sabato 8 dicembre 2012

Un sabato fa.


(Continua da qui) 

“Aspettate qui, ok?!”
“Tranquilla, non ci muoviamo”.

Con “Qui”, nello specifico, si intende il vialetto antistante l'uscita secondaria della Sala Joy. Non ci transita molta gente, a quest'ora del mattino. Tutt'al più qualche turista intento ad immortalarsi con lo sfondo della cioccolateria San Ginés. O magari qualche locale. Di quelli che ti scrutano con aria curiosa. E già sai che si fermeranno pochi metri più avanti, a chiedere a qualcuno dei tuoi amici chi mai stiano aspettando seduti lì. Lì per terra, di già. A gambe incrociate. Con un vecchio scatolone usato come unico ostacolo al congelamento del sedere.

David Otero, la risposta che avrebbero dato, è di fatto passato poco fa davanti a noi. Aveva il volto vistosamente tirato dall'agitazione, e un cappottino nero su cui tutte concordiamo gli stesse da Dio. L'abbiamo fermato un secondo. Tempo di un saluto veloce. Tempo, soprattutto, di posargli tra le mani un sacchetto più grande del suo contenuto.

“Un regalito de parte de las italianas”, gli ho detto sorridendo mentre, con una mano sul mio braccio, lui rispondeva frettoloso “Muchas gracias chicas”. C'era, dentro a quella busta di nylon, un grande pesce ritagliato su cartone blu. I nostri nomi, un augurio di buon viaggio. E accanto, in un involucro più piccolo, una pashmina marrone e nera. Manco a dirlo, c'erano ricamati – pure lì- dei pesci. Un regalo che, di fatto, non sapremo se gli piacerà.

El Pescao (perchè chiamarlo col nome d'arte fa più simpatia) mette fine stasera ad un tour durato più di due anni. Dopo di che, se ne andrà a vivere in Argentina. Sta tutta lì, l'atmosfera epica che già percepiamo attorno a noi.

E adesso stiamo qui, in questo vialetto. Le compere appena fatte alla fnac già pesano nelle borse, e abbiamo parecchie foto da far scorrere sul display. Stiamo qui. Guardiamo fiduciose la nostra amica spagnola parlare con la ragazza della promozione Risi, fingendo indifferenza di fronte alla sua occhiata curiosa. Sì. Perchè diceva, la nostra amica, che manca parecchia gente tra quella che, come lei, aveva vinto il concorso indetto dallo sponsor. Prometteva che avrebbe chiesto. Che, sì, insomma, non si sa mai. Che magari, mossi da pietà, al soundcheck avrebbero fatto entrare pure noi.

E infatti.

La pesante porta decorata si è già chiusa sul gruppetto, quando la ragazza si avvicina.
“Non possiamo farvi accedere al Meet and Greet, ma verrà la road manager di David per portarvi ad assistere alle prove”.
I minuti che seguono ci sembrano più lunghi del normale. Se si è dimenticata? Se non ha capito? Ma alla fine Laura arriva. E, nella penombra di una sala vuota, dicono già tutto i nostri sorrisi. Le note di Tu y Yo. La mia adorata “que no te llamen loco”. La frenesia dei preparativi. L'ex chitarrista de El Canto del Loco si congeda ringraziandoci. “Ci vediamo stasera!”. E in fondo già sappiamo che sarà speciale. Potrebbe forse non esserlo, una giornata iniziata così?




E' anche per questo che non mi stupisco troppo, di un'altra prima fila guadagnata senza sforzi. Nonostante a quei ragazzi seduti sul cartone ci fossimo aggregate solo dopo le quattro. I pochi gradi al di sopra dello zero privavano le gambe di ogni singola energia necessaria alla corsa. Una ragazzina minore di sedici anni aveva rallentato in documenti non validi proprio la mia fila. Eppure, per qualche motivo, se si tratta de El Pescao riesco sempre ad essere immensamente rilassata. E sapete che c'é? Ho scoperto che se sei rilassata riesce meglio qualsiasi cosa. Anche il conseguimento di un obiettivo ormai razionalmente quasi inarrivabile.

Perciò è così che lo salutiamo, David. Con le bandiere italiane a coprire i giubbotti, comodamente stesi su una cassa. Con entrambi i gomiti appoggiati al palco. Così vicine da poter leggere la scaletta prima ancora che lo show cominci. E poi chiederci, perplesse, per quale motivo abbia saltato “Me da lo mismo” versione rock.

