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domenica 6 dicembre 2015

La trasmissione più italo-spagnola di sempre!

Chi mi segue anche su Facebook già lo sa: questa settimana era iniziata nel più italo-iberico dei modi. Il motivo? La trasmissione, su Rai 3, di una puntata per me speciale de "L'erba dei vicini". Conduttore Beppe Severgnini. Ospiti - tra gli altri - Teo Teocoli, filoispanico di vecchia data; Marco Balich, ideatore dell'instagrammatissimo Albero della Vita ad Expo 2015; e Sergio Scariolo, allenatore Made in Italy della nazionale spagnola di basket. Con l'apporto di tutti loro, le votazioni del pubblico e l'ausilio di una serie di servizi che hanno toccato anche la mia sempre meravigliosa Málaga, il programma ha messo a confronto Spagna e Italia su aspetti quali l'organizzazione, la conoscenza dell'inglese, la parità di generi o la religione.




La trasmissione è interamente visibile online. Mi sembrava carino, perciò, concludere la settimana così come si era aperta. Proponendovela, senza troppe altre parole. In fondo sono abbastanza certa che, se leggete questo blog, l'argomento vi interesserà.

Poi però aspetto commenti, eh?






domenica 14 settembre 2014

Vivere in Italia: i pro e i contro, secondo una spagnola.

Da un po' in qua, "Desde Milán" è uno dei blog che leggo più volentieri. In lingua spagnola, racconta - spesso con la giusta dose di ironia - le vicissitudini di una madrileña trapiantata in Italia. Anzi, peggio: al Nord Italia. Nella cosiddetta Cittá della Moda. Grigia e cara quanto basta a farle da perfetto antipodo alle origini. É un continuo confrontarsi di scenari culturali, il suo. Lo specchio impietoso che permette di guardarsi con occhi altrui. Per questo mi piace. E per questo ne apprezzo il canale youtube, che non solo lo completa, ma l'arricchisce di umanità. 
Ora: tra i tanti video caricati da SarayT (l'autrice) ce ne sono due che, più di altri, hanno catturato la mia attenzione. Elencano, rispettivamente, i lati negativi e positivi del vivere in Italia per uno spagnolo. Io, manco a dirlo, preferisco il primo. Non per quella sorta di disprezzo tutto italico che ci impone di condannare sempre e comunque la madre patria ma perché, evidenziando le nostre ombre, illumina ulteriormente i pregi dei cugini. Ce ne sono alcuni, tra essi, su cui non mi ero mai soffermata a pensare. Per esempio, la quasi totale assenza di zanzare nel clima meravigliosamente secco della terra di Cervantes: motivo di per sé già sufficiente a fare i bagagli right now. 
Ve li riporto a seguire, i video in questione. E, per chi non capisse lo spagnolo, ne traduco (commentandoli) i punti salienti. Chissà se e in che misura sarete, come me, d'accordo con SarayT

ASPETTI NEGATIVI DELLA VITA IN ITALIA


1. Il Clima. Uno spagnolo trapiantato al Sud d'Italia, magari, tutta questa gran differenza non la noterà. Trasferirsi al Nord, però, ho sempre pensato che debba costituire un trauma per ciascuno di loro. SarayT parla di pioggia incessante ed obliqua, freddo pungente in inverno, afa insopportabile d'estate. Eppure non menziona quello che secondo me è il Grande Dramma dello spostamento verso Est. Parlo della Luce. Quella luce pungente che forse proprio sugli edifici bianchi di Madrid raggiunge il suo acmé di brillantezza. Una luce che rende il cielo d'estate ancora chiaro alle ventuno e trenta, quando nel mio paesello è ormai notte inoltrata. Sposta i ritmi di vita, quel chiarore, e di vita ti inebria. La sua limitatezza, a ogni ritorno, è sempre la maggior causa della mia depressione. Ah, e poi ci sono le zanzare, certo. Gli insettini malefici che approfittano della mia bontà per riempirmi di bolle. Come detto sopra, è proprio grazie a SarayT che ho notato come in Spagna, effettivamente, scarseggino. Beati loro. 


