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sabato 5 novembre 2016

"Ma che dici?": il crowdfunding itagnolo di Alberto e Simona


Andare a stirarsi l'orecchio. Portarsi il gatto all'acqua. Sentirsi dire, magari, che sei tu quella che taglia il baccalà. Se anche a voi è capitato di trovare buffe o incomprensibili alcune tra le più comuni espressioni idiomatiche spagnole, il progetto di Alberto e Simona vi appassionerà non poco. 

Ma che dici? from AlberDg on Vimeo.





Lei è una traduttrice italiana, lui un illustratore spagnolo. In quel di Siviglia, dove attualmente vivono, stanno lavorando a un libro che unisca le loro passioni. "Ma che dici? / Pero qué dices?", con intento al contempo educativo e ironico, racconterà in testi e immagini 15 detti di ciascuno dei due Paesi (30 in tutto) che risultano "strani" o difficilmente comprensibili all'altro. Perchè sarà anche vero che italiano e spagnolo sono simili, ma non lo sono così tanto come ancora troppo spesso si crede. Ad esempio, lo sapevate che la frase "in bocca al lupo" ha nelle due Nazioni significati diametralmente opposti? Se da noi è un modo per augurare buona fortuna, in Spagna vuol dire ficcarsi in una situazione pericolosa.

Di curiosità come questa, grazie a "Ma che dici?", potrete scoprirne moltissime altre. E, considerato che sarà pronto prima di Natale, potrebbe anche diventare un regalo perfetto per tutti i vostri amici itagnoli. C'è un problema, però: perchè tutto questo si realizzi, Alberto e Simona hanno bisogno di voi.

Per finanziare il loro progetto hanno avviato un crowdfunding sulla piattaforma Verkami, a cui potete partecipare fino alla fine del mese. Il vostro contributo può andare dai 5 ai 300 euro, garantendovi una ricompensa adeguata alla somma che deciderete di investire. Oltre al libro (in una o più copie), potrete infatti portarvi a casa gadget di vario tipo, copertine personalizzate con la vostra caricatura e tanto altro ancora.


Foto: Verkami.com

Foto: Verkami.com

Foto: Verkami.com





Ecco cosa scrivono gli autori: 


"Possono due lingue avere espressioni che, pur essendo uguali nella forma, significhino cose totalmente opposte? Basta tradurre una frase per capirne il significato? Se hai amici di lingua straniera o ti appassionano le lingue, avrai certamente notato che non sempre è così. Nella cultura italiana e nella spagnola puoi trovare espressioni e modi di dire comuni, e a volte addirittura variazioni interessanti con un significato totalmente diverso.

Ma quello che attira più l'attenzione è che alcuni di essi nella traduzione letteraria non hanno senso. Ciò, data l'estrema somiglianza tra le due lingue, desta stupore e curiosità in lettori e/o ascoltatori.

Questo è quello che abbiamo voluto trasmettere con questo libro, una breve selezione riepilogata e illustrata con molto affetto e senso dell'umorismo!"


Senza altre parole, vi rimando all'esaurientissima pagina del crowdfunding, dove troverete ogni sorta di dettaglio o informazione di cui possiate aver bisogno prima di decidere se "Ma che dici?" merita i vostri soldi o meno. Considerato l'alto tasso di italo-spagnolismo del progetto, io personalmente vi direi di sì. In bocca al lupo, ragazzi!


Foto: Verkami.com

lunedì 18 gennaio 2016

Bajo El Volcán: Bentornati, Love Of Lesbian!

Sospiro di sollievo. Di quelli belli pieni, che sanno di conforto e di ritorno a casa.

Da troppo tempo le top 10 spagnole si erano fatte regno indiscusso del regaettón. Quand'anche c'erano, le novità del pop rock nazionale sembravano diventate incapaci di incresparmi la pelle di emozione. Le cercavo, badate. Le inseguivo con l'angoscia di una missione da compiere. I brani più virali. Quelli più venduti. Le novità sulla scena indie. Niente. Nada.

