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mercoledì 9 settembre 2015

Barcellona, la diffidenza e le api.

Non conoscevo la Paura - quella vera - finchè non l'ho vista sopra di me. Passeggiava ignara, ape di medie dimensioni attratta dal giallo miele delle cappelliere Ryan Air. Per la verità ce l'aveva quasi fatta, a passare inosservata. Ma poi la donna bionda seduta al mio fianco ha borbottato qualcosa che finiva con abeja. Ho seguito l'orrore nel suo sguardo. L'angolo della bocca piegato verso il basso in un'espressione schifata. L'ho vista allora. E' stato allora che ho iniziato a sudare.

Ché non ti puoi alzare, se un aereo è in fase di decollo. Non riesci a raggiungerla neppure alzando il braccio. E l'impotenza - mentre il boeing già sta rullando sulla pista - è la peggior nemica di chi è affetto da fobie.  

Lo stewart (un biondino insipido di madrelingua anglofona) ci sorpassa a passo veloce con una maschera in mano. 

"Ehi! Scusa! Ehi!", lo chiama il marito della donna. Ché siccome l'assegnazione dei posti è quasi sempre contaminata dal Destino, parla con marcatissimo accento andaluso. Il biondino lo ignora bellamente, scatenando una serie di "No veee el capullo éste" che in altre circostanze mi farebbe sorridere. L'ape, intanto, entra ed esce dalla cappelliera sopra alla nostra testa, chiaramente indecisa sul da farsi. Forse c'ha un bagaglio a mano pure lei. 

L'andaluso non demorde. Si incolla letteralmente al pulsante per chiamare l'equipaggio, comprensivo in modo incoraggiante nei confronti dei nostri gorgoglii. E, finalmente, lo stewart pare degnarci della sua attenzione. "Hay una abeja, there's a bee", gli indica il tizio. In due lingue, tanto per non sbagliare. Ma l'altro, che non sembra vedere nell'insetto una minaccia alla nostra incolumità, scuote la testa ridendo sornione. "Non ho tempo adesso, devo fare la dimostrazione di sicurezza", e se ne va. 

La scena che si verifica da lì a poco è destinata a ripresentarsi nei miei incubi per tutti gli anni a venire, come il frame emblematico del più riuscito film dell'orrore. La rivivo a rallentatore. Anche adesso, mentre la descrivo. L'ape che cade dalla cappelliera. La donna che si gira verso di me chiedendo "dov'è finita?". L'ape appoggiata sulla sua guancia, in alto, appena due millimetri sotto l'occhio spalancato. "Ce l'hai sulla faccia", riesco a dire in qualche modo. Dopo di che, scoppiamo entrambe a urlare. L'aereo sta decollando. La donna si dimena. Il marito andaluso prende la giacca da sotto il sedile e la tira in faccia alla moglie, con forza. Poi, si cimenta nel miglior zapateado flamenco per schiacciare l'insetto finito sotto i suoi piedi.

L'aereo è già alto in cielo. 

"E' morta! SONO IL VOSTRO SALVATORE!", esulta.
"Ma sei sicuro che è morta?"
"Eccerto, non li vedi i pezzettini?"
"VI HO SALVATO! NON DIMENTICATE MAI CHE VI HO SALVATO". 

Dieci minuti dopo, il biondino insignificante ricompare al nostro fianco con un bicchiere in plastica di dubbia utilità.
"Where's the bee?", chiede annoiato.
"No more bee", risponde l'andaluso con aria sprezzante. E poi aggiunge, in spagnolo, "ché se aspettavo te stavamo messi bene, cabrón! Avrebbe punto mia moglie e ti avrei lasciato un reclamo che te lo saresti ricordato, hijo de puta".  

Insomma, non si può certo dire che il viaggio a Barcellona fosse cominciato bene. Anche perchè la città la sente, la tua diffidenza. Il tuo filo-ispanico malumore nei confronti delle velleità indipendentiste. L'antipatia per quelli che continuano a parlarti in catalano stretto anche se gli rispondi in castigliano. E poi, se sollevi obiezioni, ti zittiscono con un "qui siamo in Catalunya".  Sì. Decisamente, Barcellona lo sa che - nonostante il mare - le preferisco Madrid. Che la trovo troppo pregna di italiani. Che ricordo ancora il giorno in cui mi hanno rubato il portafogli alla stazione di Sants. Sa che non sopporto i miei connazionali quando, appena nomini la Spagna, tirano in ballo sempre e soltanto lei. Come se non conoscessero altro. Come se il mondo finisse un po' lì. E' bella, bellissima. Ma è una bellezza snob con cui non sono mai riuscita a entrare del tutto in simbiosi.  

