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giovedì 9 novembre 2017

La seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo


Non so se questa sia davvero la seconda età dell'oro del Pop-Rock spagnolo. Ma, mentre i nomi dei musicisti iberici aumentano a vista d'occhio sulle mie playlist, questa ottimistica e dettagliata analisi uscita su El País mi è sembrata quantomeno degna di una traduzione. 

L'Italia si merita di sapere che la Nazione in cui adesso vivo ha da offrire molto più dei tormentoni estivi. Perchè la Spagna - non mi stanco di ripeterlo- non è solo Enrique Iglesias o Álvaro Soler. Mi si spezza qualcosa dentro se penso che in tutto questo ribollire di suoni c'è chi pensa alla scena locale come a un copia incolla di musica usa e getta, coi testi sempliciotti e le melodie fatte per muovere le anche a bordo spiaggia. 

Senz'altre parole, spero la lettura che segue vi invogli ad addentrarvi un po' più nel profondo, esplorando i mille e profondissimi strati dell'Indie, del Pop commerciale, del Rock, del Folk e del cantautorato iberico. Qualsiasi siano i vostri gusti, sono pronta a scommettere che ci sarà qualcosa adatto a voi. 

Il pezzo in lingua originale, a firma di Fernando Navarro, lo trovate qui. 

Iván Ferreiro e Xoel López, lo scorso Agosto al concerto per i 20 anni del Sonorama, ad Aranda de Duero. Foto: Diego Santamaria / Fonte: El País 






La seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo


La varietà, la ricchezza e la diversità di proposte fanno sì che la scena musicale in Spagna sia più in salute che mai



Diciamolo una volta per tutte: addio nostalgia e viva il presente. Addio nostalgia e viva il presente del pop-rock in spagnolo, un vero e proprio ventaglio di proposte diverse e ricche che fanno sì che la scena musicale della Spagna sia più in salute che mai. Diciamolo a voce alta, senza mezze misure: stiamo vivendo la seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo, che non ha nulla da invidiare a quella degli anni ottanta. Partendo dalla spinta delle nuove generazioni e dalla loro convivenza con i veterani, potremmo parlare di nuova movida spagnola. 


Basterebbe già solo quest'autunno per capire fino a che punto il pop-rock spagnolo offra un campionario succulento. Gli stupendi dischi di franchi tiratori veterani, forgiatisi nel retrobottega degli anni ottanta come Josele Santiago, Julio Bustamente e José Ignacio Lapido convivono con giovani talenti, inquieti nella ricerca di un'opera personale e distintiva come Ángel Stanich e Jacobo Serra. I lavori di pesi massimi come Bunbury, Vetusta Morla e Xoel López escono poco dopo quelli di  Jorge Drexler, La Maravillosa Orquesta del Alcohol, Sidecars, Los Coronas, Rubén Pozo, Alejo Stivel, Ricardo Lezón, Txetxu Altube… In tutti loro ci sono canzoni più che interessanti. E intanto, ai margini, appaiono figure di stampo proprio, rarissime nel paronama spagnolo, che cantano in inglese con i piedi nel canzoniere nord-americano, dimostrando abilità fantastiche come Salto, Joana Serrat e Nat Simons.





In questa delimitazione autunnale si potrebbe anche guardare ai palchi.  Loquillo, Amaral, Leiva, Sidonie, León Benavente, Coque Malla, Quique González, Iván Ferreiro, Niños Mutantes, Dani Martín, Depedro, Viva Suecia, Rozalén, Manel… sono alcuni degli artisti spagnoli che stanno vivendo il loro momento d'oro. Sì, anche Loquillo, che al di là di tutto il romanticismo dei suoi anni ottanta, adesso riempie Las Ventas e spazi di grande capienza come il WiZink Center. Sono nomi che con costanza e talento sono riusciti a ricavarsi il loro sentiero, coltivarsi un pubblico e arricchire il canzoniere spagnolo di classici contemporanei. 




Facciamo un esercizio di premonizione: tra 25 anni, le compilation di pop-rock spagnolo dovrebbero includere canzoni come El último hombre en la Tierra di Coque Malla, La casa de mis padres di Quique González, El pensamiento circular di Iván Ferreiro, La lluvia en los zapatos di Leiva, Nubes de papel di Depedro, A dónde ir di Viva Suecia o Tipo D di León Benavente dandovi lo stesso valore che, tempo fa, hanno avuto composizioni che adesso si considerano classici della nostra memoria, nate nel calore degli anni ottanta. Per non parlare del flamenco, che superata la fase fusion degli anni novanta, ha messo in luce voci che esplorano e rompono cliché, chiamate a segnare un'epoca:  Silvia Pérez Cruz, Rocío Márquez, Rosalía, Niño de Elche, Miguel Poveda… anche le loro canzoni segnano la grande evoluzione della musica popolare dei nostri giorni. 