In versione normale, d'altra parte, è stato uno dei momenti più emotivi del concerto. Come sempre, l'ha dedicata ad un suo amico passato a miglior vita. E tra stelle di luci blu, sullo sfumare dell'ultima nota, il batterista gli ha consegnato, a nome della band, un astro del firmamento a cui ha dato il suo nome. Ricordo che a Dani, al mio” Dani Martín, qualcuno aveva fatto lo stesso dono, all'inizio del tour solista. C'é anche lui, stasera. L'ho visto poco fa, sulla tribuna piú bassa, accanto al terzo componente della band che mi ha cambiato la vita. Indossa una maglietta verde, Chema. E a me viene da sorridere: non si smentisce mai. Oltre a loro, ci sono anche i genitori di Dani. Quelli di David, coi suoi fratelli. E Iñaki García. E Carlos Gamón, che del resto abbiamo giá potuto salutare l'altroieri in quel baretto rock cosí figo. La loro presenza mi dona uno strano senso di famigliaritá. Ma me lo chiedo spesso, cosa pensi Dani. Mi chiedo se ricordi di quella stella. Se mi abbia vista – sí, di certo l'ha fatto, visto il nostro sventolamento di bandiere. Visto che l'unica tizia che decide di svenire, nel corso di tutta la notte, é proprio quella che sta dietro a me. David interrompe il concerto. Le luci mi illuminano. Io mi imbarazzo un po'. Anche la bandiera El Pescao la prende, alla fine. La stende davanti a sé, posando per la mia foto di rito, tra i coriandoli lanciati nell'ultimo bis. Sí, mi ha vista. Deve avermi vista per forza.



Soprattutto, peró, mi chiedo cosa pensi quando il cugino attacca con “Tal Como Eres”. E' proprio quello, l'altro momento emotivo del concerto. David gliela dedica, quella canzone. Perché l'ha scritta per lui, “per dimostrargli il mio affetto, per ringraziarlo di tutto quello che mi ha insegnato”. E i presenti, allora, insistono perché su quel palco scenda anche Martín. Lo guardano nascondersi, imbarazzato, dietro alla ringhiera a cui si é aggrappato, mentre il protagonista della serata chiede di non dargli obblighi. Ché quella canzone, intanto, l'avremmo cantata noi. La prima parte, almeno. In coro. A squarciagola. Alla seconda, poi, ci avrebbe pensato lui. Ricordando i concerti della vecchia band nell'aggiunta di quel “primooo” alle strofe. Guardando negli occhi l'altra parte di questo viaggio. Mentre Dani – si vede anche da qui – ha l'emozione lucida nei suoi. E abbraccia Chema, al suo fianco, stampandogli un bacio sulla guancia. A me non importa , non me ne frega niente, se El Canto del Loco torneranno assieme o no. Vederli cosí uniti, ancora e sempre, mi basta e mi avanza a una stretta del cuore.


Avró pezzi di carta colorata tra i capelli, quando sudata e soddisfatta torneró incontro al gelo di Madrid. In quello stesso vialetto del mattino, solo un po' piú affollato di gente che mi saluta con ardore. Inganno l'attesa sgranocchiando il sacchetto di patatine che ci hanno regalato all'uscita. Non hanno un buon sapore, a dirla tutta. Ma pazienza. E' tanto per fare qualcosa. Tanto per stroncare sul nascere i morsi di quella fame che giá prevedo arriverá tra un po'. Una ragazza bionda, intanto, decanta la nostra bandiera. “Io sono di Saronno”, dice con voce impastata mentre un suo amico ci mette in guardia sul suo tasso alcolico. Ne nasce una conversazione che sarebbe stata interessante. Aveva a che fare con un gruppo musicale, gente che canta in italiano con la band di David, non so bene. In realtá mi spiace anche, “non sapere bene”. Ma se Dani Martín esce proprio in quel momento dalla porta, pretendereste forse che finisca di ascoltare?

Ché io lo so, lo so, che dirlo fa di me una persona sciocca e un po' infantile. Ma quel ragazzo mi ha dato troppo, in questi ultimi due anni, perché potessi davvero accettare di non rivederlo fino al 2014. Cosí mi faccio largo tra la folla, rallentando un po' il passo solo quando varco il limite del suo campo visivo.

Qué tal, Ilaria?”, dice non appena mi vede.
Per tutta risposta, senza dire niente, l'abbraccio. Come se fosse l'ultima cosa che ho intenzione di fare. Lui ricambia per qualche secondo, mentre dietro di me le prese in giro delle amiche mi inducono ad arrossire.
Visualizzo la scena dall'esterno e...sono una demente, é ufficiale. Una demente proprio. Sento qualcuno dire in spagnolo “beh, ma questa la conosce, non vale”.

Allora mi stacco, e poi mi ricompongo dentro un mix di sensazioni. Appena in tempo per avvertire la cacofonia solita di “una foto!” “una foto” “Daniii” “Guapo!” “Una foto”. Lo sento dire qualcosa sul fatto che é ancora preda dei sintomi influenzali. Sovrastare mille voci per affermare che “stasera mi state tutti aumentando l'autostima”. Scatenare risatine. Poi, ancora frastornata, e senza che abbia ancora aperto bocca, mi accorgo che mi ha avvolta con un braccio. Lí per lí non capisco se sia per un gesto d'affetto spontaneo o se stia posando per una foto che non credo di avergli ancora chiesto. Nel dubbio, opto per la seconda e porgo la macchina fotografica a Lisa. Peccato che lui guardi in tutt'altra direzione. Vabbé.



Dopo di che, in qualche momento non meglio specificato tra coretti striduli, e non so bene in quale ordine cronologico, succedono altre due cose:

1. Lui mi accarezza dolcemente la guancia e l'orecchio (peraltro rischiando di far precipitare in un tombino uno dei miei bellissimi orecchini presi in Grecia, ma son dettagli) .

