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domenica 12 gennaio 2020

Turismo Musicale: i festival e i concerti da non perdere in Spagna nel 2020


Non solo è il Paese dell’Unione Europea con il maggior numero di festival organizzati all’anno, ma nel 2019 la Spagna si è anche consolidata come la prima destinazione del turismo musicale nel nostro Continente. In base ai dati raccolti da Spain Live Music, il settore è cresciuto nel Paese a un ritmo del 70% all’anno negli ultimi 3 anni, ponendo numerose sfide sia agli organizzatori (ancora troppo poco tutelati dalla legge) sia alle località ospitanti, che in molti casi si dimostrano inadeguate ad accogliere migliaia di fan provenienti dai 4 angoli del globo. 


Foto: Mad Cool Festival / Facebook
A quanto riportato da Iñaki Gaztelumendi, presidente di Live Spain Music, la maggior parte dei turisti che atterrano in Spagna con il solo ed unico fine di assistere ad un evento di musica live arrivano dal Regno Unito (43%). Seguono a ruota francesi, irlandesi e statunitensi, che lasciano nella terra di Cervantes una media di 300 euro: più dei 282 che spendono in Ungheria e dei 280 di cui si beneficia la Croazia. Nell’epoca dello streaming e della lenta agonia dei cd, gli introiti derivati dei concerti hanno raggiunto i 334 milioni di euro nel 2018: la cifra più alta che sia mai stata registrata su suolo iberico. 


Se state pensando di alimentare il trend, su Totalfree Magazine vi ho elencato i festival e i concerti che non potete perdervi in questo 2020: senza dubbio vi forniranno un’ottima scusa per girare la Spagna di canzone in canzone.

venerdì 21 dicembre 2018

Sr. Chinarro: 4 canzoni che parlano di Málaga


Il nome "Sr. Chinarro" mi apre una serie di pensieri-matrioska.

Più che altro sono frasi incompiute, uscite da bocche diverse in situazioni più o meno confuse.

La cattedrale, di notte.

"L'ho incontrato prima."

Un bar del centro.

"Com'è possibile che tu non lo conosca?!"


Il cartello che annuncia un concerto da un muro diroccato in città. 



Me ne dimenticavo. Sempre.

Un loop continuo di "lo devo ascoltare" che affogava nei vermut a fine serata. 



Ma poi vuoi gli algoritmi. Il raffreddore. Vuoi il desiderio di concludere un anno di scoperte musicali aggiungendo un altro nome alle playlist. 


Insomma, mi apparso per puro caso in una citazione su Facebook e ho premuto play.

Quello che ho sentito mi è piaciuto.
Forse non tanto da strapparmici i capelli e da seguirlo in tour per il Paese, ma abbastanza da viaggiare nello spazio-tempo se chiudo gli occhi cullata dai suoi brani.

Dietro al nome di Sr. Chinarro c'è, in realtà, quello di Antonio Luque, un cantautore che indovino un po' schivo. Ha una buona penna e ormai ben diciotto (!!) dischi all'attivo con la band di cui è l'unico componente stabile.  


Nato a Siviglia nel 1970, si è stabilito a Málaga affermando di sentirsi "malagueño di adozione". 

Strano. Non solo per la rivalità a tratti intollerabile tra le due città andaluse, ma anche perchè ha dichiarato di varcare poco e a fatica il confine de Los Baños del Carmen.


E più di un malagueño mi ha detto negli anni che "oltre los baños del Carmen non é più davvero Málaga".





Eppure, anche ad osservarlo dal suo (meraviglioso) ritiro di salsedine ed espetos, il Capoluogo della Costa del Sol ha ispirato a Luque più di una canzone.


Per quanto non venga mai menzionata direttamente, chiunque conosca abbastanza bene la città saprà riconoscerne i luoghi in testi che il Sur una volta ha definito (in modo, per la verità, piuttosto azzeccato) gravidi di "surrealismo quotidiano".

Dall'Italia ed in omaggio alla mia perenne sete di Sud-Ovest, vi invito a scoprirli qui:

LA DECORACIÓN 


Estratta dall'album del 2006 "el mundo según", questa canzone particolarmente descrittiva vi farà fare un giro tra le chimeneas della Playa de la Misericordia, la Plaza de Toros ("più bella quando è vuota") e il Palacio Miramar. L'ispirazione - ha detto - gli é venuta sul Mirador del Gibralfaro, mentre osservava la città dall'alto.



LA CIUDAD PROVISIONAL



Come in una personalissima Odissea, in questo brano Luque immagina il ritorno trionfale nella sua Siviglia partendo da El Palo e attraversando tutta l'Andalusia mentre percorre il Guadalquivir in barca. 

STELLA MARIS


Un omaggio parzialmente polemico alle pattinatrici che, percorrendo il paseo marítimo, schivano le irregolarità del terreno nelle prossimità de los Baños del Carmen mentre i voli commerciali solcano il cielo della città.


