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venerdì 1 gennaio 2016

Chi scrive il primo dell'anno (Propositi)

Incredibile, amici! Sono lieta di comunicarvi che nel 2015, per la prima volta nella storia, ho rispettato tutti i propositi fatti ad inizio anno. Sí, vabbè, erano un po' all'insegna del "Ti piace vincere facile? (PotsiPotsiPopopo)", ma lasciatemi crogiolare un attimo nella soddisfazione. 

Perchè dicono che tocchi già farne di nuovi. Dicono - anzi, lo dico io - che quello che fai il primo Gennaio marchi indissolubilmente il tuo percorso nei dodici mesi a venire. Non so come dovrei prenderla, dato che alle due e mezza di notte mi sono messa a modificare delle robe di lavoro. So, però, che come sempre mi è sembrato doveroso scrivere. 



Devo essere sincera: non è che abbia tutte queste gran aspettative, in merito al duemilasedici. Voglio dire, intanto suona male. Duemilasedici. Dosmildieciseis. Dai, si incastra sulla lingua. Biascica e sospira. Non può essere un bene. Poi sono sempre stata dell'idea che, per qualche strana legge dell'equilibrio cosmico, gli anni belli e quelli brutti tendano ad alternarsi con regolare perfezione. E, nonostante qualche inevitabile scossone, il 
mio 2015 è stato splendido. Il 2015, a me, è spiaciuto sul serio lasciarlo andare. 

L'ho fatto in famiglia. Evento che non accadeva - credo - da più di dieci anni. E devo dire che è stato bello, nonostante l'età media superiore ai sessanta, il liscio e le canzoni folkloristiche del ristorante scelto per cornice. Anzi, forse è stato bello proprio per quello. Perchè, per una volta, non sentivo la pressione del dovermi divertire a tutti i costi. Anche mentre ti stai congelando con due gradi sotto zero in piazza. Anche se stai crollando di sonno e male ai piedi sulla pista di una discoteca dove gente ubriachissima si dimena inebetita al ritmo di un insopportabile tunz tunz. Ché magari hai anche speso 80 euro, per entrarci. Che ti tocca spararti i selfie col sorriso a mezzanotte fingendo che sia la serata più supermegameravigliosa della tua vita a beneficio dei tuoi follower su Instagram. Che ti tocca bere anche quando vorresti solo una tisana calda. Perchè a capodanno ci si spacca, raga, devasto. Sennò che festa è? 

Ok, forse sto solo diventando vecchia e bacchettona. Però pensavo ai propositi per l'anno nuovo, ieri pomeriggio. E mi sono resa conto che più che sapere come vorrei che andasse, so con esattezza cosa NON voglio che accada. E NON voglio più - MAI PIU' - passare la giornata del mio compleanno ad angosciarmi in cerca di locali e programmi per la serata. Che non sono più disposta a sentirmi chiedere 75 euro per un cenone più ingresso in una discoteca qualsiasi del Friuli Venezia Giulia sapendo che nella mia Málaga ne chiedevano appena 35 per una cena completa sulla terrazza panoramica dell'AC Larios. E cioè, con tutta probabilità, uno dei posti più raffinati e con la vista più bella sulla città. 



L'anno prossimo lo voglio trascorrere lì, il 31 Dicembre. O comunque in viaggio. Dove il capodanno sembrerà solo un'attrazione turistica tra tante anzichè una squallida forzatura.

Eccoli, quindi, i miei propositi per il 2016. Un anno che un po' mi sta sulle palle, ma che forse - come molte antipatie di primo acchito -  potrebbe rivelarsi invece un grande amore. In fondo ospiterà un sacco di decennali importanti, e dovrebbe vedere l'uscita di dischi interessanti. Tipo Il Cile. Tipo El Pescao. Tipo Dani Martín. Mal che vada, il 2 Marzo trasmettono nei cinema, one night only, un concerto degli Imagine Dragons. Insomma, magari non sarà poi così male.

 


In ogni caso, questi sono i miei obiettivi. Decisamente meno "ti piace vincere facile?". Ma spero comunque di saperli rispettare.

PROPOSITI PER IL 2016


- Organizzare il capodanno per tempo in modo da non passare più la giornata del mio compleanno a innervosirmi sui programmi last minute (vedi sopra).