2. I Prezzi.  L'Italia è cara di per sè. Milano, poi, non ne parliamo. Affitti. Benzina. Supermercato. Mentre SarayT racconta, affranta, i suoi trucchi di  risparmio, io non posso non ricordare la prima spesa fatta alla Coop di Parma al ritorno da 10 mesi di Erasmus a Málaga. Avevo riempito il carrello della stessa quantità e varietà di cibarie che mi ero abituata ad acquistare al Mercadona. Al momento di  pagare, giuro che ho quasi pianto davanti alla cassiera. Dice, SarayT, che i vestiti li compra in Spagna. E l'italiano medio avrà un gran bel dire che la qualità delle marche spagnole low cost non è nemmeno lontanamente comparabile alla nostra, e bla bla. Io, personalmente, preferisco comprarmi una maglietta a 10 euro e viaggiare per l'Europa che investire tutti i miei risparmi in un capo d'abbigliamento che duri per la vita. Che poi parliamone, dei miei jeans comprati a 9 euro da Blanco: sono sopravvissuti indenni a più di cinque anni di vita e quattro tour di concerti pop. 
Una delle poche cose che, curiosamente, in Italia costa meno che in Spagna è la telefonia mobile. In effetti, nella terra di Cervantes le uniche offerte veramente vantaggiose (e comunque meno delle nostre) sono quelle legate alle formule a contratto. Aggiungo i libri, che SarayT non cita ma che in base alla mia esperienza sono tra i pochi articoli più convenienti da noi. 

3. I trasporti. Il tasto dolente, filo conduttore di ogni mia indignazione da "confronto con l'estero". Immaginate come debbano sembrare a una che viene da Madrid: la città con uno dei sistemi di metropolitana più puliti ed efficienti del mondo; la Capitale i cui abitanti spesso rinunciano a comprare un'auto (tanto, a che serve?); la Nazione - in generale - dove le stazioni ferroviarie sono sicure, controllate e spesso integrano grandi e meravigliosi centri commerciali. Sì. Dev'essere proprio frustrante, per lo spagnolo medio, adattarsi ad un sistema di trasporti sporco, penalizzato - come ricorda SarayT- da eccessi di scioperi, dove una ragazza sola è meglio non viaggi di sera. 

4. Gli Automobilisti. "Pensavo che in Spagna si guidasse male, ma dopo aver passato tanto tempo qui posso dire che in Italia si guida come in Egitto", esordisce l'autrice di Desde Milán. Dal suo punto di vista, gli italiani guidano veloci, spericolati, senza alcun rispetto del codice stradale. I peggiori? Gli uomini arroganti negli enormi SUV, categoria a sé stante ed effettivamente emblematica dell'ecosistema milanese. Prima di quest'ultima affermazione, avrei detto a SarayT che anche il traffico dell'Andalusia non scherza, soprattutto in periodo di feria. Ma la densità di SUV molesti, in effetti, è una nostra assoluta peculiarità. 



5- La vita notturna. C'era uno slogan pubblicitario, qualche tempo fa. Credo fosse del Mc Donald's. Recitava: "in Spagna rientrare alle tre non è uscire; è andare a cena". Ecco, mai descrizione fu più azzeccata. Immaginate un Paese in cui si cena alle dieci. In cui di notte i centri cittadini sono più affollati che di giorno. Un posto in cui puoi stare tranquillamente in giro fino alle sette del mattino, semplicemente uscendo ed entrando da bar e disco pub di ogni sorta. Luoghi in cui c'é musica, si balla, e spesso e volentieri - se sei una donna - ti offrono pure la consumazione. Ecco. Ora immaginate che qualcuno, abituato a tutto ciò, si ritrovi di colpo catapultato nella cosiddetta "movida" (ah ah ah!) italiana. Voglio dire, se non ti suicidi sei da applauso. SarayT, infatti, é comprensibilmente scandalizzata dal fatto che alle due di notte il centro cittadino sia assolutamente deserto. Non capisce come sia possibile che i locali chiudano alle tre. Che, se proprio vuoi fare la notte in bianco, non ti resta alternativa che la discoteca: un posto in cui, per entrare, devi sborsare "un rene e mezzo" e che, peraltro, chiuderà alle cinque per riempirsi se va bene alle due. Che dire? Solidarietá. 



