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mercoledì 23 aprile 2014

"Io sono italo-spagnola": Vanessa Incontrada da Cattelan

Ero ufficialmente amareggiata. Voglio dire: una s'imbatte in robe itagnolissime e non può neanche condividerle col globo. Ma si può? Tutta colpa di Sky e del suo dannato rispetto del copyright. Che poi: possibile che in Italia non ci sia uno straccio di utente smanettone disposto a pubblicare su youtube le robe che interessano a me? Non avevo mica grosse pretese, in fondo. Sarebbe andata benissimo anche una registrazione scrausa dello schermo della tv. Avete presente? Di quelle fatte col cellulare, l'inevitabile parkinson, e un cane che abbiaia in sottofondo. Alla bimbominkia via, dai. Di quelle con l'audio da esorcista, i personaggi schiacciati tanto da sembrare obesi, 'na solarizzazione in stile invasione aliena. Sarebbe bastato, davvero. E invece. L'unica cosa parzialmente pertinente sembrava essere un filmato intitolato “Vanessa, tette e gambe sexy accavallate”, su cui però non mi sono azzardata a cliccare.

Per fortuna, la ricerca ha poi dato i suoi sperati frutti sul sito ufficiale. A quanto pare, dovevo solo avere un giorno in più di pazienza. Ergo, scusa Sky, Tivitibi. 

Il punto è questo: E' capitato, durante le mie recenti vacanze rivane, che accendessi la tv su una puntata dello show di Cattelan. Il caso vuole che, tra gli ospiti, ci fosse la Incontrada.  Ora: l'episodio si collocava tra abbuffate apocalittiche di pesce lacustre (sono tornata a casa più intelligente) e quantità imbarazzanti di liquore alla liquirizia (sono tornata a casa più ubriaca);  quindi, va da sé, non è che fossi proprio lucidissima. Le mie antenne da blogger, però, si sono drizzate nel momento stesso in cui Vanessa ha esordito con un “io sono italo-spagnola”. Che sarebbe stata un'intervista interessante, l'avevo capito lí. E, badate, succedeva ben prima che si facesse la gaffe del secolo decretando che “come agli italiani arriva il peggio della musica spagnola, agli spagnoli arriva il peggio della musica italiana”. Detto subito dopo aver giocato a Pictionary con Mengoni. Che ha appena fatto uscire un disco indovinate dove? Eh beh. 




Comunque. Mi premeva condividere il video con voi perchè lo trovo l'essenza stessa dell'italo-spagnolismo, lotta agli stereotipi e lapsus linguistici inclusi (a tal proposito: Vane, nacchere si dice castañuelas). Insomma, guardatene e commentatene tutti. Perché, se anche il vostro cuore é in bilico tra due Paesi, non é escluso che possiate ritrovarvici un po'.




Ah! Se poi vi steste chiedendo come é andata la conoscenza della figlia della migliore amica, vi basti sapere che – a soli tre mesi di vita – se le parlo in spagnolo se la ride di brutto. A divertirla, soprattutto, sembra essere la parola chupito. Che volete che vi dica? Le nuove generazioni di filo-ispanici vanno forgiate da subito. 

Ho anche provato a spiegarle chi fosse Dani Martín (un tipo que canta) e perché dovesse seguirlo, (porque es muy guapo y tiene tupé) ma su quello non mi sembrava troppo convinta. Proprio non mi spiego come mai. 

martedì 22 gennaio 2013

A proposito di serie tv.


...E, niente, mi urge parlarvi di serie tv. Due, per la precisione. Tutte nuove.

La prima é
The Following, da Febbraio su Sky. Lo capirete giá dal titolo: non me la posso perdere. Trattasi, infatti, di inquietante psicopatico twitter-dipendente fuggito di prigione per seminare il panico. Ovvero, per ammazzare gente. Se non fosse abbastanza, il tizio si é creato una vera e propria rete di ammiratori sul social network dell'uccellino blu. Altri personaggini a modo che, come é ovvio, ne emulano le gesta. A far fronte a tutto 'sto casino c'é nientemeno che Kevin Bacon, nei panni di un tormentato agente dell'FBI. Poi per quale motivo gli agenti delle serie televisive debbano sempre essere tormentati, é un mistero ancora da chiarire. Ma insomma. Il bello della serie é che – almeno stando alle sinossi che ho letto – ha alle basi domande mica da ridere. Com'é cambiata l'indagine sul crimine, con l'irruzione del social nel nostro quotidiano? Chi c'é davvero dietro agli sconosciuti che seguiamo su twitter? E che succederebbe se gli assassini chattassero tra loro?

In sintesi, si prevede che io non ci dorma la notte. Intanto, peró, vi lascio trailer (in spagnolo, ché in italiano ancora non c'é) ed articolo su sky.




L'altra serie di cui ci tenevo a parlarvi é Jo. Sí, quella con Jean Reno ambientata a Parigi. Questa volta, peró, il motivo del mio interesse é piú frivolo. Insomma: lo conoscevate, voi, un certo Tom Austen? Ecco. Nemmeno io, e non me ne do pace. E' australiano, interpreta la parte del collega piú giovane del protagonista, e ho appena deciso di doverlo sposare.