Ogni canzone in castigliano che non aggiungevo alle mie playlist era un filo in meno che mi legava a quella terra. E, con lei, a quella che ero stata nel mio periodo migliore. Melodrammatica, lo so. In questo, almeno, non sono mai cambiata. Però guardo video in inglese. Sogno San Francisco. Organizzo viaggi ad Amsterdam per andare ai concerti di una band di Las Vegas.

Che cavolo. Se perdo anche l'interesse per la musica spagnola, cosa accidenti resterà di me? Pensavo questo, mentre sconfortata riascoltavo dischi vecchi. Cercando nella musica, come sempre, la conferma -  sia pure ad orizzonti allargati-  della mia più profonda identità.

E poi, proprio quando credevo di averla smarrita, è uscito il nuovo singolo dei Love of Lesbian. Si intitola Bajo el Volcán. Anticipa l'album in uscita a Marzo. E - per quanto il videoclip ufficiale  sia francamente orribile - la voce bassa di Santi Balmes ha avuto in me l'effetto di una coperta sul cuore.

Non sarà magari il pezzo migliore della loro carriera. Eppure il testo criptico e non banale, la riconoscibilità del sound, la semplice capacità di trasmettermi qualcosa - anche una sensazione vaga, anche un semplice sorriso; beh, mi hanno ridato speranza. Di colpo mi sono ritrovata ai tempi in cui ascoltavo in loop "Club de Fans de John Boy" trovando in quelle strofe il ritratto di una parte di vita. 

Sono stata talmente felice di questa nuova uscita discografica che ho parlato e pensato in spagnolo per i 15 minuti successivi al primo ascolto. Voleva essere una celebrazione. Il giusto omaggio. L'immagine (ancora melodrammatica) di me che faccio un nodo per riallacciare quei fili. 

Tanto più che gli ultimi versi sembrano contenere in sè stessi una specie di risposta che avevo forse già dato anche a me.

Bentornati, Love of Lesbian.

Qui sotto la traduzione. 





Sotto il Vulcano 
Love Of Lesbian 

Voglio planare sulla tua terra stabile. 
Vorrei tornare ad essere vento soave. 

Quando ero solo brezza, 
ricordati bene che, non potendomi guardare, 
sapevo che esistevo solo se potevo far muovere te.
Da quasi tutti i miei viaggi, 
da lì mi sono portato svariate canzoni d'aria, 
souvenir di viaggio 
che ho acquistato in mari tropicali. 

E' stato dopo venti inverni.  
Ricordati bene che per le pressioni di aria 
i circoli radiali hanno iniziato a espandersi. 
Nel frattempo tu, 
tu, così ancorata alle tue radici, 
con sforzo hai percepito che ho invertito la mia direzione. 
E di chi semina vento che si dice?
Lo sai già. 
Solo quando ti sei spezzata, 
solo allora me ne sono reso conto: ero stato io. 

L'uragano di una scala enorme, 
cresciuto sulla sua arroganza, 
attorno a se stesso ha fatto un giro in spirale. 
E quell'uragano, con la luce di lune di ghiaccio, 
a mille metri dal suolo, 
a mala pena si è reso conto che ha spazzato via tutto
sotto il vulcano. 

Tutta la sete di comprendere
qualunque motivo, le cose senza senso, 
ha lasciato gli uomini di scienza 
senza via d'uscita ai loro perchè. 
Fenomeni del male, disastri
che vanno e vengono 
che vanno, che vanno, che vanno accadendo
senza preavviso affidabile o misure di prevenzione. 
La tua terra, prima addormentata, si è riempita di lava. 
Abbiamo chiuso aeroporti, abbiamo sviato gli aerei del perdono. 

Non c'è più niente in me, 
solo resti che distruggono, 
E il mio uragano di una scala di forza 6, 
cresciuto sulla sua arroganza, 
a mala pena si è reso conto che ha spazzato via tutto 
sotto il vulcano. 
Il tuo vulcano. 

Neanche il diavolo in persona avrebbe fatto meglio. 

