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sabato 9 settembre 2017

Una dipendenza "maravillosa".

Ok, parliamo un secondo de La Maravillosa Orquestra Del Alcohol. Abbreviato MODA. Da non confondere con i MODÁ. Del resto, la differenza tra la MODA e i MODÁ sembra fatta ad uso e consumo delle femministe; Così, tanto per per dimostrare che femminile singolare è sempre meglio di maschile plurale. Non ci fosse l'accento di mezzo potrebbero addirittura assurgerla a motto. 

Ma sto già divagando.

La Maravillosa Orquestra Del Alcohol, si diceva. Questa band spagnola di nome bizzarro ed influenze variegate che ho scoperto anni fa grazie a un tweet di Dani Martín. Sí, insomma, quando ancora Dani Martín usava Twitter per consigliare musica. E non mi stancherò mai di ripeterlo: fatelo anche voi, musicisti del mondo. Segnalateci canzoni che ascoltate, artisti che vi piacciono, cd con cui riempire le nostre playlist. Fate che i social diventino per noi che vi seguiamo un terreno di scoperta continua, non per forza incentrata in modo esclusivo su di voi. Parlo sul serio. Dani Martín e Dan Reynolds degli Imagine Dragons sono stati i responsabili di una quantità impressionante di musica valida arrivata negli anni alle mie orecchie a seguito di raccomandazioni testuali inferiori ai centoquaranta caratteri l'una.

Comunque. Sto di nuovo divagando. 

Si dà il caso che i ragazzi de La MODA siano tornati adesso con un nuovo singolo. Si chiama La Inmensidad ed io davvero non riesco a smettere di ascoltarlo. Lui, il cantante, ha una voce particolarissima. Rotta. Rovinata. Il contrario della bellezza per come siamo abituati a concepirla. A volte i versi trascendono la metrica dandoti addirittura una lieve sensazione di stonatura. 

Eppure, Dio. 

Questa canzone, in qualche modo, mi si insinua tra le viscere. Le mescola da dentro. Mi regala sensazioni che vanno ben al di là della scelta esclusiva tra "Mi piace" e "Non mi piace". 

La Inmensidad mi ha instillato una sottospecie di dipendenza simile a quella provocata dalla droga. I sintomi dell'astinenza tendono a manifestarsi nella loro fase più acuta tra l'una e le due del mattino, quando l'impulso a premere il play mi catapulta in un loop che rasenta l'overdose.

Quando si pubblicherà questo post io starò verosimilmente tornando da Cadice. Nelle orecchie avrò tutt'altre note. Negli occhi altri ricordi vista Oceano. Eppure, m'è sembrato giusto farvela ascoltare. 

Senza altre parole. Solo "wow". 


martedì 9 maggio 2017

La mia top 5 dell'Eurovision Song Contest

Ok gente, sono ufficialmente entrata in clima Eurovision. Il che non vuol dire solo spettegolare sui vestiti ma anche monitorare i social di Gabbani con frequenza da stalking, guardare il red carpet in differita mentre ceno, emozionarmi come una bimba per le prove generali e - soprattutto - stilare una lista delle migliori canzoni. Nel giorno della prima semifinale, mentre la mia vena ultras è ormai del tutto fuori controllo (ho una bandiera nel cassetto, fossi in voi mi preoccuperei) queste sono ufficialmente le mie preferite: 

1. Italia

Perchè Francesco deve vincere, punto. Non è solo questione di pseudo-patriottismo: è che penso sinceramente, dopo averle ascoltate tutte, che la sua sia la miglior canzone in gara. La scenografia coloratissima vista alle prove è un valore aggiunto. 

Video ufficiale: 



Prove: 



2. Ucraina

Gli unici portavoce del rock all'Eurovision si meritano già di per sè tutto il mio supporto. Alle prove sono stati forse un po' penalizzati nella prima parte del brano, ma poi si sono ripresi alla grande. Devono molto (forse troppo) ai Muse, però sono pura adrenalina. Io già li amo alla follia. 