O meglio, l'avevo deciso prima. Poi ho scoperto che non ha twitter, e ci sono rimasta male.


martedì 25 settembre 2012

Italia Loves Emilia, l'omaggio a Manu Chao e le polemiche sterili.


Ho sentito dire, di “Italia Loves Emilia”, che se ne è “parlato troppo”. Ho letto appellativi tipo “musica di merda”. E una profonda tristezza si è impadronita di me. Tristezza, sì. Io credo sia triste soffocare la mente con i gusti personali. Trincerarvisi dietro, fino a farne il copione per cui sempre e comunque reciti la vita. Finchè, quasi senza accorgertene, non lasci più a te stesso la possibilità di evaderne. Di cambiare, foss'anche per un attimo soltanto, prospettiva. E' triste, dannatamente triste che il disgusto provocato da un genere si riduca al tuo stesso paraocchi. Che ingrandisca il dettaglio, sottraendoti alla vista il quadro generale.  Ed è davvero il genere, poi? O piuttosto il fatto che quel genere vende? Chè andare controcorrente, ribellarsi alle opinioni maggioritarie, è in fondo quasi sempre una nostra segreta aspirazione. Ci fa sentire migliori, al di sopra degli altri, chissà poi perchè. In altri campi, ci sono caduta anch'io . 
E' davvero il genere? O piuttosto l'antipatia verso certi personaggi pubblici, che alla fin fine neppure conosciamo? 

Ma che importa, in fondo. Ognuno ha le sue ragioni per amare. Ciascuno le proprie per odiare. E' proprio questo a rendere il mondo vario e privo di noia.




Eppure quel concerto, piaccia o no, ha permesso di raccogliere una quantità di soldi imbarazzante. Soldi che andranno a ricostruire case e scuole. Che finiranno con l'aiutare una regione devastata. Che serviranno – è questo il punto – serviranno concretamente a fare del bene. Come se non bastasse, l'organizzazione multitudinaria di Campovolo ha dato lavoro a centinaia di persone, in un'epoca in cui il lavoro sta diventando il miraggio dei più. E ha riempito gli alberghi, intasato le autostrade, creato file nei ristoranti. In poche parole, fatto il miracolo degli operatori turistici e di tante famiglie  che, come la maggior parte, faticano ad arrivare a fine mese. 

Se ne è parlato tanto, allora? Può darsi. 
Però dovreste dire "finalmente", anche se siete indie, rocker convinti, metallari. Anche se amate la musica classica o il jazz. Chi se ne frega. Finalmente si parla di un concerto, e non lo si fa perchè un palco è crollato, i biglietti costano troppo, un frontman si è drogato, una diva s'è spogliata  o qualcuno si è fatto male. Se ne è parlato tanto, sì. Ma se ne è parlato comunque meno rispetto alla Minetti che sfila in costume, o al risultato di Milan e Inter all'ultima giornata di campionato. Di questo, però, a nessuno viene in mente di lamentarsi mai. 

Ci si lamenta perchè c'è di mezzo Tiziano Ferro. E Ligabue. E – mamma mia santissima – persino i Negramaro. E Jovanotti, e Antonacci...Vade Retro Satana. Ci si lamenta perchè è “musica di merda”, di quella che sta in cima alle classifiche e allora va odiata di per sé. Sapete cosa? Che palle. 

Vi dirò: io ho un grado di sopportazione molto basso nei confronti di Renato Zero, per esempio. Nemmeno per Zucchero o gli Stadio faccio follie. I Litfiba, francamente, mi piacciono solo a piccole dosi. Eppure, chissà come, questo non mi impedisce di lodarli per il fatto di essere stati lì. Non mi porta a dimenticare le ragioni per cui quel concerto è stato organizzato, né tanto meno gli obiettivi che è riuscito a raggiungere. Per cui parlatemi di Renato Zero fino allo sfinimento, se volete. Parlatene pure, se è per cose del genere. 

Chè, se proprio vogliamo far polemica, allora facciamola piuttosto sulle case discografiche che hanno impedito il passaggio integrale del concerto su Sky Prima Fila. Ecco, quello ci sta. Non perchè non valesse la pena di pagare dieci euro, per carità. Ma perchè l'emittente aveva sponsorizzato l'evento lasciando intendere che ce lo saremmo goduti dall'inizio alla fine. Perchè, dopo quest'esperienza, la gente sarà meno disposta ad acquistare in pay per view un concerto solidale, con conseguenze negative per tutti. Ecco, riflettere su questo ci sta. Non è una critica “sterile” come sosteneva Cattelan in diretta video. 

Sterile è lamentarsi perchè si dà finalmente visibilità ad un'iniziativa che ne merita eccome. E credetemi: io non volevo scrivere un post così indignato. Anzi, in realtà volevo solamente postarvi un clip, figuriamoci. Ma i commenti che ho citato li ho letti e ascoltati da troppe persone perchè cambiare rotta non fosse necessario. Nell'amarezza del tutto, quel video avrà, alla fine, un impatto diverso. Meno allegro di quanto avrei voluto. E mi dispiace. Però, ad Italia Loves Emilia, c'è stato anche un momento italo-spagnolo. Ecco. Era soltanto questo, che vi volevo dire. 

Cosa ne avrebbe pensato Manu Chao? No, perchè a me è piaciuto un casino.