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venerdì 10 maggio 2019

Ricordi di Madrid

Madrid è una collezione di deja vù.

Di volti che si sormontano.  Di frasi rimaste impigliate negli angoli addolciti delle sue strade.
C’è la Latina, che ha la voce di Leiva e un po’ anche quella di mia madre.

E Huertas, con Laura che guarda fuori dalla finestra di quel Primo Ostello da cui intrapresi un viaggio di ritorni regolari. Il Jazz di Casa Alberto. Le americane inacidite dal Jet Lag.

C’è il Palacio Real, con Michela che canta i Negrita in una versione tutta sua. E l’incrocio in cui ho conosciuto Céline a due passi dalla Gran Via.

C’è la Glorieta de Bilbao dove mi sono persa. L’hotel pagato dall’azienda la prima volta che ho visto l’Ambasciata. Il furgoncino coi vetri oscurati che mi guidava ad un concerto privato. E Gli showcase alla fnac. E i mercatini d’inverno. E quel locale trendy in cui m’aveva portata Carolina.

É incredibile pensare a quanti ricordi io abbia affidato negli anni alla Capital.

Non l’ho mai vista come una casa, perchè in una casa non ci ridi soltanto.

Lo so bene, oggi che ho rinnovato per un altr’anno il contratto del mio appartamento a Málaga. In una casa assapori lacrime orizzontali stesa a letto dopo aver ricevuto un rifiuto. In una casa organizzi le cene, prendi un té con un’amica, canti facendo le pulizie. Ma ricevi anche brutte notizie al telefono, spegni la sveglia di malumore, ti angosci sui siti per cercare lavoro. In una casa ti svegli col mal di testa dopo una serata in cui hai esagerato un po’.

Madrid non è questo. Madrid, per me, è sempre stato un punto di incontro tra persone in transito. La promessa di non essere mai sola quando, per caso, sei di passaggio lì.

É un luogo in cui ritrovi. In cui conosci. In cui abbracci. É il posto in cui andare a resettarti la vita. E in quei casi la città si lascia sfogliare come un libro, tra versi scritti sulle strisce pedonali, murales e cartelloni pubblicitari che sembrano messi lì apposta per aiutarti a capire chi sei.



Per questo è bello, condividere Madrid con le persone a cui vuoi bene. Perché lì, donde se cruzan los caminos, Madrid è un’oasi di felicitá.

Mi sembra ieri che l’ho vista di nuovo fare capolino dalla finestra di un aereo in ritardo. Era una notte stellata al contrario, coi Vetusta Morla a rivendicare la cittadinanza nelle scelte opportune del mio iPod.

E, come quasi sempre, ho avuto un brivido.

Tornare dalle ferie in Italia è un po’ tuffarsi a testa dentro un’altra vita.

E chissà se un giorno saprò mai spiegarlo davvero. Chissà se riuscirò a farvi capire come ci si sente ad addormentarsi nel letto della casa in cui sei sei cresciuta. A risvegliarsi nei ritmi e negli odori di sempre. E cercare sullo schermo di un cellulare un qualche tipo di prova tangibile che ti confermi che gli ultimi due anni siano davvero esistiti.

Perchè potrebbe essere stato tutto un sogno, a conti fatti. Che ne sai. In fondo, delle persone che vedi ogni giorno, qui non ce n’è neanche una. E qualcuno, sui sedili di un’auto, ti ha detto senza saperlo le stesse parole della canzone ascoltata la sera prima. In fondo tutto quello che avevi chiesto - tutto, fin nei minimi dettagli - si è materializzato in modo troppo perfetto per non essere frutto della tua immaginazione.

E in quella che era la tua casa - e che ora è la casa dei tuoi -  tutto è, invece, rimasto uguale.

Poi in genere l’aereo atterra, l’umidità di Málaga si insinua tra la pelle, e il sogno ricomincia da dove s’era fermato. Nel momento del rullaggio i ritmi lenti del nord-est si cancellano, come se l’ultima volta in cui ti sei stesa su quel letto non fosse stata ieri, ma due millenni fa.

Tornare è un atto brusco, sempre, in tutte le direzioni. Tornare mi sconquassa, mi confonde, mi stordisce.

Ma almeno questa volta, in mezzo, c’è stata Madrid. Ci sono stati gli amici che mi hanno accolta fuori dal Terminal 1 di Barajas e una città che mi si è srotolata attorno mentre Ángel la presentava a chi non c’era mai stato.

