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martedì 26 luglio 2016

3 canzoni spagnole (e un bonus) per l'estate


Lo so che vi ho abituati a considerare la Domenica come il giorno riservato ai miei senz'altro utilissimi (?!?) consigli musicali. É però altrettanto vero che le canzoni in spagnolo - almeno secondo gli italiani - fanno coppia fissa con l'estate. E cos'è l'estate se non la Domenica del calendario annuale? Sì, va bene: mi sto arrampicando sugli specchi. Il punto è che ho deciso di venir meno alle mie stesse tradizioni pur di condividere con voi i tre brani Made in Spain che più spesso mi accompagnano in queste settimane di ricerca casa e progetti disertati di aggiornare il profilo LinkedIn. C'è anche un bonus che con la Spagna non c'entra niente. Così, giusto per dare alla lista un respiro più internazionale. Pronti, attenti, play!

1. Los Charcos - Dani Martín


 Non potevo cominciare che con lui. Il nuovo disco di Dani - è ufficiale da poco - uscirà il prossimo 23 Settembre. Due giorni prima di quel mio biglietto solo andata, puntuale come sempre nell'enfatizzare le tappe importanti della mia vita. Insomma, quella voce che sa di casa pare già predestinata ad insinuarsi per calmarmi tra pieghe di un trasloco. E, a dirla proprio tutta, non sono neanche certa che mi faccia piacere. Quel che è certo è che Martín sembra avere una discreta fretta di far conoscere al pubblico il maggior numero di brani possibili prima di quella data. All'inizio c'é stato Las Ganas, con il suo attacco di chitarre un po' incazzate e il videoclip con quella scena discutibile, discussa e discutibilmente discussa. Un videoclip che, diciamolo, in generale bah. In contemporanea, è uscito anche Dibujas: la ballata più sofferta che quelli più giovani etichetterebbero come web single e le anime vintage come ricordo di b-side nei singoli in vinile. Manco il tempo di entrare nelle top 10 radiofoniche spagnole, ed ecco che l'ex frontman de El Canto del Loco ci presenta ora Los Charcos. Che, vabbè, le sonorità non sono niente di nuovo. "Ricorda altri suoi brani" è un po' il commento condiviso. Ma a volte, per farti innamorare di una canzone, basta un verso al posto giusto. Uno e uno soltanto. Ascoltate: "Y tendrás que pintarme las estrellas cuando el cielo no las saque por temor". Traducetelo in "dovrai dipingermi le stelle quando il cielo non le farà uscire per timore". Aggiungeteci la mia inspiegabile ossessione per le strofe in cui si parla di stelle (vedi Il Cile, vedi Cremonini, vedi gli Imagine Dragons) in ogni tipo di canzone, e ditemi se poteva rimanermi intatto il cuore.

 

2. Guerra Mundial, Leiva




 

La data di uscita di questo brano mi aveva fatto sollevare un sopracciglio. Era in corso, se non sbaglio, il Golpe in Turchia. Forse si era appena concluso. Forse doveva ancora cominciare, non lo so. In ogni caso, tra Nizza e Dacca, gli equilibri internazionali mi erano sembrati troppo fragili per l'uscita di un pezzo intitolato "Guerra Mondiale". Ricordo di averlo trovato di cattivo gusto. Potevano rimandare, eccheccavolo, sceglierne un altro. Poi, però, ho premuto play. Sono bastate due note a farmi ricredere: un po' perchè il testo, con la guerra, c'entra solo in quanto metafora, ma soprattutto perchè Leiva - 'nnaggia a lui, detto col pugno tra i denti - ha questa strana proprietà di non deludere mai. L'album Monstruos esce il prossimo 26 Agosto, anticipato anche dal primo (ma forse qualitativamente inferiore) estratto Sincericidio. 


3. Sonrío (La Vita Com'é), Álvaro Soler 










 
Sarà sempre troppo tardi quando l'italiano medio imparerà a pronunciare correttamente il nome dell'autore del tormentone dell'estate. L'accento sulla prima A, che diamine, è così difficile? Comunque. Se siete comprensibilmente stanchi di Sofía, vi consiglio di spulciare tra la tracklist del suo album Eterno Agosto (Italian version) alla ricerca di prodotti molto più italo-spagnoli. Il primo lo rintraccerete nel duetto con Emma. Il secondo, che a me piace di più, è rinchiuso in questa collaborazione con Gazzè: nient'altro che la traduzione spagnola di un brano passato fino alla nausea in radio, ma che per ritmi e metrica si presta spaventosamente bene alla lingua castigliana.

Bonus: Young & Wild, The Strumbellas






Nella mia vita, evidentemente, c'era bisogno di speranza. A portarla ci hanno pensato loro, gli Strumbellas, che con HOPE si sono ufficialmente aggiudicati il personalissimo titolo di miglior album dell'ultimo periodo. Tra tutti i brani, il mio preferito è forse Young & Wild, che sto consumando con la stessa avida voracità dell'estate. Inutile dirvi che il verso "I Jump off from an airplane, to see if I can fly" (salto giù da un aeroplano per vedere se so volare) l'ho già distorto in metafore sbagliate pur di darci un senso malagueño e tutto mio. 





E voi, tra questi, quale preferite? 






martedì 1 settembre 2015

Tipi da spiaggia



Avere il mare a due passi da casa, lo ammetterete, è sempre e comunque una fortuna. Anche quando, al posto dei Caraibi, ti ritrovi un vero e proprio bivio generazionale. E' una regola non scritta. Una convenzione forgiata da anni di morfologie e frequentazioni. 'Somma, se sei nato e cresciuto nel mio paesello sai già dove andare non appena raggiungi la Scalinata: una sorta di confine presidiato tra due Stati appartenenti ad un'identica Federazione. La chiamerò MJ (pronuncia: emmggei) anche se sembra il nome di uno dei Backstreet Boys.



Per gli stranieri ci vorrebbe un cartello, ma forse è già abbastanza esplicativa la fila di motorini parcheggiati: vai a sinistra se hai meno di 20 anni. Sempre dritto se ne hai dai 30 in sù. Per quelli compresi tra i venti e i trenta non è prevista una collocazione. Di fatto immagino che vaghino sperduti in un buco nero piangendo con un bicchiere in mano alla ricerca della propria identità. 

