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giovedì 25 giugno 2015

10 anni in Zapatillas

La situa: sedativi, antidolorifici, bambine sconosciute che mi corrono incontro urlando "mamma, mamma". Io che inciampo sul gradino di una pizzeria finendo spiaccicata al suolo con un ginocchio sbucciato. Insomma, ordinaria quotidianità.
Il punto è che sono stata presa da così tante cose, questa settimana, da non aver avuto modo di dedicare un post ad un evento per me discretamente epocale. Parlo del decimo (Dio mio, decimo!) anniversario dall'uscita di Zapatillas. Che, per chi non lo sapesse, é l'album che in Spagna consacrò El Canto del Loco. In copertina c'erano le Converse All Star consunte di David Otero. Dentro, un codice esclusivo che dava accesso al forum ufficiale. 




Sapeva di inchiostro e di impazienza, quel disco, quando lo scartai per la prima volta al tavolino di un bar di Barcellona. Era Dicembre, ma sembrava Aprile. Davanti a me un succo di frutta. Alle spalle il ragazzo che - da un negozio di musica vecchio stile - di sicuro ignorava che stava contribuendo a cambiarmi la vita. 


Perchè certi album, la vita, te la cambiano davvero. Magari non subito. Certo non per una qualche forza sovrannaturale sprigionata dalle sette note. Ma capita che ti piacciano tanto da spingerti a saperne di più. Capita che grazie ad un punto di incontro virtuale tu conosca altre persone che condividono la stessa passione. Che tu decida di andare assieme a loro ai concerti. Che prenda famigliarità con la lingua spagnola. Con gli spagnoli. Con la Spagna. Tanto da decidere che quella terra, che già amavi alla follia, è in effetti il solo posto dove vorresti stare. Che ti appartiene, forse. O meglio tu appartieni a lei. E allora, per assurdo che sia, ti convinci a fare quello che nei primi tre anni di Università ti spaventava. Chiedi la borsa di studio Erasmus. La ottieni. Vivi l'anno in assoluto più bello e più importante della tua giovane vita. 


E poi, a dieci anni da quel 21 Giugno 2005, ti guardi indietro, accorgendoti di quanto saresti oggi diversa se Zapatillas non fosse mai uscito. 





Ho scartabellato tra i post del mio primo blog. Ci sono voluti tre tentativi di login falliti e una richiesta di recupero password, ma alla fine sono riuscita a recuperarli. Cercavo quello in cui raccontavo le emozioni del primo ascolto. Volevo rivivere la giornata sul treno al rientro da Trieste. Quel momento in cui, sin dai primi accordi di Canciones, sono finita in un loop da ascolto compulsivo. Ed era un play dopo l'altro. Era qualcosa che non riuscivo a smettere. Mi sembrava di non aver mai sentito nulla di simile, prima. Credevo che quei ragazzi di Madrid - quelli di cui nemmeno avevo mai visto le facce, quelli che parlavano veloce, troppo, tanto che certe parti dei testi mi sfuggivano - che in qualche modo, sì, mi stessero parlando al cuore. 


Avevo ancora MSN, e amici che ci chiacchieravano dentro in lettere glitterate e carattere comic sans. Era un'altra vita. Un'altra era. Eppure quel ricordo è ancora vivido come se fosse successo l'altro ieri. 


Credevo proprio di averlo scritto, quel post. Ne ero sicura.
Invece, a quanto pare, ciò che dà inizio a qualcosa lo racconto sempre e solo col senno di poi. 


Ho trovato dell'altro, però. Ho trovato questo. E la tenerezza che mi ha trasmesso, a conti fatti, è uguale. 



6/11/2006

Siamo una setta 


...O forse una mandria di cloni.

Lo ammetterete, però: l'immagine del titolo risulta molto più suggestiva.

Il punto è che Google offre innumerevoli spunti per perdere tempo in ricerche amene.

E perdi tempo volentieri, quando l'alternativa è studiare diritto. O cercare le mail di 150 band.



Così digito “El canto del Loco”. Clicco su “visualizza solo le pagine in italiano”. E premo invio.


Tanto lo so: troverò i miei post, e poco più.

Invece, sorpresa.
Mi sbagliavo. E pure di grosso.

Siamo in tanti, ragazzi.
Siamo filoispanici convinti, o semplici amanti della musica.
Siamo quelli che prenotano gli ostelli e già non vedono l'ora di salire sul prossimo aereo.
Ascoltiamo los 40 principales, parliamo due o tre lingue.
Studiamo all'Università.

Sì, siamo in tanti.

Decine di sconosciutissimi ragazzi italiani promuovono ed inneggiano dai loro blog un gruppo che, nel nostro Paese, non è neppure famoso.

Decine di ventenni di ogni parte d'Italia ascoltano Playlist spaventosamente identiche alle mie.



Che poi, volendo, ci sarebbe materiale per uno studio sociologico.

D'altronde siamo Locos.
E Locos, non dimentichiamolo, significa “pazzi”.

Siamo una setta.



Ed io – è vero- mi sento un po' più fotocopiabile.

Però decisamente in buona compagnia.


14/11/2006
Messaggio promozionale



L'ho detto: siamo una setta.
Ed ora, pure una community.
Ebbene sì.
Seguendo il consiglio di alcuni di voi, ho aperto il primo forum italiano dei fan de El Canto del Loco.
Il numero degli iscritti è ancora esiguo, ma confido nel passare del tempo.
Nella circolazione delle notizie.
Nelle mie capacità promozionali.
(Ce le ho?)
Il numero degli iscritti è ancora esiguo, ma dà una soddisfazione immensa veder animarsi di post una propria creatura.
Se siete Locos,



C'è entrata tanta vita, in questi dieci anni. Ci sono entrati tanti concerti. Tante versioni diverse di quelle stesse canzoni. Ci sono stati sorrisi, foto, cambiamenti, e - sì- ci sono state anche le delusioni. 
Eppure quel disco, alla trentenne che sono, piace ancora adesso come piaceva alla ventenne di allora. Buon compleanno, Zapatillas, anche se un po' in ritardo. Avrai sempre uno spazio speciale nel mio cuore. 



PS: un ringraziamento speciale ad Alberto che mi ha citata nel suo personale e altrettanto sentito omaggio ai 10 anni dell'album. 

sabato 21 febbraio 2015

Fanclub italo-spagnoli: le ragazze di Pablo Alborán Italia [Intervista] - PARTE II

(Per leggere la prima parte dell'intervista cliccate qui) 





5. Qual è, secondo voi, la cosa migliore e la cosa peggiore del gestire il fanclub di un cantante spagnolo in italia? 

VERONICA: Questa è veramente una domanda difficile. L'aspetto migliore che si può trovare nel gestire il fan club di un artista spagnolo in Italia consiste, almeno dal mio punto di vista, nel cogliere l'opportunità speciale di rendere ancora più conosciuto un frammento di una cultura a noi affine e che amo, nel mio paese di origine. L'aspetto peggiore consiste nel rendersi conto, giorno per giorno, che la musica spagnola in Italia è praticamente ignota e farla apprezzare per la sua bellezza con i mezzi limitati che ho a disposizione è un'impresa spesso titanica e deprimente.



