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mercoledì 27 gennaio 2016

Mi Enemigo: il duetto di Pablo López e Juanes che mi ha fatta innamorare

Vabbé, forse non sono stata poi del tutto sincera.
A pensarci bene ci aveva già pensato un'altra canzone, prima di quella dei Love of Lesbian, a restituirmi entusiasmo e speranza nei confronti della musica spagnola. Trattasi di "Tu Enemigo", insolito duetto tra il malagueño Pablo López e il ben più internazionalmente conosciuto Juanes.

Il ritmo incalzante delle percussioni, la magistrale fusione delle due voci e l'orecchiabilità della melodia hanno fatto sì che il brano diventasse in breve tempo una specie di classico dei miei ascolti quotidiani, mentre il verso "tengo de frontera una canción" attecchiva nel cervello in qualità di mantra personale.

Tra l'altro, a differenza dei Love of Lesbian, questi qui hanno anche messo assieme un gran bel videoclip. Ve lo propongo. Perchè, se non l'avete ancora visto, è decisamente il caso di rimediare.

A seguire, anche il testo tradotto in italiano.





IL TUO NEMICO
Pablo López feat. Juanes

Sotto l'ombra grigia di un'altra montagna, 
bevendo senza permesso da un altro fiume, 
alimentando il mostro della rabbia, 
il tuo nemico.


Che viene al tuo Paese a profanarti, 
che calpesta la cittá senza il tuo permesso,
che getterà tutte le cose per strada,
il tuo nemico.

Se questi idioti sapessero 
Che io sono l'uomo più ricco del mondo così,
vivendo dei tuoi abbracci; 
Si sono scordati che l'uomo non è che un uomo, 
che le tue mani sono la mia bandiera, 
e che ho come confine una canzone.  

Non mi chiedere perchè sono venuto, 
chiediti piuttosto come sei arrivato,
Può darsi che tu sia il figlio di qualche figlio di uno schiavo. 

Vieni a parla di fronte al tuo nemico,
colpevole dell'amore, del lavoro e della terra,
colpevole di vivere nel tragitto, 
per colpa della tua guerra. 


Se questi idioti sapessero Che io sono l'uomo più ricco del mondo così,
vivendo dei tuoi abbracci; 
Si sono scordati che l'uomo non è che un uomo, 
che le tue mani sono la mia bandiera, 
e che ho come confine una canzone.

Una canzone.
Una canzone.

lunedì 11 febbraio 2013

...E, proprio alla fine, i Grammy.


Sanremo. Carnevale. San Valentino. Come se non bastasse, ci si mette pure il Papa. Il mio blocco creativo, in queste circostanze, sa piuttosto di quiete prima dell'uragano. E lo so, lo so: si dice “della tempesta”. Solo che a me suonava meglio, uragano.

Perciò me ne sto qui, in attesa della neve. Con un inquietante essemesse della vodafone a informarmi che, se voglio, posso conoscere in anteprima Pino il Pinguino. Molto gentili, non c'è che dire. E, intanto, anche quest'anno, i miei propositi carnascialeschi sono belli che andati in fumo. Insomma, avrei voluto puntare sull'auto-promozione. Vestirmi da antica greca, lanciando evidenti messaggi subliminali ogni qualvolta avessi impugnato il cellulare. Magari mi sarei corredata di attrezzi da cucito, a tratteggiare un po' di più Penelope. E però no: il freddo, alla fine, ha congelato le intenzioni. Certo, un peplo candido a lasciare scoperta la spalla sarebbe stato perfetto per la discoteca. Molto secsi. Ci avevo pure pensato, non crediate. Solo che sono ormai irrimediabilmente anziana inside. Una da tea caldo con le amiche in un bar del centro. Di quelle, per capirci, che il sabato sera scrivono: “senti, io salterei, ché sono k.o con i dolori mestruali”; e si sente rispondere, con estremo sollievo: “ah sì, sì, chi ha voglia di uscire? Io son già in pigiama”. Una che Lunedì c'è un'altra festa. Già, ma “devo lavorare”. E poi si sa che dei tendoni riscaldati urge pur sempre diffidare un po'. Sapete, i reumatismi... Oh, al diavolo, che mi è capitato? Vecchia. Vecchia proprio. Sbalzi d'umore, un gatto, e il blocco creativo. Da copione. Ché poi si fa per dire,“blocco”. In realtà sono preda costante di frasi ad effetto. Sul serio. Cioè, mi vengono in mente 'sti pensieri sconnessi a cui non sono in grado di trovare un senso logico. Non valgono neanche come tweet. Non arrivano all'Haiku. Non servono. Fossi un compositore indie potrei farci sù un testo criptico da elogi della critica. Fossi un poeta, mascherarli da svolta ermetica. Ma sono essenzialmente una povera pirla. Ergo, continuo ad appuntarli senza sapere perchè.



E ora penserete che stia esagerando. “Dai, non possono essere così insensati”. E allora spiegatemelo voi cosa accidenti dovrebbe dire: “ forse è omicidio efferato di un cielo rubato di rose e perchè”. Ecco, appunto. Manco Battiato nei suoi momenti migliori. Il guaio è che non sono neanche ubriaca. Non fumo, non mi sono presa una cotta... insomma, zero giustificazioni. Così preferisco parlare di “blocco creativo”. Anche se ho una voglia matta di scrivere. Anche se me ne sto qui, ad aspettare la neve, e pur di aggiornare il blog mi lancio in un delirio dei miei. Ché, a dire il vero, è dei Grammy che vi avrei voluto parlare. I Grammy, già. Per una volta – forse la prima in molti anni – sono abbastanza soddisfatta dei vincitori (l'elenco completo, diviso per categorie, lo trovate qui ).




