Tra le stelle Michelin di Dani Garcia al Muelle Uno, la tradizione gourmet de La Cosmopolita e la cucina fusion di Oleo, la storia e nel piatto si accompagna oggi alla modernità. Proposte raffinate, menú vegan e bar 100% instagrammabili si affiancano a creare un quadro in grado di accontentare sia gli hipster che la nuova e più esigente tipologia di turisti attratti in città dalla sua ricca offerta museale. 

Quando sei di fuori, però, non è spesso facile localizzare i luoghi migliori in cui sfamarsi. Il rischio è quello di finire nelle classiche trappole per turisti, dove servono paella pre-cotta a prezzi più alti del normale. O magari di non schiodarsi dalle attrazioni a pois dell'ormai ubiquo impero Pimpi, che ha rinunciato alla sua identità di enoteca a favore di un menù onnicomprensivo. Come fare, allora, a trovare i posti che davvero valgono la pena? Potete affidarvi al vostro istinto, certo (la tecnica: "vai dove vanno i locali" funziona sempre). Potete chiedere a me, se vi fidate. Potete prenotare uno di quei food tour che vi portano in giro alla scoperta dei sapori più autentici del luogo (e forse trovare sempre me come guida). Oppure, potete usare i social. 

Su Instagram - regno dei foodies per eccellenza - sono numerosi gli account votati alla segnalazione dei locali più cool di Málaga. Siccome ogni tanto un post di pubblica utilità va fatto, vi segnalo quelli che in più di un'occasione mi hanno fatto scoprire pietanze e posti degni di nota. 

Se ne avete altri da aggiungere, i commenti sono tutti per voi! 



Foto: Instagram @comerbienmalaga


Come il nome stesso suggerisce, questo account vuole indicarvi i locali in cui mangiare bene nella Capitale della Costa del Sol. Nella sua gallery non troverete soltanto nomi o indirizzi, ma veri e propri consigli a prova di indeciso sulle migliori pietanze da assaggiare. Seguitelo e scoprirete perle come l'hamburger "Madriz Style" del Nuevo Y Sur, che rivisita in chiave contemporanea e pane total black il tradizionale bocadillo de calamares di Madrid; oppure l'invitante tartar di tonno e avocado servita al Treinta y Tres RestoBar. I dolcetti di mela e cannella del CocoLimón. E ancora, per i nostalgici, il bell'aspetto dei cannoli siciliani de La Dispensa Italiana. In generale il focus è sulle ricette un po' più insolite e gourmet, ma c'è spazio anche per piatti della tradizione come le melanzane con melassa de El Tapy ("Bueno, bonito y barato"). 


2. Eating Out En Málaga (@eatingoutenmalaga) 


Foto: Instagram @eatingoutenmalaga



Katy è una ragazza di origine russa che vive a Málaga e racconta per immagini la sua esperienza gastronomica in città. Sul suo insta-blog troverete grandi classici malagueñi come il Brunchit, il Matahambre o l'Aire Gastrobar , ma a me ha fatto soprattutto venire voglia di mangiare i gamberoni con pisto verde di Wendy Gamba o la tosta de caballa con pimientos del piquillo y tomates di Gloria Hoyos. Da seguire anche se amate i cocktail: scoprirete dove berne di buoni, e spesso con un'ottima vista.  

3. Málaga Se Come (@malagasecome)

Foto: Instagram @malagasecome



Dietro a "Málaga Se Come" si cela un progetto che offre servizi di comunicazione e marketing per aziende del settore gastronomico. Gestito da Arantxa López López, l'account Instagram ospita immagini di piatti da provare in locali non solo della città di Málaga ma anche dei dintorni, alternate di tanto in tanto a foto di paesaggi del territorio e promozione delle iniziative organizzate. Tra le "chicche" l'ajoblanco con granita di uva e formaggio del Palodú Gastrobar , il - decantatissimo! - gelato artigianale di Nonna (che di recente ha aperto anche in piena Plaza de La Merced) o la coca de mortadela trufada di Coco Bambú a Torremolinos. Il buon vino, poi, ha qui un ruolo da protagonista! 

