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domenica 7 giugno 2015

España Loves Cerveza: gli spot iberici più fighi (e chiacchierati) dell'estate!

Se è vero che la birra e la Spagna sono unite tutto l'anno in una relazione di reciproco affetto, immaginate quanto possano esserlo d'estate. Vero e proprio emblema delle giornate torride, i principali marchi nazionali sfruttano questo periodo per sfornare spot uno più bello dell'altro. Si tratta di autentici micro-film che, oltre a far leva sulle situazioni di divertimento tra amici, esaltano il legame delle singole cervezas con le rispettive città o regioni d'origine. Forti di cospicui investimenti, le loro campagne pubblicitarie diventano un evento con forti ripercussioni social in grado di farsi attendere, coinvolgere personalità importanti; ed- ovviamente - far parlare di sè. Ecco i tre spot più emblematici di quest'anno, chiacchieratissimi anche dalla nostra piccola (ma bella!) comunità di blogger italo-spagnole.




- CRUZCAMPO 


Cosa succederebbe se gli alieni invadessero Siviglia? Ce lo mostra il nuovo spot di Cruzcampo Radler 
con una buona dose di ironia, un'ottima realizzazione tecnica e splendide immagini della città.  Lo slogan è "qui fa talmente caldo che vediamo ombra dove altri vedono ufo", e già dice tutto di per sè. Di lui e della filosofia del "Made in Sud" che contraddistingue l'intera comunicazione della birra parla anche Nancy su Volevo Aprire un blog, arricchendo il post con i video di alcune pubblicità passate che incanteranno gli amanti dell'Andalusia.

Io mi limito ad aggiungere che nello spot ci sono anche alcune location malagueñe, come si puó leggere in dettaglio qui . D'altronde, Cruzcampo ha sempre avuto un occhio di riguardo anche per la città della rivale San Miguel. Consigliatissimo in tal senso, per chi non l'avesse ancora visto, il suo splendido spot inneggiante "la colonna sonora di Málaga", realizzato in occasione dell'ultima edizione del Festival Del Cinema Spagnolo nel Capoluogo della Costa del Sol: a me - lo capirete - ha strappato ben piú di un nostalgico sospiro. 






- ESTRELLA DAMM

Come ho già avuto modo di scrivere, la campagna "Mediterráneamente" di Estrella Damm è da sempre uno degli eventi più attesi dell'estate spagnola, nonchè uno dei suoi simboli mediatici per eccellenza. Ogni anno ci si chiede dove sarà girata, quale sarà la sua colonna sonora, se sarà in grado di superare l'edizione precedente. E questa volta  i presupposti per il sì ci sono davvero tutti. Il corto del 2015, che sarà online il prossimo 15 Giugno, si intitola "Vale" ed è stato affidato nientemeno che alle sapienti mani del regista Amenabar. 



Non meno altisonanti i nomi degli attori protagonisti, che sono la star di 50 Sfumature di Grigio Dakota Johnson, Natalia Tena de Il Trono di Spade, e Quim Gutierrez, volto arcinoto del cinema iberico. Un cast di tutto rispetto, insomma, per una storia ambientata ad Ibiza con il brano Our Place della cantautrice Maia Vidal a fare da filo conduttore musicale. Su Youtube c'è già il trailer, mentre qui potete leggere il post che vi ha dedicato la - ritrovata, evviva!- mia amata autrice di "Rotta A Sud Ovest". 




 - MAHOU 

#SoyMuydeMahou è l'hashtag abbinato alla campagna della birra simbolo di Madrid, che sceglie di festeggiare i suoi 125 anni assieme ad alcuni tra i volti piú noti del Paese. Coinvolgendo, oltre alla Capital, anche la location gallega di Santiago de Compostela, Mahou ha radunato attorno ad un tavolo personaggi quali Alejandro Sanz, Fernando Torres, Dani Martin, Iván Ferreiro, MClan, e molti altri ancora chiedendo loro di raccontare i momenti speciali che hanno accompagnato con una birra Mahou. Il risultato é simile a quello di una chiacchierata tra amici che, attraverso i loro ricordi, ricostruiscono uno spaccato genuino della societá spagnola. La grande quantitá di stelle della musica, del cinema, del calcio e della televisione presenti ha reso in poco tempo lo spot estremamente virale. Trovate maggiori informazioni, in spagnolo, anche su questo articolo di EuropaPress 






Voi quale dei tre spot preferite? 






domenica 3 febbraio 2013

Musica e Social Network: Condividere o desiderare?


