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domenica 3 febbraio 2013

Musica e Social Network: Condividere o desiderare?


La prolungata assenza di Dani Martín dai social network mi ha fatta precipitare in un vortice di riflessioni. L'argomento é il marketing. Sí, insomma, le strategie di comunicazione nel mondo della musica. Ve lo dico subito, cosí potete anche cambiare blog. Io, peró, le dovevo esternare. Insomma, ogni tanto devo pur fare la seria anch'io.  No?

Il punto é che c'é un'intera corrente di pensiero, pare. Tutta una sfilza di persone pronte a difendere la scelta come giusta ed opportuna. E badate: non parlo piú di questo caso in concreto. Macchè! Mi sono giá spostata su di un quadro generale. Ritengono, queste persone, che interrompere il contatto con i fan aumenti il desiderio del prossimo disco. In fondo é una teoria trita e ritrita giá in campo sentimentale: la lontananza dal partner genera nostalgia. La nostalgia, voglia di rivederlo. La voglia di rivederlo, re-incontri da scintille e cuoricini. Ecco, immagino che qui sia un po' la stessa cosa. Non posso neanche dargli torto, a dire il vero. Torno al caso concreto, e con me questo metodo funziona da impazzire. In senso letterale, impazzire.



L'idea, peró, contrasta nettamente con quella sorta di formula per il successo che, assieme a Michael Masnik, difendevo a spada tratta sin dalle pagine della mia Tesi. Connect with fans (CWF) + Reason to buy (R2B) = vendite. Recitava, piú o meno. Dove la reason to buy (ragione per comprare) consisteva nel valore aggiunto di cui rivestire il prodotto finale. Un'edizione limitata, un formato particolare, una copertina particolarmente curata...chessó, dei contenuti speciali che si trovano soltanto nella versione fisica dell'album. Qualsiasi cosa poteva andar bene. Ma il valore aggiunto era soprattutto quello dell'esperienza. E costruire esperienza attorno a un disco significava rendere i fan partecipi della sua creazione. Fare in modo che se ne sentissero parte integrante. Cosa che i social network, come mai era accaduto prima, rendevano piú facile che mai. Connect with fans significava interagire con loro. Raccontargli cosa stesse accadendo in studio di registrazione. Non dico ogni minuto. Non dico ogni dettaglio. Peró in modo piuttosto regolare. Condividere informazioni, aneddoti, magari qualche foto o qualche video...beh, farebbe sí che il fan si senta partecipe di tutta l'operazione. Tanto da sentirsi quasi obbligato a comprare il prodotto finale. Motivato dal fatto di percepirlo un po' anche suo. Difendevo la teoria di Masnik perché, in migliaia di altri casi concreti, anch'essa con me aveva sempre funzionato bene.



E allora mi chiedo, peró: quale funziona meglio? Sí, insomma, qual é l'approccio piú efficace? Condividere tutto o creare nostalgia? Coinvolgere, costruire esperienza, o piuttosto rinvigorire il desiderio? Voi che ne pensate? 


giovedì 20 settembre 2012

Fuori dal comune e...Made in Spain! Tre segnalazioni per gli acquisti online.


Poi io magari saró anche strana, ma nutro profonda ammirazione per le aziende che usano il web. Che lo usano bene, voglio dire. Cosí, mi spremo le meningi alla ricerca di un oggetto da fotografare per la nuova iniziativa Bacardi. E, giá che ci sono, vi segnalo tre casi Made in Spain che a mio avviso incarnano il concetto veramente a perfezione.



Ché, in fondo, mi aspetta un week end intenso. Giorni fatti di aria fresca, profumi, parole e tutta la stupenda tridimensionalitá della vita vera. Ci saranno ritrovi alla Carramba che sorpresa con amiche che non vedo da una vita; passeggiate a PordenoneLegge; mercatini etnici a Trieste. E vetrine, probabilmente. Un sacco. Perció, andiamo: come volete che oggi riesca a concentrarmi su qualcosa di piú serio dello shopping online?

