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martedì 6 settembre 2016

Giosada vs. Rulo: le nuove uscite che piacciono

Alla soddisfazione si aggiunge uno strano senso di equilibrio, nelle rare circostanze in cui due singoli ugualmente piacevoli escono più o meno in contemporanea sui mercati italiano e spagnolo. Da una parte c'è Giosada, strategico nel suo fare da apripista a X Factor: con Volando al Contrario ci ripresenta in barba, voce sporca ed attitudine rock tutti i motivi per cui tanto l'avevamo amato alla scorsa edizione del talent. Dall'altra Rulo, che con la sua "me gusta" si lancia in una dichiarazione d'amore come sempre un po' venata di malinconia. Pesa in senso buono, sul suo stile di scrittura, la personalità forte del produttore: quel Carlos Raya che sigla nel sound tutti i suoi trascorsi con Fito y los Fitipaldis.

Si tratta, in entrambi i casi, di ritorni attesi a lungo; Ma la sensazione è che i due brani abbiano, in realtà, in comune molto più di questo. Ad esempio, sembrano canzoni pop loro malgrado. Incasellate in strutture e marketing da Top 40 nonostante aspirazioni più elevate. Le chitarre trattengono, smorzata, una specie di frustrata rabbia da protagoniste, mentre le melodie orecchiabili ti si insinuano nelle orecchie appiccicose come un chewing-up e altrettanto decise a non staccarsi più.

In una sfida ideale tra Italia e Spagna, almeno per me è forse anche stavolta la seconda a vincere. Però bisogna dire che ci siamo difesi bene. Voi quale preferite?



martedì 26 aprile 2016

Bentornato, David Otero


Ad uno sguardo attento, la metamorfosi de El Pescao era prevedibile. Premessa forse già dalla firma del contratto con la Sony. Sicuramente annunciata sottovoce da quando, uno dopo l'altro, aveva preso a rinominare i suoi account. 




David Otero: è così che si chiama ora. É così che si è sempre chiamato, cioè, solo che adesso ha scelto di farlo anche sul mercato musicale. Una scelta che si giustifica in virtù di una maggior autenticità ma che, parliamoci chiaro, lo rende soprattutto più identificabile al grande pubblico.

Difficile pensare che non ci sia un ragionamento di marketing, dietro. David, in fondo, è il figliol prodigo che torna sotto la protezione delle major. Il ribelle scappato di casa per sperimentare la vita indie. Naturale che il reintregro nel mondo dei Grandi Profitti abbia presupposto almeno qualche condizione. 

Tipo il cambio di nome. Un nome che ricordi anche alle menti più distratte il passato nel Canto del Loco. Un nome che, così facendo, lo collochi senza sforzo sotto l'etichetta del Pop Rock. Perchè El Pescao, diceva qualcuno, sembra flamenco. Sembra un gruppo. Confonde. E la confusione spiazza fan, espositori di cd e network radiofonici. La confusione non vende, punto e basta. Se non vende, non potrebbe essere Sony.

Ma, quand'anche fosse così, non ci sarebbe niente di male. L'ho capito l'altro giorno, quando David ha dato il grande annuncio via Periscope. L'ho seguito in lieve differita, preoccupandomi della persona che sono diventata nel momento in cui mi sono resa conto che, più di ogni altra cosa, ero curiosa di vedere come fossero gli uffici di Twitter Spagna. Dico sul serio, forse è giunto il momento che io mi faccia ricoverare.



Foto via: Twitter España


Comunque. Resta il fatto che persino la Twitter-dipendenza è passata in secondo piano, davanti al forte - e stranamente rassicurante - deja vù che ho provato. C'era il buon vecchio Álvaro, con lui. C'era il motto "David Otero, el mejor del mundo entero", coniato da Dani Martín ai tempi d'oro della band e ora di nuovo ripetuto fino allo sfinimento. C'era anche lui -  Dani Martín, persino. Nei riferimenti dei fan. Nelle parole dello stesso David, che dichiarava che si sarebbero visti a breve per farsi ascoltare i rispettivi album. I due cugini hanno ripreso a scriversi sui social network. Nessuna traccia di rivalitá vere o presunte, mentre l'altro sforna video all'insegna del surreale che, per quanto mi vergogni ad ammetterlo, mi fanno letteralmente morire dal ridere.

L'altro giorno, mentre seguivo quella specie di video-chat su Periscope, è stato come se qualcuno mi avesse portata indietro nel tempo. All'epoca delle attese davanti ai palazzetti, alle corse a perdifiato sull'erba umida incontro alla prima fila. Ai gabbiani fuori dalle tende quechua. A tutte le follie che, per qualche motivo, durante tanti anni mi hanno resa felice.

