Visualizzazione post con etichetta feria de agosto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta feria de agosto. Mostra tutti i post

domenica 20 agosto 2017

La Vie en Rose e altri trend di moda flamenca dalla feria di Málaga


Togliere un fiore dalla testa può essere più doloroso di quanto sembri. É come se avesse messo radici nel cervello, inondandolo del ritmo incessante delle sevillanas, dell'odore delle biznagas, del rumore degli zoccoli dei cavalli al galoppo sull'asfalto del Real. Come se avesse acuito i tratti più flamenchi della mia personalità, rompendomi persino l'orologio pur di insegnarmi a vivere senza preoccupazioni. Nel silenzio surreale di questa Domenica è ancora più difficile doversi rassegnare alla routine.

La Feria di Málaga si é appena conclusa, e con lei anche le mie vacanze. Sono state le più belle e distensive degli ultimi anni, nonostante l'assenza di imbarchi e il dolore acuto delle cronache. Ho letto libri, ho guardato serie tv, ho ballato fino a che ne avevo fiato. Ma, soprattutto, mi sono immersa corpo e anima in quel mondo parallelo che da sempre mi disegna sul volto sorrisi più pieni. 

Ebbene: c'è un aspetto, in quel mondo, a cui continuo a riservare uno spazio speciale in questo blog. Parlo della moda. Di quella nicchia del settore fashion che più di ogni altra mi affascina ed entusiasma da morire.

Nel giorno dei bilanci, capirete quindi che non potevo non passare in rassegna i trend flamenchi visti quest'anno alla festa grande della città. 


LA VIE EN ROSE 

Secondo Pantone il Pink Yarrow è una delle nuance dell'estate, e la Feria di Málaga l'ha confermato appieno. Vuoi perchè è di tendenza in senso generale o vuoi perché è il colore del Cartojal (il vino ufficiale della festa), la stragrande maggioranza delle flamenche l'ha scelto quest'anno per vestiti e fiori, facendone l'indiscusso protagonista delle palette. 

Tutte le foto: Ilaria - Italo-Spagnola 


Anche il più delicato Pale Dogwood - un rosa antico con sfumature pesca, inserito anch'esso nel report di Pantone sulle tonalità di tendenza per la stagione - si è visto spesso nelle vetrine dei negozi di settore e tra le casetas del recinto ferial. Più che come tinta base da indossare da capo a piedi, l'ho notato più spesso sugli accessori o abbinato ad altre tonalità di rosa e di viola nelle fantasie di gonne ed abiti. 

Foto: Ilaria - Italo -Spagnola e Ayuntamiento de Málaga (Facebook Page)



GIALLO ESTATE

Alle passerelle di settore, il giallo era stato presentato come il grande protagonista della stagione flamenca. Se alla feria di Siviglia il trend non sembrava essere stato confermato, a Málaga è stato decisamente più presente. Il motivo potrebbe essere più terra-terra di quanto pensiamo: con l'abbronzatura di metà Agosto, sta decisamente meglio che in Primavera!

Foto: Ilaria - Italo-Spagnola



FLOWER POWER!

L'altro grande trend di stagione, confermato una volta in più dalle flamenche malagueñe, sono le stampe floreali. Classiche, abbinate ai pois, piccole o grandi che fossero, si sono dimostrate l'indiscusso must-have per la Feria. 

RAINBOW EFFECT

Le più coraggiose ed anti-convenzionali si sono fatte vedere in giro con gonne e vestiti impreziositi da micro-volant ciascuno di un colore diverso dall'altro, per un generale effetto "arcobaleno" o patchwork che avevamo già visto in passerella per mano di Pilar Vera o Pol Nuñez. Personalmente lo trovo spettacolare. 

Foto: Ilaria - Italo-Spagnola


PENDIENTES DE FLECOS

Letteralmente "orecchini con le frange" (come questi)  sono stati quest'anno i preferiti dalle ragazze e dalle signore: pratici e leggeri, sono decisamente più comodi dei tradizionali cerchi oversize, perfetti per chi ha voglia di scatenarsi nelle danze!