L'uragano di una scala enorme, 
cresciuto sulla sua arroganza, 
attorno a se stesso ha fatto un giro in spirale. 
Quell'uragano ha voluto fuggire dalla sua stessa essenza, 
è andato in altre città convinto che alle tue isole 
gli fosse proibito tornare. 
gli fosse proibito tornare. 


mercoledì 5 giugno 2013

75 consigli per diventare una twitstar

E va bene: il post é un po' nerd, e forse non fará ridere tutti. Se, peró, avete qualche – pur vaga- esperienza col mondo dei cinguettiii, assicuro che vi ci divertirete da morire. La versione originale é stata pubblicata sull'edizione spagnola di GQ, e potete consultarla a questo link. Qui, mi limito a tradurla per i non ispanoablanti, convinta che davvero ne valga la pena. Ah! E ringrazio Anto, l'amica spagnola che me l'ha fatta scoprire.

75 consigli per diventare una twitstar

Guida rapida a Twitter per novellini ambiziosi.


Non sapere cos'é Twitter nel 2013 dovrebbe essere motivo sufficiente perchè chiunque ti circondi pensi tu sia stato cresciuto in mezzo ai lupi. Perché, in meno di un lustro, questo social network é diventato lo strumento perfetto per fare amici, informarsi, rimorchiare, raccontare barzellette, mettersi d'accordo con mezza Spagna per accamparsi in una piazza, inventare pettegolezzi e addirittura rovesciare dittature.


Il suo funzionamento, per quanto apparentemente semplice, nasconde molti piú misteri di quelli che il novellino potrebbe prevedere; ma una volta dominato con maestria, puó far sí che un ragazzo di Villanueva de los Corchos, provincia di Zamora, con i brufoli, una nuca indurita dagli schiaffi dei compagni di scuola e un po' asociale sia diventato un leader delle masse a cui piovono addosso fan, offerte di lavoro, bigliettoni da 500 euro, sassi, reggiseni e persino proposte indecenti. E' una twitstar. E anche tu puoi esserlo. Per questo su GQ ti presentiamo la guida definitiva: 75 consigli che faranno sí che ti trasformi in twitstar senza esserti neppure ancora iscritto a Twitter. Prendi nota.



FUNZIONAMENTO DI BASE.

1. Hai 140 caratteri da usare. Ricorda, hai il potere di modificare il tuo messaggio, non la grammatica castigliana.
2. La @ iniziale dei nomi é muta, come l'acca o tua madre quando ha conosciuto la tua nuova fidanzata cubista di Torremolinos. 
3. La Timeline (TL) é dove vedi cosa scrive la gente che segui. La parete di un bagno pubblico, in pratica, ma piú raffinata. 
4. Se vuoi scrivere a qualcuno, gli fai una menzione. Per farlo, metti la @ e il suo nome all'inizio della frase; per esempio @tizio, ciao! 
5. @tizio non é un utente che io conosca. Non stressatelo. 
6. Non scrivere neanche a qualcuno “ciao”, é un po' da loser. 
7. Puoi anche non mettere il suo nome all'inizio del messaggio, e lo leggerá chiunque ti segua. Sempre che giá ti segua qualcuno. 
8. Puoi vedere chi ti ha scritto cliccando sulla finestra “connetti”, ma non é consigliabile che tu lo faccia nei primi 5 mesi. Non senza Prozac, almeno. 
9. I DM (altrimenti noti come MD o messaggi diretti) sono messaggi privati tra utenti. 
10. La principale funzione dei DM é criticare altri utenti o spettegolare. 
11. Servono anche per passare a qualcuno il tuo numero di telefono, e cosí spettegolare ulteriormente su Whatsapp. 
12. Non puoi mandare un DM a qualcuno che non ti segue, quindi lascia in pace @BarRafaeli. 
13. Con il tasto Retweet tutti i tuoi fans vedranno quel tweet che a te ha fatto tanto ridere, anche se non seguono la persona che l'ha scritto. 
14. Magari a loro non fará tanto ridere, attento; ma di questo parleremo dopo. 
15. Il tasto FAV serve, principalmente, per dare una pacca sulla spalla o per ricordare in un futuro quel determinato tweet. Quest'ultima cosa non avviene mai. 
16. Un hashtag ha davanti a sé un cancelletto (#) e serve per raggruppare tweets che parlano di una stessa cosa, anche se i loro creatori non si seguono tra loro. I piú popolari sono i Trending Topics. 
17. In realtá servono solo per parlare di Justin Bieber o degli One Direction. 
18. I bots sono account robot che lanciano pubblicitá su twitter. 
19. I bots are made for walking. 