GIULIA: Al momento credo che sia difficile valutare cosa sia peggiore o migliore a livello di gestione. Credo che si potrà avere un’ottica di valutazione più ampia quando “qualcuno dalla Spagna” si accorgerà di noi.

SABINA: La cosa peggiore ovviamente è che nessuno lo conosce ma al tempo stesso lo rende la cosa migliore perchè che siamo proprio noi a farlo scoprire! e sentirsi dire "Ah però.. ma sai che è proprio bravo? Grazie per avermelo fatto scoprire!" é una bella soddisfazione !

PAOLA: La cosa migliore sta nel fatto che Pablo è consapevole della nostra esistenza e quando mette un favorito a uno dei tanti post che pubblichiamo siamo le più felici della terra.
La cosa peggiore è che si lavora tanto, soprattutto con un artista come Pablo che "sforna " continuamente album. Ci capita spesso di stare tutto il giorno davanti al pc.

6. Se doveste far ascoltare una sola canzone di Pablo ad un italiano che non ne ha mai sentito parlare, quale sarebbe? 

ELENA: credo farei ascoltare "Quien". Ha un testo molto forte e d'impatto. Sicuramente lascerà a bocca aperta. 

GIULIA: Al momento Éxtasis.

FLAVIA: Solamente tú o Quimera.

PAOLA: Farei ascoltare tutte le canzoni di Pablo, in particolar modo "Pasos de Cero"

SABINA: questa è una domanda davvero difficile...le sue canzoni regalano emozioni diverse, sono tutte a loro modo spettacolari! Io sono amante del genere voce&chitarra e "Cuando te alejas" è fra le mie preferite: sceglierei quella! 


VERONICA: Per una questione di orecchiabilità assicurata e quindi gradimento assicurato di primo impatto, sceglierei un pezzo dal ritmo adeguato a una festa estiva in spiaggia, come " No te olvidaré", "En los brazos de Ella", "Éxtasis", "Pasos de Cero", "Un buen Amor". Vi prego, non chiedetemi un solo titolo, perché non saprei rispondere razionalmente, dovrei tirare a sorte...  



7. Potendo scegliere, con quale artista italiano vi piacerebbe duettasse? 


ELENA: Tiziano Ferro. Due voci forti. Penso verrebbe un capolavoro.
FLAVIA: Sì, Tiziano Ferro!
GIULIA: Con il mio artista preferito: Luciano Ligabue. 
PAOLA: Mi piacerebbe tanto vedere Pablo duettare con Giorgia. 
SABINA: Lo vedrei bene con una voce come Elisa in un bel duetto acustico. 
VERONICA: Per ascoltare qualcosa di nuovo mi piacerebbe sentirlo al lato di qualche eccellenza come Giorgia ed Elisa, appunto, e magari Mina. 

8. Raccontateci della prima volta che avete incontrato Pablo di persona (o, se non é successo, di quando ci avete parlato per la prima volta via social network e simili) 

SABINA: wow che emozione! ero fuori dal suo hotel aspettando che uscisse. Giuro che non mi ero mai sentita così eccitata per l'attesa di qualcuno!! Appena ho avuto modo di parlargli ho sentito le gambe abbandonarmi, la voce era sparita ed il cervello completamente andato... Avrei voluto dirgli molte cose ma l'unica parola che mi è uscita fuori dalla bocca è stata : " ...farfugliamenti...ITALIA!" Fortunatamente mi ha capita! Il bello è che ho pure un video che riprende questa scena comica...che imbarazzo! 

PAOLA: Il mio "sogno" è quello di conoscerlo, ma ciò non è mai accaduto. Ho avuto la fortuna di assistere ai due suoi concerti di Madrid. In uno dei concerti ero in prima fila: è stato Fantastico. L'esperienza più bella della mia vita. Inoltre ho ricevuto un video in cui Pablo mi mandava i suoi saluti: sconvolgente.

VERONICA: Ancora non ho avuto il lusso di parlare con Pablo di persona e l'unica comunicazione che ho avuto tramite Twitter, non è andata al di là di qualche favorito e alcuni retweet purtroppo. In compenso persone del suo team, come musicisti o manager, hanno risposto con disponibilità e gentilezza a numerosi messaggi mandati tramite Facebook e lo stesso Twitter. Quando puoi comunicare direttamente con gente che vedi solo attraverso uno schermo e sul palcoscenico, la sensazione che si prova è soddisfazione per aver scavalcato alcuni confini che credevi insuperabili.



ELENA: ancora non ho avuto la fortuna di poterlo incontrare( sarebbe un sogno), nemmeno ci ho mai parlato sui social, però solo il pensiero che potrebbe aver letto un mio tweet mi fa felice. 

9. Il momento piú esaltante che avete vissuto legato a Pablo ? 

GIULIA: Spero di viverlo il 6 di Giugno al suo concerto a Malaga. 
FLAVIA: Il primo concerto, a Barcellona.
PAOLA: I due concerti di Madrid. 

ELENA: Quando la maggior parte dei miei amici hanno capito che Pablo è il mio cantante preferito senza averli mai informati prima. 


VERONICA: Senza ombra di dubbio i due concerti del tour di "Tanto" che ho visto insieme a tre compagne del fan club a settembre del 2013 a Madrid. Si è trattato di una miscela di divertimento, incredulità e in parte delusione perché non ci hanno permesso di salutare Pablo di persona; ma sicuramente è stata un'esperienza stupenda che rifarei immediatamente.  

SABINA: difficile a dirsi, è stata una serie di emozioni nuove. Sicuramente quando ho conosciuto le altre ragazze del fanclub mi sono sentita meno sola e condividere con loro questa passione mi ha fatto passare delle giornate indimenticabili! Il concerto di Madrid con alcune di loro accanto a me, guardarle negli occhi senza dover spiegare quello che provi perchè anche loro stanno facendo lo stesso... andare in giro per Barcellona ed emozionarsi se in discoteca senti una sua canzone remixata! Grazie a lui ho passato davvero un sacco di bei momenti.. 

10: A parte quello di Pablo, qual é il sito che visitate piú spesso?
ELENA: quello dei fratelli Jesse y Joy, altre due grandi artisti messicani..
PAOLA: quelli dei canali tv spagnoli e argentini.
SABINA: tolti i vari social network mi piace sbirciare sul sito di Focus.
VERONICA: Per esigenze professionali, quello della mia università.  

Nel ringraziare le alboraniste italiane, lascio che a mettere il punto conclusivo sia una frase di Veronica che, in fondo, racchiude lo spirito stesso di ogni fanclub e di ogni italo-spagnolo:

"Cercare di aver cura di una passione tanto forte per una terra e per popoli non sempre vicinissimi alla porta di casa comporta molta determinazione e voglia e mettersi in gioco, ma fortunatamente sono riuscita a rendere sempre più stretto il legame con un mondo, con alcune persone e con numerose esperienze che mi hanno arricchito la vita e reso più felice. A tutti gli italiani che non sono mai stati in Spagna consiglio di fare immediatamente le valige e partire!" 