4. Málaga Tendencias (@malagatendencias) 


Foto: Instagram @malagatendencias



Sebbene non si tratti di un profilo gastronomico in senso stretto, questo account dedicato ai luoghi e alle esperienze più cool di Málaga segnala spesso anche bar e ristoranti. Dall'impressionante colazione healthy di No Piqui  ai dolci de La Tertulia a El Limonar, senza dimenticare i succhi naturali di La Bella Julieta , c'é di che appuntare in agenda!

5. Sabor a Málaga (@saboramalaga) 


Foto: Instagram @saboramalaga



"Sábor a Málaga" é un marchio che designa l'autenticità dei locali e dei prodotti della tradizione locale. Se lo riconoscete fuori da un ristorante o sull'etichetta di qualcosa che avete comprato al supermercato, potete essere certi di aver fatto una buona scelta. Curiosamente, Instagram é il social network in cui sono meno attivi (seguiteli soprattutto su Twitter per scoprire, grazie ai retweet e ai contenuti propri, gli ingredienti e le pietanze da non perdere), ma é comunque un must-follow per qualsiasi foodie a Málaga. Tra le foto degli eventi che organizzano o a cui prendono parte troverete gli immancabili espetos , prodotti derivati dalla capra malagueña (tra le razze piú pregiate), oli a edizione limitata  e, ovviamente, olive. 

Vi è già venuta l'acquolina in bocca? 

martedì 21 marzo 2017

Cose che impari quando ricevi visite.


L'ho capito sbadigliando per strada che stavo per dire addio alla mia fastidiosa iperattività del Lunedì. Assieme a lei, consegnavo agli occhi di qualche vecchietto quel poco che restava della mia dignità. Erano quegli sbadigli grassi, aperti, col sonoro. Quelli che ti concedi, spesso senza mano davanti alla bocca, solo con chi sei in confidenza per davvero. Ecco, evidentemente io sono in confidenza con la strada di casa. Con i bar che la circondano. Col cartello sbiadito del "caldillo pintarroja" a un euro, gli azulejos, e il signore in tuta che porta fuori la spazzatura. Non riuscivo a contenermi, giuro. L'eco di una serie di "yawn" da fumetto si abbinava allo stupido naso rosso bordeaux che mi viene sempre quando prendo il sole.

La Domenica stava ormai sfumando nel blu scuro della routine. Mi sembrava di trascinarmela di peso sù per le scale, rintronata com'ero dai kilometri di turismo, il  ciclo in arrivo, le emozioni di un concerto, il sole basso tra i mercatini, l'odore intenso di Marijuana che aleggiava quel pomeriggio sul Muelle Uno. Due giri nella toppa. Testa sul cuscino. Immagini oniriche da quadro di Van Gogh che mi accompagnano fino alla sveglia in cerchi gialli concentrici, mari impossibili, stelle scintillanti da disegno di un bambino che per di più ballano, tanto per dar ragione a Nietzche: qui di caos dentro ne abbiamo a quintali. E poi, di colpo, è come se la parentesi si sia di nuovo chiusa. 

É sempre strano, quando qualcuno viene a trovarti dall'Italia. Cerchi di anticiparti il lavoro il più possibile, ritagliarti degli spazi, progettare itinerari. E, per tutta la durata in cui il divano-letto rivendica la seconda parte del suo nome composto, la città in cui vivi torna ad essere anche per te il luogo di una vacanza fatta spesso eppure sempre nuova. Inevitabilmente ti ritrovi in quei giorni a guardare gli orizzonti a cui ti sei abituata come qualcosa di insolito e stupefacente, rendendoti conto ti quanto tu sia stata brava nella scelta - o magari, chissà, soltanto fortunata. Altrettanto inevitabilmente, non ne esci mai senza scoprire qualcosa di nuovo. Ecco, quindi, cosa ho imparato questa volta dalla settimana in cui è venuto a trovarmi mio papà:


1. La Luna piena, quando sorge in proporzioni sovrumane, genera una sorta di catatonia di massa. La gente tende a sedersi sui muretti del paseo marítimo, fissandola imbambolata come se non l'avesse mai vista in vita sua. Ok, lo ammetto: me compresa. Di colpo è come se tutto si immobilizzasse. Se l'umanità si stesse affidando a un qualche potere ancestrale, in attesa di chissà cosa o chi. Se ti estranei per un momento dalla scena potresti credere di essere sul set di un qualche film pseudo-apocalittico. Rabbrividire di un'inquietudine sottile. Chiedere il conforto di un gelato, ma quasi sicuramente - a quell'ora, di Domenica, col vento - lo siento, li avranno già messi via. 