C'è qualità. Tanta qualità. E, di fatto, oggi i dischi sono prodotti meglio che negli anni ottanta. É opportuno segnalare che alcuni di quegli album, tanto osannati a suo tempo dal pubblico e dalla critica, non hanno resistito bene al passare del tempo. Non facciamo nomi per non ferire nessuno. In quegli anni ci fu uno sfogo creativo meraviglioso e necessario, in linea con la fame della nuova e giovane società democratica che cercava di seppellire il franchismo, anche se musicalmente si erano già visti segni promettenti prima della movida madrileña, come spiega bene Jesús Ordovás nel suo ultimo libro Fiebre Vivir, in cui riconosce il valore della musica degli anni sessanta e settanta. 



Allo stesso modo, ora i concerti sono meglio che allora, in gran parte perchè la tecnologia ha progredito e, a differenza degli anni ottanta, quando l'industria era in un'altra fase ed erano periodi di vacche grasse, adesso le band devono mantenersi con i live. Si giocano tutto lì, e questo non lascia spazio all'autocompiacimento o al pilota automatico. 



L'innocenza di quella nota come età dell'oro del pop-rock spagnolo è stata una benedizione, ma i tempi che viviamo oggi sono pieni di virtù da evidenziare. La Spagna ha guadagnato in professionalità. Ha un'industria più esperta e molto più permeabile ai cambiamenti e che si è vista obbligata a crescere anche grazie agli indipendenti, quegli indie degli anni novanta che si sono fatti strada nel panorama generale fino a consolidare le loro visioni nella generazione successiva. Da Los Planetas a Vetusta Morla, Izal, Miss Caffeina e tutto lo schieramento di artisti e band attuali. 







L'insieme fa del pop-rock una scena piena di proposte vive, che si completano e condividono inquietudini. Musicisti che si ascoltano a vicenda e che ascoltano i riferimenti che vengono da fuori, attenti ai lavori delle band statunitensi e britanniche ma anche gettando ponti verso il canzoniere latino, come nel caso di Santiago Auserón, Xoel López, Bunbury, Depedro, Drexler… Mai prima d'ora era esistito un rapporto così fluido tra i musicisti. Qualcosa di cui ho parlato con nomi quali Lapido, Fernando Pardo, Iván Ferreiro, Amaral, Xoel López o Sabino Mendéz, che hanno vissuto altri tempi.




Generazioni diverse condividono palchi ed idee. Si alimentano a vicenda. C'è competizione, certo, come sempre, ma anche più maturità e un miglior clima. Si potrebbe addirittura dire che i Sidonie, che hanno parlato di tutto questo all'incontro de El País al Sonorama Ribera insieme ai Niños Mutantes, hanno regalato un inno a queste sensazioni con la loro canzone Carreteras infinitas, una vera e propria bomba nei loro live. 




Il circuito dei festival ha favorito questa situazione, così come ha fomentato un pubblico determinato ed ampio, disposto a vivere l'esperienza della musica live in modo diverso dal tradizionale pubblico di sala. É una realtà che certamente pregiudica i piccoli locali delle città limitando i live ad alcuni codici da festival; Ma la Spagna è un Paese di festival e , pertanto, ce ne sono almeno una ventina solventi e di qualità notevole, luoghi di incontro musicale che permettono di portare gruppi ed artisti in luoghi che sicuramente non raggiungerebbero in altri modi. L'esempio perfetto è Sonorama Ribera, localizzato ad Aranda de Duero. Di fatto, i 20 anni di crescita del Sonorama sono andati di pari passo al consoldamento di questa seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo. 

Bisogna, questo sì, migliorare le condizioni lavorative dei musicisti e dei professionisti dell'industria musicale, cosa a cui stanno già lavorando diverse associazioni e sindacati. La collettività deve sempre difendere i suoi diritti. É essenziale perché la professionalità sia una realtà tutelata dalle leggi. E c'è consapevolezza di questo. A differenza di anni fa, non c'è più tanto scetticismo tra i musicisti e ci sono segnali salutari come la mobilizzazione congiunta per denunciare gli abusi della SGAE. É una battaglia che é appena cominciata. Così come tutta la scena musicale spagnola deve rendersi consapevole della necessità che le donne abbiano lo spazio che viene invece loro sottratto. Per la prima volta, le professioniste dell'industria musicale si sono organizzate per richiedere maggior presenza nel settore . Non può esserci un'età dell'oro senza un loro ruolo tra i protagonisti.

