Con un giorno di ritardo, causa amena e pittoresca trasferta bolognese, ecco il consueto post con i brani più condivisidella settimana in Italia e in Spagna. Tra l'altro vorrei farvi notare che sono già alla quarta puntata di questa cosa: la mia costanza con le rubriche sta migliorando alquanto. Mi aspetto applausi scroscianti in sottofondo, e magari anche una piccola Ola.
Comunque. Ho ancora notevoli arretrati di sonno in corpo, una specie di jet lag mischiato a depressione post-concerto (leggi: mappperchèèèMioDDDioPPPPerchèèèèè), e tutta una playlist di ricordi che spazia da Wonderwall degli Oasis ad una buffissima versione italiana di Girlfriend di Avril Lavigne (non chiedete) passando per Il Triangolo di Renato Zero. Perciò non mi dilungo oltre.
I dati della settimana dimostrano che il fenomeno Cinquanta Sfumature di Grigio, oltre all'intelletto umano e ai nomi di negozi/show teatrali/libri ha colpito (ahinoi), anche la musica internazionale. Il brano principale della colonna sonora, "Crazy in Love" di Beyoncé, è infatti al terzo posto dei più condivisi in Italia e addirittura in vetta ai più virali nella terra di Cervantes. Il risultato contribuisce a segnare anche la prima volta, dacchè ho deciso di dar vita a questo spazio settimanale, che un brano in lingua inglese si colloca al numero uno di entrambi i Paesi. Da noi c'è, infatti, "What Kind of Man" dei Florence + The Machine.
Anche il recente festival di Sanremo è, com'era prevedibile, molto presente nella top 10 nostrana. L'intera playlist "Grande Amore" con tutte le canzoni del festival appare al secondo posto dei most shared. Tra i singoli partecipanti alla Kermesse, Malika Ayane risulta essere invece la più condivisa (al quinto posto dopo "Caramelle" di J-Ax). Seguono i vincitori Il Volo (ottavo posto) e Nek (nona posizione), che però è stato più apprezzato dagli internauti per la cover di "Se Telefonando" che per l'inedito in gara.
(Per leggere la prima parte dell'intervista cliccate qui)
5. Qual è, secondo voi, la cosa migliore e la cosa peggiore del gestire il fanclub di un cantante spagnolo in italia?
VERONICA: Questa è veramente una domanda
difficile. L'aspetto migliore che si può trovare nel gestire il fan
club di un artista spagnolo in Italia consiste, almeno dal mio punto
di vista, nel cogliere l'opportunità speciale
di rendere ancora più conosciuto un frammento di una cultura a noi
affine e che amo, nel mio paese di origine. L'aspetto peggiore
consiste nel rendersi conto, giorno per giorno, che la musica
spagnola in Italia è praticamente ignota e farla apprezzare per la
sua bellezza con i mezzi limitati che ho a disposizione è un'impresa
spesso titanica e deprimente.
GIULIA: Al momento credo che sia difficile valutare cosa sia peggiore o migliore a livello di gestione. Credo che si potrà avere un’ottica di valutazione più ampia quando “qualcuno dalla Spagna” si accorgerà di noi.
SABINA: La cosa peggiore ovviamente è che nessuno lo conosce ma al tempo stesso lo rende la cosa migliore perchè che siamo proprio noi a farlo scoprire! e sentirsi dire "Ah però.. ma sai che è proprio bravo? Grazie per avermelo fatto scoprire!" é una bella soddisfazione !
PAOLA:La cosa migliore sta nel fatto che Pablo è consapevole della nostra esistenza e quando mette un favorito a uno dei tanti post che pubblichiamo siamo le più felici della terra.
La cosa peggiore è che si lavora tanto, soprattutto con un artista come Pablo che "sforna " continuamente album. Ci capita spesso di stare tutto il giorno davanti al pc.
6. Se doveste far ascoltare una sola canzone di Pablo ad un italiano che non ne ha mai sentito parlare, quale sarebbe?
ELENA: credo farei ascoltare "Quien". Ha un testo molto forte e d'impatto. Sicuramente lascerà a bocca aperta.
GIULIA: Al momento Éxtasis.
FLAVIA: Solamente tú o Quimera.
PAOLA: Farei ascoltare tutte le canzoni di Pablo, in particolar modo "Pasos de Cero"
SABINA: questa è una domanda davvero difficile...le sue canzoni regalano emozioni diverse, sono tutte a loro modo spettacolari! Io sono amante del genere voce&chitarra e "Cuando te alejas" è fra le mie preferite: sceglierei quella!
VERONICA: Per una questione di orecchiabilità
assicurata e quindi gradimento assicurato di primo impatto,
sceglierei un pezzo dal ritmo adeguato a una festa estiva in
spiaggia, come " No te olvidaré", "En los brazos de
Ella", "Éxtasis", "Pasos de Cero", "Un
buen Amor". Vi prego, non chiedetemi un solo titolo, perché non
saprei rispondere razionalmente, dovrei tirare a sorte...
7. Potendo scegliere, con quale artista italiano vi piacerebbe duettasse?
ELENA: Tiziano Ferro. Due voci forti. Penso verrebbe un capolavoro. FLAVIA: Sì, Tiziano Ferro!
GIULIA: Con il mio artista preferito: Luciano Ligabue.
PAOLA: Mi piacerebbe tanto vedere Pablo duettare con Giorgia.