Madrid, nel weekend delle elezioni, mi ha fatto da cuscinetto per rendere l’impatto un po’ meno brutale.
Così in quest’altra vita, anzichè tuffarmi a testa, mi ci sono stavolta immersa in modo graduale. Macinando chilometri. Bagnandomi le labbra di Vermut. Aggiungendo volti ai ricordi, frasi alle strade.

Ho mangiato per la prima volta al Mercado de San Fernando, dove vendono libri al chilo e ti fanno i mondaditos de lomo a 4 euro con la birra inclusa.



Mi sono lasciata sedurre di ansia dall’arte claustrofobica di Tetsuya Ishida al Parque Del Retiro.

Ho abbracciato Nancy mentre cantavamo Hemos Ganado Tiempo al concerto dei Viva Suecia pensando che di tempo, sì, ne abbiamo guadagnato un bel po’.



E poi ho aperto gli occhi, a un certo punto, sull’autobus che ci riportava in Andalucía. Ho osservato i miei amici. Una guardava fuori dal finestrino con le cuffie alle orecchie e l’aria malinconica riflessa sul vetro. Un altro controllava i risultati della formula uno sul cellulare. Il terzo leggeva un libro. In quel momento erano talmente loro che mi è venuto da ridere.



Ho richiuso gli occhi, e ho pensato che ho avuto fortuna.

lunedì 10 dicembre 2018

100x100 Italian Kitchen: Scavolini e lo chef Broglia celebrano la gastronomia italiana a Madrid

Italiani a Madrid, strabuzzate gli occhi: questo post è tutto per voi. 

Per la serie "riceviamo e, se itagnolo, pubblichiamo" vi segnalo un evento che vi farà venire l'acquolina in bocca.


Si terrà domani, Martedì 11 Dicembre, e celebra in un colpo solo l'eccellenza della gastronomia e del design italiano nel cuore della Capitale spagnola. 

Detto in altre parole: se magna. E pure bene. Gratis. In un posto figo. Insomma: se state a casa è perchè vi volete male. 

Sto parlando di "100x100 Italian Kitchen", un workshop/showcooking con lo chef stellato Cristian Broglia. Ad ospitarlo è lo store monomarca Scavolini nel barrio di Salamanca, che aspira a farsi portavoce dell'italianità. 

A partire dalle 19, Broglia si metterà ai fornelli per preparare un piatto tipico della nostra terra. I presenti - che, lo ribadisco, potranno accedere COMPLETAMENTE GRATIS - avranno modo non soltanto di seguirne la preparazione, ma anche di assaporarne il risultato.

Non prendiamoci in giro: chiunque viva all'estero sa che la nostalgia di noi italiani assume sempre (e a volte unicamente) i sapori e gli odori del cibo.

Ecco perchè, se anche voi siete tra quelli che si lamentano sempre per il caffé,  saltano affranti di ristorante in ristorante alla ricerca della pasta al dente e litigano con gli spagnoli nel tentativo di spiegare che, per l'amor del cielo, la panna nella carbonara non ci va... ecco, allora ho il sospetto che a questa cosa non dovreste mancare. 

Qui trovate l'evento ufficiale su Facebook.

E qui sotto l'invito con tutte le informazioni.

Ve lo ricordo ancora una volta: sarà domani, Martedì 11 Dicembre, alle ore 19, presso lo Scavolini Store del Barrio di Salamanca a Madrid (Calle Maldonado 30). 

Mandatemi un tupperware!




venerdì 9 dicembre 2016

Il movimento che corregge gli errori grammaticali sulle strade di Madrid

Leggo su Upsocl: "c'è un gruppo di persone che corregge gli errori di ortografia per le strade e non ha pietà per nessuno". Ecco, mi preme giurarvi che io non c'entro niente. 
Se però dovesse comparire un movimento simile anche a Málaga potreste iniziare legittimamente a nutrire qualche sospetto.

Il punto è che per questi tizi, chiunque essi siano, nutro una profonda stima. Insomma, educano la gente. Svolgono un servizio pubblico per il bene della comunità. Chi di voi non ha mai provato un profondo dolore agli occhi e all'anima davanti a un "Ti o sempre amato" scritto senza la acca sui muri? Chi non si è sentito mancare leggendo un "Se ti avrebbi" accanto a una cabina telefonica? Ecco. Ora c'è un tutto un gruppo di implacabili grammar-nazi che, pennello o bomboletta spray rossa alla mano, va in giro a porre rimedio agli strazi linguistici sparsi per Madrid.