- Imparare a dire di NO quando non mi va di fare qualcosa, senza dare spiegazioni o preoccuparmi del fatto che la gente possa restarci male. Non può essere così difficile, andiamo. Sono solo due lettere. Solo una N seguita da una O.

- Non ridurre la mia vita al lavoro, per quanto mi piaccia. Quindi uscire di più, impegnarmi per finire prima, non guardare le mail nei weekend.

- "Coraggio, lasciare tutto indietro e andare; partire per ricominciare...". Ché Cremonini ne sa.

- Scrivere un nuovo libro o, per lo meno, trovare una trama valida.

- Organizzare il raduno per i 10 anni del Fanclub de El Canto del Loco (e portare a compimento tutti gli altri progetti annessi e connessi che ho in mente) 

- Visitare Roma (a volte ritornano)

Infine, gli immancabili classici:

- Vedere almeno un posto in cui non sono mai stata. 

- Conoscere almeno una persona che attualmente non conosco.

E voi, cosa vi proponete per questo duemilasedici



sabato 3 gennaio 2015

Ah, già: i propositi!

Sono ancora in tempo per i propositi, vero? Ché mi sveglio tardi, stranamente attratta dall'improvvisazione. Ché il duemilaquattordici, sulla carta, prometteva bene. Cifra pari, cadenza mondiale, cornice del mio cambio di decennio anagrafico. Irripetibile coincidenza nell'uscita dei nuovi dischi di tutti (e dico tutti!) i musicisti che seguo piú da vicino. Per non parlare degli scrittori. La Kinsella. Nick Hornby. E ancora i viaggi, i ritorni, i live. 

Invece.

Invece é stato un anno senza estate. Un anno di ospedali. Di preoccupazioni. L'anno che ha messo in discussione alcuni punti fermi, certi anche stupidi, cambiando molto piú di un taglio di capelli su di me. Ecco perché non voglio farne un bilancio: perché rischierei di penalizzarne i pur numerosi aspetti positivi. Il consolidamento di alcune amicizie. Le gratificazioni. I weekend fuori porta. La mia adorata Spagna, che mi appiccica sempre addosso sorrisi. Non faccio bilanci perché, dei propositi d'inizio anno, ne ho rispettati stavolta solo due su sei. Eppure, tutto sommato (tranne in un caso),non m'importa piú granché. Farne, peró, é una tradizione, cosí come lo é condividerli con voi. Mi piace rispettarla. Amo la sensazione di fruscio di pagina che ha impostare gli obiettivi di un anno da riempire di vita. Eccoli, perció. Soltanto quattro, per non rischiare di cambiare idea. Per non esigere troppo a me stessa. Perché sono ormai da anni, ad eccezione dell'ultimo, le fondamenta indiscusse del mio approccio al futuro. Ma, soprattutto, perché mi piace vincere facile potsi potsi popopo. (In realtà esiste anche un quinto proposito, condiviso con un gruppo di amiche, ma quello – almeno per ora - rimarrá dominio di una ristretta cerchia pro-scaramanzia).




PROPOSITI PER IL 2015

1. Visitare almeno un posto che non ho mai visto
2. Conoscere almeno una persona che attualmente non conosco
3. Tornare in Spagna
4. Andare ad un concerto de El Pescao

Al solito, siete chiamati a condividere i vostri qui sotto. Come sempre, ammesso che vi vada. 



venerdì 2 gennaio 2015

Facce da Capodanno.

Facce da Capodanno. Lineamenti disfatti dal freddo e dall'alcol. Aggravati dalla voce impastata. Esasperati dalle difficoltá di equilibrio. Privati ormai del tutto della dignità. Facce da Capodanno. Le altre, quelle che il duemilaquindici non lo inizieranno vomitando all'incrocio tra due strade. Le ricorderanno, le ore dopo mezzanotte; anche se ti basta guardarle per capire che preferirebbero di no. Facce annoiate. Insonnolite. Bronci che male si abbinano alle mise pailettate, mentre il trucco degli occhi, in un nuovo sbadiglio, cola un po' piú giú. Gli angoli della bocca si aprono in un sorriso solo per estrarre il cellulare. Dura il tempo di un selfie con gli amici. Dita a V. Smorfie buffe. E buon anno su tutti i whatsapp del mondo. E #instagood come se piovesse. Poi, finito di postare, ci si accascia sulle sedie. Ognuno nel suo mondo. Con le facce da Capodanno. Le facce del disagio. I volti inconfondibili di chi non ne può più.

