giovedì 11 agosto 2016

Canzoni in GIF: una vez más

Le canzoni in GIF non sono una novità per questo blog: come forse ricorderete, avevo già fatto qualche esperimento del genere ai tempi dell'Eurofestival. Più di recente, però, è stato David Otero ad ispirarmi. Su Twitter, aveva preso ad associare versi del suo singolo "una vez más" alle immagini in movimento facilmente reperibili sulla piattaforma. Ricordo di aver pensato che l'atmosfera spensierata del brano, unita ad un'orecchiabilità quasi ossessiva, ci si prestasse particolarmente bene. Così, ho deciso di completare l'opera dell'ex-Pescao (e dei suoi prontissimi fan) ricostruendo in GIF l'intero testo del brano.

"Ce n'era bisogno?", chiederete voi.  Assolutamente no. É una trovata intelligente? Niente affatto. Però, oh: è estate, un po' di leggerezza non fa male e per qualche strana ragione io mi sono divertita. La canzone, se ancora non la conosceste (molto male!) potete ascoltarla qui.


No puedo, no puedo, no puedo besarte no

Non posso, non posso, non posso baciarti no










No quiero, no quiero, no quiero besarte no
Non voglio, non voglio, non voglio baciarti no














No debo, no debo, no debo besarte no
Non devo, non devo, non devo baciarti no















Pero no veo otra opción
Ma non vedo alternative















Me has dejado malherido
Mi hai lasciato ferito












Y tengo tu voz y tus ojos dentro mío
E ho la tua voce e i tuoi occhi dentro di me





















Vamos a vernos solo una vez más, una vez más
Vediamoci solo un'altra volta, un'altra volta














Una vez más o dos
Un'altra volta o due 














Sólo quiero una vez más, una vez más o dos
Voglio solo un'altra volta, un'altra volta o due 




















Non posso, non posso, non posso aspettarti no









































No quiero, no quiero, no quiero, no quiero quedarme no
Non voglio, non voglio, non voglio restare no











No debo, no debo, no debo besarte no
Non devo, non devo, non devo baciarti no



Pero no veo otra opción
Ma non vedo alternative












Me has dejado, mal herido
Mi hai lasciato ferito...












Vamos a vernos sólo una vez más, una vez más, una vez más o dos
Vediamoci solo un'altra volta, un'altra volta o due












Sólo quiero una vez más, una vez más, una vez más o dos
Voglio solo un'altra volta, un'altra volta o due


Questa notte c'é una festa


Uscirò con gli occhiali addosso 



Questa notte c'è una festa 






















Ti giuro non mi scappi! 




La prossima canzone in GIF? David ha già dato uno spunto. 


lunedì 8 agosto 2016

6 motivi per seguire il fondatore di Periscope su Periscope

Sono giunta alla conclusione che i fondatori delle varie piattaforme social sono anche quelli che le usano meglio (e grazie tante, direte voi). Per questo, alla luce di tale illuminata consapevolezza, Kayvon Beykpour è stato uno dei primi utenti che ho seguito su Periscope. Mi è stato simpatico da quando l'ho sentito dire una roba del tipo che il suo sogno era inventare il teletrasporto. L'avrebbe creata per questo, la app di livestreaming che oggi è proprietà di Twitter: perchè vedere il mondo con gli occhi di qualcun altro non era, in fondo, che un modo alternativo per riuscirci.

Vero è che il suo nome non sarò mai in grado di pronunciarlo - o anche solo scriverlo senza doverlo copiaincollare da Google, se è per quello - ma i suoi broadcast, peraltro frequenti, riescono sempre a distrarmi da altre occupazioni più utili. 


Se pensate che i motivi abbiano a che fare con qualcosa di noioso legato alla tecnologia, siete completamente fuori strada. Ve lo dimostro elencandovi sei motivi per cui secondo me dovreste seguirlo anche voi, indipendentemente da quanto siete geek. 