SABINA: Lo vedrei bene con una voce come Elisa in un bel duetto acustico. VERONICA: Per ascoltare qualcosa di nuovo mi
piacerebbe sentirlo al lato di qualche eccellenza come
Giorgia ed Elisa, appunto, e magari Mina.
8. Raccontateci della prima volta che avete incontrato Pablo di persona (o, se non é successo, di quando ci avete parlato per la prima volta via social network e simili)
SABINA: wow che emozione! ero fuori dal suo hotel aspettando che uscisse. Giuro che non mi ero mai sentita così eccitata per l'attesa di qualcuno!! Appena ho avuto modo di parlargli ho sentito le gambe abbandonarmi, la voce era sparita ed il cervello completamente andato... Avrei voluto dirgli molte cose ma l'unica parola che mi è uscita fuori dalla bocca è stata : " ...farfugliamenti...ITALIA!" Fortunatamente mi ha capita! Il bello è che ho pure un video che riprende questa scena comica...che imbarazzo!
PAOLA: Il mio "sogno" è quello di conoscerlo, ma ciò non è mai accaduto. Ho avuto la fortuna di assistere ai due suoi concerti di Madrid. In uno dei concerti ero in prima fila: è stato Fantastico. L'esperienza più bella della mia vita. Inoltre ho ricevuto un video in cui Pablo mi mandava i suoi saluti: sconvolgente.
VERONICA: Ancora non ho avuto il lusso di parlare
con Pablo di persona e l'unica comunicazione che ho avuto tramite
Twitter, non è andata al di là di qualche favorito e alcuni retweet
purtroppo. In compenso persone del suo team, come musicisti o
manager, hanno risposto con disponibilità e gentilezza a numerosi
messaggi mandati tramite Facebook e lo stesso Twitter. Quando puoi
comunicare direttamente con gente che vedi solo attraverso uno
schermo e sul palcoscenico, la sensazione che si prova è
soddisfazione per aver scavalcato alcuni confini che credevi
insuperabili.
ELENA: ancora non ho avuto la fortuna di poterlo incontrare( sarebbe un sogno), nemmeno ci ho mai parlato sui social, però solo il pensiero che potrebbe aver letto un mio tweet mi fa felice.
9. Il momento piú esaltante che avete vissuto legato a Pablo ?
GIULIA: Spero di viverlo il 6 di Giugno al suo concerto a Malaga.
FLAVIA: Il primo concerto, a Barcellona.
PAOLA: I due concerti di Madrid.
ELENA: Quando la maggior parte dei miei amici hanno capito che Pablo è il mio cantante preferito senza averli mai informati prima.
VERONICA: Senza ombra di dubbio i due concerti
del tour di "Tanto" che ho visto insieme a tre compagne
del fan club a settembre del 2013 a Madrid. Si è trattato di una
miscela di divertimento, incredulità e in parte delusione perché
non ci hanno permesso di salutare Pablo di persona; ma sicuramente è
stata un'esperienza stupenda che rifarei immediatamente.
SABINA: difficile a dirsi, è stata una serie di emozioni nuove. Sicuramente quando ho conosciuto le altre ragazze del fanclub mi sono sentita meno sola e condividere con loro questa passione mi ha fatto passare delle giornate indimenticabili! Il concerto di Madrid con alcune di loro accanto a me, guardarle negli occhi senza dover spiegare quello che provi perchè anche loro stanno facendo lo stesso... andare in giro per Barcellona ed emozionarsi se in discoteca senti una sua canzone remixata! Grazie a lui ho passato davvero un sacco di bei momenti..
10: A parte quello di Pablo, qual é il sito che visitate piú spesso?
ELENA: quello dei fratelli Jesse y Joy, altre due grandi artisti messicani..
PAOLA: quelli dei canali tv spagnoli e argentini.
SABINA: tolti i vari social network mi piace sbirciare sul sito di Focus. VERONICA: Per esigenze professionali, quello
della mia università.
Nel ringraziare le alboraniste italiane, lascio che a mettere il punto conclusivo sia una frase di Veronica che, in fondo, racchiude lo spirito stesso di ogni fanclub e di ogni italo-spagnolo: "Cercare di aver cura di una passione
tanto forte per una terra e per popoli non sempre vicinissimi alla
porta di casa comporta molta determinazione e voglia e mettersi in
gioco, ma fortunatamente sono riuscita a rendere sempre più stretto
il legame con un mondo, con alcune persone e con numerose esperienze
che mi hanno arricchito la vita e reso più felice. A tutti gli
italiani che non sono mai stati in Spagna consiglio di fare immediatamente le valige e partire!"