La prolungata assenza di Dani Martín dai social network mi ha fatta precipitare in un vortice di riflessioni. L'argomento é il marketing. Sí, insomma, le strategie di comunicazione nel mondo della musica. Ve lo dico subito, cosí potete anche cambiare blog. Io, peró, le dovevo esternare. Insomma, ogni tanto devo pur fare la seria anch'io.  No?

Il punto é che c'é un'intera corrente di pensiero, pare. Tutta una sfilza di persone pronte a difendere la scelta come giusta ed opportuna. E badate: non parlo piú di questo caso in concreto. Macchè! Mi sono giá spostata su di un quadro generale. Ritengono, queste persone, che interrompere il contatto con i fan aumenti il desiderio del prossimo disco. In fondo é una teoria trita e ritrita giá in campo sentimentale: la lontananza dal partner genera nostalgia. La nostalgia, voglia di rivederlo. La voglia di rivederlo, re-incontri da scintille e cuoricini. Ecco, immagino che qui sia un po' la stessa cosa. Non posso neanche dargli torto, a dire il vero. Torno al caso concreto, e con me questo metodo funziona da impazzire. In senso letterale, impazzire.



L'idea, peró, contrasta nettamente con quella sorta di formula per il successo che, assieme a Michael Masnik, difendevo a spada tratta sin dalle pagine della mia Tesi. Connect with fans (CWF) + Reason to buy (R2B) = vendite. Recitava, piú o meno. Dove la reason to buy (ragione per comprare) consisteva nel valore aggiunto di cui rivestire il prodotto finale. Un'edizione limitata, un formato particolare, una copertina particolarmente curata...chessó, dei contenuti speciali che si trovano soltanto nella versione fisica dell'album. Qualsiasi cosa poteva andar bene. Ma il valore aggiunto era soprattutto quello dell'esperienza. E costruire esperienza attorno a un disco significava rendere i fan partecipi della sua creazione. Fare in modo che se ne sentissero parte integrante. Cosa che i social network, come mai era accaduto prima, rendevano piú facile che mai. Connect with fans significava interagire con loro. Raccontargli cosa stesse accadendo in studio di registrazione. Non dico ogni minuto. Non dico ogni dettaglio. Peró in modo piuttosto regolare. Condividere informazioni, aneddoti, magari qualche foto o qualche video...beh, farebbe sí che il fan si senta partecipe di tutta l'operazione. Tanto da sentirsi quasi obbligato a comprare il prodotto finale. Motivato dal fatto di percepirlo un po' anche suo. Difendevo la teoria di Masnik perché, in migliaia di altri casi concreti, anch'essa con me aveva sempre funzionato bene.



E allora mi chiedo, peró: quale funziona meglio? Sí, insomma, qual é l'approccio piú efficace? Condividere tutto o creare nostalgia? Coinvolgere, costruire esperienza, o piuttosto rinvigorire il desiderio? Voi che ne pensate? 


mercoledì 24 ottobre 2012

Cose da non fare su twitter.


Mettiamo le cose in chiaro: oggi non aspiro a originalità. Per niente. Del resto, anche volendo, 'sta botta di primavera fuori luogo mi ha gettata in una sorta di coma irreversibile. Di quelli che non ti salverebbe manco una dose di caffé al ginseng per endovena. E dire che stavo già facendo il countdown verso Natale, accipicchia.

(Sospira. Si arrotola invano le maniche della felpa. Stacco su nero).



Sì, insomma, di “regole per un corretto utilizzo dei social network”, la rete è già piena. E io certo non sono uno stratega del marketing. O una Parodi 2.0, magari. Corredata di un filo di perle mentre spiega i principi del bon ton. Macché. A dirla proprio tutta, non credo neanche che un “corretto utilizzo”, poi, esista davvero. Non se si parla di twitter, almeno. Perchè, certo, i centoquaranta caratteri impongono, con la sintesi, una chiara selezione. I concetti, le parole, la sintassi...tutto, come ovvia conseguenza, si cura un po' di più nella ricerca del retweet. Ma non sta scritto da nessuna parte che dev'essere per questo un canale di intellettuali. Né che ci si debba limitare alla battuta sarcastica. Naa. Io credo, piuttosto, che esistano diverse tipologie di twitteri. I fans che cercano il contatto con l'idolo. I commentatori assidui di serie e programmi tv. I comici improvvisati. I filosofi da citazione compulsiva. Quelli che, semplicemente, raccontano minuto per minuto i piccoli gesti della vita quotidiana. Nessuno di loro ha ragione. Nessuno ha torto. Nessuno é meglio o peggio dell'altro. Sono solo sottinsiemi che si uniscono in funzione di interessi condivisi. Sei solo tu che, in virtù dei tuoi follow, decidi da che parte ti diverte più stare.