2. Ascoltare i commenti dei bambini su un'opera di Kandinsky (o su qualunque quadro, azzarderei) è quanto di più bello possa capitarti nella vita. Al Museo d'Arte Russa una ragazzina ha alzato la mano su richiesta del maestro. "A me questo quadro ricorda la vita di una persona" - ha detto - "perchè succedono sempre tante cose". Critici tutti, cambiate mestiere. 

3. Devo comprare più spesso frutta e verdura al mercato. Oltre al notevole risparmio ho scoperto che gli avocado perfetti esistono e che certi pomodori sono talmente buoni al naturale che persino condirli con un filo d'olio rischia di sembrarti un peccato mortale. 

4. Il Gastrobar Pretende si merita decisamente più clienti, se mi è bastato andarci due volte perchè il cameriere si ricordi di me. Certo, è anche vero che mi è bastato andarci due volte per farlo diventare uno dei miei posti preferiti. L'ambiente è curatissimo, d'ispirazione retrò. Il cibo è squisito. Le porzioni abbondanti. E, come se non bastasse, i prezzi sono anche più che abbordabili. Quindi fatevi un favore, allontanatevi dal centro in direzione Carretera de Cadiz, e riempite una volta per tutte quei tavolini azzurri assicurandogli la lunga esistenza che si merita. Mi ringrazierete, soprattutto dopo aver mangiato le patatas bravas "al estilo vintage". 

5. L'alcazaba è ancora spettacolare come quando ci ero salita, per la prima e (ora pen)ultima volta, otto anni fa. 





6. Le nuove opere che sono andate ad ampliare la collezione del Museo Picasso ne hanno notevolmente migliorato la qualità generale. Fateci un salto non appena potete (la Domenica è gratis) 

7. Al Gibralfaro tutto è talmente a prova di foto che persino i gabbiani si mettono in posa. 




8. Devo andare più spesso a fare shopping alla Recova, anzichè limitarmi a mangiarci dentro. Hanno certi vestitini e cappellini colorati che sono perfetti per l'estate!


...Anche mangiarci, comunque, decisamente non é che faccia schifo. 



9. Jia Aili è veramente bravo. É un artista cinese che attualmente espone al CacMa. Realizza quadri monumentali un po' desolanti e quasi monocromi, in cui la solitudine e il degrado tecnologico la fanno da padrone. Oltre all'impatto immediato delle grandi dimensioni, la tecnica è talmente valida che in certi casi sorprende il suo sembrarti astratta nelle vicinanze e quasi fotografica da lontano. Una delle migliori scoperte degli ultimi tempi. Se volete darci un'occhiata, la mostra è aperta al pubblico fino al 18 Giugno p.v.




10. Al Soho c'è un locale che sembra strepitoso. Si chiama Mamuchis, e serve "healthy food" da tutto il mondo. La decorazione esterna è talmente ben fatta che non mi spiego come sia possibile che non l'abbia notato prima. É già altissimo nella mia lunga lista dei prossimi posti in cui cenare.




11. Il Barceló che espone all'Ateneo de Málaga non è il Barceló che tutti pensiamo - il che mi insegna che bisogna prestare importanza anche ai nomi di battesimo. Ad ogni modo, le opere astratte dell'omonimo (cioé di Carlos, non di Miquel) una visitina la valgono comunque, specie se si parla del piano inferiore. 

12. Oltre ad essere un posto hipster friendly dove scrivere un libro, lavorare da freelance e instagrammare cose, da Dulces Dreams fanno anche un buonissimo espresso all'italiana. Compete con Bertani, il che è tutto un dire. 

13. É possibile avere l'intera gamma delle quattro stagioni in soli tre giorni, con un intero campionario di avversità meteorologiche allegate. Il mare, però, è stupendo anche quando si incazza. 






14. Las conchas finas al pil pil sono la mia nuova definizione di Paradiso. Sul serio. Dovessi farmi un tatuaggio, ci scriverei "make pil pil, not war!". 




15. Al Piyayo fanno un'ottima zarzuela de marisco, e ti portano persino tapas gratis se ci mettono più del previsto a prepararla. Certo, rischi di metterci tre giorni a digerire, però ne vale la pena. 