PREPARATI A TRIONFARE



20. Se vuoi andare sul sicuro, scegli un avatar in bianco e nero di un attore classico. 
21. Se metti una foto della tua faccia, devi essere bello e la foto dev'essere artistica. 
22. Artistica non vuol dire che devi apparire nudo. 
23. Puoi anche mettere una foto di House. 
24. O di Brad Pitt in Fight Club. 
25. Il tuo nome utente dev'essere di una sola parola. Non mettere il tuo nome, né la tua data di nascita, né la tua etá e men che meno il tuo indirizzo di casa, perché non ci sta. 
26. La tua bio dev'essere una sola frase, il piú corta possibile e senza che ti definisca come un appassionato di qualcosa. 
27. Non va bene per la tua immagine pubblica neanche che tu sia “cittadino del mondo”. 
28. Se vuoi mettere il tuo curriculum, creati un profilo su Linkedin, non cercare di mettere tutto su twitter o non ti seguiranno manco i bots. 

ARGOMENTI SU TWITTER. 

29. A nessuno interessa cosa mangi a colazione. 
30. A meno che non mangi bambini. Forse quello potrebbe interessare alla @polizia. 
31. La gente che non é seguita da nessuno (da qui in poi: “pochifollowers”) é solita dare il buon giorno e il benvenuto alle stagioni. 
32. Ci sono 52 lunedí all'anno. Tutti sono uno schifo. Il resto del mondo lo sa giá. 
33. Ogni tanto piove. E' un fenomeno atmosferico curioso, ma che tutto il mondo soffre. Non sei Roberto Brasero. 
34. Puó anche essere che faccia caldo. Non serve che lo commenti, ma se twitti “ONDATA DI CALORE” puó essere che la gente inizi a pensare che tu sia un figo. 
35. I reality shows sono il combustibile di Twitter. Se vuoi avere argomenti di conversazione che portino molte interazioni, non puoi perdertene manco uno. 
36. Anche dalle notizie di Antena 3 vengono fuori tweets molto popolari, soprattutto da quelle trasmesse dalla metá del tg in poi. 
37. A chi non piace una fiera delle tapas a Huelva? 
38. Qualunque tema da monologo puó diventare un tweet popolare. 
39. Tweets su come foderare una trapunta o sulle chiamate del 1004 possono spianare la tua strada verso il successo su twitter. 
40. Va alla grande lo humor nero, anche se dovrai rassegnarti al fatto che ti piovano addosso piú sberle che a Bill Gates a scuola. 
41. It gets better. 
42. Sono anche molto popolari i tweets con conversazioni fittizie e umoristiche. Fanno molto 2010, ma continuano a funzionare, come gli occhiali wayfarer. 
43. Qualunque cosa, per irrilevante che sembri, puó diventare un buon tweet se la racconti in modo spiritoso. 
44. Non tutti sono spiritosi. 
45. Se non sei spiritoso fuori da twitter, non lo sarai nemmeno su twitter. Fattene una ragione. 
46. Scrivi a proposito di argomenti di attualitá. Il tempismo é molto importante su twitter e le mode passano piú veloci di uno spacciatore in un rave. 
47. I padri e i nonni sono una fonte inesauribile di ispirazione per tweet di qualitá. 
48. “Creiamo un Trending Topic”, forse non é tanto una bella idea come ti sembra. 

