martedì 15 gennaio 2019

Italo-Spagnola Awards 2018: conosciamo le New Entry

Mancano 10 giorni esatti alla chiusura degli Italo-Spagnola Awards 2018 e, come al solito,  l'esito non potrebbe essere più incerto. 



Al momento, le uniche categorie in cui si registra un vantaggio abbastanza importante - ma non irreversibile - di uno dei partecipanti sono "Miglior Realtà Italo-Spagnola", "Miglior Youtuber Italo-Spagnolo", "Miglior Realtà Italo-Andalusa" e "Canzone Italo-Spagnola dell'anno". 

In tutti gli altri casi, i voti ricevuti fino ad ora sono suddivisi in modo talmente equo che una sola preferenza in più o in meno potrebbe davvero fare la differenza sul risultato finale. 

Quest'anno, però, più che darvi i parziali vorrei dedicare un post alla categoria che da sempre amo di più. Quella che garantisce continuità e crescita alla comunità italo-spagnola sul web. Parlo delle New Entry, naturalmente: gli account, siti e blog aperti nell'ultimo anno che sono piombati dal nulla per ispirarci, informarci, farci sorridere o identificare. 



Ecco quelli in gara per quest'edizione:

Egness - Impara e vivi lo spagnolo




Dietro al nome di "Egness" c'è il volto sorridente di Alba, una ragazza di Siviglia che, dopo una carriera nel marketing, ha deciso di dedicarsi alla sua vera passione: insegnare lo spagnolo online agli italiani. Per riuscirci organizza lezioni private, di coppia e workshop. 

Se è candidata agli Italo-Spagnola Awards, però, è soprattutto in virtù dei contenuti scanzonati e sempre interessanti che condivide sul blog e sul canale youtube. Con lei imparerete la differenza tra por e para, ma anche le espressioni idiomatiche più curiose, le tradizioni natalizie in terra iberica o se è vero che l'alcol aiuti a parlare una lingua straniera. Non criticatele le crocchette o non vi rivolgerà più la parola. 


Spaghetti con Jamón


Arianna ("per la mamma Ari, per gli amici zzia") si definisce "digital copywriter di giorno, e digital giullare di sera". La verità è che gli oltre 5000 follower raggiunti con il suo account Instagram in appena 9 mesi, uniti ad uno dei nomi obiettivamente più azzeccati per un account italo-spagnolo, dimostrano che in quello che fa è davvero brava. Non per niente è proprio grazie alla pagina facebook di Spaghetti con Jamón se ha trovato lavoro in Spagna. A Madrid, concretamente, da dove condivide foto di estetica impeccabile unite a micro-racconti della sua vita di expat.


Questo blog fa cagare


Che Cristina vi farà morir dal ridere si capisce già dal nome che ha scelto per il suo blog. Siciliana, vive a Siviglia e racconta le sue avventure di italiana all'estero con un'ironia e una leggerezza invidiabili. Occhio, però: leggerezza tutto significa fuorchè superficialità. Al contrario: da lei imparerete che significa vivere mille vite-lampo in un paese straniero, viaggiare tra voli cancellati e mille scali; leggerete di politica, di tecniche mnemoniche, di sogni e molto altro ancora. Si vede che scrivere le piace sul serio, perché ti attacca ai suoi post con la forza d'attrazione di una calamita. A qualcuno il suo blog potrà anche far "cagare" ma, come dice lei, "leggetelo lo stesso"


Ti racconto la mia Spagna


Se mai vi chiedeste se esistono gli spin-off degli account social, "Ti racconto la mia Spagna" basterà a rispondervi di sì. Nato da una costola di "A Spasso per la Spagna" questo account Instagram raccoglie gli scatti mandati all'autrice Stefania dai follower del suoi canali social, tutti rigorosamente editati con cornice bianca e hashtag d'obbligo per una piacevole coerenza visuale. L'idea è far "vedere" ogni angolo della Penisola Iberica con gli occhi di chi c'è stato, di passaggio o per restare. Da Madrid a Barcellona, Valencia, Bilbao, o l'Andalusia c'è veramente spazio per tutti, con foto che spaziano dai panorami più classici fino alle sperimentazioni più creative


Dante Alighieri Málaga (IG)


"La Dante" - scuola di italiano a Málaga ed organizzatrice del festival del cinema italiano in città - è sbarcata su Instagram con un account in cui alterna post divulgativi di corsi ed eventi a foto di un'instancabile team e addirittura ai meme. I contenuti sono ancora pochi, ma non ho dubbi sul fatto che crescerà a breve.





