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domenica 24 aprile 2016

We all looked up: consigli in ritardo per la festa del libro


Le traduzioni, a volte, possono sviare. 
"Fino alla fine del mondo" sembra un po' il titolo di un romanzo di Moccia. Di quelli sdolcinati, con la classica storiella d'amore adolescenziale. Lui ama lei. Lei ama lui. Complicazioni di mondi diversi e promesse incompiute d'eternità. Letture stucchevoli. Prevedibili. Ritrite. Ed è anche un po' per questo se, sugli scaffali della Giunti, quel volume rischiava di passarmi inosservato. Ad aggravare il tutto, il fatto che sul web appaia ovunque etichettato sotto la categoria Young Adults. Cioè, andiamo. Per favore. Dai. 

Perdermelo sarebbe stato un peccato, invece. Di quelli capitali.
Quindi, d'accordo, la giornata del libro era ieri. Sant Jordi. I 400 anni dalla morte di Shakespeare e Cervantes. Il momento perfetto, decisamente, per chi volesse regalare consigli assieme a una manciata di rose. 

Eppure ho ormai fatto dei ritardi una dichiarazione d'intenti; ed è perciò con certo orgoglio che sfido le consuetudini facendolo ora.


Foto via: devilishlystylish2011.blogspot.it


We All Looked Up - chiamiamolo così, col titolo originale - è già candidato alla Top 5 delle mie migliori letture del 2016. I motivi per cui dovreste leggerlo trascendono le ragioni più classiche. Perchè certo, Tommy Wallach ha messo in piedi una gran bella storia. L'ha fatto con una scrittura visiva, magistrale, in cui frasi dal retrogusto quasi poetico si mischiano al colloquiale senza che tu neanche lo percepisca al primo acchito. L'ha fatto incollandoti alle pagine, affidando ai capitoli brevi di un countdown i destini e le visioni di personaggi tutti ben caratterizzati. Wallach, che non a caso può vantare ora il ruolo meritato di "autore di best seller" si è dimostrato impeccabile sia nella struttura narrativa che nella redazione di un finale che, con una trama così, avrebbe rischiato fin troppo facilmente di rovinare tutto.

Ma non è solo per questo, che ve lo segnalo. No. Lo faccio perchè adoro i progetti cross-mediali. Quelli curati nei minimi dettagli. Quelli che ti fanno capire che c'è stato un ragionamento, studiato con dedizione per riuscire a darti qualcosa in più rispetto agli altri.

Così Wallach, che è anche musicista, ha realizzato di suo pugno la colonna sonora del libro. Un disco di dieci tracce, come sono dieci le tappe del countdown che scandisce gli eventi della storia. Un disco la cui copertina richiama quella del romanzo, preannunciando di rispecchiarne fedelmente in musica il mood, i fatti e le sensazioni.

Immaginate, quindi, il mio entusiasmo quando ho scoperto che quell'album - disponibile su Spotify - sapeva emozionarmi almeno quanto il libro. Un libro che, a proposito, con Moccia & Co non c'entra proprio nulla. Anzi, a reggerne le fila c'è il contrario esatto del concetto di eterno. Ci sono Eliza, Andy, Peter, Anita. E poi Bobo. E poi Misery. Personaggi intrecciati da un comune destino e da una stessa volontà. Sì; perchè l'asteroide Ardor ha il 66,6% di possibilità di schiantarsi sulla terra. E di fronte alla possibilità che tutto finisca quei ragazzi decidono, ognuno nel suo piccolo, di dare un senso alle loro giovani vite.

Ma "dare un senso" non significa, per forza, fare gesti eclatanti. Può voler dire aiutare gli altri, può voler dire raccontare qualcosa al mondo, può voler dire inseguire un sogno o magari - perchè no- anche solo l'amore. E se, detto così, vi sembrasse una roba da libro di autoaiuto, rischiate di venire delusi a suon di colpi di scena degni del migliore dei film.

Vi lascio con le note di A Natural Disaster, la traccia che apre l'album e che forse meglio di tutte può introdurvi nello scenario diversamente pre-apocalittico in cui, spero, possiate un giorno ringraziarmi - etichette e traduzioni a parte - di avervi fatto scoprire.

martedì 8 dicembre 2015

I migliori 5 libri del mio 2015


Voi mi confermate che il mese di Dicembre autorizza i blogger ad intasare Internet con le TOP 5 e le TOP 10 dell'anno, vero? No, perchè morivo dalla voglia di scriverne una. 

In concreto, mi premeva consigliarvi i libri che, più di tutti, hanno segnato per me questi mesi. Non quelli editi nel 2015, beninteso; Piuttosto, quelli che nel 2015 ho letto, riletto, scoperto ed apprezzato di più. Quelli che hanno avuto un'influenza concreta nel mio quotidiano, anche. Che mi hanno a vario titolo lasciato dentro qualcosa.

Nel segnalarveli, oltre al motivo per cui li ho inclusi nella lista, vi riporto anche i rispettivi incipit. In fondo, assieme alla copertina, le primissime righe sono sempre state un fattore determinante per i miei acquisti letterari. Ho pensato che, forse, potessero esserlo anche per voi.