16. La Casa de Guardia crea dipendenza. 



17. Il mio quartiere è meraviglioso. Non che debba necessariamente venire qualcuno da fuori perchè me ne renda conto, solo che mai come in questo periodo sto accarezzando il pensiero che la prossima casa quasi preferirei trovarla qui che in centro. Il che apre le porte ad una fase tutta nuova - e forse più verace-  della mia malagueñità adottiva. 




venerdì 6 gennaio 2017

3 creativi spagnoli da seguire (sì, ancora!) su Instagram

Lo sapete, no, che ogni tanto mi piace consigliarvi qualche account spagnolo da seguire su Instagram? Ebbene, non mi sembrava il caso di perdere le buone abitudini. Soprattutto perchè questi tre, che ho "scoperto" negli ultimi mesi, sono davvero in grado di sorprendervi con una buona dose di creatività. Senza altre parole, premete follow e scorrete in basso: certe immagini sanno scaldare di allegria e bellezza persino l'Epifania più gelida. 


Foto: Instagram / @guigurui
Guido Gutiérrez Ruiz è un canadese residente a Madrid. Sul suo account Instagram, creato nel 2013, ama giocare con i riflessi nel regalarci vedute insolite e affascinanti delle città che visita. Ci tiene a far sapere che nessuna delle immagini postate è stata ritoccata con Photoshop. La sua missione è, infatti, quella di utilizzare soltanto i tool resi disponibili dal social network. In questo modo, vuole dimostrare che per realizzare un buono scatto non è sempre necessaria una macchina professionale: a volte basta guardare le  cose da una prospettiva diversa e usare un pizzico di creatività. Tra i suoi soggetti, naturalmente, la Capitale spagnola ha un ruolo di rilievo. É interessante, del resto, notare come in generale la Spagna sembra stia trovando nei riflessi un nuovo stile espressivo. Voglio dire, magari è solo una mia sensazione, ma guardate questo scatto dell'attore Álex González: proprio come @guigurui, anche a lui basta capovolgere la foto per riempirla di magia.


Foto: Instagram / @artedemirar


Dietro a questo account c'è Sandra Suárez, un'artista spagnola che vive tra Barcellona e la Cantabria. Attualmente  si dedica soprattutto alla creazione di coloratissime gif animate, ma tra i tanti progetti che ha condiviso su Instagram il più interessante resta secondo me quello che la portava a realizzare piccole "sculture" di animali, oggetti e personaggi utilizzando la frutta come materia prima. Ne ha parlato anche Bored Panda e, se spulciate le foto più vecchie, ne troverete esempi davvero eccelsi. 



Foto: Instagram / @eatingpatterns


Lanciato nel 2016, "Eating Patterns" è diventato in brevissimo tempo uno dei fenomeni di Instagram più chiacchierati ed osannati dalla stampa internazionale. Dietro c'è la designer tessile spagnola @Vegaloring , di Barcellona, che usa gli ingredienti delle nostre cucine per dare vita a pattern che sembrano fantasie di una gonna o di un divano. Se vi piace il suo account cliccando qui ne troverete altri su questo stile, anche se purtroppo non sono Made in Spain. 







sabato 25 luglio 2015

Expo2015: Il Padiglione Spagna visto da Instagram


Mi sono ricreduta sull'Expo grazie alle foto postate da amici e conoscenti sui Social Network. Le loro immagini mettevano a dura prova la mia iniziale diffidenza con scorci di architetture pregevoli, pietanze invitanti e decine di microcosmi che, uniti, andavano a formare un quadro di sintetica e perfetta internazionalità. E' stato grazie a #Selfie ed #Instagood, insomma, se andarci è diventato di recente un mio proposito tardivo per il 2015. Aspetto climi più temperati, è ovvio. Ma intanto, spinta dalla mia solita curiosità, sono andata a cercare su Instagram gli scatti pubblicati dagli utenti in visita al Padiglione Spagna. Ve ne propongo una selezione,  in una sorta di tour virtuale di uno degli angoli più italo-iberici che ci siano attualmente in giro. 