Account Instagram più itagnoli di questo è obiettivamente difficile trovarne. Italian_Es condivide foto di italiani che vivono in Spagna e di paesaggi della Penisola Iberica, il tutto intercalato da gustosissime quote a misura di italiano all'estero: vi sfido a non sorridere leggendo "frasi tipiche di un italianes" come "tú no sabes nada", da pronunciarsi "Quando il tuo coinquilino spagnolo sta cucinando la carbonara con la panna". 




Ed ecco qui un altro spin-off. Creato dalla sempre attivissima Veronica di "Spagnoleggiando" , Amor Erasmus si potrebbe considerare una sorta di diario da leggere su Instagram. Ogni immagine è rigorosamente numerata, come se si trattasse del capitolo di un libro. In ciascuna si descrive un pensiero o una situazione in cui chiunque sia stato in Erasmus o abbia fatto un qualche tipo di esperienza all'estero non può non ritrovarsi. 

Veronica è italiana ma scrive in spagnolo, in omaggio al Paese in cui attualmente vive. 
Il suo è un modo decisamente diverso e innovativo di usare una piattaforma per sua propria natura legata al linguaggio visuale. 




Ricordate Mattia Pranzo? L'anno scorso era in gara agli Italo-Spagnola Awards per il suo documentario "From Milano to Tarifa". Ora ha una sua pagina Facebook dove racconta in foto e video la vita da italiano a Valencia, oltre a condividere contenuti decisamente più professionali come l'intervista a Lo Stato Sociale in occasione del tour della band in Spagna, i video-documentari delle fallas e molto altro ancora. 



Vi ricordo che potete votare i vostri siti, blog, e account social preferiti agli italo-spagnola Awards fino a Venerdì 25 Gennaio compreso. Queste sono solo le "new entry", ma le categorie in gara sono davvero tante. Date un'occhiata qui, e sostenete i vostri itagnoli preferiti. 


domenica 6 gennaio 2019

La prima cabalgata non si scorda mai (e forse neanche il "Loscón" cinese)

Passeggiare senza giubbotto il 5 di Gennaio somiglia molto alla felicità. 

"El pendrive!", mi urla dietro il tipo del tabacchino. Quello caruccio, che m'ha stampato le carte d'imbarco per un viaggio di lavoro a Barcellona. 

"Jo, gracias! Un giorno di questi lo lascerò da qualche parte, sta a vedere". 


Intanto, dall'orecchio destro, la voce di Roberta sputa fuori il passato. 



Finalmente. 



E si legge tutto, il "finalmente", sulla mia faccia da ebete. 

Per la prima volta nella mia vita sono in Spagna per l'epifania, e non vedo l'ora di viverla come una del luogo. 



Ho sempre associato queste date a una profonda ed impalpabile tristezza. 


A casa mia, nel Nord Est, la Befana non si è mai festeggiata. 

Era solo l'immagine oscura di una vecchia stronza che si porta via le feste con la scopa.  


Mia madre che toglie le luci dell'albero. 

Il gelo che piomba su un cielo prima bianco e poi scurissimo. Con la nebbia, se si voleva essere particolarmente drammatici. 

L'epifania era quasi sempre una fucina di cattive notizie, di chiamate non volute, di battute fuori luogo e di problemi da affrontare. 


Epifania, per me, voleva dire sentir parlare al tiggí dei falò accesi in tutta la Regione. Quelli che la gente, infagottata nei piumini, usa come pretesto per guardare all'insù. 