1. Inventare Twitter - Nick Bilton 

4 Ottobre 2010, 
Sede di Twitter
"Esci" disse Evan Williams alla donna ferma sulla soglia del suo ufficio. "Sto per vomitare."
Lei indietreggiò, chiudendosi la porta alle spalle, e, mentre il rumore dello scatto metallico riecheggiava nella stanza, lui prese il cestino della spazzatura nell'angolo, con le mani sudate e tremanti.
Ecco. Il suo ultimo gesto da amministratore delegato di Twitter sarebbe stato vomitare in un cestino della spazzatura. 


Mi era stato recapitato con un pacco di Amazon, assieme all'edizione deluxe del disco degli Imagine Dragons. L'avevo instagrammato, con il consueto entusiasmo che riservo agli arrivi più attesi. Riguardando quella foto, adesso, mi sembra di cogliere la perfetta sintesi di un anno ad alto tasso ammeregano. Sì, perchè quello di Bilton non è soltanto uno dei cinque libri top del mio 2015. É diventato uno di quei testi imprescindibili con cui tartassare di "leggilo" amici, parenti e perfetti sconosciuti. Il must have della libreria. Chiamatelo, se preferite, uno dei miei nuovi cult. 


Una foto pubblicata da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:


Potreste dire che, in fondo, sia normale. Ero su Twitter prima che su Facebook. Ci ho scritto sù un libro. Grazie a quel libro, ho trovato un lavoro. Ecco perchè, quando ho scoperto che esisteva una storia romanzata delle origini del social network, mi è stato subito chiaro che non avrei potuto lasciarla lì. Soprattutto non con quella copertina così bella. Nera, con l'uovo che si schiude. Soprattutto non se aveva i capitoli intitolati di chiocciole ed hashtag. 

Starete pensando che è una roba da nerd. Che sarà certamente noioso, figuriamoci. Che di Twitter non c'avete mai capito niente, grazie ma l'argomento non fa proprio per voi. Invece è proprio qui che vi sbagliate, amici. Perchè Nick Bilton non si sofferma su dettagli tecnici, sviluppi economici o codici di programmazione. Al contrario, si limita a raccontarci una storia. Una di quelle avvincenti e ben scritte, che ti tengono incollato alle pagine. Dimenticate, per un attimo, che è vera. Dimenticate l'onnipresenza di quel logo azzurro sugli schermi dei vostri cellulari, o ai margini di un programma tv. Quello che vi resterà è una trama esplosiva fatta di amicizia, rivalità, potere, denaro, ambizione e tradimento. Con il vantaggio che, dopo aver chiuso l'ultima pagina, potrete ritrovarne i protagonisti online. 

Io, per esempio, ho iniziato a seguire con una certa assiduità Jack Dorsey. Lo trovavo il più interessante a livello narrativo. Il più adatto a diventare il protagonista di un ipotetico film (ché con Steve Jobs anche basta, dai!). Siccome i miei interessi sono sempre molto pacati e superficiali, ovviamente ho anche guardato sue svariate conferenze, interviste ed interventi vari su Youtube. Ne ho ricavato esercizi di english comprehension, qualche dose di ispirazione ed anche, in certi casi, la capacità di prevedere - o, per lo meno, di ritenere perfettamente logiche  - alcune mosse di Twitter da quando è stato ri-nominato CEO. Però, vabbè, questo sì che inizia a diventare troppo nerd. 

2. La ragazza del treno - Paula Hawkins

É sepolta sotto una betulla bianca, vicino ai vecchi binari della ferrovia. La tomba è segnalata solo da un mucchietto di pietre, nient'altro. Non volevo attirare l'attenzione sul luogo in cui riposa, ma nemmeno potevo abbandonarla all'oblio. Dormirà in pace, lì: a turbare la sua quiete, solo il canto degli uccelli e lo sferragliare dei treni. 

Sono sempre piuttosto scettica nei confronti dei cosiddetti "fenomeni letterari". Non per una sorta di snobismo nei confronti di ciò che è popolare, quanto per paura che derivino nel paranormale. Ancora peggio: in un elenco strappalacrime di sfighe. Per fortuna, La Ragazza del Treno di tutto questo non ha niente. É solo un giallo. Un bel giallo classico senza complicazioni, magistralmente strutturato per tenerti incollato alle pagine. Una droga che parola dopo parola, capitolo dopo capitolo, ti getta nella dipendenza più estrema. 

L'aspetto psicologico ed introspettivo gioca un ruolo fondamentale. L'autrice riesce a calarti nei pensieri dei personaggi, anche quando la loro vita è anni luce lontana dalla tua. Guardi il mondo con i loro occhi. Dubiti di tutto e tutti. Cambi continuamente idea, fino all'adrenalinico sviluppo finale.

Questo "fenomeno letterario" il successo se l'è meritato eccome. Ve lo consiglio per una lettura di puro svago. Un trip che vi trascinerà lontano, in mezzo a treni, coppie non così perfette come sembrano, alcol e percezioni distorte. A costo di ripetermi: una volta iniziato non vi ci stacchereste più. 


3. Dimmi che credi al destino - Luca Bianchini


Il cielo di Londra sembra fatto per raccontare l'amore. Cambia continuamente, e anche quando ti illude con una giornata piena di azzurro, ecco che qualche nuvola compare all'orizzonte, si mette a correre veloce, e di colpo la luce è buio e la pioggia si mischia alle tue lacrime. 

