venerdì 10 agosto 2018

4 negozi flamenchi di Málaga che dovreste seguire su Instagram


Signori, l'ora ics sta per scattare. 
A mezzanotte in punto, con tutto il frastuono dell'aspettativa che esplode, i fuochi d'artificio daranno il benvenuto alla Feria de Málaga. Qui vi dò qualche dritta per viverla come dei veri boquerones. Quelli che non scappano dal delirio, quantomeno.

Se avete deciso di vestirvi da flamenca, sappiate che i negozi di settore tendono a rimanere aperti a orario pressochè continuato per tutta la durata dell'evento. Perciò non preoccupatevi se non avete ancora trovato l'abito giusto: da qualche parte, dietro una vetrina, un groviglio di volant vi sta aspettando in trepidante attesa. 

La cosa migliore è che quasi tutti hanno Instagram. Il che vi permette di dare un'occhiatina alle collezioni comodamente sedute sul divano. Sbizzarrirvi coi like. E varcare la soglia con le idee già abbastanza chiare su quello che davvero volete.

Credetemi: è più utile di quanto pensiate. La folla che li prende d'assalto, i consigli delle commesse e il tripudio di colori delle stoffe potrebbero stordirvi. Per evitarvi lo sconforto dell'indecisione ho quindi voluto segnalarvi gli account dei miei quattro negozi preferiti, con una piccola anteprima di quello che potrete trovare nelle rispettive gallery. 

Buono shopping e buona Feria a tutte!




Il migliore per qualità/prezzo. Questo piccolo ma fornitissimo angolino dell'Entorno Thyssen rischia di passare un po' inosservato. Il motivo è che non cerca di stupirvi con effetti speciali e allestimenti spettacolari (di fatto l'individuerete solo in virtù del manichino fuori dalla porta); ma vi sorprenderà con una varietà sorprendente di abiti e accessori di ogni tipo. Oltre a portarvi a sbirciare all'interno e a condividere le foto dei prodotti in vendita, sui social organizzano anche qualche sorteggio a beneficio delle più fortunate.
Ve lo consiglio per le gonne corte, particolarmente economiche per la media (attorno ai 40 euro l'una) e decisamente adatte al caldo dell'Agosto malagueño. 





Negozio storico del centro di Málaga - è lì dal 1984! - per il mio gusto personale Viva La Feria vende gli abiti più belli in assoluto. Purtroppo, sono anche tra i più cari. Se decidete che l'investimento valga la pena, vi consiglio di sceglierne uno dal taglio classico, capace di resistere al passare del tempo e delle mode. Magari in un intramontabile rosso, che peraltro è anche uno dei colori di tendenza per quest'anno (Che ne dite di questo?) 

Su Instagram potete ammirare i prodotti in esposizione o indossati da modelle in carne ed ossa, che posano davanti alle vetrine o in contesti festivi. Anche in questo caso, non mancano i sorteggi saltuari.





Non ho avuto sempre le migliori esperienze con le commesse in loco, ma sui social network sono senza dubbio i migliori. Alternano le foto dei capi con quotes a tema flamenco, informazioni sui trend del momento e grafiche ad hoc per annunciare le offerte. Per la media del settore, i prezzi sono più che ragionevoli (potete trovare gonne a 89 euro e abiti interi a 99 euro).  

Vendono anche vestiti con le maniche smontabili per le più indecise. Il mio consiglio, se li comprate, è di tenerne una sola: l'asimmetria va di moda quest'anno. 





Altra boutique storica in città, Golo de Lunares è su Instagram da poco ma si sta già facendo notare. La gallery è un campionario accurato dei prodotti in vendita, tutti rigorosamente confezionati in Andalucía. Io mi sono innamorata del dettaglio di quest'abito, che racchiude ben tre delle tendenze del 2018: la stampa floreale, la già citata asimmetria e il rosa acceso, che - complice il Cartojal - è sempre e comunque il colore della Feria de Málaga. 



Infine, se non vi interessa essere particolarmente fashion e cercate semplicemente un vestito flamenco a prezzi stracciati, ci sono due posti in cui potete andare: il negozio solidale della Fundación Cudeca in Plaza de La Merced (li vendono di seconda mano anche per una ventina di euro) e il Mercato di Huelin, dove il Mercoledì e il Sabato mattina potrete scovarne sulle bancarelle addirittura a 3 euro l'uno. 

martedì 31 luglio 2018

Eclissi.


La rinascita comincia quando cambia il vento; O quando inizi a ragionare come Ted Mosby su di un treno diretto a Fuengirola. 



                                    Sí, insomma, un attimo prima dell'esaurimento nervoso. 



E quindi eccola qui, la brezza di Levante. L'effetto speciale perfetto che accompagna le luci sulla scena. Spintona via il Terral, puntuale ed opportuna, mentre i Vetusta Morla accettano di dividere l'ovazione con lei. 