In particolare, plaudo al trionfo dei miei adorati Fun. All'incoronamento di Juanes (mi è sempre stato simpatico) in una tra le più importanti categorie latine. Agli svariati premi attributi alla bella "Somebody that I used to Know”. A (bavetta) Jhonny Depp. E, soprattutto, al vestito di Rhianna. Ecco: quel vestito lì lo voglio anch'io.



mercoledì 25 gennaio 2012

Jovanotti, Juanes e la salvaguardia dei duetti bilingui.



Quanto a collaborazioni, credo che Juanes si stia impegnando nel seguire le orme di Pittbull. La differenza é che lui mi sta simpatico – anche tanto!- perció lo si perdona. Ve ne parlo perché, ieri sera, un suo inaspettato duo con Jovanotti m'ha animato a tradimento twitter. E a me urge condividerlo. Sul serio: ne sento proprio la necessitá.

Il punto é che l'ho sempre detto, che l'italiano e lo spagnolo stanno bene assieme. Sono lingue di musicalitá affine, fatte apposta per fondersi dentro ad una stessa melodia. E' ora che l'industria ne prenda atto, una volta per tutte. Insomma, basta con le traduzioni ad ogni costo! Dico , ma a voi non viene un po' il magone quando sentite Jarabe de Palo cantare “come una Varca fata di carta”? E dire che io, l'accento iberico, lo trovo pure sexy. Peró nelle canzoni...non lo so, suona come superflua forzatura. Ché testo e musica si uniscono con il preciso scopo di trasmetterti qualcosa. Mettono in comunicazione il cuore di chi le ha scritte con qualsiasi sconosciuto che si conceda il lusso di riceverle nel suo. Ma se ti sforzi di cantarle in una lingua altrui, metti tra quei due cuori un ostacolo in piú. Io, per lo meno, lo vedo cosí. Forse l'ho anche giá scritto, non lo so. Sto maturando forme di alzehimer precoce, vi chiedo di pazientare.

Che poi, se si tratta di una canzone propria da esportare tale e quale, beh, posso pure capirlo. Il testo ha rilevanza, vuoi che venga recepito, é chiaro. Per cui magari non l'apprezzo al mille per mille, ma se una Pausini (tanto per dirne una) traduce i suoi stessi brani in castigliano, a me va piú che bene. Sí, insomma: un suo senso ce l'ha. Quello che non capisco, che non ho mai capito, sono le omologazioni dei duetti. Voglio dire: se un madrelingua italiano e un madrelingua spagnolo cantano assieme, per quale ragione logica dovrebbero farlo entrambi in una sola delle loro due lingue? Perché non possono, viceversa, esprimersi ciascuno nella sua? L'effetto ritmico non cambia. Il testo si capisce. E il risultato ci guadagna in naturalitá. Fissazioni mie, non ne dubito. Ma persino la bella “Para ti sería” cantata da Nek assieme a El Sueño de Morfeo l'avrei preferita in chiave piú internazionale.




Poi non escludo di aver riciclato queste mie annose riflessioni anche per colpa della radio. Sí, insomma, erretielle. Me ne stavo tranquilla, pensando ai fatti miei, quando le sue frequenze mi hanno riproposto “Qualcosa di grande”, dei Lúnapop. Ora, tralasciando il fatto che non riesco piú a non percepirla come una sottospecie di accusa personale, m'ha fatto tornare in mente la pronuncia di Cremonini nella versione spagnola. Cosí ho pensato a cosa mai succederebbe se il famoso “a ver si lo consigues” rendesse veramente il mio sogno realtá. Sono partita per uno dei miei famigerati voli pindarici. E ho deglutito in modo sonoro.





Onestamente, non sarei in grado di ascoltare “Mira La Vida” cantata in spagnolo da Cesare. Come non sarei in grado di ascoltare, chessó, “Il Pagliaccio” cantata in italiano da Dani. Non potrei, e basta. Non senza ridere. Viceversa, non smetto di pensare a quanto sarebbe assolutamente perfetta “Mira La Vida” cantata un po' in castigliano e un po' in italiano, assieme, da quei due. Guarda la vita come torna e ti sorprendeeee (ohohooooh!) Non smetto di pensare che Il Pagliaccio, in metrica, si adatterebbe a intarsi in castigliano. Y en el espejo , del camerino...(vamonooos!) Si, insomma, ecco: magari ho anche i miei leggeri motivi personali, ma resta il fatto che il duetto di Jovanotti e Juanes capita a fagiolo per corroborare in buonumore la mia tesi. #Italospagnolismi, sempre. Come l'hashtag che ho inventato per me.






Tra parentesi, ora che ci penso, si potrebbe anche fare un gioco. Voi quale cantante spagnolo (o latinoamericano, va, ve lo concedo) e quale cantante italiano vedreste bene in un duetto bilingue? Sbizzarritevi!