6- I piccioni. Anche in questo caso il video mi ha fatto notare come, effettivamente, i "simpatici" animali degni un film di Hitchcock siano Grandi Assenti nelle città spagnole. Capirete che, da ferrea e storica sostenitrice del progetto: "mettiamo un pannolino ai volatili" non posso che apprezzare la cosa. Per Saray, i piccioni che affollano piazza del Duomo sono "assassini in potenza" o quanto meno "omicidi involontari". Volano basso, si scontrano con la gente, sono a dir poco aggressivi. Lei ne ha il terrore; e in più di un'occasione, lo ammetto, ne ho avuto anch'io. Non per parlare sempre e solo di Málaga, ma lí la minaccia dei 200 euro di multa a chiunque venga beccato a dar da mangiare alle bestiole funziona eccome. Per evitare ulteriori danni d'immagine, propongo di applicarla anche da noi. O quantomeno, rivolgo ai nonni italiani un accorato appello: fate come gli andalusi. I vostri nipoti, per Dio, portateli piuttosto a dar da mangiare ai pesci. 

ASPETTI POSITIVI DELLA VITA IN ITALIA (Ovvero: RINCUORIAMOCI)



1. Il cibo. Sarà anche banale, ma come darle torto? Come spesso accade con i Grandi Amori, è stato proprio in Spagna che mi sono accorta di quanto fosse forte il mio nei confronti della mozzarella. Ricordo vere e proprie crisi di astinenza. Momenti di assoluto sconforto di fronte a bustine gialle dell'Eroski con una roba plasticosa e piccolissima a cui si ostinavano a dare quel nome. L'unica soluzione - nei casi disperati - era ricorrere ai prodotti d'importazione de El Corte Inglés, lasciandoci però (come nelle discoteche italiane) almeno un rene. Quindi sì, anche se la gastronomia spagnola si colloca ad altissimi livelli, la nostra non ha niente da invidiarle. Come dice SarayT, c'è in essa tutta la varietà della dieta mediterranea, un vasto assortimento di affettati e formaggi, verdure, carne, "pomodori che sanno davvero di pomodoro", e tutto quello che l'umana gola possa avvertire, in qualche momento, la necessità di assaggiare. Unica controindicazione: il rischio di trasformarsi in una sorta di mongolfiera. 



2. I luoghi. Milano è universalmente nota come una città brutta, grigia, industriale. Tuttavia, la blogger spagnola fa notare come il centro sia in realtà carino, ed ospiti un Duomo tra i migliori e meglio tenuti d'Europa. Soprattutto, invoglia ad uscire dai confini del capoluogo lombardo per scoprire una regione verde e selvaggia, autentica, con i suoi laghi e la sua natura sterminata. Ancora meglio, a viaggiare per ogni angolo di un Paese ricco di storia e cultura. Vario in scenari che spaziano dal romanticismo acquatico di Venezia, all'arte di Firenze e il sempre ammirato splendore della Toscana, passando per isole con spiagge paradisiache e i mari incantevoli del Sud. Nulla da ridire, davvero. Vivremmo in una Nazione veramente bella, se solo fossimo in grado di valorizzarla e abbassare i costi dei trasporti (vedi sopra) in modo da permettere a noi stessi di conoscerla di più. 