CORTO E PRATICO!

Se la Feria di Siviglia è più "fashion" e snob, quella di Málaga é sempre stata più votata alla praticità. Ecco allora che sono sempre di più le flamenche di tutte le età che, indipendentemente da quello che detterebbero le mode, scelgono abiti corti e senza maniche per sopravvivere meglio alle temperature infernali dell'Agosto andaluso. 

Foto: Ilaria - Italo-Spagnola


Nella stessa ottica si inquadra la quantità di mini-zaini (per nulla "ortodossi") indossati dalle ragazze con i trajes, al posto delle più tradizionali ma meno capienti pochette. Il motivo? Ancora una volta, pura praticità. C'è bisogno di spazio per portarsi dietro un accessorio considerato da molte indispensabile: lo spruzzino con l'acqua per rinfrescarsi tra una sevillana e l'altra! 

FLAMENCO PRET-A-PORTER

Alla Feria de Málaga non tutte si vestono da gitana. Per chi non lo fa, però, vige la regola non scritta di flamenchizzare almeno un pochino il proprio look civile. Oltre ai classici fiori in testa, quest'anno uno dei modi più popolari per farlo è stato legare il mantón in vita sopra agli short, dando l'effetto ottico di una mini-gonna con le frange a taglio asimmetrico. 

In crescita, infine, la popolarità delle minigonne in jeans con applicazioni di volant a pois : comode, colorate, e decisamente più economiche di un abito!






martedì 15 agosto 2017

Senza anestesia.


Feria è uscire per andare in spiaggia e ritrovarsi al concerto di un gruppo rock. É cantare "qué viva España" con degli sconosciuti in Plaza Uncibay. Fermarsi in Calle Larios perché le ragazze di una qualche scuola stanno ballando flamenco sul palco. 

Un post condiviso da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:



Feria é scoppiare in lacrime quando un coro popolare canta una canzone dedicata a Málaga (meno male che avevo gli occhiali da sole!). Piangere di nuovo (no, sul serio, cosa mi sta succedendo?) di fronte alla felicità e all'energia di una signora di 96 anni che balla por rumbas. Incrociare per caso i DMEI nello studio in esterna di 101 tv. E alla fine non arrivarci proprio, alla Malagueta, perchè in Plaza Marina c'è un'altra band. E "Oh, questi son bravi, facciamo che mi fermo ancora un po'".




Feria è la giornata stupenda passata al Real con le compagne di flamenco, raggianti nei volant comprati per l'occasione. É mangiare una tapa in ogni caseta. É il cameriere che rovescia la paella adosso a Maria José e allora "Viva los noviosss", perché sempre di riso si tratta. Feria sono le ragazze sedute di lato sui cavalli agghindati. I commenti sui vestiti. I volti inediti. I bambini che giocano a spruzzarsi acqua sotto la fontana. 

É ballare finché hai fiato. Ballare ovunque. Con chiunque. Comunque. É imparare finalmente la terza sevillana - e metá della quarta - rendendosi conto che come per le lingue é solo quando ti butti, e solo sul posto, che le fai davvero tue. É tuffarsi sul letto alle nove di sera, esaurita ma felice, mentre scalci con i piedi per lasciar cadere kili e kili di stoffa sul pavimento. E parli all'abito inzuppato di sudore solo per dirgli grazie di averti cucito addosso una personalità un po' nuova. 

Feria per me è una concatenazione infinita di stimoli che ti riempie l'anima fino a farla traboccare. 



Per questo fatico sempre di più a capire chi la vive solo come un macro-botellón. Nient'altro che un pretesto per bere, bere troppo, bere fino a perdere il controllo. Fino a ridurre la città a uno schifo, tanto da costringermi a ripetere che "di solito non è così" ad una coppia di amici in visita. Perchè me ne vergogno profondamente, di queste pile di spazzatura ai bordi delle strade, del pavimento appiccicoso, dell'odore di alcol, marijuana, pipì e sudore che si respira nell'aria; della gente che vomita negli angoli, delle ragazzine che barcollano con una bottiglia ormai quasi vuota di Gin bevuta a canna. Del sottofondo di sirene della polizia. 