Come non essere d'accordo con lei? 


A seguire, ecco i tutti i contatti del fanclub "Pablo Alboran Italia"






venerdì 20 febbraio 2015

Fanclub italo-spagnoli: le ragazze di Pablo Alborán Italia [Intervista] - PARTE I


Riprendo le fila di una vecchia rubrica nel tentativo di guidarvi alla scoperta dei fanclub italo-spagnoli. Di quello di Pablo Alborán – probabilmente uno dei piú attivi nel nostro Paese – ho imparato, in questi mesi, ad apprezzare entusiasmo ed unione. Piú che un gruppo é una grande famiglia, dove nessuno conta o contribuisce piú di altri. Un luogo attraversato da un flusso pressoché incessante di idee creative, dalla realizzazione di volantini artigianali all'affissione della letterina a Babbo Natale sugli alberi di qualche grande stazione italiana. Ad animarlo ci sono loro: Elena, 27 anni, studentessa di economia a Milano. Flavia, 23, cameriera sarda con la passione per la fotografia. E ancora Sabina, che adora gli acustici, é kazaka, vive in Italia e si sente spagnola; Paola, ventiquattrenne di Napoli, la responsabile di tutto. La presidentessa Veronica, admin della fanpage su facebook: una ventitreenne romana che studia filosofia e, complice un vecchio programma di gemellaggio scolastico con Madrid, sostiene di avere una famiglia in ognuno dei suoi due Paesi del cuore; E infine Giulia di Firenze, viaggiatrice incallita. In comune hanno la passione per la Spagna, una simpatia per l'america Latina e una missione da compiere: far apprezzare Alborán nel nostro Paese! Ve le faccio conoscere in un'intervista in due parti: ognuna ha una canzone diversa da farvi ascoltare, ma su una cosa sono tutte d'accordo: il loro punto di forza é la passione! Galeotto fu youtube... 
1. Ciao ragazze! Come avete conosciuto la musica di Pablo? 


GIULIA: Guardando dei video di Miguel Bosè ne ho, per caso o per destino, aperto uno in cui Pablo cantava insieme a lui e… il resto è storia.

VERONICA: Io ero e sono sempre alla ricerca di film, interviste e canzoni che mi permettano di migliorare e conservare la mia conoscenza della lingua spagnola. Così, per caso, ho trovato un video su Youtube in cui Pablo duettava con Sergio Dalma. Da allora, non ho mai smesso di informarmi sulla sua carriera. Vorrei aggiungere che Sergio Dalma l'avevo conosciuto grazie alla sua partecipazione a Sanremo in una serata di collaborazioni internazionali, in cui cantava con Francesco Renga; per questo continuo a sperare che Pablo si presenti al Festival il più presto possibile, credo sia una buona vetrina per renderlo più visibile nel nostro paese. 


ELENA: per caso, era aprile del 2013 e guardando un video su youtube, come sottofondo musicale c'era "donde está el amor". Mi sono subito innamorata della melodia e della sua voce. Da li sono subito andata alla ricerca dell'artista e automaticamente di tutte le altre canzoni. 


FLAVIA: grazie a YouTube anch'io! Da li in pochi mesi, ho deciso di andare al concerto. 


GIULIA: Guardando dei video di Miguel Bosè ho per caso o per destino ho aperto un video dove Pablo cantava insieme a lui e… il resto è storia.


PAOLA: Io invece l'ho conosciuta grazie ad una novela argentina intitolata "Cuando Me Sonreis". Pablo era la guest star di un episodio ed interpretava se stesso. Iniziò a cantare "Solamente tú " e me ne sono innamorata perdutamente.


SABINA: Io attraverso "El Hormiguero", lo stavo guardando seduta su un divano a casa di amici a Barcellona. Lui era ospite.

























2. Cosa vi ha colpito di Pablo tanto da spingervi a creare un fanclub a lui dedicato? 

PAOLA: Domanda non semplice. È un artista completo, scrive i testi, compone la musica... È un genio. 


GIULIA: La sua voce, la sua bellezza, l’idea di poter condividere la mia passione per la Spagna e per la musica di Pablo con altre persone. 


SABINA: Non sono stata io a creare il gruppo ma quello che mi ha spinto a cercarne uno è stata la voglia di conoscere delle ragazze italiane che lo conoscessero in modo da condividere una passione.


VERONICA: Quando ho sentito per la prima volta Pablo, ho avuto l'impressione che si trattasse di un ragazzo estremamente semplice e talentuoso che avesse intenzione di sfidare tutto e tutti per realizzare il suo sogno. Era un ragazzo della mia età, inquieto perché stava attraversando come tutti i ventenni, quella fase critica in cui non rimane altra scelta che mettere il grembiulino nell'armadio, rimboccarsi le maniche e lottare per conquistare un posticino nel mondo che ci faccia essere indipendenti, grandi e soddisfatti. Allora mi sono detta: "Lui vuole realizzare un sogno, è davvero un artista meritevole, io in qualche modo nel mio piccolissimo posso aiutarlo con il passaparola; senza contare che il tutto potrebbe essere un'esperienza davvero divertente... perché non provarci?"



3. Raccontateci brevemente la storia del fanclub: quando è nato, quali tappe avete seguito per la sua creazione, come vi siete conosciute tra di voi, etc. 


PAOLA: Diciamo che sono stata l'artefice di tutto. Un giorno mi sono detta :"Un grande artista come Pablo con una voce spettacolare, che tocca le corde dell'anima, deve essere conosciuto assolutamente in Italia." Così ho aperto una pagina su Facebook e su Twitter. Credevo di essere la sola e invece no. Ho conosciuto tante belle persone provenienti da diverse parti dell'Italia. Adesso siamo un grande "equipo". Le ringrazio tanto per il lavoro che svolgono ogni giorno.

VERONICA: ...e lì sono intervenuta io. Grazie alle indicazioni della presidentessa del fanclub cileno di Pablo sono incappata nei primi canali Facebook e Twitter aperti da Paola. Così, per fortuna e casualità, ho conosciuto questa ragazza napoletana che in breve è diventata una compagna di avventura straordinaria. Nel mentre, mettendomi in contatto con una serie di fan alboraniste, ho mandato molte lettere a Pablo in Cile, Argentina, Messico, Porto Rico, Portogallo, Francia e Spagna, tenendolo aggiornato su ciò che accadeva da noi e e raccontandogli delle persone italiane che poco a poco scrivevano a me e a Paola dichiarandosi entusiaste della musica dell'artista in questione. Le reti sociali hanno facilitato le nostre attività di "Viral Marketing" e ora sappiamo che molte persone nel nostro paese vorrebbero ascoltare Pablo nelle radio nazionali e vedere un suo concerto anche in suolo nostrano, realtà che abbiamo comunicato alla Warner Music Italy. Il tutto in principio è nato per puro divertimento quindi, senza seguire un progetto a priori, ci siamo lasciate trasportare dagli eventi e ora, nell'attesa che Pablo promuova il suo ultimo cd intitolato "Terral" in Italia, abbiamo intensificato i legami tra i membri del fan club vedendoci anche di persona in occasione di due meeting che hanno avuto luogo a Roma, e rendendo tutti partecipi del lavoro del fan club stesso. Inutile nascondere che ora abbiamo dovuto mettere insieme un progetto più definito da seguire, cosa che un corso di Comunicazione Pubblicitaria mi ha permesso di fare con strumenti leggermente più "professionali" in mano. Speriamo che tanti sforzi portino a ottimi risultati!  