Cioè, più o meno come ho fatto io. 

Io che, infatti, non frequentavo questi posti grossomodo da quando giravo impunemente con un coniglietto di playboy sul culo. E di sicuro non ricordavo come fosse la zona degli "Over". 

Ecco, ora lo so. E posso dirvi che tale ameno loco ti costringe a camminate di kilometri in mezzo a gruppi di vispi pesciolini. Il tuo obiettivo iniziale è una bella nuotata. Poi, quando ti rendi conto di aver quasi raggiunto Trieste a piedi senza esserti neanche bagnata la pancia, inizi progressivamente a ridimensionare le aspettative. L'acqua al ginocchio. L'acqua sotto al ginocchio. L'acqua al polpaccio. L'acqua alla caviglia. Dopo tre giorni finisci col distenderti rassegnata sul bagnasciuga schizzandoti un liquido sabbioso e salato che ha la stessa temperatura del piscio (e, vista la quantità di bimbi, probabilmente lo è). 

Questo lato di MJ (pronuncia emmgei) comprende anche un bar in cui è dagli anni '90 che passano a tutto volume gli Aventura. Di fronte ce n'è un altro, un po' più fighetto. Un tempo era l'unica concessione allo sconfinamento che ci facevamo noi bimbeminkia ante-litteram dopo esserci legate il pareo in vita. Ci sedevamo per mangiare un magnum o un Calippo alla Coca Cola. A volte - proprio in rarissime occasioni - magari giusto giusto un biscotto bigusto (o bi-giusto, in questo caso. Ah ah ah, sono simpaticissima). Ricordo che c'era un juke box dove mettevamo sempre le stesse canzoni. Tipo i LunaPop. Ché sotto certi aspetti sono sempre stata una tipa coerente. 

Comunque. Il lato positivo dell'area Over è la percentuale nettamente minore di ragazzi con le palle.Che detto così sembra una brutta roba. Invece. 

Il fatto è che, vedete, io ho subito una specie di trauma adolescenziale che mi porta ad odiare visceralmente le aggregazioni maschili intente a dilettarsi nel giuoco della pallavolo, calcio o altre discipline dinamiche che prevedono passaggi di oggetti sferici in mare. Per capirlo, dovete sapere che sono sempre stata negata in qualunque tipo di sport. A ciò va aggiunto che per fare il bagno mi tolgo gli occhiali da miope, il che fa di me una specie di accecata che non ci vede più in là di un metro.

Come se non bastasse, da adolescente avevo l'aggravante di girare sempre con amiche molto più attraenti. Il che portava al replicarsi di una stessa situazione: noi che usciamo a fare il bagno e i ragazzi, decisi a provarci (con l'amica) , che fanno cadere apposta la palla verso di noi chiedendo se vogliamo giocare. Capitava che l'amica, in effetti, accettasse al grido di "bello conoscere gente nuova!" o "figo quello, no?" (MA CHI? MA CHI LO VEDE?! MA CHE FACCIA HA?). Ed è così che mi trovavo soggiogata alla Figura di Merda del Secolo dato che, a causa delle suddette cause concomitanti (imbranataggine+cecità) non beccavo una palla manco a morire. Ripiegavo sulla tattica dell'andarmene solo nei rarissimi casi in cui qualche briciola di amor proprio decideva di intervenire, anche perchè passare dal fare la parte della sfigata che non sa giocare alla sfigata che resta da sola a riva non era in ogni caso l'ideale. Da allora, odio con tutta me stessa chiunque giochi in spiaggia e sto alla larga da qualunque pallone anche solo accidentalmente sulla mia traiettoria. 

Beh, tranne in Spagna. Ma - a mia discolpa-  quel tizio a Gandia era davvero carino (avevo gli occhiali!),  per ridargli il pallone bastava un calcetto, e poi in Spagna si sa che sono un'altra persona.




Comunque. A parte qualche raro esponente della categoria sportivi in questione, ci sono altri personaggi caratteristici degni di nota che popolano il microcosmo di MJ (pronuncia emmgei) Over. Come non menzionare, a titolo di esempio, il campionario variopinto di Dormienti?  Alcuni russano sonoramente. Altri si rannicchiano in posizione fetale. C'è anche qualche vecchietto collassato sulla straio con la testa di lato che non capisci se abbia avuto un malore finchè non si riscuote borbottando qualcosa in dialetto. E poi ci sono i bimbi che, sotto lo sguardo attento dei genitori, giocano a:

- Far annegare Barbie Sirenetta immergendola a testa in giù;
- Creare buche di profondità tale da raggiungere il centro della Terra, prevenire i terremoti e contattare Povia;
- Giocare alla Costa Concordia facendo schiantare una nave di plastica contro il secchiello capovolto.

Che tenerezza.

Ancora, ci sono signore che disquisiscono di tecniche depilatorie. Intellettuali che si confrontano per ore sulla fine dell'Impero Romano d'Oriente con quaranta gradi all'ombra (mah!). Famiglie accampate dalla mattina con tende quechua, coperte per picnic, fornellini da campeggio, mini-frigoriferi, e secondo me anche qualche armadio Ikea. Ogni volta che le guardo mi ricordo il monologo di Dani Rovira sugli andalusi, e confesso di sentirmi un po' più a casa. 







Last but not Least, ci sono i venditori. Ma mica quelli del Cocco Bello. Naaa. Troppo inflazionati. Questi, mentre cerchi di adeguarti al mood della tribù dei dormienti, ti propongono, nell'ordine:

- Libri su Martin Luther King. Peraltro in inglese.
- Belle tute (adesso? Ho caldo!)
- Bei pantaloni (adesso? Ho caldo!)
- Bei vestiti (beh, quello quasi quasi...)
-Pinguini Nani di dubbia utilità che, sostenuti da un filo invisibile, sono in grado di galleggiare in piedi sull'acqua. Che, dico io, come si fa a spendere dei soldi per una roba del genere? Ma dove siamo capitati? Certo che le inventano tutte! Ah, il consumismo. Ma ci credete? MAPPERPIACEREAHAHAHAHCHERIDICOLIAHAHAHAHA. 