La Sagrada Familia riflessa in una pozzanghera.


Agisce di conseguenza, perciò. Distruggendomi nei corridoi lunghissimi del metro. Imprigionandomi nel dedalo di viuzze dei suoi quartieri. Facendomi impiegare quasi tre ore di orologio per raggiungere l'ostello dall'aeroporto de El Prat. E proprio mentre, sudata e sfinita, pensi che ormai non possa andare peggio, ti ritrovi di fronte ad una doccia che si spegne ogni diciassette secondi. DICIASSETTE SECONDI, capite? Ché va bene l'ecologia. Va bene il rispetto dell'ambiente. Va bene il risparmio di acqua. Però, ammettiamolo, è stressante un casino. Ti fa sentire come Desmond quando, in Lost, deve premere il pulsante ogni tot secondi per garantire la salvezza del mondo. E tu mica la vuoi, tutta 'sta responsabilità. 

Per fortuna, dopo la tempesta torna sempre il sereno. E' non è vero solo in senso meteorologico. Chè mentre le nubi si diradano del tutto, finalmente, il viaggio prende la giusta piega. Ed è incredibile - penso- davvero incredibile come ogni volta che metto piede in Spagna (anche se solo per un paio di giorni, anche senza cercarlo) finisco per ritrovarmi immersa dagli appuntamenti. Incontri con persone nuove, sempre interessanti. Re-incontri con amiche che non vedevo da almeno sei anni. E' come se quel Paese fosse il fulcro del mio mondo. Se ci tenesse a riaffermare ogni volta che la maggior parte delle mie conoscenze, opportunità e passioni si concentrano lì. Lo avverto quando conosco Augusto, che vive di musica e mi ha trovata grazie a questo blog. Lo riaffermo seduta a un buon ristorante sul Paseo Maritimo accanto a Roberta, che è stata compagna di avventure ai tempi dell'Erasmus a Malaga e che ha girato il mondo per poi capitare qui. 

"Non tornerei mai in Italia", mi dice. E penso che, a conti fatti, per quale motivo dovrei tornarci io? 

Barcellona, in quel momento, forse mi ha persino perdonata. S'illuminava di sole, nella zona della città che in assoluto preferisco. Odorava di relax e pollo alla brace, e stranamente somigliava alla felicità. Una felicità che non sembrava aver intenzione di essere temporanea. 



Lei è tornata al suo lavoro, negli uffici panoramici della torre Mapfre, e io di colpo ho avuto voglia di aggiornare il curriculum. Il profilo su LinkedIn. Di mollare tutto e andare via. In Spagna sembra sempre possibile. Sembra sempre così facile, persino a Barcellona. Non ti ricordi che non hai il paracadute di nessuna borsa di studio. Non ti frega nulla del prezzo dell'affitto. Non hai... ecco, è soprattutto quello, lì, improvvisamente, non hai più alcuna paura. 

Solo che poi ritorni in Patria. Sull'aereo niente api, questa volta. Solo due ragazzi triestini a cui pensi fino all'ultimo di chiedere un passaggio verso casa. Lo senti dal tono dei loro racconti, che un po' la pensano come te. La butta sul ridere, uno di loro. "Io mollo tutto. Porto sessanta curriculum e cerco lavoro a Barcellona. Una roba la troverò, no? Voglio dire, al massimo vado a spacciare sulle Ramblas". A te scappa un sorriso. Eppure la conosci, quella sensazione. 

Sospiro. Nella testa la vista mozzafiato dalle alture del Tibidabo. L'ottima cucina, inaspettatamente a buon prezzo, di quel bel posto all'imbocco della funicolare. Ricordi un concerto al tramonto, sul tetto di un hotel con la città ai tuoi piedi. La birra fredda sotto al sole. I vecchietti che sgomitano per farsi una foto sotto alla Sagrada Familia. Persino la signora molestissima che ti raccontava la sua vita sotto al tetto del mercato. 