Diciamolo subito: non è il miglior romanzo di Bianchini. Eppure, Luca ha questo dono di trascinarti in storie quotidiane piccole, fatte di gioie e di dolori quotidiani, dove i luoghi sono personaggi essi stessi e quelli in carne ed ossa sono più vivi che mai. Ti ci affezioni, sempre. Perchè li descrive di manie e difetti; perchè mette loro in bocca pensieri che, almeno una volta, hai avuto anche tu.

I suoi non sono eroi. Mai. Sono i tizi della porta accanto con cui potresti avere a che fare ogni giorno. Sono la tua amica, il tuo vicino di casa, il tuo parrucchiere, magari. Ed è per questo che sono così umani. Talmente veri che spiace sempre, girare l'ultima pagina e dovergli dire addio.




La scrittura di Bianchini la amo perchè è fintamente semplice. Sembra lieve, scorrevole, spensierata come la sua espressione nelle foto. Ma poi, se appena ti ci soffermi un attimo, scopri che ogni frase è una piccola perla, potenzialmente degna di essere appuntata sul block notes delle citazioni. 

Dimmi che Credi al Destino, a differenza di altri suoi lavori, non ha avuto una ripercussione diretta nella mia quotidianità. Questa volta nessun personaggio mi ha attaccato addosso un'esclamazione, non sono caduta in altri vizi tipo quello di leggere sempre la prima e l'ultima riga di un libro, tantomeno ho imparato a canticchiarmi canzoni per addormentarmi di botto. Eppure, quella scrittura continua ad esercitare su di me un fascino quasi ipnotico. Quei personaggi continuano ad essere sempre gran belle conoscenze da fare.

Leggetelo tutto. Anche i ringraziamenti: vi apriranno una chiave di interpretazione tutta nuova.  


4. L'assassino non sa scrivere - Stefano Piedimonte 


Fancuno è un paesino di tremila soggetti - definirli "anime" sarebbe un'esagerazione - che sorge fra i comuni di Castelcapro, Sicignavia e Valle del Seme. Ci sono tanti modi per andare a Fancuno. Se ci si arriva da Sud, la strada è migliore, e poi è alberata. C'è da passare sui colli di Valle del Seme, che a parte il nome è proprio un bel posto, e prendere per Santo Stefano Martire.


"L'assassino non sa scrivere, ma tu in compenso lo fai da Dio. Appena finito e...niente, solo complimenti.", scrivevo a Stefano Piedimonte (su Twitter!) lo scorso Febbraio. La sua è una storia in bilico perenne tra l'assurdo e il surreale, narrata in quei particolarissimi toni comico-cinici che ho imparato (forse a torto) a definire caratteristica degli autori napoletani. L'ho associato in qualche modo a Diego Da Silva, lo stile di scrittura veloce e tagliente che ti strappa sorrisi due secondi dopo averti raccontato di una strage. E, già da solo, quello stile di scrittura vale tutto il libro. 

In più, c'è un campionario di personaggi uno più bizzarro dell'altro. Hanno i tratti tipici degli abitanti che trovi in un qualsiasi paese di provincia italiano, ingigantiti e deformati pur riuscendo, in qualche modo, a rimanere credibili. E' proprio questa, forse, la maggior forza di questo giallo anticonvenzionale: che anche laddove accarezza il confine tra reale e leggenda; anche quando oltrepassa i limiti dell'impossibile, riesce sempre e comunque - in qualche strano modo - ad apparirti verosimile. E poi, diciamolo: ti fa anche sorridere un po'. 


5. Il Mio Cuore Messo a Nudo - Charles Baudelaire


Quand'anche Dio non esistesse, la religione sarebbe ancora Santa e Divina. 

Lo so, lo so: lo infilo ovunque, peggio del prezzemolo. Se seguite questo blog da un po', sarete ormai stanchi di sentirlo nominare ogni volta che si accenna- anche vagamente- alla letteratura. Il problema è che non potevo prescindere da Baudelaire, nel riassumere quest'anno in libri. Chè è vero, ne ho letti molti altri. Certi anche carini. Sicuramente più recenti e meno citati in questa sede. Ma, se "Inventare Twitter" è uno dei miei cult più nuovi, "Il mio cuore messo a nudo (e altri progetti)" è uno di quelli di più vecchia data. Lo rileggo spesso, anche in virtù del suo essere un agglomerato sconnesso di pensieri ed appunti da sbocconcellare non interamente e senza un ordine preciso. 

L'ho riletto anche quest'anno, prima del viaggio che mi ha portato a Parigi e in Belgio subito dopo la strage di Charlie Hebdo. Era un periodo strano. Il terrore che, sottile, aleggiava nell'aria, si mischiava alla mia felicità per i concerti che andavo a vedere; ad uno sconosciuto carino che ci provava il giorno del mio ritorno; al sapore di poesia che - soprattutto - ritrovavo per le strade pensando alle parole, da pochissimo rilette, di Charles Baudelaire. Quelle parole che, come sempre, per me sono il miglior consiglio e miglior sprone all'esercizio della scrittura. 