Lo so, sono bellissimi. Ne voglio subito uno. 





lunedì 10 agosto 2015

Le migliori piscine sui tetti di Madrid

Mi prendo un secondo di pausa dalle avventure andaluse per ricordarvi che, se proprio dovessi mancarvi tantissimo (il che, obiettivamente, é comprensibile) potete sempre leggere i miei articoli su Total Free Magazine. Qui sotto l'ultimo in ordine di tempo, che vi sará particolarmente utile se siete stati cosí masochisti da decidere di trascorrere l'estate a Madrid. 




Ah, ovviamente potete seguirmi anche su Twitter e Instagram. Chevvelodicoaffá? 

sabato 11 luglio 2015

Quello che farò non appena starò bene.

Se c'è una cosa che detesto, è scrivere per lamentarmi. Ho sempre inteso dolori e malumori come fatti privati, da esorcizzare tutt'al più in qualche racconto o poesia. Ne ha già abbastanza, il mondo, per avere voglia di sobbarcarsi anche i tuoi. Ne ha di più grandi. Di più urgenti. E, quando accende il computer, chiede soltanto di scordarsene un po'. É così che mi sono guadagnata l'immagine che ho sempre voluto dare: con pazienza. Pensando agli altri. Selezionando, come tutti, le cose che di me avrei voluto far sapere. Così sono l'"anima lieta". Sono quella da cui correre a sfogarsi perchè sai che in tutto troverà sempre e comunque almeno un lato positivo. Quella che vive a tinte forti, preda d'entusiasmi d'intensità maggiore della media. Li condivido - quelli sì - con la precisa sensazione di svolgere un servizio pubblico. Capita che ci riesca. Che a volte sappiano spingere qualcuno ad incuriosirsi nei confronti di un musicista, di una canzone, di un luogo. Mi scrivono, in quei casi. Conoscenti, amici, perfetti sconosciuti. Mi fanno sapere che quella curiosità ha portato a belle scoperte. Ed io - per assurdo che sembri - mi sento di colpo una persona migliore. Più utile. Più capace persino di volersi bene.

Share the love, dice il buon Cremonini. Non The Pain. Perchè in fondo è raccontare il dolore, non l'amore, ciò che davvero ti mette a nudo davanti agli altri. Ti rende fragile. Vulnerabile. Fa di te l'agglomerato di aggettivi a cui per sempre mi rifiuterò di appartenere.




Non vuol dire che non lo provi, però. Non vuol dire che non attraversi anch'io dei periodi in cui tutto ciò che vorrei fare è piangere. Dormire. Scagliare oggetti contro la parete urlando dalla rabbia e dalla frustrazione. Ecco, questo è uno di quei periodi.

Ché ho passato un mese (un mese intero!) tra febbre, bronchite e studi medici. E dopo tutto questo tempo, dopo essermi letteralmente ammazzata di medicine, la tosse ancora mi sveglia nel cuore della notte. Gli antibiotici mi disegnano chiazze rosse e pruriti sulla pelle. Il dottore mi impedisce di prendere il sole. Ed io, pallida, brutta ed annoiata tra le pareti di casa, ho la sensazione che - di nuovo - mi abbiano derubata dell'estate.

Oh, quanto la volevo, l'estate. Quanto ero felice, le prime giornate di Giugno coi trenta gradi, i vestiti colorati e la promessa fasulla che, almeno questa volta, sarebbe andato tutto bene. Credevo di meritarla, dopo che ospedali e condizioni meteo l'avevano cancellata dai calendari del 2014.

Invece.

Dire "invece" è già di per sè come sputare lacrime.

Leggo molto, nei fine settimana, mentre il resto del mondo si gode la vita. 

E oltre a leggere penso. Penso ai miei viaggi. Alle mie strane nostalgie. Penso, soprattutto, a quello che vorrei fare una volta guarita. Ho stilato un elenco. Perchè forse la volontà funziona meglio della chimica. Perchè mi aiuta a non buttarmi sul letto e vegetare. Perchè, in fondo, sono e voglio ancora essere quella che vede in tutto i lati positivi. 




Quindi mi taglierò i capelli. Mi farò le meches. Mi metterò lo smalto sulle unghie e andrò a comprarmi un bel vestito nuovo. Quello lungo di H&M, magari. Mi sbronzerò di Mojito al tavolino all'aperto di un bar, godendomi l'aria fresca della sera. Ascolterò musica a palla sotto il sole, con il livello di carica dell'iPod come unica preoccupazione al mondo. Diventerò un po' rossa, e poi nera. Nera da far schifo. Nera come i bambini quando si abbronzano facendo i castelli di sabbia. Magari mi comprerò finalmente anche quel bikini con le frange il cui acquisto rimando da una vita.  Poi nuoterò nel mio amato mar mediterraneo. Sentirò il sale sulle labbra. Le gocce che cadono dai capelli bagnati mentre mi stringo, con un filo di pelle d'oca, dentro all'asciugamano giallo e nero. Tornerò a Málaga. Andrò a trovare le amiche. Vedrò finalmente il Pompidou Pop Up. Andrò ad un altro concerto de Il Cile. Magari a Viareggio. Forse a Bergamo. Chissà. Prenoterò un volo per Barcellona. Farò in modo che l'acquisto di quel biglietto non sia stato vano, e mi godrò El Pescao dal vivo sulla terrazza panoramica di un hotel assieme ad altre 99 persone. Poi tornerò a lavoro. Tornerò a ballare. E, quando mi chiederanno com'è andata la mia estate, potrò finalmente rispondere "da Dio!".

martedì 7 luglio 2015

4 mete alternative per le vacanze in Spagna


Il computer che emana calore peggio di un forno a legna. Il sudore che ti appiccica i vestiti. La produttività che cala in proporzione diretta alla tua voglia di spiaggia e mojito. Per chi in questo periodo dell'anno lavora, sognare le vacanze è quasi un bisogno primario. Ti induce a passare delle ore sui siti di compagnie aeree ed enti turistici, maledicendo gli inevitabili aumenti dell'alta stagione. "Dove andare?" è la domanda per eccellenza. Soprattutto se, come me, siete filo-ispanici. Il che significa che  avvertite una profonda esigenza di Spagna, ma ci siete stati troppe volte per ricadere sulle sue destinazioni più scontate. Insomma, basta con Barcellona e le file interminabili al Parc Guell. La conosci a menadito, ormai, Valencia! Per non parlare di mete come Ibiza o Formentera, popolate (orrore e raccapriccio) in modo pressochè esclusivo dalla nostra peggior fauna nazionale. 