Come non essere d'accordo con lei? A seguire, ecco i tutti i contatti del fanclub "Pablo Alboran Italia"
Riprendo le fila di
una vecchia rubrica nel tentativo di guidarvi alla scoperta dei
fanclub italo-spagnoli. Di quello di Pablo Alborán –
probabilmente uno dei piú attivi nel nostro Paese – ho imparato,
in questi mesi, ad apprezzare entusiasmo ed unione. Piú che un
gruppo é una grande famiglia, dove nessuno conta o contribuisce piú
di altri. Un luogo attraversato da un flusso pressoché incessante di
idee creative, dalla realizzazione di volantini artigianali
all'affissione della letterina a Babbo Natale sugli alberi di qualche
grande stazione italiana. Ad animarlo ci sono loro: Elena, 27
anni, studentessa di economia a Milano. Flavia, 23, cameriera
sarda con la passione per la fotografia. E ancora Sabina, che
adora gli acustici, é kazaka, vive in Italia e si sente
spagnola; Paola, ventiquattrenne di Napoli, la responsabile di
tutto. La presidentessa Veronica, admin della fanpage su
facebook: una ventitreenne romana che studia filosofia e, complice un
vecchio programma di gemellaggio scolastico con Madrid, sostiene di
avere una famiglia in ognuno dei suoi due Paesi del cuore; E infine Giulia di
Firenze, viaggiatrice incallita. In comune hanno la passione per la
Spagna, una simpatia per l'america Latina e una missione da compiere:
far apprezzare Alborán nel nostro Paese! Ve le faccio conoscere in
un'intervista in due parti: ognuna ha una canzone diversa da farvi
ascoltare, ma su una cosa sono tutte d'accordo: il loro punto di
forza é la passione! Galeotto fu youtube...
1. Ciao ragazze! Come avete conosciuto la musica di Pablo?
GIULIA:
Guardando dei video di Miguel Bosè ne ho, per caso o per destino,
aperto uno in cui Pablo cantava insieme a lui e… il resto è
storia.
VERONICA: Io ero e sono sempre alla
ricerca di film, interviste e canzoni che mi permettano di migliorare
e conservare la mia conoscenza della lingua spagnola. Così, per
caso, ho trovato un video su Youtube in cui Pablo duettava con Sergio
Dalma. Da allora, non ho mai smesso di informarmi sulla sua carriera.
Vorrei aggiungere che Sergio Dalma l'avevo conosciuto grazie alla sua
partecipazione a Sanremo in una serata di collaborazioni
internazionali, in cui cantava con Francesco Renga; per questo
continuo a sperare che Pablo si presenti al Festival il più presto
possibile, credo sia una buona vetrina per renderlo più visibile nel
nostro paese.
ELENA: per caso, era aprile del 2013 e guardando un
video su youtube, come sottofondo musicale c'era "donde está el
amor". Mi sono subito innamorata della melodia e della sua voce.
Da li sono subito andata alla ricerca dell'artista e automaticamente
di tutte le altre canzoni.
FLAVIA: grazie a YouTube anch'io!
Da li in pochi mesi, ho deciso di andare al concerto.
GIULIA:
Guardando dei video di Miguel Bosè ho per caso o per destino ho
aperto un video dove Pablo cantava insieme a lui e… il resto è
storia.
PAOLA: Io invece l'ho conosciuta grazie ad una novela argentina
intitolata "Cuando Me Sonreis". Pablo era la guest star di
un episodio ed interpretava se stesso. Iniziò a cantare "Solamente
tú " e me ne sono innamorata perdutamente.
SABINA: Io
attraverso "El Hormiguero", lo stavo guardando seduta su un
divano a casa di amici a Barcellona. Lui era ospite.
2. Cosa
vi ha colpito di Pablo tanto da spingervi a creare un fanclub a lui
dedicato?
PAOLA: Domanda non semplice. È un artista
completo, scrive i testi, compone la musica... È un genio.
GIULIA: La sua voce, la sua bellezza, l’idea di poter
condividere la mia passione per la Spagna e per la musica di Pablo
con altre persone.
SABINA: Non sono stata io a creare il
gruppo ma quello che mi ha spinto a cercarne uno è stata la voglia
di conoscere delle ragazze italiane che lo conoscessero in modo da
condividere una passione.
VERONICA: Quando
ho sentito per la prima volta Pablo, ho avuto l'impressione che si
trattasse di un ragazzo estremamente semplice e talentuoso che avesse
intenzione di sfidare tutto e tutti per realizzare il suo sogno. Era
un ragazzo della mia età, inquieto perché stava attraversando come
tutti i ventenni, quella fase critica in cui non rimane altra scelta
che mettere il grembiulino nell'armadio, rimboccarsi le maniche e
lottare per conquistare un posticino nel mondo che ci faccia essere
indipendenti, grandi e soddisfatti. Allora mi sono detta: "Lui
vuole realizzare un sogno, è davvero un artista meritevole, io in
qualche modo nel mio piccolissimo posso aiutarlo con il passaparola;
senza contare che il tutto potrebbe essere un'esperienza davvero
divertente... perché non provarci?"
3. Raccontateci brevemente la
storia del fanclub: quando è nato, quali tappe avete seguito per la
sua creazione, come vi siete conosciute tra di voi, etc.
PAOLA:
Diciamo che sono stata l'artefice di tutto. Un giorno mi sono detta
:"Un grande artista come Pablo con una voce spettacolare, che
tocca le corde dell'anima, deve essere conosciuto assolutamente in
Italia." Così ho aperto una pagina su Facebook e su Twitter.
Credevo di essere la sola e invece no. Ho conosciuto tante belle
persone provenienti da diverse parti dell'Italia. Adesso siamo un
grande "equipo". Le ringrazio tanto per il lavoro che
svolgono ogni giorno.