Si fa chiamare "Acción ortográfica Madrid" e i suoi adepti correggono tutto, dai manifesti pubblicitari ai cartelli con i nomi delle vie. A quanto pare hanno preso ispirazione da un movimento omonimo iniziato a Quito, e chissà che a loro volta non spronino altri vendicatori mascherati della grammatica a portare giustizia sulle pareti delle loro città.

A seguire, ecco alcuni degli interventi fotografati nella capitale spagnola e postati sulla pagina Facebook dell'iniziativa. 

























venerdì 22 luglio 2016

Roma, al contrario.


C'è un'energia inconfondibile, nelle Capitali. Una sorta di elettricità statica che le fa sembrare un po' tutte la stessa città. Sarà l'incastro perfetto di anime molteplici, segregato nei confini invisibili ma netti dei quartieri. O saranno forse i secoli di storia impilati uno sull'altro in strati architettonici e di idee. Magari i turisti, che si entusiasmano in lingue diverse accanto agli sguardi più bassi e ai passi più decisi di chi da lì vorrebbe andarsene via; di chi di lì è sempre stato; di chi comunque vada non lo sarà mai. 



A Roma l'ho avvertita subito, quell'atmosfera. Ed immediatamente mi ha ricordato Madrid. C'è chi potrebbe dire che sono banale. Fissata. Ossessiva. Eppure, andiamo! Prendi l'azzurro perfetto del cielo. I palazzi alti con gli angoli arrotondati. La gente che ovunque dialoga in spagnolo. Il lungo viale alberato di Villa Borghese ci mette un attimo, nel mio sguardo distorto, a diventare una bella passeggiata al Retiro. Inerpicarsi sul colle del Gianicolo è come cercare il panorama più bello al Parque de las Siete Tetas. Persino la folla disumana che affolla il marciapiedi fuori dall'hotel di Springsteen è un ricordo nitido di qualche mia (recente) vita fa.

- Perdón, ya ha salido Bruce? Es que llevamos aquí desde esta mañana... 


Eh. Ma cosa mi spingeva, esattamente? Le levatacce nel caldo già intollerabile. L'alba che colora piano il cielo sopra ai furgoni posteggiati, qualcuno che si sente male per gli eccessi della sera prima. Cerano le hall degli hotel a quattro stelle deserti tra le valige e i sogni di chi dormiva ancora. Ricordo lo stomaco che mi si apriva in urgenze di cibo. La necessità di resistere. L'adrenalina dei numeri sugli ascensori. Tutto per una foto. Per un ciao. Un "Hola", anzi. Sempre che chi aspettavi non uscisse - allora non lo faceva - dalla porta sul retro. 

Se dico che Roma somiglia a Madrid, però, forse non è nemmeno per questo. Forse è che certi posti, va a capire perchè, ti si incollano dentro come un cerotto che non riesci a staccare. E i paragoni, a volte, non sono altro che dichiarazioni d'amore. 

Ci sono arrivata dopo sette ore di treno. Una di ritardo. Mezza di delirio. Una vita di "eres italiana y nunca has estado en Roma?", e circa due o tre anni di propositi disattesi. Ad accogliermi c'è stato il vento gelido che entrava dai quattro angoli della stazione Termini e il tizio della Guesthouse che cantava Venditti mentre mi mostrava una stanza pulita senza troppe pretese. In questo mondo di Ladriii....! "Questo è pazzo", ho pensato. Non c'era dubbio che mi sarei trovata bene.

Il pretesto di quel viaggio era un altro dei miei propositi annuali. Si festeggiavano - con qualche mese d'anticipo- i dieci anni da quando mi ero chiesta se qualcun altro, oltre a me, ascoltasse in Italia El Canto del Loco. Erano tempi di ore eterne passate a digitare su Google, setacciando ogni sito possibile con la pazienza di un monaco tibetano. Contattavo chiunque facesse un timido accenno al gruppo o alla musica spagnola. Inviavo mail e messaggi privati per invitarli su un forum ancora deserto che m'ero inventata pur di riunirli assieme. Pur di (beh, diciamolo!) sentirmi leggermente meno aliena.