LA ALCAZABA




L'iconica fortezza che domina la città diventa qui la metafora criptica di una storia d'amore - manco a dirlo - finita male.



Se non ne avete ancora abbastanza e volete ascoltare altre canzoni "ambientate" a Málaga vi consiglio anche Del Rincón a Las Flores della bravissima (e giovanissima!) Ana García. 


sabato 10 novembre 2018

Origins (e quel saputello di Google)

Era tutto il giorno che aspettavo con ansia il momento giusto per premere play.

Perchè gli album delle band che ti marcano il ritmo della vita mica li puoi ascoltare così, mentre lavi i piatti, come un sottofondo qualsiasi a cui non presti attenzione.

Naa. Ti ci devi immergere, come in una vasca piena di schiuma.

Devono essere la coccola che fai a te stessa mentre t'isoli dal mondo in uno spazio tutto tuo.

Le band che ti marcano il ritmo della vita si meritano le tue orecchie, i tuoi cinque sensi, il tuo cuore.

Persino Google mi aveva mandato una notifica: "Nuovo disco degli Imagine Dragons, Origins".




Già. Come se non lo sapessi. 


Sul serio, sta diventando ogni giorno più invadente, 'sto coso. 

E "Sono le 2 di notte, cosa fai ancora in giro? Hai 4 hotel vicino, se mai volessi dormire". 

E "Sei alla Casa de Guardia, è un buon posto per fare foto. Fai foto, daaaai. Fai foto, ti prego, fai fotooo. Ma non hai ancora fatto neanche una foto?" 

E "Il tuo volo è oggi. Dovresti uscire di casa adesso perchè potrebbero esserci ingorghi".

Google, te lo dico da amica: E FATTELA, OGNI TANTO, UNA VAGONATA DI FATTI TUOI!


Mamma mia che saputello, oh. Più pesante della gente che qui non la smette più di parlare di Rosalía.

Che poi continua a mandarmi notizie di calcio da quando quest'estate, annoiata sul bus, avevo fatto una ricerca su Isco. Vediamo chi gli spiega che volevo solo sapere quanti anni ha.

Ma, si diceva, gli Imagine Dragons.

Avevo delle buone sensazioni su quest'album, e alla fin fine non si può dire che mi sbagliassi.


Certo, non arriva ai livelli di Smoke + Mirrors.

Di Smoke + Mirrors ce ne sarà sempre e soltanto uno.

Di sicuro, però, ci si avvicina più di Evolve.
Al primo ascolto, le mie canzoni preferite (almeno tra quelle che ancora non conoscevo) sono Cool Out e West Coast. Soprattutto perchè "Sarò la tua West Coast" sarebbe la dichiarazione d'amore definitiva, per me. Quella o "Sarò la tua Málaga". O "Sarò le tue conchas finas al pil pil" . O "Sarò la tua overdose di carboidrati". 'Na roba così.







Ma sto di nuovo divagando.

Digital mi affascinava già nei 30 secondi del teaser che annunciava l'album, e continua a farlo anche ora che l'ho masticata intera. A dire il vero ancora non capisco se mi piaccia o meno, ma è la "I'm so sorry" di questo disco, e penso che dal vivo sarà spettacolare.


In generale, tutta la prima parte mi pare nettamente superiore alla seconda. Only e Stuck, ad essere sincera, le eliminerei proprio dalla tracklist. Ma poi arriva Real Life e, nell'adrenalina che ri-esplode, riscopro il miglior riscatto possibile.


Insomma: ascoltatevelo. Che ve lo dica Google oppure no.

venerdì 12 ottobre 2018

5 canzoni di Izal per prepararsi al Benalfest

É stato uno di quei piani improvvisati, folli e incasinatissimi; Quelli che ti fanno disperare, ma in genere poi portano ai momenti migliori. O almeno si spera. L'ho festeggiato cosí, il Día de la Hispanidad: svegliandomi tardi. Maledicendo il rumore ritmico di un martello del tutto indifferente alle feste. E alleggerendo il portafoglio in favore di un concerto di Izal. 


Da quando mi aprirono il mondo in una notte di pioggia, sono diventati una costante della mia vita malagueña. Gli Izal sono Laura che me li fa conoscere all'evento di San Miguel. Il salotto della casa di Huelin inondato dal sole. La serata tributo all'Onda Pasadena, col caldo dei bugigattoli senza finestre e un'improbabile sosia di Loredana Berté. Sono gli stivali col tacco che mi portavano a Casa Lola in primavera. Un atterraggio morbido tra le lacrime secche e il sapore dei gambas al pil pil. Sono l'articolo per Total Free Magazine. Il ritornello che si incolla alla testa come una condanna dolce-amara nei giorni in cui venne a trovarmi mia madre. 