Non so spiegarla, quella sensazione. Somigliava molto a quella che ho provato all'ultimo concerto del tour de El Pescao. E qualunque cosa fosse, mi ha fatto sentire bene.

Mentre David parlava di "Una vez más", il suo prossimo singolo, non potevo fare a meno di pensare che da Settembre sarò (verbi che esprimono certezza, sempre!) di nuovo in Spagna. Il dato mi basta a rendere probabile e quasi obbligato il fatto che ne seguirò i concerti. I suoi. Forse anche quelli di suo cugino, malgrado tutto.

L'idea rende ancora più simile quest'agognata partenza a quella che, a Settembre del 2008, mi portò a iniziare l'esperienza Erasmus. E lo so, è assolutamente stupido e insensato; ma è anche un po' per questo se adesso sono certa che andrà ancora una volta tutto bene. 


sabato 19 marzo 2016

Musica spagnola: 3 nuove uscite da ascoltare nel weekend


Ricordate quando, un po' di tempo fa, dicevo che nessuna uscita discografica spagnola riusciva più a entusiasmarmi davvero? Ebbene, CANCELLATE TUTTO.

In quest'ultimo periodo gli iberici si stanno rifacendo alla grande, dandomi tante soddisfazioni quante il cielo finalmente azzurro, il tramonto meravigliosamente ritardato e le margheritine sui prati (l'ho già detto, che amo la primavera?). 

Insomma: nell'augurarvi buon weekend, mi sembrava cosa giusta e doverosa condividere con voi tre belle canzoni di recente uscita. Brani che, sia pur per ragioni diverse, mi hanno spinta nell'ordine a battere le mani, saltellare a piedi giunti e miagolare wowowowowooooow.
Ok, magari la primavera mi rende un tantinello esagerata. Ma voi dovreste in ogni caso -davvero, davvero- premere play.

1. Chambao - Camino Libre 




Ragazzi, i Chambao sono tornati. E l'hanno fatto alla grande. Camino Libre è il primo singolo estratto dall'album "Nuevo ciclo". Parla delle sensazioni che si provano quando, arrivati grossomodo all'equatore della vita, si impara finalmente a conoscersi davvero. La voce de La Mari è inconfondibile, la sonorità è quella dei migliori Chambao, e il videoclip è girato a Málaga (tra il Jardín botanico de La Concepción e El Limonero). No, dico: cosa chiedere di più?







Certe voci possono diventare talmente famigliari da trasferire in suono il concetto di casa. Ah, Dani. Per quanto le cose cambino, le passioni si smorzino e le delusioni cerchino di imporre punti netti, Dani nelle mie orecchie risveglia sempre qualcosa. Chiamali ricordi. Chiamala vita. Il punto è che ritrovarlo in questo struggente brano dei Sidecars, l'altro giorno, mi ha regalato più di un brivido.

3. Fuel Fandango - Salvaje 




I Fuel Fandango mi sono sempre piaciuti più per l'estetica che per i brani in sè, e il loro nuovo singolo non fa eccezione. Può darsi, quindi, che di Salvaje mi stanchi presto. Che non duri più di un paio di settimane nelle mie playlist di Spotify. Però, ragazzi, che vi devo dire? Il rossetto rosso. I mille fiori colorati tra i capelli. Le mosse flamenche abbinate a un sound internazionale. La giacchetta stile torero. L'abito con una spalla sola. Cioè. Gente. Cioè. Questo stile, pa' siempre, as a way of life. 

lunedì 17 agosto 2015

3 nuovi locali di moda (e un negozio!) da scoprire nel centro di Málaga

L'apertura di nuovi locali in quantità prossima all'infinito è senza dubbio parte delle costanti metamorfosi di Málaga. Sono spazi di dimensione varia, costruiti per lo più in obbedienza alle attuali tendenze gastronomiche e di design. E' proprio per questo che - come, del resto, gli autoctoni non mancano di farti notare  - la durata del loro successo è marchiata dall'incertezza. Appesa al filo sottile dei gusti di un pubblico giovane, squattrinato e volubile per definizione. Persone che oggi amano atteggiarsi ad hipster, condividere citazioni in caratteri vintage su Facebook, magari sorseggiare cocktail con vista a trecentosessanta gradi sui tetti della città. Domani, però... domani chissà. Ma a chi importa? A ben vedere forse neanche a chi quei locali li apre, investendo sull'adesso mentre si tiene ben stretta in tasca la capacità di re-invenzione. Perchè intanto, comunque la si veda, quei bar stanno ridisegnando (in certi casi da poco, in altri ormai da un bel po') il flusso migratorio dei luoghi d'incontro. Che sia per un Venerdì sera o per un pomeriggio in centro, sono i nuovi scenari dei selfie su Instagram. Le destinazioni cool in cui, almeno una volta, devi andare. E, nella maggior parte dei casi, vi assicuro, ne vale la pena davvero. 