Un post condiviso da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:



Mannaggia a me che ho iniziato ad ascoltarli così tardi! Ma forse le canzoni hanno una data di consumo preferente. Ci scivolano addosso. Ci ronzano attorno, pazienti, attendendo il momento più opportuno per colpire. 

Le canzoni, in fondo, sono solo rumore indistinto finché non abbassiamo le difese. Poi, diventano la frase che un'amica si vuole tatuare. Il ritratto di una te che non sapevi d'essere. Diventano Maldita Dulzura, e Consejo de Sabios, e Guerra Civil. 



Ti sussurrano all'orecchio di Puntos Suspensivos (grande assente in setlist) e ti martellano nel petto con le percussioni di El Hombre del Saco. 

Diventano ricordi, punto e basta. Ed è lì che ti rubano il cuore. 
Mismo Sitio Distinto Lugar mi aveva sorpresa inerte sotto alle luci di Natale in calle Larios, quando mi serviva una soundtrack con più spigoli.

Ed ora eccomi qui, a guardarla animarsi di video e di colori. Davanti al Levante. Alle migliaia di braccia che ondeggiano nel cielo. "Questo è il concerto della nostra amicizia italo-spagnola", aveva detto Nancy. Ed era l'emblema di un post it appeso al Centro Pompidou. 




No hay error. Anche perchè cosa può esserci di sbagliato se attendi l'apertura dei cancelli bevendo birra a un chiringuito sul lungo mare? Se chiacchieri con gente nuova? Se persino Fuengirola diventa un posto con cui fare la pace?  

                 Mentre barcolli verso il bagno ridi fuori l'estate che attendevi.

Di colpo, mentre la vescica reclama attenzioni, ti rendi conto che puoi ancora riprendere il controllo della tua vita. Che tutta quella successione disordinata di immagini si può ricomporre in un quadro. Anche se magari l'ha dipinto Dalí. 

Così ripassi.

Il sosia di Andrea alla Casa de Guardia. L'aliena sexy. I Gorilla che riescono a
d ordinare sequenze numeriche in tempi record mentre io ho problemi con la destra e la sinistra quando ballo le sevillanas. 

Un'amica che torna, un'amica che va. Le espadrillas consumate, i sandali coi pois, la matita nera che mi lascia nudi gli occhi. Ed accasciarsi sul computer allo stremo delle forze. Sfuggendo al caldo, agli scarafaggi sui marciapiedi. Aggrappandosi all'idea delle vacanze come a un ponte prima di cadere. 

Ma poi un giorno nulla cambia, e cambia tutto. Così, come il vento, senza alcuna ragione. 
Aprono un bar di tapas all'angolo, e a me torna la voglia di scrivere. 

Con i piedi gonfi, siedo su una panchina e inspiro leggerezza. I fuochi d'artificio, alle mie spalle, sembrano volerla celebrare. 





"Stai attenta a quello che pensi durante l'eclisse", m'hanno detto.

Stai attenta, si potrà realizzare. 








venerdì 6 luglio 2018

"Era una roba da blog, però l'ho scritta su Facebook"


... E quindi ora ve la ricopio qui:

Proprio l’altro giorno, per lavoro, ho scritto un post sul Digital Detox (questo ). Ecco perché non ho potuto fare a meno di fare un saltino sulla sedia quando ho scoperto che la cara vecchia Nancy  è tornata a bloggare con un post sullo stesso tema. Un post che vi consiglio caldamente di leggere (qui) e non soltanto perché è mia amica.



É da un po’ che penso che mi farebbe bene staccare dai social. Non lo faccio in parte perché ci lavoro e in parte perché da quando vivo all’estero ogni mezzo per tenere i contatti con le persone lontane è non solo benvenuto ma anche necessario. Infine, le potenzialità delle [non- più -così] nuove tecnologie continuano ad entusiasmarmi un casino.
Tuttavia, mi sono resa conto che le notifiche sul cellulare mi gettano in uno stato di ansia perenne. Ne vedo una e sento l’esigenza di guardarla immediatamente, come se il ritardo di due minuti in una risposta potesse far cadere l’altra persona giù da un ponte, o chessò io. 

Ora che ci penso è stata proprio Nancy, una delle prime volte che siamo uscite qui a Málaga, a farmi notare che tutti i miei messaggi di Whatsapp cominciavano con “scusa, ho visto solo ora”. Andavamo al Terra Mia, by the way. Che novità. 

Mi sono resa conto che il cellulare mi distrae, tanto, sia quando lavoro che quando mi dedico ai miei progetti personali. Scrivere, soprattutto, è diventato un casino. 


Non solo bloggo molto meno, ma quando lo faccio ci metto un sacco di tempo perchè non mi riesco a concentrare. Per riuscirci devo (giuro!!!) azzerare le suonerie ai telefoni, togliere la vibrazione, girare i display al contrario per non vedere le luci che si illuminano oppure portarli fisicamente in un’altra stanza.