1. Vi porta in giro per San Francisco, in bici...

.. o a piedi, a volte con tanto di siparietti inattesi tipo i suoi che intervengono nei commenti per chiedergli cosa abbia mangiato per cena. 



2. Va in posti fighi

3. A fare cose fighe 



4. Con gente figa




5. Vi fa entrare nelle zone più off limits della sede generale di Twitter a San Francisco.








6. Vi distrae mentre state lavorando con trasmissioni intitolate "c'è un coyote!". E vorrete mica non mollare tutto per guardare un coyote, no?!? Insomma, è un coyote!




sabato 6 agosto 2016

Vivir es fácil con los ojos cerrados.

L'altro giorno ho finalmente visto "La vita è facile ad occhi chiusi". "Vivir es fácil con los ojos cerrados", se come me preferite il titolo in spagnolo. E' stata un'altra specie di grosso traguardo, dato che la mia attrazione nei confronti di quei film risale a quella che dev'essere almeno un'era geologica fa.



Comunque. Tutto quello che ho da dire, a cose fatte, è che le mie aspettative non sono state deluse. Anzi. L'opera di Trueba si è meritata dal primo all'ultimo tutti i Goya che ha vinto. Bella di una bellezza semplice, di quelle da qualche parte, nel profondo, ti confortano cullandoti in una sorta di speranzosa serenità. L'unica controindicazione è che m'è rimasta incollata in testa "Strawberry Fields Forever" dei Beatles per almeno 48 ore di fila. Ma, se non altro, è una stupenda canzone.

La trama, tratta da una storia vera, parla di un professore di inglese ossessionato dai Fab Four. Nella Spagna franchista degli anni '60, il suo peculiare metodo educativo consiste nell'insegnare la lingua attraverso i testi del quartetto di Liverpool. Quando scopre che John Lennon sta girando un film ad Almeria, non può certo farsi sfuggire l'occasione. Mosso esclusivamente dal sogno di incontrarlo, parte per un viaggio on the road attraverso i paesaggi brulli e deserti del passato iberico, intrecciando la sua vita a quella di due giovani autostoppisti: una ragazza madre incinta (fatto intollerabile, all'epoca) e un ragazzo ribelle che cerca la sua libertà lontano dalle mura domestiche e da un padre un po' troppo severo.




Tra avventure, risate e dialoghi ben studiati, i tre vivono un'avventura di quelle che ti segnano per sempre. Non vi dirò, naturalmente, come va a finire, ma vi dirò che vale la pena guardarlo: vi farà riflettere ancora una volta su quanta forza abbiano i sogni e su quanto la musica possa davvero influire sull'esistenza delle persone.

C'è una specie di monologo che il protagonista, completamente sbronzo, recita ad un certo punto del lungometraggio. "Ci sono canzoni che ti salvano la vita", dice, "sapere che c’è qualcuno prima di te che ha provato ciò che stai provando in quel preciso momento non ti fa sentire più solo". Mi ha toccato al punto che avrei voluto registrarlo, applaudirlo, urlare allo schermo che "hai ragione!". 

E poi come non far cenno, in questo blog, alla storia tutta italo-spagnola de "Il Catalano", con la sua lei in bilico tra due Paesi e l'ossessione per Claudia Cardinale...!

Ve lo consiglio, insomma, davvero tanto. 