3. Gli uomini. E qui devo aprire una parentesi. Davvero, io non capisco perché le spagnole (la popolazione maschile apprezzerà) siano tutte ossessionate dai ragazzi italiani. Non ne ho ancora trovata nessuna - e dire che ne conosco tante, ormai! - che non mi abbia detto, almeno una volta: "ma tu sei fortunata a vivere in Italia, con tutti gli italiani….mmmm!". Dicono proprio "mmm". Giuro. Con un filo di bavetta alla bocca e lo sguardo adorante. Mmm. 
Davvero, cosa gli fate, a 'ste povere Criste? Sarà magari lo stereotipo del latin lover. L'immagine stilizzata del romanticone un po' assillante. Sarà colpa di Madonna e il suo "italians do it better", che ne so. Resta il fatto che SarayT non fa eccezione, nel dire alle connazionali che la fauna maschile sarà il lato dell'Italia che in assoluto apprezzeranno di più. Bah. 
Per quanto mi riguarda trovo spagnoli ed italiani esteticamente uguali nel fifty fifty che separa i figoni dai meno notevoli. In più, la minor fissazione per moda ed apparenza, l'informalità e l'apertura iberica (oltre all'accento, che la bavetta la fa venire a me) fanno guadagnare parecchi punti ai primi. Ma, in fondo, se le spagnole si accaparrano gli italiani, gli spagnoli restano per le italiane, quindi potrei definirlo uno scambio tutto sommato equo. 

Foto postata su Instagram dallo scrittore Maxim Huertas. 
Spagnole in primo piano, ed italiani di fondo.


4. La lingua. Ennesimo aspetto che non avevo mai considerato:  l'italiano è una delle lingue più studiate al mondo, eppure si parla solo in Italia. Ci sarà un perché, dice ammirata SarayT. In effetti, la musicalità dell'italiano è apprezzabile almeno quanto quella del castigliano.

5. La musica. E qui non son d'accordo per niente, ma forse è proprio perché non vivo a Milano. SarayT dice che in Italia ci sono ogni due per tre concerti di ogni tipo. Che la musica è valorizzata in tutte le sue infinite sfaccettature, tra locali live e gruppi emergenti da scoprire in ogni dove. A me, al contrario, sembra che qui i biglietti costino troppo e i tour durino troppo poco. Personalmente, ogni volta che trovo una band impegnata ad esibirsi in qualche bar, mi sento quasi di gridare al miracolo. Ma io sono anche quella che, per andare ai concerti, prende un aereo e parte per la Spagna. La visione distorta, perciò, potrebbe alla fin fine anche essere la mia. 


martedì 10 giugno 2014

Video: Gli stereotipi sugli italiani raccontati agli spagnoli


Vi ricordate di Antonio? Il suo corso di gestualità italiana per spagnoli gli era valso, da parte dei lettori di questo blog, il titolo di video italo-spagnolo dell'anno 2013. Nel frattempo, é tornato da Granada e ne ha realizzato un altro.   

L'obiettivo, questa volta, era quello di dare ai cugini iberici il proprio punto di vista sugli stereotipi a cui siamo condannati fuori dai nostri confini. Alcuni risultano confermati, come l'ossessione per il calcio e per la moda; altri smentiti, come la vergognosa equazione che ancora - ahinoi!- accomuna la nostra nazionalità alla mafia. Messa in discussione appare anche la bizzarra convinzione per cui un italiano, specie se del sud, debba per forza essere un inguaribile (ed infallibile!) latin lover, dotato di immaginario manuale per rimorchiare senza esclusione di colpi ogni individuo di sesso femminile nel raggio di un chilometro. 

Con l'incantevole sfondo dello stretto di Messina, Antonio ci parla, in spagnolo, anche della giusta cottura della pasta, del divieto assoluto di bere cappuccino a pranzo e della cultura - tutta nostrana- del caffè. Per quanto mi riguarda, non sono d'accordo sulla dichiarata impossibilitá di importare Starbucks nel nostro Paese. Anzi, ho sempre sostenuto vigorosamente l'esatto opposto. In gran parte delle altre affermazioni, tuttavia, é piuttosto difficile non ritrovarsi neanche un po'.

Insomma: il video é sufficientemente italo-spagnolo da guadagnarsi un suo spazio su queste pagine. Quindi vi invito a cliccare play, sperando (perché no?) anche in una vostra apportazione: siete d'accordo con Antonio? Nelle vostre peregrinazioni in Spagna o altri Paesi, vi siete imbattuti in altri stereotipi che vorreste confermare o smentire? 


venerdì 9 agosto 2013

La Questione Gibilterra spiegata alle scimmiette.