Ché magari sono io che sto invecchiando. In effetti, mi sto rendendo conto che mi piacciono di più le cose che amano le signore un po' attempate che moltissimi giovani. Può essere. Però non capisco - davvero, proprio non mi entra in testa - come si possa VOLER stare male, VOLERSI distruggere, VOLERE il post-sbronza devastante che ti lascia il Cartojal la mattina seguente, togliendoti tutta la voglia di svegliarti un po' prima e goderti gli spettacoli migliori. VOLERE - ecco, soprattutto questo - non ricordare momenti così. 

La Feria, per me, va vissuta di giorno, sotto la luce del sole, senza anestesia.

Perchè giornate come queste sono un'iniezione di gioia totale e purissima che difficilmente sarò in grado di spiegarvi a parole. 

Non c'è alcolico né droga in grado di eguagliarla in alcun modo. 


venerdì 11 agosto 2017

Feria is coming: la playlist che vi mancava


Ok, tecnicamente non è che questo post c'entri proprio con la feria. Voglio dire, stavo ancora nel mio vecchio appartamento di [*sospiro nostalgico*]  Huelin quando mi sono resa conto che le sonorità flamenche sono perfette per le pulizie. Sì, insomma, motivano. Togli la polvere lerelerè, passa il mocio toma que toma, lustra i vetri arsaaa, e finisci in quattro e quattr'otto. Sul serio. Dovreste provare. 

Comunque. Siccome questa notte i fuochi artificiali daranno l'entusiastico benvenuto alla festa grande della città, suppongo sia piuttosto naturale affibbiarle colpe e meriti di tutto ciò che accade. Compresa la playlist che progettavo da una vita, e che il tripudio generale di pois mi ha finalmente convinta ad assemblare. 

Perchè questo ho fatto: assemblato. Sono andata a setacciare le mie vecchie liste di riproduzione su Spotify per estrarre da ciascuna i brani più adatti alle circostanze. Rumba, flamenquillo pop, contaminazioni e flamenco in senso stretto (ma nella sua versione di facile fruizione): quella che ci troverete dentro - se mai doveste decidere di ascoltarla - non è tanto una sorta di colonna sonora personalizzata della feria quanto la proiezione stessa dell'anima andalusa che da anni, più o meno nascosta, covo dentro di me.

Quello che potrò fare da stasera, col mio bel vestito ritirato dalla sarta e i mille fiori che aspettano soltanto di posarsi tra i capelli, non sarà in fondo altro che darle sfogo.

Buon ascolto a tutti. E, perchè no? Magari anche buone pulizie. 


martedì 8 agosto 2017

Feria is coming: breve storia della moda flamenca

Se la guardi da Plaza de la Constitución, la porta rossa all'ingresso di calle Larios incornicia perfettamente il monumento al Marchese. É lì ormai già da qualche giorno, ornata di biznagas giganti, a far da sfondo ai selfie dei turisti e dei locali. Lì accanto, a meno di cinque metri, la tradizionale piramide di barili fucsia già inneggia alla perdizione del Cartojal.



Sì, perchè ormai ci siamo. Lo dicono i negozi di moda flamenca presi d'assalto da moltitudini infervorate. Le stoffe a pois. Le offerte irresistibili. Lo dicono le ragazze che promuovono i saldi con le minigonne di volant. Lo dice il tipo che, sbuffando per il caldo, si arrampica sulla scala a pioli per dare gli ultimi ritocchi ad un gazebo. E le scritte al neon coi servizi straordinari sugli autobus. Le pubblicità a tema. La monotonia delle mie ricerche su Google, coordinate all'argomento unico - ed ubiquo- di conversazione. 

Ci siamo, sì. Siamo entrati ufficialmente nella settimana della feria, e io sono emozionata come una bambina. 