Video Ufficiale:


Prove: 



3. Cipro 

É il secondo anno di fila che Cipro si insinua nella mia top 5 eurovisiva: forse dovrei seriamente indagare un po' più a fondo nella cultura musicale del luogo. Ad ogni modo Gravity è orecchiabile e accattivante, con quel po' di sonorità etniche che non guasta mai. Medaglia di bronzo. 

Video Ufficiale: 



Prove: 





4. Azerbaijan 

Epica. A tratti mi ricorda vagamente la prima Elisa, quella della mia sempre venerata Labirinth. La messa in scena vista alle prove, però, secondo me è un po' troppo teatrale e può avere l'effetto opposto di penalizzarla. Un pezzo così non ha bisogno di orpelli e distrazioni. 

Video ufficiale:



Prove:

5. Francia

Uno di quei brani freschi, allegri ed orecchiabili che ti si insinua in testa e non ti molla più. Unico appunto: lei che era tanto ben vestita nel video ufficiale (nella mia pagella glamour su Euromusica le avevo dato addirittura 9!) si presenta alle prove con quel vestito improponibile. Cioè, porquoi? 

Video Ufficiale: 




Prove: 





Infine, concludo con due menzioni d'onore. La prima va alla mia Spagna, che ha obiettivamente una canzone bruttina, ma ti basta ascoltarla due volte per ritrovarti a canticchiarla per i quattro giorni successivi; e in fondo anche questo è un merito. La seconda all'Austria, non solo perchè il tizio è di origine triestina, ma anche perchè ha un sorriso contagioso che te lo rende subito simpatico (qui le sue prove). 

Buon Festival a tutti, e comunque vada Panta Rei. 

lunedì 30 gennaio 2017

Musica d'attesa.

"Aggiungi brano alla playlist", e m'ubriaco di gratitudine semplice. Ci sono periodi in cui più di altri le canzoni sembrano parlare a tutta te stessa. Alla pelle, alle orecchie, a quel qualcosa di profondo e inesplicabile che riempie e scalda dentro di un indefinibile star bene. Sono giorni in cui riscopri vecchi brani, in cui trovi finalmente il nome dell'autore di quel motivo che ti si è conficcato in testa dalle frequenze di una qualche radio accesa; Giorni in cui il sapore della primavera sembra schiudersi in nuove uscite belle da far commuovere. E per quattro minuti - Repeat; Altri quattro; Repeat- tutta la delusione degli appuntamenti mancati e tutta la stanchezza di un sole poco sfruttato svaniscono di botto dentro alla felicità. 

Non c'è stand by senza colonna sonora. Per questo, mentre aspettate i risultati degli Italo-Spagnola Awards, vi propongo una selezione musicale di lingue alternate che spero troverete molto, moolto meno fastidiosa di quella dei call center di telefonia. 


Brunori è uno di quegli artisti che riescono a raccontare un'era partendo dai più semplici dettagli quotidiani: il talento in assoluto che più invidio. Canzone contro la paura è il conforto di un pensiero condiviso oltre che, per me, la vera chicca di A casa tutto bene

"Ma non ti sembra un miracolo / che in mezzo a questo dolore / e tutto questo rumore / a volte basta una canzone, anche una stupida canzone/ a ricordarti chi sei?"






Spogliatosi dal nome d'arte e uscito dalla breve parentesi indie, "El Pescao" ci regala adesso l'album migliore della sua carriera solista. Ho intenzione di dedicarci un post ad hoc, ma intanto cominciate ad ascoltare "Me Voy". Ecco cosa significava quel "musica: David Otero" che leggevamo sui libretti de El Canto del Loco. 





La mia tardiva rivalutazione dei Baustelle continua. Amanda Lear è la conferma di un idillio cominciato con Lili Marleen, e credo che dovrebbe essere inserita in un qualche manuale sul miglior modo per evocare immagini attraverso le parole. O - che poi è lo stesso - su come raccontare storie usando la forma canzone. 




Forse aspettava me. Sabina ci ha messo otto anni a sfornare un nuovo album di inediti: esattamente lo stesso tempo che ho impiegato io a tornare a vivere a Málaga. Se nel 2009 salutava il mio Erasmus con "Vinagre y Rosas", il prossimo mese di Marzo tornerà con "Lo niego todo". Alla produzione c'è Leiva, e il primo estratto - omonimo - fa sperare nei fuochi d'artificio. 