- Spain is...  color!
Lo scenario più instagrammato è anche stato definito come uno degli ambienti di maggior impatto del Padiglione: uno spazio le cui pareti sono interamente ricoperte da migliaia di piatti. Su di essi, paesaggi e cibi tipici iberici vengono proiettati in un gioco di luci che conferma una mia ferma convinzione: la Spagna è e deve essere comunque piena di colori. 


Una foto pubblicata da Sandra (@sandra9989) in data:



- Spain is...food!

Progettato dallo studio B720 Arquitectos di Fermín Vazquez, il Padiglione gioca sull'alternanza di spazi aperti e chiusi, riservando ben tre diverse aree alla degustazione alimentare: un ristorante, un "chiringuito" e un bar de tapas. Proprio quest'ultimo, circondato da alberi di arance, è stato definito uno dei più qualitativamente validi di tutto l'Expo. Certo, non è economico; Ma, a giudicare dalla quantità di foto che immortalano pintxos, sangría e piatti di paella, sembrano essere in tanti a pensare che il prezzo valga la pena. L'hashtag #caromabuono dice tutto già di per sè. 


Una foto pubblicata da Expo 2015 Milano (@expo_experience) in data:

Una foto pubblicata da Beppe Meliota (@beppemeliota) in data:



- Spain is... travel!

Il vero leitmotiv del Padiglione iberico sono le valige, emblema del "Viaje Del Sabor" proposto dalle installazioni audiovisive dell'artista catalano Antoni Miralda. E' proprio uno di questi bagagli, delle dimensioni di 5x4 metri, a dare il benvenuto ai visitatori all'ingresso. All'interno ve ne sono altri, su cui vengono proiettate proposte visive ciascuna dedicata ad un diverso alimento. Tra le più instagrammate, la valigia aperta da cui escono dei fogli con parole in varie lingue, tutte legate all'esperienza del cibo. 






- Spain is ...details!
Il lato creativo degli utenti di Instagram li spinge sempre a prestare particolare attenzione ai dettagli. Ecco allora che le fotocamere degli smartphone si lasciano affascinare dai pensieri lasciati dai visitatori (la frase "che l'uomo sappia far baciare il pane e le parole" è stupenda!) e, soprattutto, dalle bottiglie appese al soffitto che la mia vena consumista associa in modo preoccupante all'arredo di certi negozi Desigual. 

Una foto pubblicata da Shila Mirarchi (@sheym89) in data:


- Spain is ... video!
Su Instagram non potrebbero mancare i tradizionali video di 16 secondi per raccontare l'aspetto polisensoriale dei padiglioni di Expo. Tra quelli relativi alla Spagna, ho scelto qui di proporvi i due secondo me più significativi: un'esibizione di flamenco in occasione di una festività andalusa, e un video che documenta l'affascinante viaggio tra i fornelli di una cucina "virtuale". Allora? E' venuta voglia anche a voi di andare a farvi un giro? 


Un video pubblicato da Anna Marcone (@anna_marcone95) in data:

lunedì 13 luglio 2015

Tutte le versioni del Gazpacho! (O, per lo meno, quelle più amate)

Gli spagnoli, in estate, si fanno amare un po' di più. La ragione si chiama Gazpacho, ha la consistenza rossa della passione, ed è grossomodo la sola pietanza che io consideri appetitosa quando il termometro supera i trentacinque gradi. Certo, rischia di trasformarti l'alito in un'arma letale. Ma sei single, hai un fidanzato col raffreddore, e/o non rispondi al nome di battesimo di Dracula, è un lato negativo su cui é facile soprassedere. Specie se consideri quelli positivi. Tipo che si prepara in pochi minuti. Rinfresca. Disseta. E - ciliegina sulla torta - lascia persino ampi margini alla creatività. 

Il contenitore, per esempio. Ché il Gazpacho puoi servirlo in un piatto fondo, come una qualunque zuppa fredda. Renderlo un po' più ispanico con le ciotole in terracotta. Presentarlo in piccoli bicchieri come sfizioso aperitivo ad una festa tra amici.




E poi le guarnizioni. Nessuna. Dei crostini di pane croccante. Verdure crude tagliate a listarelle o dadini. C'è solo l'imbarazzo della scelta, che può essere dettata dall'estro del momento o semplicemente dall'umore. 