Forse un giorno la farò davvero, questa cosa un po' da schizzati di andare a mettere una rosa sulla sua tomba. Magari solo un biglietto con sù scritto Merci. 





venerdì 24 aprile 2015

I libri più fotografati dagli spagnoli a Sant Jordi

Io l'adoro, la tradizione di Sant Jordi. E lo so che l'introduzione al post rischia di essere la stessa ormai da anni; però ci sono cose che una deve prevedere. Ad esempio, che qualcuno capiti sul blog per la prima volta. Qualcuno che non sappia nulla dell'usanza catalana di scambiarsi rose e libri nella giornata del 23 Aprile. Che ne ignori, magari, le origini miste, a metà tra la coincidenza nella data della morte di due autori e la leggenda di San Giorgio e il drago. Quel drago, sconfitto, avrebbe generato fiori rossi dal suo stesso sangue, salvando la vita ad una principessa. Ieri, in effetti, sarebbe stata la giornata perfetta per ascoltare gli Imagine Dragons. Solo che poi mi avreste rinfacciato (non a torto) l'ennesima tra le mie fissazioni.

Ma amo Sant Jordi, dicevo. E, se c'è un'altra cosa che l'ignaro visitatore saltuario probabilmente ignora, è che non sono mai stata del tutto normale. Così, ho deciso quest'anno di ampliare una ricerca che, se non erro, già avevo proposto. Munita di pazienza, excel, musica a palla e piattaforme ad hoc, ho visualizzato la bellezza di 100 foto postate su Instagram con gli hashtag #SantJordi, #SantJordi2015, #DíaDelLibro e (valga la ridondanza) #FelizDíaDelLibro. Perché? Perché oltre al fatto che non sono normale, volete dire? Niente, ero curiosa di scoprire quali fossero i volumi piú fotografati dagli spagnoli online nel giorno che, tra tutti, piú celebra la lettura.

Ecco cosa ho scoperto. 


I LIBRI 


- Albert Espinosa- El Mundo Azul. Ama Tu Caos

E' Espinosa, che peraltro gioca in casa, ad aggiudicarsi lo scettro di più instagrammato e – probabilmente – più venduto in occasione della giornata del libro. In Italia abbiamo iniziato a conoscerlo in qualità di autore della fortunata serie “Braccialetti Rossi”, per poi ritrovarcelo in classifica con best seller del calibro di "Se mi chiami mollo tutto...però chiamami" o "Bussole in cerca di sorrisi perduti". A Sant Jordi gli spagnoli hanno scelto, per la maggior parte, di regalarsi il suo ultimo lavoro “El Mundo Azul. Ama tu caos”: una storia che in qualche modo chiude la trilogia aperta proprio da Braccialetti rossi e continuata con "Braccialetti Rossi, Il Mondo Giallo". Il romanzo, ambientato in un mondo onirico e fantastico, narra le peripezie di cinque personaggi in lotta per ribellarsi ad una società che cerca di "ordinare il loro caos".


C'è stato, poi, anche chi ha approfittato di Sant Jordi per aggiudicarsi il precedente “Bussole in cerca di sorrisi perduti”, magari scontato o in edizione economica.


- Antoine De Saint Exupery – Il Piccolo Principe

Si sa: fotografare o citare Il Piccolo Principe fa sempre “cool”. Anche quest'anno gli instagrammers iberici non hanno voluto saperne, di togliergli il titolo di volume più esibito al mondo. Eccolo, quindi, sui social network in tutte le versioni ed edizioni possibili.

- Miguel De Cervantes – Don Chisciotte della Mancia

Un altro classico (in tutti i sensi!) delle foto di Sant Jordi. Non che ci sia da stupirsene, del resto: proprio la data della morte di Cervantes, curiosamente identica a quella di Shakespeare, ha fatto sì che si scegliesse il 23 Aprile per festeggiare i libri. Immortalare la propria copia del Chisciotte, quindi, non è tanto una pose o una banalità quando, nella maggior parte dei casi, il modo dichiarato di onorare le origini tutte spagnole della ricorrenza.

- David Martínez Álvarez Rayden – Herido Diario

Sicuramente uno dei maggiori successi letterari dell'ultimo periodo, in territorio iberico, il primo libro del rapper Rayden è apprezzatissimo soprattutto dal pubblico più giovane. Verrebbe da dire che dipenda dalla visibilità mediatica del personaggio, ma – per quanto non ne apprezzi il genere musicale – devo ammettere che Rayden, le parole, le sa usare molto bene. Ben venga, quindi, se un palco e un bel faccino portano le ragazzine a frequentare le librerie.

Herido Diario é una raccolta di poesie presentata come "una vita intera espressa e spalmata nell'arco di un anno con le sue quattro stagioni: la caduta dell'autunno e la sua botta, l'ipotermia dell'inverno e il suo cappotto, il disgelo, l'entusiasmo e l'allergia della primavera e l'estate e il suo distacco".

- Gli altri 

Le proposte più curiose postate a Sant Jordi, tuttavia, stanno secondo me nella quinta posizione ex aequo. Molto regalati e condivisi sono risultati essere, infatti, due volumi un po' insoliti: No sin mi barba di Carlos Suñé e Alfonso Casas e 813. Truffault di Paula Bonet. Nel primo caso si tratta dell'emanazione cartacea dell'omonimo portale di lifestyle maschile, in cui scritti e illustrazioni concorrono a formare quella che viene definita "la prima guida dell'attuale movimento barbuto". Nel secondo, la Bonet rende alla filmografia e alla visione di Francois Truffault un omaggio egregiamente illustrato. 

