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sabato 21 marzo 2015

Se Cervantes avesse twittato.

Me l'hanno chiesto molte volte, se avessi intenzione di "twittare" un altro classico. La verità è che mi piacerebbe, ma non ne ho ancora trovato uno che si presti allo scopo quanto l'Odissea. Uno che renda altrettanto piacevole la rilettura, divertente la riscrittura, originale l'operazione. Certo è, però, che certi autori più di altri sarebbero stati perfetti per quel social network. Uno di loro è senza dubbio Cervantes. 


Così, in onore del recente ritrovamento dei suoi resti a Madrid (ne ho parlato qui), ecco come sarebbero state alcune delle frasi più famose del suo Chisciotte se, anzichè scriverle, le avesse twittate. A quale avreste regalato più RT?

(Qualche intruso si è insinuato in mezzo. Perdonateli, non sanno quel che fanno.)


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PS: Cervantes, scusa.



mercoledì 10 dicembre 2014

Il ritorno di Ulisse ...su Twitter. Capitolo 2.

Ormai é un appuntamento fisso. E, se ho capito bene, é stato pure spostato a questa sera. Non l'ho seguita, la seconda puntata de "Il Ritorno di Ulisse", proprio come non ero riuscita a seguire la prima. L'ho letta su Twitter, però. Di nuovo. Ne emerso che 'sta roba è sempre peggio, con commenti disgustati ad abbracciare gli elementi più svariati del prodotto televisivo. Il malcontento riguardava soprattutto tre temi: l'inserimento di un giovane Omero scriba nella sceneggiatura (mapperchè, in effetti?), l'impietosa eliminazione dell'episodio del cane Argo, e la liason del prode Telemaco con una tizia mai nominata nel poema originale. Per dirla tutta ha fatto discutere anche la scelta dell'attrice destinata ad interpretare Elena, che a quanto pare tutta 'sta gran bellezza non dev'essere stata. Altra novità, rispetto alla scorsa settimana, la nascita dell'hashtag #Baulisse, che già di per sè spoglia di ogni solennità residua le vicende re-interpretate (e spesso inventate) da Mamma Rai. 

Quanto alle trovate di cui sono invidiosa, quelle a cui avrei tanto voluto pensare io al momento di scrivere #Odissea, segnalo la deriva sempre più modaiola dei commenti, con Penelope (la chiamano Penny come me, che teneri!), che diventa a tutti gli effetti la nuova icona fashion. Me la vedo contesa dagli stilisti, protagonista indiscussa delle riviste di moda, presenza irrinunciabile tra i tweet di Style.com e VanityFair. La re-immagino fotografata sui red carpet, o magari mentre stringe mani a qualche serata di beneficienza. Lei, moglie del grande Ulisse; la novella Kate Middleton che conquista tutti ad ogni evento mondano.




E poi l'appello della Sciarelli a Chi L'Ha Visto per segnalare la scomparsa di Ulisse, in assoluto il tweet più geniale. Ma non è male neanche l'idea di fare di Menelao un "AD qualunque", a dirla tutta. Telemaco, invece, in tutte le versioni resta (a mio avviso sempre un po' inspiegabilmente) il personaggio che più divide: sexy e perfetto per le ragazzine, raccomandato e un po' scemo per molti rappresentanti del genere maschile. In ogni caso, sempre e comunque studente erasmus inside.  

Senza troppe altre parole, ecco quindi la seconda puntata della versione live del mio libro. La racconta, a sua insaputa, un gruppo di utenti twitter commentando una fiction fatta male. L'episodio è quello di Ulisse che si rivela a figlio e moglie, per poi dare inizio alla strage dei proci. Da notare che il Mac si ostina a correggermeli in "Porci". Lui si che ne sa! 























sabato 30 agosto 2014

Málaga e il dolore del ritorno: pensieri sparsi tra canzoni e tweet.





É sempre più difficile, rassegnarsi al ritorno. Salire su un aereo, ricollocare le nove e mezza di sera nel cielo troppo buio dell'est. Malsopportare i soliti italiani che entrano dalla porta sbagliata. Che dico io: ci sarà un motivo, se la specificano sulla porta d'imbarco, no? Non é lí per puro abbellimento. Contare fino a dieci. Ascoltare i Negrita. Nessuna voglia di litigare.