Mi sono resa conto, anche, che leggo di meno. Ed è vero che i miei ritmi di vita, a Málaga, sono decisamente frenetici e spostati sulla notte, ma il fatto che prima di dormire io mi trovi a scrollare le timeline di Twitter, Facebook ed Instagram invece di spegnere e passare quella mezz’oretta in piú a leggere due capitoli del libro che ho sul comodino mi fa innervosire non poco.


Poi c’è l’eterna questione dell’apparenza. Di quelli che giudicano le persone in base alle foto che postano senza riuscire a capire che quello che mettiamo in Rete è solo e soltanto una parte della verità. I momenti di difficoltà ce li abbiamo tutti, sempre. Quindi mordiamoci la lingua prima di pensare “Ma questa sta sempre al mare? Ma questa non lavora? Ma questo é sempre in giro? Guarda che bella vita!”, perchè quasi sempre dietro a quella “bella vita” ci sono lacrime, lutti, delusioni, contratti finiti, stipendi non pagati, difficoltà.


Infine il fatto di esserci. Di DOVER esserci, sempre.


Lunedì il mio capo - uno dei due, cioè. Dei tre. Ma poi, tecnicamente, si possono avere dei capi essendo autonoma? - Insomma: il CEO di una delle aziende per cui collaboro ha concluso una riunione con una richiesta a tutto lo staff: “per favore, non contattate i vostri colleghi su Whatsapp per cose di lavoro. Abbiamo Slack per qualcosa, e lì potete avvisare quando siete o non siete connessi. IL TEMPO LIBERO E’ SACRO, e non è possibile staccare veramente se le questioni di lavoro vi raggiungono ovunque”

E mi sono resa conto che, come social media manager - ma anche, in generale, come professionista del digital o come giornalista, persino- nessuno può davvero staccare mai.

Non stacchi quando ti arriva la notifica di Page Manager che ti avvisa del tizio che ha chiesto il prezzo di un prodotto, anche se in quel momento ti stai bevendo una birra e dici “rispondo domani”. Intanto l’hai vista. Intanto, anche se per un secondo, ci hai pensato. Non stacchi quando Whatsapp diventa il modo più facile e veloce di comunicare con i clienti. Non stacchi quando i telefoni Android decidono che è una buona idea segnalarti l’arrivo delle mail sull’account delle varie aziende. Con la testa non stacchiamo mai davvero.

E quindi eccoci qui, tutti mezzi esauriti, a parlare di Digital Detox. Eccomi qui, a pensare a quando 10 anni fa raccontavo il mio Erasmus passo a passo sul blog perchè non avevo nessun social (a parte Twitter, che ho messo due mesi dopo essere atterrata e che è ancora l’unico che mi diverte davvero) e fondamentalmente mi appagava di più. 

Anzi no: più che appagarmi forse mi faceva sentire più presente, perchè passavo quell’oretta al giorno col computer sulle gambe, a buttare fuori tutto quello che provavo, e per il resto non c’era nulla che interrompessi per chinare la testa su un display. 













Eccomi qui, in definitiva, mentre mi accorgo che questo post - a dirla tutta - sarebbe stata più una roba da blog. A pensare che sì, dai, forse lo copierò sul blog. Intanto, però, mi è venuto spontaneo scriverlo su Facebook. E allora porca vacca, Mark, ci hai veramente rincoglioniti.

sabato 23 giugno 2018

Prima di San Juan.

L'età degli italiani all'estero dovrebbe essere calcolata come quella dei cani. La mia di sicuro, per lo meno. Ilaria: 33. In anni malagueñi fanno 150. "Cavolo, se li porta bene, però!". Modestamente. 

Tra l'altro giustificherebbe le borse sotto gli occhi e il fatto che devo appendere un cartello al frigo per ricordarmi di fare la lavatrice.

Però, sul serio: ho talmente tante cose su cui vorrei aggiornarvi che non so nemmeno da dove cominciare. Che poi magari non è che voi stiate proprio morendo dalla voglia di saperlo, eh. Solo che stasera è San Juan. La notte più magica dell'anno. Il capodanno dell'estate. Il nuovo inizio che - dai, sù-  questo duemilaeschifotto mi deve.

Ma non é concesso a nessuno aprire un nuovo capitolo senza prima aver chiuso il precedente, quindi figuriamoci se posso farlo io con un post in sospeso! Ergo, che vi piaccia o no, vedrò di tirare le fila.

Tanto per cominciare, sono andata al Gastronauta. Trattasi di locale piccolissimo e relativamente nuovo la cui paella si è guadagnata in tempo record la fama di "migliore del centro di Málaga". Recensioni entusiaste su Tripadvisor. "Devi andarci!" entusiasti da parte delle amiche. Peccato che ogni volta che provavo a metterci piede succedeva qualcosa: chiusura per lavori in corso; chiusura per giorno di riposo; chiusura perché é Semana Santa; chiusura perché é caduto un meteorite sulla terra e nooo, non dirmi che non te ne sei accorta! Insomma, ordinaria routine. 