I tre casi – si diceva – non sono né i migliori né i piú innovativi. Semplicemente, sono stati gli ultimi in ordine di tempo a colpirmi per efficacia promozionale. Tre tipi diversi di imprese che vedono nel web qualcosa di piú che un mero veicolo di contenuti. Al contrario, la rete diventa per loro lo spazio su cui sviluppare un business diverso. Di nicchia. Personalizzato e modulato sulle esigenze del cliente. Un cliente che viene direttamente contattato su twitter in funzione dei suoi stessi interessi. E poi coccolato, aiutato... fatto, in una parola, sentire speciale. Come dovrebbe essere, lontano delle espressioni annoiate di certe commesse scontrose. Come, in definitiva, piace a me.

E allora prendiamo Demodé Vintage, tanto per cominciare. Creato dalla madrileña Rosana Casado, presentata nella sezione “about us” del sito come un'amante dei viaggi e dell'old fashion, vanta un limitato catalogo di capi d'abbigliamento tutti ispirati alle linee moda degli anni 50,60, e 70 e allo stile di vita californiano. Prodotti che si collocano, insomma, al di fuori delle tendenze di stagione, di quelli un po' piú difficili da reperire nei grandi centri commerciali. Un target piú mirato é difficile da concepire, ma il bello é che, nonostante quanto si possa pensare, i prezzi non sono affatto esagerati. Si va dagli 8 ai 19 euro per una maglietta, dai 10 ai 20-25 per un vestitino che fará girare le teste. E c'é di piú! Perché, oltre a portare la loro filosofia su pressoché tutti i social network conosciuti, Demodé Vintage organizza una volta al mese negli uffici di Madrid (sul sito c'é scritto, in realtá, “a casa mia”) dei “pomeriggi di sole ragazze” dedicati allo shopping, ai dolci,e alle chiacchiere. Clienti e dipendenti dello shop sono invitate a partecipare, mediante prenotazione. E qualunque gruppo di amiche composto da un minimo di 6 componenti puó richiedere l'organizzazione di un evento simile a domicilio, semplicemente contattando lo staff dall'apposita sezione del sito. Non mi direte che non é geniale!

Due abitini "demodé vintage"


E poi c'é Regalos Musicales: per quelli come me, che con la musica hanno una vera e propria relazione sentimentale. Cioé, in realtá loro si presentano come un negozio online pensato per studenti o professori di conservatorio, musicisti di professione, esperti in materia. Ma ció non toglie che un qualunque amante delle sette note avrá voglia di comprare qualunque cosa giá dopo una prima occhiata ai prodotti in catalogo. Vendono di tutto, dagli articoli di cancelleria alle borse, passando per astucci, portachiavi ed appendiabiti. Con una caratteristica: ogni singolo oggetto é ispirato a motivi musicali. Decorato con chiavi di violino. Modellato a forma di pianoforte. E i prezzi sono davvero irrisori. Anzi, personalmente non sono stata in grado di trovare nulla che costasse piú di quattordici euro. Consigliatissimo. Soprattutto se voleste farmi un regalo. 


Uno stupendo bloc notes ..... e degli appendi-abiti da soggiorno. 



Per ultimo, il portavoce di un settore completamente diverso. Sí, perché con l'Hostal Persal di Madrid non parliamo piú di negozi online, bensí di alloggi definiti a basso costo. Intendiamoci: non é l'ostello piú economico del mondo. Per nulla, visto che una stanza doppia é capace di costarti 70 euro con tanto di sconto. Tuttavia, ha saputo compensare le tariffe non proprio ridottissime con un'attenzione al cliente personalizzata che dai social network sa arrivare dritta al cuore. Internet, per il Persal, é cosí importante che ci sono degli sconti esclusivi per i loro followers su twitter. Senza contare che il sito é davvero molto curato. Insomma: risparmio o meno, é impossibile non prenderli in simpatia.


L'"attenzione personalizzata", il vero punto forte dell'Hostal Persal! 

E voi? Avete conosciuto qualche impresa particolarmente attiva online che volete segnalare ai lettori di Italo-Spagnola? Io sono tutta orecchi. O tutta occhi, come preferite.