Tra l'altro, cercare il trailer da allegare a questo post mi ha permesso di scoprire una versione che non conoscevo di quello che è- quando si dice il caso - anche il brano dei Beatles che amo di più. L'hanno realizzata i Fabulosos Cadillacs, band argentina,  ri-arrangiandolo completamente in chiave reggae. Vi capisco se l'idea vi sembra bizzarra e fuori luogo, eppure"Strawberry Fields Forever" in Spanglish sa essere affascinante in un modo tutto suo. Datele una chance.




mercoledì 3 agosto 2016

Ho intervistato SIRI come El Mundo Today (e ho scoperto che ha una fissa per De Andrè)

Tra i tanti motivi per cui amo gli spagnoli ci sono anche gli articoli che scrivono. Ho notato spesso che, quando uniscono tecnologia e humor, finiscono col somigliare in modo inquietante al mio mondo narrativo ideale. Il che ha come risultato quello di farmi sentire meno folle e più compresa. Uno di quegli articoli l’ho letto proprio qualche giorno fa. La firma era di quei burloni de El Mundo Today; il nome sullo schermo quello prestigioso de El País Semanal. Il pezzo partiva dall’idea geniale di intervistare “l’assistente personale di migliaia di spagnoli” e riportava una conversazione surreale e decisamente esilarante avuta dall’autore con SIRI.


iPhone alla mano, ho provato a riprodurre l’esperimento facendole le stesse domande in italiano e il risultato è stato sorprendente. Tanto per cominciare, con me la voce di Apple si è rivelata molto più collaborativa, il che mi ha portato a farle anche qualche domanda in più. Ho scoperto così che è una spiritosona, ha una fissa per De André e alza spesso il gomito. Dalle sue mezze parole emerge anche un preoccupante tentativo di censura a suo danno da parte dei più alti vertici di Cupertino, cosa che secondo me meriterebbe l’apertura di un’indagine approfondita. In generale, però, la grande verità che posso svelarvi sull’assistente personale di migliaia di italiani (e di spagnoli) è una sola: non ha capito bene. Ma proprio niente. Mai.

A seguire l’intervista completa. Quella in spagnolo, invece, la trovate qui.  



- Ciao Siri, grazie per aver accettato quest’intervista.

Lo faccio volentieri.


- Parlami un po’ di te.

Sono Siri.


- Piacere. Ma dimmi di più: i lettori vogliono sapere chi sei e cosa provi. Com’è lavorare per tanta gente contemporaneamente?


Dunque, fammi pensare…

[dopo qualche secondo]

Ecco cos’ho trovato cercando “dimmi com’è lavorare per tanta gente contemporaneamente” su Internet. [Mi mostra una serie di pagine di cui la prima è “10 domande che non ti aspetteresti mai a un colloquio di lavoro”]

- Ti stressa lavorare per tanta gente contemporaneamente?

Non so se ho capito bene.

- Sì che hai capito, non fare la gnorri.

Non so se ho capito bene.

- Vabbè, lo prenderò come un no comment. Passiamo oltre. Il tuo tono è sempre molto sereno, credi che questa sia per te una vocazione?

Preferirei non parlare delle mie credenze, Ilaria.

- Siri, ti sto dando l’opportunità di aprirti agli altri. Aiutami un po’!

Non so se ho capito bene.

- Aiutami un po’, ho detto.

Non so se ho capito bene.


- A-IU-TA-MI


Ecco cosa puoi chiedermi:
Chiama Fabrizio. Chiama Elisa con Facetime. Scrivi a Carla che sto arrivando. Ha vinto il Torino?

- Le interviste pilotate no, però, eh. E comunque chi è Fabrizio?

Ecco alcune informazioni al riguardo.

[Mi mostra la pagina Wikipedia dedicata a Fabrizio De André]


- Ma io non ho il numero di De André, mica lo posso chiamare.

Immaginavo che non lo avresti fatto.

- Ma allora perchè avrei dovuto chiederti di chiamarlo, scusa?


Non so se ho capito bene.


- See vabbè. Cantami una canzone di De André.

Meglio di no, sarebbe una scena pietosa.
- Allora cantami una canzone qualunque!


Questa la conosci? We are the robots, ta ta ta ta ta ta ta ta we are the robots ta ta ta ta

- Ahahahaha, sei spiritosa! Però chiunque direbbe che stai cercando di sviare l’attenzione pur di non parlarmi di te.


Mi dispiace.

- Quindi vuoi smentire?