In questi ultimi giorni ho rastrellato mercatini. Dilapidato i risparmi in accessori. Sono passata dalla sarta a farmi ritoccare un abito. Ho studiato davanti allo specchio - nella penombra anti-intrusi di camera mia - ogni possibile combinazione cromatica di fiori e mantones. E adesso, quando tutto sembra finalmente a posto, sento l'obbligo morale di iniziare il countdown. 

Lo faccio con un post informativo (ché ormai c'ho preso gusto), riassumendovi la storia degli abiti che in questo periodo dell'anno, a Málaga, tutte noi cerchiamo e sogniamo. Abiti che non sono pura estetica ma tradizione e cultura. La storia di un popolo formato balze, in una perenne e affascinante evoluzione. 

Spero possa aiutarvi ad entrare in atmosfera. 

BREVE STORIA DELLA MODA FLAMENCA*

C'erano una volta i gitani

Le origini dei vestiti flamenchi per come oggi li conosciamo risalgono al XIX secolo. In quell'epoca, infatti, le donne di campagna, per lo più di etnia gitana, erano solite accompagnare i mariti alle fiere di bestiame indossando un camice di cotone molto umile, ornato da una serie di volant. 

In seguito, le donne spagnole più benestanti copiarono il loro stile impreziosendolo con pizzi, passanastri, maniche ornate e molto altro ancora. 



Foto: porsolea.com


L'esposizione del '29

Il 1929 segnò il punto di svolta della moda flamenca. Fu all'esposizione ispano-americana di Siviglia di quell'anno, infatti, che l'abito flamenco si vide consacrato come indumento ufficiale per chiunque volesse assistere alla feria della città, dando inizio alla tradizione che ancora oggi perdura. 


1929. Foto: Pinterest


Gli anni '50: Non solo cotone! 

Negli anni '50 ci fu la vera e propria esplosione dell'industria di settore a livello creativo, con l'abbandono del cotone (che fino ad allora era stato il materiale pressochè esclusivo per la fabbricazione degli abiti) in favore di tutti i tipi di stoffa possibili ed immaginabili. 


Anni '50. Foto: Abc.es


Gli anni '60: dal lungo al corto 

Negli anni sessanta, grazie soprattutto alla bimba prodigio Marisol, l'abito flamenco si accorcia per arrivare fino alle ginocchia o addirittura sopra. Ancor oggi gli abiti corti si indossano nelle ferias, e sono la tipologia di abito preferito per le bambine o le ragazze molto giovani. 


Marisol, anni '60. Foto: todocoleccion.net


Gli anni '70 e '80: esageriamo! 

Negli anni '70 il vestito si allunga nuovamente fino a coprire le caviglie, con una gran abbondanza di merletti e lacci (tendenza che si protrarrà anche nel decennio successivo). 



Anni '70. Foto: Entre Cirios y Volantes


Oggi

Il settore flamenco è, come la moda in generale, in continua evoluzione. Soggetto alle tendenze del momento e permeabile al contesto sociale in cui è immerso, si reinventa costantemente per la gioia delle appassionate. L'industria del settore muove numeri impressionanti, tra eventi dedicati, designer "di fiducia" che hanno ormai legato il loro nome ai bailaores più famosi, stampa, influencer e una rete di fashion blogger specializzate. L'appuntamento più importante, per tutti loro, è il SIMOF: il Salone Internazionale di Moda Flamenca - equiparabile alle nostre fashion week - che ogni anno a Siviglia anticipa i trend di stagione. 


Simof 2017. Foto: Flamenco.moda


Quest'estate persino lo spot del Metro di Málaga ha voluto fornirci un utile riassunto di ciò che va per la maggiore: colori intensi, pizzi, abiti aderenti, volant oversize. 