Molto letti risultano anche Teorema Catherine di John Green e l'immancabile Murakami con “Uomini senza donne”. Incredibile a dirsi, entrambi sono riusciti nel difficile tentativo di superare la sovraesposizione di Coelho, che appare comunque in foto con le copertine di Adulterio e Manuale del Guerriero della Luce.

LE IMMAGINI

Regalo, auto-regalo, lettura in corso o semplice consiglio letterario che fosse, la maggior parte degli utenti (42%) ha scelto di condividere il proprio libro per Sant Jordi limitandosi ad immortalarne la copertina. Il 20% ha, invece, celebrato la tradizione abbinandolo ad una rosa, mentre il 13% si é sbizzarrito con composizioni piú originali e creative. C'é stato, poi, anche chi ha voluto immortalarsi immerso nella lettura (7%) e chi ha approfittato di sconti e promozioni per fare una vera e propria scorta di romanzi: c'hanno anche ragione, vi diró. In fondo, perché limitarsi ad uno solo?!

Segno dei tempi il 5% che ha colto l'occasione per sperimentare la nuova app per i collage di Instagram, e soprattutto quei pochissimi – ma comunque in crescita - che hanno immortalato i libri sui rispettivi kindle.

Per quanto mi riguarda, le mie foto preferite tra tutte quelle che ho avuto modo di osservare sono, peró, sicuramente queste 4:

1. Poesie "stese" in giro per la città di Girona
Una foto pubblicata da Ma Angels (@espiadimonis_cat) in data:

2. I draghetti più dolci del mondo


3. Un collage particolarmente ingegnoso: momenti e ambientazioni diverse, stesso libro.
Una foto pubUna foto pubblicata da Osmar Demanuel Bermúdez (@oz287) in data:
4. San Giorgio, il drago, i libri: Sant Jordi allo stato puro. 

E voi, cosa avete (o avreste volentieri) comprato per la festa del libro?

martedì 12 agosto 2014

Il tipico post sui libri da leggere sotto l'ombrellone

Ci sono svariate costanti, nel mese di Agosto. Ad esempio, il traffico dell'esodo. I bollini rossi. Gli incendi. La gente bloccata agli imbarchi di voli, traghetti, sottomarini e teletrasporti vari. I servizi di Studio Aperto sulla necessitá di bere molto se fa caldo (se non ce lo dicessero loro non so proprio come faremmo). E, ancora, i premi di ogni genere e specie in diretta tv, accompagnati da non meglio precisate sfilate di soavi dozzelle in bikini e tacco dodici su scalinate alla San Remo che secondo me montano apposta per l'occasione. Per non parlare dei servizi del TG1 coi connazionali che sbuffano su qualche ritardo incastonati in un mare di valige che, a giudicare dalle dimensioni, contengono su per giú tutto l'armadio di casa e almeno due unicorni nani.




Ma, soprattutto, ci sono loro: gli inevitabili post sui “libri da leggere sotto l'ombrellone” (con la possibile variante del “libri da mettere in valigia”) che, implacabili, in questo periodo prendono ad invadere il Web. Che poi, siccome sei sempre alla ricerca di ispirazioni letterarie, finisce che li leggi pure. Ed é lí che ti prende quella strana specie di sconforto misto incredulitá tipico di chi si sente alieno al resto della razza umana. Perché, dai: voi che tipo di storie leggereste, sotto l'ombrellone? Io, col riflesso del sole negli occhi, quattordici bambini che giocano a rincorrersi attorno al mio asciugamani, e la necessitá di un bagno all'incirca ogni 4 minuti, in genere prediligo qualcosa di leggero. Non troppo impegnativo. Divertente. Sí, insomma: qualcosa che mi faccia evadere completamente dai problemi della vita quotidiana. Invece. Se ci fate caso, un buon 50% delle liste dei suddetti “libri da leggere sotto l'ombrellone” comprende: romanzi tristissimi con protagonisti devastati da malattie terminali, giovani donne represse da religioni e dittature, ragazze vittime di stupro che cercano il coraggio per tornare alla vita di ogni giorno, gente in crisi perché licenziata a sessant'anni con un'intera famiglia da sfamare, madri che si suicidano, innamorati depressi che non riescono a coronare il loro sogno d'amore, trattati di fisica quantistica, riscritture di Guerra e Pace in cirillico. Che poi capisci perché gli italiani, in vacanza, sono sempre e comunque i piú incazzati.

Quindi. Visto e considerato lo stato delle cose, la lista me la sono creata da me. Ho assemblato gli elementi piú in linea con le mie esigenze da almeno 5 siti diversi, li ho shakerati con la wishing list di Anobii, e questo é quello che ne é uscito. Non un consiglio, perché – complici librerie sfornite e biblioteche in surplus di prestiti – non ho ancora avuto modo di iniziare nessuno dei volumi citati. Semplicemente, una dichiarazione d'intenti. La condivido con voi per adeguarmi allo status symbol della blogger seria. E anche perché, non si sa mai: magari puó esservi d'ispirazione!