Se il fumo va da una parte, l'anno sarà buono. Altrimenti...beviti una grappa, che fai prima. 

Tutto era triste, cupo, halloweeniano



Ecco perchè avevo sempre guardato con invidia alle tradizioni iberiche. E m'incollavo, anno dopo anno, allo streaming del social di turno che mi catapultava nella luce intensa di Málaga. Dove il sole non era ancora tramontato e i Re Magi lanciavano caramelle in un tripudio di colori. "Eh ma torno presto. Torno, dai". 


Non c'era posto per la tristezza, lì. Soltanto festa, allegria, e un tripudio di colori. 

Qualcosa che, Dio Mio, sentivo mille volte più vicina a me. 

Finalmente, oggi, posso immergermici. E il cielo è di un azzurro così naif che sembra colorato da un bambino. Perchè l'Andalusia, se glielo chiedi, sa mettersi in tiro per le grandi occasioni. 

La fila è kilometrica, davanti alla pasticceria Aparicio. Oltrepassa la farmacia. Il bar all'angolo. Persino il fruttivendolo. 





C'è un signore che legge. Un altro s'è portato dietro un carrellino della spesa di dimensioni importanti. Suppongo abbia intenzione di sfamare tutto il condominio, o di uccidere un diabetico senza lasciare traccia. Va a sapere. 



Qualcuno si intrattiene in chiacchiere, apparentemente senz'alcun altro impegno per le ore a venire. 


A La Casita, poco più in là, la situazione non è molto diversa. 

Tutti vogliono il Roscón de Reyes. 



É un dolce tipico. Una sorta di ciambellone con la frutta candita che tradizionalmente si mangia per colazione il giorno in cui arrivano i Re Magi. 


All'interno vengono nascosti una fava secca e una statuina. Chi si becca la statuina, dovrà indossare la corona di carta che si trova nella confezione. Sarà il Re o la Regina della giornata. 

Chi, invece, si ritrova con il pezzo contenente la fava dovrà pagare il dolce (ma, secondo certe versioni, dopo averlo fatto avrà fortuna). 

Io lo assaggerò il giorno seguente, probabilmente nella peggior versione possibile. Comprato al supermercato, mamma mia che vergogna. 

Quello di Plaza Merced, poi, gestito dai cinesi. La tipa m'ha dato un batido di vaniglia in omaggio ("é legalo con loscón") e m'ha detto "felices Leyes" con un enorme sorriso.

Ovviamente ho messo il batido in frigo accanto alla bottiglia di Verdejo mezza aperta, e ho cominciato in automatico a cantare i Lori Meyers. 

Quella canzone. Sempre quella canzone.


Era parte della mia colonna sonora del 2018. L'ho interpretata con tutto il pathos possibile in discoteca a Capodanno. E a quanto pare ha intenzione di accompagnarmi anche per l'epifania.

"Y beberte todo ese batidoooo, acompañarlo después con vinoooo, beber hasta emborracharmeeee". 



Ma questo é un altro discorso. 

Il punto è che certe feste non sono fatte per i cinesi. Se hanno una R dentro, non é per loro. Come i mesi per gli espetos

E poi era alla panna, il Loscón. Sí, perchè a quanto pare gli spagnoli si dividono in fazioni alimentari anche in questo caso.


Tortilla con o senza cipolla. 

Gazpacho o Salmorejo. 
Roscón con o senza panna. 

Mi informano che ne esiste persino una versione con la crema e, Cristo Santo! Ora capisco il perché delle file in pasticceria. 

Voglio dire, non è che sia cattivo con la panna, eh. 

Solo, non precisamente light. 

Detta in altro modo, dopo una sola fetta credevo che non mi sarei mai alzata dalla sedia, sarei entrata in overdose glicemico, avrei avuto le allucinazioni e non avrei potuto mangiare mai più niente in tutta la mia vita. 



Sulla frutta candita, invece, vanno tutti d'accordo: odio di massa, profondo e assoluto. Eppure a me, stranamente, piaceva. 