Li guardo, sconfortata. Coetanei sconosciuti che riconosco come emblema di un'epoca. O, senza andare troppo oltre, per lo meno di una notte assurda. Una festa che incarna – e piú passano gli anni piú te ne rendi conto – il divertimento forzato, le aspettative impossibili da esaudire, la finzione squallida di chi indossa una maschera a esclusivo beneficio dell'approvazione altrui.

A me, tutto sommato, non é andata male. Intrufolata nell'imprevista gentilezza di un bar, imbucata senza saperlo ad una festa privata in cui ti offrono tartine come aperitivo; E poi ancora in ristorante, a mangiare bene in compagnia di una cara amica. Spettegolare, ridere, raccontarci gli ultimi gossip. Guardare i fuochi d'artificio in piazza per finire davanti ad una cioccolata calda in un locale dalla scelta musicale all'insegna del rock. É una boccata di ossigeno, dopo i trenini e il solito Maracaibo. Un deja vú de La Sal di Madrid, il Fuori Orario di Reggio Emilia, dei sapori autentici dei posti che amo. Sa di casa, questo posto, coi suoi divanetti adossati alle finestre e i pochi metri di scarse pretese. Non mi é andata male, no, per niente.



Solo che é inevitabile pensarci, a quelle facce, mentre torno verso casa. Io che ancora mi incanto a guardare la Luna fuori dal finestrino dell'auto. É luminosa, quasi piena, con la sua scia di riflesso argenteo disegnata sul mare calmo. La perfezione un po' naif di un quadro un po' banale. La cartolina del romanticismo. Il disegno di un bambino. Mi ci perdo, a pensare a quanto sia bella. Io che le regalo in silenzio i miei sogni e le aspirazioni. Io che penso ai concerti, nelle prime ore di un anno appena nato. Ai viaggi che mi aspettano. Alle parole che scriveró. E di colpo mi accorgo che, con quelle facce, non c'entro proprio niente. Che, se sono l'emblema di un'epoca, allora io appartengo a un mondo a parte. Ma é un Pianeta che mi piace, fatto d'immaginazione, di colori e troppi sogni. E m'importa poco se a qualcuno potrá sembrare strano.



Forse é solo il sonno, chissá. Magari é tutta colpa dei bicchieri di Prosecco. Peró il 2015 l'ho iniziato cosí: con questi pensieri in testa e la Luna fuori dal finestrino. E ho avuto il presentimento che potrá veramente essere speciale.


venerdì 3 gennaio 2014

I Look Ispirati ai Dischi: New Year's Eve Special Edition


Mi sarebbe un po' spiaciuto, cominciare l'anno all'insegna della moda. A conti fatti, lo scarso tempismo di questo post potrei giustificarlo anche cosí. La verità è che non sono riuscita ad ultimarlo in tempo. Avrei voluto pubblicarlo nel pomeriggio del 31 Dicembre. Stupirvi tutti con effetti speciali. Chessò, magari persino regalare ispirazione a qualche ritardataria in cerca di look per il veglione.

Invece.

Certo, a questo punto avrei anche potuto lasciar perdere. Capodanno è passato. Forse è anche sbagliato insistere su un tema. Ma il fatto è che le cose, a me, non piace lasciarle incompiute. E poi che fai, sprechi ore di lavoro certosino su Polyvore? Manciate di minuti di somma creatività (?) con la colonna sonora di Nashville sparata nelle orecchie a volumi improponibili? Tra l'altro c'ho un problema con Nashville. Dico sul serio. Insomma, sto riscontrando inquietanti paralleli tra la mia dipendenza da quella serie tv e quella che nutrivo da bambina nei confronti delle VHS di Jem. Probabile che io stia regredendo. Ma questo è un altro discorso. 

Il punto è che la risposta è no. Piuttosto, anzichè suggerirvi idee per i vostri outfit di fine anno, vi inviterò a ritrovare tra le mie proposte il più simile a quello che avete indossato. O forse, invece, sarà solo un aneddoto. Una mera elencazione tematica basata sui trend della stagione. 