É dovuta venire a trovarmi Céline perché ci riuscissi. Sapete, no? L'amica francese che si palesa ogni tanto. Quella che conosce sempre più gruppi spagnoli di me. Ecco, lei. Non so se mi abbia portato fortuna o il karma abbia deciso che avevo sofferto abbastanza, ma in un'imprevedibile svolta del Destino s'é liberato un tavolo proprio al nostro arrivo (voi non rischiate, però: é quasi obbligatorio prenotare). 

La paella de marisco a El Gastronauta
E quindi niente, confermo tutto: paella buonissima fatta al momento, camerieri gentilissimi, prezzi ragionevoli e - per i food blogger tra voi - il posto è pure altamente instagrammabile. Fate conto che c'è una gabbia vuota sulla parete con sotto la scritta "questa non è una gabbia vuota, è un passerotto in libertà": e già solo con questo avete sbancato i social per un mese. L'unica pecca, a volergliela trovare, è che assieme al conto ti portano delle caramelle gommosissime che ti si attaccano istantaneamente al palato. E siccome i camerieri sono socievoli poi ti ritrovi a sostenere conversazioni del tipo: "graie ì bissimo pso are tacreio?"; Che, tradotto, significherebbe: "grazie, tutto buonissimo, posso pagare con la carta di credito?"

Sono esperienze che ti segnano. 


El Gastronauta


Se come evento epocale non vi sembra abbastanza, sappiate che poco dopo sono salita sulla ruota. Sì, quella del Porto. Il Málaga Eye, Málaga Ayyyy, Málaga Ahí. Era uno dei punti della mia lista aggiornata con le cento e passa cose da fare in città prima di morire (capirete che devo darmi una mossa, avendo 150 anni!). E devo dire che ne è valsa la pena. Certo è caro - 10 euro per tre giri -  quindi non quel che si dice un'escursione da ripetere a cadenza regolare. La fai una volta, e stop. Per questo vi consiglio di scegliere la giornata giusta (tersa, senza vento), l'ora giusta (verso le 20.45-21.00 c'è una luce stupenda) e, soprattutto, la compagnia giusta. Perchè il bello è che - salvo, immagino, circostanze di affluenza straordinaria - vi danno una cabina tutta per voi. Il che significa che, oltre a godervi il panorama, potete sclerare di brutto senza incorrere nello sguardo perplesso di estranei. Chessò, farvi i selfie con le facce buffe, mettere like alle cose usando un cuoricino di cartone (il mio nuovo hobby), cantare canzoni a tema tipo "siempre se repiteeee esta misma historia, estoy harto de rodaaar como una noriaaaa" o "obsesiones, paranoias, la sensación de estar en una noriaaaa". Robe così.



Vista dalla ruota del Porto di Málaga


Vista dalla ruota del Porto di Málaga




Ah, e poi c'è stato il concerto di Carmen Boza sulla terrazza del Room Mate Hotel Larios. In pieno sole. A mezzogiorno. Con 30 gradi e i divani in pelle: un modo economico per farsi la ceretta mentre ascolti della musica live. 

Al di là del fatto che quando è finito mi sarei bevuta tutte le riserve idriche della Costa del Sol, 'sta tizia è veramente brava. Voce stupenda, testi per nulla banali, concept artistico a trecentosessanta gradi che rende la tracklist dell'album inscindibile dal suo contenitore. Se siete curiosi, vi consiglio di conoscerla con "Vida Moderna", probabilmente uno dei brani migliori del suo ultimo lavoro.

Concerto di Carmen Boza ad Art&Breakfast



La Boza suonava nell'ambito di Art&Breakfast: una sorta di fiera d'arte contemporanea volta a dare visibilità agli artisti più giovani. Ma proprio TANTO giovani. Del tipo che una mi ha detto "beh, loro hanno 35 anni" come se parlasse di vecchi decrepiti. E giuro che per un attimo l'avrei voluta picchiare. La particolarità, tuttavia, sta nel fatto che le esposizioni vengono allestite nelle camere d'albergo, di cui si sfrutta ogni spazio disponibile. 



Art&Breakfast, fiera d'arte contemporanea in un hotel


Il risultato è decisamente d'impatto, anche se in alcuni casi ho avuto la sensazione che la ricerca della provocazione - o, di nuovo, dell'instagrammabilità - fosse superiore all'effettiva qualità artistica. E poi non me ne voglia nessuno, ma una vasca da bagno piena fino all'orlo di spaghetti al pomodoro (veri, cotti, commestibili) non la giustifico neppure in nome dell'arte. SOPRATTUTTO non in nome dell'arte. In primo luogo perchè dopo due giorni di fiera l'odore, in uno spazio piccolo e senza finestre, ti fa venire il voltastomaco. E poi perchè parliamo di kili e kili e kili di cibo sprecato. E lo so che suona retorico dire che "in giro c'é gente che muore di fame". Ma se c'è una cosa al mondo che mi fa incazzare quella è buttare via il cibo. Che bisogno c'era poi? Usavi degli spaghetti di plastica e il risultato estetico era esattamente identico. 