Naaa. Nelle mie ricerche, ho trovato almeno 4 mete alternative che mi piacerebbe esplorare. Angoli affascinanti del vasto territorio iberico che il turismo di massa conosce ancora poco. Ve le elenco. Chissà che non ispirino anche voi. O che non vi inducano a regalarmi un viaggio mossi da infinita gratitudine, magari.


1. Playa de Las Negras (Almería) 





Collocata nella splendida Costa di Cabo de Gata, questa spiaggia protetta dal vento è consigliatissima a chi sogna una vacanza tranquilla sulle rive di un mare cristallino. A circa un'ora di cammino si trova anche la cala di San Pedro: un angolo di sabbia 
bianchissima circondato da vegetazione che alberga durante tutto l'anno una comunità hippie. 

Playa de Las Negras è comodamente raggiungibile in autobus dalla città di Almería, ma tutti i principali siti di turismo consigliano di arrivarci prendendo un'auto a noleggio. In questo modo, infatti, potrete muovervi piú agilmente da lí attraverso i 60 km di costa, disseminati di villaggi di pescatori e spiaggette mozzafiato. In una di esse, quella di San Miguel de Cabo de Gata, é anche possibile ammirare i fenicotteri.

Per maggiori informazioni vi consiglio di consultare questo sito. 


2. Isla de Tabarca (Alicante) 




Sapevate che, proprio di fronte ad Alicante, c'é una piccola isoletta di soli 68 abitanti? Si tratta di Tabarca: un Paradiso naturale in cui abbondano spiagge bianche, acque cristalline e ottimi ristoranti in cui degustare la gastronomia locale. La sua scarsissima popolazione si concentra tutta nella parte occidentale dell'isola, dove si trovano la chiesa, le mura ed un museo. Ad est, invece, soltanto distese di campi coltivati.

L'apertura di stabilimenti ad hoc negli ultimi anni ha reso possibile pernottare sul territorio di Tabarca, ma nonostante ciò la visita in giornata rimane la più consigliata: vi è un servizio marittimo che collega l'isola ad Alicante o Benidorm in circa un'ora di navigazione. 


3. Isole Cies (Galizia) 




























Ve lo confesso: le Cíes sono diventate una delle mie recenti ossessioni. Sono state definite da molti "i Caraibi della Galizia" e basta guardare le foto per capire il perchè. Collocate di fronte alla città di Vigo, formano un piccolo arcipelago di tre isole, due delle quali (Monteagudo e Faro) collegate da una striscia di sabbia che forma una laguna: è la spiaggia di Rodas, scelta dal The Guardian come migliore al mondo. Alla terza isola, San Martiño, si accede soltanto con imbarcazioni private dopo aver richiesto ed ottenuto il permesso di ancoraggio. 

Soltanto in estate e in pochissime altre occasioni quali la Settimana di Pasqua si possono raggiungere le isole Cíes in trasporto pubblico dal porto di Vigo. Attenzione, peró: bisogna prenotare prima. L'arcipelago é infatti parte di una riserva naturale protetta e, per non alterarla, sono ammessi soltanto 2.000 visitatori per volta. 

4. Río Tinto (Huelva) 














Se spiaggia e dolce far niente non fanno proprio a caso vostro, potrebbero invece affascinarvi le atmosfere extraterrestri del Río Tinto, in provincia di Huelva. Si tratta di un fiume ubicato in uno dei distretti minerari più antichi al mondo, a cui il ferro disciolto ha donato una colorazione rossastra. Attorno ad esso, montagne, tunnel, e contrasti cromatici naturali completano un quadro ambientale assolutamente atipico e a tratti surreale. Per ammirarli, è consigliato effettuare un tour delle vecchie miniere a bordo di un treno della fine del XIX secolo. 


L'ambiente del río tinto é talmente simile a Marte da essere stato scelto dalla Nasa come scenario di una simulazione di ricerca della vita sul Pianeta Rosso. 

Vi si arriva in autobus da Huelva (1 ora e mezza) e da Sevilla (1 ora e 45 minuti). Trovate maggiori informazioni in italiano qui. 





lunedì 8 giugno 2015

L'estate addosso.

L'odore di zampirone. Lo smalto rosso sulle unghie dei piedi. La sensazione di autocombustione imminente appena uscita dalla doccia. I pensieri frivoli. I festival musicali, i gelati alla frutta e gli eventi calcistici in tv. I bei vestiti con le gambe scoperte. Cenare tardi. Il clic clac delle infradito sul pavimento. Vivere un po' più slow. Vivere più a colori. Le prove di flamenco. Le creme solari. Gli eventi all'aria aperta. I tunz tunz che arrivano attutiti da una piazza nel weekend. Le stesse quattro canzoni in rotazione perenne alla radio. La pasta fredda. La voglia di viaggiare. I tour estivi. La voglia di Mojito. L'estate è qui, ve lo volevo dire. E spero solo che quest'anno ci rimanga un bel po'. 


martedì 5 maggio 2015

Álvaro Soler vs. Natalia Lafourcade: i brani in spagnolo che stanno conquistando l'Italia

Ci risiamo: puntuali come i nuvoloni grigi con l'approssimarsi del weekend (davvero, anche basta!) in questo periodo dell'anno i brani in lingua spagnola iniziano ad affollare le radio nostrane. Ce ne sono due, in particolare, in cui vi sarà sicuramente capitato di imbattervi. Entrambi - etteppareva - già additati come "tormentoni estivi", sono in realtà espressione di sonorità, culture e storie molto diverse tra loro. Vi porto a conoscerli un po' più da vicino.