Che inglesi e spagnoli non siano fatti per andare d'accordo, lo si capisce subito. Questo dicono gli stereotipi, almeno. Perchè basta guardarli, dai. Gli uni biondicci, la carnagione lattea biologicamente progettata per l'ustione. Gli altri per la maggior parte mori, melanina compiacente, abbronzatura bronzea da spot della Bilboa. Gli inglesi sono organizzati. Abitudinari. Puntuali. Gli spagnoli incasinati. Imprevedibili. L'impianto linguistico che prevede già da sé il ritardo cronico. Altrimenti non direbbero “nos vemos al medio día” (letteralmente: mezzogiorno) per intendere le cinque del pomeriggio, né userebbero cosí spesso la flessibilitá di quel “dentro de un rato”. Gli spagnoli alzano le spalle. Gesticolano. Ti abbracciano e ti baciano a mó di presentazione. Gli inglesi, tutt'al piú, ti porgono la mano. Gli uni cenano alle sei. Gli altri alle undici, se basta. I primi, alle cinque, bevono il tea. I secondi programmano un giro di tapas tra un po'. Gli spagnoli sono quelli del “no pasa nada, hija”, quelli che l'usted (il lei) l'usano poco o mai. Gli inglesi, al contrario, esigono eccessi di “excuse me” e di “sorry”, perché é importantissimo essere polite

Sono lo ying e lo yang fatti nazione. Gli opposti che si attraggono in destini di vacanza. Due popoli che amo. Due Paesi in cui ho studiato e vissuto. Due mondi che, a dispetto di tutti, ho sempre ritenuto piú simili di quanto si creda. Per la loro gentilezza congenita, ad esempio. Ché, in effetti, si distingue soltanto per grado d'introversione. 



Hanno due lingue musicali, diffuse internazionalmente tra Oceani e canzoni. Hanno identica passione per il calcio. Per le feste notturne. Persino le cifre (tristi) di consumo alcolico riescono ad avvicinare la loro popolazione piú giovane. Se ne fregano, inglesi e spagnoli, dell'opinione altrui sulle apparenze. Se hanno caldo si mettono la canottiera. Se hanno freddo, il cappotto. E cosa importa che stagione è, che taglia portano, o cos'ha indossato il loro vicino oggi. Se devono portare fuori l'immondizia, lo fanno pure in pigiama. Tanto, per due metri, che sará mai! E noi italiani ci scandalizziamo, critichiamo, parlottiamo, senza renderci conto che é cosí che riescono – e quante volte l'ho detto! - a vivere almeno centomila volte piú sereni. 

E poi piace fare la fila, a entrambi. Magari per occasioni diverse, certo. Gli inglesi per il bus o per il taxi, gli spagnoli per un concerto pop o per il biglietto della lotteria. Peró la fanno. La rispettano. Ci si organizzano. Alla faccia delle disordinatissime mandrie italiche. 

Comunque sia, il fatto é che a me, Gibilterra, sarebbe piaciuto vederla. Non foss'altro che per affiggere una bandierina in piú sulla mappa dei posti visitati. Che ne so, magari per godermi il contrasto delle cabine telefoniche rosse con la vegetazione tipicamente Andalusa. Per scattare una foto al cartello con scritto “Spain”. Per ridere del bipolarismo assurdo della gente che guida a destra. Poi, per sei virgola otto kilometri netti, a sinistra. Poi, di nuovo a destra. E usa le sterline per comprare sangría. 

Mi sarebbe piaciuto visitare quel posto perché é curioso, insomma. Perchè secondo gli antichi era la fine del mondo, ma letteralmente. Tutto qui. Anche perché, a conti fatti, non é che ci sia molto altro, se si esclude la tecnologia a prezzi da duty free e  uno stuolo di scimmiette rompiballe che ti apre lo zaino appena ti distrai. 



Ad ogni modo, non lo faró. Capito, ragazzi? Scherzavo! Che, da quando ho espresso ad alta voce questi pensieri, attorno a quello scoglio s'é creato un casino. Ma robe che tra un po' lo ying e lo yang si dichiarano guerra. Il che non é bellissimo, in vista della mia imminente partenza per la Costa del Sol. 