'Somma: vi direi che sì, non c'è male, ma se volete provare un dolce spagnolo veramente BUONO, da Aparicio prendetevi le Tartas Locas. 

100% Malagueñe e, vi assicuro, deliziose. 

Oltretutto ce le hanno tutto l'anno e non dovete sorbirvi la fila. 

Comunque.

Del Roscón c'é di che andar fieri perché forse non lo sapete, ma é un dolce  itañol. 

Mi sono documentata. 

Lo inventarono i romani e con i Re Magi non c'entrava niente. Si mangiava in occasione della cosiddetta "festa dello schiavo", che si celebrava quando finiva il periodo dei lavori nei campi. Come ricompensa per chi aveva tanto faticato, si distribuivano dolci al cui interno era nascosta una fava secca. Lo schiavo che trovava la fava veniva liberato da tutti i suoi obblighi per il resto della giornata e trattato con lussi degni di un Re. 


Furono poi i francesi a portare la tradizione nel periodo natalizio, facendo del Roscón il protagonista della festa infantile "Le Roi de Fave": il bambino che trovava la fava nascosta nel dolce diventava il Re della festa. L'usanza è approdata in Spagna da lì. 

Ma torniamo al cielo azzurro del 5 Gennaio.

Al pranzo a La Campana con due compagni dell'Università che non vedevo da circa 9 anni. Al tizio che entra nella casa natale di Picasso cantando "I want it that way" dei Backstreet Boys. Alla ragazza che sta un'ora nel bagno di Starbucks quando la vescica per poco non mi esplode.

Torniamo, soprattutto, alle ragazze vestite in maschera che provano le coreografie dietro al teatro romano. Ai bimbi vestiti da angioletti che camminano con aria un po' sperduta tenendo per mano le loro madri. 



E ancora alle bancarelle coi sacchetti di carbone, alle file di sedie disposte a incorniciare il Paseo del Parque, in attesa di chi ha voluto pagare pur di godersi lo spettacolo in prima fila. 






Le famiglie iniziano a prendere posto dietro alle transenne, in un vociare emozionato di bimbi ("ya vienen los Reyeees"), fiocchi tra i capelli e odore di zucchero filato. 



Mazzi di palloncini sorretti da mani pazienti fermano il tempo e abbattono i confini. D'un tratto sono a Monfalcone, alla sfilata dei carri allegorici per il carnevale. 

Ne ho visti un paio, prima, dietro ad un cavallo con la coda vaporosa. 


C'era un veliero. Il volto di un gatto. C'erano un paio di robot. 

E voi direte: che c'entra?



Ma alla cabalgata dei Re Magi - scopro - le domande non te le devi fare. 



C'entra, perchè quello che ti sfila davanti agli occhi è un mondo costruito su misura di bambino. Ci sono ballerine sui pattini elettrici. Carrozze coloratissime e piene di luci. Ci sono i supereroi. I personaggi dei loro cartoni preferiti. C'è un dragone cinese (ahhhh ma quindi il loscón ci sta!). Una palla enorme da far rimbalzare da una parte all'altra della strada. E ancora una fata. Stelle filanti. Un pupazzo sui trampoli. I pirati. 





Non devi cercare un nesso logico, perchè nella fantasia dei più piccoli quel nesso non c'è. Di sicuro non c'era nella mia, quando avevo l'età della ragazzina che mi sgrana gli occhioni davanti. Estasiata per quello che non fatico a immaginare un sogno che diventa realtà. 

É la sua festa. La loro festa. 


Dai Salesiani fino alla panetteria La Canasta, i pompieri ("a me non tirate caramelle, tirate pompieri", ho sentito urlare ad una mamma alquanto esagitata) e persino le poste, tutti i principali enti cittadini si sono dotati di una propria carrozza o di un proprio gruppo in maschera. E tutti tirano caramelle a mani piene. 

I bambini fanno gara a chi ne prende di più. Saltano per afferrarle. Strisciano sotto le sedie per cercare quelle finite a terra. Gridano felici sventolando i loro trofei. I genitori, intanto, socializzano tra loro, aiutando i figli - propri e altrui - a riempire i sacchetti portati per l'occasione. 