Ve ne presento alcune tra quelle secondo me più degne di nota. Per le piú "storiche", vi ricordo invece la mia personalissima guida gastronomica stampabile della città, che trovate qui. 







L'ho sentito descrivere come "Uno Starbucks più intimo", e mai definizione mi è sembrata più azzeccata. Questo piccolo bar nel centro di Málaga si caratterizza per l'ambiente raccolto e famigliare con una strizzata d'occhio al buon umore. Dalla panchina collocata all'ingresso fino agli innumerevoli riquadri appesi all'interno, ovunque sono disseminati spunti che invitano alla felicità e al relax. Propongono caffè, succhi di frutta naturali e buonissimi batido di tutti i tipi, che puoi anche personalizzare con ingredienti a piacimento. E, se ancora non vi sembra abbastanza, sul bancone fanno bella mostra di sè biscotti e muffin fatti in casa. I tavolini sono pochi e troverete quasi sempre fila per le ordinazioni, ma la gentilezza del personale, la velocità del servizio e - soprattutto- l'impatto rinfrescante dei mix di frutta nel caldo estivo vi ripagheranno senz'altro. 

Calle Santa María, 9





2. Gourmet Experience, El Corte Inglés 






In linea con la tendenza spagnola di riconvertire i tetti dei palazzi in spazi dedicati alla gastronomia e allo svago, alcune sedi nazionali de El Corte Inglés stanno aprendo i propri "spazi gourmet": bar di aspetto sofisticato collocati sulle terrazze panoramiche in cui i turisti meglio informati possono recarsi anche semplicemente per godersi il panorama. Anche il Corte Inglés di Málaga ha da pochissimo aderito al fenomeno, offrendo la possibilità di godersi piatti emblematici della cucina di tutto il mondo con vista sullo skyline cittadino, Cattedrale inclusa. Certo, la vista non equivale quella insuperabile della più alta e meglio ubicata terrazza dell'AC (vedere punto 8 di questa lista) ma è comunque più che piacevole averla davanti mentre si pasteggia. E non lasciatevi ingannare dalle apparenze! Nonostante i prodotti in vendita all'interno siano per lo più abbastanza cari, si trovano anche alcune opzioni a buon prezzo per garantirsi uno spuntino come si deve. Almeno se siete disposti a rinunciare per un giorno alla filosofia del "sono in Spagna, devo mangiare spagnolo". I tranci di pizza, infatti (che peraltro sono molto invitanti), hanno un costo assolutamente economico, così come il bizcocho de limón e altre prelibatezze al reparto dolci. Il consiglio, insomma, é sempre quello: basta scegliere bene. 

Avenida de Andalucía, 4 e 6









A pochi passi dal Teatro Romano é stato da poco inaugurato un ostello di design dotato di sempre affollatissima terrazza panoramica con vista sull'Alcazaba. Vi si può accedere gratuitamente per un drink anche se non alloggiate nella struttura, e - per quanto non abbia ancora avuto modo di visitarla direttamente - mi dicono si sia trasformata in poco tempo in uno dei luoghi di moda per le serate in città. Da provare!

Calle Alcazabilla, 12 

Una foto pubblicata da Víctor Santiago (@vypunto) in data:


Per quanto non si tratti di un locale in cui si mangia o si beve, non posso poi  concludere il post senza segnalarvi quello che è diventato a tutti gli effetti il mio nuovo negozio preferito nella Capitale della Costa del Sol (ebbene sì, ha superato addirittura Aerostato in Plaza de la Constitución e il sempre venerato Desigual di Calle Larios). Si chiama Dona - moda mediterranea e ha da poco aperto in Calle Granada 45 proponendo abbigliamento ed accessori etnici, originali e coloratissimi a prezzi medio-bassi. Fidatevi di me, donzelle in ascolto: DOVETE passare a dare un'occhiata. A titolo di esempio: il vestito che indosso nella foto qui sotto l'ho comprato lì. 