In sintesi, per chi si fosse perso le ultime puntate: 

- Gli inglesi, preoccupati per le incursioni dei pescatori spagnoli nelle loro acque, hanno innalzato delle sottospecie di blocchi di cemento nel mediterraneo. Che giá, dico io, come cacchio ti viene in mente? Non é antiestetico un casino? Gli ambientalisti non dicono nulla? Boh. 

- Gli spagnoli s'incazzano. Dicono una roba tipo: “oh, guiris de mis cojones, togliete di mezzo 'sto obrobrio che state rompendo le palle ai nostri pescatori”. 

- Gli inglesi, al solito molto educati, si lanciano in discorsi forbitissimi pieni di scusate, davvero, siete molto carini e vi vogliamo bene, peró l'obrobrio lo lasciamo lí. 

- Gli spagnoli, probabilmente fomentati dai turisti in astinenza da pescaíto frito, passano al contrattacco. Impediscono agli aerei che decollano da Gibilterra (sí, perché quello sputo di posto lí c'ha pure un aeroporto: a tipo due metri da quello di Cadiz; ma vabbé) di transitare sullo spazio aereo spagnolo. Il che significa, lo capirete anche voi, che gli aerei non si posson proprio muovere. Perché dov'é che vanno? Stanno fermi a girare su se stessi per spaventare le scimmiette? Non si puó. Come se non bastasse, parlano di far pagare un pedaggio di 50 euro alla gente che volesse varcare il confine, inasprendo i controlli alla dogana con la scusa che “non sono mica shengen, 'sti qui”. 



- Al che, anche agli inglesi iniziano a girare un po' the balls. Continuano coi Keep Calm, manteniamo la diplomazia, siamo tutti friends. Cameron e Rajoy chiacchierano al telefono in continuazione, come due fidanzatini adolescenti. “Dai, riattacca tu”, “No, dai, prima tu”. I media la definiscono “Hotline Londra-Madrid”, difatti.Ma intanto, infidi, i britannici mandano le navi militari a presidiare il fortino (e le scimmiette, é chiaro).

-  Il sindaco della vicina Algeciras (il posto piú caotico che io abbia visto in tutta l'Andalusia, giuro), che fino a quel momento se n'era stato zitto e buono, inizia a sproloquiare in diretta tv. “'Sti qui parlano bene e razzolano male, é una vita che sopportiamo angherie e soprusi da parte loro”. Dopo di che, inizia a chiacchierare a ruota libera di faccende di contrabbando e fallimento di esercizi locali di cui – sono sincera – non ho capito proprio granché. Intanto, su twitter, si inizia a parlare di “politica neocoloniale”, “conflitto imminente” e “levate 'sta cacchio di royal navy dal porto che la gente c'ha un filino di caga”. 

- Da Downing Street impeccabili funzionari in doppio petto insistono a dire che la faccenda é stata fraintesa: le navi militari sono lí per far degli esercizi di manovra (in pieno Agosto? Proprio lí? Cos'é, in Gran Bretagna non avevano spazio?) e la loro presenza era prevista da almeno un anno. E, comunque, mica hanno intenzione di toglierle. Very Sorry. Faccio anche presente che l'obrobrio cementifico stile Berlino Est/Ovest della pesca pare sia ancora lí. 

Insomma, io non lo so com'é che andrá a finire 'sta faccenda. Ma, in tutto questo, c'é una cosa a cui non smetto di pensare: voi ve li immaginate, Rajoy e Cameron che discutono della faccenda? In INGLESE? Con la caratteristica SH di Rajoy ad aggravarne l'accento? Cioé, secondo me questi qui si fanno la guerra davvero, prima o poi. Ma non perché siano lo Ying e lo Yang, né perché delle scimmiette gliene importi tutto 'sto granché. Naaa. Questi qui inizieranno a spararsi cannonate addosso perché non si capiscono, credete a me. Son brutte cose.

(NB: questo non é un articolo di cronaca, evidentemente. Ergo, se ci sono inesattezze, non prendetevela con me. Tanto non é che le scimmiette si formalizzano, voglio dire).