VERONICA: ...e lì sono intervenuta io. Grazie alle indicazioni della presidentessa del fanclub cileno di Pablo sono incappata nei primi canali Facebook e Twitter aperti da Paola. Così, per fortuna e casualità, ho
conosciuto questa ragazza napoletana che in breve è diventata una
compagna di avventura straordinaria. Nel mentre, mettendomi in
contatto con una serie di fan alboraniste, ho mandato molte lettere
a Pablo in Cile, Argentina, Messico, Porto Rico, Portogallo, Francia
e Spagna, tenendolo aggiornato su ciò che accadeva da noi e e raccontandogli delle persone italiane che poco a poco
scrivevano a me e a Paola dichiarandosi entusiaste della musica
dell'artista in questione. Le reti sociali hanno facilitato le nostre
attività di "Viral Marketing" e ora sappiamo che molte
persone nel nostro paese vorrebbero ascoltare Pablo nelle radio
nazionali e vedere un suo concerto anche in suolo nostrano, realtà
che abbiamo comunicato alla Warner Music Italy. Il tutto in principio
è nato per puro divertimento quindi, senza seguire un progetto a
priori, ci siamo lasciate trasportare dagli eventi e ora, nell'attesa
che Pablo promuova il suo ultimo cd intitolato "Terral" in
Italia, abbiamo intensificato i legami tra i membri del fan club
vedendoci anche di persona in occasione di due meeting che hanno
avuto luogo a Roma, e rendendo tutti partecipi del lavoro del fan
club stesso. Inutile nascondere che ora abbiamo dovuto mettere
insieme un progetto più definito da seguire, cosa che un corso di
Comunicazione Pubblicitaria mi ha permesso di fare con strumenti
leggermente più "professionali" in mano. Speriamo che
tanti sforzi portino a ottimi risultati!
SABINA: Beh ecco è stato tutto così assurdo! Credevo di entrare a far parte di un gruppo vastissimo di persone ed invece con grande stupore ho saputo che il gruppo stava ancora per nascere e c'erano davvero poche iscritte.. e diciamo che questo ha alimentato in noi la voglia di crescere e soprattutto di far conoscere la musica di Pablo in Italia! Come dice Veronica ci siamo incontrate con alcune di noi a Roma e quel giorno abbiamo fatto un pò di propaganda con dei volantini.. e con altre ancora ci siam viste a Madrid in occasione di un suo concerto.
GIULIA: Sono stata contattata tramite
facebook e ho deciso di entrare in questa bella avventura che ogni
giorno si fa sempre più interessante. Ho avuto anche l’occasione
di ritrovarmi insieme alle altre persone non solo virtualmente ma
anche dal vivo.
4. Quale pensiate che sia
l'elemento di maggior forza del vostro fanclub, quello che lo
distingue dagli altri?
GIULIA: Al momento la forte passione. Anche se a volte è
difficile raggiungere obiettivi concreti dato che al momento Pablo è
a conoscenza solo in parte del lavoro che viene fatto in Italia, le
persone che lavorano dietro a questo progetto sono tante e cercano
con passione e senza rassegnarsi mai di mettere in campo nuove idee e
nuove iniziative anche se a volte non riconosciuti da chi desiderano.
FLAVIA: L'unione di questo gruppo.
PAOLA: Esatto,
siamo tanto unite e non c'è rivalità. Parola chiave
=Collaborazione. Siamo sempre aggiornate e abbiamo tante belle idee
per le nostre pagine ( Es: Traduzione in italiano dei testi delle
canzoni di Pablo). Il nostro motto: L'unione fa la forza!
VERONICA: Il fatto è che siamo un gruppo di persone che pur
avendo impegni professionali e vite personali a cui badare, dedicano
molto tempo e capacità a un progetto senza scopi di lucro e dovendo
fare i conti con un'industria gigante nei confronti della quale
resteremo sempre incommensurabilmente piccoli e deboli. In un
percorso a ostacoli così ricco di prove da superare, se non fossimo
affiatati, volenterosi, determinati e intenzionati a divertirci da
morire, non potremmo andare avanti di un solo passo. La nostra forza
può essere racchiusa in questa formula: NON DEVONO MAI MANCARE
PAZIENZA, COSTANZA, AMBIZIONE E VOGLIA DI SOGNARE!
SABINA: L'elemento chiave
ovviamente è la passione per le canzoni di Pablo ma ciò che ci
caratterizza, a mio parere, è in assoluto la voglia di fare! Siamo
un fiume in piena! Abbiamo mille idee e nonostante i nostri impegni
personali ce la mettiamo davvero tutta a portare in Italia un cantate
che non si sente nemmeno per le radio italiane.. è un lavoro
difficile e non nascondo che spesso e volentieri ci han preso per
pazze! Ma in fondo stiamo solo cercando di realizzare un sogno.
Lo dico sempre: il bello delle Metropoli è che, per quante volte tu ci metta piede, avrai sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Succede anche a Madrid. Soprattutto a Madrid. Lei che con il resto della Spagna condivide il senso di perenne evoluzione. E riconverte gli spazi all'insegna della creatività. Incolla versi di canzoni alle sue strade. Lotta per cause variamente giuste e variamente sbagliate, stretta in folle oceaniche, ogni giorno alla Puerta del Sol. Mi è capitato di imbattermi in un articolo, l'altro giorno. Illustrava i 101 motivi (solo?!) per cui la Capital si merita tutti gli elogi. Alcuni erano un po' scontati, altri già noti seppur meno ripetuti ma alcuni punti, in quella lista, si sono rivelati per me vere e proprie sorprese. Parlo di locali e curiosità che ignoravo. Luoghi taciuti dalle guide turistiche. Destinazioni che, semplicemente, mi fanno venir voglia di prendere un altro aereo. Ho pensato di condividerle con voi. Con tutti quelli che a Madrid ci sono stati tante volte. Con chi vuole coglierne un aspetto diverso. Con chi, nel suo pianificare itinerari, non si accontenta del Debod e del Palacio Real. Voi, amici miei, siete anime curiose per natura. Viaggiatori, prima ancora che turisti. Voi, in comune con me, credo abbiate ben più di una passione.