E domani, dopo tanto, li rivedrò al Benalfest.

M'è sembrata l'occasione giusta per riepilogare le 5 canzoni che li hanno resi un must delle mie playlist. Se ancora non le conoscete, direi che è giunto il momento di rimediare. 



1. Sueños lentos, aviones veloces



(...que viajan al sur)
L'ho già scritto e lo ribadisco: questo resta, per molti versi, "uno dei ritratti più completi di me". 


2. Santa Paz

Ho letto da qualche parte che sarebbe stata concepita come autocritica. Una sorta di disprezzo urlato nei confronti di tutto ciò che l'autore non sopporta di sé. Mah, se lo dite voi. A me parla piuttosto di pozzanghere in calle Larios, con Málaga specchiata all'ingiú. Eppure, ve lo giuro, non ho ancora ben capito perchè.

3. Pequeña gran revolución



Scritta da MIkel Izal per la nipote, dà il benvenuto al mondo a una bambina appena nata.  Narrato dal punto di vista di un genitore, è l'inno all'amore più puro che esista. Mi ha conquistata la prima volta che li ho visti dal vivo, e ancora oggi mi emoziona ad ogni play.


4. Copacabana



La hit per definizione. Non averla mai ascoltata dovrebbe essere considerato un delitto.

5. Canción para nadie 



Che ognuno la interpreti come preferisce. Per me - che mi sciolgo come burro nella padella delle mie stesse congetture-  parla della Persona con la P maiuscola. Quella che cambierà la nostra vita, scegliendo di condividerla con noi. Il "Grande Amore Fantasma", in definitiva, quando lo immagini e non lo conosci ancora. 



In tutto questo, mi sono appena resa conto che era quasi un mese esatto che non aggiornavo il blog. Credo sia una specie di record personale. Scusatemi: è che la vita, da un po' in qua, mi sta richiedendo un po'troppe attenzioni. 
  


domenica 16 settembre 2018

Oh, See.

Tre del mattino. 
Abbasso lo sguardo sulle scarpe da ginnastica ormai luride. 
"Mio Dio, sono da buttare!"

É la prima cosa su cui mi fisso. 
Ci provo gusto, come se volessi chiedere conferma agli oggetti che la gioia che ho provato è esistita davvero. 
Un bicchiere da lavare. Un foglietto spiegazzato nella borsa. Un braccialetto blu. 

Conto i brillantini incollati sotto i vestiti zuppi di pioggia e birra come ferite di una battaglia bella. 


E le labbra si allargano in un sorriso. 

Per quanto possa sembrare strano, si può dire che l'Oh See sia stato il primo vero festival a cui io abbia partecipato. 
Esclusiva come sono nelle mie fissazioni, ho sempre preferito i concerti singoli. 
Due ore intense- se hai fortuna tre - passate a fissare un palco aspettando la tua dose di emozioni. 


Un solo protagonista. 
Un attimo effimero e bellissimo che non ammette pause o distrazioni. 



Mi emozionava l'idea di vivere finalmente un'esperienza un po' diversa. 
Capire cosa significa passare una giornata intera a trotterellare tra due palchi, con i bassi nel cuore ed un bicchiere in mano. 

Sarei sopravvissuta? Mi sarei - giuro, me l'ero chiesta - un po' annoiata




I preparativi erano iniziati da tempo, nevrotici e solenni nel crescendo di adrenalina.
C'ero io che sognavo le coroncine di fiori del Coachella.
Il meteo che faceva terrorismo preannunciando piogge torrenziali.
C'era la necessità impellente di una borsa abbastanza comoda e capiente da valere la fila alle casse del Primark.
E Nancy che mi mandava le foto dei suoi outfit mentre un tizio mi tartassava per piazzarmi la tessera con gli sconti di non so cosa.
"Y no, mira te lo digo subito...cioé, ya".
NON MI POTETE PARLARE IN SPAGNOLO MENTRE SCRIVO IN ITALIANO. Neanche al contrario.
Dio, che delirio.
E mi son persa al centro commerciale Larios, ritrovandomi al parcheggio con il cellulare in mano.

C'erano i miei amici, che mi chiedevano a intervalli regolari e in tutti i mezzi possibili che autobus dovessimo prendere per arrivare.

"El veinteee, chicos!"

Ci pensavamo tutti, già al live per me un po' troppo rock dei Sexy Zebras. Quando mancavano i kebab e sul taxi che avevo preso di corsa il taxista cantava gli Imagine Dragons.

Il rumore di un tuono. Le dita incrociate.
Poi, quel momento è arrivato.

E, come tutte le giornate memorabili, ha deciso di annunciarsi con eccessivo fragore.
Mi ha sorpresa decretando la morte del vecchio Nokia che usavo come sveglia. Si ringrazia la vescica mi ha fatto aprire gli occhi a mezzogiorno, in mezzo a una caterva di messaggi su whatsapp.