2. Riesco finalmente a dirgli che anche le ragazze che mi accompagnano sono delle sue fan italiane.
Lui le guarda: “Muchas gracias, chicas, de verdad”. Chiede loro di dargli un bacio. E io, per un momento mi sento all'apice della soddisfazione. Mi passano davanti agli occhi le immagini di quello che accadrá tra un anno. Quando il disco uscirá nel nostro Paese. Quando fará promozione a Roma, o a Milano. E noi saremo lí, in prima fila. A condividere altri momenti belli come o piú di questo. A vivere un altro mio sogno divenuto realtá. Oh, Dio: fa che si siano sbagliati, i Maya!

Non faccio in tempo ad uscire dalla mia nube che le porte della Joy si ri-aprono su Laura. “Se vi mettete in fila vi facciamo entrare a gruppetti per una foto o un autografo”, dice. E poi si scusa. Si scusa mille volte, in realtá.

“Ci vogliono mandare via, perché poi il locale diventa discoteca. Per cui non possiamo lasciare che vi fermiate molto a parlare con David. Ci dispiace, non sapete quanto. 'Sta cosa rompe a tutti noi”.

E io mi chiedo come ci si possa scusare di una cosa cosí. Insomma, permetterci di stare al caldo e riceverci tutti per una foto é giá un gesto che pochi farebbero. Dispiacersi perché il tempo é poco mi suona davvero surreale. Certo che me la scelgo bene, la gente da seguire.

Comunque. Entriamo tra le prime. Le quattro italiane tutte assieme. Manca solo Silvia, “sequestrata” dalle sue amiche nel pieno di una festa di compleanno. Peccato non aver potuto stare un po' di piú con lei.

Has podido ver el regalo?”, chiedo a El Pescao dopo che ha nuovamente espresso la sua indignazione. Non che abbia tutti i torti, del resto: gli hanno appena spento la luce per la quarta volta in tre minuti, come chiaro messaggio subliminale del fatto che non lo vogliano lí. “Qué pesados, de verdad!”.

Ad ogni modo, risponde di no. “Ce l'ho lí, ancora nel sacchetto. Oggi é stata una giornata intensissima e non ho avuto tempo.”
Non preoccuparti! Comunque quando lo apri facci sapere se ti piace, eh?”
Por supuesto!”

Segue un diluvio di ringraziamenti, flash, e spelling di nomi altrui. 



Devi venire in Italia, eh?”, gli dice Fede.
Magari!”, risponde lui convinto.

Il modo gentile in cui mi sorride accarezzandomi un braccio é il congedo perfetto.
Buon viaggio David!”
A conti fatti, pure lui mi mancherá un bel po' davvero. 


giovedì 6 dicembre 2012

E' stata...un' #Odissea: quello che non sapete sul mio primo libro (in anteprima alla fiera di Roma)


Certe notizie ti cambiano i piani. E questa non è tra quelle che si possano tacere.

Avevo in mente di continuare con i resoconti di Madrid. Avrei postato la seconda parte delle avventure groupieggianti che alcuni di voi probabilmente stavano attendendo. Vi avrei fatti sorridere- o almeno ci avrei provato- finchè l'ultimo dei punti mi avrebbe ridonata alla realtà. Solo che è uscita “#Odissea”, e tutto il resto ora lo devo rimandare.

“#Odissea”, sì. Avete letto bene. “#Odissea – il viaggio di Ulisse ai tempi di Twitter”, per essere più precisi. Il mio primo libro, quello a cui tante volte vi ho accennato, si chiama così. Dice, la quarta di copertina, che ho rivisitato il Grande Classico di Omero in "una satira moderna, ironica e sarcastica”. Che sulle mie pagine i personaggi “ scendono dal piedistallo della solennità per trasformarsi in followers, dando vita ad un continuo tam tam, ad un fitto passaparola, ad uno scambio di brevi messaggi e alla condivisione di link".



Quello che, però, tace è quanto io mi sia divertita a scriverlo. Rotondamente, profondamente divertita. Come da troppo non accadeva. In #Odissea mi sono messa da parte. Meglio: ho messo da parte le mie paranoie. Chè da quando scrivo per un pubblico; da quando su di un blog ho rinunciato a un nick per il mio vero nome, il lettore in qualche modo è sempre lì. C'è anche adesso. Anzi, c'è adesso più che mai. Incastro parole con la consapevolezza che altri occhi vi si poseranno sopra. E allora mi chiedo cosa quegli occhi penseranno di me. Quale immagine vedranno. Allora cerco la frase ad effetto come si cerca un abito per il primo appuntamento con qualcuno che ti piace. Senz'altro fine che la conquista. Senz'altra spinta che la vanità.

Avevo bisogno di recuperare la spontaneità con cui mi raccontavo ai miei diari, questo è. Di ritrovare il gusto di scrivere per scrivere. Di ridere a crepapelle delle mie stesse trovate strampalate. Come ovvia conseguenza, di ridere di me. Avevo bisogno, sì, di ricordarmi per quale motivo questa riesca ancora ad essere la mia più grande passione.

Così è nata #Odissea. Giocando con un Classico. Lasciando la mente libera di vagare. E, di tutto il resto, me ne sono fregata. Poi potrà far sorridere anche voi, oppure potrete trovarla una colossale stronzata. E' un rischio da correre. Pazienza. Ma quel libro ha fatto sì che io mi riconciliassi con me stessa. Con il mio amore per le parole scritte. E già solo per questo ne vado orgogliosa.