SABINA: Beh ecco è stato tutto così assurdo! Credevo di entrare a far parte di un gruppo vastissimo di persone ed invece con grande stupore ho saputo che il gruppo stava ancora per nascere e c'erano davvero poche iscritte.. e diciamo che questo ha alimentato in noi la voglia di crescere e soprattutto di far conoscere la musica di Pablo in Italia! Come dice Veronica ci siamo incontrate con alcune di noi a Roma e quel giorno abbiamo fatto un pò di propaganda con dei volantini.. e con altre ancora ci siam viste a Madrid in occasione di un suo concerto. 

GIULIA: Sono stata contattata tramite facebook e ho deciso di entrare in questa bella avventura che ogni giorno si fa sempre più interessante. Ho avuto anche l’occasione di ritrovarmi insieme alle altre persone non solo virtualmente ma anche dal vivo.




4. Quale pensiate che sia l'elemento di maggior forza del vostro fanclub, quello che lo distingue dagli altri?


GIULIA: Al momento la forte passione. Anche se a volte è difficile raggiungere obiettivi concreti dato che al momento Pablo è a conoscenza solo in parte del lavoro che viene fatto in Italia, le persone che lavorano dietro a questo progetto sono tante e cercano con passione e senza rassegnarsi mai di mettere in campo nuove idee e nuove iniziative anche se a volte non riconosciuti da chi desiderano. 

FLAVIA: L'unione di questo gruppo.

PAOLA: Esatto, siamo tanto unite e non c'è rivalità. Parola chiave =Collaborazione. Siamo sempre aggiornate e abbiamo tante belle idee per le nostre pagine ( Es: Traduzione in italiano dei testi delle canzoni di Pablo). Il nostro motto: L'unione fa la forza!


VERONICA: Il fatto è che siamo un gruppo di persone che pur avendo impegni professionali e vite personali a cui badare, dedicano molto tempo e capacità a un progetto senza scopi di lucro e dovendo fare i conti con un'industria gigante nei confronti della quale resteremo sempre incommensurabilmente piccoli e deboli. In un percorso a ostacoli così ricco di prove da superare, se non fossimo affiatati, volenterosi, determinati e intenzionati a divertirci da morire, non potremmo andare avanti di un solo passo. La nostra forza può essere racchiusa in questa formula: NON DEVONO MAI MANCARE PAZIENZA, COSTANZA, AMBIZIONE E VOGLIA DI SOGNARE!

SABINA: L'elemento chiave ovviamente è la passione per le canzoni di Pablo ma ciò che ci caratterizza, a mio parere, è in assoluto la voglia di fare! Siamo un fiume in piena! Abbiamo mille idee e nonostante i nostri impegni personali ce la mettiamo davvero tutta a portare in Italia un cantate che non si sente nemmeno per le radio italiane.. è un lavoro difficile e non nascondo che spesso e volentieri ci han preso per pazze! Ma in fondo stiamo solo cercando di realizzare un sogno.



(To be continued...) 

lunedì 28 luglio 2014

"Se camminiamo tanto, dove andremo a finire?"

Strano, non avere una data da aggiungere al “ci vediamo”. Non sa di apocalittico. Di sconcertante. Non ha per niente l'aria del cambiamento epocale. Strano, solo questo. Ché in fondo é da un po', ormai, che avverto la necessità di smettere. Vado ad ogni concerto di Dani Martín con la precisa sensazione che potrebbe essere l'ultimo. Invece poi m'esalto, ritrovo il mio posto nel mondo, e non lo é mai. Non lo sará neanche stavolta, lo so bene. Avró sempre un posto nuovo da scoprire, un'amica da incontrare, un concorso a cui partecipare. Mi lasceró convincere, di nuovo e poi ancora. E mi ritroveró, per l'ennesima volta, seduta sull'asfalto ad ore comunque inumane. Lotteró contro il sole di una localitá della Costa Blanca, o magari contro il freddo fuori stagione di una qualche metropoli continentale. Avró impermeabili a proteggermi dalla pioggia, creme solari con fattore +50 da chiedere in prestito a qualcuno. In qualche remoto angolo del mio subconscio giustificheró questa follia col desiderio di difendere qualcosa. Tempo, suppongo. Energie. Un progetto che io stessa – senza che me ne venga niente – ho costruito. Poi correró. Oh, eccome.



Raggiungeró la transenna prima degli altri (chiamatemi Forrest Gump!) guadagnandomi onori da Salvatrice della Patria. Appenderó la mia bandiera come un segnaposto. Scatteró una foto, sempre uguale. E, chissá Dio perché, mi sentiró orgogliosa.



É successo, anche a Gandía; Col mare che si eclissa dentro ad un abisso nero. Lui tiene il palco come pochi sanno. Appende ottomila persone ad un silenzio. Col fiato sospeso, in una frase interrotta. Come se dal prosequio dipendesse la vita. Bravo. Eccome se lo é. Circondato da musicisti di esperienza, di quelli che non sbagliano un accordo. Li guardo scambiarsi gli sguardi divertiti di chi é rimasto unito dalla strada e dagli hotel. L'allegria di Iñaki dietro a un piano. I sorrisi di Cris. La concentrazione di Carlos dietro alla batteria.

In fondo, io, gli voglio bene. Davvero. A tutti loro. Hanno volti troppo famigliari per negarlo. Ci sono troppi ricordi, troppe note, per impedire che accada. Cosí si riavvicina, lui. Il suo sguardo di sorpresa – ché evidentemente non mi ha letta – i mille inchini e i mille gesti a cui riconosco con pena di essermi abituata. Gracias, cosí dice il labiale. Ed io sorrido, come sempre. Solo con un po' meno convinzione.






Sulla carta sarebbe tutto perfetto. Di nuovo, come o meglio di ció che aspettavo. Eppure questa volta si spengono i riflettori. Il pubblico inizia a sfollare in direzione dell'uscita. Ed io, incastrata tra commenti entusiastici, non sento quella voglia di riviverlo di nuovo. Forse sono solo stanca. E' stata una giornata intensa. Sí, dev'essere per questo. Ma é una sensazione amara in bocca. Come un campanello d'allarme dentro al cuore. E al risveglio, in una stanza di albergo in centro, scopro con orrore che non se n'é andata via.