Non è così ostile, Barcellona, dopotutto. 
Forse devi solo riuscirla a capire.  








venerdì 24 aprile 2015

I libri più fotografati dagli spagnoli a Sant Jordi

Io l'adoro, la tradizione di Sant Jordi. E lo so che l'introduzione al post rischia di essere la stessa ormai da anni; però ci sono cose che una deve prevedere. Ad esempio, che qualcuno capiti sul blog per la prima volta. Qualcuno che non sappia nulla dell'usanza catalana di scambiarsi rose e libri nella giornata del 23 Aprile. Che ne ignori, magari, le origini miste, a metà tra la coincidenza nella data della morte di due autori e la leggenda di San Giorgio e il drago. Quel drago, sconfitto, avrebbe generato fiori rossi dal suo stesso sangue, salvando la vita ad una principessa. Ieri, in effetti, sarebbe stata la giornata perfetta per ascoltare gli Imagine Dragons. Solo che poi mi avreste rinfacciato (non a torto) l'ennesima tra le mie fissazioni.

Ma amo Sant Jordi, dicevo. E, se c'è un'altra cosa che l'ignaro visitatore saltuario probabilmente ignora, è che non sono mai stata del tutto normale. Così, ho deciso quest'anno di ampliare una ricerca che, se non erro, già avevo proposto. Munita di pazienza, excel, musica a palla e piattaforme ad hoc, ho visualizzato la bellezza di 100 foto postate su Instagram con gli hashtag #SantJordi, #SantJordi2015, #DíaDelLibro e (valga la ridondanza) #FelizDíaDelLibro. Perché? Perché oltre al fatto che non sono normale, volete dire? Niente, ero curiosa di scoprire quali fossero i volumi piú fotografati dagli spagnoli online nel giorno che, tra tutti, piú celebra la lettura.

Ecco cosa ho scoperto. 


I LIBRI 


- Albert Espinosa- El Mundo Azul. Ama Tu Caos

E' Espinosa, che peraltro gioca in casa, ad aggiudicarsi lo scettro di più instagrammato e – probabilmente – più venduto in occasione della giornata del libro. In Italia abbiamo iniziato a conoscerlo in qualità di autore della fortunata serie “Braccialetti Rossi”, per poi ritrovarcelo in classifica con best seller del calibro di "Se mi chiami mollo tutto...però chiamami" o "Bussole in cerca di sorrisi perduti". A Sant Jordi gli spagnoli hanno scelto, per la maggior parte, di regalarsi il suo ultimo lavoro “El Mundo Azul. Ama tu caos”: una storia che in qualche modo chiude la trilogia aperta proprio da Braccialetti rossi e continuata con "Braccialetti Rossi, Il Mondo Giallo". Il romanzo, ambientato in un mondo onirico e fantastico, narra le peripezie di cinque personaggi in lotta per ribellarsi ad una società che cerca di "ordinare il loro caos".


C'è stato, poi, anche chi ha approfittato di Sant Jordi per aggiudicarsi il precedente “Bussole in cerca di sorrisi perduti”, magari scontato o in edizione economica.


- Antoine De Saint Exupery – Il Piccolo Principe

Si sa: fotografare o citare Il Piccolo Principe fa sempre “cool”. Anche quest'anno gli instagrammers iberici non hanno voluto saperne, di togliergli il titolo di volume più esibito al mondo. Eccolo, quindi, sui social network in tutte le versioni ed edizioni possibili.

- Miguel De Cervantes – Don Chisciotte della Mancia

Un altro classico (in tutti i sensi!) delle foto di Sant Jordi. Non che ci sia da stupirsene, del resto: proprio la data della morte di Cervantes, curiosamente identica a quella di Shakespeare, ha fatto sì che si scegliesse il 23 Aprile per festeggiare i libri. Immortalare la propria copia del Chisciotte, quindi, non è tanto una pose o una banalità quando, nella maggior parte dei casi, il modo dichiarato di onorare le origini tutte spagnole della ricorrenza.

- David Martínez Álvarez Rayden – Herido Diario

Sicuramente uno dei maggiori successi letterari dell'ultimo periodo, in territorio iberico, il primo libro del rapper Rayden è apprezzatissimo soprattutto dal pubblico più giovane. Verrebbe da dire che dipenda dalla visibilità mediatica del personaggio, ma – per quanto non ne apprezzi il genere musicale – devo ammettere che Rayden, le parole, le sa usare molto bene. Ben venga, quindi, se un palco e un bel faccino portano le ragazzine a frequentare le librerie.