Per non sbagliare

Nonostante i continui cambiamenti, alcune certezze ci sono. Se volete investire in un abito flamenco che sappia sopravvivere al tempo, optate per la cosiddetta silhouette a chitarra: è la forma più tradizionale e d'impatto, che avvolge in modo sinuoso il corpo della donna aprendosi sul fondo in una serie di volant. Per i colori, scegliete tonalità intramontabili come il rosso, il nero o il bianco. E, se volete una dritta extra, sappiate che i pois non passano mai di moda. 

Non fate le guiri!

Ci sono almeno sei peccati mortali che, secondo le flamenche, commettono i "guiri" (gli stranieri) alla feria. Se volete passare per una del posto e non farvi sgamare subito, è bene ricordarli seguendo queste semplici regole:

1) I capelli non vanno MAI portati sciolti. Potete raccoglierli in uno chignon basso, alto, o laterale; in una treccia, persino in una coda bassa. Potete osare acconciature elaborate. Ma è assolutamente vietato lasciarli al naturale. 


Foto: Peinadosde10.com


2) Il mantón non va mai annodato in vita: per quanto vintage possa essere, oggi come oggi é assolutamente out. Non disperate, però: ci sono altri mille modi per indossarlo, e sono tutti validi. 


Foto: BulevarSur


3) Evitate le scarpe sbagliate! Una ragazza con abito flamenco e scarpe da ginnastica, infradito o tacchi a spillo puó essere solo, ed inequivocabilmente, una straniera. Le spagnole scelgono in genere le espadrillas con un po' di zeppa o, al limite, modelli retró col tacco basso e grosso.


Foto: Instagram - Calzados Hinojosa


4) No alle borse! O meglio, a quelle grandi. Se il vostro vestito non ha la comodissima tasca porta oggetti sul fondo della gonna, sono ammesse quasi esclusivamente le pochette. 


Foto: Pinterest


5) Mai un solo fiore. Un solo fiore in testa, peggio ancora se portato in modo discreto al lato dello chignon, equivale a dire "sono una turista". Portatene almeno due, esagerati, con colori a contrasto, e ben alti sopra la testa. 


Feria de Abril 2017. Foto: Efe


6) No agli occhiali da sole! Si dice che le vere flamenche alla feria non li indossino, ma personalmente é la regola che mi viene piú difficile rispettare. Il sole dell'Andalusia sa essere inclemente, quindi se peccherete io in questo senso vi perdonerò. Non me ne vogliano le locali.  

Allora: pronte per il delirio?

*Fonti: ABC. es, Bulevar Sur, Wikipedia 











lunedì 24 agosto 2015

Moda Flamenca: i migliori outfit dalla Feria de Málaga

Va bene, lo so: avevo detto di aver finito, con i post su Málaga. Solo che in città si è appena conclusa la Feria, e - insomma- mica pretenderete che passi sotto silenzio uno degli eventi più attesi e chiacchierati dell'anno? Che non vi dedichi nemmeno un paio di righette striminzite tanto per

Dai, siamo seri. 



Ché poi la Grande Festa sembra proprio non farcela più, a trascorrere immune da polemiche. Abusi alcolici, aggressioni sessuali e strascichi di spazzatura ne stanno deturpando negli ultimi anni il bel volto colorato di musica e folklore. Del tipo che la parte da protagonista l'hanno le pudenda di un tizio che ha ben deciso di combattere il caldo andando in giro nudo. Atti osceni in luogo pubblico. Non fosse che nessuno dei presenti sembra averci fatto poi questo gran caso. 

Sono in tanti a sostenere che la colpa sia dell'amministrazione. Che, con il fine di fomentare la frequentazione dello spazio feriale del Real anche in pieno giorno, il sindaco abbia finito per abbandonare il centro della città a se stesso. Il risultato è che l'atmosfera flamenca e le tradizioni equestri appaiono sempre più confinati nelle pur numerose casetas a pochi passi dalla ruota panoramica. E; mentre gli over trenta iniziano con sempre maggior frequenza a disertare un appuntamento che era sempre stato fisso, turisti e giovanissimi si impadroniscono di un'addobbata calle Larios con il solo, preciso e documentato intento di attaccarsi all'ennesima bottiglia di Cartojal.