Per qualche motivo, non riesco a togliermi dalla testa l'immagine di Elena che si accascia tra le transenne. Lacrime copiose le solcavano il volto. Succedeva a Zaragoza, se non faccio confusione. Non ricordo cosa fosse successo. So solo che diceva: “per me, finisce qui”. Coerente. Non l'ho piú vista, da allora, a nessunissimo concerto. E come lei non ho piú visto Clau. Né Nes, che un giorno scriveva su Twitter “questo non é il Dani che conosco”. Non ho piú visto Cris, scatenata nei messaggi quanto nelle attese all'uscita. Aloma, che tutt'al piú ora si rifugia in fondo a qualche live vicino a casa sua. E ancora Andrea. Sonya. Anto. Quel gruppo dal nome impronunciabile che s'era dato un logo all'uscita di Pequeño. Dio, in quanti se ne sono andati...!





Di colpo, mi sento piú vicina a loro che agli sguardi luccicanti di chi giá progetta la prossima trasferta. E non é per le tante promesse non mantenute. Per le speranze diventate delusioni. Non é per i messaggi cancellati o non risposti. Non é perché la scaletta é sempre la stessa – ed ero abituata troppo bene! - né per gli eccessi di bimbeminkia urlanti. Non per le canzoni che vorrei sentire. Non c'entra neanche questo clima orribile, intessuto di odi e di invidie fino all'ultimo centimetro di quella che dovrebbe essere passione. Niente di tutto questo, o forse proprio tutto questo assieme.

Resta il fatto che mi ostino a sperare in un miracolo. In qualcosa...chessó, un gesto, una notizia o una canzone, che possa farmi rivivere l'esperienza di saltellare emozionata per casa. Resta il fatto che difendo, con le unghie e con i denti, gli anni investiti attorno a quello che in qualche modo mi smuoveva dentro qualcosa. Lotto per l'obiettivo di arrivare ai 10 anni del fanclub (ne mancano solo due, dannazione!) e festeggiarli con una grande festa. Lotto perché sarebbe bello sentire un giorno Dani Martín nelle radio italiane e dire “caspita, forse é un po' anche merito mio”. Perché se lasciassi ora cosa mi resterebbe, se non l'ennesimo progetto abbandonato a metá?

Non sará l'ultimo concerto, Gandía. Sicuramente no.

Eppure lui si avvicina, su quel palco. Come sempre dice “Gracias”, portandosi una mano al cuore. Io sorrido, giá. Ma tutto quel che vorrei dirgli é "Grazie a te". Grazie per Ekix a luci abbassate. Per i baci a schiocco sulla guancia a Zaragoza. Per il modo in cui mi hai abbracciata a Barcellona. Grazie per l'elogio pubblico a Mallorca. Per quella volta – l'unica – che mi hai chiamata amica, anche fors'anche solo perché ti avevo fornito un'informazione. Grazie per le dediche. Per i tweet pieni di dolcezza e gratitudine. Per le interviste in cui hai parlato di me. Grazie, soprattutto, per tutte queste canzoni. Ché ognuna é un ricordo. Ché ognuna é un micro-film. E a volte, sull'ipod, lo mando avanti, perché non sempre hai voglia di guardarlo, un micro-film. Non mi piace quasi mai, confrontarmi con quella che ero: ho sempre la netta sensazione che la me di adesso perda su tutta la linea.

“Non smettete mai di camminare!”
“Se camminiamo tanto, dove andremo a finire?”
“Mah. Io forse prenderó un'altra strada”.

Ho risposto “Che stai dicendo?”.
Ho pensato che, malgrado tutto, presto potrebbe essere lo stesso per me.

Eppure é stato un gran concerto - davvero un gran concerto, Gandía.  


lunedì 24 febbraio 2014

Fanclub italo-spagnoli: Anna Maffei e il blog italiano di Miguel Bosé [INTERVISTA]

C'è una categoria del mondo italo-spagnolo che, come capirete, mi sta particolarmente a cuore. Parlo dei fanclub. Community musicali dedicate a musicisti spagnoli che qualche italiano, con pazienza e passione, ha deciso un bel giorno di mettere in piedi. Sarà che ne gestisco una io stessa, ma ho sempre avuto la curiosità di conoscere chi ci sta dietro. Dare un volto al nome di una pagina Facebook. Capire, in estrema sintesi, quali storie hanno portato alla sua creazione. Perchè, ne sono certa, in quelle storie mi ritroverò un po'. Saranno fatte di entusiasmo e sogni. Di Spagna, di concerti, di avventure. Saranno trame viventi di quel tipo di romanzo che piace leggere a me. Poi, chissà, forse non sono l'unica. Per questo ho deciso di avviare una nuova rubrica. Ospiterà brevi interviste ad alcuni dei gestori di quei fanclub, nella speranza di dar loro – finalmente! - voce. 


Per inaugurarla, ho scelto una vecchia amica di questo mio angolino virtuale: lei è Anna Maffei, curatrice del blog “Miguel Bosé tra mito e realtà” e co-autrice del libro Miguel Bosé Aún Más (Ed. Chinaski, copertina qui a lato)  dedicato a quello che, guarda caso, è stato scelto da voi come miglior vip italo-spagnolo su Twitter del 2013. Buona lettura! 

1. Come hai conosciuto la musica di Miguel Bosé?

E' stata più che altro una folgorazione, un rapimento... Apparve sorridente, atletico, bello, in una trasmissione del 1978 con il brano 'Anna'. Cantava e ballava con un'eleganza che non avevo fino ad allora visto. I brani degli anni 80 mi piacevano ma non mi esaltavano, tuttavia non resistevo a non vederlo e ascoltarlo e iniziai a comprare dischi e riviste.




2. Cosa ti ha colpita di Bosé tanto da spingerti a creare un blog a lui dedicato? 

Era difficile seguirlo dopo il 1984, anno in cui si allontanò un po' dall'Italia, ma ebbi modo di conoscere persone vicine alla mia famiglia che mi portavano dalla Spagna, durante i loro viaggi, tutte le novità che magari qui non uscivano. Miguel ha fatto sempre parte della mia vita. Trovo che sia un artista completo, capace davvero di fare un tipo di 'pop' diverso ogni volta. Non si ripete mai, pur mantenendo uno 'stile' che è suo e solo suo. 

3. Raccontaci brevemente la storia del fanclub/blog: quando è nato, quali tappe hai seguito per la sua creazione, etc.

Con l'avvento dell'era di Internet e nel giorno in cui ricordavo la nascita di mio padre scomparso ho creato il Blog. Era il 12 ottobre 2007. Io, però, avevo già un archivio ricchissimo e volevo a tutti i costi condividere questa passione, far conoscere l'artista , 'recuperare' tutte le antiche 'seguidoras' del Fan Club milanese e tanta gente che, ne ero certa, custodiva lo stesso sentimento. 