Herido Diario é una raccolta di poesie presentata come "una vita intera espressa e spalmata nell'arco di un anno con le sue quattro stagioni: la caduta dell'autunno e la sua botta, l'ipotermia dell'inverno e il suo cappotto, il disgelo, l'entusiasmo e l'allergia della primavera e l'estate e il suo distacco".

- Gli altri 

Le proposte più curiose postate a Sant Jordi, tuttavia, stanno secondo me nella quinta posizione ex aequo. Molto regalati e condivisi sono risultati essere, infatti, due volumi un po' insoliti: No sin mi barba di Carlos Suñé e Alfonso Casas e 813. Truffault di Paula Bonet. Nel primo caso si tratta dell'emanazione cartacea dell'omonimo portale di lifestyle maschile, in cui scritti e illustrazioni concorrono a formare quella che viene definita "la prima guida dell'attuale movimento barbuto". Nel secondo, la Bonet rende alla filmografia e alla visione di Francois Truffault un omaggio egregiamente illustrato. 

Molto letti risultano anche Teorema Catherine di John Green e l'immancabile Murakami con “Uomini senza donne”. Incredibile a dirsi, entrambi sono riusciti nel difficile tentativo di superare la sovraesposizione di Coelho, che appare comunque in foto con le copertine di Adulterio e Manuale del Guerriero della Luce.

LE IMMAGINI

Regalo, auto-regalo, lettura in corso o semplice consiglio letterario che fosse, la maggior parte degli utenti (42%) ha scelto di condividere il proprio libro per Sant Jordi limitandosi ad immortalarne la copertina. Il 20% ha, invece, celebrato la tradizione abbinandolo ad una rosa, mentre il 13% si é sbizzarrito con composizioni piú originali e creative. C'é stato, poi, anche chi ha voluto immortalarsi immerso nella lettura (7%) e chi ha approfittato di sconti e promozioni per fare una vera e propria scorta di romanzi: c'hanno anche ragione, vi diró. In fondo, perché limitarsi ad uno solo?!

Segno dei tempi il 5% che ha colto l'occasione per sperimentare la nuova app per i collage di Instagram, e soprattutto quei pochissimi – ma comunque in crescita - che hanno immortalato i libri sui rispettivi kindle.

Per quanto mi riguarda, le mie foto preferite tra tutte quelle che ho avuto modo di osservare sono, peró, sicuramente queste 4:

1. Poesie "stese" in giro per la città di Girona
Una foto pubblicata da Ma Angels (@espiadimonis_cat) in data:

2. I draghetti più dolci del mondo


3. Un collage particolarmente ingegnoso: momenti e ambientazioni diverse, stesso libro.
Una foto pubUna foto pubblicata da Osmar Demanuel Bermúdez (@oz287) in data:
4. San Giorgio, il drago, i libri: Sant Jordi allo stato puro. 

E voi, cosa avete (o avreste volentieri) comprato per la festa del libro?

domenica 5 gennaio 2014

Dell'indipendenza catalana (e dei piatti rotti)

Prima o poi se ne doveva parlare. Della Catalunya, dico. Ma, soprattutto, delle mie bizzarre associazioni mentali. Perchè io, quella comunità, me la visualizzo come un'adolescente ribelle. Femmina, ma tosta un casino. Una che ascolta Punk d'annata e si fa i piercing da sola. Una, per capirci, che beve vodka liscia alle feste del Liceo.  “Me ne vado di casa”, dice alla fine. Non chiede “Per favore”, l'ha deciso e basta. Segue litigio in cui volano piatti. Crack. Mamma Rajoy, porella, ormai c'ha i capelli bianchi per lo shtressh.



Per spiegarvi il paragone, tuttavia, dovrei probabilmente ricapitolare i fatti. E allora eccolo, il mio riassunto pseudo-satirico, pseudo-istruttivo e (molto) pseudo-delirante delle pulsioni indipendentiste catalane. Fatti e vicende sono liberamente tratti da una – recente- storia vera.


1. L'adolesc...cioè, la Catalunya vuole fare un referendum per decidere del proprio futuro. Ha già fissato una data: Nove Novembre (allitterazione!) 2014. Probabilmente, come me, pensa che abbia un bel suono.  Per deciderlo deve aver visto un documentario sulla Scozia, la cui tensione all'indipendenza all'interno del quadro della UE diventa il suo personale modello d'ispirazione. 

