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mercoledì 10 dicembre 2014

Il ritorno di Ulisse ...su Twitter. Capitolo 2.

Ormai é un appuntamento fisso. E, se ho capito bene, é stato pure spostato a questa sera. Non l'ho seguita, la seconda puntata de "Il Ritorno di Ulisse", proprio come non ero riuscita a seguire la prima. L'ho letta su Twitter, però. Di nuovo. Ne emerso che 'sta roba è sempre peggio, con commenti disgustati ad abbracciare gli elementi più svariati del prodotto televisivo. Il malcontento riguardava soprattutto tre temi: l'inserimento di un giovane Omero scriba nella sceneggiatura (mapperchè, in effetti?), l'impietosa eliminazione dell'episodio del cane Argo, e la liason del prode Telemaco con una tizia mai nominata nel poema originale. Per dirla tutta ha fatto discutere anche la scelta dell'attrice destinata ad interpretare Elena, che a quanto pare tutta 'sta gran bellezza non dev'essere stata. Altra novità, rispetto alla scorsa settimana, la nascita dell'hashtag #Baulisse, che già di per sè spoglia di ogni solennità residua le vicende re-interpretate (e spesso inventate) da Mamma Rai. 

Quanto alle trovate di cui sono invidiosa, quelle a cui avrei tanto voluto pensare io al momento di scrivere #Odissea, segnalo la deriva sempre più modaiola dei commenti, con Penelope (la chiamano Penny come me, che teneri!), che diventa a tutti gli effetti la nuova icona fashion. Me la vedo contesa dagli stilisti, protagonista indiscussa delle riviste di moda, presenza irrinunciabile tra i tweet di Style.com e VanityFair. La re-immagino fotografata sui red carpet, o magari mentre stringe mani a qualche serata di beneficienza. Lei, moglie del grande Ulisse; la novella Kate Middleton che conquista tutti ad ogni evento mondano.




E poi l'appello della Sciarelli a Chi L'Ha Visto per segnalare la scomparsa di Ulisse, in assoluto il tweet più geniale. Ma non è male neanche l'idea di fare di Menelao un "AD qualunque", a dirla tutta. Telemaco, invece, in tutte le versioni resta (a mio avviso sempre un po' inspiegabilmente) il personaggio che più divide: sexy e perfetto per le ragazzine, raccomandato e un po' scemo per molti rappresentanti del genere maschile. In ogni caso, sempre e comunque studente erasmus inside.  

Senza troppe altre parole, ecco quindi la seconda puntata della versione live del mio libro. La racconta, a sua insaputa, un gruppo di utenti twitter commentando una fiction fatta male. L'episodio è quello di Ulisse che si rivela a figlio e moglie, per poi dare inizio alla strage dei proci. Da notare che il Mac si ostina a correggermeli in "Porci". Lui si che ne sa! 























lunedì 1 dicembre 2014

Il Ritorno di Ulisse...su Twitter.

Ieri sera mamma Rai ha trasmesso la prima puntata de "Il Ritorno di Ulisse". 'Na vaccata, parliamoci chiaro. Lenta. Mal recitata. E, a quanto leggo, anche poco fedele all'originale. Ero mossa da curosità "professionale", eppure non ho retto più di due minuti. Certo, non che la cosa mi sorprenda. In fondo si sa che la televisione di Stato ha sempre avuto questa bizzarra inclinazione ad interpretare il concetto di Servizio Pubblico come "intervalliamo delle robe noiosissime a Ballando con le Stelle e costringiamo tutti a pagare il canone". Rabbia. Disgusto. Rassegnazione. Leggere i tweet in tempo reale, però, è stato divertentissimo. Dico davvero. Tra ragazzine con l'ormone imbizzarrito in attesa di sbavare su "quel gran gnocco di Ulisse" (nello specifico, Alessio Boni), scuse ad Omero che ricalcano in modo quasi letterale il mio incipit, ed interpretazioni di deriva satirica, l'ipotizzata #Odissea in 140 caratteri per volta sembrava aver davvero preso vita. E, siccome la realtà supera spesso l'immaginazione, certe trovate degli utenti mi hanno quasi indispettita: che diavolo, perché a Telemaco che va in Erasmus non ci ho pensato prima io?! Come ho fatto a non associare La De Filippi a Penelope coi Proci?! Sono un'incompetente, altroché. 



Dedicato ai lettori del mio primo libro, ecco un estratto di tweet postati ieri sera a commento di una fiction. Sono abbastanza certa che vi provocheranno un deja vù. 













mercoledì 27 giugno 2012

Concerto per l'Emilia (gli highlights).


Poi, per carità, uno può avere i gusti che vuole. Però è comunque bello vedere l'Italia stringersi attorno ad un evento musicale. Raccontarlo agli amici. Dare ragione alla tivù di Stato di un servizio che, per una volta, riesce a essere pubblico davvero. Senza interruzioni pubblicitarie. Senza troppe polemiche. Senza nessuna pecca d'auto-promozione. Sì, il Concerto per l'Emilia m'è piaciuto davvero. Nonostante Frizzi e Paolo Belli. Per la realizzazione, oltre che per la Causa in sé. Per il ritmo incipiente. Per il filo conduttore di un accento familiare sotto a un Cielo di Bologna fiero più che mai. E per la scelta del repertorio, pure. Quello che ogni singolo artista, lontano dall'ultimo successo in rotazione, ha saputo rendere tematica a suo modo. Vasco, spiace dirlo, ma mi sa che mancando hai fatto una cagata delle tue.