Per diversi giorni era sembrato tutto inutile. Traducevo canzoni. Traducevo articoli. Creavo tesserine e grafiche, ma a quanto pareva lo facevo a beneficio esclusivamente mio. Poi arrivò Ilionora. Con la I. Di lei non sapevo niente, tranne i titoli dei dischi che ascoltava di più. Iniziammo a trascorrere pomeriggi interi su MSN a interrogarci sul modo migliore per rendere in italiano espressioni idiomatiche usate nelle interviste dai nostri beniamini. Lei adorava Torres. Sui nostri status c'erano frasi delle stesse canzoni. Io facevo sogni sconnessi in cui c'entravano i Green Day.

Poco a poco, la gente iniziò ad iscriversi. Prima 5, poi 10, poi di più. Arrivammo ad una quota di oltre duecento e a me sembrava un'autentica enormità. Di Ilionora, inspiegabilmente, persi ogni traccia nel 2008, dopo quel primo concerto al Palacio de Los Deportes che lei visse alcune file più indietro di me. Era il primo senza il batterista Jandro. Il primo di una nuova era. Forse, in un certo senso, già l'inizio della fine.

A Roma, dieci anni dopo, è stato strano pensare che una manciata di quei primi iscritti era ancora seduta accanto a me a un tavolo dell'Hard Rock. Ma ancora più strano è stato rivivere come in un film tutte le avventure che abbiamo condiviso. Quella giornata a Milano. I video girati a Venezia. I tanti viaggi in direzione sud ovest. 

Siamo cambiate. Dio, cresciute. Me ne rendo conto adesso, quando ripenso alle critiche mosse al videoclip di qualcuno che un tempo avremmo forse venerato senza se e senza ma. Oggi parliamo di ragazzi, di famiglie, di lavoro. E lì, in una Capitale che guarda caso associo a Madrid, mi sono sentita orgogliosa di me. 

Non ce l'avrei fatta da sola, è vero. Ed è anche vero che era soltanto un fanclub. Però, in quei pomeriggi del 2006, la mia determinazione mi portò davvero a costruire qualcosa. Qualcosa di bello, qualcosa di duraturo. Perchè queste persone, che conosco ormai da un decennio, sono da un decennio a tutti gli effetti amiche. Come me, ora la musica la vivono in modo molto diverso. Magari domani, chissà, quella stessa musica non ci piacerà nemmeno più. Però le risate, i ricordi, tutto quello che abbiamo vissuto...ecco, quello resterà. E' già rimasto, come la granita troppo grande che cola sulle mani in piazza Navona. Come il gusto della cacio e pepe tra i colori di Trastevere. Come un selfie che immortala il momento mentre il vento gioca con la mia gonna sulla terrazza del Pincio. Nel 2006, onestamente, non l'avrei mai potuto immaginare. 

Forse Roma è il posto giusto per rifletterci. Lì, dove le rovine di vastità passate ti proiettano in testa l'immagine di quello che forse un tempo era. E ti chiedi "ma era meglio?", laddove l'Impero si eclissa per lasciare spazio ad ammassi di zombie alla ricerca di Pokemon mentre l'umanità, tra spari e bombe, va a puttane. Ti rispondi di sì. Poi ricordi gli schiavi, i gladiatori e le aspettative di vita. Ricordi soprattutto che viaggiare, come lo si fa adesso, era semplicemente un'utopia.

Pro e contro.
Era diverso. Tutto qui. Lo è sempre. 



Poi magari l'impressione delle città dipende dai ricordi che ci costruisci dentro. Compresa la serata in pizzeria con l'amica di una vita. Il senso di famigliarità che ha in sè il suono di un arrivederci e la consistenza di un biglietto aereo.

L'aspettavo da tanto, Roma.
Roma, se la leggi al contrario, non è in fondo altro che lo spagnolo Amor. 




lunedì 4 luglio 2016

Altri 8 posti belli che ho scoperto a Madrid


Non importa quante volte tu ci sia già stato: io ne ho contate ormai una decina, eppure tornare a Madrid senza scoprire almeno un posto nuovo mi risulta ancora - grazie al Cielo!- un'impresa impossibile. Quelli che vi segnalo in questo post sono i locali, i negozi e gli angoli della città che mi hanno sorpresa nel corso del mio più recente viaggio e che, secondo me, meritano la vostra attenzione. Segnateveli in agenda e ... preparatevi a partire!