La consultazione prevederà due domande tra loro collegate, un po' come quei test di personalità in cui devi seguire un percorso corredato di frecce prima di conoscere il ritratto della tua più intima psicologia. Domanda A): Vuoi che la Catalunya sia uno Stato? Sì – No. Se rispondi No, vieni re-indirizzato al profilo “SPAGNOLO”, la cui descrizione corrisponde essenzialmente a “vattene a Madrid, Stronzo!”. Se rispondi , passi alla domanda B): “Vuoi che la Catalunya sia uno Stato INDIPENDENTE?” (Rullo di tamburi, sguardi carichi di aspettativa). La risposta “No” rimanda al profilo “IDEE CONFUSE”, in cui si legge: “ma allora che cacchio vuoi che diventiamo uno Stato a fare?” Il Sì, invece, comprende un “BRAVO, tu si che ne capisci”.





In realtà, con le “idee confuse” (che poi confuse non lo sono poi tanto) c'è parecchia gente, in Catalunya. Le recenti proiezioni dimostrano come una buona fetta di popolazione vorrebbe sì le responsabilità, le autonomie e (soprattutto!) il controllo economico di un Paese a sé, ma non necessariamente l'indipendenza. La cosa fa incazzare parecchio Arthur Mas, presidente della Generalitat che però si sforza di far finta di niente. Tra parentesi, vorrei far presente che questo tizio si chiama “più”. Non che io sia la persona più adatta a far dell'ironia sui cognomi di tre lettere, però 'sta cosa mi destabilizza. Voglio dire,  la prima volta che l'ho sentito nominare, ad un qualche Tg di TVE, era nell'ambito di una frase tipo: “no pueden contar con más”, traducibile in “Non possono contare su altri”. Era seguita, poco dopo, da un “Tizio, Caio, Sempronio y más” (e altri). Ci ho messo circa due giorni a cercare di capire il senso del discorso. Da allora mi fa sempre ridere. 

Comunque. Il Signor Piú, dopo innumerevoli sforzi, é riuscito ad ottenere l'appoggio dei partiti di Sinistra, che gli hanno garantito i numeri necessari a convocare il referendum di cui sopra. La cosa, capirete, l'ha alquanto ringalluzzito. Sono abbastanza sicura che giri giá per casa in Kilt. 

2. A Rajoy è partito l'embolo. Voglio dire: giá c'é la crisi economica. Manca solo che se ne vada una delle regioni che più soldi portano nelle casse dello stato! Ché poi magari i baschi prendono ispirazione e quelli, si sa, non è che vadano tanto per le leggere. No, no. Questo divorzio non s'ha da fare. Punto. Irremovibile, il Governo fa sapere che un referendum indipendentista sarebbe incostituzionale;  E già che c'è ricorda- ma giusto così, en passant – che ha il potere di togliere provvisoriamente l'autonomia alla Catalogna nel caso in cui insista a farlo incazzare.

3. Le minacce, come quasi sempre accade, arcuiscono lo spirito di ribellione. Così, mentre Mas (a suon di cornamuse) fa presente che c'è più di un anno di tempo per trovare una soluzione legale, la popolazione catalana inizia a fare catene umane. Non è che gliene freghi tanto dell'indipendenza in sé, ma l'idea di non poter esprimere il proprio parere proprio non gli va giù. Senza contare che l'Università ha nel frattempo reso pubblico il dato scottante per cui, su ogni 100 euro di tasse pagate in Catalogna, solo 45 restano effettivamente all'interno della comunità. Capirete che un po' fa incazzare.

Foto: Rtve.es


4. Rajoy, sempre più preoccupato, inizia intanto a spiattellare il tutto alla Comunità Europea. “Questi se ne vogliono andare, i Catalani sono brutti e cattivi, signora Maestra hanno copiato il compito”. Qualcuno risponde “sono fatti vostri” ma, per lo più, la UE ci tiene prontamente a specificare che se la Catalunya diventasse indipendente resterebbe esclusa da tutti i trattati dell'Unione e della Nato. In seguito a tale dichiarazione, il Governo di Madrid si cimenta in un gesto dell'ombrello che genera spostamenti d'aria erroneamente scambiati per cicloni dai meteorologi. 