Addio nostalgia e viva il presente. É un'epoca di splendore, con un futuro promettente in quella necessaria comunicazione con il continente latinoamericano, che a sua volta è molto affamato. Un'epoca in cui Juan Perro (Santiago Auserón) può difendere il suo meraviglioso  El viaje, con quell'omaggio alle sonorità cubane, mentre un giovane gruppo chiamato Morgan emerge dal nulla per portarci all'estasi con la sua musica cantata in perfetto inglese e spagnolo. Due proposte molto diverse, due generazioni separate da 30 anni ma unite da una grande qualità. Diciamolo senza remore: viviamo la seconda età dell'oro del pop-rock spagnolo. Godiamoci questa nuova movida spagnola, ma facciamo anche sì che duri molto più tempo della prima. Un primo passo dev'essere valorizzarla come si merita questo Paese in cui la cultura ha sempre bisogno di rivendicazioni. 




giovedì 11 giugno 2015

Fan che incontri, Emoji che trovi


Non per fare la nerd, ma questo post ha avuto serie ripercussioni sulla mia sanità mentale. Così, in uno dei miei consueti attacchi di "Chissà Cosa", mi sono messa in testa di provare a capire quali fossero le emoji più usate dai fan dei musicisti che seguo. Non che il mio metodo sia stato proprio scientificissimo, eh. Più che altro dovete visualizzarvi una povera Crista che, sul Lago di Garda, passi i tempi morti a scartabellare Instagram mentre appunta su un foglietto: "lingua-pugno-fiorellino-scimmietta che si tappa gli occhi". Roba che, se mi avessero scoperta, ora vi starei scrivendo dall'Ospedale Psichiatrico. Comunque. Il fatto è che - per quanto sembri strano - 'sta cosa mi ha divertita. Tanto che, al momento di ricopiare il tutto su Excel (fare i conti a mano era oggettivamente troppo impegnativo) mi sono resa conto che di foto ne avevo ormai visualizzate ben più di un migliaio. Quindi sì, magari i risultati della mia ricerca non saranno proprio da prendere come La Verità Assoluta, però secondo me rischiano di andarci vicino. 



Quello che ho scoperto, in sintesi, è che non solo le emoji più utilizzate cambiano effettivamente molto a seconda dell'artista ammirato (e meno male! Immaginate se avessi fatto tutto 'sto lavoro per niente); ma rispecchiano anche in modo sorprendente i tratti distintivi delle diverse community di fan prese in esame. E questo posso dirlo, visto che - più o meno da vicino- le frequento tutte e cinque anch'io. Eccovi i dettagli. 

IL CILE - "Ciao proprio!"





I fan del Cile salutano. Non perchè siano particolarmente cortesi, quanto perchè tendono a trasferire in linguaggio grafico il gergo giovanile in cui si esprimono sul web: un agglomerato di espressioni idiomatiche in cui io ho sempre scorto una qualche lieve connotazione rappettara. Così, ecco che i "ciao proprio" si sottolineano con la manina ondeggiante, mentre che il pezzo è "una bomba" o "il top" lo dicono le icone corrispondenti. Un po' fuori dal quadro la frequenza del fiore, che ipotizzo legata alla citazione dei "prati di viole" o all'aspetto più sensibile dei testi di Cilembrini: in effetti, è più usata in relazione ai suoi brani piuttosto che all'onnipresente collaborazione nel tormentone estivo di J-Ax. In generale manca solo un "bella zio", che a questo punto mi sarei aspettata di veder descrivere così: 
 (Quello coi baffi è chiaramente uno zio, dai). 

DANI MARTÍN - Too much love! 




Saranno i proverbiali occhi azzurri. Sarà la prevalenza di ragazze molto giovani nella composizione del suo pubblico. Sarà - chissà - forse anche il contenuto romantico delle sulle canzoni più famose. Il punto è che l'ex leader de El Canto del Loco si conferma un conquistador anche su Instagram. Basta cercare l'hashtag #DaniMartín per ritrovarsi letteralmente sommersi da cuoricini di ogni tipo. Il più usato in assoluto é quello doppio, descritto nei miei foglietti come "cuore grande-cuore piccolo". La cosa (essendo io scema) mi fa anche un po' ridere, dato che nella ricerca da cui tutto ha avuto origine era risultato essere il più utilizzato per indicizzare le foto scattate dalle madri assieme ai loro figli. Molto presente anche il piú classico cuore rosso, superato in quantità soltanto dai sorrisi. Chiude l'alfabeto grafico l'emoji con il bacio. Anzi besos. Ché "eso es lo que quiero". 

EL PESCAO - Blub Blub Blub 





Per quanto possa sembrare scontato, l'emoji del pesciolino azzurro è ormai diventata il codice internazionale ed universalmente riconosciuto per indicare il nome d'arte di David Otero. Il suo impiego supera di gran lunga quello di qualunque altra immagine a lui associata, facendo pensare ad una sorta di convenzione non scritta che imponga ai suoi fan di inserirla per un preciso obbligo morale. Al secondo posto, seppur molto distanziata, c'è l'emoticon con il gesto dell'ok, utilizzata soprattutto in relazione alle foto dei live, come ad indicarne l'eccelsa qualità. Molto usata anche la chitarra, che strizza l'occhio anche al ruolo di David all'interno de El Canto del Loco. Il cuore è presente anche qui, ma nella forma del rettangolo/carta da gioco, evidenziando una vena più creativa ed anti-convenzionale dei seguaci de El Pescao rispetto a quelli piú tradizionalisti del cugino Dani Martín. 