Te ne dimentichi, poi. Persa nella routine del tuo paesello grigio. Nelle scansioni di incombenze che hai imparato a chiamare normalità. Sospiri. Basta un po' di tempo, sai. Un po' di tempo appena. Ti tufferai in una canzone nuova. Riderai di una frase inaspettatamente tua. "Anch'io ti ho pensata". E allora progetterai date di un tour. Vomiterai idee nuove in contesti lavorativi. Tra un po' lo scorderai, questo dolore soffocante. Le fitte che ti bruciano tra l'anima e le costole. Le lacrime che pungono senza farsi vedere. Perché tornare a Malaga, per me, è sempre ricordare ciò che voglio davvero. Ció per cui, vigliaccamente, non ho abbastanza coraggio di lottare.

Si accentua, la sensazione di casa, se affitti un appartamento con tua madre vicino al posto in cui un tempo vivevi. Non ci sono tornata, nemmeno questa volta, al portone con sú scritto il numero 44. Nonostante il masochismo, credo che non ci tornerò mai. Il locutorio da cui mi connettevo i primi tempi ha cambiato gestione. Al posto dei marocchini c'è una donna locale. Duecento kili di sospiri e sudore nell'anticamera dei soliti banchetti, giusto giusto appena lucidati un po'. "Sono 30 centesimi", mi dice. E' molto più carino, disposto così. 

Tornare a Málaga é atterrare tra i botellón fuori dall'aeroporto. Prendere un taxi, come nel 2008, tra i santini appesi allo specchietto retrovisore, i finestrini abbassati, e i giro d'aria umidi che gonfiano i capelli. "Ti dispiace se evito il centro?" 






Málaga é la Feria che si annuncia nelle biznagas giganti all'imbocco di Calle Larios. Un inglese vestito da Zorro che insiste a dire che sono "Beautiful". Le vie sempre affollate in cui so orientarmi a perfezione. É l'autenticità del Palo, boccata d'aria fresca priva di connazionali.  La spiaggia della tarda mattinata. Le barchette fuori dai chiringuitos, dove spiedini di espetos invogliano in profumi di brace e sabbia mista a cenere. 



E ancora la pausa pranzo alle quattro. I gambas alla plancha di vicente. Il Moscatel del Pimpi. Gli incontri quasi casuali con amici e conoscenti che ho lí più numerosi che altrove. I pettegolezzi, la constatata fratellanza di una comune perdita di passione. Le chiacchiere con Amiche che meritano la maiuscola; Perché per quanto passi il tempo, i cani crescano e i quadri si concludano, i discorsi riprendono dopo una virgola. Mai del tutto interrotti dalla volta prima. 








Curioso: "Razones para ser andaluz" era trending topic su Twitter, il giorno in cui sono tornata. Io ne avrei avute a migliaia. Perchè è l'unico posto dove svegliarsi alle nove e mezza è madrugar, avrei scritto. Perché nessuno sembra avere mai fretta. Perché ha piovuto soltanto due giorni in tutta l'estate. Vale la pena essere andalusi perché con 8 euro ti abbuffi di pesce a bordo spiaggia. Perché il mojito costa come altrove anche su una terrazza panoramica extra lusso al quindicesimo piano di un hotel. Perché c'è una festa in cui tutti si vestono flamenchi e si mettono il fiore in testa. Perché le vecchiette dell'età di mia nonna si scatenano ancora per strada a ballare sevillanas. 




É una ragione per essere andalusi guardare le cittá che cambiano e crescono restando se stesse. Osano con l'arte, si fanno raffinate, eppure non perdono le tracce di sè. Ne é un'altra poter girare per strada in sicurezza, anche e soprattutto a notte fonda. Lo é che i signori anziani col bastone ti raccontano la loro vita in attesa di un autobus. Che qualunque problema tu abbia, ci sarà sempre uno sconosciuto disposto ad aiutare. Ecco, questo avrei voluto scrivere, ora.  Ora che sono tornata e mi riascolto Bebe. Era uscita al termine del mio erasmus, quella canzone. Parlava di tornare. Di andarsene per sentire mancanze. Forse per capire, o per scordare…come me. 