1. Joshua Harris - Svegliamoci pure, ma ad un'ora decente

Più riguardo a Svegliamoci pure, ma a un'ora decenteLo consiglia anche Wired, il che già dice tutto. Paul, trentenne smarrito ma affermato libero professionista, si trova ad affrontare un furto di identità sul web che rischia di danneggiare lo studio dentistico per cui lavora. Il suo tentativo di scovare l'impostore diventa pretesto per raccontare in modo ironico l'era dei tag, dei like, dei post e dei tweet. Mi ispira perché…social! 

Più riguardo a Didone, per esempioMariangela Galatea Vaglio riporta in vita con humor e leggerezza miti ed eroi dell'antichità, dimostrando che "sono meglio di Beautiful". Ecco allora che Elena di Troia, altera e distaccata, potrebbe fare uso di droghe pesanti; Messalina diventa la Paris Hilton dell'Impero Romano e la Didone del titolo, bella e intelligente, si innamora di un Enea che "più che un uomo é una iattura". Ovviamente, c'è di mezzo anche Ulisse. Mi ispira perché…beh, avete letto #Odissea? 



Più riguardo a Il posto più strano dove mi sono innamorataDefinita "la storia ironica e disillusa di una globe trotter dell'esistenza", racconta le peripezie di Irma: preda di una famiglia improbabile e scombinata, lavori impossibili, spasimanti troppo timidi per rivelare la loro identità, segue il consiglio del padre e lascia la Palermo in cui è nata per Torino, Praga e Roma, alla ricerca di un posto nel mondo che qualcuno sembra sempre occupare prima di lei. Mi ispira perchè…in un certo qual modo, sono una globe trotter anch'io! 



Più riguardo a I baci non sono mai troppiDi straordinario successo in Spagna, il romanzo di Raquel Martos si presenta come un inno all'amicizia vera, raccontando del re-incontro tra due amiche di infanzia all'aeroporto di Madrid. Mi ispira perché…italo-spagnolo!



Più riguardo a La banda degli insoliti ottantenni Annoiati dalla vita disagiata in una casa di riposo costretta a tagliare le spese, alcuni vecchietti decidono che starebbero meglio in prigione. Così, decidono di mettere a segno il furto del secolo, tra tutta una serie di esilaranti avventure. Mi ispira perché…si preannunciano risate! 



Più riguardo a L'incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio IkeaUn indiano, fachiro di professione, decide che è giunto il momento di comprare un nuovo letto di chiodi, e si imbatte in una promozione incredibilmente vantaggiosa firmata IKEA. Una volta arrivato nella sede parigina del megastore svedese decide di trascorrere la notte a curiosare, finché l'arrivo di una squadra di commessi lo costringe a nascondersi dentro un armadio. Peccato che al mattino proprio quell'armadio debba essere imballato e spedito in Inghilterra. E' l'inizio di un'avventura fatta di incontri a dir poco surreali. Mi ispira perché…è strano già dal titolo, immaginate come dev'essere dentro!



Più riguardo a Una notte a Parigi per innamorarsiCharlotte sta per coronare il suo sogno d'amore, trasferendosi a Parigi con il fidanzato, quando scopre che lui l'ha tradita con una ragazza conosciuta online.  Così decide di partire comunque, ma da sola, e giura a se stessa che mai più nella vita avrà una relazione seria con un uomo. Non solo: determinata a salvare quante più donne possibile dalle delusioni d'amore, crea un blog tutto al femminile, in cui dispensa consigli su come passare da un letto all'altro senza mai innamorarsi. Ma circondata com'è da affascinanti single parigini ­e assillata dall'ex che è tornato a farle una corte spietata, la sua missione è messa a dura prova. Mi ispira perché…sono una blogger romantica, tutto sommato. 



Più riguardo a Un vestito color del ventoMadre e figlia arrivano nella cittadina di York con un passato difficile da dimenticare e l'intenzione di aprire un negozio di abiti e accessori vintage. Non tutti, però, sono pronti ad accoglierle a braccia aperte, soprattutto perché l'esuberante Fabia (la madre) non è disposta a rinunciare alla propria unicità per assecondare il conformismo dei compaesani. Mi ispira perché…il fascino dei negozi Vintage mi conquista sempre. 



Più riguardo a La figlia diCon una madre ex modella, una sorella in carriera e soprattutto un padre che, da famoso fotografo, è diventato anche un volto televisivo, Olimpia Reale è la pecora nera della famiglia. Vive a Roma in un attico dei suoi  e scrive la biografia di un’artista sconosciuta. Ogni giorno deve spiegare a chiunque incontri che sì, è è la figlia di. Quando, armata di una cagnolina rantolante, si presenta all’appuntamento con un editore, pensa che finalmente la sua vita cambierà. Non sa che quell'incontro la obbligherà una volte per tutte ad affrontare suo padre. Mi ispira perché…"sì, sono la figlia di", nel mio piccolo, è capitato di dirlo anche a me. E poi la copertina è dannatamente estiva! 