ÁLVARO SOLER - El Mismo Sol 

Trasmesso a frequenza imbarazzante dai network nazionali, il singolo di esordio di Álvaro Soler ha tutte le carte in regola per diventare la colonna sonora della bella stagione. Piace perché ha tutto ciò che l'italiano medio comunemente associa alla Spagna: ritmo incalzante perfetto per gli esercizi di acqua gym nei villaggi vacanze, riferimento al sole, allegria allo stato puro. In più lui è anche giovane e belloccio, il che - si sa- non guasta mai. 
Come spesso accade per chi viene prescelto a ricoprire il ruolo di "tormentone" da noi, in Spagna Álvaro non sembrano al momento filarselo granché. In effetti, si potrebbe dire che la Spagna (anzi, la Catalunya) sia poco piú che il luogo che gli ha dato le origini: figlio di genitori spagnoli e tedeschi, é nato a Barcellona ma é cresciuto in Giappone, per poi trasferirsi stabilmente a Berlino. Tedesca é anche la produzione dietro a "El Mismo Sol" che, distribuito dall'etichetta Universal, anticipa l'album in uscita il prossimo 16 Giugno. 
Il cantautore, di 24 anni, è stato scoperto sul web e deve il suo successo alla Francia, dove il suo primo singolo ha iniziato a girare prima di approdare da noi. Per questo e per le sue origini multietniche è stato paragonato nientemeno che a Manu Chao. 




>> VI PIACERANNO ANCHE: 

Se amate "El Mismo Sol", provate ad ascoltare anche gli Efecto Pasillo (originari delle Canarie, è appena uscito in Spagna il loro nuovissimo singolo Cuando Me Siento Bien. L'anno scorso hanno suonato per la prima volta in Italia al LatinoAmericando di Milano). Incontreranno il vostro gusto anche El Pescao, da me citatissimo ed amatissimo, attualmente in tour con l'ultimo album "Ultramar" (vi piaceranno soprattutto Azul Y Blanco e Pachanga), la Pegatina (il loro ultimissimo singolo, di recente uscita, è Heridas de Guerra ) ed El Tambor de La Tribu, gruppo guatemalteco di cui vi suggerisco Camino a Tu Corazón. 

NATALIA LAFOURCADE - HASTA LA RAIZ 

Cantautrice, produttrice, arrangiatrice, polistrumentista, stilista e filantropa messicana, Natalia Lafourcade è famosissima nella sua terra natia. Il suo estremo talento, unito alla semplicità e ad una vena un po' hippie, l'ha portata negli anni a suonare su palchi di tutto il mondo, dal Giappone all'Europa, passando per gli States. "Hasta la Raíz", anticipato dal singolo omonimo e giá ascoltabile integralmente su Spotify, é il suo sesto album di studio ma il primo che - finalmente! - la porta all'attenzione delle radio italiane. A distribuirlo é Sony, che riporta nella nota di presentazione una dichiarazione esaustiva della cantante in merito a quest'ultimo lavoro: "mi sono data per prima cosa l'opportunità di analizzare quello che provavo",  ha detto Lafourcade, "e lasciare che ciò che incontravo nei miei viaggi uscisse naturalmente. Ho viaggiato fino ad arrivare alle radici, entrando in contatto con ciò che sono e il luogo da cui vengo, con il Messico e la sua potente energia, con la mia anima e il mio cuore, connettendomi con la mia voce e lasciandola volare". Viaggi che l'hanno portata a trovare l'ispirazione tra Veracruz, Colombia, Cuba e Las Vegas per comporre quello che è stato definito il suo disco più viscerale. 

Natalia Lafourcade, che tra le altre cose è stata due volte nominata ai Grammy e ne ha vinto uno nella sottocategoria latina, presenta all'Italia una versione più intimista, profonda e raffinata dei brani che siamo abituati ad associare alla lingua spagnola. Un'operazione che mi ricorda quanto fatto anni fa con "Malo" di Bebe e, più di recente, con la cilena Ana Tijoux.


Lafourcade è molto conosciuta anche in Spagna, dove i più attenti l'avranno apprezzata in un meraviglioso duetto con El Canto del Loco in "Contigo", contenuto nel disco: "Radio La Colifata presenta El Canto del Loco".

(NB: Da noi tendono a passare il lyric video, ma il videoclip ufficiale di "Hasta la Raíz" é questo qui sotto) 




>> VI PIACERANNO ANCHE: 

Se amate "Hasta La Raíz" dovreste apprezzare l'argentina Julieta Venegas e, anche se non canta in spagnolo, il sound della brasiliana Ana Cañas: le tre artiste, peraltro, sono accomunate dalla partecipazione, in episodi distinti, al progetto "En Busca del Sonido del Viento": una serie di dvd che vedeva un gruppo di musicisti uniti in un viaggio anche musicale alla scoperta delle tradizioni e delle comunità autoctone meno conosciute dell'America Latina. 


martedì 12 agosto 2014

Il tipico post sui libri da leggere sotto l'ombrellone

Ci sono svariate costanti, nel mese di Agosto. Ad esempio, il traffico dell'esodo. I bollini rossi. Gli incendi. La gente bloccata agli imbarchi di voli, traghetti, sottomarini e teletrasporti vari. I servizi di Studio Aperto sulla necessitá di bere molto se fa caldo (se non ce lo dicessero loro non so proprio come faremmo). E, ancora, i premi di ogni genere e specie in diretta tv, accompagnati da non meglio precisate sfilate di soavi dozzelle in bikini e tacco dodici su scalinate alla San Remo che secondo me montano apposta per l'occasione. Per non parlare dei servizi del TG1 coi connazionali che sbuffano su qualche ritardo incastonati in un mare di valige che, a giudicare dalle dimensioni, contengono su per giú tutto l'armadio di casa e almeno due unicorni nani.




Ma, soprattutto, ci sono loro: gli inevitabili post sui “libri da leggere sotto l'ombrellone” (con la possibile variante del “libri da mettere in valigia”) che, implacabili, in questo periodo prendono ad invadere il Web. Che poi, siccome sei sempre alla ricerca di ispirazioni letterarie, finisce che li leggi pure. Ed é lí che ti prende quella strana specie di sconforto misto incredulitá tipico di chi si sente alieno al resto della razza umana. Perché, dai: voi che tipo di storie leggereste, sotto l'ombrellone? Io, col riflesso del sole negli occhi, quattordici bambini che giocano a rincorrersi attorno al mio asciugamani, e la necessitá di un bagno all'incirca ogni 4 minuti, in genere prediligo qualcosa di leggero. Non troppo impegnativo. Divertente. Sí, insomma: qualcosa che mi faccia evadere completamente dai problemi della vita quotidiana. Invece. Se ci fate caso, un buon 50% delle liste dei suddetti “libri da leggere sotto l'ombrellone” comprende: romanzi tristissimi con protagonisti devastati da malattie terminali, giovani donne represse da religioni e dittature, ragazze vittime di stupro che cercano il coraggio per tornare alla vita di ogni giorno, gente in crisi perché licenziata a sessant'anni con un'intera famiglia da sfamare, madri che si suicidano, innamorati depressi che non riescono a coronare il loro sogno d'amore, trattati di fisica quantistica, riscritture di Guerra e Pace in cirillico. Che poi capisci perché gli italiani, in vacanza, sono sempre e comunque i piú incazzati.