2. C'è un parco con le tette. Sette, per la precisione. Si tratta del Cerro del tío pío (di per sé, un nome bizzarro), popolarmente ri-battezzato in virtù delle sue collinette arrotondate che ricordano la forma dei seni femminili. Ci si arriva comodamente in metro (fermata: Buenos Aires) ed è considerato uno dei migliori punti panoramici della città. Da ognuno dei suoi promontori si gode, infatti, una vista mozzafiato sempre diversa dei luoghi più emblematici. Consigliatissimo al tramonto.
3. ... E anche un bar dedicato ai viaggi. Si chiama La Ciudad Invisible, e - giusto per guadagnare punti nella comunitá itañola - strizza l'occhio ad un'opera di Italo Calvino. Non una qualunque, peraltro, bensì quella da cui proviene una delle mie citazioni preferite. Con il fatto che "d' una cittá non godi le sette o settantasette meraviglie ma la risposta che dá a una tua domanda", del resto, saranno d'accordo anche gli avventori del locale: un posto pensato per chi ama esplorare il mondo, dove guide turistiche e libri di viaggio sono a disposizione per l'acquisto e il prestito in un ambiente decorato ad-hoc. A La Ciudad Invisible puoi andare per sorseggiare un caffè con tutta calma, approfittando della connessione wifi gratuita e godendoti il bellissimo murales firmato Boa Mistura. Ma anche per partecipare ad una delle tante attività che vi vengono organizzate: dalle mostre di foto di viaggi alle chiacchiere tra appassionati passando per i progetti di scambio linguistico.
4. L'arte è gratis. Beh, non in tutti i casi, chiaro. Ma ci sono sale meno conosciute dove spesso vengono allestite mostre ad ingresso libero. Ad esempio, quelle della Fundación Mapfre, che aspira alla tutela di opere del periodo compreso tra l'ultimo terzo del diciannovesimo secolo alla guerra civile spagnola; o La Casa Encendida, dall'impronta piú contemporanea e con un occhio di riguardo per gli artisti emergenti. Gratis anche alcune mostre organizzate a La Caixa Forum o al Canal de Isabel II: tappe perfette per godersi l'arte anche in tempi di crisi.
5. C'é una walk of fame! Ebbene sí: in Calle Martín de los Heros é stata ricreata una versione tutta iberica dell'Hollywood Boulevard di Los Angeles, dando ad abitanti e turisti la possibilitá di passeggiare tra le stelle che omaggiano i protagonisti del cinema spagnolo. Certo, i nomi sono un po' meno ambiziosi che nell'originale americano, ma se amate la settima arte é una chicca che non potete perdervi. Tra i personaggi che troverete omaggiati sull'asfalto ci sono, tra gli altri, quelli di Pénelope Cruz, Javier Bardem, Almodóvar, Carlos Saura e Luis Buñuel.
6. Il cinema é un'esperienza unica. A Madrid puoi goderti un film in sale che sono veri e propri gioiellini architettonici. La Cineteca del Matadero di Madrid, per esempio, é stata addirittura inserita dal sito BoredPanda nella top 15 delle piú belle al mondo. E se ami i musical, iniziative come il Cine-Karaoke (Sing Along) ti danno la possibilitá di partecipare attivamente alla proiezione.
7. Puoi fare un viaggio nelle fiabe semplicemente entrando nel"Jardín Secreto": una caffetteria decisamente atipica che ti fará sentire come nella casa di zucchero di Hansel e Gretel, o magari nel Paese delle Meraviglie di Alice. Creato appositamente per rilassarsi ed evadere dalla vita quotidiana, il posto é gettonatissimo e sorprende continuamente tra biscotti a forma di orsetto, dolci originali, immaginario onirico e decorazioni sempre nuove. Bellissimo l'articolo (in italiano) che ci ha dedicato Vivere Madrid, e che vi invito a leggere qui.Molto ben fatto anche il sito web.
8. C'é un hotel per lettori. E scrittori. E chiunque ami la parola scritta. L'IBEROSTAR Las Letras, quattro stelle in piena Gran Vía e suite con una vista mozzafiato, si contraddistingue per la sua impronta prettamente letteraria: ognuna delle sue 103 stanze presenta frasi di famosi autori sulle pareti e il cuore dell'albergo é un'accogliente biblioteca in cui gli ospiti sono invitati a saziare la fame di lettura.
9. Puoi goderti l'aurora boreale in un bar di ghiaccio. Proprio cosí: l'Ice bar é un locale...gelido dove in giornate pre-determinate viene ricreato lo spettacolo dell'aurora boreale a temperatura reale, grazie alle immagini e ai video girati da professionisti. C'é anche uno shop con prodotti relazionati al mondo del ghiaccio e la collezione delle acque di tutto il mondo.
Se conoscete altri luoghi e curiositá poco noti della Capitale spagnola, segnalatemeli nei commenti: saró felicissima di aggiungerli alla lista delle cose da fare nell'eventualitá di un prossimo viaggio!