RAPPORTO CON ALTRI UTENTI. 



49. Seguire famosi é molto da “pochifollowers”. 
50. Tranne seguire @eva_hache, che é molto simpatica. Ciao Eva!
51. Cerca gente con interessi simili ai tuoi e scrivile apportando qualcosa ai suoi tweet. 
52. “ahahahah” non é apportare. 
53. Neanche “Amen” é apportare. 
54. Chiedere a qualcuno che ti segua é l'equivalente di gridare a una bella tipa “baciami” in una discoteca. Devi conquistartelo. 
55. Tra l'altro, é molto da sfigato. 
56. Gli sfigati non arrivano ad essere twitstar. 
57. Piú di cinque menzioni al giorno a una persona che non ti segue é stalking. 
58. Meno di cinque menzioni al giorno, ma avere il suo avatar stampato e appeso a tutte le pareti della tua stanza é comunque preoccupante. Stalking non lo so, non sono mica avvocato. 
59. La gente in genere capisce i tweet che lei stessa ha scritto, non serve che glieli spieghi. 
60. Non si risponde ai tweet di persone che non segui che non sono rivolti a te. Fuori dal contesto potresti essere preso per un imbecille. 
61. Puó anche darsi che tu lo sia e semplicemente lo dimostri al mondo. 
62. Questo secondo caso é parecchio peggiore. 
63. Si dice “unfollowback” quando un utente che ti seguiva smette di seguirti e immediatamente smetti di seguirlo anche tu. 
64. L'unfollowback é il “beh, se tu sei arrabbiato, adesso mi arrabbio io” virtuale. Proprio di un bambino di 7 anni. 
65. Un bambino di 7 anni non deve usare twitter. 

FAV e RETWEETS

66. I Retweets, come l'amore, non si chiedono, si danno. 
67. Si retwitta quello che credi che possa far ridere i tuoi followers. 
68. Retwittare conversazioni a cui tu non partecipi é un po' come vivere con tua madre a 45 anni e che lei ti compri i calzini di Spongebob. 
69. I Fav possono significare: 
- A me fa ridere, ma ai miei followers no. 
- Sono d'accordo. 
- Ti appoggio in questa discussione. 
- Ho visto come ci provi, birbantello!
- Non so cosa risponderti a questa menzione, ma non voglio essere scortese. 
- Mi annoio con questa conversazione e non ti risponderó oltre. Fine. 

UNA VOLTA RAGGIUNTO IL SUCCESSO

70. Non rispondere a tutte le menzioni, é impossibile. Tom Cruise risponde a tutti gli sconosciuti che gli parlano per strada? No. E tu non sei da meno di Tom Cruise. 
71. Se qualcuno ti insulta, rispondigli con un punto davanti perché tutti possano vedere come te ne strafreghi di lui. Per esempio “.@tizio cosa dici, signor Nessuno?”. 
72. Per favore, non insultate @tizio, che non so chi sia. 
73. Retwitta il giusto. Non sia mai che altri si portino via il tuo successo. 
74. Distribuisci ogni tanto un po' di fav tra i pochifollowers. Bisogna fare l'elemosina. 
75. Goditi il successo. Comprati una casa e vivi come Hugh Hefner. Te lo sei guadagnato, campione.





lunedì 23 gennaio 2012

"Spagnoli, e italiani": quando un vecchio articolo puó dire ancora la veritá.



Se la data d'archivio non inganna io, all'epoca, nemmeno esistevo. Eppure, quel 28 Marzo del 1984, Juan Arias scriveva giá per El País il tipo di articolo che, neanche troppi anni dopo, avrebbe motivato un'iscrizione a giornalismo. Era un'analisi lucida, splendidamente scritta, che senza paura attraversava i confini di sociologia e linguistica. Una di quelle che, in sostanza, sarebbe sempre piaciuto redigere a me.