Quindi. Visto e considerato lo stato delle cose, la lista me la sono creata da me. Ho assemblato gli elementi piú in linea con le mie esigenze da almeno 5 siti diversi, li ho shakerati con la wishing list di Anobii, e questo é quello che ne é uscito. Non un consiglio, perché – complici librerie sfornite e biblioteche in surplus di prestiti – non ho ancora avuto modo di iniziare nessuno dei volumi citati. Semplicemente, una dichiarazione d'intenti. La condivido con voi per adeguarmi allo status symbol della blogger seria. E anche perché, non si sa mai: magari puó esservi d'ispirazione!

1. Joshua Harris - Svegliamoci pure, ma ad un'ora decente

Più riguardo a Svegliamoci pure, ma a un'ora decenteLo consiglia anche Wired, il che già dice tutto. Paul, trentenne smarrito ma affermato libero professionista, si trova ad affrontare un furto di identità sul web che rischia di danneggiare lo studio dentistico per cui lavora. Il suo tentativo di scovare l'impostore diventa pretesto per raccontare in modo ironico l'era dei tag, dei like, dei post e dei tweet. Mi ispira perché…social! 

Più riguardo a Didone, per esempioMariangela Galatea Vaglio riporta in vita con humor e leggerezza miti ed eroi dell'antichità, dimostrando che "sono meglio di Beautiful". Ecco allora che Elena di Troia, altera e distaccata, potrebbe fare uso di droghe pesanti; Messalina diventa la Paris Hilton dell'Impero Romano e la Didone del titolo, bella e intelligente, si innamora di un Enea che "più che un uomo é una iattura". Ovviamente, c'è di mezzo anche Ulisse. Mi ispira perché…beh, avete letto #Odissea? 



Più riguardo a Il posto più strano dove mi sono innamorataDefinita "la storia ironica e disillusa di una globe trotter dell'esistenza", racconta le peripezie di Irma: preda di una famiglia improbabile e scombinata, lavori impossibili, spasimanti troppo timidi per rivelare la loro identità, segue il consiglio del padre e lascia la Palermo in cui è nata per Torino, Praga e Roma, alla ricerca di un posto nel mondo che qualcuno sembra sempre occupare prima di lei. Mi ispira perchè…in un certo qual modo, sono una globe trotter anch'io! 



Più riguardo a I baci non sono mai troppiDi straordinario successo in Spagna, il romanzo di Raquel Martos si presenta come un inno all'amicizia vera, raccontando del re-incontro tra due amiche di infanzia all'aeroporto di Madrid. Mi ispira perché…italo-spagnolo!



Più riguardo a La banda degli insoliti ottantenni Annoiati dalla vita disagiata in una casa di riposo costretta a tagliare le spese, alcuni vecchietti decidono che starebbero meglio in prigione. Così, decidono di mettere a segno il furto del secolo, tra tutta una serie di esilaranti avventure. Mi ispira perché…si preannunciano risate! 



Più riguardo a L'incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio IkeaUn indiano, fachiro di professione, decide che è giunto il momento di comprare un nuovo letto di chiodi, e si imbatte in una promozione incredibilmente vantaggiosa firmata IKEA. Una volta arrivato nella sede parigina del megastore svedese decide di trascorrere la notte a curiosare, finché l'arrivo di una squadra di commessi lo costringe a nascondersi dentro un armadio. Peccato che al mattino proprio quell'armadio debba essere imballato e spedito in Inghilterra. E' l'inizio di un'avventura fatta di incontri a dir poco surreali. Mi ispira perché…è strano già dal titolo, immaginate come dev'essere dentro!



Più riguardo a Una notte a Parigi per innamorarsiCharlotte sta per coronare il suo sogno d'amore, trasferendosi a Parigi con il fidanzato, quando scopre che lui l'ha tradita con una ragazza conosciuta online.  Così decide di partire comunque, ma da sola, e giura a se stessa che mai più nella vita avrà una relazione seria con un uomo. Non solo: determinata a salvare quante più donne possibile dalle delusioni d'amore, crea un blog tutto al femminile, in cui dispensa consigli su come passare da un letto all'altro senza mai innamorarsi. Ma circondata com'è da affascinanti single parigini ­e assillata dall'ex che è tornato a farle una corte spietata, la sua missione è messa a dura prova. Mi ispira perché…sono una blogger romantica, tutto sommato. 



Più riguardo a Un vestito color del ventoMadre e figlia arrivano nella cittadina di York con un passato difficile da dimenticare e l'intenzione di aprire un negozio di abiti e accessori vintage. Non tutti, però, sono pronti ad accoglierle a braccia aperte, soprattutto perché l'esuberante Fabia (la madre) non è disposta a rinunciare alla propria unicità per assecondare il conformismo dei compaesani. Mi ispira perché…il fascino dei negozi Vintage mi conquista sempre. 



Più riguardo a La figlia diCon una madre ex modella, una sorella in carriera e soprattutto un padre che, da famoso fotografo, è diventato anche un volto televisivo, Olimpia Reale è la pecora nera della famiglia. Vive a Roma in un attico dei suoi  e scrive la biografia di un’artista sconosciuta. Ogni giorno deve spiegare a chiunque incontri che sì, è è la figlia di. Quando, armata di una cagnolina rantolante, si presenta all’appuntamento con un editore, pensa che finalmente la sua vita cambierà. Non sa che quell'incontro la obbligherà una volte per tutte ad affrontare suo padre. Mi ispira perché…"sì, sono la figlia di", nel mio piccolo, è capitato di dirlo anche a me. E poi la copertina è dannatamente estiva! 


Se volete suggerirmi altri titoli, i commenti sono tutti vostri. Peró evitate le tragedie umane. Almeno ad Agosto. Dai.  

domenica 16 giugno 2013

I trucchi per prenotare un volo al minor prezzo possibile.