IMAGINE DRAGONS - LOL 





Arrivati a questo punto, verrebbe da pensare che i fan degli Imagine Dragons facciano man bassa di queste icone: (per il nome della band), ☢ (per la hit "Radioactive") e (perché sono di Las Vegas). Beh, niente di tutto ciò. Invece, se la ridono un casino. Non è poi così strano come sembra: basta guardare quello che scrivono su Twitter, o video tipo questo, per capire che 'sti ammeregani sono obiettivamente out like the balcons, fuori come balconi. Io li amo anche per questo, e sembra sia così anche per le migliaia di persone che in tutto il mondo abbinano alle loro foto la faccina con le lacrime di gioia. Salvo che poi spunta una specie di bipolarismo latente quando constati la frequenza (insolita, per un fan) del posting dell'emoticon disperata. Sbalzi d'umore che si spiegano, nella maggior parte dei casi, con la lontananza di un evento live a cui si sarebbe voluti assistere, o con l'eccessiva attesa per l'agognato concerto nella propria Nazione. Da segnalare anche la presenza delle stelle (When the stars look down on me, what do they se?") e, al secondo posto, dell'emoticon con gli occhi a cuore. D'altronde l'ho sempre detto, io: "Imagine Dragons = cuoricini". 

CESARE CREMONINI - Get Lucky!





Ascoltare Cremonini porta fortuna! O, per lo meno, porta fortuna seguire su Instagram i suoi fan, che tappezzano il social di quadrifogli. Si tratta, per lo più, del giusto complemento all'augurio della hit "buon viaggio", e fa ad apripista a tutto un universo insolitamente natural. Le cosiddette "Furie Rosse" usano infatti molto anche il sole e il girasole, per quanto quest'ultimo in quantità per poco non sufficiente ad entrare nelle Top 4. Vale la pena segnalare  anche il palloncino rosso, che a me ricorda sempre il ciclo mestruale, ma che in realtà potrebbe essere una sorta di riferimento indiretto al colore storicamente indossato dagli utenti del suo forum ufficiale per riconoscersi ai concerti. 





Se volete che analizzi le emoji utilizzate su Instagram dai fan di qualche altro cantante specifico, dite pure. Però poi mi pagate, sia chiaro. 


lunedì 29 dicembre 2014

Il 2014 italo-spagnolo di Spotify

Vi avevo promesso bilanci di fine anno, e non potevo non cominciare dalla musica. É ormai da un po' che Spotify ha reso pubblici i dati del suo “Year inReview”: l'efficace e sempre interessante riepilogo delle abitudini d'ascolto dei suoi utenti nel mondo. Come me, anche voi avrete probabilmente letto articoli, cliccato su mail, condiviso con gli amici i “brani top” dell'anno. Avrete scoperto – come se ce ne fosse stato bisogno! - che, a livello globale, il 2014 é stato dominato da Happy di Pharrell Williams, dai Clean Bandit e da Calvin Harris. Un dato, peró, forse vi é sfuggito: quello limitato al territorio italo-spagnolo.

Sí, perché la piattaforma non si é limitata a condividere le statistiche mondiali, e nemmeno ad entusiasmarci con quelle personalizzate. Macché. L'analisi dei comportamenti degli appassionati dello streaming ha evidenziato anche i cosiddetti “tormentoni locali”: brani molto popolari in singoli Paesi, ma magari non altrettanto diffusi a livello planetario (qui in una bella mappa interattiva). Ne è emerso che l'Italia ha ascoltato in massa “Stolen Dance” di Milky Chance, mentre la Spagna ha sviluppato una vera e propria ossessione per Bailando di Enrique Iglesias. E se pensate che la canzone sia stata molto trasmessa anche qui, credetemi: non é niente rispetto a quanto lo é stata in terra iberica. Io l'ho toccato con mano quest'estate a Málaga, eleggendola per forza di cose a “colonna sonora della Feria”. In una settimana l'avró ascoltata per caso almeno cinque volte al giorno, sempre in luoghi e circostanze diversi. Ne sono state fatte parodie, tweet, discussioni. Le sono stati assegnati dei premi. Ecco perché la dichiarazione di Spotify ha il sapore dello scontato, ed ecco perché – quanto a gusti personali – mi sento in questo piú in linea con l'utenza castigliana.