Triste, sì. Ma, nonostante tutto, io mi rifiuto di credere che la Feria sia soltanto questo. L'ho visto con i miei occhi, l'entusiasmo delle ragazze nei giorni precedenti i fuochi di artificio. Si recavano nei negozi di moda flamenca con la stessa emozionata solennità di chi va in cerca del proprio abito da sposa. Accompagnate da madri, sorelle ed amiche dialogavano con commesse premurose arrabattandosi tra vestiti in saldo, fiori, peinetas ed orecchini coordinati. Le vedevo sfilare tra gli applausi e i "guapa!", mentre le balze colorate accarezzavano il pavimento, aperte come fiori all'incontrario sulle silhouette attillate.

Per loro era importante, si vedeva. Avrebbero speso cento, duecento, anche più euro pur di essere stupende nella loro mise. Una mise con cui non si sarebbero limitate a ballare sevillanas o muovere qualche passo su di un tablao improvvisato. Anzi, forse non l'avrebbero fatto per niente, obbedendo tuttavia orgogliose ad un rituale storico precedente la loro stessa esistenza. Tenendo viva - soprattutto - la tradizione della loro città. 




E' su questo che preferisco concentrarmi, quando parlo della Feria de Málaga. Sul folklore. Sul flamenco. Sulla sua moda. Perché mai come in questo caso l'esternazione estetica riveste un ruolo piú importante di quello di avvolgere un corpo. E non é vero che l'aspetto piú autentico si é perso: basta sapere dove guardare. 

Io, ad esempio, ho guardato su Instagram. Su Facebook. Ho spulciato tra le tante photogallery dei quotidiani locali. Ed é lí che - nell'impossibilitá di essere presente - ho cercato e selezionato i migliori outfit flamenchi immortalati nel corso settimana clue dell'estate malagueña.

Il bilancio é che, in generale, le tendenze di stagione sono state rispettate. Ho visto molte stampe floreali; molte frange; molte maniche oversize. In testa non c'era quasi mai un solo fiore, ma piuttosto elaborate composizioni multicolor. Tra le mise a tinta unita sono risultate particolarmente popolari le nuance più chiare, con il bianco in primis. Molto presenti anche gli intarsi in pizzo, a donare un tocco di sensualità in più. 

Sempre tantissime sono le ragazze che optano per abiti e gonne corte, di quelle che arrivano a malapena fino al ginocchio. Pressochè inutili ai fini coreografici di un ballo, ho ormai imparato a riconoscerle come un Grande Classico della Feria: il capo perfetto per adeguarsi all'atmosfera senza soccombere ai quaranta gradi della Costa del Sol. 

Poche novità tra gli accessori: i più comuni sono sempre il classico ventaglio e la mini-borsetta da sera, quasi sempre con tracolla dorata o argentata. 

Ma ecco, qui sotto, una slideshow con i miei look preferiti. Ché le polemiche non ci piacciono, ma i volant ...oh, eccome.  A voi quale piace di più? 




sabato 30 agosto 2014

Málaga e il dolore del ritorno: pensieri sparsi tra canzoni e tweet.





É sempre più difficile, rassegnarsi al ritorno. Salire su un aereo, ricollocare le nove e mezza di sera nel cielo troppo buio dell'est. Malsopportare i soliti italiani che entrano dalla porta sbagliata. Che dico io: ci sarà un motivo, se la specificano sulla porta d'imbarco, no? Non é lí per puro abbellimento. Contare fino a dieci. Ascoltare i Negrita. Nessuna voglia di litigare.

Te ne dimentichi, poi. Persa nella routine del tuo paesello grigio. Nelle scansioni di incombenze che hai imparato a chiamare normalità. Sospiri. Basta un po' di tempo, sai. Un po' di tempo appena. Ti tufferai in una canzone nuova. Riderai di una frase inaspettatamente tua. "Anch'io ti ho pensata". E allora progetterai date di un tour. Vomiterai idee nuove in contesti lavorativi. Tra un po' lo scorderai, questo dolore soffocante. Le fitte che ti bruciano tra l'anima e le costole. Le lacrime che pungono senza farsi vedere. Perché tornare a Malaga, per me, è sempre ricordare ciò che voglio davvero. Ció per cui, vigliaccamente, non ho abbastanza coraggio di lottare.