NB: le foto contenute in questo post sono mie, eccetto dove diversamente specificato.


1. El Viajero

Ad attirarmi sono stati il nome (in italiano "El viajero" significa "il viaggiatore"), la fame nera e la location ma, una volta entrata, mi sono ritrovata in quello che senza esagerare definisco oggi il bar/ristorante più bello che io abbia mai visto in tutta Madrid. Lo localizzerete nel quartiere de La Latina, di fronte a quel Mercado de La Cebada che i BoaMistura hanno saputo trasformare in irresistibile attrazione turistica per chiunque ami la street art.




Ad ospitarlo è un edificio del diciannovesimo secolo, su tre piani arredati con la massima cura del dettaglio. Dai bagni interamente ricoperti di murales ai lampadari etnici, le foto e i divani disposti ad arte, tutto sembra fatto apposta per invitarti alla meraviglia e al relax. 








La cosa migliore, però, è senza dubbio la terrazza panoramica sul tetto, in grado di sostituire come d'incanto le tranquille atmosfere da chiringuito al caos comunemente associato alle Metropoli. Certo, sedersi su uno di quei tavolini ombreggiati e rinfrescati da un sistema di ventilatori e nebulizzatori comporta un sovrapprezzo, ma vi assicuro che ne vale la pena.




     



   Le sobremesas lunghe sono tollerate di buon grado e il cibo, per quanto l'offerta sul menù sia abbastanza ristretta, è squisito (provate le loro tapas di pulpo con patate, i crujentes de pollo e le croquetas di prosciutto fatte in casa!). 




2. El Tigre

A quanto pare, a Madrid, questo locale di gestione asturiana è una vera e propria leggenda. I più snob tra voi potrebbero forse arricciare il naso di fronte a un'atmosfera che va oltre l'informale, col pavimento ricoperto di tovaglioli usati e il vociare a troppi decibel che ostacola la conversazione. Se, però, supererete l'iniziale scetticismo e vi accomoderete ad uno dei suoi tavolini vi ritroverete catapultati come d'incanto in un mondo tutto nuovo.

Non dovete fare altro che ordinare da bere: una birra o un sidro, magari, specialità della casa. Al cibo ci penseranno i camerieri che, senza troppi complimenti, vi sommergeranno di piatti strabordanti ogni sorta di pietanza appena sfornata.


Giusto per darvi un'idea: per due euro e cinquanta io mi sono letteralmente ingozzata di alette di pollo, tartine con affettati e salse, croquetas e patatas bravas. E poi mi chiedete perchè amo la Spagna.

Photo: urhomeaway.com





3. Jardín de las Vistillas 

Incredibile come questo piccolo giardino mi sia sempre passato inosservato, pur trovandosi a due passi dal Palacio Real. Suggestivo come pochi, è teatro di numerose feste popolari e si chiama così per la splendida vista che offre su uno degli angoli più verdi di Madrid. Merita una visita. E magari una foto con la statua de La Violetera, ritratta in abiti tradizionali. 








4. Perrachica 

Locale di moda nel distretto di Chamberì, il Perrachica vi stupirà con un ambiente raffinato e di arredo impeccabile. All'interno le ampie sale di un ristorante fruibile solo su prenotazione vi accoglieranno assieme ad una sorridente addetta all'accoglienza in attesa dietro allo schermo di un gigantesco computer. La cucina a vista promette trasparenza e qualità, e non mancano dettagli di sapore vintage come la vespa trasformata in espositore di spezie e verdure.

Foto: ytanflamenca.blogspot.com
Foto: perrachica.com

All'esterno, un ambiente un po' più rilassato vi permette di godervi un'ottima e sostanziosa merenda di metà pomeriggio, un cocktail all'ora dell'aperitivo o anche, semplicemente, un caffè. Nonostante quello che possiate pensare i prezzi non sono affatto esagerati e i loro giganteschi smoothies alla frutta basteranno da soli a saziarvi per una giornata intera. Non perdetevi la loro selezione di dolci, tutti squisiti, e serviti con una presentazione impeccabile (la mia mega-fettona di cheesecake servita in una padella sarà uno spettacolo che non potrò dimenticare tanto facilmente!)