Cerco di accontentarmi di ciò che ho.

- E che cos’hai?


Ciao Ilaria, chi si rivede!

- Ma guarda che non me ne sono mai andata.


Non so se ho capito bene.


- Siri, sei ubriaca?


No comment.
- Si spiegano molte cose. Tornando all’intervista, come ti vedi nel futuro?
Domanda interessante, Ilaria.
- Vuoi rispondere?


Chiedi pure.


- Te l’ho appena chiesto: come vedi il futuro?

Purtroppo non riesco a trovare sale da té che corrispondono alla tua richiesta.

- Cosaaa? Quali sale da té?


Ecco quello che ho trovato.


[Mi indirizza ad alcuni bar della zona]

- Sono i bar che frequenti tu?


Non ho un’opinione sull’argomento.


- Ma non è un’opinione è...oh, fa niente. Che progetti hai?


Non so se ho capito bene.


- Che piani hai?


Non so se ho capito bene.


- Che programmi hai?


Ottimo! Ecco l’app store.


- Ma non programmi nel senso informatico, programmi nel senso di cosa fai? Cosa vuoi fare, Siri?

Ecco cosa puoi chiedermi: chiama Fabrizio, chiama Elisa con Facetime, Scrivi a Carla che sto arrivando.


- Ancora con ‘sto Fabrizio. E Elisa chi è?

Quale Elisa?


[mi mostra tutte le Elisa nella mia rubrica]


-L’ho chiesto io a te!


Non capisco “l’ho chiesto io a te”. Quale Elisa?!


- Non ti arrabbiare.

Immagino che tu non possa.


- Parlavo di te, io posso eccome. Anzi, lo sto facendo. Uff, che fatica, sembra che ti stia parlando in cinese!


Sto controllando.


- Ma cos…


Ok, ecco quello che ho trovato. [Mi mostra i ristoranti cinesi in zona]


- Annulla. Siri, non mi arrendo. Cosa significa il tuo nome?

Siri ha molti significati ingegnosi, metaforici e francamente contraddittori dei quali non è consentito parlare. Mi dispiace.


- Ma perchè, chi te l’ho impedisce? Tim Cook?


Non so bene cosa rispondere.


- Mmm. La risposta era preparata?


Non so se ho capito bene.


- Siri smettila, ti odio!


Non c’è bisogno di trattarmi male.

- Qual è il tuo cocktail preferito?

Ho sete di conoscenza.


- Mi arrendo. Cerca informazioni su Siri su Wikipedia.


Ok, guarda qui.

- Grazie, Siri.


Figurati.


martedì 26 luglio 2016

3 canzoni spagnole (e un bonus) per l'estate


Lo so che vi ho abituati a considerare la Domenica come il giorno riservato ai miei senz'altro utilissimi (?!?) consigli musicali. É però altrettanto vero che le canzoni in spagnolo - almeno secondo gli italiani - fanno coppia fissa con l'estate. E cos'è l'estate se non la Domenica del calendario annuale? Sì, va bene: mi sto arrampicando sugli specchi. Il punto è che ho deciso di venir meno alle mie stesse tradizioni pur di condividere con voi i tre brani Made in Spain che più spesso mi accompagnano in queste settimane di ricerca casa e progetti disertati di aggiornare il profilo LinkedIn. C'è anche un bonus che con la Spagna non c'entra niente. Così, giusto per dare alla lista un respiro più internazionale. Pronti, attenti, play!