Puntuale come ogni Domenica, ecco l'ormai tradizionale riassunto delle due canzoni piú condivise della settimana in Spagna e in Italia. A dire il vero mi sarei aspettata un po' di Sanremo, nella classifica del nostro Paese. Invece, Colapesce (al primo posto con Reale) ha voluto smezzarsi la TOP 10 con gli ancora altissimi Verdena. D'altronde, sto cominciando a maturare il sospetto che le viral TOP Chart di Spotify viaggino con un ritardo di sette giorni almeno. Forse sono sponsorizzate da Trenitalia, va a sapere. Comunque. In Spagna è Amador Rivas a sbancare con Mandanga Style, vero e proprio fenomeno del momento nato nella cornice della serie televisiva "La que se avecina" e inizialmente in lizza per rappresentare la Nazione all'Eurovision Festival (alla fine è stata scelta la più "sobria" Edurne). Due generi diversissimi, quindi: da un lato il cantautorato raffinato e a tratti quasi ermetico, che gioca con le parole e i concetti profondi; dall'altro, la demenzialità assoluta, virale in quanto "divertente" e non certo per qualità.
Io, questa volta, non ho dubbi. Voi, come sempre, siete invitati a scegliere la vostra preferita.
Band californiana due stelle, reception 24 ore, wifi disponibile gratuitamente nell'intera struttura. Stanze affittabili a ore. Bagno in camera. Ottime recensioni su Tripadvisor. Cercare alla voce Saint Motel.
I suoi componenti, guidati da un frontman con l'aspetto del nerd e l'aria spaesata di chi soffre il Jet Lag, il caldo e una platea ingessata che - vista l'etá media - non li ha manco mai sentiti nominare, si ritrovano catapultati in quel di Sanremo (pronuncia: senrimo). Per restare in tema di Santi, suppongo. D'altronde l'Italia, il Vaticano, si sa. 'Somma, questi se la suonano. E se la canterebbero, anche, se non fosse che il microfono non funziona. Ci vogliono circa tre sostituzioni ad opera di omini zelanti prima che qualcuno capisca che forse forse basta riattaccare un jack. Intanto, la grande hit finisce. Non s'é sentito nulla. Il nerd pare chiedersi "whaaat?! 'spetta che apro un modulo su google drive per analizzare l'accaduto". Esce un conduttore lampadato, gli porge un disco, se lo riprende. Manco una scusa. Un "dai, rifatela". Niente. Ma va capito, Conti, poverino: probabilmente non si é neanche accorto del problema. Lui era in camerino che si stava stemperando la terra prima dell'applicazione come da consigli della Pupa. Non prendetevela!
E poi sta per farsi perdonare con l'intervista più documentata, accurata ed interessante che si sia mai sentita nella storia della musica. La domanda impertinente volta a sviscerare i segreti più reconditi del gruppo. L'informazione che tutti gli italiani, con il fiato sospeso, stanno disperatamente aspettando di avere: "Cosa avete mangiato oggi?" (e il Nerd: Whaat?)
Ragà, mettiamoci il cuore in pace: la band californiana due stelle, reception 24 ore, wifi gratis in Italia non ci verrà mai più. Su Tripadvisor ha scritto "they are all crazy, tiratemi fuori da qui, 'iuto". Mi spiace per le fan, dette clienti. Nel caso mi sbagliassi, resto comunque a disposizione per la consulenza sugli eventi da organizzare. Dietro lauto compenso, é chiaro.
Nel frattempo, conduttrice bionda si traveste da paralume pacchiano (No, sul serio: che le avete messo addosso, a 'sta povera Crista?). Conduttrice mora strafatta si scrive il nome del suo dottore sulla mano, con un cuoricino accanto. Perchè le ha dato un anestetico che oh, buonissimo, lo consiglio a tutti. Si mormora che i produttori di Breaking Bad l'abbiano già contattata per uno spin off.
Presentatore lampadato fa una battuta originalissima sul mettere le s alla fine delle parole per parlare spagnolo (no, dai, ancora?). Quindi esterna il suo entusiasmo per l'intervista che sta per fare agli Spandau Ballet. Un momento che attendeva da trent'anni. Che dici, "wow, trent'anni, chissà quante domande si sarà preparato in tutto questo tempo!". Invece si riassume, grossomodo, in un uelcom. Vabbé.
Intanto i cantanti si cimentano con le cover, lottando per il prestigiosissimo premio in palio, chiaramente il piú ambito da tutti: un nuovo fiore a cui è stato dato l'emblematico e fantasiosissimo nome di cover. Vince Nek. #TeamNek tutta la vita. Anche il festival, insisto, secondo dovrebbe vincerlo lui. Se lo merita giá solo per l'accento.
Premio speciale Best Look: Irene Grandi. Il vestito della seconda serata, soprattutto, era stupendo. Lo dimostrano anche le stroncature di Enzo Miccio sui social (a questo punto se mi vedesse penso mi ammazzerebbe, altro che "come ti vesti?")
La menzione al Miglior Commentatore della Kermesse su Twitter, invece, va ancora una volta a Cremonini e ai suoi dubbi amletici.
Dall'Ariston é tutto (anche se scrivo dalla mia cameretta a Monfalcone; tanto é uguale, no?). Passo la linea al TG 1.