La ricetta che uso io, fedele a quella tradizionale, la trovate qui. L'avevo condivisa ormai parecchio tempo addietro assieme a considerazioni di dubbia lucidità - ma innegabile verità- su Pau Dones e Kekko (con tre k) dei Modá. Non è l'unica, però. Perchè, come tutti i piatti di successo, anche il miracoloso nettare andaluso vanta innumerevoli reinterpretazioni.

Ne ho raccolte alcune tra le più popolari sul web. Così, se in mezzo ai vari Flegetonte proprio non ce la fate a nutrirvi di altro, potrete almeno alternare un po' i sapori. 


SALMOREJO

Originario di Córdoba, il salmorejo é, per i suoi elementi di distinzione con il gazpacho, oggetto di dibattito annale. C'è chi afferma, ad esempio, che il gazpacho non dovrebbe contenere pane, caratterizzandosi così per la maggior liquidità. E c'è chi dissente energicamente, affermando che il pane ci va sempre e comunque, solo che il Salmorejo ne ha in quantità doppia rispetto al gazpacho tradizionale. Comunque sia, su una cosa sono tutti d'accordo: la versione cordobese é piú densa, non contiene aceto, e viene guarnita con uova e prosciutto. 


Qui la ricetta di Giallo Zafferano. 



GAZPACHO DI CETRIOLI E BASILICO 
Una delle varianti verdi del Gazpacho, che per la sua leggerezza e cremosità sembra essere particolarmente apprezzata da siti e food blog di tutto il mondo. Qui una ricetta al 100% vegetariana, che utilizza latte di soia nella preparazione. 



GAZPACHO DI ANGURIA

Popolarissima su Pinterest ed Instagram, questa declinazione ancora più estiva del gazpacho aggiunge la nota dolce dell'anguria agli ingredienti tradizionali. Ne esiste anche una versione piccante con il peperoncino. Per provarle entrambe, vi rimando alla ricetta di Gustissimo.it 


GAZPACHO VERDE ALL'AVOCADO

Altra variante del gazpacho "verde", questa volta più raffinata ed esotica. La ricetta che vi propongo è presa da LeiTv, un sito che mi ha sempre dato moltissime soddisfazioni nei miei esperimenti culinari (molte più di quante me ne abbiano date altri food blog considerati più autorevoli).  La trovate qui. 



GAZPACHO BIANCO 

Sono numerose le versioni di "gazpacho bianco" presenti sul web. Su Pinterest qualche americano ne propone una piuttosto ardita con limone, mandorle, cetrioli, uva, pepe bianco e germogli. La più diffusa, tuttavia, resta quella con sedano bianco, cipolle, olio, aceto e cumino, con cui potete cimentarvi leggendo qui.  




GAZPACHO DI FRAGOLE


Amatissimo anche dagli spagnoli, il "gazpacho de fresas" è tra le varianti in assoluto più popolari su Instagram. Cercando la ricetta ho scoperto che era stato proposto anche ad un'edizione di Masterchef. Se, però, preferite restare su varianti più abbordabili, ecco due possibili soluzioni: qui la più popolare con l'aggiunta delle fragole al pomodoro e agli ingredienti salati, e qui una succosissima ed alcolica rivisitazione da dessert. 

Buen provecho!




giovedì 9 luglio 2015

Life & Hope: italospagnolismi all'Expo

Ad Expo 2015 c'è spazio anche per la street art. L'italianissimo Padiglione Cibus ospita infatti 13 murales di altrettanti artisti internazionali, configurandosi come una vera e propria galleria a cielo aperto sul tema dell'alimentazione sostenibile. Tra i talenti coinvolti, con mio immenso piacere, ci sono anche gli spagnoli Boamistura, artefici dell'opera "Life and Hope". Le loro sono due immagini circolari che rappresentano la rinascita, l'andamento ciclico delle stagioni e della natura da cui proviene il cibo che mangiamo. 