Del verso "I mezzi sogni da mezzi addormentati magari li ritwittiamo" ho fatto subito un mantra personale. Questo, contenuto in Made in Italy, non sarà forse il miglior pezzo di Ligabue, e tantomeno il più originale: è curioso, tuttavia, come il testo racconti in un certo senso la causa sottintesa che un giorno m'ha messa su un aereo.






L'evoluzione di Melendi, se solo ci pensi, può lasciarti sconcertata. É passato dall'essere un tizio rasta e incasinato che cantava di marijuana a ritmo di rumba al reincarnarsi in un omino tirato a lucido che sperimenta ad ogni album con nuove sonorità. Quelle di Desde que estamos juntos, orecchiabili in modo quasi ossessivo, ti trasportano a Cuba, per un'iniezione di allegria istantanea. E sarà pure commerciale quanto vuoi, ma l'esperienza mi insegna che non sarebbe Málaga senza la sua voce dentro alla mia soundtrack. 







martedì 6 settembre 2016

Giosada vs. Rulo: le nuove uscite che piacciono

Alla soddisfazione si aggiunge uno strano senso di equilibrio, nelle rare circostanze in cui due singoli ugualmente piacevoli escono più o meno in contemporanea sui mercati italiano e spagnolo. Da una parte c'è Giosada, strategico nel suo fare da apripista a X Factor: con Volando al Contrario ci ripresenta in barba, voce sporca ed attitudine rock tutti i motivi per cui tanto l'avevamo amato alla scorsa edizione del talent. Dall'altra Rulo, che con la sua "me gusta" si lancia in una dichiarazione d'amore come sempre un po' venata di malinconia. Pesa in senso buono, sul suo stile di scrittura, la personalità forte del produttore: quel Carlos Raya che sigla nel sound tutti i suoi trascorsi con Fito y los Fitipaldis.

Si tratta, in entrambi i casi, di ritorni attesi a lungo; Ma la sensazione è che i due brani abbiano, in realtà, in comune molto più di questo. Ad esempio, sembrano canzoni pop loro malgrado. Incasellate in strutture e marketing da Top 40 nonostante aspirazioni più elevate. Le chitarre trattengono, smorzata, una specie di frustrata rabbia da protagoniste, mentre le melodie orecchiabili ti si insinuano nelle orecchie appiccicose come un chewing-up e altrettanto decise a non staccarsi più.

In una sfida ideale tra Italia e Spagna, almeno per me è forse anche stavolta la seconda a vincere. Però bisogna dire che ci siamo difesi bene. Voi quale preferite?



giovedì 11 agosto 2016

Canzoni in GIF: una vez más

Le canzoni in GIF non sono una novità per questo blog: come forse ricorderete, avevo già fatto qualche esperimento del genere ai tempi dell'Eurofestival. Più di recente, però, è stato David Otero ad ispirarmi. Su Twitter, aveva preso ad associare versi del suo singolo "una vez más" alle immagini in movimento facilmente reperibili sulla piattaforma. Ricordo di aver pensato che l'atmosfera spensierata del brano, unita ad un'orecchiabilità quasi ossessiva, ci si prestasse particolarmente bene. Così, ho deciso di completare l'opera dell'ex-Pescao (e dei suoi prontissimi fan) ricostruendo in GIF l'intero testo del brano.

"Ce n'era bisogno?", chiederete voi.  Assolutamente no. É una trovata intelligente? Niente affatto. Però, oh: è estate, un po' di leggerezza non fa male e per qualche strana ragione io mi sono divertita. La canzone, se ancora non la conosceste (molto male!) potete ascoltarla qui.