Da oggi fino al giorno 9 lo trovate all'EUR- Palazzo dei congressi di Roma, nell'ambito della Fiera “Più libri, più liberi”. Lo stand è l'A34, quello de La Caravella Editrice. Poi, sarà acquistabile dal sito http://lacaravellaeditrice.it e nelle librerie di loro distribuzione.

Foto: La Caravella Editrice- Facebook 


E a questo punto potrei concludere copiandovi la sinossi. D'altra parte sarebbe la cosa più logica da fare, giusto? Peccato che io non sia per niente logica, e preferisca raccontarvi dei segni del Destino.

Perchè, vedete: c'è un'altra cosa che la quarta di copertina non vi dice. Ed è che l'idea mi è venuta all'inizio dell'estate, mentre pianificavo le mie vacanze in Grecia. Ero esaurita dal caldo, dalla difficoltà nel trovare gli orari dei traghetti per Itaca, dall'invidia per tutte quelle persone che su twitter non facevano che postare foto di viaggi mentr'io dovevo ancora lavorare. E' nato tutto così, shackerando informazioni mentre mi lavavo i denti. Tutto perchè un'amica mi aveva, per una volta, proibito la Spagna.

Siamo andate a Salonicco, alla fine. I collegamenti per Itaca partivano da Patrasso. Ci si metteva un sacco di tempo. Ci sarebbero voluti un sacco di soldi in più. Il libro era già bello e finito, quando passeggiavamo incontro ad un tramonto sulla città alta. Avevo in mente di inviarlo a qualche casa editrice, al ritorno. Ma non ne ero ancora del tutto convinta. Non sapevo se davvero ne sarebbe valsa la pena.

Almeno non finchè un grosso cane lupo ha preceduto il suo padrone dritto verso di noi. “Ciao”, ci salutava lui, dopo averci sentite parlare. Un ragazzo carino. Non di una bellezza scultorea, non un fotomodello, ma comunque carino. Si è fermato a chiacchierare, riconoscendo nei nostri tratti da turiste parte della sua stessa nazionalità. “Sono italo-greco”, si affrettava a raccontarci prima che travisassimo le sue intenzioni. E, il cane, intanto, ci guardava scodinzolando. La lingua a penzoloni per il caldo. Gli occhi vispi e divertiti.

“Come si chiama?”, gli ha chiesto allora la mia amica.
“Nessuno. L'ho chiamato così perchè io mi chiamo Odissea”.

Allora, per le strade alte di Salonicco, con l'influenza già in agguato nel mio corpo, ho saputo per certo che quel libro sarebbe stato pubblicato. Non sapevo da chi, né perché, né tantomeno quando. Ma sapevo che l'avreste letto. Sapevo che, semplicemente, sarebbe dovuta andare così.

Poi la sinossi, per chi fosse interessato, è qui. 

martedì 4 dicembre 2012

Episodi surreali tra Venezia e Madrid.


“Ho visto cose che voi umani” eccetera. E stavolta è proprio il caso di dirlo. Sì, insomma, sono stata inseguita da un Winnie The Pooh strafatto. Passo strascinato e zampe tra i capelli, parecchio inquietante da Plaza Mayor in giù. Ho assistito a una rissa tra un bambino e SpongeBob in piena puerta del Sol. Cattivo, il bambino. Gli ha sferrato un pugno in pieno stomaco. Così, senza un perchè. Davanti alle rimostranze del pupazzo, la madre lo difendeva insistendo sul fatto che non fosse colpa sua. Eccerto. D'altronde sono rinomate le irresistibili doti provocatorie di una spugna che vive sul fondo del mar.

Mercatini di Natale in Plaza Mayor 


Dai, sembrava già tutto abbastanza surreale. Serviva mica esagerare, dico io. Chè ho dormito per un totale di tredici ore in tre notti. Due in quella appena trascorsa. Col profumo di Dani Martìn appiccicato ai capelli e i coriandoli sparsi per tutta la stanza, giusto per puntualizzare. Le ho calcolate, le ore di sonno, proprio poco fa sul boeing dell'Easy Jet. D'altronde, sarebbe stato troppo bello trovare dei vicini di posto con una vescica resistente. Murphy non l'avrebbe permesso. E prima si alza lui. E dopo si alza lei. E permesso, e mi scusi. Per l'amor del cielo, ma questi lo sanno che a Barajas i bagni ci sono?! Della serie: Keep Calm and pensa ai momenti trascorsi. Ai componenti de El Canto del Loco riuniti in una sola stanza, per esempio. Con l'intero micro-mondo che vi ruota attorno in mezzo ai palloncini. A David Summers degli Hombres G che mi fissa proprio quando non conosco le canzoni, in quella prima fila raggiunta con fin troppa facilità. 