Comunque. 

Nonostante questo ho avuto modo di apprezzare anche dei lavori interessanti, specialmente nell'ambito della fotografia. Ad esempio, il progetto "miopia" di Victoria Adame, che guarda caso ha fatto l'Erasmus a Trieste ("Di dove sei?" "Vicino a Venezia" "Ah sí? Io sono a stata a Trieste!" sta diventando una delle conversazioni più assurdamente ricorrenti nella mia vita). I suoi scatti sfocati ambiscono a ricreare l'esatta visuale che abbiamo noi orbi quando ci togliamo gli occhiali, e riescono nel loro intento alla perfezione. Oppure l'idea vincente di un ragazzo di cui (ahimè!) non ricordo il nome, che consiste nel ritrarre varie tipologie di persone viste per strada e presentarle come carte dei tarocchi. 


Art & Breakfast 


Art & Breakfast
Art&Breakfast
Avevo ancora i loro volti nelle retine quando mi sono accomodata sulle gradinate in pietra dell'Auditorio Municipal. Sul palco, l'inconfondibile scheletro con il fiocchetto fucsia mi parlava di un passato che non credevo di aver voglia di affrontare. Ormai ero distante da Dani Martín. Distante dalle ragazzine ammassate in prima fila. Distante dai fuochi che mi avrebbero scaldata. Distante dalle corse, dal sudore, da quell'emozione che ti increspava la pelle prima che le luci si suicidassero nel buio di un countdown. Comoda, e distante. Fisicamente. Emozionalmente. Io che avevo detto di preferire un festival flamenco. Io che avevo detto che avrei voluto essere altrove. Io che ci casco sempre, e dopo 33 - o 150 anni - ancora nego di conoscermi davvero. 
Concerto di Dani Martín all'Auditorio Municipal di Málaga

Perché mi ci sono voluti due secondi a cambiare idea. Letteralmente. Due.
Alle prime note di Volver a Disfrutar mi stavo già dimenando come se dovessi per contratto lasciare nella musica il mio DNA. Come l'altra sera col concerto dei Killers in diretta radio. Come quella volta che ho rotto addirittura un piatto.

In quel concerto c'era tutta la mia vita. Due ore e mezza ininterrotte di vita. Besos. Zapatillas. Puede Ser. E il secchio d'acqua. E la panchina. E Ya Nada Volverá a Ser Como Antes. Un tributo al Canto del Loco che mi ha riconciliata - per l'ennesima volta - con la me ventenne che, in fondo, non ho mai perduto.



Distante, allora? O, forse, solo cresciuta?


Perché certe mattine ti condannano a un profumo, ed é l'odore che do al tempo quando mi fa respirare un po'. Mentre Dani mi abbraccia per la solita foto io la frase nemmeno la riesco a finire. 

"Non sai quanto mi ha fatto bene quel concerto, ieri". 

Non sai quanto avessi bisogno di lasciarci la pelle, la voce, i piedi, l'anima.
Non sai - perché non lo sapevo neanch'io - quanto abbia bisogno, ogni tanto, di un porto sicuro a cui tornare.

E adesso sí che sono pronta per San Juan. 

Certe cose non cambiano mai. #Dieciocho

domenica 17 giugno 2018

Talking about [Tra le altre cose] Twitter - 2018 Edition

Non so se sia stata colpa del mio tweet o se, tanto per cambiare, ho rovinato la sorpresa. Però qualcuno ha detto "cruzamos" e la vita ha sempre in serbo uno sviluppo surreale.

Quindi eccomi qui, nel buio di un teatro chiuso al pubblico. Il maxischermo restituisce le immagini degli spogliatoi ed io mi scopro emozionata come una bambina. Una birra. Lo lo lo lo lo lo. Il silenzio che cala all'improvviso. 

Mi fanno uno strano effetto, i Mondiali. É come se riscoprissi in una maglia l'appartenenza a una Nazione in questo caso neanche mia. Di colpo avverto il bisogno assurdo di urlare nel tifo tutte le ragioni di un amore che va ben oltre me. Un "goaaaal" racchiude il tramonto alle 22.00. La tapa gratis quando ordini da bere. Le persone che attaccano bottone al semaforo. Ma anche gli amici. Il vermut. La Tranca. La giustezza di una scelta di cui non mi pentirò mai.

O magari non è neanche questo. Forse è solo che in circostanze come i mondiali ti rendi conto di come basti una passione condivisa ad appianare ogni diversità. 