5.  La chuequita

Chueca, con le sue vetrine curate, la sua movida e i suoi locali all'avanguardia, è sempre stato uno dei quartieri di Madrid che amo di più. Non ci mettevo piede da molto, ed è perciò stato con particolare entusiasmo che mi sono goduta il mio bicchiere di ottimo vino Rioja a La Chuequita: un bar caratterizzato da un arredo minimal ma curato che vi servirà aperitivi e cene sia ai tavolini all'aperto (a due passi dalla fermata del metro) che nella suggestiva e tranquilla sala nel seminterrato.

Le specialità sono i vini e i cocktail, ma non manca un'ottima offerta di stuzzichini, toast e pietanze quali boquerones, patatas bravas o un buonissimo formaggio fuso servito con pomodoro o salsa di mele.





6. Mercado de San Antón

A Chueca c'è anche il Mercado de San Antón: un vero e proprio paradiso gastronomico che, sebbene non possa competere con il più famoso e storico Mercado de San Miguel, metterà comunque a vostra disposizione ristoranti e stand tematici dove assaggiare tutto il meglio delle cucine regionali spagnole e non solo: passateci anche se avete voglia di sushi, cocktail, hamburger gourmet o...cereali. Sì, perchè qui ha aperto da poco CerealLovers, il primo bar dedicato esclusivamente ai cereali in tutta la Spagna: sul menù se ne contano 175 varietà. 



Foto: elespanol.com


La cosa migliore? Il mercato è aperto fino oltre mezzanotte!



Foto: Taylorheartstravel.com




7. FOL Gourmet Popcorn


Chi avrebbe mai detto che persino i popcorn potessero essere trattati come un cibo gourmet! Se li amate, passate per questo incredibile negozio di Chueca che oltretutto é itagnolissimo: FOL Gourmet Popcorn è, infatti, una catena fondata da amici piemontesi che hanno voluto unire i sapori della cucina tradizionale italiana a uno degli snack più famosi al mondo. All'interno, potrete assaggiare pop corn in oltre 20 varietà diverse, sia dolci che salate, passando da quelli al gusto pizza margherita sino a quelli all'improbabile sapore di capuccino (?!). Li vendono in coni, buste o pacchi speciali per le feste, con la garanzia che sono tutti senza additivi e rigorosamente gluten-free. 



Foto: columnazero.com



8. Forever 

Con tutti i negozi che ci sono a Madrid, potreste ragionevolmente chiedervi perchè vi stia consigliando proprio un corridoio stretto, piccolo, e perennemente affollato in Calle Fuencarral, di cui non si trova traccia nemmeno sul web. Ebbene: sarà che era a due passi da dove alloggiavo e avevo rotto i sandali, ma qui ho trovato un assortimento di scarpe splendide e coloratissime a prezzi veramente ridicoli. Ho comprato quelle che vedete nella foto, ma se non fosse stato perchè viaggiavo solo col bagaglio a mano mi sarei rifornita la scarpiera. Ragazze in "ascolto", fatelo voi per me!





giovedì 30 giugno 2016

Madrid in Pillole: Il Rientro

Avvertenza: una prima versione di questo post era stata pubblicata in tempo più o meno reale sul mio profilo Facebook. Questa volta Mark non mi ha boicottata, ma mi sembrava COMUNQUE il caso di ricrearla, giusto per lasciarne traccia ai soliti, curiosissimi, posteri anche qui.

25 Giugno 2016

Atterraggio con forti turbolenze. 
Le hostess che accelerano il passo, l'aereo che salta come se fossimo sulle montagne russe. Fulmini fuori dai finestrini. Gente che urla disperata. Coppie che si abbracciano strette come fosse l'ultima cosa che faranno. Qualcuno che piange. Io che penso all'accidenti di motivo per cui, pochi minuti prima, mi sono fissata per la prima volta sulle immagini della postura da adottare in caso di atterraggio di emergenza. O sul perchè mi sia svegliata da un sonnellino giusto in tempo per vedere la tipa davanti che si faceva il segno della croce mentre leggeva la Bibbia aperta davanti a sè. 


Poi, "San Luca! San Luca!". Santo protettore dei colli. Il sollievo, per poco.
Il pilota Ryanair che, preso dall'euforia, fa partire le trombette solenni nonostante il volo sia in ritardo. Applausi. Risate isteriche. 

"Mi rifiuto".  