5. Il Signor Più, nel frattempo, studia piani alternativi. Ne avrebbe già in mente uno, in realtà. Del tipo che, se la Spagna non gli concedesse il referendum legale, potrebbe sciogliere il Parliament e convocare elezioni anticipate. Se ottenesse, così, il 75% della Camera Catalana avrebbe i numeri per passare direttamente alla Secessione, senza espedienti e menate. Però ci sono troppi SE. Senza contare che a lui, 'sta cosa che non lo vogliano in Europa, non é che vada tanto a genio. 

6. Arriva Natale. E, mentre i bimbi scrivono le letterine a Santa Claus (o ai Re Magi, a seconda della tradizione), Mas ne scrive una alla Merkel. E a Hollande. E a tutti gli altri. Siccome vuol fare le cose per bene, la traduce in una varietà incredibile di lingue (si spera non con Google Translate). Secondo me le circonda anche di cornicette, fiorellini e cuoricini. Tutto, pur di apparire simpatico. A quelli della UE (e anche a un po' di stati extra-comunitari, tanto per) fa sapere che la Catalunya in realtà vuole un sacco di bene alla Spagna. Si sentono ogni giorno al telefono, si mandano i messaggini di auguri su whatsapp, robe così. Insomma, non dovete preoccuparvi, davvero. L'unica cosa è che vorrebbero un po' più di spazio, capite? E poi non è che possono escluderli dall'Europa: hanno 7,5 milioni di cittadini, Gaudì e la crema catalana. In virtù di tutto ciò, chiedono l'appoggio internazionale al referendum del 2014. 

7. Manco a dirlo, al povero Mas non risponde nessuno. Interrogato in tal senso dalla Tv di Stato iberico, lui si affretta a dichiarare, tutto serio, “che tanto non si aspettava nessuna risposta; la lettera era giusto così, per informare”. Un po' come quando ti piace qualcuno e gli mandi un messaggio con un pretesto qualunque. Non comprende una domanda, per cui oggettivamente non richiede alcun feedback. Eppure, dal momento in cui l'invii, inizi a fantasticare di risposte fantascientifiche del tipo “grazie per avermi scritto, è sempre bello sentirti, quel che dici è divertentissimo, interessantissimo, mi trovo al cento per cento d'accordo e, a proposito, voglio passare il resto della mia vita con te”. Poi non ti arriva neanche un ok striminzito e tu, ovvio, ci rimani male. Però non è che lo puoi dire, perchè dovresti confidare le tue aspettative e rischiare di conseguenza l'internato immediato in strutture per pazienti psichiatrici. Quindi ti limiti ad alzare le spalle: “no, ma non mi aspettavo una risposta, ma figurati!”. E a tal proposito approfitto del Signor Più per lanciare una petizione all'intera popolazione maschile: RISPONDETECI. Piuttosto mandateci a cagare, se non vi interessiamo, ma RISPONDETECI. E' la nostra sanità mentale a scongiurarvi. 



In tutto questo quadretto, mentre mi chiedo come andrà a finire, la vera domanda rimane comunque una sola: se la Catalunya diventasse indipendente, avrebbe una sua squadra a parte ai Mondiali? Ma soprattutto: potrebbe Freddie Mercury essere scelto come interprete dell'inno Nazionale? Ai posteri l'ardua sententia. E, intanto, un po' di Pa amb tomaquet a me. 

lunedì 15 aprile 2013

Turismo in Musica: i videoclip girati a Barcellona


Dì ad un italiano “Spagna”; e quasi certamente risponderà “Barcellona”. Ecco perchè rintracciare i videoclip ambientati in una città concreta non era mai stato così facile. Tra i numerosi connazionali che mi hanno anticipata, segnalo in particolar modo i blogger di Zingarate. Integrare il loro già ben fatto elenco ragionato mi permette, oggi, di regalarvi la terza puntata di “Turismo in Musica”. D'altronde, dopo il post su Madrid, non avrei potuto scegliere altra destinazione. Voglio dire, già si odiano abbastanza. Non sia mai che, vittime di mancate par condicio, i catalani poi si incazzino con me. C'ho pure il cognome di sonorità appropriate: mi sentirei in colpa mica poco.

Shakira – Loca





La consorte di Piquè, ormai barcellonese di adozione, è protagonista di uno dei video più chiacchierati tra quelli girati nella ciudad condal. Il tuffo nella fontana del Born, unito al giro in moto senza casco per il Passeig Joan de Borbó, è valso alla pop star una colossale multa per comportamento inappropriato. L'episodio, manco a dirlo, é passato di diritto alla Storia del Gossip Mondiale. O, volendo essere malvagi, a quella di una riuscita promozione. 