Insomma, dai, guardiamoci attorno: Con me ci sono presentatori. Direttori marketing di compagnie importanti. Alte cariche di aziende di tecnologia. E ancora influencer. Cameraman. Community Manager di account che più o meno tutti seguiamo. Eppure hanno il mio stesso pass. Eppure, mentre si incazzano con Ronaldo, sono esattamente identici a me. 

Io che lancio il cibo per aria alla prima rete della Spagna e valuto mentalmente di tartassare quella della RAE. Potrei farle domande tipo "ma è più giusto scrivere Goal o Gol?", "Mi dici un sinonimo di Imbécil per De Gea?" "Nel caso di Isco sarebbe più corretto dire che è guapísimo o hermoso?". Potrebbe essere divertente. O mettere a repentaglio l'integrità del mio naso. Dipende da come la si veda.
Intanto ragazze belle da fare invidia si muovono tra i tavolini rotondi, silenziose ma certo non invisibili, strette come sono nei loro tubini. Portano altri stuzzichini, bicchierini di gazpacho e frutta, mentre rido di una battuta scema con i ragazzi al mio fianco. 



Ci siamo appena conosciuti, tutti e tre, in una di quelle occasioni in cui chiedi prima il nickname di Twitter del nome. Non è poi così strano, in fondo: i retweet che precedono la stretta di mano trovano spesso la loro ragion d'essere in un paio d'occhi timidi. E uno sguardo veloce al profilo diventa lo spunto di conversazione che cercavi. 

Mi torna in mente quella frase, una delle più sagge che abbia sentito quest'anno. L'ha pronunciata Marianna quando ci siamo finalmente incontrate. Diceva che "Capisci veramente il senso dei social network quando esci dal virtuale". E in questo teatro, tra  decine di persone che si abbracciano, ridono e soffrono per la stessa partita - persone che d'un tratto non sono più nickname, né aziende, né ruoli-  riscopro di nuovo la sua verità.

E' finito così il TATGranada, il più grande congresso di Twitter nel mondo. Chi, come me, c'era anche l'altr'anno è stato piuttosto unanime nel ritenere quest'edizione complessivamente un po' sottotono rispetto alla precedente. Ed è vero, perchè negarlo: ci sono stati meno gadget. Meno premi. Nessun dirigente in visita da San Francisco. Eppure, a livello umano, si è confermato l'evento digital che preferisco in assoluto. 

Se l'adoro è per quello che imparo. Per le persone che mi permette di conoscere. Ma soprattutto per quella sua impronta meravigliosamente informale che, nonostante i contenuti di alto livello, lo fa somigliare più ad un raduno di fan che ad un incontro tra professionisti.




Questa è stata l'edizione in cui sono arrivata assieme al nuovo ministro delle scienze, e per poco non m'investiva un'auto coi finestrini oscurati. E c'erano elicotteri. Giornalisti isterici che correvano da tutte le parti. E un Premio Nobel d'economia. É stata l'edizione in cui continuavo ad incontrare Manuel Bartual uscendo dal bagno; e giuro che per poco non ho avuto un attacco di fangirling quando l'ho menzionato in un tweet, l'ha letto, e si è girato a guardarmi (per la verità un po' male). 

L'edizione in cui ho dato un volto alla ragazza che gestisce l'account della polizia Nazionale (un giorno l'avevo menzionata per denunciare l'assassinio di un unicorno). Quella in cui m'hanno portata a pranzare in un posto decisamente più economico della solita caffetteria con le paste fredde da un kilo a porzione. L'edizione de: 

- "Dato che sei Italiana, posso farti una domanda?"
- "Basta che non sia sul mondiale... "
- "No, non sono mica una così brutta persona"
- "Ah, meno male. Ah Ah Ah"

Peccato che poi mi abbiano chiesto di Salvini. 

Il TATGranada 2018 si è concluso in diretta su Canal Sur, lasciandomi con qualche follower in più, ancora più gente di Twitter Spagna ad allietarmi la Timeline (sul serio, prima o poi mi assumerete?  Perchè la mia immersione nella cultura aziendale inizia a non essere normale) e i ricordi di una splendida esperienza sciolti nel batido al cioccolato di Puleva. 

In generale, le tematiche più ricorrenti sono state quelle delle fake news e dell'umanizzazione dei marchi, sia tramite strategie di marketing ad hoc che attraverso la nuova tendenza dei CEO di twittare come indemoniati dai profili personali (Ciaoo Jack ed Elon, penso che un po' tutti abbiamo pensato a voi). 

Come ormai dovreste aver capito, questo vuole essere un post più personale che professionale. Ma, se mai qualcuno volesse approfondire, non potevo non concluderlo riassumendo quelli che sono stati, a mio avviso, gli interventi più interessanti: 




1. Nathalie Piquot : 

La nuova direttrice di Twitter per Spagna e Portogallo ci ha ricordato le caratteristiche e i valori che rendono unica la piattaforma. Tra l'importanza di poter accedere a punti di vista diversi della stessa vicenda per poter dibattere ed evolvere (#SeeEverySide) c'è stato anche spazio per una frecciatina a Instagram: "Questa non è la piattaforma del 'guardami, guardami'", ha affermato la Piquot mimando il gesto del selfie; "Questa è la piattaforma del 'guarda questo, guarda cosa sta succedendo ora'. 