giovedì 26 marzo 2015

L'Odissea dei Negrita ai tempi di Facebook

Ne dicono tante, a noi socialcosi. Che non si dovrebbe postare ogni cinque minuti su Facebook. Che le foto garantiscono più visibilità. Che gli aggiornamenti flash in tempo reale, se proprio devi, è meglio farli su Twitter. Eppure, se sei il membro di una band di successo, sei creativo (e scoppiato) abbastanza e hai - soprattutto - una buona dose di ironia, puoi permetterti di fare l'esatto contrario. Dimostrando a tutti che le regole, ogni tanto, possono bellamente andarsene a quel Paese.
Ieri mi è capitato di seguire le peripezie di Drigo dei Negrita su Facebook. All'inizio mio malgrado, a causa di una frequenza di aggiornamento quasi molesta mentre mi dedicavo a mansioni lavorative. Poi sempre più appassionatamente. E, alla fine, ridendo a crepapelle come una perfetta cretina.
Quindi lo so, che non c'entra niente con la Spagna. Ma, in una giornata tronfia di notizie agghiaccianti, mi sembrava carino provare a strappare una risata anche a voi.





PS: ora che vi staranno sicuramente più simpatici di prima, vi consiglio spassionatamente di ascoltare il loro nuovo album 9. La mia preferita? Il nostro tempo è adesso.



sabato 20 settembre 2014

Tre ritorni e una scoperta: il Settembre musicale Made in Spain

Mese di uscite discografiche, Settembre. Lo compongono singoli finalmente non forzati al frivolo; new hit ovunque sintonizzi; antipasti di album da comprare a Natale. In Spagna, ad esempio, l'hanno segnato i grandi ritorni. Fito y Fitipaldis, Pablo Alborán e Melendi (più o meno in ordine di gradimento personale) erano senza dubbio tra i più attesi. 

Li ho ascoltati, i loro lavori. E devo dire che non mi hanno entusiasmata. Gradevoli, certo. Ma privi di quell'insondabile quid che trasforma il "carino" in pelle d'oca. Troppo uguali a se stessi. Troppo accomodati in formule consolidate. Ecco, questa é la mia sensazione. Persino Fito pare essersi ridotto ad una copia di tanti suoi successi, nonostante il verso "Lo contrario de vivir es no arriegarse" sia diventato in poco tempo uno tra i più citati sui social. 



Melendi, dal canto suo, sembra stia seguendo una parabola discendente per cui non intravedo possibilità di riscatto. Negli anni, il flamenquillo pop degli esordi é andato via via lasciando il posto a brani di qualità (a mio avviso) sempre meno convincente e testi sempre meno ingegnosi. Perché? Mi vien da chiedermi ogni volta. Ad ogni nuovo disco che inevitabilmente commento con un "sí, bello, ma era meglio quello prima". Sconforto.



La dice lunga il fatto che, tra i tre, quello che mi convince di più sia il nuovo singolo di Pablo Alborán. Che, insomma, gran bel figliuolo finché vuoi (nonché, in quanto malagueño, anche simpatico a prescindere), ma m'é sempre parso un po' una lagna. Comunque "Por fin" é orecchiabile e struggente al punto giusto. E infatti, non a caso, gli ha fatto superare in soli tre giorni il milione di visualizzazioni su youtube. 




Ad ogni modo, se é vero che dai Ritorni mi aspettavo di più, una scoperta interessante c'é stata. Perció, anche se non si tratta di una novità in senso stretto, mi preme condividerla con voi. A raccomandarla, tramite Twitter, proprio il solito Dani Martín. E, nonostante sia ormai un fatto noto che la mia passione musicale nei suoi confronti stia vacillando pericolosamente, i suoi consigli hanno quasi sempre incontrato il mio gusto. Questi qui, poi, mi intrigavano non poco. Voglio dire, dai: un gruppo che si chiama "La Maravillosa Orquestra del Alcohol", un po' di curiosità te la mette a prescindere. Soprattutto se vai a cercarne l'ultimo disco su Spotify e scopri che contiene tutta una serie di brani intitolati "vasos vacíos" (bicchieri vuoti), "Amoxicilina" e simili. Il mio preferito é, senza ombra di dubbio, proprio quel "Quién nos va a salvar?" che all'LP dá il titolo. Una domanda che é tutta una dichiarazione di intenti. L'unica pecca? Farsi abbreviare in M.O.D.A. L'accento, vi prego, non metteteglielo mai. 


lunedì 28 aprile 2014

Il progetto solista di Dani Marco (Depistaos)


I Dani M. che sciolgono gruppi per intraprendere carriere soliste meritano a prescindere la mia attenzione. Ecco perché mi premeva segnalarvi il nuovo progetto del frontman dei Despistaos (Dani Marco, per l'appunto), che lo scorso 23 Aprile ha dato ufficialmente avvio al crowdfunding per finanziare il suo primo EP.