C'è un trambusto assoluto, ma è un trambusto bello. 



Un trambusto creato dal padre andalusissimo che urla "venga, que ahora sale el Cristo" quando la banda coi tamburi porta ricordi di Semana Santa. Dal bimbetto dalle idee confuse che chiede se il Re con la barba bianca sia Babbo Natale. Dalla nonna che chiede alla bionda davanti se suo nipote può stare in piedi sulla sua sedia "che non vede". 


Si respira felicità. Tanto che un po', un secondo appena, nella mia solitudine mi sento fuori luogo.

Ma é solo un attimo. 



Perchè alla fine - e soltanto alla fine - arrivano le carrozze dei tre Re Magi. Tirano più caramelle di tutti gli altri, e almeno tre mi colpiscono in testa. 


Vedete: quello che nessuno vi dice sulle caramelle è che, se lanciate a tutta forza da un signore con la parrucca, possono trasformarsi in veri e propri proiettili. 



Dio, che male. Mannaggia anche a los Leyes Magos. 










giovedì 27 dicembre 2018

Italo-Spagnola Awards 2018 - Via ai voti!

Ve le avevo promesse. Le avevate aspettate (forse!) . E finalmente eccole qui: le nomination ufficiali agli Italo-Spagnola Awards 2018. Le trovate nel modulo in fondo a questo post e potete cominciare a votare DA ORA. 



Per chi non sapesse di cosa sto parlando, gli Italo- Spagnola Awards sono un web contest che mi sono inventata ormai sei anni fa, quando avevo la velleità di trasformarmi nella piccola Macchianera della nicchia italo-iberica (ognuno c'ha i suoi sogni, che ve devo dí). 

Era partito tutto come un gioco, ma anno dopo anno - con mia enorme sorpresa -  la partecipazione e l'entusiasmo sono andati crescendo in modo esponenziale, tanto da farlo diventare un appuntamento fisso per i lettori di questo blog.

L'obiettivo, sin dall'inizio, è stato quello di premiare e far conoscere le realtà che, dentro e fuori dal web, si sforzano di unire in qualche modo i nostri due Paesi. 

C'è spazio per tutti: dai blog personali di italiani che vivono in Spagna (o spagnoli che vivono in Italia) fino ai corsi di lingue, i magazine d'attualità, le associazioni culturali, i brand e molto altro ancora.

Quest'anno, almeno per quanto mi riguarda, la missione può dirsi compiuta ancora prima di dare inizio alle votazioni: da quando ho aperto le candidature mi avete segnalato una marea di siti, blog e social che non conoscevo e che sto già seguendo con l'entusiasmo di una fan nei confronti dei suoi idoli.

Vi ringrazio per questo. Sul serio.

É sempre stranamente confortante constatare come, pur nelle innegabili differenze, noi "itagnoli" siamo in fondo così simili. 

Tra i post dei candidati di quest'anno ritrovo sempre un po' di me. Le stesse passioni. Le stesse inquietudini. Lo stesso amore per una lingua ed una cultura che, pur non essendo nostra, ci ha aiutati a costruirci un'identità. Nei video, nelle foto e negli articoli che pubblicano ritrovo in sottotesti impliciti la ricerca del posto in cui essere felici. La sensazione di incompiuto nei rientri a casa. Lo straniamento divertito davanti ad abitudini o espressioni a cui ancora non ci siamo abituati del tutto. 

A volte mi piace pensare che, più di una comunità, siamo una grande famiglia di sconosciuti che non credono di esserlo.

E ogni tanto, quando vi leggo, giuro che vorrei poter rompere lo schermo solo per potervi abbracciare. Un like - me l'avete insegnato voi - può voler anche dire "ti capisco". "Grazie per avermi informata". Un like è un "ahaha quanto è vero", ma anche un  "wow, questa non la sapevo".