Si accentua, la sensazione di casa, se affitti un appartamento con tua madre vicino al posto in cui un tempo vivevi. Non ci sono tornata, nemmeno questa volta, al portone con sú scritto il numero 44. Nonostante il masochismo, credo che non ci tornerò mai. Il locutorio da cui mi connettevo i primi tempi ha cambiato gestione. Al posto dei marocchini c'è una donna locale. Duecento kili di sospiri e sudore nell'anticamera dei soliti banchetti, giusto giusto appena lucidati un po'. "Sono 30 centesimi", mi dice. E' molto più carino, disposto così. 

Tornare a Málaga é atterrare tra i botellón fuori dall'aeroporto. Prendere un taxi, come nel 2008, tra i santini appesi allo specchietto retrovisore, i finestrini abbassati, e i giro d'aria umidi che gonfiano i capelli. "Ti dispiace se evito il centro?" 






Málaga é la Feria che si annuncia nelle biznagas giganti all'imbocco di Calle Larios. Un inglese vestito da Zorro che insiste a dire che sono "Beautiful". Le vie sempre affollate in cui so orientarmi a perfezione. É l'autenticità del Palo, boccata d'aria fresca priva di connazionali.  La spiaggia della tarda mattinata. Le barchette fuori dai chiringuitos, dove spiedini di espetos invogliano in profumi di brace e sabbia mista a cenere. 



E ancora la pausa pranzo alle quattro. I gambas alla plancha di vicente. Il Moscatel del Pimpi. Gli incontri quasi casuali con amici e conoscenti che ho lí più numerosi che altrove. I pettegolezzi, la constatata fratellanza di una comune perdita di passione. Le chiacchiere con Amiche che meritano la maiuscola; Perché per quanto passi il tempo, i cani crescano e i quadri si concludano, i discorsi riprendono dopo una virgola. Mai del tutto interrotti dalla volta prima. 








Curioso: "Razones para ser andaluz" era trending topic su Twitter, il giorno in cui sono tornata. Io ne avrei avute a migliaia. Perchè è l'unico posto dove svegliarsi alle nove e mezza è madrugar, avrei scritto. Perché nessuno sembra avere mai fretta. Perché ha piovuto soltanto due giorni in tutta l'estate. Vale la pena essere andalusi perché con 8 euro ti abbuffi di pesce a bordo spiaggia. Perché il mojito costa come altrove anche su una terrazza panoramica extra lusso al quindicesimo piano di un hotel. Perché c'è una festa in cui tutti si vestono flamenchi e si mettono il fiore in testa. Perché le vecchiette dell'età di mia nonna si scatenano ancora per strada a ballare sevillanas. 




É una ragione per essere andalusi guardare le cittá che cambiano e crescono restando se stesse. Osano con l'arte, si fanno raffinate, eppure non perdono le tracce di sè. Ne é un'altra poter girare per strada in sicurezza, anche e soprattutto a notte fonda. Lo é che i signori anziani col bastone ti raccontano la loro vita in attesa di un autobus. Che qualunque problema tu abbia, ci sarà sempre uno sconosciuto disposto ad aiutare. Ecco, questo avrei voluto scrivere, ora.  Ora che sono tornata e mi riascolto Bebe. Era uscita al termine del mio erasmus, quella canzone. Parlava di tornare. Di andarsene per sentire mancanze. Forse per capire, o per scordare…come me. 