Questa del finanziamento popolare é una pratica sempre piú diffusa tra i musicisti spagnoli. Per quanto mi riguarda ho contribuito al lavoro di Cris Méndez (attualmente in fase di finalizzazione), ne ho parlato su Total Free Magazine e - a questo punto è abbastanza evidente - mi affascina non poco. Chè, se l'industria è in crisi, una soluzione andava comunque trovata. E c'è un nonsochè di romantico nel fatto che - in mancanza di liquidità e coraggio-  consista nel far decidere agli ascoltatori quale tipo di musica meriti di essere incisa. 
Tu contribuisci con una somma a tuo piacimento e, se verrà racimolata la quota necessaria ad avviare il progetto, riceverai in cambio una ricompensa adeguata alla cifra versata: dal disco in formato digitale da ascoltare prima degli altri, al concerto privato a casa tua. 

Il rischio, se mai c'è, è che l'abitudine diventi talmente radicata da indurre le case discografiche ad adagiarsi sugli allori. Sì, insomma, basterebbe accettare di distribuire chi ha ottenuto più successo con la sua campagna di crowdfunding, evitando di guardarsi in giro alla ricerca di nuove leve. Oppure, più probabilmente, che il fenomeno finisca con l'esaurirsi da sè nel momento in cui troppe richieste di aiuto economico spingeranno i fan a non esaudirne più nessuna. Ad ogni modo, visto l'attuale successo della formula nella terra di Cervantes, non sembra ancora il momento di preoccuparsene. 

Tornando a Dani Marco, il primo assaggio del lavoro solista s'intitola "La Pintan Calva" e, devo ammetterlo, a me non convince granchè. Però ve lo lascio, non foss'altro perchè è una delle novità musicali attualmente più chiacchierate in Spagna. E perchè mi piacerebbe avere un vostro parere. Buon ascolto!


venerdì 24 gennaio 2014

La piccola, inattesa, invasione ispanofona nelle radio italiane

Ve ne sarete accorti: nell'ultimo periodo un'inspiegabile invasione di musiche ispanofone ha colpito le radio italiane. Dico inspiegabile perché ci hanno abituati ad aspettarcele in estate. La lingua di Cervantes, si sa, fa tanto vacanza. Villaggio Alpitour. Veline in trasferta massiva a Formentera. Film di Pieraccioni con figone mezze nude che ballano su un tavolo. Spiagge bianchissime. Mondiali. 'Somma, tutte quelle robe lí. Il punto é che non me l'aspettavo. E, anche se l'invasione non é certo quella che mi sarei auspicata (eqquandomai, Santa Pazienza!), va da sé che ne dovessi parlare. Il "meglio poco di niente", tutto considerato, non è poi la peggiore delle filosofie.

Le novità castigliane in rotazione sui network sono, essenzialmente, due. C'è il solito Jarabe De Palo - Miglior Vip Italo-Spagnolo su Twitter nel 2012 - che torna con un Pezzo Vinavil di cui, una volta ascoltato, non vi libererete ad occhio e croce mai più. S'intitola "Somos" e vanta un videoclip davvero bellissimo. A flamenchizzare il tutto, la collaborazione della cantaora Montse Moreno, nota come "La Duende".


E poi c'è Ana Tijoux, che in realtà di spagnolo non ha niente (è nata in Francia da genitori cileni), se non la lingua in cui canta. La sua 1977, di per sè, non mi piace neanche granché. L'ho però accolta con entusiasmo per la ventata di speranza che si porta dietro. Voglio dire: il rap in spagnolo, da noi, s'era sentito poco o nulla, fino ad ora. L'introduzione di un brano così lontano dagli stereotipi tutti italici di flamenco, reggaettón e ritmi latino-americani...beh, mi fa pensare che, forse, anche per gli altri generi in castigliano possa esserci un futuro da noi.


In Spagna, peró, é di un altro disco che tutti oggi parlano. Si tratta di "Pólvora", il nuovo - atteso - lavoro di Leiva. Io non l'ho ancora ascoltato, lo devo premettere. Ho peró amato alla follia il precedente Diciembre. Ed é per questo che, con le aspettative all'ennesima potenza, questa breve carrellata dovevo concluderla cosí. Con la traccia di apertura dell'album. Con "i versi che ci spezzano", con "i lacci che ci segneranno".  Con l'auguro "qué no mueran nunca los cantantes!" (che non muoiano mai i cantanti!) che un po' si presta a morale di questo e quasi tutti i miei post.