Rocío Muñoz Morales ha
il volto allungato e un po' almodovariano in cui ci siamo abituati a
riconoscere la Spagna. Scende dalla scalinata vestita di rosso, sulle
note di Bailando. E a me giá prende male. Non è un nome difficile
da pronunciare, il suo. Rocío. Basta incastrare la lingua tra i
denti. Se ti accontenti di essere approssimativo, anche semplicemente
fingere che si scriva Rosío. Ditelo, a Conti. Ditegli che piú
difficile é tollerarne l'ascolto mentre parla di tori, alimentando
la Sagra dello Stereotipo che, ad ogni valletta straniera, finisce
col conquistare Sanremo. Mi perdi punti, Raul Bova. Ma mica pochi.
Ché il grado di utilitá della tua ragazza, su quel palco, é
parificabile a quello di un mazzo di fiori. Anzi, inferiore. Ché
almeno i fiori, della cittá, sono il simbolo. Lei, invece, che mai
dovrebbe rappresentare? Cosa, se non il fastidio che provo nel
tratteggiare un Paese per immagini sommarie e ritrite, senza
conferirgli un minimo di profonditá, di dignitá, e quindi di
rispetto culturale? Non fateli, gli italo-spagnolismi, se devono
ridursi a questo. Ai gamberetti che dormono. Ai gatti nel sacco. Sono
pronta a scommettere che, prima della fine della kermesse, le discese
pericolanti di Rocío si accompagneranno alle note dei Gipsy King,
alla colonna sonora del Ciclone, alle Las Ketchup. Magari anche a
Ricky Martin, toh. Che spagnolo non é, ma ci sta sempre bene. E a
quel punto, ve lo giuro, io avró giá cambiato canale.
Nel caso non si fosse
capito, la rappresentanza iberica é stata a mio avviso uno dei
momenti più bassi della prima serata. La supera giusto giusto quella
della famiglia più numerosa d'Italia, che non solo viene messa in
mostra come un qualunque fenomeno da baraccone, ma si prodiga in una
serie di sproloqui su Dio e la Provvidenza che in uno Stato
suppostamente laico non sono in grado di sopportare. Perché il credo
di chiunque va accettato e rispettato, ma ci sono circostanze in cui
propagandarlo sembra solo fuori posto. E poi
Siani, che fa ridere quanto un mal di denti prima di una degustazione
di torte al cioccolato. Talmente scontato nelle battute che ne
indovini il finale dopo due parole. La conferenza stampa dei Boiler,
sempre identica a sé stessa più o meno dallo Zeling del 1702. O, ancora, il
momento piú trash di tutti: la reunion di Albano e Romina, tarchiati
come in un 16/9 reale, che si scambiano bacini e duetti di Felicitá.
Cioé, Dios Mío. Ma Dios Mío davvero. Difficile concepire tanta
noia tutta assieme. Tanta lentezza. Tante canzoni brutte, pure. Con
Grignani che biascica qualcosa di non troppo comprensibile. Nesli che
direttamente dimentica la voce a casa. I Dear Jack che occupano
troppo tempo a pettinarsi il ciuffo per avere il tempo di studiare
intonazione. E Kekko (con tre k) dei Modá che firma tre quarti dei
brani in gara. Il che, in effetti, dovrebbe dirla lunga giá di per
sé.
Ricordiamo che al 777 di Televideo potrete ascoltare i sottotitoli della canzone di Grignani.
#Sanremo2015
— Genio78 (@Zziagenio78) 10 Febbraio 2015
Dear Jack: "il mondo esplode tranne noi". Era meglio il contrario. #Sanremo2015
— Ilaria (@Luna84) 10 Febbraio 2015
Siani fa ridere come un Testimone di Geova che ti suona il campanello alle 9 di domenica mattina
#festivaldisanremo
— Puffo Brontolone (@PuffoBrontolone) 10 Febbraio 2015
Ma per fare il cantante non bisognerebbe tipo,chessó, saper cantare?! #Sanremo2015
— Ilaria (@Luna84) 10 Febbraio 2015
Insomma, non mi é
piaciuto, l'esordio di questo Sanremo. Ma siccome sono una persona
ottimista e positiva (lo dice un test che
ho appena fatto su Facebook) alle critiche preferisco l'elenco dei
momenti migliori. Ovvero:
L'inizio. So di andare controcorrente, ma ho trovato le interviste ai big piú
interessanti di tanti altri inutili siparietti coreografici. Per un
attimo, ho creduto che il protagonismo, questa volta, si desse
finalmente alle canzoni. Povera illusa.
Il palco sbrilluccicante. Sembra una galassia. é belliiiiiisssiiiimo.
Rocco Tanica. L'unico che
mi abbia fatto ridere davvero. Fatelo condurre a lui, il festival, vi
prego!
Nek. Il solo, fino ad
ora, ad aver presentato un brano con un po' di ritmo. Manco a dirlo,
é attualmente il mio preferito.
L'abito di Grazia De
Michele. Elegantissimo.
Cesare Cremonini. Sí,
Cremonini. Ché mi é venuto un colpo, ad ascoltare il suo cognome
tra quello degli autori di Lara Fabian. Oltretutto, chi cavolo é,
questa qui? Da dove l'hanno tirata fuori? Secondo me quella al museo
delle cere di Parigi é la Barbie, mica lei. Comunque: il punto é
che non solo non ne sapevo niente, ma 'sto brano era pure una lagna
megagalattica. Dovevate vedermi. Io che col tipico atteggiamento
della fan cercavo di trovare disperatamente un appiglio per non
precipitare nella delusione. E continuavo: “é che non riesco a
seguire il testo, perché il modo in cui canta...non si capisce” “é
che la melodia, in fondo, se gli togli un po' di strumenti, forse
qualche passaggio...”. Ma intanto avevo il cuore spezzato e gli
occhi pallati di chi non riesce a smettere di chiedersi
“MAPPERCHÉÉÉÉÉÉÉE?!”. Lo shock, davvero. Lo shock piú
assoluto. Poi, ringraziando il Cielo, Cesare si é affrettato a
spiegare su Twitter che il Cremonini autore della Fabian é un certo
Cristiano, mica lui. Dico solo che é stato il tweet piú retwittato
della serata. Il massimo generatore di sospiri di sollievo. Vi giuro
che sarei corsa a Bologna ad abbracciarlo in lacrime.