LA CANZONE PIÚ ASCOLTATA IN ITALIA NEL 2014 






LA CANZONE PIÚ ASCOLTATA IN SPAGNA NEL 2014




Non sembra essere cosí a livello generale, peró. Per quanto mi riguarda, nel 2014 ho ascoltato piú musica italiana che spagnola ( 47% contro 20%), in entrambi i casi di matrice pop. La categoria Latin, tuttavia, va un po' a controbilanciare il dato, collocandosi al quinto posto dei miei generi preferiti con un 11% di brani ascoltati. Se si sommano al pop spagnolo, la percentuale di ascolti ispanofoni sale dunque al 31 %, avvicinandosi al primato dei cantanti nazionali.



Spagnolissimo é invece il mio brano top dell'anno: Los Cantantes di Leiva, di cui peraltro é appena uscito un bellissimo videoclip. L'album che lo contiene, Polvora, é a sua volta il disco che ho piú spesso riprodotto in streaming, ed é presente nella top 10 delle canzoni che ho ascoltato piú spesso anche con Afuera en la Ciudad e Cerca. Le altre presenze spagnole nella lista sono Ms Maiko con il brano Too Many Questions e gli Hombres G con “Por una Vez”. Il Cile e Cesare Cremonini rappresentano ovviamente il mio lato italiano, collocandosi entrambi anche tra i miei 5 artisti preferiti.


IL MIO BRANO TOP DEL 2014 





Affascinanti anche le statistiche relative agli ascolti stagionali, secondo cui la stagione dell'ex leader dei Pereza é stata l'inverno (non che stupisca, in uno che ha intitolato un disco “Diciembre”). In primavera ho invece prediletto Cesare Cremonini, lasciando la carica degli ImagineDragons per i giorni di una difficile e climaticamente inesistente estate. Dani Martín é stato il mio autunno, sorta di canto del cigno di una passione in precario equilibrio, costante nelle cuffie malgrado gli alti e bassi.



Basandosi su questi dati, il simpatico programmino mi ha anche creato una playlist con gli artisti e le canzoni che secondo lui potrei amare nel 2015. Comprende Mengoni in spagnolo, Miguel Bosé, La Musicalité, Mr. Kilombo, gli Zero Assoluto, El Pescao e ovviamente Dani Martín in duetto con Leiva. Oltre ad una sfilza di gente che confesso di non aver mai sentito nominare. Proveró a cliccare play.




E voi, cosa avete ascoltato quest'anno? Quanto é stato italo-spagnolo il vostro 2014, secondo Spotify? Raccontatemelo, dai, che sono curiosa! 

martedì 18 novembre 2014

TOP 5: le città della Spagna più fotografate dagli italiani


Quali sono i luoghi piú fotografati dagli italiani in Spagna? Un quesito italo-spagnolo di tutto rispetto, a cui non ho saputo trovare una risposta pronta sul web. Quindi, in conseguenza del fatto che: 
A) Pioveva
B) Sono curiosa 
C) Le robe che faccio per lavoro tendono ad avere una pessima influenza sulle mie idee di blogger, 
ho provato a risolvere l'arcano da sola. Mi sono messa su Instagram, ho cercato le immagini postate da utenti diversi con l'hashtag #Spagna, e ho passato in rassegna le cento più recenti. Beh, in realtà gli scatti erano in totale quasi 23 mila, ma diciamo che non ero poi così curiosa. Oltretutto, mi premeva semplificarmi al massimo l'arduo calcolo delle percentuali (che, trattandosi di matematica, odio, aborro, schifo, bleah).
Quello che ho scoperto, e che spero rappresentativo a sufficienza (oltre che indicativo delle mie patologie mentali a sufficienza), si riassume nella top 5 delle città iberiche più instagrammate dai nostri connazionali. La trovate qui sotto. E, per la verità, non è che riservi poi tutte 'ste gran sorprese...





TOP 5: LE CITTA' SPAGNOLE PIÚ FOTOGRAFATE DAGLI ITALIANI 


1. BARCELLONA (31%)  

Era scontato, dai. Non è un mistero per nessuno che la capitale catalana sia una delle mete predilette dall'italiano medio. Una colonia, quasi quanto Formentera. La destinazione cosmopolita per eccellenza, che sentirai sempre additare da qualche amico come prova lampante del suo "essere stato in Spagna". Sospirerai sonoramente, mentre finge di conoscere un Paese. Perchè cultura, architettura e passioni ne fanno in realtà uno dei posti meno strettamente iberici che si possano concepire.
La protagonista indiscussa della maggior parte degli scatti è la sempre affascinante Sagrada Familia, seguita dal Parc Guell e (qui emerge tutta la nostra pulsione calciofila!) dallo Stadio Camp Nou. Non mancano le vedute del Paseig Maritim e della spiaggia della Barceloneta, mentre meno frequenti - ma comunque presenti - sono altri luoghi emblematici quali l'Eixample, Plaza Catalunya, il Mercat de la Boquería, il Palau de la Música Catalana e i quadri esposti alla Fundació Miró. 