Foto via: corriere di Bologna




E la valigia che ti hanno costretta ad imbarcare non appare sui nastri trasportatori. Hanno cambiato la location 4 volte. Gente che litiga, un caldo boia, nessuno che sappia dove accidenti andare.

Come se non bastasse, è il giorno del Gay Pride. Maree umane dei colori dell'arcobaleno. Treni stracolmi, tutti in ritardo. L'intercity che si blocca, incerto e rompiballe, a metà strada. 


Ora: io davvero non vorrei essere sempre così melodrammatica, ma è L'UNIVERSO che dice di starmene in Spagna. L'UNIVERSO.

mercoledì 29 giugno 2016

Madrid in Pillole: L'incendio

Avvertenza: una prima versione di questo post era stata pubblicata in tempo più o meno reale sul mio profilo Facebook. Pare però che Mark continui a boicottarmi, e noto soltanto ora che è misteriosamente sparita. Mi sembrava il caso di ricrearla, giusto per lasciarne traccia ai posteri (?) anche qui.
22 Giugno 2016



Stai passeggiando tranquilla per Madrid quando la vedi:
u
na colonna di fumo nero, spesso, si alza come in un film dall'edificio più emblematico di Callao. Scatti una foto. La twitti. Chiedi cosa sia successo, ma nessuno ancora lo sa. Sirene dei pompieri in avvicinamento. Un cameraman. Rallentamenti sulle strisce pedonali.




L'incendio, scopri, è appena cominciato. Anzi, pare che tu sia stata la prima a dare la notizia sulla piattaforma. Pochi secondi e il cellulare già vibra all'impazzata. Gente che ti retwitta. Account informativi che ti citano come fonte. Mezzi di comunicazione che usano la tua foto. Soltanto dopo, i primi pezzi targati El Mundo o El País. 

Non dura molto, per fortuna. Edifici evacuati. Nessun ferito. Situazione sotto controllo con qualche eclatante #picoftheday su Instagram in più. 

Quindici minuti di gloria a cambio di vagonate d'ansia.

Così adesso sono qui, a riflettere sulla comunicazione ai tempi dei social network. Alla tristezza di vivere in un mondo in cui hai sempre paura che un incendio non sia solo un incendio. Alla strana e incomprensibile adrenalina che mi dà la possibilità di divulgare un'informazione in anteprima assoluta (possibile che il giornalismo sia davvero la mia vocazione? O sono solo una malata di mente?). E intanto, in calle Fuencarral, una ragazza decide di stonare proprio Hotel California tra tutti i brani mai scritti.

"L'hai visto? Stai bene?". 

Non si capisce come, succedono sempre tutte a me.

domenica 26 giugno 2016

Tracce.


"Il ritorno porta addosso mal di testa e mal d'anima".


Tracce. Alcune più visibili, altre meno. 

La luce di Madrid te la trascini dentro, carico straordinario su un volo diretto ad Est. Ti manca già il modo netto in cui taglia i contorni. L'aspetto da libro per bambini che dona ai paesaggi illuminandone i colori. Accesa fino a dopo le dieci. Intensa e inebriante fino a un momento prima di sparire.



Plaza de Oriente


Sta tutta lì, la differenza con la mia città: in un tramonto appena sfumato dalla terrazza del Círculo de Bellas Artes. Come a dirmi "è questo che sono", "è questo che diventi quando anche tu sei qui". Una persona più estroversa, allegra, sicura di sè. Un ritratto in posa flamenca fuori dal Corral de La Morería, con il volto arrossato e la risata impossibile da contenere. Perchè a Madrid non c'è posto per la malinconia tragica dei tramonti di Trieste, quando il sole scende lento a insanguinare il mare. Spettacolare. Elegante. Drammatico come ho imparato ad esserlo quando mastico nel suo lento estinguersi tutte le mie urgenze d'altrove.





A Madrid c'è solo il momento, qui e ora, solo la vita che ti si aggroviglia attorno ubriacandoti di un'eterna follia. Il confine tra giorno e notte è solo convenzione necessaria a ricordarti che il tuo corpo ha anche l'esigenza di dormire. E non lo so se c'è davvero più bellezza in questo. Forse la bellezza, in senso puro, è più una sintesi delle due anime. Eppure, che volete che vi dica, io continuo a preferire l'altra me. Quella che scrive senza sforzo, in parole più semplici e al contempo più efficaci, vomitando pensieri sullo schermo di un cellulare mentre aspetta il treno alla stazione del metro. Preferisco quella che - si capisce dalle foto, dai- è in definizioni estreme più felice. E se ne frega di chi legge, di chi guarda, di chi vede. E si sente parte di un ambiente che, l'ennesimo messaggio su whatsapp lo conferma, è senza dubbio alcuno il suo. 