Se volete suggerirmi altri titoli, i commenti sono tutti vostri. Peró evitate le tragedie umane. Almeno ad Agosto. Dai.  

sabato 3 maggio 2014

Noi fan, che abbiamo aperto un blog [consigli di lettura in lingua spagnola]

C'erano una volta i forum. E sui forum li coglievi subito, i caratteri delle persone. C'era chi leggeva e basta. Chi cercava la rissa. Chi si limitava a commentare. C'erano quelli che, per "produzione di contenuto proprio", intendevano giusto poche righe in cui chiedere informazioni. E poi c'eravamo noi, quelli a cui piaceva scrivere. Per noi un nuovo post non era altro che una versione alternativa della pagina bianca. Vi ci inchiodavamo davanti, al termine dei nostri impegni quotidiani, ansiosi di far sapere al mondo cosa ne pensavamo di qualcosa. E ce ne fregavamo, della sintesi! Delle metriche in 140 caratteri che il web ancora manco conosceva! No, i nostri erano interventi belli lunghi. Pregni di metafore, sinestesie, giochi di parole in cui crogiolarsi come dentro a un bagno caldo.
Noi eravamo quelli che raccontavano i concerti. Che analizzavano le sensazioni. Quelli per cui il miglior complimento era "davvero, oggi mi hai fatto emozionare". A volte il leader di quel gruppo ci leggeva; E a noi faceva piacere, certo, ma tutto sommato non ce ne compiacevamo piú di quanto non facessimo davanti all'incontro di altri cento occhi comuni. Perché l'importante era che le nostre parole arrivassero a qualcuno. L'importante era comunicare. 

Ed era piuttosto inevitabile che avremmo finito con l'aprire un blog. 

Oggi, a piú di otto anni dal mio ingresso trionfale nel forum ufficiale de El Canto del Loco, io e la mia nuova frangetta siamo andate a ricercare in rete gli utenti che piú spesso emozionavano me. Col senno di poi potrei quasi azzardarmi a rivedere in loro un riflesso delle tre anime di quella band. Del tipo che chi adorava Chema ha sviluppato uno spirito piú indie. Che i fan di Dani Martín sono tendenzialmente piú onnivori. Che chi, invece, preferiva David Otero condivide con lui un'accesa vena creativa. Ma sono congetture, é ovvio. Quel che conta é il piacere di trovare e di proporvi sette blog in lingua spagnola apparentemente diversi tra loro, e sapere che invece hanno un passato in comune con me. Alcuni li seguo abitualmente. Di altri avevo un po' perso le tracce. Ma spero che possiate scoprirli in quanto valide letture per quello che resta del weekend. 






Desirée é di Santander. Ecco, lei é una di quelle a cui piaceva Chema. 
Si descrive quasi per contraddizioni in termini: "Melomane e mitomane. Mischio batidos di fragola con il gin delle notti in bianco. Evviva la mia ossessione per le barbe e i vestiti color pastello. Ah, e lunga vita al Sesso, Droga & Rock 'n'Roll". E, a questo punto, direi che l'avete giá conosciuta. 

Il suo blog prende il nome dall'inno di ogni pseudo-grupie:  un brano del gruppo "Días Extraños" che io, personalmente, adoro. Con una forte predilezione per la scena indie e rock, Desirée recensisce concerti e festival quasi tutti ambientati nella sua cittá natale. Di tanto in tanto li alterna con micro-post composti da pensieri fulminanti che starebbero senza sforzo in un tweet: a volte sono riflessioni personali, piú spesso stralci di canzoni. Tra le categorie esterne all'ambito musicale, segnalo le avventure di "Deisi", il suo alter-ego meme con cui ama raccontare i suoi stati d'animo sui social. 

Geniale quell'"incoscenti che ogni tanto mi leggono" con cui ha scelto ri-battezzare il widget dedicato ai suoi follower. 


























Ana Medina, che negli anni é diventata un'affermata giornalista musicale, gestisce un blog tematico molto seguito in Spagna. Si intitola "Así Desastre" e ha un'interfaccia estremamente intuitiva. In "Sobre mí" racconta che "é nato una di quelle sere in cui dovresti studiare per gli ultimi esami dell'universitá ma ti inventi qualunque tipo di scusa pur di non farlo: ti metti lo smalto sulle unghie, disegni qualsiasi tipo di strana creatura sugli appunti, sperimenti pettinature, accedi al tuo Fotolog (sto parlando di quell'epoca) o apri un blog e inizi a scrivere di musica".  

Molto vario in quanto a generi trattati, Así Desastre si contraddistingue per l'impronta professionale che peró - a differenza di quanto scrive per  quotidiani e periodici - si arricchisce di un punto di vista soggettivo. L'impaginazione di grande appeal dá rilievo alle foto,  e ha la fortuna di poter ospitare interviste di alto livello. Interessante la sezione "concursos", riservata alla segnalazione di concorsi per chi ama la musica e/o vorrebbe lavorarci ai margini. 

Del suo blog, Ana dice che "nasce da quella strana sensazione di felicitá che provi quando ti svegli un giorno e dici 'questa sera c'é un concerto'". Senza dubbio, una tra le mie preferite. 


























Javi - lo dico sempre-  é la prima persona che conobbi nel mondo virtuale de El Canto del Loco. Ricordo che stavo ancora cercando di capire come funzionasse il forum, quando mi mandó un messaggio privato scrivendo "Ma davvero sei italiana? Wow! E come li conosci?". Così iniziammo a chiacchierare. Lo trovai simpatico. E, dato che al momento era anche l'unico ad avermi calcolata, lo cercai in rete. E' lí che scovai il suo blog che, nonostante i mille restyling é sopravvissuto indenne agli anni. Proprio come il mio. 