Chè poi me n'ero sempre stupita, di quanto una sola regione a forma di triangolo rettangolo, più che quadrati di cateti e ipotenuse, sforni musicisti a go-go. Vederli lì, tutti assieme e tutti emozionati, m'ha ribadito un concetto che in fondo conoscevo giá da un po'. Amo quella terra come amo la musica. E, chissà, forse è proprio perchè sono intrecciate. Ad esempio, avete mai fatto caso a come la maggior parte dei cantanti italiani noti in Spagna siano al 100% emiliani? Laura Pausini. Nek. Raffaella Carrà. Zucchero. Toh, mettiamoci pure Cremonini, in qualità di voce dei LunaPop. Insomma, dovrà pur voler dire qualcosa. E poi il mio tocco di Penisola iberica son riuscita a scovarlo pure lì, tra le immagini del Dall'Ara che il digitale terrestre proponeva in audio un po' sfasato sullo schermo di casa mia. Stava tutto nel cajón con cui un tizio, sul fondo, accompagnava Carboni. Una finezza che solo pochi adepti al flamenco avranno probabilmente notato.

Nel frattempo, se vi voste persi l'evento – o, semplicemente, voleste riviverlo in pillole – ve ne ricapitolo a seguire gli highlights.



La serata l'ha aperta Zucchero, con in testa un cappello molto simile a quello che indossavo io ballando il Garrotín la sera prima. Solo bianco, e come conseguenza un po' meno Tio Pepe. La Caselli, dopo 42 anni di assenza dalle scene, ha pensato bene di presentarsi sul palco in vestaglia e pigiama. Peraltro con la stessa identica afonia di chi é stato appena scaraventato giú dal letto da una sveglia inopportuna. Ma canta con Guccini, perció la si perdona. Anzi, in realtá la si perdona proprio perché é la Caselli . E direi che é abbastanza, come motivazione.



La Carrá , secondo mia madre, somiglia sempre piú ad Alaska in versione bionda. Mentre ancora ne rido, lascio a voi il compito di giudicare se sia vero .




Il mio personale premio alla miglior performance, ad ogni modo, va a Bersani. E anche quello per la miglior maglietta, a dire il vero. Impeccabili gli arrangiamenti di Chicco e Spillo: piú che una canzone, un film in note. Visivo come la scrittura dei migliori. E Giudizi Universali, prima. Emotiva come un pezzo di storia anche mia.





Sul podio anche Nek. Che, vabbé, con quella fascia blu attorno al braccio pareva si stesse misurando la pressione. Ma ha scelto tra tutti i suoi brani, i due che piú in assoluto hanno a che vedere con me. E li ha cantati pure molto bene. Cosí, se “Lascia che io sia” m'ha riportata al CostaPop di Málaga in quel non troppo lontano 2009, “e da qui” mi ha fatto ricordare quanto io ami la vita. Riportandomi al motivo principale per cui tutta quella gente stava lí.




Che poi, in effetti, l'aveva fatto poco prima anche Ligabue. L'accostamento tra “Il giorno di dolore che uno ha” e “Il meglio deve ancora venire” valeva da solo il messaggio di tutta la serata. Nonché la ragione per sorridere ancora.

Cremonini, e pare scontato, m'é piaciuto pure lui. Ma d'altra parte é un altro con cui non riusciró mai ad essere del tutto obiettiva. Troppi ricordi, troppe storie, troppi tweet. Soprattutto, troppe sue canzoni nella mia personale colonna sonora. Perció al massimo vi potrei dire che sostituire “Amiamo l'Inghilterra” con “Amiamo la nostra terra” nel ritornello di Mondo é stata una scelta un po' ruffiana. Ma non sarebbe in nessun caso, a conti fatti, un commento negativo. Insomma. É piuttosto ovvio che, nelle circostanze, ci stava. Cremonini, giá. Cremonini che, con la Pausini, ha fatto anche un duetto, oltre che la rima.

Assieme hanno omaggiato Dalla sulla mia pelle d'oca. E sarebbe pure stato uno dei momenti piú emotivi della serata, se il mio grado di disordine mentale non mi avesse restituito un solo pensiero. “Toh, guarda” , ho pensato vedendoli assieme, “due persone che conoscono Dani Martín sullo stesso palco, in Italia”. Dopo di che mi sono data al Mirto , perché obiettivamente non si puó mica essere cosí fissati!





Che in realtá sarebbe stato emotivo anche il momento Carboni, se lui non si fosse travestito da Vasco Rossi. Mia mamma che, una volta in piú, mi racconta di come ascoltasse i suoi album in loop mentre era incinta di me. Io che mi spiego la sensazione di relax estremo che mi conduce al coma profondo non appena ascolto la di lui voce. Mio padre che, in tutto questo, mette l'accento sulla quantitá di tortellini che, nel frattempo, deve indubbiamente essersi mangiato. E, sullo sfondo, il suddetto Cajón. 



Inutile: guardare certi eventi mediatici in famiglia puó decisamente essere epocale.