Perchè è stato quello, il mio punto di partenza: la lettura di un articolo qualunque, postato su un webmagazine qualunque. Diceva che i colori di tendenza, per la notte di San Silvestro 2013, erano il silver, il rosso, il bianco e - come no!- l'intramontabile nero. Consigliavano peraltro di puntare sul total look.

Da lì, la "puntata speciale" della mia rubrichetta fashion, che peraltro noto con sommo dispiacere non caghiate granchè (si soffia il naso rumorosamente dopo profusione di singhiozzi). Pazienza (alzata di spalle). Però vi avverto che a me piace, quindi di tanto in tanto la dovrete sopportare.

Dicevo: sulle basi delle tendenze lette, il post musical-fashion di oggi è dedicato alle copertine dei dischi che meglio si addicono ad un outfit per capodanno. Le restrizioni indotte dalla tematica hanno fatto sì che, questa volta, non si tratti esclusivamente di album che sono solita ascoltare. Anzi, almeno due di essi - non specificherò quali per cortesia e/o amore della suspance - mi risultano abbastanza insopportabili. Tuttavia, i look sulla copertina sono glamour un bel po'.

Sul tema Silver c'è La Oreja de Van Gogh, con il greatest hits live "Primera Fila". Sul tema Rosso, la duplice variante della malagueña Diana Navarro sulla cover di - ironia!- "Camino verde" e dell'italiana Alessandra Amoroso col bellissimo abito che indossa in "Amore Puro". Per il bianco ho optato per la mise un po' mascolina ma comunque elegante di Laura Pausini nel recente Greatest Hits. Per rappresentare la tendenza black, invece, chi meglio di Malú, che in "Gracias" c'ha sú un vestito che comprerei parecchio volentieri anch'io. A tal proposito: manicotti, catene dorate e borchie sono presi dal retrocopertina, come del resto la scollatura sulla schiena della Amoroso. 

Allora? Poi me lo dite, a quale di questi outfit si avvicinava di piú il vostro?


Music Inspired! - La oreja de Van Gogh, Primera Fila



mercoledì 1 gennaio 2014

Capodanni e Grappini

Cercare una risposta low cost alla domanda “Cosa fai a Capodanno?” è probabilmente una delle imprese più ardue al mondo. Costituisce eccezione: vivere in una grande città, vivere all'estero, aver prenotato un viaggio, organizzare una festa privata (aridaje!) e partorire. Quest'ultima opzione, dopo ventinove anni, tenderà peraltro a complicare ulteriormente la faccenda alla partorita, a cui piogge di auguri e vinelli sottrarranno tempo e – soprattutto - lucidità mentale.

Visto che lo sapevo, ho iniziato a muovermi per tempo. Ovvero, la bellezza di tre giorni prima. Non che, del resto, m'importasse molto festeggiare. Più che altro, c'avevo da indossare una perfetta mise figa rochenrolle. E, come dice un'amica:


Quindi, scartata con certo disprezzo l'eventualità di sborsare un centone per ascoltare Fiordaliso al Casinò e/o sbafarmi un polletto piccante alla griglia; ignorata altresì l'opzione “congelamento in piazza” (notoriamente poco adatta alle mise figa rochenrolle), credevo di aver trovato valida alternativa in un locale di recente apertura. Proponevano buffet con cotechino e lenticchie, spettacoli con mangiafuoco, musica di tutti i generi, effetti speciali, ricchi premi e cotillons.

L' insegna arcobaleno, in effetti, avrebbe un po' dovuto insospettirmi. Specie se abbinata a tutte quelle locandine di spettacoli di Drag Queen. E invece ci sono rimasta male lo stesso, quando, il pomeriggio del 30 Dicembre, ho scoperto si trattasse di un locale gay. Per un attimo ho pensato di andarci comunque: se non altro, ai locali gay, tendono a mettere musica ballabile. Poi, però, ho trovato la pubblicità di un bar del centro. Uno carino, tra i pochi del mio paesello che ogni tanto mi degno di frequentare. Annunciavano “buffet ricchissimo”, Dj Set e molto alcol. Peccato che, al momento di prenotare (il pomeriggio del 31 Dicembre) mi abbiano avvisata che “ci dispiace, alla fine chiudiamo alle otto”. Non hanno raggiunto il numero minimo di adesioni, specificano. E a me verrebbe da dirgli che, forse forse, l'obbligatorietà della suddetta adesione sarebbe stata un attimo da specificare. Soprattutto se la tua clientela è solita raggiungerti nei pre e nei dopo cena. Comunque.