Un video del concerto degli Hombres G di Venerdí 30 alla Sala Riviera



Oppure al Mercado de San Miguel. L'altro punto da eliminare su una lista; l'incarnazione perfetta della mia immagine di Paradiso. Con la sola differenza che in Paradiso le tapas non le pagheresti nemmeno. Pensa, magari, alla colonna sonora che un delirio di entusiasmo ti ha fatto affibbiare al viaggio. A quel Gannastyle che gioca sul cognome di un'amica. Al “ci vorrebbe Danito”, cantato sulle note di “ci vorrebbe un amico” con cui Micky mi prende vagamente in giro. Alle centoventisei volte in cui mi sono innamorata di ragazzi bellissimi con la barbetta di tre giorni. A tutti gli incontri, in definitiva. Agli abbracci e i ricordi che dalla tua mente non se ne andranno mai più. In ogni caso, comunque, Keep Calm.



Chè la Venezia che mi accoglie è cupa come il mio umore. Ha un cielo gonfio di pioggia e aspettative di acqua alta mentre a me sembra di galleggiare in un sogno. Uno di quelli assurdi, per lo più.



“Quando passa il primo autobus disponibile per Piazzale Roma?”, chiedo al ragazzo della biglietteria ACTV. Ha più o meno la mia età, eppure non riesco a non dargli del Lei. Sarà che sono di nuovo in Italia. Sarà che le distanze, qui, riusciamo ad aumentarle sempre di un bel po'. Io ho la voce impastata. Lui, l'espressione d'uno che si è appena svegliato.

“All'una e cinque del mattino”.

Lo fisso intensamente, cercando invano di dare un senso alle sue parole.

“Ma...e oggi?!”
“Oggi è già passato. All'una e cinque del mattino”.

Rimango lì impalata per altri due minuti circa. Spiazzata, del tutto. Inesorabilmente abbandonata da ogni sorta di capacità cognitiva. Se attorno ci fosse un po' più di silenzio, si avvertirebbe un rumore di ingranaggi provenire dall'interno del mio cervello. Giuro.

“Vabbè, grazie”, borbotto un po' avvilita. Soltanto mentre me ne sto già andando mi viene in mente cosa quel ragazzo potesse aver capito. Torno da lui correndo.

“Intendevo il prossimo. Il primo disponibile nel senso del prossimo, non del primo in assoluto.”
L' “Aaaah” di risposta è quasi un grido di trionfo. Il taglio del traguardo. Il “finalmente” chiuso nel mio sospiro.

Perciò sto lì. Nella mano destra, in formato rettangolare, il mio cimelio duramente conquistato. Non faccio in tempo ad assaporare la vittoria, che una donna asiatica mi si avvicina titubante. Vuole sapere come arrivare a San Marco. Sembra gentile. Spaesata ma gentile. Allora, con mio sommo stupore, faccio sfoggio di un inglese fluente. Di quello che mi scappa dalla bocca solo quando sono stanca, o ho bevuto un bel po'. Le spiego che deve prendere quest'autobus. Scendere al capolinea. Poi, salire su un traghetto. Lei si illumina di troppi grazie. Poi, con sommo orrore, la osservo chiamare i suoi compagni di viaggio mentre mi fa cenno di aspettare lì. Non che del resto possa andare chissà dove, visto che andiamo nella stessa direzione. Morale: nel giro di pochi secondi mi ritrovo attorniata da una decina di giapponesi (o cinesi, o coreani) che mi piazzano davanti ventisette cartine geografiche diverse, parlando concitati nella loro lingua. Tutti assieme. Tutti guardandomi speranzosi. Probabilmente in attesa di risposte a domande che non vedo in che modo potrei capire. I miei occhi sono già da soli una richiesta di aiuto. Riportatemi in Spagna, per Dio!

Uno spritz trangugiato assieme ad Ali in un bar caratteristico, soltanto un'ora dopo, mi stordisce del tutto prima ancora di pranzare. E sì, sono tornata. Sono qui.



Già proiettata in una delle settimane più cruciali della mia esistenza. Pronta a raccontarvi che “ho visto cose che voi umani” eccetera. Pronta, soprattutto, a condividere le Grandi Scoperte fatte in questi giorni a Madrid. Tre, fondamentali.

Tipo l'ubicazione del negozio di dischi più bello del mondo. Beh: di dischi, libri e dvd, in realtà. Ne vende di nuovi e di usati, stipati a migliaia su due piani interi di scaffali e pile. Ci sono vinili da collezionisti. 45 giri e singoli a 1 euro l'uno. Romanzi e cd a tre euro. Offerte speciali “5 euro per tre pezzi”. E simpaticissimi pupazzi dei Beatles da piazzare in salotto. Insomma: un posto in cui passare giornate intere. Un'altra immagine del Paradiso, compendio perfetto al San Miguel.

O la conferma di aver creato un fanclub coi controfiocchi. Composto da persone speciali. Persone con cui ti senti a casa sin dal primo “ciao”, anche se di persona non le avevi mai incontrate prima. Gente che ti asseconda nei tuoi deliri. Che condivide passioni e temi di conversazione. Gente con cui ridere, e gente da abbracciare. Gente di quella a cui davvero puoi dire “sono contenta di averti conosciuto”.

Ma, soprattutto, a Madrid ho scoperto che tipo di locali dovrei frequentare. Finalmente. Alla veneranda età di quasi 28 anni, ché in fondo è meglio tardi che mai. Perchè a La Sal ci siamo andate per “vedere com'era”. Curiose di scoprire cosa attiri così spesso un cantante che ammiriamo ad andarci a suonare cover dei Guns 'n'Roses. Non che avessimo poi molte aspettative. E invece.