NON sono io il C. (Cristiano) Cremonini autore del brano della @LFabianOfficial. Però avrei voluto scrivere tutte quelle di #albanoromina.
— Cesare Cremonini (@CremoniniCesare) 10 Febbraio 2015
Ma, soprattutto, come
previsto, gli Imagine Dragons. Cioè, ragazzi, io ve lo dico: sono ormai a
tutti gli effetti una fan. Insomma, non posso fare a meno di pensare
a quella vignetta condivisa una volta anche dall'azienda per cui lavoro:
c'era un interruttore che passava da “utterly obsessed” a
“disinterested”. Ecco, il mio cervello funziona veramente cosí.
E dal momento che ora é in modalitá “utterly obsessed” ho
iniziato a seguire il fanclub italiano, ad ascoltare tutte le
interviste, a mettere mi piace agli aggiornamenti dei membri della
band sui social. Da lí, la mia esaltazione nel vederli all'Ariston.
Nonchè la conseguente disperazione per il fatto che il 23 Novembre
non sia giá domani.
Tra l'altro é
davvero ben tenuta, la fanpage italiana su Facebook. La aggiornano.
Pianificano regali. Creano album con i biglietti delle persone che
andranno al concerto. Organizzano robe. La guardo e, come sempre, non
posso fare a meno di farmi prendere dalla nostalgia. Nostalgia mista
invidia, in realtà. Ché ne avrei avute anch'io, di idee, se
solo Dani Martín fosse venuto in Italia. Iniziative covate e
raffinate nel corso di mesi, anni, di speranze ipotetiche. E le
attese in aeroporto. Le radio. Le tv. Guardo le foto condivise da
queste misteriose tizie “in spedizione a Sanremo” e penso (di
nuovo, dopo tanto) a quanto sarebbe stato bello poterle mettere in
pratica.
Chissá, ora che tutto mi
sembra perduto, magari potrei farci una professione. “Organizzatrice
di iniziative per fanclub italiani di musicisti stranieri nel caso in
cui questi ultimi vengano in Italia”. Un po' lunghetta, come
qualifica, ma magari con un acronimo diventa piú appealing. Tipo
OIFIMSNCQUVI, che ne so. Se non altro sarebbe piú facile spiegare ai miei nonni
cosa faccio rispetto a cercare di descrivere le competenze della Social
Media Manager.
Comunque. Questa fissa
per gli Imagine Dragons, oltre a danneggiarmi ulteriormente le
facoltá mentali, ha anche qualche lato positivo. Ad esempio: piú li
ascolto parlare piú mi accorgo di capire quello che dicono. Il che è una vera e propria rivelazione. Insomma,
come ho fatto a non pensarci prima! Non so se lo sappiate, ma uno dei
miei tanti progetti mai portati a compimento era quello di riprendere
lo studio dell'inglese. Al liceo lo parlavo molto bene, poi si é
perso nel limbo della mancata pratica. Mi dispiaceva, ecco. Solo che ero, al solito, troppo pigra per andare a ritirarmi fuori i libri.
Avrei dovuto capirlo, invece. Avrei dovuto conoscermi. Appassionarsi
ad una band straniera é sempre stato per me l'unico e solo modo
efficace di imparare una lingua come si deve. Quindi ben vengano gli
Imagine Dragons. Ché stanotte ho fatto un sogno incasinatissimo in
cui mischiavo italiano, inglese e spagnolo. Mi sono svegliata
devastata. La faccia bianca come un lenzuolo e il parto del nuovo
proverbio “Di notte Sanremo, di giorno sei scemo”. Peró forse
vuol dire che, I mean, it's really working, guys!
Tornando all'Ariston,
vorrei anche far presente che il cantante, Dan (visto? So anche come
si chiama! Ve l'ho detto che é grave) dimostra una volta in piú
l'efficacia della mia teoria sulle barbette di due giorni che
migliorano chiunque. Voi che non mi credete mai. Ecco un'altra professione che potrei intraprendere: consulente di barbette. La gente si fa crescere la barba e io gli dico fino a quando va bene e quando no.
Ah, comunque so anche
come si chiama il batterista: Daniel. E a questo punto la domanda
appare lecita: MA LA VOLETE SMETTERE DI CHIAMARVI TUTTI DAN, DANI,
DANIEL, DANIELE? MACCHÉÉÉÉ?!
Vabbè. Mi ricompongo. Per le prossime serate,
ripongo le mie speranze su Fragola (strawberry, perché so l'inglese)
e sul tale Nigiotti o come si chiama nei giovani. Piú che altro
perché mi rompe sempre le palle con le pubblicitá su spotify ("sciao, sono enrico nisgiotti, ascolta il mio nuovo album" - io gli rispondo sempre "ma anche no!"), sono
curiosa di vedere che faccia ha.