E adesso premo play, come in una sorta di rituale. Ora che il tormentone Bailando s'é incollato a una vacanza e tutto - più del solito - mi sembra possa ridursi a musica.  Ora che ho già ricominciato a cercare annunci e prezzi di appartamenti in affitto. Perché mi immagino- anzi, no: mi vedo proprio! - sul bus per l'Ikea a cercare arredamenti per il mio appartamento vista malagueta. E aprire le tende, al mattino, per fare colazione su di un balconcino che dá al mare. Mi vedo uscire, cenare ai 100 montaditos un mercoledì sera. Lavorare come commessa in un negozio qualunque, ché non mi frega della laurea, non mi frega del settore, se posso vivere lí. Mi vedo felice, con quella particolare luce negli occhi che riesco ad avere solo in Spagna. E non lo so se poi è colpa del sole, dell'odore di quei fiori che un po' mi sanno di cavallo, delle risate della gente rese acute dal troppo Cartojal. 









Io so soltanto che è sempre più difficile. Solo e soltanto questo. Perché ogni volta che torno a Málaga qualcosa mi strattona per la maglia, mi sussurra all'orecchio, me lo ricorda in tutti i modi. Rivoglio quella vita, o per lo meno ne rivoglio la location. Suona Vino Tinto degli Estopa fuori da  una caseta al Real.  Io le appartengo. Lei mi appartiene. Non c'é altro da dire. 



giovedì 21 agosto 2014

Chiuso per Feria, 2014 Special Edition.

I temporali, fuori dalla mia finestra, sembrano sempre più epocali che altrove. I fulmini, stanotte, sembravano fuochi d'artificio. Ne percepivi l'elettricità, il lieve fruscio che precede l'impatto, simile agli ultimi respiri esalati da una lampadina. 



Mi terrorizzava, francamente. Solita tachicardia d'irrazionale. 
É stato lì, nell'oscurità, che mi sono messa a pensare alle lezioni di Psicologia. 
Bizzarro: è forse il primo corso universitario che io abbia mai frequentato e al contempo uno dei pochi che ancora ricordo bene. 

Parlava del cervello umano, il professore. E ora mi viene da ridere, perché le puntate di Perception m'hanno invogliata ai paragoni a posteriori. Comunque. Diceva qualcosa a proposito del sistema cerebrale della donna, tecnicamente più legato all'istinto, con un'area "primitiva" maggiore rispetto all'uomo. Nel mio dormiveglia, ho associato la nozione a qualche lettura successiva sulla tendenza delle donne ad aver paura dei temporali. 

Magari si spiega con qualcosa legato alla sopravvivenza, mi son detta allora. Magari dipende dal fatto che nella preistoria, con quei fulmini,  gli uomini ci avrebbero rischiato la vita. Preoccuparsi non era una questione romantica: erano loro che cercavano di procurarsi  il cibo. 

Poi mi sono girata sul fianco. Ho sorriso tra me e me. "Che razza di stronzate, come mi viene in mente!". E, col rumore ritmico della pioggia sulle persiane, abbarbicata al copriletto pesante, ho pensato che il giorno dopo tutto questo (i temporali, l'angoscia) sarebbe, in qualche modo, sparito. 

Ché non é stata un'estate bella, parliamoci chiaro. 
E non soltanto per colpa del tempo. 
Ha avuto le sue parentesi, certo. I suoi piccoli attimi di felicità. 

Ma nel complesso… nel complesso mi serve ancora la Spagna, ecco tutto. 

Per questo non avevo dubbi, che mi sarei svegliata con il sole. Tiepido,  saluta il riscatto che ora vado a riprendermi in quella che ancora mi piace definire "casa". A Málaga mi preme fare incetta di fiori colorati da mettere tra i capelli. Mostrare la Feria a mia madre con il curioso orgoglio dell'anfitriona. E ancora mangiare espetos. Las Gambas di Vicente. Tuffarmi nelle acque de El Palo. Intendo scoprire Frigiliana, chiedendomi perché non l'abbia vista prima.  Intendo ridere e sorridere, pensando che per la prima volta nella vita l'ultima settimana d'Agosto non sarà la fine della pacchia, ma il sospirato inizio di qualcosa


Ci si rilegge tra una settimana.