Ve ne parlo perché soltanto ieri un amico l'ha pubblicata sulla schermata di facebook. Io la data, lí per lí, non l'avevo vista neppure. Non che dovrei stupirmene, d'altronde: l'attualitá delle osservazioni , nel bene e nel male, é perenne. E qualunque italiano che si sia trovato a vivere in Spagna, o a vedersi dall'esterno nella cornice di un qualsiasi Paese straniero – ne sono certa – le condividerá. Lui, Arias, le muoveva dalla prospettiva opposta. Un “figlio di Cervantes” , come lui si definisce, catapultato nella terra di Dante, a chiedersi se davvero i nostri popoli abbiano poi cosí tanto in comune.

Oggi, quell'articolo, mi permetto di tradurlo. Perché nel 1984, anno in cui io nascevo, nascondeva giá l'essenza di questo mio blog. Lo traduco perché, ventisette anni dopo la sua stesura, le tecnologie hanno abbattuto i confini. E anche l'altro protagonista del confronto, al di lá dei limiti linguistici, merita di condividerne le riflessioni. Buona lettura, perció.



Spagnoli, e Italiani.
(testo originale: Juan Arias. Link, qui. )

E' vero che Spagna e Italia sono due Paesi cosí simili? Cosí pensano in tanti. Da parte mia, dopo aver passato quasi la metá della vita in Italia, sono ogni giorno piú convinto che, al contrario, siamo due popoli profondamente diversi. Quasi in tutto, ad eccezione del sole, delle arance e dell'olio, magnifici, tra l'altro, in entrambi i Paesi.



Quel che inganna molti , come un miraggio, é la simpatia e attrazione quasi istintiva tra i figli di Dante e di Cervantes. Ma potrebbe perfettamente essere che il motivo di tale attrazione consista proprio in questa diversitá che ci contraddistingue. A prova dell'attrazione reciproca si é soliti allegare il fatto che siamo entrambi popoli latini. Ma latini sono anche i francesi, e non é lo stesso. Oppure che siamo mediterranei, ma figlia di quel mare é anche la Grecia, e anche con tale Paese le cose sono diverse. Ma, fatta eccezione per questa curiosa attrazione che potrebbe avere come spiegazione una virtú comune, quella di saper accogliere gli altri, per il resto siamo due Paesi molto diversi.

Si é arrivati a credere che spagnoli e italiani si capiscano immediatamente senza aver prima studiato le rispettive lingue. Niente di piú falso. Sono due lingue che non si possono capire, né tanto meno parlare, se non si studiano a fondo. Infatti, tutti gli uomini politici di entrambi i Paesi finiscono col ricorrere all'aiuto dell'interprete.

Un'altra cosa che puó trarre in inganno é che l'Italia é forse l'unico Paese al mondo con simile capacitá di accettazione e cosí scarsi sentimenti sciovinisti che basta che tu sappia dieci parole della sua lingua perché si complimentino con te dicendoti che la parli divinamente. Ma le due lingue sono diverse come la gente che le parla. Una volta sono stato testimone, alla trattoria romana “La Toscana”, accanto alla fontana di Trevi, di qualcosa di molto curioso e sintomatico. Uno spagnolo appena arrivato dalla Francia si lamentava del carattere antipatico dei francesi, e mi diceva: “qui sí che si sta bene, ti capisci subito con la gente”. E ha mantenuto una lunga conversazione con un cameriere, tra risate e pacche sulle spalle e scambio di foto e di segni. Ma la cosa di cui non si sono resi conto é che per tutto il tempo lo spagnolo parlava di un argomento, e il cameriere di tutt'un altro. Capirsi neanche per sbaglio, ma sono usciti convinti di aver parlato della stessa cosa. Se Camilo José Cela ha potuto dire poco tempo fa a Roma che il castigliano é come “un toro furioso”, l'italiano é a mille lingue di distanza da tale furore taurino, dato che ricorda piuttosto il gioco divertito di un agnellino in campagna.