No puedo, no puedo, no puedo besarte no

Non posso, non posso, non posso baciarti no










No quiero, no quiero, no quiero besarte no
Non voglio, non voglio, non voglio baciarti no














No debo, no debo, no debo besarte no
Non devo, non devo, non devo baciarti no















Pero no veo otra opción
Ma non vedo alternative















Me has dejado malherido
Mi hai lasciato ferito












Y tengo tu voz y tus ojos dentro mío
E ho la tua voce e i tuoi occhi dentro di me





















Vamos a vernos solo una vez más, una vez más
Vediamoci solo un'altra volta, un'altra volta














Una vez más o dos
Un'altra volta o due 














Sólo quiero una vez más, una vez más o dos
Voglio solo un'altra volta, un'altra volta o due 




















Non posso, non posso, non posso aspettarti no









































No quiero, no quiero, no quiero, no quiero quedarme no
Non voglio, non voglio, non voglio restare no











No debo, no debo, no debo besarte no
Non devo, non devo, non devo baciarti no



Pero no veo otra opción
Ma non vedo alternative












Me has dejado, mal herido
Mi hai lasciato ferito...












Vamos a vernos sólo una vez más, una vez más, una vez más o dos
Vediamoci solo un'altra volta, un'altra volta o due












Sólo quiero una vez más, una vez más, una vez más o dos
Voglio solo un'altra volta, un'altra volta o due


Questa notte c'é una festa


Uscirò con gli occhiali addosso 



Questa notte c'è una festa 






















Ti giuro non mi scappi! 




La prossima canzone in GIF? David ha già dato uno spunto. 


martedì 26 luglio 2016

3 canzoni spagnole (e un bonus) per l'estate


Lo so che vi ho abituati a considerare la Domenica come il giorno riservato ai miei senz'altro utilissimi (?!?) consigli musicali. É però altrettanto vero che le canzoni in spagnolo - almeno secondo gli italiani - fanno coppia fissa con l'estate. E cos'è l'estate se non la Domenica del calendario annuale? Sì, va bene: mi sto arrampicando sugli specchi. Il punto è che ho deciso di venir meno alle mie stesse tradizioni pur di condividere con voi i tre brani Made in Spain che più spesso mi accompagnano in queste settimane di ricerca casa e progetti disertati di aggiornare il profilo LinkedIn. C'è anche un bonus che con la Spagna non c'entra niente. Così, giusto per dare alla lista un respiro più internazionale. Pronti, attenti, play!

1. Los Charcos - Dani Martín


 Non potevo cominciare che con lui. Il nuovo disco di Dani - è ufficiale da poco - uscirà il prossimo 23 Settembre. Due giorni prima di quel mio biglietto solo andata, puntuale come sempre nell'enfatizzare le tappe importanti della mia vita. Insomma, quella voce che sa di casa pare già predestinata ad insinuarsi per calmarmi tra pieghe di un trasloco. E, a dirla proprio tutta, non sono neanche certa che mi faccia piacere. Quel che è certo è che Martín sembra avere una discreta fretta di far conoscere al pubblico il maggior numero di brani possibili prima di quella data. All'inizio c'é stato Las Ganas, con il suo attacco di chitarre un po' incazzate e il videoclip con quella scena discutibile, discussa e discutibilmente discussa. Un videoclip che, diciamolo, in generale bah. In contemporanea, è uscito anche Dibujas: la ballata più sofferta che quelli più giovani etichetterebbero come web single e le anime vintage come ricordo di b-side nei singoli in vinile. Manco il tempo di entrare nelle top 10 radiofoniche spagnole, ed ecco che l'ex frontman de El Canto del Loco ci presenta ora Los Charcos. Che, vabbè, le sonorità non sono niente di nuovo. "Ricorda altri suoi brani" è un po' il commento condiviso. Ma a volte, per farti innamorare di una canzone, basta un verso al posto giusto. Uno e uno soltanto. Ascoltate: "Y tendrás que pintarme las estrellas cuando el cielo no las saque por temor". Traducetelo in "dovrai dipingermi le stelle quando il cielo non le farà uscire per timore". Aggiungeteci la mia inspiegabile ossessione per le strofe in cui si parla di stelle (vedi Il Cile, vedi Cremonini, vedi gli Imagine Dragons) in ogni tipo di canzone, e ditemi se poteva rimanermi intatto il cuore.