Ed è per questo che, al di là di quello che poi voterete, vi invito con tutto il cuore a cliccare su ciascuno dei link riportati nel modulo. Fatevi conquistare da tutte queste piccole grandi realtà italo-spagnole in cui, ne sono certa, ritroverete un po' del vostro mondo. E, se sarà così... vi prego, inondatele di like. 

Agli Italo-Spagnola Awards non si vince niente, non in senso materiale. 

Purtroppo, non mi posso permettere né coppe né premi in denaro. Spero, però, che il vostro entusiasmo e la vostra passione mi travolgano una volta di più. Perchè in fondo sono i vostri voti e le vostre condivisioni a dare un futuro a quest'iniziativa.

Potete votare da oggi fino al prossimo Venerdì 25 Gennaio 2019 compreso, sempre in modo GRATUITO e COMPLETAMENTE ANONIMO. 


Perchè il voto vada a buon fine sarà sufficiente esprimere  una preferenza per la categoria "Miglior Realtà Italo-Spagnola", una per la categoria "Miglior New Entry" ed una per il miglior post di Italo-Spagnola. Come al solito, vi esorto però a farlo per ciascuna delle categorie in gara. 


LE NOVITÁ

Come vedrete, quest'anno ce ne sono un paio. 

La prima è l'introduzione della categoria "Miglior Instagram Italo-Spagnolo": la maggior parte delle candidature che avete sottoposto si riferivano ad account Instagram. Mi è sembrato quindi logico e quasi dovuto riservare un premio a quello che sembra ormai essere sempre più il social preferito dalla comunità itagnola. 

La seconda, forse meno evidente, è la riduzione della sezione "Italo-Spagnola (The Blog)" ad una sola categoria. I motivi sono essenzialmente due: innanzitutto, quest'anno ho -mio malgrado-  postato meno. Mi sembrava pertanto poco sensato dividere i già pochi post in sotto-categorie tematiche. In secondo luogo, come ho detto, l'obiettivo del contest è quello di promuovere le altre realtà italo-spagnole del web, non il mio blog. 


DUE PAROLE SULLE CANZONI

Chiunque mi abbia letta almeno una volta in tutti questi anni, sa che la musica è una componente irrinunciabile ed importantissima della mia vita. Per questo, il premio alla "miglior canzone italo-spagnola" non poteva mancare. Quest'anno, tuttavia, non ci sono duetti tra cantanti italiani e spagnoli, quindi vorrei spendere altre quattro righe massimo (non una di più, lo giuro!) per spiegarvi la ragione per cui i tre brani candidati dovrebbero considerarsi italo-spagnoli.

Malamente è stato il singolo che ha portato il fenomeno Rosalía in Italia. Bella Ciao, nel remix di Florent Hugel, é diventata una hit in Spagna (e in tutto il mondo) grazie alla serie 100% Made in Spain  "La Casa di Carta". Yo que no vivo sin ti di Sergio Dalma é una cover in lingua spagnola del classico italiano "Io che non vivo senza te".

Ma ora basta chiacchiere e....via ai voti!

In bocca al lupo (anzi, mucha suerte!) a tutti e, come sempre, che vinca il più itañol. 



venerdì 21 dicembre 2018

Sr. Chinarro: 4 canzoni che parlano di Málaga


Il nome "Sr. Chinarro" mi apre una serie di pensieri-matrioska.

Più che altro sono frasi incompiute, uscite da bocche diverse in situazioni più o meno confuse.

La cattedrale, di notte.

"L'ho incontrato prima."

Un bar del centro.

"Com'è possibile che tu non lo conosca?!"


Il cartello che annuncia un concerto da un muro diroccato in città. 



Me ne dimenticavo. Sempre.

Un loop continuo di "lo devo ascoltare" che affogava nei vermut a fine serata. 



Ma poi vuoi gli algoritmi. Il raffreddore. Vuoi il desiderio di concludere un anno di scoperte musicali aggiungendo un altro nome alle playlist. 


Insomma, mi apparso per puro caso in una citazione su Facebook e ho premuto play.