C'è da dire che l'appurata necessità generale di investire in comunicazione gioca a favore dei miei biglietti da visita. E, alla fin fine, a me e alla mia mise figa rochenrolle non è neanche andata così male. Anzi. Quantomeno ho sfruttato alla grande la mia nuova Nikon compatta. Ho fotografato cibi usando la modalità alimenti; persone usando la modalità ritratti; ambienti chiusi usando la modalità interni/feste; fuochi artificiali usando la modalità fuochi artificiali. Il problema è che la modalità bimbaminkia non l'hanno inventata, ragion per cui le “selfies” non mi riescono altrettanto bene. Peccato.
Foto scattata con la modalitá "fuochi artificiali"

Quanto al resto, gli highlights del Capodanno includono senz'altro gli scampi di dimensioni transgeniche di un cenone a base di pesce in terre slovene. Chè chi passa all'estero il primo dell'anno...


Foto scattata con la modalitá "alimenti"

Nelle circostanze di tale cenone ho anche assistito al degrado umano, fisico e morale di una comitiva di veneziani incravattati che sono passati dalle barzellette volgari in dialetto all'elencazione delle malattie gravissime dei loro conoscenti in un continuo crescendo di decibel e di arrossamento dell'incarnato. Ho parimenti fatto fuori un' (ulteriore) catasta di bicchieri di vinello , ammirato un alberello decorativo, e fatto l'epica conoscenza di quello che pare essere un'arcinoto grappino bosniaco.

“Per la signorina io consiglierei qualcosa di più dolce...”, aveva provato a mettermi in guardia il cameriere. Ma, al solito, ho voluto fare di testa mia.

Il tracannamento di 'sta cosa (che sono tutt'ora convinta fosse in realtà disinfettante) ha segnato un “prima” e un “dopo” nella serata di addio al duemilatredici, iniziata al tavolo diciassette al di là di ogni superstizione.

Fuoco. Io vi giuro che ho sentito il fuoco. Dentro. Fuori. Nella testa. Nei polmoni. Nel cuore.
Fuoco, e basta.
Ma al secondo sorso era un po' meglio.

E, dopo un attimo di afonia, ho iniziato a trovare particolarmente divertente l'etichetta con le indicazioni in spagnolo su come bagnare la pianta/separè al mio fanco. Cioè, se è per quello avevo anche elencato due o tre frasi che – al momento – mi sembravano abbastanza solenni da racchiudere l'intera serata, nonché da imprimersi nella mia memoria per sempre.

Manco a dirlo, oggi non ne ricordo manco una. A parte, forse, un dialogo dell'assurdo che credo, tuttavia, si collocasse ancora nel pre-grappino.

“Certo che se siamo contro le pellicce non dovremmo neanche mangiare il pesce”.
“Perchè?”
“Anche il pesce è un animale!”
“Sì, ma non c'ha mica il pelo!”

A mezzanotte, ancora un po'intontita (nonostante l'opera d'arte della scritta 2014 realizzata tono su tono sullo zucchero a velo dello strudel di mele) una tipa mi ha urlato “BUONCOMPLEANNOOO” all'orecchio. Stava prendendo nota dei miei dati per garantirmi l'accesso al Casinò. Siccome avevo pronunciato ormai svariati “Buon Anno” , per me il 31 Dicembre era archiviato come giornata passata. Ergo, l'esternazione di allegria della sconosciuta mi è sembrata fuori luogo, insensata e tardiva. Oltre a regalarmi un deja vù di inaspettata violenza del mio diciottesimo compleanno alle Isole Canarie, con conseguente retrogusto di lustrini. 'Somma, reagisco con un “EEEH?!” che mi regala,in cambio, occhiate perplesse.

Foto scattata con la modalitá "disegni su zucchero a velo post grappino"


Dopodichè, mi offrono un altro flute di champagne. Per accompagnarlo, mi aggiudico una fetta di torta aggratis dopo essere sfuggita per miracolo alle gomitate di attempate signore che, a giudicare dalla foga (e non certo dalla stazza), non mangiano da almeno quarant'anni. Per miracolo sfuggo anche al coma glicemico: impresa non facile, giunta al quarto dolce della serata. Mentre guardo i fuochi d'artificio, non posso non pensare a quanto sia fortunata.