Quando mi son decisa a guardare l'ora erano già quasi le tre. Il tempo l'avevo passato a ballare in spazi abbastanza ampi da non ritrovarsi addosso un'ascella sudata altrui. Avevo sorseggiato un gin tonic che era anche riuscito a non darmi alla testa. Cantato a squarciagola i grandi classici del rock, dai Queen ai Led Zeppelin passando per i Nirvana. E attorno – questa è la cosa migliore – neanche una ragazza con tacchi a spillo ed eccessi di glitter. Neanche un eccesso di pose, di trucco, di rifiuti ostentati e facce schifate. Niente. Solo jeans e magliette. Voglia di divertirsi. Di ascoltare buona musica live. Soprattutto, la maggioranza dei presenti era di sesso maschile. Sulla trentina. Con la barbetta di tre giorni e il sorriso divertito. Per caso vi ho già detto delle centoventisei volte in cui mi sono innamorata?

(Continua...) 

mercoledì 28 novembre 2012

Come una gita delle superiori.


Una gita delle superiori. Meglio: un viaggio con le amiche dopo la maturità.
Non tocco suolo spagnolo da circa sei mesi, e oggi mi sento proprio così. Come alla vigilia di un evento epocale.

Sarà che poi, alla fin fine, lo è. Chè quando torno sarà tutto diverso. Sì, insomma: libro – me l'hanno confermato proprio l'altro ieri – sarà fisicamente disponibile tra Lunedì e Martedì. Lo porteranno anche alla Fiera di Roma nei giorni attorno all'Immacolata. O così pare. E allora potrò finalmente svelarvi tutte le ragioni del suo retrogusto folle. Innovativo, forse. Sarcastico. Dissacrante. Qualcuno ha anche avuto il coraggio di usare la parola “geniale”. Ma per me resta indubbio di essere del tutto schizzata. La verità è questa. Ne vado pure fiera, by the way.

O forse sarà che mi sento leggera. Due concerti, nessun minuto libero da incontri, impegni o abbracci. Un diluvio di “e se...” nella testa, ma ancora zero ansie disperate se quello in cui poi spero non si realizzerà. Non mi importa nemmeno, a conti fatti, di accaparrarmi la prima fila. Sarà che non è Dani. Dai, è sempre stato ovvio che io sono più “da Dani”. Comunque, voglio solo divertirmi. Divertirmi come se, alla storia dei Maya, ci credessi davvero.

E allora va così. La valigia si chiude, piena di regali, pesci di cartone e dischi da firmare. Piena di nove chili di illusione e d'impazienza. Orgogliosa dei due che ho appena scoperto di aver perso io.



Perciò non importa se non ho la borsa adatta. Se farà molto freddo. Se quasi sicuramente non dormirò. Non importa neppure se i miei virus intestinali sono sempre così inopportuni da rallentarmi i preparativi. Non importa niente, in realtà. Ho le dita sporche di gessetti e un corriere Ups con due cd nuovi di zecca ha appena suonato alla mia porta.

Importa solo che domani, a quest'ora, sarò a Madrid. Ed è più un ritorno a casa che un continuo preoccuparsi di cartine.

lunedì 26 novembre 2012

Tra astucci di pelle e tori nel sonno: altre (ri)scoperte musicali italospagnole


Non è una novità: questo blog è in gran parte musicale. Anzi, lo è proprio nella sua interezza. Chè voi magari non ve ne accorgete, ma le note stanno lì: nascoste in ogni singola parola, pronte a far suonare melodie dietro ai concetti. Esistono, subdole e nascoste tra le pieghe dell'inchiostro, proprio come si aggrappano ad ogni fibra di me. Non è una novità, dovrebbe stupirvi: questo blog, a conti fatti, è il mio. Per questo, e al diavolo la monotonia! , di tanto in tanto ancora mi piace consigliarvi qualcosa da ascoltare. Canzoni filo-ispaniche, si intende. Con quella giusta dose di italospagnolismo che, se vi identificate in ciò che scrivo, sono certa vi saprà conquistare. O sorridere, almeno. Insomma, in nessun caso una reazione di cui potersi pentire.

Per esempio, non so se conosciate i VadoInMessico. Si scrive così, tutto attaccato. Trattasi di band italianissima, ascrivibile a un circuito che – se non odiassi tanto le catalogazioniandrebbe definito indie. Cantano in inglese, e proprio in quel di Londra hanno un successo da non sottovalutare. Io li ho scoperti qualche mese fa, complice quel “twitsandshout” che tra i primi portava twitter nelle radio nostrane. Mi sono piaciuti. Li ho seguiti. Ma quello che fino all'altro giorno ignoravo è che avessero scritto pure un brano sulla Spagna. Beh, su di una specie di storia d'amore che ha come contorno la Spagna, in realtà. Comunque: si chiama In Spain. E, tra suggestioni folkloriche e dubbi esistenziali, vi saprá affascinare. Quindi..mostrami, cara,dove tieni la tua colpa: in un astuccio di pelle, nei tuoi ricordi o in Spagna. 