2. Manuel Bartual :

Personaggio dell'anno su Twitter,  il suo famosissimo "hilo" dell'estate scorsa ha viralizzato la "Twitteratura" portandolo ad essere paragonato nientemeno che a Orson Welles. A Granada, Bartual ha provato ad analizzare le ragioni di un successo che ha tenuto incollate alla Rete celebrities di ogni tipo, portato gruppi di giovani a incontrarsi appositamente per seguire insieme lo sviluppo delle vicende che raccontava sui social, e... addirittura insegnato a Iker Casillas come si fanno i  meme! Il periodo dell'anno (l'estate), la gestione dei tempi (il thread è durato in tutto una settimana), e il fatto di aver risposto letteralmente alla domanda "cosa sta succedendo?" di Twitter hanno decisamente avuto il loro peso sull'esplosione di un fenomeno che portato ora Manuel, tra le altre cose, a scrivere un libro. Il suo intervento ci ha anche offerto interessanti spunti di riflessione di natura sociologica come ad esempio il fatto che per le nuove generazioni fosse stata una novità assoluta il fatto di dover aspettare per sapere come va avanti una vicenda di finzione, abituati come sono a Netflix e ai contenuti on demand. 




3. Jesús Hernández

Professore all'ESIC, Hernández é stato protagonista della conferenza a più alta densità di nozioni  pratiche per chi si occupa di Marketing. Al centro del suo intervento c'è stata l'affermazione per cui il "funnel" tradizionale è ormai morto, sostituito dal "mobile engagement loop". In sintesi: oggi i contenuti si fruiscono via mobile, e in modo sempre più personalizzato. Una buona strategia non può quindi più prescindere dalla semplicità di fruizione,  dalla creazione di app dedicate - non bastano i website ottimizzati per la fruizione da smarphone - e dallo studio delle tendenze in fatto di contenuti. Creatività, pensiero critico e adattamento al cambio, assieme ad un approccio multicanale, sono le sole caratteristiche che ci permetteranno di affrontare l'evoluzione in corso. 





4.  Endesa

I social media manager di Endesa ci hanno svelato nei minimi dettagli le strategie alla base della loro efficace campagna digital per la Liga Endesa. La chiave: quando tutti tendiamo a pensare che per raggiungere il grande pubblico si debbano per forza organizzare eventi a Madrid o a Barcellona, Endesa ha puntato tutto sulle realtà locali. Una competizione tra paesini piccolissimi ha fatto sì che i cittadini si sentissero davvero coinvolti dall'iniziativa e la promuovessero di loro spontanea volontà, agendo da vero e proprio megafono per un marchio che a sua volta risultava più che mai umano. I numeri parlano chiaro: è stato un successo su tutta la linea. 




5. Marcos De Quinto 

Assistente personale del CEO di Coca Cola ed ex vicepresidente globale della compagnia, De Quinto ha iniziato il suo intervento con la domanda che tutti gli facevano essendo agli alti vertici di una multinazionale: "E nella tua azienda ti lasciano usare Twitter?". "E nella tua ti lasciano andare in bagno?", rispondeva allora. Per lui stare su Twitter è fondamentale per conoscere e capire cosa sta succedendo nel mondo, e ritiene che ogni dirigente dovrebbe farlo. Siamo ormai entrati, infatti, in quella che lui chiama "la terza ondata della trasparenza": in una prima fase, le aziende si limitavano a parlare dei loro prodotti. In seguito, hanno iniziato a parlare di sé stesse, dei loro valori. Oggi, però, non basta più: le persone vogliono saperne di più su chi le gestisce, su chi sono i loro amministratori delegati, quali sono i loro hobby, cosa amano, in cosa credono. 

Non è stato l'unico concetto interessante abbordato nell'ambito della conferenza. Il valore delle emozioni nel marketing è stato un altro punto fondamentale: "Se vendi il tuo prodotto dicendo che 'lava più bianco' - dice De Quinto - quando smetterà di 'lavare più bianco' o lo farà un altro per un minor prezzo, i tuoi clienti ti abbandoneranno. Se invece vendi un'emozione il legame durerà per sempre". Come si vende un'emozione? Con le storie, non con i dati. Tra l'altro apprezzerebbe anche Bartual, che ha ricordato che l'amore per le storie è ciò che ci distingue dagli altri esseri viventi.