 

2. Guerra Mundial, Leiva




 

La data di uscita di questo brano mi aveva fatto sollevare un sopracciglio. Era in corso, se non sbaglio, il Golpe in Turchia. Forse si era appena concluso. Forse doveva ancora cominciare, non lo so. In ogni caso, tra Nizza e Dacca, gli equilibri internazionali mi erano sembrati troppo fragili per l'uscita di un pezzo intitolato "Guerra Mondiale". Ricordo di averlo trovato di cattivo gusto. Potevano rimandare, eccheccavolo, sceglierne un altro. Poi, però, ho premuto play. Sono bastate due note a farmi ricredere: un po' perchè il testo, con la guerra, c'entra solo in quanto metafora, ma soprattutto perchè Leiva - 'nnaggia a lui, detto col pugno tra i denti - ha questa strana proprietà di non deludere mai. L'album Monstruos esce il prossimo 26 Agosto, anticipato anche dal primo (ma forse qualitativamente inferiore) estratto Sincericidio. 


3. Sonrío (La Vita Com'é), Álvaro Soler 










 
Sarà sempre troppo tardi quando l'italiano medio imparerà a pronunciare correttamente il nome dell'autore del tormentone dell'estate. L'accento sulla prima A, che diamine, è così difficile? Comunque. Se siete comprensibilmente stanchi di Sofía, vi consiglio di spulciare tra la tracklist del suo album Eterno Agosto (Italian version) alla ricerca di prodotti molto più italo-spagnoli. Il primo lo rintraccerete nel duetto con Emma. Il secondo, che a me piace di più, è rinchiuso in questa collaborazione con Gazzè: nient'altro che la traduzione spagnola di un brano passato fino alla nausea in radio, ma che per ritmi e metrica si presta spaventosamente bene alla lingua castigliana.

Bonus: Young & Wild, The Strumbellas






Nella mia vita, evidentemente, c'era bisogno di speranza. A portarla ci hanno pensato loro, gli Strumbellas, che con HOPE si sono ufficialmente aggiudicati il personalissimo titolo di miglior album dell'ultimo periodo. Tra tutti i brani, il mio preferito è forse Young & Wild, che sto consumando con la stessa avida voracità dell'estate. Inutile dirvi che il verso "I Jump off from an airplane, to see if I can fly" (salto giù da un aeroplano per vedere se so volare) l'ho già distorto in metafore sbagliate pur di darci un senso malagueño e tutto mio. 





E voi, tra questi, quale preferite? 






mercoledì 11 maggio 2016

Le canzoni dell'Eurofestival raccontate con le GIF



É una macchina del tempo, l'Eurovision Song Contest (per gli amici Eurofestival, per gli amicissimi ESC). Sali a bordo e ti ritrovi catapultato in uno show televisivo degli anni '80. Tutto ballerini, lustrini, sonorità dance e scenografie da attacco epilettico. Talmente kitsch che non puoi fare a meno di restarne invischiato. E infatti, manco a dirlo, ne sto seguendo gli sviluppi con lo stesso trasporto di un tifoso di calcio con la squadra del cuore in finale di Champions League.

Il fatto è che la finale (appunto!) si avvicina. Così, dopo aver dettagliatamente commentato i look sfoggiati dai concorrenti nei videoclip dei brani in gara, mi è sembrato giusto e doveroso riassumerne le canzoni in gif. Beh, non tutte, ché sarebbero state - come dire - tantine. Più che altro mi sono limitata alle finaliste "raccomandate": quelle che, ospitando o avendo fondato il contest, non hanno bisogno di passare per lo scoglio delle semifinali. Poi (siccome erano - come dire - pochine) ci ho aggiunto anche un paio di altri pezzi che per vari motivi si sono guadagnati il mio surplus di attenzione.

A proposito: se per caso foste curiosi di scoprire quali siano i miei brani preferiti, li ho raccolti in una playlist qui.


CANZONI FINALISTE "RACCOMANDATE":



- [Svezia] Frans - If I were sorry

Il testo della canzone di Frans si può riassumere così: se fosse dispiaciuto farebbe un sacco di robe melodrammatiche. SE. Solo che non gliene frega un cassius. Ma proprio così, della vita, in generale.