Personalmente l'ho inserita nella lista di scoperte o ri-scoperte musicali che in gran parte devo a una recente intervista alle fondatrici di Itañolandia. Un'altra, sí. Questa volta in italiano, e questa volta su Radio Círculo. Ma pur sempre interessante un bel po'. A intervallare le chiacchiere, i dj avevano per l'occasione scelto brani a tema di cui avevo dimenticato l'esistenza. Tipo Torero, di Renato Carosone. Con la sua “dice che si' spagnuolo e nun è o' vero, che nacchere 'int' 'a sacca vai a ballà che, per essere autoironici, potrebbe facilmente prestarsi un po' a mio inno personale.


O Ragazzo dell'Europa, di Gianna Nannini, ai cui versi iniziali non avevo mai prestato troppa attenzione. In effetti, i tori nel sonno li ho visti pur'io. 



Soprattutto, peró, quella trasmissione mi ha messa di fronte a Mediterraneo di Gino Paoli. E finalmente, alla veneranda etá di (quasi) 28 anni mi sono resa conto che altro non é se non la cover italiana di Mediterraneo di Serrat. Ora: visto e considerato che Gino Paoli é – come me- nato a Monfalcone e che Mediterraneo di Serrat é una delle canzoni preferite di Dani Martín...beh, capirete anche voi che c'é un nonsoché di inquietante nei giri che fa il Destino. Anche questo, del resto, non che sia una novitá. 









giovedì 22 novembre 2012

Ud Obaggio adda Busica (perché ho il raffreddore).


Non so se lo sappiate, ma oggi è Santa Cecilia: patrona della musica e dei musicisti. Nonché, per estensione, santa protettrice delle Groupie. Ok, questo me lo sono appena inventato. Ma il punto è che mi sentivo quasi in obbligo di scriverci su un post.

Il problema è che ho il raffreddore. Ma uno di quelli brutti, che ti sconvolgono di lacrime agli occhi e riempiono il cestino di fazzoletti umidi. Scusate, spero non mi stiate leggendo prima di cena. Insomma, la colonna sonora del mio pomeriggio è stata un fastidioso fischio stridulo proveniente dall'interno delle orecchie. Tutte e due. Capirete che non potevo essere abbastanza lucida da produrre qualcosa di grammaticalmente sensato.

Così, il mio omaggio alla musica ho pensato di farlo sotto forma di video. Assemblando foto, vignette, citazioni famose e tweet sparsi per la rete. Con il risultato che per farlo ci ho messo circa il quintuplo del tempo che avrei impiegato a buttar giù due righe. D'altronde, quando mai sono stata normale?

Godetevelo. E, qualunque tipo di musica amiate ascoltare, spero che non smettiate di farlo mai.


domenica 18 novembre 2012

101 paranoie, molti piú fogli, e altrettante cose da fare a Madrid.



Fondamentalmente, la notizia sarebbe che l'ho comprato. Parlo del vestito. Quello d'un adorabile color verde petrolio che indosserò alla prima presentazione del libro. Doppia gioia, peraltro, visto che la quarantadue mi andava larga. E dire che credevo di essere ingrassata...!

In realtà, però, vi parlerò di tutt'altro. Un po' è perchè così vi disoriento. Il che, giá di per sé, vi avvicina alla mia condizione attuale. Ma, soprattutto, è perchè se non parlo d'altro rischio di impazzire. Sul serio. Insomma: ho visto la copertina. Ho letto la frase che sarà stampata sul retro. Ho corretto tutte le bozze, firmato la bellezza di centosessanta fogli e poi spedito il “visto si stampi”. Dai: per farla breve, manca poco. E ora che tutto si fa giorno dopo giorno più concreto, il mio livello di paranoie raggiunge picchi da non sottovalutare. Soprattutto di notte. Come sempre, prima di dormire.

Ecco perchè è meglio che non vi tedi. Ecco perchè è meglio se vi parlo di Madrid. Sì, perchè esiste una lista: le 101 cose da fare nella capitale spagnola prima di morire. Il che, con la storia dei Maya e bla bla, pare sia tornato ad essere un argomento piuttosto in voga. L'hanno riportata su vari siti, sia in spagnolo che in italiano (in genere con traduzioni piuttosto pessime, va detto). A due settimane dal prossimo viaggio, io ho giocato a “celo,manca” e mi sono permessa di unirmi a loro. Credevo di essere messa bene, e invece di cose ne ho fatte “soltanto” 35.

E voi?


(Ps: i miei “Celo” sono in grassetto)

1. Vedere i Giardini di Puerta de Atocha
2. Vedere il monumento in memoria delle vittime dell'attentato dell'11 Marzo
3. Vedere la scultura dell' Angel
Caído
4. Vedere il Palacio de Cristal
5. Andare in bici per el Retiro
6. Andare in barca sul laghetto
del Retiro
7. Posare per una foto davanti alla statua de El Oso y el Madroño
8. Passeggia
re per i giardini di Cecilio Rodriguez

9. Vedere la fontana di Cibeles
10.
Salire sul terrazzo del Circulo de Bellas Artes

11. Passeggiare lungo la Gran Vía
12. Godersi un musical in un teatro della Gran Vía

13. Fare shopping a Calle Preciados
14. Vedere la Puerta de Alcalá
15.
Godersi un dolce a “la Mallorquina”
16.
Mangiare l'uva a Capodanno alla Puerta del Sol