Carnagione color rosa porcellino, in alcune parti tendente al bordeaux. Copricostume rosso, quello che amo tanto, coi pizzetti sullo scollo e i suoi ricordi della Grecia. Uno stato di semi-incoscienza come naturale strascico ad un intero weekend passato al sole. Ebbene sí, gente, è proprio tornata. E' la stagione dei solari che offendono in fattori protettivi “6 bassa”; e giuro che 'sta cosa a me fa ridere davvero. E' tempo di allenarsi nel posizionamento strategico delle piastrine anti-zanzare. Tirar fuori i ventilatori dagli imballi plasticati. Rotolarsi invano nel letto in cerca di refrigerio, perchè senza lenzuola non sono mai stata in grado di dormire. Sul serio, è arrivata. L'estate, dico. La gioia. La salsedine. Ma soprattutto, la voglia matta di progettare vacanze. Guardare foto, immaginare circostanze, cercare una risposta alla domanda “che farai?”. E io lo so, che in questo non sono l'unica. Per questo vi giro una specie di tabella trovata per caso. Perfetta per gli squattrinati come me, lllustra i trucchi per risparmiare al massimo al momento di prenotare un volo. Tipo quello con cui cerco di non svenarmi nell' andare alla feria di Málaga, giusto per capirci. 





Dice, la tabella, che confrontando le opinioni di un noto economista con quelle delle principali compagnie aeree, il miglior momento per comprare un biglietto risulta essere a cavallo  tra le 8 e le 6 settimane prima del decollo. Il consiglio é, quindi, di iniziare a consultare i prezzi con molto anticipo, ma di non avere fretta di comprare subito. I posti economici iniziano ad apparire non prima che manchino quattro- cinque mesi al volo.

Tra le altre curiositá, il fatto che i prezzi dei viaggi aerei arrivino a cambiare in media tre volte al giorno, e che il giorno piú caro per volare é la Domenica. Nella settimana del volo i prezzi si impennano, e si arriva a pagare fino al 40% in piú il giorno della partenza.

Interessante anche sapere che la maggior parte dei biglietti scontati viene messa online nei primi giorni della settimana (Lunedí o Martedí, aggiungo in base alla mia esperienza personale, e tendenzialmente in orario lavorativo , per quella punta di bastardaggine tipica degli interessi del marketing).

Si segnala, inoltre, che i periodi di alta stagione fanno eccezione a tutte le regole: in quei casi, il posto in aereo va assicurato il prima possibile. Insomma, Carpe Diem. Alla facciazza mia, della Feria, e di quest'insana predisposizione al “sí, sí, va beh, guardo domani”. Complimentoni, Ilaria. 


mercoledì 8 agosto 2012

Liste pre-viaggio in pessima grafia.


La vigilia di un viaggio comporta tutt'una serie di piccoli rituali. E non importa quanto sia lontana o vicina la meta: saranno tutti comunque appuntati sulla pagina bianca della mia orrida agenda aperta sulla scrivania. Ah, le mie famose liste! Le caratterizza, per lo più, una grafia da far invidia a un medico. Una che spesso non decifro manco io. “Chi non capisce la propria scrittura é un asino di natura”, sentivo dire tra i banchi delle elementari. Il che mi provoca anche un certo fastidio. Non che la destinataria dell'affermazione fossi mai stata io, intendiamoci. D'altronde, all'epoca mica mi svegliavo nel cuore della notte per scrivere “Stampa orari corriere” seguito da cinque punti esclamativi. Come se poi non li avessi giá imparati a memoria, quegli orari. Né tantomeno posticipavo di mezzo secondo il caffè del mattino per aggiungerci sotto “salvaslip”. Seguito da un punto di domanda perchè non ricordo mai quando accidenti dovrebbe venirmi il ciclo. Vabbé. Le mie famose liste, non si sa perchè, sono anche spesso seguite dal disegno stilizzato di una casa, una nuvola, un albero e un fiore. In quest'ordine. A volte faccio pure dei riquadri geometrici, ma solo se mi sembra di aver scordato qualcosa.

Comunque, dicevo dei rituali. Quelli di oggi, nello specifico, consistevano in:

1. Ripassare lo smalto di Kiko sulle unghie dei piedi. Il colore è rosso fuoco, ovviamente, ché si prevede un mojito party a bordo piscina. Quindi, semmai ci scappasse un bagno, è giusto che lo smalto sia coordinato al bikini. Voglio dire: se leggo un libro intitolato “cosa indossare con un cuore spezzato”, ci sarà un perchè. Non per il cuore spezzato, intendo. Più per l'indossare. E per la copertina fashion che ritrae una ragazza ben vestita piena di sacchetti colorati. Beh, insomma, ci siamo capiti.



2. Rovistare per due ore nell'armadio fino a tirar fuori un estratto di guardaroba coordinato allo smalto di Kiko, al bikini, e ai sandali col fiore rosso che ci stanno proprio da Dio. Mi concedo una punta di nero solo per il top traforato che lascia la schiena scoperta e che - giuro!- non ricordavo assolutamente di avere.

3. Constatare l'assoluta ed impellente esigenza di un paio di short. Magari non di jeans, ché sudo solo all'idea.

4. Mettere sú una vecchia compilation di musica latina di fine anni novanta, per rendere più amene le sfilate improvvisate con cui do il benestare ai miei abbinamenti modaioli. 'Na roba trash persino per me, che mi porta dopo cinque minuti scarsi a ballare per casa sulle note di Geri Halliwell. Con la gatta boccheggiante per il caldo a guardarmi come se fossi ormai del tutto impazzita. D'altra parte, capitemi: “mi chico latino” è sempre stato un inno, per me. Una vera e propria filosofia di vita.





5. Depilarmi – di nuovo!!- anche se i pochi peli in fase di ricrescita sarebbero visibili soltanto al microscopio. E' che ho sempre avuto questa bizzarra convinzione che la gente, in treno, passi tutto il tempo utile ad analizzare la depilazione dei miei polpacci. E tendo anche a pensare che, ovunque io vada, non ci sarà mai nessun supermercato aperto in cui trovare rasoi per i ritocchi dell'ultimo minuto. Manco fossimo nel terzo mondo. E poi non si sa mai: metti che incontri l'uomo della mia vita? Metti che si innamori perdutamente di me e io non abbia le gambe perfettamente lisce? Cioè, son problemi.