Oggi Javi (che ho conosciuto in qualitá di fan) lavora occasionalmente con Dani, il che é dimostrazione concreta che i sogni si avverano, e anche monito per tutti a non arrendersi mai. 

Il suo TardesdeRecreo prende chiaramente il nome dal ritornello di un brano de El Canto (Aquellos Años Locos) e ha un layout molto basico, ad evidenziare il chiaro proposito di dare protagonismo alle parole. Come recita il sottotitolo, parla di "canzoni, film, libri...non importa da dove vengano". Dopo tanti anni, i tratti distintivi del blog rimangono essenzialmente due: la dichiarata assenza di pregiudizi (che lo rende piacevolmente eterogeneo) e la conclusione di ogni post, con quel "sin más, me despido, besos, saludos, abrazos, desvarios varios y..." che é diventato una sorta di sua personalissima formula magica. 




Paloma era l'utente del forum che leggevo con piú ammirazione. Eppure - in barba ad ogni previsione - lei un blog non ce l'ha. Scrive (se non erro) per una rivista, ma ció per cui ha scelto di farsi notare in Rete sono le foto. E, se giá era molto brava a immortalare i momenti con le parole, non immaginate quanto riesca ad esserlo con un obiettivo. Potete godervi i suoi ritratti a questo link. 


























Ana Botella non scriveva sul forum, almeno che io ricordi. Il suo blog, che gioca sul suo cognome, é stata peró una bella scoperta, fatta di recente grazie a El Pescao. Oltre ad essere una graphic designer attiva nel campo della pubblicitá, é anche una fan dell'ex chitarrista del Canto del Loco, ed é in questa veste che ha partecipato e vinto al concorso per accompagnarlo a Londra. 

Estremamente - e piacevolmente - creativa, Ana condivide sul blog le sue creazioni in fatto di grafica e design, con un'ovvia attenzione alla scelta delle foto.  Mi piace davvero molto ció che riesce a produrre e, in tal senso, vi consiglio soprattutto di dare un'occhiata al post scritto in occasione delle nozze di una coppia di amici. Tra l'altro, c'é dentro anche un accenno italo-spagnolo alla Toscana. 

...E I VIP!




























Odio il gossip con tutta me stessa. Soprattutto quando cerco informazioni e/o foto sulle novitá di Dani Martín e tutto ció che Google mi rimanda sono quintalate di immagini sgranate sulle seguenti tematiche: 
- Dani che porta fuori cani non suoi 
- Dani che si sbaciucchia dentro un'auto
- Dani che passeggia abbracciato su una spiaggia di Cádiz
- Dani che fa il check in all'aeroporto 
- Dani in un ristorante
- Dani che, in definitiva, fa le cose che fa chiunque altro. Solo che, nel suo caso, sembra debbano misteriosamente interessare la popolazione intera. 

Nonostante ció, parlando di blog legati al mondo fan, non posso non segnalarvi quello della persona che condivide con lui il protagonismo di quelle foto sgranate. Quindi sí, Blanca Suárez, attrice e attuale "fidanzata di" gestisce un blog di moda su Vogue. E devo ammettere, leggere-riserve-da-fan a parte, che il look sfoggiato nel post "saltar en los charcos" riscontra tutta la mia approvazione. 



Ebbene sí: un blog ce l'ha anche Iñaki García, musicista e co-compositore di molti brani della carriera solista di Dani Martín. Il suo spazio personale lo trovate su Tumblr (il giorno in cui riusciró a pronunciare correttamente il nome di quella piattaforma senza sembrare una perfetta deficiente giuro che faró una festa): lí condivide le sue collaborazioni, le interviste che gli vengono fatte, e tutto quello che potrebbe interessarvi per approfondire vari aspetti della sua carriera. 

























Qual è il vostro preferito? 

domenica 29 settembre 2013

Letture italo-spagnole per una Domenica piovosa


Se come me siete incastrati in una Domenica piovosa, magari avrete voglia di leggere qualcosa. Vi consiglio, allora, due post che mi sono particolarmente piaciuti. Sono entrambi a tema musicale, uno in spagnolo e uno in italiano. Così, giusto per accontentare la doppia anima di chiunque si identifichi nel titolo del blog. 



Quello in italiano, "Sindrome da dopo-concerto: le 9 fasi della depressione post- Live", è stato pubblicato su RockOn Magazine, usandomi piuttosto chiaramente come cavia da laboratorio inconsapevole. Perchè 'sta cosa è il mio ritratto spiccicato, dai. Non prendiamoci in giro! Però forse è anche quello di qualcuno di voi. Consigliato per tutti, quasi obbligatorio per i concertisti: vi farà sorridere un bel po'. 

"Las 10 mejores tiendas de discos de España", in castigliano, elenca - come da titolo - i migliori negozi di dischi di Spagna. All'insindacabile giudizio del magazine de El Mundo , io mi permetterei di aggiungere il solito Discos Killer's, in Calle Montera a Madrid. Per il resto, l'articolo è perfetto per i musicofili in partenza. Di quelli da stampare e custodire gelosamente all'interno della vostra Moleskine. 

Buona lettura! E Buona Domenica, piovosa o no.