Qui sotto trovate la mia esatta valutazione critica della canzone del francese. 



















Daje Francé, facce vince l'Eurofestival! Michielin una di noi! Michielin una di noi!









Ma come fai a prestare attenzione alla canzone quando una si presenta sul palco conciata come Sailor Moon? Dai. 










É così bella la lingua spagnola. Musicale. Passionale. Dolce. Cioè, l'inglese? Davvero? Mapperchè?!










Ah, la tenerezza. I ragazzini che piacciono alle ragazzine. Le frangette dritte. Quest'improvviso sentirsi una signora decrepita. 





LE MIE MENZIONI SPECIALI: 


- [Australia] Dami Im - Sound of Silence

La mia canzone preferita di quest'edizione dell'EUROFESTIVAL è quella dell'AUSTRALIA.












- [Grecia] Argo - Utopian Land

Nel video ufficiale apprezziamo tizio a dorso nudo barba-munito che corre in ambientazioni epiche, sotto La luna piena, con sonorità folcloristiche di fondo e l'incondizionato favore degli Dei dell'Olimpo. Mapperchè li avete eliminati?!




- [Cipro] Minus One - Alter Ego 

Così vi voglio, brutti e cattivi! #GoCipro! 




Le vostre preferite quali sono? 

martedì 26 aprile 2016

Bentornato, David Otero


Ad uno sguardo attento, la metamorfosi de El Pescao era prevedibile. Premessa forse già dalla firma del contratto con la Sony. Sicuramente annunciata sottovoce da quando, uno dopo l'altro, aveva preso a rinominare i suoi account. 




David Otero: è così che si chiama ora. É così che si è sempre chiamato, cioè, solo che adesso ha scelto di farlo anche sul mercato musicale. Una scelta che si giustifica in virtù di una maggior autenticità ma che, parliamoci chiaro, lo rende soprattutto più identificabile al grande pubblico.

Difficile pensare che non ci sia un ragionamento di marketing, dietro. David, in fondo, è il figliol prodigo che torna sotto la protezione delle major. Il ribelle scappato di casa per sperimentare la vita indie. Naturale che il reintregro nel mondo dei Grandi Profitti abbia presupposto almeno qualche condizione. 

Tipo il cambio di nome. Un nome che ricordi anche alle menti più distratte il passato nel Canto del Loco. Un nome che, così facendo, lo collochi senza sforzo sotto l'etichetta del Pop Rock. Perchè El Pescao, diceva qualcuno, sembra flamenco. Sembra un gruppo. Confonde. E la confusione spiazza fan, espositori di cd e network radiofonici. La confusione non vende, punto e basta. Se non vende, non potrebbe essere Sony.

Ma, quand'anche fosse così, non ci sarebbe niente di male. L'ho capito l'altro giorno, quando David ha dato il grande annuncio via Periscope. L'ho seguito in lieve differita, preoccupandomi della persona che sono diventata nel momento in cui mi sono resa conto che, più di ogni altra cosa, ero curiosa di vedere come fossero gli uffici di Twitter Spagna. Dico sul serio, forse è giunto il momento che io mi faccia ricoverare.



Foto via: Twitter España


Comunque. Resta il fatto che persino la Twitter-dipendenza è passata in secondo piano, davanti al forte - e stranamente rassicurante - deja vù che ho provato. C'era il buon vecchio Álvaro, con lui. C'era il motto "David Otero, el mejor del mundo entero", coniato da Dani Martín ai tempi d'oro della band e ora di nuovo ripetuto fino allo sfinimento. C'era anche lui -  Dani Martín, persino. Nei riferimenti dei fan. Nelle parole dello stesso David, che dichiarava che si sarebbero visti a breve per farsi ascoltare i rispettivi album. I due cugini hanno ripreso a scriversi sui social network. Nessuna traccia di rivalitá vere o presunte, mentre l'altro sforna video all'insegna del surreale che, per quanto mi vergogni ad ammetterlo, mi fanno letteralmente morire dal ridere.