17. Mangiare un “bocadillo de calamares” in Plaza Mayor
18. Vedere la statua di Eloy Gonzalo in Plaza del Cascorro

19. Passeggiare per el Rastro una Domenica mattina
20. Farsi un piatto di patatas bravas al leggendario “Las Bravas”
21. Fare visita a don Chisciotte e Sancho in Plaza de España
22. Guardare il tramonto dal
Templo de Debod

23. Vedere la “Guernica” di Picasso al Museo Reina Sofía
24. Godersi
le grandi opere d'arte al Museo del Prado
25. Vedere la collezione di bonsai che si trova all’interno del Real Jardín Botánico
26.
Gustarsi qualche tapas al Mercado de San Miguel

27. Visitare el Palacio Real y la Plaza de Oriente
28. Passeggiare per i Jardines de Sabatini

29. Mangiare
dal mitico Cinese Sotterraneo
30. Calpestare il Km 0
31. Visitare il Museo Sorolla
32. Ammirare Plaza de la Villa
33. Visitare la Valle de los Caídos
34. Toccare l’erba del Santiago Bernabeu
35. Gode
rsi del buon Jazz al Café Central

36. Circondarsi di celebrità al Museo delle Cere
37. Vedere tutta Madrid da
lle Tetas de Vallecas
38. Passeggiare per
il parterre del Palacio de Aranjuez
39. Visitare
il Monasterio de las Descalzas Reales
40. Vedere le quattro torri della stazione
di Chamartin
41. Godersi un buon pasto indiano nel quartiere di Lavapiés
42. Iniziare la giornata con
dei Churros alla Chocolatería San Ginés
43. In
traprendere una battaglia a palle di neve con uno sconosciuto

44. Vedere la cupola luccicante dell'Edificio Metrópolis
45. Godersi
lo skyline di Madrid dalla funivia
46. Scoprire i gioielli nascosti del Museo Thyssen
47. Scoprire parte della storia al Museo de America
48.
Salire sul Tren de la Fresa che parte dal Museo de Ferrocarril
49. Trovare qualcosa di originale da regalare al Mercado de Fuencarral
50.
Fare una passeggiata nel parco di Tierno Galván
51.
Trascorrere la giornata a el Escorial

52. Guardare il Palazzo Reale da Campo del Moro
53. Ammirate i murales di Casa de la Panadería

54. Visitare la Catedral de la Almudena
55. Visitare Las Ventas
56. Uscire
la sera a bere a Chueca e Malasaña
57. Vedere la Puerta de Toledo
58. Vedere la Gran Vía di notte

59. Leggere s
eduti su una panchina in Plaza de Colón
60. Fotografare
le Torres Kio distesi sul marciapiedi.
61. Ammirare il giardino verticale del Caixa Forum
62. Visitare la
Capilla del Obispo in Plaza de la Paja

63. Bersi una birra sui tavolini all'aperto di un locale a La Latina
64. Provare un succoso pollo arrosto a Casa Mingo
65.
Salire sull'”Abismo” al Parque de Atracciones
66. Ruggire ai leoni
davanti al Congreso de los Diputados
67. Vedere gli affreschi
di Goya della Cappella di San Antonio de la Florida

68. Vedere la plaza de Neptuno
69.
Guardare le vetrine di Calle Serrano (se puoi, compra)
70. Posare per una foto con lo sfondo della Gran Vía
71. Visitare la Sierra de Madrid
con la neve
72.
Guardare Madrid dal Cerro de los Angeles (altezza 666 metri)
73. G
odersi un film in uno dei pochi cinema rimasti nella Gran Via
74.
Scoprire la storia del Metro all'Anden Cero
75. Vedere la Plaza de Oriente
dal balcone di Opera
76. Passare la giornata con gli eroi della tua infanzia a
l Parque Warner
77. Visita
re la casa natale di Cervantes (ad Alcalá de Henares)
78.
Percorrere in bici l'Anillo Verde Ciclista
79.
Guardare il cielo stellato al Planetario del Tierno Galván
80. Visit
are la Basilica di San Francisco el Grande
81. In una giornata limpida, andare al Faro de la Moncloa
82. Vedere i
cuccioli appena nati di Panda allo zoo
83. Cacciare gli Zombies sulla Linea 6 alle 8 del mattino
84. Passeggiare
per Casa de Campo
85.
Cercare un appartamento con piú di 30 metri quadrati
86. Perdersi per Madrid
87.
Fare una maratona
88. Mangiare un
buon piatto di cocido madrileño
89. Portare i bambini a vedere i burattini al Retiro.
90. Collaborare con
qualche ONG davanti all'ingresso della Fnac
91. Trovarsi con qualche vecchio amico per un caffé
92. Organizzare un pic-nic
cittadino in Plaza de España
93. Scoprire la Plaza Dos de Mayo,
cuore della Movida.
94. Costruire un pupazzo di neve
al Parco del Retiro

95. Godersi un concerto al Palacio de Deportes
96. Visitare la Fábrica Nacional de Moneda y Timbre
97. Sciare
allo Snowzone dello Xanadu. In qualsiasi momento.

98. Trovare il miglior Mojito di Madrid.
99. Godersi l'abbondante Arte Urbana
100. Vivere una Notte Bianca
101. Fare tutto di nuovo. Questa volta, in compagnia.