Mierda, ya voy. 
Doccia in tempi record. Incertezza sugli short. 
Come accidenti faccio a dormire così tanto, tío.

Da lì in poi, è stato tutto in discesa. 

Ripenso all'Oh See, oggi.
Oggi che avrei voluto andare in giro per musei, comprare le paste come le famiglie del quartiere, fare una passeggiata sul lungomare. E invece sto qui a prendermi un'aspirina mentre riguardo le foto. La centrifuga della seconda lavatrice in sottofondo e l'elenco di canzoni che mi voglio riascoltare. 

Ripenso all'Oh See. E la mente mi si riempie di immagini sconnesse. 



Io che faccio colazione con la birra ("Beh, ha i cereali"). Il tipo che si impegna a dire che Bob Dylan non è Bob Dylan ("Pero déjame hablar"). Gli sconosciuti che ci riconoscono sui maxischermi. Il fotografo guapísimo del Jagermeister. E fare quattro volte il video a camera lenta allo stand dell'Alhambra perché "el postureo es complicado". 

Ricordo la quantità pressochè infinita di brillantini sulla schiena di Nancy. Andare al bagno degli uomini perchè c'è meno fila. Ballare con le stelle filanti. Il sosia di Sadness. Chiedersi quanti anni ha Coque Malla ad ore improbabili, come se saperlo fosse diventata all'improvviso una questione di vita o di morte.

Ancora, il mal di testa atroce che mi prende mentre suona Iván Ferreiro. Il Gin all'arancia. Dover scegliere se cenare o vedere i Sidonie per poi ritrovarsi a cantare "Por Ti" con un burrito in bocca. 

Il diluvio che ci sorprende mentre suonano Los Planetas. Io che non trovo mai niente nella borsa. Il tizio che si incolla sotto al mio ombrello blaterando robe incomprensibili ("Ma se disturbo me vado, eh?" "Ecco, vai!"). Allungare il bicchiere di birra per chiedere che qualcuno me lo regga mentre tutti credono che io voglia brindare. Facciamo che mi arrangio. Riuscire a mettersi il dannato k-way solo quando smette di piovere. Dico sul serio: chi diavolo li progetta, 'sti cosi?
Il momento in cui ho ammesso, anche a me stessa, che non sono mai stata calciofila ma un po' tifo Málaga. Che una partita alla Rosaleda forse me la vedrei. Che forse mi comprerei la sciarpa. Oddio, ma sono seria? Quando cercavo di spiegare senza successo il thread del russo su Twitter.

Rivivo i miei quattro momenti di puro subidón: No Puedo Vivir Sin Ti di Coque Malla. La Revolución Sexual de La Casa Azul. Años 80 di Iván Ferreiro. La già menzionata Por Ti dei Sidonie.
Che poi, vogliamo parlare di quanto è bella la parola "Subidón"? Non esiste "euforia", "adrenalina" o "esaltazione" in grado di rendere un concetto così.

E "quelli sulle scale". Il cuore di cartone che si rompe. Io che vado a buttare via un bicchiere di plastica due metri più in là; Gli amici, già ubriachissimi, che quando torno chiedono preoccupati "Ma dov'eri? Dove vai da sola?". E lì capisco che "sola" non lo sarò mai.

Decisamente, i festival sono molto diversi dai concerti.

Trotterelli tra due palchi, cambi prospettive, conosci brani e gruppi nuovi. 

Le setlist sono più corte. L'alcol abbonda. L'aspirazione alla prima fila si riduce col passare delle ore. E finisce che chi suona como que te da un poco igual. 
I concerti celebrano la musica, ma i festival celebrano l'amicizia. 

Ed è per questo che, nella mia vita, c'é bisogno di tutti e due. 



martedì 31 luglio 2018

Eclissi.


La rinascita comincia quando cambia il vento; O quando inizi a ragionare come Ted Mosby su di un treno diretto a Fuengirola. 



                                    Sí, insomma, un attimo prima dell'esaurimento nervoso. 



E quindi eccola qui, la brezza di Levante. L'effetto speciale perfetto che accompagna le luci sulla scena. Spintona via il Terral, puntuale ed opportuna, mentre i Vetusta Morla accettano di dividere l'ovazione con lei. 

Un post condiviso da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:



Mannaggia a me che ho iniziato ad ascoltarli così tardi! Ma forse le canzoni hanno una data di consumo preferente. Ci scivolano addosso. Ci ronzano attorno, pazienti, attendendo il momento più opportuno per colpire. 

Le canzoni, in fondo, sono solo rumore indistinto finché non abbassiamo le difese. Poi, diventano la frase che un'amica si vuole tatuare. Il ritratto di una te che non sapevi d'essere. Diventano Maldita Dulzura, e Consejo de Sabios, e Guerra Civil. 