Hashtag el año que viene, TATGranada! 


domenica 3 giugno 2018

6 musicisti emergenti malagueñi da scoprire

Pablo Alborán, Pablo López, Chambao, Efecto Mariposa. Bla bla bla. I grandi nomi li conosciamo tutti, ma la scena musicale malagueña non si esaurisce con loro. Da quando vivo qui sono stati molteplici i cantautori e gruppi locali che, per i motivi più svariati, sono riusciti a raggiungere quel misterioso strato sotto all'epidermide in cui si annida l'emozione di un brano riuscito.
Magari non riempiranno i palasport. Di sicuro non li ascolterete su Los 40 Principales; Ma se sarete disposti a connettere le orecchie al cuore, il loro talento vi sorprenderà. Per farmi perdonare di questa lunga latitanza, oggi ho deciso di presentarveli. Siete pronti ad arricchire le vostre playlist? 

1. LEIK

Sarò sempre grata a Céline per avermi trascinata, ormai più di un anno fa, in una sala semi-deserta nell'Ovest industriale di Málaga. Lí, chitarra tra le mani, Sergio López - in arte Leik- presentava in veste acustica i brani del suo ultimo lavoro discografico. Di Torremolinos, questo giovane cantautore trae ispirazione dall'universo sonoro anglosassone per fonderlo alla musicalità della lingua spagnola. Non solo, ma é anche un videomaker eccellente:  ragion per cui vale la pena passare in rassegna il suo canale youtube. Il posto "donde nada duele" per me è stato sin primo ascolto Málaga, e non potevo quindi scegliere un altro brano per presentarvelo. Sono però pronta a scommettere che se andrete ai suoi concerti rimarrete affascinati anche dalla cover in castigliano di "The Reason" degli Hoobastank: l'adattamento gli é riuscito così bene che per chi lo segue è ormai a tutti gli effetti una canzone sua. In attesa che la incida, potete ascoltarla qui. 





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2. DIEGO LARA

Conoscete il Sofar Sounds? Perchè se no dovreste. Si tratta di un movimento nato a Londra nel 2009 con l'obiettivo di diffondere un concetto un diverso e più intimo di musica live. Ora coinvolge oltre 400 città in tutto il mondo e funziona così: tu ti iscrivi al sito web selezionando il luogo di tuo interesse; Loro ti comunicano la data del prossimo concerto, e tu decidi se parteciparvi o meno. Piccolo dettaglio: fino al giorno stesso non sai chi suonerà, né dove. In genere i live coinvolgono una media di 4 artisti emergenti che si esibiscono in spazi raccolti ed insoliti quali gallerie d'arte, saloni di parrucchieri, negozi, biblioteche e molto altro ancora. Quest'anno il Sofar è arrivato anche a Málaga, e manco a dirlo ne sono diventata un'habitué.
Tra i tanti musicisti che mi ha permesso di scoprire c'é Diego Lara che, dietro la sua lunga barba, di cose da dire sembra averne un bel po'. La sua "Batalla Perdida" mi ha trasportata letteralmente in un'altra dimensione, facendomi risvegliare dal coma con la pelle increspata.

Ebbene sí: ogni tanto sono malinconica anch'io. 





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3. TARIFA PLANA

Come il nome lascia intendere, MusicaMálaga é una piattaforma volta a diffondere la musica locale. É grazie ad essa che mi sono ritrovata ad ascoltare i Tarifa Plana: una band malagueña pop-rock che mi ha incuriosita per il nome del suo singolo "Bipolar". L'istinto non mi ingannava: è veramente la mia descrizione!

C'è da dire che 'sti ragazzi non sono propriamente gli ultimi arrivati: hanno aperto i tour di artisti del calibro di Alejandro Sanz, Danza Invisible, Nena Daconte o Seguridad Social, tra gli altri. Non solo, ma il loro album di esordio è stato registrato da Daniel Pineda, tecnico del suono che ha lavorato con Pereza, Amaral e Joaquin Sabina. 




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4. GABARDINO 

Anche lui conosciuto al Sofar, Gabardino (all'anagrafe Alejandro Rodríguez) é una presenza abbastanza frequente agli eventi dedicati alla musica d'autore a Málaga. Adora Extremoduro e la poesia, e aspira a dar vita a strutture melodiche non troppo convenzionali che usa come base su cui spogliare la propria anima. Purtroppo non lo trovate (ancora!) su Spotify, ma potete ascoltare alcuni dei suoi brani su Youtube. 




5. ANA GARCÍA

Giovanissima, Ana García ha esordito nel rap per passare in seguito al cantautorato. Oggi non solo mette una voce stupenda a servizio di ritmi estremamente orecchiabili, ma ha anche il merito aggiunto di aver scelto una location niente male per uno dei suoi videoclip (tra parentesi, diretto proprio da Leik). 




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6. BENDITO 

Tra tutti, la mia scoperta più recente. Bendito è un progetto che unisce tre musicisti professionisti ansiosi di giocare con i suoni. Nel loro primo disco "Alma torcida" influenze giamaicane, spagnole e americane si uniscono, in un prodotto finale che non può fare altro che strappare applausi. A titolo d'esempio, ascoltatevi "Nada es mío". 





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Quale tra questi vi è piaciuto di più?