Ci sono parole spagnole che agli italiani suonano come frustate, cominciando da cabrón. Che tragedia, per un italiano, la jota o la ge, o la zeta. Ho amici che da quindici anni continuano a chiamarmi Kuan. Immaginate se mi chiamassi Jorge. Ci sono parole come cincel, o zancajear, o zurriagazo, che sembrano cinese quando le pronuncia un italiano, cosí com'é quasi impossibile che uno spagnolo riesca a pronunciare correttamente il nome del grande scrittore siciliano Sciascia. Inoltre, l'italiano usa infinitamente piú di noi la metafora, la metonimia, l'eufemismo e qualunque tipo di figura retorica. Gli italiani non sono mai linguisticamente cosí drastici come gli spagnoli quando devono offendere, o difendersi, o dare ordini o condannare.

Ma non é solo la lingua. Lo spagnolo é radicale e drastico quasi in tutto: atteggiamenti, espressioni...L'italiano é possibilista e conciliatore. Lo spagnolo si spezza, l'italiano si piega. Il carattere ispano é fatto di acciaio ; l'italiano, di gomma. Qui la gente litiga con le mani aperte e, tra di noi, con i pugni chiusi. L'Italia é il Paese della diplomazia. Quella vaticana é nata qui é continua ad essere insuperabile. In essa si insegna che nessun e nessun no devono mai essere tali in modo definitivo. Per questo, per un italiano tutto é possibile e non esistono strade senza ritorno. Non c'é per loro, legge senza escamotaggio, anche se sono stati i creatori del Diritto. E' un popolo che malsopporta la legge, e finisce col crearsela a sua misura. Quando si impiantó la tassa sul valore aggiunto (IVA), in meno di un mese era giá uscito un libretto che si intitolava “I 100 modi per non pagare l'Iva”. L'italiano non sopporta le file né la disciplina e, quando puó, si intrufola. E quest'astuzia ha giá un nome all'estero, dove si chiama agire “all'italiana”.

Lo spagnolo é passionale; l'italiano, sentimentale. Don Chisciotte non avrebbe potuto essere generato a Roma, a Napoli o a Firenze, anche se Cervantes conobbe e viaggió per questo Paese.

L'eroismo, come concetto, non é italiano. Gli eroi in questo Paese sono sempre soggetti individuali, per quanto molto numerosi nella sua storia. Né il dogmatismo né il fanatismo, e tantomeno l'intransigenza o il nazionalismo sono frutti italiani.

Il maschilismo é spagnolo, mentre é italianissimo il mammismo. In Italia quasi tutto ha un certo strascico o sapore femminile, e i bambini sono sempre i re della combriccola. Qui l'arte ha genere femminile, e ci sono oggetti che in Spagna non potrebbero mai essere femminili, e qui lo sono , come l'auto o la grappa. Curiosamente, i fiori e il miele sono, invece, maschili. Dei fiori, un mio amico italiano mi disse che magari si deve al fatto che gli italiani li vedono come “gli organi sessuali delle piante”. E credo che lo siano.



Piacciono, in italiano, le forme sferiche, tipiche del genere femminile. Tonda é persino la pizza, e il quasi infinito numero dei suoi tipi di pasta. La palla, in italiano, é di genere femminile, e anche la squadra di calcio. E' molto femminile il desiderio innato di piacere che ha qualunque italiano. Per questo spremono la fantasia, e ne hanno un sacco, perché tutti rimangano contenti. Nei bar puoi ordinare il caffé in fino a 15 modi diversi. Al cinema c'é la poltrona e la poltronissima. E nel campo dei gelati diventa giá impossibile contarne le varietá. Ci sono addirittura semifreddi. E in nessun altro Paese d'Europa ci sono tanti partiti politici e con cosí tanti gruppi distinti all'interno di ciascuno di loro come in questo Paese. Qui ci devono essere sempre infinite possibilitá di tutto per tutti.