Ti sussurrano all'orecchio di Puntos Suspensivos (grande assente in setlist) e ti martellano nel petto con le percussioni di El Hombre del Saco. 

Diventano ricordi, punto e basta. Ed è lì che ti rubano il cuore. 
Mismo Sitio Distinto Lugar mi aveva sorpresa inerte sotto alle luci di Natale in calle Larios, quando mi serviva una soundtrack con più spigoli.

Ed ora eccomi qui, a guardarla animarsi di video e di colori. Davanti al Levante. Alle migliaia di braccia che ondeggiano nel cielo. "Questo è il concerto della nostra amicizia italo-spagnola", aveva detto Nancy. Ed era l'emblema di un post it appeso al Centro Pompidou. 




No hay error. Anche perchè cosa può esserci di sbagliato se attendi l'apertura dei cancelli bevendo birra a un chiringuito sul lungo mare? Se chiacchieri con gente nuova? Se persino Fuengirola diventa un posto con cui fare la pace?  

                 Mentre barcolli verso il bagno ridi fuori l'estate che attendevi.

Di colpo, mentre la vescica reclama attenzioni, ti rendi conto che puoi ancora riprendere il controllo della tua vita. Che tutta quella successione disordinata di immagini si può ricomporre in un quadro. Anche se magari l'ha dipinto Dalí. 

Così ripassi.

Il sosia di Andrea alla Casa de Guardia. L'aliena sexy. I Gorilla che riescono a
d ordinare sequenze numeriche in tempi record mentre io ho problemi con la destra e la sinistra quando ballo le sevillanas. 

Un'amica che torna, un'amica che va. Le espadrillas consumate, i sandali coi pois, la matita nera che mi lascia nudi gli occhi. Ed accasciarsi sul computer allo stremo delle forze. Sfuggendo al caldo, agli scarafaggi sui marciapiedi. Aggrappandosi all'idea delle vacanze come a un ponte prima di cadere. 

Ma poi un giorno nulla cambia, e cambia tutto. Così, come il vento, senza alcuna ragione. 
Aprono un bar di tapas all'angolo, e a me torna la voglia di scrivere. 

Con i piedi gonfi, siedo su una panchina e inspiro leggerezza. I fuochi d'artificio, alle mie spalle, sembrano volerla celebrare. 





"Stai attenta a quello che pensi durante l'eclisse", m'hanno detto.

Stai attenta, si potrà realizzare. 








sabato 23 giugno 2018

Prima di San Juan.

L'età degli italiani all'estero dovrebbe essere calcolata come quella dei cani. La mia di sicuro, per lo meno. Ilaria: 33. In anni malagueñi fanno 150. "Cavolo, se li porta bene, però!". Modestamente. 

Tra l'altro giustificherebbe le borse sotto gli occhi e il fatto che devo appendere un cartello al frigo per ricordarmi di fare la lavatrice.

Però, sul serio: ho talmente tante cose su cui vorrei aggiornarvi che non so nemmeno da dove cominciare. Che poi magari non è che voi stiate proprio morendo dalla voglia di saperlo, eh. Solo che stasera è San Juan. La notte più magica dell'anno. Il capodanno dell'estate. Il nuovo inizio che - dai, sù-  questo duemilaeschifotto mi deve.

Ma non é concesso a nessuno aprire un nuovo capitolo senza prima aver chiuso il precedente, quindi figuriamoci se posso farlo io con un post in sospeso! Ergo, che vi piaccia o no, vedrò di tirare le fila.

Tanto per cominciare, sono andata al Gastronauta. Trattasi di locale piccolissimo e relativamente nuovo la cui paella si è guadagnata in tempo record la fama di "migliore del centro di Málaga". Recensioni entusiaste su Tripadvisor. "Devi andarci!" entusiasti da parte delle amiche. Peccato che ogni volta che provavo a metterci piede succedeva qualcosa: chiusura per lavori in corso; chiusura per giorno di riposo; chiusura perché é Semana Santa; chiusura perché é caduto un meteorite sulla terra e nooo, non dirmi che non te ne sei accorta! Insomma, ordinaria routine. 



É dovuta venire a trovarmi Céline perché ci riuscissi. Sapete, no? L'amica francese che si palesa ogni tanto. Quella che conosce sempre più gruppi spagnoli di me. Ecco, lei. Non so se mi abbia portato fortuna o il karma abbia deciso che avevo sofferto abbastanza, ma in un'imprevedibile svolta del Destino s'é liberato un tavolo proprio al nostro arrivo (voi non rischiate, però: é quasi obbligatorio prenotare). 