4. Quale pensi che sia l'elemento di maggior forza del tuo fanclub/blog, quello che lo distingue dagli altri?

Esistono molti spazi dedicati a Miguel, ormai. Il mio Blog credo sia un 'posto accogliente', dove risulta agevole e rapido trovare le notizie, c'è modo di ascoltare e vedere, attraverso il player video, il Miguel di ieri e di oggi. Anche la presenza della piccola chat- sebbene a volte vada 'controllata' per evitare 'incursioni' spiacevoli di spam e/o commenti inopportuni- è un modo per comunicare con chi frequenta il Blog. E poi...credo di aver 'creato' un clima familiare: un blog non è un sito, asettico e impersonale; in un blog si può-e forse si deve anche- 'partecipare' a ciò che si posta, parlarne anche in prima persona, dare pareri. Sempre nel rispetto dell'artista cui è dedicato.

5. La cosa migliore e la cosa peggiore del gestire il fanclub o blog di un cantante spagnolo in italia (italo-spagnolo, nel tuo caso)?

La cosa migliore nella gestione di un blog di un artista spagnolo è che finalmente posso (io!) sbizzarrirmi e 'raccontare' di lui, mettere fuori tutta la mia 'ibericità' e cercare di trasmettere a più gente possibile l'amore per questa terra e per chi canta in questo meraviglioso idioma. La difficoltà più grande è invece , ma non nel blog bensì ovunque, il fatto che imperano brani in inglese...che le canzoni in lingua spagnola più conosciute e diffuse o sono tormentoni estivi o pezzi adattati per musica da discoteca. Ben poca cosa rispetto a tanto pop spagnolo come lo fa Bosé e tanti ma tanti altri!

6. Se dovessi far ascoltare una sola canzone di Miguel Bosé a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare, quale sarebbe?

Grande problema! Sinceramente mi riesce difficile scegliere...proprio perché Miguel ha scritto ed interpretato brani anche diversissimi tra loro come sonorità e ritmo. Dovendo dare dei titoli sceglierei la ultrafamosa “Si tu no vuelves” , “Te digo amor” e, sempre restando sulla 'balada' melodica, un brano tratto da Cardio che trovo fantastico: ¿Hay? In ogni caso, non darei la 'dimensione' di ciò che è Miguel, con soli tre pezzi...





7. Potendo scegliere, con quale artista italiano con cui non ha ancora collaborato ti piacerebbe che duettasse?

Premesso che preferisco Miguel Bosé 'non' in duetti, mi piacerebbe vederlo in duetto con Francesco de Gregori. Forse verrebbe fuori qualcosa di veramente poetico e 'forte', allo stesso tempo.

8. Raccontaci della prima volta che hai incontrato Miguel Bosê di persona!

Ho incontrato per la prima volta Miguel in persona a Roma, alla trasmissione Viva radio Due, nel 2008. A fine trasmissione ho fatto una corsa da centometrista circumnavigando lo studio, l'ho chiamato, si è fermato (sebbene fosse scortato da ben otto persone!) e gli ho detto del blog, del mio nomignolo 'mamyta'...gli ho chiesto se lo conoscesse e lui, di fretta ma attento, mi disse che no..non lo conosceva e si scusò per dover scappare via ma aveva una conferenza stampa. Restai impalata. A pensarci bene non ricordo nemmeno ciò che gli dissi... ma incontrare dopo 33 anni il proprio idolo fu un sogno. Davanti non avevo solo il Miguel Bosè di  52 anni-stessa età mia- ma quello con le tute, poi quello col codino, poi quello con i capelli lunghi del 1994, quello degli anni 2000...insomma un carosello di immagini sue, colorato dalla sua voce che, finalmente, rispondeva alla mia!

Col tempo ho poi avuto modo di incontrarlo ancora,scambiare poche parole in presenza-sempre!- dei suoi assistenti, fino all'ottobre 2013 in cui, in una pausa pubblicitaria di una trasmissione dove 'portai' un gruppo del mio Blog, lui si alzò e venne 'proprio' verso di me con un abbraccio delicato e mi disse “Ciao! Finalmente!”...Ecco. Ora sa chi è questa ' Anna-Mamyta' che cura il suo blog italiano. Peccato che quel giorno io non avevo più la lingua! Anche quando sedette accanto a me per la foto di gruppo.

9. Il momento piú esaltante che hai vissuto legato a Miguel Bosé ?

Il momento più esaltante, anzi i momenti più esaltanti sono i suoi concerti, senza dubbio.
In particolare uno al Palau San Jordi a Barcellona dove, dopo dodici ore di fila e attesa e dopo una corsa e una discesa-pericolosissima!- per le scalette, riuscii a conquistare il posto in prima fila proprio di fronte a lui. Ecco...lì le parole mi venivano eccome! Ed era bellissimo fargli arrivare tutta la mia gioia mentre cantavo, senza dimenticare una sillaba, tutte le sue canzoni. E lui sorrideva a questo gruppone di italiane con tanto di bandiera messa davanti alla staccionata!

10. A parte quello di Bosé, qual é il sito che visiti piú spesso?

Il sito che visito più spesso è quello dell'attore Giulio Scarpati, dato che ne sono l'amministratrice ufficiale. Mi piace però anche leggere articoli dal blog  “Rotta a Sud Ovest”, un blog in cui c'è, appunto, tanta SPAGNA.

Ecco tutti i contatti del fanclub gestito da Anna: 



Anna Maffei nasce ad Avellino il 30 dicembre 1956. Si laurea in Materie Letterarie presso l’Università di Salerno nel 1979 e partecipa, con saggi e lezioni, in qualità di collaboratrice esterna, con la cattedra di Storia del Teatro e dello Spettacolo del professore Achille Mango. Negli anni 80 entra a far parte di una Cooperativa teatrale di Animazione per bambini e Teatro sperimentale. Scrive di teatro e musica su riviste locali specializzate, con articoli ed interviste a molti personaggi dello spettacolo. Dal 2001 stabilisce un rapporto di amicizia e collaborazione con l'attore Giulio Scarpati di cui, ora,cura il Blog Ufficiale. Dal 1983 è Insegnante di ruolo nella Scuola Primaria e, pur potendo passare ad altro ordine di scuola, è fiera di fare la ‘maestra’ nel fantastico mondo dei bambini. L’arte, la musica, il teatro hanno sempre fatto parte della sua vita.  Divora dischi e riviste di musica pop, rock, blues; tra tutte le passioni, quella che resterà inalterata e ‘intoccabile’ è per un artista che definisce ‘raro’, speciale, irripetibile: Miguel Bosé.  E il desiderio di scrivere di lui si esprimerà con articoli su riviste, con il blog italiano  “Miguel Bosé tra 'mito' e realtà” e con il  libro “Miguel Bosè Aún Más”, scritto con la spagnola Maria José Merino, edito da Chinaski e pubblicato l'11 giugno 2013 che dedica  a tutti gli estimatori di Miguel e a coloro che vorrebbero saperne di più…

giovedì 7 novembre 2013

Meno sette [Pre-Concerto TO-DO List]

Una settimana. Mancano sette, miseri giorni al mio trionfale rientro in terra ispanica. Alla scoperta del Grande Nord Ignoto. Al re-incontro (foss'anche solo metaforico) con gli occhi azzurri di Dani Martín. Gli eventi sono cosí epocali che il Destino sembra fare di tutto per accelerarne l'arrivo. Dove per “di tutto” si intende, prevalentemente, anticiparmi l'orario del volo d'andata. Keep Calm and le maschere di ossigeno scenderanno automaticamente dall'apposito scomparto. Ché c'ho proprio bisogno di respirare un po'.