Quindi no, non sarò originale. E tantomeno mi pretendo categorica. Sono solo un'utente – francamente compulsiva – di un social network diverso da tutti gli altri. E come tale, in un giorno di finta primavera, ho scelto di stilare un elenco. Uno dei tanti, uno in più. Uno che raccolga ciò che, in quel micromondo, non andrebbe fatto mai. Con l'ovvia, dovuta e perenne premessa del Secondo Me. Poi potrete aggiungere dei punti, se vi andrà.




Cose da non fare su twitter:

  • Il Fav senza previo Retweet. Insomma, è come dire a qualcuno che l'ami ma nascondere a tutti la vostra relazione. Come lodare un piatto ordinato al ristorante e non offrirne nemmeno un assaggio agli amici. E' egoistico, quasi. Il “fav” é, su twitter, il segno massimo di apprezzamento di un messaggio altrui. Un'adulazione tale che ti porta a preservarlo dal trascorrere del tempo. A radicarlo in un elenco stellato che probabilmente consulterai nei momenti di noia. Ma allora, se quello che ho scritto ti piace tanto, perchè non lo mostri anche ai tuoi amici? RT e dopo fav, sempre. Ne va dell'autostima.
  • Ritwittare più di due-tre messaggi di fila dello stesso utente. Se non seguo qualcuno, ci sarà una ragione. E ritwittarmi la sua opera omnia centoquaranta caratteri per volta non servirà a farmi cambiare idea. La promozione funziona se condividi qualche suo tweet particolarmente ingegnoso a intervalli regolari di tempo. Allora sì che sarò invogliata a darci un'occhiata. Riportarli tutti di fila, invece, provoca l'effetto contrario. E priva di varietà la mia timeline.

  • Postare alte quantità di tweet in uno spazio di tempo breve. Ci sono persone che si connettono ad internet per una frazione di tempo determinata. Metti un'ora, mezz'ora al giorno. E in quella mezz'ora decidono di farsi sentire vomitando contenuti a tutto spiano . Ragazzi, è più o meno la stessa cosa del punto precedente: così facendo, darete l'impressione di “monopolizzare” la timeline.
  • Il “mi segui, per favore?”. Twitter si basa sul principio fondamentale per cui i contenuti che leggi sono quelli che tu stesso ti scegli. Giorno dopo giorno. In piena libertà. Chiedere di farne parte è come forzare qualcuno a guardare Maria de Filippi quando aveva già pensato di noleggiare il dvd di un film d'azione. Non è carino. Senza contare che un follow spontaneo dà molta più soddisfazione di uno dato per obbligo.

  • L'esplicita richiesta del RT. Ho letto, una volta, che “il Retweet è come il bacio: si dà, non si chiede”. E, in linea di massima, sono d'accordo. Fanno ovvia eccezione le giuste cause. Campagne per l'adozione di qualche cucciolo trovato per strada, per la diffusione di iniziative benefiche o progetti di nuova uscita di qualche artista che lotta per farsi conoscere. Allora ci sta, certo. Altrimenti, però, evitate di chiedere. Se il tweet é buono, le condivisioni arriveranno da sole.

  • Ritwittare i complimenti. E' un po' come vantarsi, il che è piuttosto fastidioso. Se ti seguo vuol dire che già ti apprezzo: non mi serve a nulla sapere che anche altri la pensano come me. Se invece non lo faccio, il fatto che qualcuno ti ripeta quanto sei fantastico certo non basterà a farmi cambiare idea.

  • I tweet tutti in maiuscolo. D'altronde, questo è uno dei principi base dell'educazione online e della netiquette nelle sue linee generali. Scrivere in maiuscolo è gridare. E gridare è disturbare gli altri, come in un qualsiasi luogo pubblico affollato.

Per il resto, credo che la miglior regola, su twitter come nella vita, rimanga sempre quella di essere spontanei. E, detto questo, torno a pianificare i prossimi concerti a cui andrò.