Il bello di Instagram, peró, é che non si limita ad offrire scatti da cartolina. Ed é cosí che scopro, grazie ai post di ignari sconosciuti, l'esistenza di una mostra  da poco conclusasi su Internet, il cui allestimento sembra essere stato degno d'attenzione. Da tenere presente, in vista di un prossimo viaggio, anche il mirador di Turó de la Rovira, uno dei piú suggestivi e amati dai locali, che resta peró complessivamente meno noto ai turisti. Tutti, tranne una instagrammers un po' piú intraprendente, che l'ha immortalato nel contesto di un viaggio spettacolare. 


Uno scatto dalla mostra "Big Bang Data" allestita a Barcellona


Il primo posto della Catalogna nella hit parade degli utenti instagram d'Italia diventa ancora piú netto (35%) se si integrano le foto scattate nelle localitá costiere della regione: Cadaqués, Badalona, Tossa de Mar e LLoret de mar le destinazioni preferite. 


2. MADRID (12 %)

Chissà cosa direbbero, i madrileñi d.o.c, se sapessero di essere stati superati nientemeno che da Barcellona! Ad ogni modo, la Capital si conferma una destinazione molto amata dai nostri connazionali, con il Palacio Real ad aggiudicarsi il premio di monumento più fotografato. Lo seguono - a distanza - Las Ventas, lo stadio Vicente Calderón (la pulsione calciofila si fa sentire anche qui!), e il Jardín Botánico. Presenti e irrinunciabili anche il giardino interno della stazione di Atocha e le allettanti proposte gastronomiche del Mercado de San Miguel. 


Il giardino della stazione di Atocha condiviso dal sito europaenfotos.com 



3. VALENCIA (8%)

Valencia occupa il terzo gradino del podio, aiutata dai numerosi voli low cost, dalla sua vita notturna, e da un'anima giovane e creativa che sembra non essere sfuggita agli utenti della app di photo-sharing: il soggetto piú fotografato é sí, come prevedibile, la Ciudad de las ciencias, ma seguito da una varietá sorprendente di graffiti, murales ed opere innovative di street-art. 

Street Art a Valencia


4. SIVIGLIA (7%) 

La città andalusa, a quanto pare, conquista gli italiani soprattutto con il Real Alcázar. É forse il primo risultato veramente inaspettato della mia ricerca, visto che supera persino la Giralda e la splendida ed emblematica Plaza de España! 


Il Real Alcazar di Siviglia



5. MALAGA (5%)

A giudicare dagli hashtag utilizzati, la maggior parte dei nostri connazionali arriva (purtroppo) nella mia cittá di adozione grazie alle tappe delle crociere Costa. Sembra non si spostino nemmeno troppo dal luogo dell'attracco della nave, peraltro, visto che la farola, collocata alla fine del muelle uno, é assieme alla spiaggia della Malagueta una delle protagoniste piú frequenti delle foto condivise. Il soggetto predominante, peró, restano le vedute panoramiche dall'alto, per lo piú scattate dal mirador dell'Alcazaba. 


Una veduta di Málaga 


Se si integrano le foto scattate nei dintorni (Mijas e Marbella) la capitale della Costa del Sol arriva a pari-merito (7%) con la sua odiatissima rivale Siviglia, confermando forse la tendenza turistica a organizzare tour completi dell'Andalucía, piuttosto che limitarsi ad un'unica destinazione.

Al di fuori della top 5, completano il quadro delle destinazioni ricorrenti Granada (con un 100% di foto a soggetto Alhambra), a pari merito con Tenerife. A poca distanza troviamo la giá citata Formentera, ed altre due isole incantevoli: Ibiza e Fuerteventura. 
Isolano é anche il soggetto dell'immagine con hashtag #Spagna più apprezzata in assoluto (almeno fino a Sabato scorso!): uno splendido tramonto sul mare visto dalla Playa Blanca di Lanzarote, che ha fruttato ben 114 like al suo autore sim_italy. Interessante anche la coloratissima opera di Street Art immortalata a Cáceres: chissá di chi è! Mi chiedo assieme a chi ha scattato la foto.


Il tramonto di Lanzarote immortalato da Sim_Italy


Ma gli utenti del web, lo sappiamo bene, non si limitano a instagrammare i panorami piú suggestivi delle loro vacanze: la didascalia scelta per accompagnare l'immagine ha spesso un peso non inferiore al dato visivo. C'é chi si limita ad una veloce descrizione del soggetto, chi ci accompagna opinioni personali e persino chi, forse a corto di parole proprie, prende a prestito quelle altrui. Cosí, capita che aarsev_ associ un selfie scattato a Zaragoza ad un verso de "La Mia Cittá" di Emma (E dimmi se c'è un senso al tempo, al mio vagare inutile, e dimmi se c'è davvero una meta o dovrò correre per la felicità. E corro avanti e torno indietro, scappo, voglio, prendo e tremo, stringo forte il tuo respiro, e penso a me che non ho un freno, spingo forte e non ti temo). E capita, anche, che altre due instagrammers mi facciano scoprire citazioni che avevo scordato o proprio ignoravo.