La paella de marisco a El Gastronauta
E quindi niente, confermo tutto: paella buonissima fatta al momento, camerieri gentilissimi, prezzi ragionevoli e - per i food blogger tra voi - il posto è pure altamente instagrammabile. Fate conto che c'è una gabbia vuota sulla parete con sotto la scritta "questa non è una gabbia vuota, è un passerotto in libertà": e già solo con questo avete sbancato i social per un mese. L'unica pecca, a volergliela trovare, è che assieme al conto ti portano delle caramelle gommosissime che ti si attaccano istantaneamente al palato. E siccome i camerieri sono socievoli poi ti ritrovi a sostenere conversazioni del tipo: "graie ì bissimo pso are tacreio?"; Che, tradotto, significherebbe: "grazie, tutto buonissimo, posso pagare con la carta di credito?"

Sono esperienze che ti segnano. 


El Gastronauta


Se come evento epocale non vi sembra abbastanza, sappiate che poco dopo sono salita sulla ruota. Sì, quella del Porto. Il Málaga Eye, Málaga Ayyyy, Málaga Ahí. Era uno dei punti della mia lista aggiornata con le cento e passa cose da fare in città prima di morire (capirete che devo darmi una mossa, avendo 150 anni!). E devo dire che ne è valsa la pena. Certo è caro - 10 euro per tre giri -  quindi non quel che si dice un'escursione da ripetere a cadenza regolare. La fai una volta, e stop. Per questo vi consiglio di scegliere la giornata giusta (tersa, senza vento), l'ora giusta (verso le 20.45-21.00 c'è una luce stupenda) e, soprattutto, la compagnia giusta. Perchè il bello è che - salvo, immagino, circostanze di affluenza straordinaria - vi danno una cabina tutta per voi. Il che significa che, oltre a godervi il panorama, potete sclerare di brutto senza incorrere nello sguardo perplesso di estranei. Chessò, farvi i selfie con le facce buffe, mettere like alle cose usando un cuoricino di cartone (il mio nuovo hobby), cantare canzoni a tema tipo "siempre se repiteeee esta misma historia, estoy harto de rodaaar como una noriaaaa" o "obsesiones, paranoias, la sensación de estar en una noriaaaa". Robe così.



Vista dalla ruota del Porto di Málaga


Vista dalla ruota del Porto di Málaga




Ah, e poi c'è stato il concerto di Carmen Boza sulla terrazza del Room Mate Hotel Larios. In pieno sole. A mezzogiorno. Con 30 gradi e i divani in pelle: un modo economico per farsi la ceretta mentre ascolti della musica live. 

Al di là del fatto che quando è finito mi sarei bevuta tutte le riserve idriche della Costa del Sol, 'sta tizia è veramente brava. Voce stupenda, testi per nulla banali, concept artistico a trecentosessanta gradi che rende la tracklist dell'album inscindibile dal suo contenitore. Se siete curiosi, vi consiglio di conoscerla con "Vida Moderna", probabilmente uno dei brani migliori del suo ultimo lavoro.

Concerto di Carmen Boza ad Art&Breakfast



La Boza suonava nell'ambito di Art&Breakfast: una sorta di fiera d'arte contemporanea volta a dare visibilità agli artisti più giovani. Ma proprio TANTO giovani. Del tipo che una mi ha detto "beh, loro hanno 35 anni" come se parlasse di vecchi decrepiti. E giuro che per un attimo l'avrei voluta picchiare. La particolarità, tuttavia, sta nel fatto che le esposizioni vengono allestite nelle camere d'albergo, di cui si sfrutta ogni spazio disponibile. 



Art&Breakfast, fiera d'arte contemporanea in un hotel


Il risultato è decisamente d'impatto, anche se in alcuni casi ho avuto la sensazione che la ricerca della provocazione - o, di nuovo, dell'instagrammabilità - fosse superiore all'effettiva qualità artistica. E poi non me ne voglia nessuno, ma una vasca da bagno piena fino all'orlo di spaghetti al pomodoro (veri, cotti, commestibili) non la giustifico neppure in nome dell'arte. SOPRATTUTTO non in nome dell'arte. In primo luogo perchè dopo due giorni di fiera l'odore, in uno spazio piccolo e senza finestre, ti fa venire il voltastomaco. E poi perchè parliamo di kili e kili e kili di cibo sprecato. E lo so che suona retorico dire che "in giro c'é gente che muore di fame". Ma se c'è una cosa al mondo che mi fa incazzare quella è buttare via il cibo. Che bisogno c'era poi? Usavi degli spaghetti di plastica e il risultato estetico era esattamente identico. 

Comunque. 

Nonostante questo ho avuto modo di apprezzare anche dei lavori interessanti, specialmente nell'ambito della fotografia. Ad esempio, il progetto "miopia" di Victoria Adame, che guarda caso ha fatto l'Erasmus a Trieste ("Di dove sei?" "Vicino a Venezia" "Ah sí? Io sono a stata a Trieste!" sta diventando una delle conversazioni più assurdamente ricorrenti nella mia vita). I suoi scatti sfocati ambiscono a ricreare l'esatta visuale che abbiamo noi orbi quando ci togliamo gli occhiali, e riescono nel loro intento alla perfezione. Oppure l'idea vincente di un ragazzo di cui (ahimè!) non ricordo il nome, che consiste nel ritrarre varie tipologie di persone viste per strada e presentarle come carte dei tarocchi. 