Quello che ho sentito mi è piaciuto.
Forse non tanto da strapparmici i capelli e da seguirlo in tour per il Paese, ma abbastanza da viaggiare nello spazio-tempo se chiudo gli occhi cullata dai suoi brani.

Dietro al nome di Sr. Chinarro c'è, in realtà, quello di Antonio Luque, un cantautore che indovino un po' schivo. Ha una buona penna e ormai ben diciotto (!!) dischi all'attivo con la band di cui è l'unico componente stabile.  


Nato a Siviglia nel 1970, si è stabilito a Málaga affermando di sentirsi "malagueño di adozione". 

Strano. Non solo per la rivalità a tratti intollerabile tra le due città andaluse, ma anche perchè ha dichiarato di varcare poco e a fatica il confine de Los Baños del Carmen.


E più di un malagueño mi ha detto negli anni che "oltre los baños del Carmen non é più davvero Málaga".





Eppure, anche ad osservarlo dal suo (meraviglioso) ritiro di salsedine ed espetos, il Capoluogo della Costa del Sol ha ispirato a Luque più di una canzone.


Per quanto non venga mai menzionata direttamente, chiunque conosca abbastanza bene la città saprà riconoscerne i luoghi in testi che il Sur una volta ha definito (in modo, per la verità, piuttosto azzeccato) gravidi di "surrealismo quotidiano".

Dall'Italia ed in omaggio alla mia perenne sete di Sud-Ovest, vi invito a scoprirli qui:

LA DECORACIÓN 


Estratta dall'album del 2006 "el mundo según", questa canzone particolarmente descrittiva vi farà fare un giro tra le chimeneas della Playa de la Misericordia, la Plaza de Toros ("più bella quando è vuota") e il Palacio Miramar. L'ispirazione - ha detto - gli é venuta sul Mirador del Gibralfaro, mentre osservava la città dall'alto.



LA CIUDAD PROVISIONAL



Come in una personalissima Odissea, in questo brano Luque immagina il ritorno trionfale nella sua Siviglia partendo da El Palo e attraversando tutta l'Andalusia mentre percorre il Guadalquivir in barca. 

STELLA MARIS


Un omaggio parzialmente polemico alle pattinatrici che, percorrendo il paseo marítimo, schivano le irregolarità del terreno nelle prossimità de los Baños del Carmen mentre i voli commerciali solcano il cielo della città.


LA ALCAZABA




L'iconica fortezza che domina la città diventa qui la metafora criptica di una storia d'amore - manco a dirlo - finita male.



Se non ne avete ancora abbastanza e volete ascoltare altre canzoni "ambientate" a Málaga vi consiglio anche Del Rincón a Las Flores della bravissima (e giovanissima!) Ana García. 


lunedì 10 dicembre 2018

100x100 Italian Kitchen: Scavolini e lo chef Broglia celebrano la gastronomia italiana a Madrid

Italiani a Madrid, strabuzzate gli occhi: questo post è tutto per voi. 

Per la serie "riceviamo e, se itagnolo, pubblichiamo" vi segnalo un evento che vi farà venire l'acquolina in bocca.


Si terrà domani, Martedì 11 Dicembre, e celebra in un colpo solo l'eccellenza della gastronomia e del design italiano nel cuore della Capitale spagnola. 

Detto in altre parole: se magna. E pure bene. Gratis. In un posto figo. Insomma: se state a casa è perchè vi volete male. 

Sto parlando di "100x100 Italian Kitchen", un workshop/showcooking con lo chef stellato Cristian Broglia. Ad ospitarlo è lo store monomarca Scavolini nel barrio di Salamanca, che aspira a farsi portavoce dell'italianità. 

A partire dalle 19, Broglia si metterà ai fornelli per preparare un piatto tipico della nostra terra. I presenti - che, lo ribadisco, potranno accedere COMPLETAMENTE GRATIS - avranno modo non soltanto di seguirne la preparazione, ma anche di assaporarne il risultato.

Non prendiamoci in giro: chiunque viva all'estero sa che la nostalgia di noi italiani assume sempre (e a volte unicamente) i sapori e gli odori del cibo.