Voglio dire: io di Volotea amo tutto. Il logo che fa tanto tovaglietta da pic nic. La strategia imprenditoriale. La gentilezza e l'efficienza con cui ti trattano sui social. Adoro il loro essere, a conti fatti, itañoli. I prezzi bassi. Il fatto che ti attribuiscano un posto numerato nel momento stesso in cui fai il check in-online, rendendo ancor piú inutile la fastidiosa abitudine del viaggiatore medio a mettersi in coda per l'imbarco un'ora prima. In genere sbuffando perché la hostess non arriva, peraltro. Che ti verrebbe da dirgli: “ Ovvio che non arriva, testina! Ma tu le leggi le carte d'imbarco o le usi per farci gli origami?” (il tutto con la voce della Litizzetto, soprattutto al momento di pronunciare “testina”). Comunque. Mi piace, di Volotea, anche e soprattutto la facilitá con cui prenoti i voli da Internet, senza dover fare slalom tra infiniti pop-up che ti propongono servizi aggiuntivi.


Robe tipo: “Ok, vuoi comprare un biglietto aereo. Ma giá che ci sei, perché non approfitti dell'offerta e ti compri un orso bianco peluche formato naturale? Una macchina? Una bicicletta a motore? Un bazooka giocattolo? Un unicorno? Eh? Sei proprio sicuro di non volere l'unicorno? Perchéééé non vuoiiii il dannato unicornoooo? Daiii, per piacere. Piango. Sú. Comprati almeno un'aragosta viva da addentare in viaggio, no?”. 

Insomma, se ancora non si fosse capito, sono fan di Volotea.  Ribadiamo il concetto,  graffittiamolo sui muri, quel che volete. 'Sta cosa di spostarmi il volo ad ore antelucane, peró,  NON me la dovevano fare. Certo, mi fa piacere arrivare a Bilbao prima del tempo (Bilbao ricorda un po' Billboard, vero? E anche Bilboa. Cosí, per dire); Ma il fatto é che, tutto ad un tratto, mi son trovata ad affrontare un dilemma amletico: svegliarsi alle quattro del mattino per arrivare in aeroporto per tempo o svegliarsi alle 5 del mattino per arrivare in aeroporto in extremis? Ci ho pensato sú circa 10 secondi. Dopodichè ho aperto la pagina di Booking [nota soluzione ai Problemi del Mondo] e mi sono messa a cercare stanze singole in alberghi nelle prossimitá del terminal. Un'ora in piú di sonno val bene la spesa, capirete anche voi. 



Comunque. Mancano sette, miseri, giorni a qualcosa che aspetto da un bel po'. E il problema é che sono preda di una pericolosissima miscela di sensazioni contrastanti. Di quelle che potrebbero portarmi a scoppiare in lacrime come una bimbaminkia D.O.C. Ai primi accordi di Caminar. O, in alternativa, a picchiare qualcuno. Ad aggravare il tutto, pare che Mr.Ciuffo abbia radunato in un solo concerto tutte le canzoni che per me hanno un significato particolare. Dico “pare” perché di video sto cercando di guardarne il meno possibile. Si sa, Youtube prima di un live é come le medicine: fa bene, ma se appena esageri arrivano gli effetti collaterali. Peró so di Una Foto en Blanco y Negro. De La suerte de mi vida. Di Vuelve (e-e-e-) e di qué caro es el tiempo. E c'ho giá un brivido all'interno del cuore. 




So anche che buona parte dei musicisti della sua band é alquanto avvenente, ma quello é un altro discorso. Nonché un punto a favore della prima fila (vedere in seguito, alla voce “conflitti interiori”). 

Un attimo ci penso, e l'astinenza da concerto emerge con tanta forza che potrei vendermi l'anima pur di seguire tutto il tour. L'attimo dopo mi passa la voglia, ancora preda della strana lotta che ho ingaggiato con me stessa, dove crescere vorrebbe dire capire che é solo musica. E viverla meglio. Alla lontana. Senza stress. 

Un giorno sono talmente esaltata che mi organizzo -incoerente – per l'accampamento pro-prima fila. Perché un concerto lontana dalla transenna non é la stessa cosa. Perché ho bisogno di vicinanza e forse anche di occhiolini. Ma il giorno dopo ricordo e ribadisco il mantra assurdo dell'estate passata.  “Voglio diventare Indie!”, dicevo benedicendo la tranquillitá. Un bicchiere in mano, niente corse, niente tende, niente file: non é forse questo, il Paradiso? 

E poi ricordo i volti. Non vedo l'ora di rivederli. Di sentirmi parte del loro mondo, che é in parte quello in cui sono cresciuta. E poi ripenso alla nausea che mi danno quelle invidie. Le lotte tra i gruppetti. Il clima piú amaro, astioso e terribile che io abbia mai visto all'interno di un gruppo di fan. Non voglio trovarmici in mezzo, cazzo, non mi piace piú. E' troppo inevitabile il confronto con l'allegria del fanclub italiano (e non lo dico perché sono di parte!) o di un'altra community musicale che mi sono trovata a frequentare da un po' in qua. Lí c'é gioia, c'é unitá, c'é affetto. Ed é cosí che dovrebbe essere, tra chi condivide una passione. Non una sfida perenne per reclamare dediche piú fighe ed attenzioni. 

Morale: sono cosí presa dalle mie paturnie da aspirante bipolare che non ho ancora organizzato niente di utile o concreto (a parte progettare un provino per Homeland). Dico sul serio: non ero cosí impreparata a un viaggio da quando sono andata a Salonicco. E, considerando l'influenza intestinale epica che m'ero presa in quelle circostanze, direi che non é un buon segno. 

Peró, dai, forse sono troppo dura con me stessa. In fondo una lista delle cose da fare in quest'ultima settimana l'ho stilata. Dice piú o meno cosí: 

PRE-CONCERTO (<3 Billboard!! <3 <3)  TO DO LIST:

- Bandiera (é verde-grigio-rossa, forse é il caso di lavarla?) ---> naa, fa piú vissuto
- Custodia cd (senza cd, che magari lo perdi) 
- Cercare Guida/Mappa (Aeroporto?!?) 
- Comprare caramelle alla fragola (lunga storia)
- Decidere se provare i Pintxos subito o aspettare che arrivi Céline. 