Sará stato anche guardare Amsterdam a renderlo contentissimo, ma il video l'ha girato a Barcellona. Certo, non che la cittá si veda molto. Ma il Tizianone nazionale ha messo sú un autentico micro-film d'effetto, per cui il play vale comunque la pena. 


Evanescence- My immortal

Il Barrio Gotico, uno dei quartieri che preferisco, si apprezza in tutta la sua bianconera bellezza in questo storico (e meraviglioso) clip degli Evanescence.

Zero assoluto – appena prima di partire



E' un autentico spot, quello che gli Zero Assoluto regalano a Barcellona. La band, che buona parte delle ragazzine spagnole conosce per colpe o meriti del solito Moccia, ha ritratto la cittá con la piú turistica delle visuali. Il Barrio Gotico, la Estación de Francia, il panorama dal Mirador de Barcelona e l'immancabile spiaggia della Barceloneta sono alcuni dei luoghi di cui vi faranno innamorare.



Fervente ammiratrice della cittá, la piccola grande Kylie é stata avvistata in piú di un'occasione per le strade di Barcellona durante qualche pausa dai suoi impegni professionali. Non stupisce, quindi, che abbia deciso di ambientare il videoclip di Slow proprio a bordo della piscina olimpica del Montjuic.

Sud Sound System feat. Morgan/Heritage- Piano


E' ancora il fascino della Barceloneta, ritratta nella duplice versione diurna e notturna, uno dei tanti protagonisti di questo curioso videoclip. La tizia valigio-munita, attraversando a piedi l'intera cittá, macina piú kilometri di me nei momenti migliori. E fa girare ben piú teste. Ma, su questo, sorvolerei.

Lucas Masciano – Al Diablo con Todo




Argentino trapiantato a Barcellona, anche Masciano ha scelto la sua cittá adottiva come cornice di uno dei suoi primi successi. La Rambla, la rete della metropolitana e Plaza Catalunya sono alcune delle location che si apprezzano. 

Ligabue– il meglio deve ancora venire 

Diciamocelo: un brano con un messaggio cosí ottimista non poteva che trovare la sua degna collocazione in terre ispaniche. E Ligabue, del resto, sembra aver visto in Barcellona un set particolarmente congeniale, visto che sono ben due i videoclip che ha scelto di girarci. In questo, come si legge nella nota ufficiale della Warner, “il Luna Park del Tibidabo dipinge una cornice tra gioco e sogno, in cui magnificamente si perde l'attrice Isabella Ragonese, protagonista d'eccezione”. 

Ligabue –il centro del mondo
Inizia in un'affollata Plaza Catalunya, il video che accompagna uno dei brani piú romantici che il rocker di Correggio abbia mai scritto. Tra viaggi nel tempo e una fotografia bellissima, le sue note ci portano a scoprire i molteplici aspetti della cittá e dei suoi dintorni.


Boy – little numbers

Bel video per una bella canzone che – confesso – non conoscevo. Dal Parc Guell al Mercado de la Boquería passando per il Born, non c'é luogo emblematico della cittá che non sia facilmente riconoscibile. Tra l'altro, mette un sacco di allegria.




Eros Ramazzotti - Cuanto amor me das

Se si parla di italo-spagnolismi Eros, a quanto pare, non si tira mai indietro. Notevoli, ancora una volta, le vedute panoramiche che fanno da sfondo ad uno dei suoi Grandi Classici. Qui, lo riporto in versione castigliana. 


Natalie Imbruglia – Big Mistake 
Decisamente una Barcellona insolita ed anti-convenzionale, quella ritratta in questo vecchio video dell'australiana. Il malcapitato protagonista, oltrettutto, mi fa seriamente pena. Poraccio.

 
Montserrat Caballé e Freddie Mercury – Barcelona




Non potevo concludere altrimenti. Autentico capolavoro dell'indimenticabile Freddie, che con Montserrat Caballé ha inciso un disco intero, questo brano omaggiava la cittá catalana in modo solennemente impeccabile. Nel video, i due cantano assieme in occasione delle Olimpiadi di Barcellona. E, sarete d'accordo, la cosa commuove un bel po' .