Art & Breakfast 


Art & Breakfast
Art&Breakfast
Avevo ancora i loro volti nelle retine quando mi sono accomodata sulle gradinate in pietra dell'Auditorio Municipal. Sul palco, l'inconfondibile scheletro con il fiocchetto fucsia mi parlava di un passato che non credevo di aver voglia di affrontare. Ormai ero distante da Dani Martín. Distante dalle ragazzine ammassate in prima fila. Distante dai fuochi che mi avrebbero scaldata. Distante dalle corse, dal sudore, da quell'emozione che ti increspava la pelle prima che le luci si suicidassero nel buio di un countdown. Comoda, e distante. Fisicamente. Emozionalmente. Io che avevo detto di preferire un festival flamenco. Io che avevo detto che avrei voluto essere altrove. Io che ci casco sempre, e dopo 33 - o 150 anni - ancora nego di conoscermi davvero. 
Concerto di Dani Martín all'Auditorio Municipal di Málaga

Perché mi ci sono voluti due secondi a cambiare idea. Letteralmente. Due.
Alle prime note di Volver a Disfrutar mi stavo già dimenando come se dovessi per contratto lasciare nella musica il mio DNA. Come l'altra sera col concerto dei Killers in diretta radio. Come quella volta che ho rotto addirittura un piatto.

In quel concerto c'era tutta la mia vita. Due ore e mezza ininterrotte di vita. Besos. Zapatillas. Puede Ser. E il secchio d'acqua. E la panchina. E Ya Nada Volverá a Ser Como Antes. Un tributo al Canto del Loco che mi ha riconciliata - per l'ennesima volta - con la me ventenne che, in fondo, non ho mai perduto.



Distante, allora? O, forse, solo cresciuta?


Perché certe mattine ti condannano a un profumo, ed é l'odore che do al tempo quando mi fa respirare un po'. Mentre Dani mi abbraccia per la solita foto io la frase nemmeno la riesco a finire. 

"Non sai quanto mi ha fatto bene quel concerto, ieri". 

Non sai quanto avessi bisogno di lasciarci la pelle, la voce, i piedi, l'anima.
Non sai - perché non lo sapevo neanch'io - quanto abbia bisogno, ogni tanto, di un porto sicuro a cui tornare.

E adesso sí che sono pronta per San Juan. 

Certe cose non cambiano mai. #Dieciocho

domenica 3 giugno 2018

6 musicisti emergenti malagueñi da scoprire

Pablo Alborán, Pablo López, Chambao, Efecto Mariposa. Bla bla bla. I grandi nomi li conosciamo tutti, ma la scena musicale malagueña non si esaurisce con loro. Da quando vivo qui sono stati molteplici i cantautori e gruppi locali che, per i motivi più svariati, sono riusciti a raggiungere quel misterioso strato sotto all'epidermide in cui si annida l'emozione di un brano riuscito.
Magari non riempiranno i palasport. Di sicuro non li ascolterete su Los 40 Principales; Ma se sarete disposti a connettere le orecchie al cuore, il loro talento vi sorprenderà. Per farmi perdonare di questa lunga latitanza, oggi ho deciso di presentarveli. Siete pronti ad arricchire le vostre playlist? 

1. LEIK

Sarò sempre grata a Céline per avermi trascinata, ormai più di un anno fa, in una sala semi-deserta nell'Ovest industriale di Málaga. Lí, chitarra tra le mani, Sergio López - in arte Leik- presentava in veste acustica i brani del suo ultimo lavoro discografico. Di Torremolinos, questo giovane cantautore trae ispirazione dall'universo sonoro anglosassone per fonderlo alla musicalità della lingua spagnola. Non solo, ma é anche un videomaker eccellente:  ragion per cui vale la pena passare in rassegna il suo canale youtube. Il posto "donde nada duele" per me è stato sin primo ascolto Málaga, e non potevo quindi scegliere un altro brano per presentarvelo. Sono però pronta a scommettere che se andrete ai suoi concerti rimarrete affascinati anche dalla cover in castigliano di "The Reason" degli Hoobastank: l'adattamento gli é riuscito così bene che per chi lo segue è ormai a tutti gli effetti una canzone sua. In attesa che la incida, potete ascoltarla qui. 