Considerato che non so manco come raggiungere l'hotel o come contattare parte della gente che dovrei vedere, ho giusto il vaghissimo sospetto di avere un problema con le prioritá. 

giovedì 23 maggio 2013

Cero.

Ci sono tante cose che non mi piacciono, nel ritorno di Dani Martín. Non guardatemi cosí: da qualche parte lo dovevo pur scrivere! E chi se ne frega, per una volta, se non si addice al ruolo che mi sono ritagliata. Non é mai tutto perfetto, neanche se ammiri qualcuno al punto di gestirne un fanclub. 

Non mi piace il suo nuovo look, tanto per dirne una. Quel taglio di capelli un po' alla Elvis mi sembra non c'entri con carattere ed etá. 



Non mi piace non saper rispondere a chi mi chiede informazioni sul lancio in Italia. Non mi piace che non mi segua su Instagram. Non mi piace che la Sony si impossessi del suo account di Twitter senza firmarsi con la parola “staff”.  Perché dai, ometterla é un po' tentare l'inganno. E Dani non li usa, i punti esclamativi al contrario. Non accorcia i link con bit.ly. Dani, soprattutto, non twitta dalle piattaforme per pianificare l'invio dei messaggi. Lo sappiamo tutti! 

Non mi piace il fatto che, di questo progetto, io non sia ancora riuscita a percepire l'anima. 

Intendiamoci: io, in fondo, li capisco. Un album internazionale – il primo!- prevede grossi investimenti di denaro. Tutto deve funzionare al meglio. Non ci si possono permettere rischi. Per cui é piú che giustificato che la casa discografica imponga maggior controllo, sempre che lo stia facendo davvero e non sia soltanto un'impressione mia. Io non incolpo loro, e men che meno incolpo Dani. Figuriamoci! Dico solo che mi mancano, i suoi messaggi ansiosi prima di un evento. Le barzellette idiote. La profusione di affetto. Mi manca l'interazione con i fans, a volte cosí intensa ed entusiasta da intasarmi letteralmente la Timeline. E le “rondas de preguntas”, i baci, le foto, i video... quelli veri, peró, fatti con la chitarra da casa sua, appena sveglio, o magari filmati per provare una nuova videocamera direttamente dal manubrio della bici. Mi manca leggere la persona, dietro a tutto quel marketing. Per quanto il marketing sia studiato in modo pressoché perfetto. Per quanto Nahuel non si smentisca nella realizzazione impeccabile dei clip. Per quanto. E' che dice, Dani, in uno di quei trailer, che quel disco é “nostro”. E, per la prima volta in otto anni, io non lo sento mio manco per niente. Non mi piace, no,  che sia sparito per tutti questi mesi. 

Perché adesso io non riesco ad entusiasmarmi. Non quanto vorrei, almeno.  Vedo le persone con cui ho condiviso attese ed emozioni. Le leggo felici, pronte a condividere ogni notizia, ogni copertina. Pronte ad inondare di complimenti colui che ci ha fatti conoscere. Le vedo scalpitare all'idea di un tour, e tutto ció che riesco a pensare é “che cazzo, calmatevi, é soltanto un disco”. Soltanto un disco, capite? La stessa cosa che, fino a Dicembre dell'anno scorso, tutti dicevano a me. E io ribadivo che non avrebbero mai potuto comprendere, mentre il cuore mi batteva forte all'uscita della sala Joy. Coriandoli tra i capelli, profumo di Angel Man. Lui che mi abbracciava. Una carezza sulla mia guancia. E per me era tutto lí, il senso della mia passione. Cos'é successo? Cosa accidenti mi é successo? 

Quel che é peggio é che non lo so. Che, giuro, non ne ho proprio idea. Lui mi ha chiamata “amica” poco piú di una settimana fa. E, invece di bearmene, sto qui a pensare che non credo che avrei poi cosí tanta voglia di tornare a fare file di due giorni solo per vedermi dedicare una canzone. 

Di tanto in tanto apro la copertina del suo libro. Leggo “Ilaria, gracias por toda tu ilusión”, e mi viene da piangere. Quell'ilusión mi definiva, e per qualche motivo non la sento piú cosí forte come prima. Non mi piace palpare l'emozione degli altri, fingere di esserne parte, e sentirmi lontana anni luce da quella che ero ieri. Magari sará il tempo. Una fase. Non so. So che ho bisogno di un concerto di un tizio di Arezzo, perché tra i miei interessi recenti é l'unico che non c'entra proprio niente con tutto ció. E sono anche patetica, é vero.



Non mi piace l'idea che per la piú bassa e bieca delle invidie io abbia finito per allontanarmi da un'amica. Una con cui ho condiviso momenti bellissimi. Una che mi faceva ridere. Una con cui uscivo la sera. Una con cui stavo bene. Una che mi ha aiutata, ascoltata e fatta sentire meno sola.  Pensarci mi fa sentire una persona di merda. E non mi dite anche voi che “mi rende piú umana”. Perché voglio ancora credere che non sia l'invidia a connotare l'umanitá. Sapete? Se sto pensando di tornare a Málaga é anche un po' nella speranza di rivederla. Di trovarci in quella tetería in cui andavamo sempre, guardarla negli occhi, e chiederle scusa. Scusa, anche se lei non sa niente delle mie paranoie. Anche se forse pensa che ad averci distanziate siano stati soltanto i kilometri e le compagnie. 

Non mi piace l'idea che una passione possa provocarmi questa dannata malinconia. 

Ma poi premo play. Le prime note di Cero mi accarezzano le orecchie, in una intro al piano. La melodia cresce progressiva, nel climax di aspettative che non m'ero accorta di avere. E  la sua voce, quella voce... 



Di colpo, mi accorgo che i brividi mi stanno ancora attraversando la schiena. Dieci secondi. Solo dieci, dannatissimi, secondi. Eppure ho giá capito che mi piacerá. Che ne varrá la pena. Che riprenderó ad andare ai suoi concerti, a respirare Angel, a sentirmi felice per una sua carezza o magari perché mi chiama amica. Amica. 

In fondo é questo che conta, no? La musica, nient'altro. E se riesce ad emozionarmi in solo dieci secondi, beh...allora chi se ne frega di quel ciuffo alla Elvis! Chi se ne frega del marketing! Se é sparito, se non mi segue su instagram, se non mi sento entusiasta quanto gli altri...dico sul serio, chi se ne frega! 

Ché il titolo di quella canzone, forse, lo posso prendere ad invito personale. Ricominciamo da zero. Con un po' piú distacco, un po' meno invidie, con una riconciliazione, magari. Ricominciamo da zero. Senza angosciarci troppo, sempre che io ne sia capace. Se davvero con questo disco Dani Martín arriverá in Italia, allora sará il disco della mia vita. E, dal disco della mia vita, non puó che uscire qualcosa di buono.

Ma adesso scusate: devo andare ad aggiornare un fanclub.