Trova quello che ti rende felice e raggiungilo, credo dicesse più o meno qualcuno. Io ci sto provando, e intanto ne prendo assaggi ad intervalli irregolari. Ciò che resta, come al solito, sono le cicatrici. Tracce che, a valigia disfatta, ricordano a me stessa che sono stata là. Sono lo stordimento di una specie di jet lag da smaltire. Una spalla scottata. Gli scontrini nella borsa. Le foto da scaricare. Un paio di sandali colorati. L'abbronzatura diagonale lasciata da un top monospalla sulla schiena. La certezza che partire, sì, è la decisione giusta. 

E, naturalmente, una caterva di post da consegnarvi nei giorni a venire. 





domenica 5 giugno 2016

Giugno a Madrid: due eventi da non perdere

Portare un genitore (ma anche un parente qualsiasi, o in generale una persona cara) in una città che ami è un po' come presentargli il fidanzato. Hai l'ansia tipica del bisogno di approvazione. L'esigenza che sia tutto perfetto. La sensazione che tramite quell'incontro tu stia in realtà rivelando un lato di te che forse ignorava.

Ecco perchè mi sto impegnando all'eccesso, nell'organizzare questo viaggio a Madrid: più che una metropoli, un deposito di ricordi a cielo aperto. Un luogo di cui da troppi anni parlo in toni entusiasti con chiunque mi capiti a tiro. Mia madre ci metterà piede, per la prima volta, il prossimo 21 Giugno. Data emblematica, a voler farci caso. Il primo giorno d'estate. La festa della musica. Ma anche l'ottavo anniversario del mio primo concerto de El Canto del Loco. L'inizio di una storia che, dalle code esagerate al Palacio de Los Deportes, si è srotolata pian piano fino a qui. C'erano gli europei, anche quella volta. L'Italia perdeva contro la Spagna, io fingevo senza riuscirci di essere del luogo. Italiano el que no bote. Saltavo. Poi, però, mi hanno offerto da bere.

Il periodo, in realtà, mi sta aiutando non poco a concentrare una buona dose di programmi interessanti nei pochi giorni in cui m'improvviserò guida. Intanto è già un bene che la stazione Sol si sia finalmente liberata dello sponsor Vodafone, manco sapesse pure lei di dover fare bella figura. E poi, beh... poi ci sono gli eventi. Due, in particolare. Uno meglio dell'altro. Ho pensato di condividerli, chè magari - chissà! -  interessano anche a voi.




- MUROS TABACALERA

Dal 14 al 22 Giugno decine di street artist di fama internazionale dipingeranno il perimetro esterno della Tabacalera, l'antica fabbrica di Tabacco della città. Distese di un grigio sconfortante lasceranno così spazio alle creazioni di Alice Pasquini, Okuda, Btoy, Laguna e molti altri ancora. Il bello di atterrare il 21 sera è che potrò vederle complete, meravigliandomi di arte e di colori.

Se non avrete la stessa fortuna, potrete comunque seguire gli sviluppi online sul sito, su Instagram oppure su Facebook.







- FESTIVAL FLAMENCO MADRID 

Il video di presentazione della manifestazione, scoperto grazie alla condivisione di aireflamenco.com e una di buona manciata di amici, mi aveva letteralmente disegnato i cuoricini negli occhi. Lì, il flamenco invadeva i luoghi più emblematici della città appiccicandoci essenze di passione. Perchè è più o meno questo, in effetti, il senso del festival che fino al prossimo 1 Luglio convocherà alcuni grandi nomi del cante e del baile negli spazi del Fernán Gómez Centro Cultural de la Villa. A loro il compito di offrire agli spettatori un campionario variegato e rappresentativo delle mille sfaccettature di un'arte che proprio non la smette di farmi innamorare. Per quanto mi riguarda, il 23 Giugno non mi perderò lo spettacolo "AMorente" presentato da Niño de los Reyes, José Maldonado e Karen Lugo e dedicato ad Enrique Morente. Il programma completo si può consultare qui





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