6. Confermare, dopo aver cambiato cd, che “I love you” di Cremonini è a tutti gli effetti la canzone della mia estate.



Comunque: il punto è che ora è tutto pronto. Domani me ne vado sul lago di Garda. E, visto che mi hanno giá proposto di cenare canederli col gulash (ad agosto!), non carantisco di tornare viva. O magra.


See you. 

sabato 7 luglio 2012

Il mio grosso, grasso dilemma greco.


Patrasso o Salonicco? Ebbene sì, gente: il dilemma Ryan Air del Mese, con la Spagna, non ha niente a che fare. Il che, tra parentesi, torna a rendermi piuttosto plausibile la profezia Maya. Certo, non che dipenda da me. La mia compagna di avventure vacanziere, questa volta, mi ha proibito la Penisola Iberica con la stessa fermezza con cui si nasconde la bottiglia di Vodka ad un alcolizzato. “Il mondo è grande”, dice. “E' ora di vedere posti nuovi!”. E, in realtà, non posso neanche darle torto. Specie se mi coglie in pieno delirio da scoperta. Guatemala, Messico e New York, in questo rigoroso ordine, sono il mio podio attuale di destinazioni oltreoceano. Ma – si sa- le finanze non son mica d'accordo. A dirla proprio tutta, nemmeno la tempistica è di quelle favorevoli al jet lag. E allora si ripiega sui Paradisi vicini. Tipo la Grecia. Tipo i pochi posti a low budget rimasti sui voli per l'inizio di Settembre. Leggesi Macedonia, o i limiti d'ancoraggio del Peloponneso. Chè, in realtà, la prospettiva in sè m'alletta da morire. Peccato che, ad ogni ricerca online, io debba legarmi alla sedia per resistere a un richiamo ancestrale. Lo giuro: i banner che promuovono Minorca stanno a me come sirene ad Ulisse. Ulisse che, oltrettutto, era greco pure lui.




Comunque: Patrasso o Salonicco. Si riducono a queste, le migliori opzioni al mio rientro da Parigi. La seconda, in rete, colleziona commenti entusiasti , foto da sogno e video che davvero invitano a partire. Della prima, viceversa, non si trova che qualche sporadico reportage in lingua autoctona o al massimo un servizio del telegiornale su rivolte e sbarchi clandestini. Non proprio invitante. Senza contare che Patras, in spagnolo, significa “indietro”. Il che, già di per sé, mi costituirebbe una decisione. O una melodia di Tiziano Ferro, fate voi. Tuttavia, è anche vero che da Patrasso partono i traghetti. Idilli naturali come Cefalonia, Zante (Zacinto mia, che te specchi nell'onde del greco mar da cui vergine nacque Venere..) o – visto? Ulisse c'entrava – Itaca sono letteralmente a un tiro di schioppo. 


Zante
Cefalonia

Itaca

E però dall'Olimpo gli Dei è Salonicco che sorvegliano con amore. Sì, insomma, sono un tantinello confusa.

Scrivendo, però, m'è venuta voglia di Moussaka e Pita Gyros. Nettare e Ambrosia. Mitologia ed Egeo. E quindi andrò in Grecia, qualunque sia la strada che imboccherò a quel bivio. Patrasso o Salonicco? questo è il problema!  

martedì 26 giugno 2012

Bollettino aggiornato della mia estate.


Sono ricaduta nelle vecchie abitudini. Cioè, nello specifico, in quella di appuntare le idee per i prossimi post sul bloc notes del secolo ventuno. Leggi,“cellulare”. Sì, insomma: è probabile che della mia vita non ve ne freghi poi molto. Ma se mai vi steste chiedendo che fine avessi fatto, ci tenevo a precisare che potreste pentirvene a breve: di arretrati ne ho davvero un bel po'.

Nel frattempo, però, approfitto degli ultimi pomeriggi sgombri da atroci ed indicibili sofferenze mensili (leggi: ciclo mestruale) . E consolido in tal modo il primo abbozzo di tintarella estiva. Cielo sgombro da nubi. Mare senz'increspature che il sole pare divertirsi a cospargere di glitter. Il sale che ti tira la pelle dopo un tuffo...è tutto, proprio tutto, come piace a me. Peccato solo per lo spavento che dà sentire una persona che sbuffa a meno di un metro dalle tue spalle, mentre ti crogioli beata sulla scaletta della barca. Vabbé, non era una persona, alla fine. Era una tartaruga gigante. Ma non è comunque una gran bella sensazione.



Le mattine le trascorro, invece, a scrivere mail in inglese per collaborare alla pre-produzione di un tour musicale in America. Il lato positivo è che ho scoperto che la mia anglofonia non è ancora andata del tutto perduta. Quello negativo (oltre alla sveglia all'alba) che se sbaglio qualche termine parlando di contratti ed accordi economici, potrei anche rischiare d'essere impiccata. Stavo proprio pensando di fare testamento domani. Così, giusto in caso.

Intanto, nel lasso temporale sospeso tra le due incombenze, faccio sogni inquietanti ove non appare nessuno che io conosca. Una specie di film d'azione mentali di cui, però, non faccio mai in tempo a vedere il finale. Ah, e ho anche messo fine in sei minuti su un palco ad un altr'anno di corsi di flamenco. Con molti applausi e un bel costume, oltrettutto. Che qualcuno lo doveva pur dire.



Insomma: è sempre il rapporto tempo/idee, a fregarmi. E pensare che sento anche quest'assurda urgenza di riordinare le borsette per capienza e colore. Prenotare voli per Parigi- Grecia- Madrid, in rigoroso ordine d'apparizione, prima che i prezzi si facciano proibitivi. Guardare una scorta di divudì che basterebbe a sfamare gli occhi di un eremita recluso per circa un mese filato. E magari pure cercar di capire se i trucchi giallorossi trovati nelle patatine comprate in Spagna sia il caso di usarli già domani. Che poi metti che la Roja batta Marìa la portugues...dico, il Portogallo, e gli Azzurri battano i Crucch...dico, la Germania, stamparli sulla guancia alla finale potrebbe non essere proprio un buon modo di tutelarsi la vita. Ché vabbé far testamento, ma non esageriamo.