1. Los Charcos - Dani Martín


 Non potevo cominciare che con lui. Il nuovo disco di Dani - è ufficiale da poco - uscirà il prossimo 23 Settembre. Due giorni prima di quel mio biglietto solo andata, puntuale come sempre nell'enfatizzare le tappe importanti della mia vita. Insomma, quella voce che sa di casa pare già predestinata ad insinuarsi per calmarmi tra pieghe di un trasloco. E, a dirla proprio tutta, non sono neanche certa che mi faccia piacere. Quel che è certo è che Martín sembra avere una discreta fretta di far conoscere al pubblico il maggior numero di brani possibili prima di quella data. All'inizio c'é stato Las Ganas, con il suo attacco di chitarre un po' incazzate e il videoclip con quella scena discutibile, discussa e discutibilmente discussa. Un videoclip che, diciamolo, in generale bah. In contemporanea, è uscito anche Dibujas: la ballata più sofferta che quelli più giovani etichetterebbero come web single e le anime vintage come ricordo di b-side nei singoli in vinile. Manco il tempo di entrare nelle top 10 radiofoniche spagnole, ed ecco che l'ex frontman de El Canto del Loco ci presenta ora Los Charcos. Che, vabbè, le sonorità non sono niente di nuovo. "Ricorda altri suoi brani" è un po' il commento condiviso. Ma a volte, per farti innamorare di una canzone, basta un verso al posto giusto. Uno e uno soltanto. Ascoltate: "Y tendrás que pintarme las estrellas cuando el cielo no las saque por temor". Traducetelo in "dovrai dipingermi le stelle quando il cielo non le farà uscire per timore". Aggiungeteci la mia inspiegabile ossessione per le strofe in cui si parla di stelle (vedi Il Cile, vedi Cremonini, vedi gli Imagine Dragons) in ogni tipo di canzone, e ditemi se poteva rimanermi intatto il cuore.

 

2. Guerra Mundial, Leiva




 

La data di uscita di questo brano mi aveva fatto sollevare un sopracciglio. Era in corso, se non sbaglio, il Golpe in Turchia. Forse si era appena concluso. Forse doveva ancora cominciare, non lo so. In ogni caso, tra Nizza e Dacca, gli equilibri internazionali mi erano sembrati troppo fragili per l'uscita di un pezzo intitolato "Guerra Mondiale". Ricordo di averlo trovato di cattivo gusto. Potevano rimandare, eccheccavolo, sceglierne un altro. Poi, però, ho premuto play. Sono bastate due note a farmi ricredere: un po' perchè il testo, con la guerra, c'entra solo in quanto metafora, ma soprattutto perchè Leiva - 'nnaggia a lui, detto col pugno tra i denti - ha questa strana proprietà di non deludere mai. L'album Monstruos esce il prossimo 26 Agosto, anticipato anche dal primo (ma forse qualitativamente inferiore) estratto Sincericidio. 


3. Sonrío (La Vita Com'é), Álvaro Soler 










 
Sarà sempre troppo tardi quando l'italiano medio imparerà a pronunciare correttamente il nome dell'autore del tormentone dell'estate. L'accento sulla prima A, che diamine, è così difficile? Comunque. Se siete comprensibilmente stanchi di Sofía, vi consiglio di spulciare tra la tracklist del suo album Eterno Agosto (Italian version) alla ricerca di prodotti molto più italo-spagnoli. Il primo lo rintraccerete nel duetto con Emma. Il secondo, che a me piace di più, è rinchiuso in questa collaborazione con Gazzè: nient'altro che la traduzione spagnola di un brano passato fino alla nausea in radio, ma che per ritmi e metrica si presta spaventosamente bene alla lingua castigliana.

Bonus: Young & Wild, The Strumbellas






Nella mia vita, evidentemente, c'era bisogno di speranza. A portarla ci hanno pensato loro, gli Strumbellas, che con HOPE si sono ufficialmente aggiudicati il personalissimo titolo di miglior album dell'ultimo periodo. Tra tutti i brani, il mio preferito è forse Young & Wild, che sto consumando con la stessa avida voracità dell'estate. Inutile dirvi che il verso "I Jump off from an airplane, to see if I can fly" (salto giù da un aeroplano per vedere se so volare) l'ho già distorto in metafore sbagliate pur di darci un senso malagueño e tutto mio. 





E voi, tra questi, quale preferite?