Ogni italiano si sente un artista, un poeta o un inventore. Credo sia il Paese con il maggior numero di cittadini che hanno pubblicato qualcosa nella loro vita, foss'anche pagandoselo di tasca propria. O che si vantano di aver inventato qualcosa, o che hanno cercato di dipingere qualche volta. E l'italiano medio ha un dominio della sua lingua di gran lunga superiore al nostro. Hanno nel sangue il senso dell'estetica, e lo riflettono finanche nella zuppa. La bellezza é l'unico dogma in un Paese che non ama le ideologie. E sono artisti nell'arte di uscire dal cammino prestabilito. La famosa economia sommersa, che sta salvando la crisi economica degli ultimi tempi, non é altro che uno sfoggio di ingenio creativo.

Senza fantasia, questo Paese sarebbe giá morto di fame. Perché é formato da gente che crede piú ai favori che alla giustizia, piú all'amico che allo Stato, piú alle raccomandazioni che al Governo. Cercano la raccomandazione anche tra i morti. E la morte é un altro abisso che separa i due popoli. Il “viva la morte” é la cosa meno italiana che si possa concepire. Qui nessuno drammatizza la morte, piuttosto la rimuove.

Il Venerdí Santo passa inosservato. A loro piace la Pasqua, la vita. C'é un culto incredibile per i morti, ma concepiti come vivi, come intercessori. Quando passa un carro funebre é facile che uno spagnolo si tolga il cappello o faccia il segno della croce. Qui é piú facile trovare qualcuno che fa gesti molto espressivi, come toccare ferro o legno, o altre cose. Qui non si nomina mai, nelle conversazioni o sulla stampa, la parola “cancro”, riferendosi a una persona malata. Si dice che tizio o caio stanno male. Si dice che stanno “poco bene”. Il mistico sfogo di Teresa di Avila “muoio perché non muoio” é quanto di piú lontano dalla spiritualitá di Francesco d'Assisi.

In un altro campo, l'invidia é tipicamente spagnola, mentre é italiana la gelosia. E gli psicologi conoscono benissimo la profonda differenza che separa questi due sentimenti.

Al contrario, l'onore, la cavalleria, la fede alla parola data sono virtú tipicamente spagnole, mentre é italiana la famosa furberia. Per loro, poter scavalcare impunemente una legge come toreri é, piú che un disonore, quasi un'azione eroica. Da lí la sfiducia del turista straniero quando arriva in Italia. Tutto ció é, probabilmente, il frutto di un'abilitá ancestrale di fronte al dominatore di turno. Qualcuno mi disse, una volta, che l'Italia é come una grande autostrada su cui é passato mezzo mondo a saccheggiarla, e che per questo sono stati arcuiti cosí tanto in questo Paese i meccanismi di difesa.

Come é molto italiano il non dire mai di no, in Spagna si dice “sí, señor”, in Italia “signorsí”, che é molto piú reverenziale. Cominciare dicendo “no” é, per un italiano, come confessare la propria impotenza. Se l'orgoglio é spagnolo, il desiderio di congratularsi con il prossimo, di conquistare piú amici, di aiutarti a uscire da un impiccio sono tutte qualitá molto italiane. C'é chi suppone che si tratti di una disponibilitá interessata, dato che gli italiani hanno, come carattere, una propensione congenita alla “mafiositá”, concepita peró nella sua accezione ancestrale di necessitá di protezione paterna che li difenda contro uno Stato che sente ostile. E', dicono, come se l'italiano percepisse in ogni favore fatto un amico o protettore potenziale. E' possibile. Ma, dopo tanti anni in Italia, confesso che se mi trovassi un giorno in un guaio vorrei avere un italiano accanto.



Con uno spagnolo mi sento piú sicuro, tuttavia, quando mi giura qualcosa. Della sua parola mi fido di piú. E' qualcosa per cui si dispiace e che invidia lo stesso italiano, che sogna per il suo Paese un supplemento di serietá, mentre credo che lo spagnolo adori, invece, quest'elasticitá congenita nell'italiano, per cui tutto finisce con l'aggiustarsi perché le parole “fine” o “impossibile” non appartengono alla sua cultura, dal momento che in questo Paese tutto puó ricominciare, e tutto puó diventare un miracolo.