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2. DIEGO LARA

Conoscete il Sofar Sounds? Perchè se no dovreste. Si tratta di un movimento nato a Londra nel 2009 con l'obiettivo di diffondere un concetto un diverso e più intimo di musica live. Ora coinvolge oltre 400 città in tutto il mondo e funziona così: tu ti iscrivi al sito web selezionando il luogo di tuo interesse; Loro ti comunicano la data del prossimo concerto, e tu decidi se parteciparvi o meno. Piccolo dettaglio: fino al giorno stesso non sai chi suonerà, né dove. In genere i live coinvolgono una media di 4 artisti emergenti che si esibiscono in spazi raccolti ed insoliti quali gallerie d'arte, saloni di parrucchieri, negozi, biblioteche e molto altro ancora. Quest'anno il Sofar è arrivato anche a Málaga, e manco a dirlo ne sono diventata un'habitué.
Tra i tanti musicisti che mi ha permesso di scoprire c'é Diego Lara che, dietro la sua lunga barba, di cose da dire sembra averne un bel po'. La sua "Batalla Perdida" mi ha trasportata letteralmente in un'altra dimensione, facendomi risvegliare dal coma con la pelle increspata.

Ebbene sí: ogni tanto sono malinconica anch'io. 





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3. TARIFA PLANA

Come il nome lascia intendere, MusicaMálaga é una piattaforma volta a diffondere la musica locale. É grazie ad essa che mi sono ritrovata ad ascoltare i Tarifa Plana: una band malagueña pop-rock che mi ha incuriosita per il nome del suo singolo "Bipolar". L'istinto non mi ingannava: è veramente la mia descrizione!

C'è da dire che 'sti ragazzi non sono propriamente gli ultimi arrivati: hanno aperto i tour di artisti del calibro di Alejandro Sanz, Danza Invisible, Nena Daconte o Seguridad Social, tra gli altri. Non solo, ma il loro album di esordio è stato registrato da Daniel Pineda, tecnico del suono che ha lavorato con Pereza, Amaral e Joaquin Sabina. 




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4. GABARDINO 

Anche lui conosciuto al Sofar, Gabardino (all'anagrafe Alejandro Rodríguez) é una presenza abbastanza frequente agli eventi dedicati alla musica d'autore a Málaga. Adora Extremoduro e la poesia, e aspira a dar vita a strutture melodiche non troppo convenzionali che usa come base su cui spogliare la propria anima. Purtroppo non lo trovate (ancora!) su Spotify, ma potete ascoltare alcuni dei suoi brani su Youtube. 




5. ANA GARCÍA

Giovanissima, Ana García ha esordito nel rap per passare in seguito al cantautorato. Oggi non solo mette una voce stupenda a servizio di ritmi estremamente orecchiabili, ma ha anche il merito aggiunto di aver scelto una location niente male per uno dei suoi videoclip (tra parentesi, diretto proprio da Leik). 




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6. BENDITO 

Tra tutti, la mia scoperta più recente. Bendito è un progetto che unisce tre musicisti professionisti ansiosi di giocare con i suoni. Nel loro primo disco "Alma torcida" influenze giamaicane, spagnole e americane si uniscono, in un prodotto finale che non può fare altro che strappare applausi. A titolo d'esempio, ascoltatevi "Nada es mío". 





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Quale tra questi vi è piaciuto di più?



venerdì 11 maggio 2018

Eurovision 2018: Italo-Spagnola Drinking Game

Spero vi stiate preparando, perchè domani non sarà un giorno qualsiasi. 

Tra gattini cinesi, gonne su cui potresti proiettare un film e fuego a volontà, siamo tutti d'accordo che certi eventi televisivi si affrontano meglio con dell'alcol nelle vene.
Del resto lo cantavano pure i Baustelle: "Gravi stati di allucinazione mentre passa l'ultima canzone all'Eurofestival". E forse dovremmo prenderla come una profezia. 

Sulla scia del successo del Sanremo Drinking Game (l'originale, mica la scoppiazzatura dei Jackal) arriva quindi l'Eurovision Drinking Game, ancora una volta orgogliosamente offerto dai deliri di Italo-Spagnola. Tra parentesi sto ancora aspettando che mi spieghiate come costruire una carriera sull'invenzione di giochi alcolici perchè, insisto, mi riescono benino.

Comunque. Riunite i vostri gruppi d'ascolto e brindate come il Dio del Trash si merita! L'unica cosa che vi chiedo è, come sempre, di non guidare a finalona conclusa. Ché vabbé il bottellón, vabbé i tweet simpatici, ma non vorrei avere sulla coscienza nessuno. 

Se proprio dovete rincasare in qualche modo, l'esperienza sanremese insegna che una spaghettata aglio olio e peperoncino alle tre di notte aiuta. E anche, in qualche caso, addormentarsi sul divano. 

Detto questo un ringraziamento speciale va ancora una volta ad Antonello, che con la sua esperienza Eurovisiva mi ha ispirata per più di un punto della versione finale. Salud e pailette a tutti!