"Le cose sono unite da legami invisibili" - scrive Claudiat102 sotto ad una foto scattata al Jardín Botánico di Madrid - "Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella." 

Ma la piú bella in assoluto, quella in cui piú mi identifico, é di Josef Koudelka. La ricorda ama72lia, riassumendo in fondo il senso di tutti i post analizzati. "Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco."

Non potrei essere piú d'accordo. E, tanto per cambiare, mi è venuta voglia di partire. 




domenica 22 giugno 2014

Viva el Rey!

Gli eventi di portata storica, lo capirete, non possono mica essere taciuti. A maggior ragione se regalano momenti emozionanti. Tipo l'infanta Elena che si commuove con un espressione alla “m'hanno spremuto un limone negli occhi” per la standing ovation rivolta a mamma Sofia; 



il look stile Ottocento di Mariano Rajoy, completo di una shorta di shmoking shvolazzante da fare invidia al migliore dei Dandy. 



O ancora la conferma – se mai ce ne fosse stato bisogno – che Felipe stava meglio con la barba. Ma meglio un bel po', eh. Barbetta per tutti come decreto legge internazionale.

Della sua incoronazione, a dire il vero, a me hanno colpito anche altre cose. Per esempio, il drappo rossogiallo affisso alla parete del palazzo del Congresso. Beeeelllo. Solenne. Coreografico. Talmente d'impatto da decidere di valutarlo come possibile decorazione per la mia famosa festa dei trent'anni che (tra parentesi) dovrei anche decidermi a iniziare a organizzare. Perchè io non sono megalomane per niente, è chiaro. 



Degna di nota anche l'espressione di felicità di Juan Carlos sul balcone del Palacio Reale. Al diavolo la perdita di immunità e tutto il resto! Glielo si leggeva negli occhi, il sollievo di chi pensa “oh, finalmente posso andare a vedere anch'io i lavori edili con le mani conserte dietro la schiena”. Son soddisfazioni mica da ridere, che credete. E poi le mini- infantas. Bionde, boccolose, catatoniche. Così tenere nei loro vestitini eleganti da farmi venire subito in mente scene da film del terrore.

Difatti.

La reazione del web iberico non si è fatta attendere. É bastata una loro inquadratura in mondovisione a scatenare la perfidia dei social network. L'ammasso di collage intervenuto a paragonarle alle gemelle di Shining m'ha restituito di colpo la fede nell'umanitá e l'amore incondizionato per il mio secondo Paese. Ho addirittura provato un po' di dispiacere a posteriori per l'eliminazione della Roja ai mondiali. Davvero.



A compensare il senso d'inquietudine, c'è stato per fortuna il bacio appassionato dei nuovi Reali dal balcone di cui sopra: All rights reserved to Disney, vietata la riproduzione. C'è una carrozza di cristallo da spostare in seconda fila. Ah no, è una zucca. Ah no.



Un'altra cosa che m'è rimasta impressa della cerimonia reale è stata la pronuncia del titolo completo del nuovo monarca. Voglio dire: “Felipe VI” è una cosa. “Felipe VI de Borbón”, un'altra. Ma “Felipe VI de Borbón Y Grecia” un po' di smarrimento te lo crea. Per un attimo ho pensato che anche i Greci avessero addobbato tutt'Atene con i drappi rossogialli di cui sopra. Mi sono aspettata il collegamento via satellite di un popolo in sbornia d'ouzo. Mi sono chiesta perché allora le due nazionali non unissero le forze ai Mondiali. Poi mi sono ricordata di non essere piú in epoca coloniale.

Ad ogni modo: io potrei continuare finché volete a fare della satira di dubbio gusto sull'Evento Spagnolo dell'anno, ma non farei altro che sprecare energie. Sí, insomma, c'é giá chi l'ha fatta molto meglio di me. Parlo di Wyoming e Dani Mateo, che hanno sopperito alle ferie inopportune di Buenafuente (certo che, anche lui: non poteva aspettare una settimana in piú? Gli aumentavano i prezzi dei voli Ryan Air? Eccheccacchio) con una visione altrettanto sarcastica dell'intera vicenda.



Piú che altro, diciamo che i due si sono concentrati su particolari entusiasmanti che, nell'euforia generale, erano magari sfuggiti alla vista e riflessione dei piú.