Il collettivo madrileño, che tra le altre cose é anche molto attivo sui social, ha condiviso sui suoi canali le foto delle distinte fasi di lavorazione del coloratissimo murales, e la fanpage dello stesso Padiglione Cibus su Facebook non è stata da meno. Ho voluto così raccogliere le migliori qui sotto, un po' perché amo i work in progress, e un po' come conferma del fatto che, se Spagna e Italia si uniscono, non può che nascerne qualcosa di buono. 


















domenica 11 gennaio 2015

A proposito di Málaga: la guida gastronomica [stampabile]

A mo' di P.S. del post precedente: ho realizzato una guida gastronomica di Málaga su JauntFul attraverso i suoi locali a mio avviso migliori o più caratteristici. Niente che non abbia già scritto in altri post, per carità; solo che ora indirizzi e consigli su cosa ordinare sono disposti tutti carini carini su di una cartina geografica che potete anche scaricare in pdf e stampare in un pieghevole da portare con voi. Non mi direte che non è una figata.

FOOD TOUR: MÁLAGA GASTRONOMICA

giovedì 2 ottobre 2014

Gli stand spagnoli alle fiere gastronomiche.

Sono un'insopportabile integralista della precisione, lo so. Il pressapochismo da stereotipi, però, proprio non lo riesco a digerire. Insomma, fanno questa fiera fantastica, a cadenza annuale. Si chiama Gusti Di Frontiera, ed è una delle poche circostanze in cui la ridente cittadina di Gorizia riesce a guadagnare ai miei occhi una certa dose di appeal. Come avrete intuito dal nome, si tratta di un appuntamento eno-gastronomico che inonda le vie di folklore, cultura e (soprattutto) sapori provenienti da ogni angolo del globo. Bello. Curato. Affollato. Multietnico. Ad ogni edizione mi lascia addosso alto tasso glicemico e tronfio senso di entusiasmo. Se non fosse per lo stand spagnolo. 



Cioè, parliamone. Appendi in giro file di fiori rossi e gialli. Fai i menú con la paella e le patatas bravas. Servi sangría. Tappezzi il gazebo con un una sfilza di bandiere da far commuovere il più patriota tra gli iberici. Dico io: perché devi rovinare tutto? Perché?! Ché ci passo davanti, e rimbomba a manetta Lamento Boliviano dei Toke D'Keda. Lamento Boliviano, capite? BO-LI- VIA- NO. É il titolo del brano. Lo ripetono nel ritornello. Io capisco che tu non sappia il castigliano, visto che l'organizzazione del chiosco é a dichiarata cura di un'associazione locale; però - che diavolo! - un minimo di dubbio non ti viene? Che poi loro non son manco boliviani, ma é un altro discorso. E poi via, con la salsa e il merengue. A tema quanto potrebbe esserlo il sirtaki in uno stand norvegese. Sigh. 

Salsa y merengue. Scusate. 


Mi rendo conto che il vostro compito sia, principalmente, quello di riflettere l' immagine stereotipata ed approssimativa che l'italiano medio ha del Paese delle Corride. É triste eppure é, in fondo, la declinazione di una sorta di marketing. Ci sta. Ma allora mettete Bailando di Enrique Iglesias, piuttosto. Piazzate le Las ketchup. Loco Loco Loco di Miguel Angel Muñoz. Ripescate i Gipsy King, fate man bassa nel repertorio di Jarabe de Palo: robe conosciute, strasentite, in parte anche piuttosto trash, ma se non altro spagnole. Per Dio! Se vi piace la onda latina, avete sempre anche gli Efecto Pasillo o il buon vecchio Bisbal. Le opzioni ci sono, basta cercarle un attimino di più. 

Che poi ci ritorno, a quello stand, qualche ora dopo. Ai cd hanno sostituito l'intrattenimento dal vivo. Consiste in un tizio col cappellino del Tío Pepe e una chitarra, intento ad intonare brani tipo "la bamba" (salvatemi!) intervallandoli con "ole!" piazzati a caso e "sangría, paella, comunidad valenciana, toros". Detto così. Tutto di fila. Mentre due tizie con la minigonna si dimenano sul tavolo muovendo le mani in un vaghissiiiiissimo stile flamenco. E poi volete che non mi incazzi. 

Ragazzi, una volta per tutte: il flamenco NON É quello che si vede nel Ciclone di Pieraccioni, ok? Non si balla scalzi. Non si balla con le gonne corte. Non si balla sui tavoli. É UN'ALTRA ROBA. Punto. Fatevene una ragione. Anzi, sapete che c'é? Mi eleggo a paladina della giustizia filo-ispanica e realizzo un JPEG con i quattro concetti chiave che ogni italiano dovrebbe ficcarsi in testa. Ché così non si può mica. Sú.