Ecco perchè, se anche voi siete tra quelli che si lamentano sempre per il caffé,  saltano affranti di ristorante in ristorante alla ricerca della pasta al dente e litigano con gli spagnoli nel tentativo di spiegare che, per l'amor del cielo, la panna nella carbonara non ci va... ecco, allora ho il sospetto che a questa cosa non dovreste mancare. 

Qui trovate l'evento ufficiale su Facebook.

E qui sotto l'invito con tutte le informazioni.

Ve lo ricordo ancora una volta: sarà domani, Martedì 11 Dicembre, alle ore 19, presso lo Scavolini Store del Barrio di Salamanca a Madrid (Calle Maldonado 30). 

Mandatemi un tupperware!




domenica 2 dicembre 2018

Luci.

C'è odore di benzina e sogni inopportuni.
C'è una canzone che mi gira in testa e troppe note sul cellulare. El año más extraño de mi vida, o per lo meno uno dei. Ché con la valigia aperta sotto i piedi i bilanci son già facili da fare.


Non ricordo. Cosa è successo, quando è successo. Quando mai ho avuto un secondo per assimilare.

Lo farò in Italia, allora. Coi mantecados sbriciolati, la finale di X Factor, e la speranza della lotteria. In fondo è anche per questo che si torna, giusto? Per fare progetti e staccare la spina. Forse per ritrovarsi un po'.

L'altro ieri si sono accese le luci, in calle Larios. E così Málaga mi saluta, promettendomi finali da fiaba. Mi tira per il cappuccio della giacca, restituendomi una volta in più la capacità di sorprendermi davanti a ciò che ho già vissuto.



Perché come ve lo spiego ora? L’aspettativa scritta in migliaia di volti. I palloncini che si levano nel cielo, un attimo prima che la notte si cancelli per sempre dentro un’esplosione di watt.



Ci sono bande che suonano nei vicoli. Capriole di artisti di strada che indovini con la coda dell’occhio quando ormai già non sai più dove guardare. C’è Babbo Natale che si fa le foto con i bimbi. Un concerto in Plaza Constitución. Le bancarelle dello zucchero filato e il fumo delle caldarroste. C’è una cacofonia di accenti, e un albero pacchiano che augura buone feste a nome della città.

Natale a Málaga è la feria di inverno. E come alla feria mi sorprendo a dare palmas assieme alle signore di una certa. L’unica differenza è che al posto delle sevillanas ci sono i cori di villancicos, e io penso alle ragazze di VientoFlamenco. A un tendone senza riscaldamento. Al vin brulé.


Quindi no, questo sorriso idiota non me lo toglie dalla faccia nessuno. Nemmeno le signore che spingono all’impazzata. Neanche la marea umana che devo schivare con la strategia infallibile messa a punto in anni di concerti. Neppure il fatto che un partito politico abbia rovinato tutto mettendo il suo logo su quei palloncini.


Comunque sorrido. Da sola, per strada. Come la gente che mi sta simpatica a pelle. Che incrocia il mio sguardo e, senza conoscermi, sorride con me.


Sorrido perchè ogni volta, quando si accendono le luci, io ritorno un po’ bambina.


Perchè si spegne lo stress dentro alla meraviglia e importa solo essere qui, ora.

Con questa voglia di andare e restare al contempo. Con il bisogno di famiglia, film e ciabatte col pelo nella casa in cui sono cresciuta.

E assieme col malessere di rinunciare alla feria Sabor a Málaga, all’inaugurazione dell’opera dei Boamistura alla Termica, al Sofar del 16 Dicembre, all’accozzaglia di eventi che costruisce la mia vita qui.

Questa soddisfazione di andare, riposare, ascoltare musica bellissima in aereo. E già pensare, intanto, a quando tornerò. Nostalgia e futuro. Relax e frenesia. Dannata - e benedetta- bipolarità nazionale.


Arrivederci Málaga, ci rivediamo tra 26 giorni.

Volevo solo dirti che questi orecchini di luce ti donano un bel po’.