Uno su tutti, il tizio in uniforme militare la cui ingrata mansione consisteva nell'accompagnare uno ad uno i numerosi invitati alla firma del passaggio di consegne tra Juan Carlos e il figlio. Firma che avveniva in un salone raggiungibile esclusivamente dopo aver percorso a piedi la bellezza di 149 gradini. Ché qualcuno c'ha provato, poverino, a chiedere di usare l'ascensore. Ma niente. Quello, in teoria, era riservato alle “Dame”. L'hanno concesso, in via straordinaria, giusto giusto a un tizio sopra gli ottant'anni, probabilmente per scongiurare l'evenienza che gli collassasse a metá strada rovinando l'atmosfera. Gli altri, per le scale. E rigorosamente camminando sul tappeto, non sia mai che a qualcuno venisse in mente di alleggerire lo sforzo appoggiandosi a un muro o una ringhiera. Ti piace vincere facile? Potsipotsipopopo. 

Morale della favola: 'sto tizio in uniforme, poverino, s'é fatto 149 scalini in salita e 149 scalini in discesa per un numero imprecisato di volte nell'arco della giornata, sognando con tutta prevedibilitá un futuro impiego come cassiere al Mc Donald's. Quando é arrivato il momento di accompagnare Zapatero (tra parentesi: che gli é successo? Siamo sicuri che stia bene? Cioé, non vi sembra un po' pallidino?) il poverino era cosí fradicio di sudore che manco Cremonini a metá di un concerto (o dopo i primi 5 minuti, se é per quello). Immaginate che simpatico olezzo, oltretutto. Anche se Wyoming e Mateo, questo, non l'hanno voluto sottolineare.



Invece l'hanno fatto con un'altra, di mansione ingrata. Un po' meno faticosa, certo, ma altrettanto ingrata. Altrimenti come la chiamereste, l'attivitá esclusiva di dare e togliere il bastone da passeggio a Juan Carlos per tutta la durata dell'atto ufficiale? Juan Carlos si siede: prendi il bastone. Juan Carlos si alza: dagli il bastone. Juan Carlos si risiede. Togli il bastone. E via cosí. La sera stessa la moglie gli avrá chiesto: “com'é andata oggi, a lavoro?”. E lui: “Bene. Ho preso il bastone tre volte, gliel'ho ridato quattro volte, gliel'ho ripreso altre tre”. Emozionante. Quanta azione. Quanta avventura. Tra l'altro, con 'sti Re e con 'sti bastoni facesse Briscola, almeno.

Poi ci sono i politici, che hanno documentato l'intera vicenda dell'incoronazione postando selfie a manetta su twitter. Robe che neanche il peggiore dei bimbiminkia a un concerto di Justin Bieber. E i tizi a cavallo, durante la parata sulla Gran Via, con l'inevitabile quesito suscitato nei comici spagnoli: “dove si impara a suonare il tamburo a cavallo con un mocio in testa?”. Ma soprattutto: “cosa stavano suonando? La Marcia Reale o Pittbull?”. Quesiti che non troveranno mai una risposta, come i cerchi nel grano, le origini dell'universo, o diavolo come facciano gli americani a bere frullati al cioccolato mentre mangiano un hamburger.

Ma c'é soprattutto una cosa, che mi ha fatto notare la visione satirica di Wyoming e Dani Mateo. Ovvero: 'sti poveri Cristi di Felipe e Letizia (bel vestito, by the way), al termine della cerimonia e tutto il resto, hanno dovuto stringere la mano a – occhio al numero!- DUEMILA invitati. Duemila, capite? Cioé, se stringi la mano a duemila persone poi come minimo dovresti pretendere che nessuno ti tocchi per tre giorni. É disumano. Gli saranno venuti i calli? Avranno usato della crema nivea per ammorbidire la pelle? Avranno avuto la mano sudaticcia alla fine? Ma soprattutto: saranno riusciti a mangiarsi almeno una tartina, poi?




Comunque sia, una cosa é certa: puoi essere monarchico o repubblicano; puoi amarli, odiarli o guardarli con indifferenza, ma i Reali spagnoli – vecchi o nuovi – rispecchiano sempre il modo d'essere del loro popolo. Voglio dire, prendi gli inglesi. Sono rigidi, formali, impongono rispetto e solennitá. Davanti alla regina Elisabetta ti viene naturale assumere un certo comportamento, inchinarti, mantenere le distanze seguendo l'etichetta. Davanti a Felipe e Letizia, come giá davanti a Juan Carlos e Sofia, no. Per niente. I reali di Spagna sembrano sempre gente comune; persone alla mano, a cui dare del tu. Persone che puoi anche permetterti di prendere bonariamente in giro, come fossero amici di vecchia data. Dai, a Felipe ti verrebbe da dargli una pacca sulla spalla e dirgli “andiamo a farci 'na birretta, quando finisci qui?”. E a me – saró anche strana- questa cosa piace un bel po'. Viva el Rey!