L'altro giorno, mentre seguivo quella specie di video-chat su Periscope, è stato come se qualcuno mi avesse portata indietro nel tempo. All'epoca delle attese davanti ai palazzetti, alle corse a perdifiato sull'erba umida incontro alla prima fila. Ai gabbiani fuori dalle tende quechua. A tutte le follie che, per qualche motivo, durante tanti anni mi hanno resa felice.

Non so spiegarla, quella sensazione. Somigliava molto a quella che ho provato all'ultimo concerto del tour de El Pescao. E qualunque cosa fosse, mi ha fatto sentire bene.

Mentre David parlava di "Una vez más", il suo prossimo singolo, non potevo fare a meno di pensare che da Settembre sarò (verbi che esprimono certezza, sempre!) di nuovo in Spagna. Il dato mi basta a rendere probabile e quasi obbligato il fatto che ne seguirò i concerti. I suoi. Forse anche quelli di suo cugino, malgrado tutto.

L'idea rende ancora più simile quest'agognata partenza a quella che, a Settembre del 2008, mi portò a iniziare l'esperienza Erasmus. E lo so, è assolutamente stupido e insensato; ma è anche un po' per questo se adesso sono certa che andrà ancora una volta tutto bene. 


giovedì 7 aprile 2016

Un giorno, tre canzoni.

Si può riassumere una giornata con una foto. Lo si può fare con un hashtag.
Figurati se non puoi tratteggiarne un ritratto accurato in tre canzoni.

Quindi oggi è andata così.

1. Conchita- Puede Ser



Il ritornello che mi ronza in testa appena sveglia. Strascichi di ottimismo della lezione di flamenco. La conversazione con una sconosciuta. La consapevolezza improvvisa di quelle coincidenze che mi piace a vario titolo chiamare segnali.
"Quand'era?"
"Nel duemilao...duemilaotto".
Nella pausa un respiro, un ricordo, un aereo che decolla.
L'immagine di me al centro di una stanza vuota. Parma. Gli scatoloni.
Di me a pochi metri da lì. Davanti a un'altra sconosciuta, per la stessa ragione.
Paure sciolte in lacrime in un piatto di tortellini.
E, nello stereo (nell'iPod!), quella stessa, identica canzone.

2. The Strumbellas - Spirits



Hanno anche un bel nome, a palleggiarlo sul palato. The Strumbellas. Sa di burla e piroette, chissà poi perchè. Spirits è stata amore al primo ascolto. Spiriti come Demoni: sound simile, stesso impatto fatale.

"La più bella canzone che passa in radio ultimamente".
E c'è chi, sui social, mi dà ragione.
"Ascoltati anche le robe vecchie", dice.
Momento di raro impulso. Curiosità. Cieca fiducia. Play. Partenza per un viaggio di suoni altri. Di deserti e strade dritte. Di metropoli e casini. Di mare aperto, e sogni, ed un sorriso sulle labbra che si apre, piano piano, sempre più.

Grazie, Andrea. Avevi ragione, e non esistono parole per esprimere quanto. Scoprire dischi belli è - assieme, forse, alla cioccolata fondente - la mia personale ricetta per la felicità.

3. The Killers - Jenny Was a Friend Of Mine





Dan Reyolds degli Imagine Dragons che canta con Brandon Flowers dei The Killers. La collisione delle mie playlist su di uno stesso palco, giù, a Las Vegas. Come se Cremonini collaborasse DAVVERO con Dani Martín. Come se Il Cile duettasse con El Pescao. Chessò, se Leiva si incontrasse con i Sunset Sons. Questo era molto più probabile, d'accordo. Però, nella ricerca compulsiva di video, c'è la stessa esagerata frenesia. 

Non ne trovo, ovviamente. Trenta secondi al massimo, sfocati, su Tumblr. Epperò scopro la canzone. Un'altra. Ché, benedetta ignoranza, Jenny was a friend of mine non l'avevo mica mai sentita prima.

Sa di punto e a capo. Di fine giornata. Di scrivere tanto per scrivere, tanto per stare bene, anche se quello che hai da dire non importerà (o non lo capirà!) nessuno. Che poi è esattamente quello che cerco, e trovo, nella musica che amo. Nonchè la ragione - soprattutto-  per cui esiste, adesso, questo post.