E adesso premo play, come in una sorta di rituale. Ora che il tormentone Bailando s'é incollato a una vacanza e tutto - più del solito - mi sembra possa ridursi a musica.  Ora che ho già ricominciato a cercare annunci e prezzi di appartamenti in affitto. Perché mi immagino- anzi, no: mi vedo proprio! - sul bus per l'Ikea a cercare arredamenti per il mio appartamento vista malagueta. E aprire le tende, al mattino, per fare colazione su di un balconcino che dá al mare. Mi vedo uscire, cenare ai 100 montaditos un mercoledì sera. Lavorare come commessa in un negozio qualunque, ché non mi frega della laurea, non mi frega del settore, se posso vivere lí. Mi vedo felice, con quella particolare luce negli occhi che riesco ad avere solo in Spagna. E non lo so se poi è colpa del sole, dell'odore di quei fiori che un po' mi sanno di cavallo, delle risate della gente rese acute dal troppo Cartojal. 









Io so soltanto che è sempre più difficile. Solo e soltanto questo. Perché ogni volta che torno a Málaga qualcosa mi strattona per la maglia, mi sussurra all'orecchio, me lo ricorda in tutti i modi. Rivoglio quella vita, o per lo meno ne rivoglio la location. Suona Vino Tinto degli Estopa fuori da  una caseta al Real.  Io le appartengo. Lei mi appartiene. Non c'é altro da dire. 



venerdì 10 gennaio 2014

Quello che twittavo nel giorno più felice


Uno studio ha recentemente dimostrato che il giorno più felice del 2013 è stato il 12 Luglio. Almeno per gli italiani. Almeno, stando all'analisi dei loro cinguettii. Ora: siccome sono patologicamente curiosa (e anche un po' San Tommaso) m'è venuta voglia di andare a rileggere cosa scrivevo io in quella data. L'impresa - va detto- si è rivelata tutto sommato semplice, visto che ho da poco scaricato l'archivio completo dei miei tweet. Lettura inaspettatamente interessante, tra l'altro, che mi ha portata nell'ordine a scoprire che: 

A) Nel 2008 avevo tutti i sintomi della bimbominkiaggine.
B) Durante il mio Erasmus avevo costantemente fame.
C) Picchi insostenibili di delirio si registravano dopo ogni mia lezione di flamenco a Parma.
D) Nel 2012 twittavo come se non ci fosse un domani (d'altronde stavo scrivendo un libro su Twitter, sono giustificata)
E) Ogni tanto mi sto anche simpatica. Ma proprio ogni tanto, eh? Giusto quando gli astri si allineano nella giusta traiettoria.




Comunque. Dopo aver ripescato le mie memorie dell'Happy Day (cantate in coro!) per eccellenza , posso dirvi che il 12 Luglio si incastrava tra il mio primo re-incontro (seppur tramite webcam) con Dani Martín dopo una pausa che credevo insormontabile e l'inaugurazione di una delle mostre che piú mi sono piaciute dell'anno artistico alla Galleria La Fortezza. Inaugurazione che prevedeva sangria fatta in casa nel buffet, il che probabilmente incide su cotanto entusiasmo. Nel frattempo, ero impegnata nella preparazione di tre concerti, prendevo il sole e non facevo che dire quanto amassi la mia vita. Quindi, a ragion veduta, forse quello studio lí tutti i torti non li aveva.

Tra l'emozione per il famoso hangout e la voglia di scrivere, ecco i tweet piú rappresentativi del mio 12 Luglio. Il retweet del giorno, invece, è a cura di Iñaki García. 








Voi cosa avete twittato nel giorno piú felice dell'anno trascorso? Per scoprirlo e scaricare l'archivio dei vostri tweet non dovete fare altro che loggarvi su Twitter, cliccare su "Impostazioni" (in alto a destra) e quindi su "Richiedi Archivio". Vi verrá recapitato, zippato, direttamente nella vostra casella e-mail. Sono piuttosto certa che vi ci divertirete almeno quanto me.