Tra gli altri highlights della serata, l'atmosfera di festa in fase di conclusione di una trattoria convertita in discoteca, dove una comitiva con fare un po' losco mi nomina sua fotografa ufficiale. La loro fotocamera, però, non è dotata di “modalità foto di gruppo” quindi non è che possano pretendere 'sto granchè. Che diamine.

Fuggiamo da lì quando le poche coppie di ultra-cinquantenni ancora in pista iniziano a darsi al palpaggio sfrenato, le donne a barcollare pericolosamente sui tacchi a spillo e gli uomini a legarsi oggetti attorno alla fronte.

La serata si conclude nella constatazione di quanto possa essere triste il deserto cittadino se sono le tre del mattino ed è l'uno gennaio. Quindici euro per entrare nell'unica discoteca aperta, però, non ho intenzione di spenderli. Soprattutto alla mia età. Soprattutto dopo quel grappino.

E allora tanti auguri.

Nota bene: Come ormai saprete, ho quest'usanza di cercare premonizioni e segnali nella prima canzone ascoltata per caso nel nuovo anno. Ecco, quella del 2014 è stata “com'è bello far l'amore da Trieste in giù”. Mi sa che è meglio non commentare.

venerdì 6 dicembre 2013

Idee per un Natale filo-ispanico

Ebbene sì, gente. E' ormai tempo di Mercatini. Di nasi congelati. Di odore di Vin Brulé. Tempo di soundtrack del Titanic suonata live dai peruviani, evidentemente troppo pigri per cambiare repertorio entro il prossimo millennio. Celine Dion, ne sono certa, si paga l'affitto grazie a loro. Anzi, ormai l'avranno fatta cittadina onoraria di Lima. Tra l'altro ottima per tagliarsi le vene, volendo rimarcare il mood della canzone. Comunque.
E' anche tempo di pronostici su chi andrá a Sanremo. Di web contest d'ogni genere e specie (a tal proposito, in attesa dei miei, segnalo questi di Onstage Magazine). Di addobbi. Ecco, soprattutto di addobbi. Di quelli che illuminano gli spazi pubblici con alberi sempre troppo piccoli, troppo grandi, troppo moderni, troppo boh. Di quelli che adornano i balconi privati a intermittenze folli, cromaticamente sconnesse, entusiaste o eleganti spesso in modo incompatibile. Babbi Natale che si arrampicano. Oltraggio all'estetica. Pura ode al kitsh. E nonostante tutto... Dio, quanto mi piace il Natale!

Se siete come me, e volete viverlo da veri filo-ispanici, forse posso suggerirvi qualche idea. Per esempio: 

ALBERO

Ci sono molti modi per decorarlo in onore della vostra amata Penisola Iberica. Se non vi sentite poi così creativi, potete cercare di acquistare in giro per il web delle decorazioni patriottiche che richiamino la bandiera spagnola, o più semplicemente rievocarne i colori alternando il giallo e il rosso nelle luci e nelle palline.


Se poi amate il folklore e non avete paura dei surplus decorativi, ci sono anche quelle che ricordano  il tradizionale Traje de luces dei toreri. 


Per chi preferisce il tocco personale, un'idea carina da copiare potrebbe essere quella di appendere all'albero i souvenir dei vostri viaggi in Spagna: dalla scarpina flamenca presa a Jerez alle palle di vetro della Sagrada Familia con la neve (ecco, magari se avete dei gatti evitate) passando per il portachiavi del Real Madrid. 



Ma la soluzione in assoluto più originale, se vi piace il fai da te, è quella di rivestire delle normalissime palline monocromatiche con le mappe delle città spagnole che avete visitato per un effetto sobrio e al contempo personalissimo con cui stupire tutti i vostri amici. 



PRESEPE 

Se lo fate, non dimenticate di nascondere da qualche parte un Caganer! La figurina, rappresentata nell'atto di espletare proprio quel bisogno primario a cui state pensando dal momento in cui ne avete letto il nome, è di tradizione catalana. Può essere anonima o ritrarre personaggi famosi, ma l'importante è che ci sia: si dice porti fortuna. E sono abbastanza certa che si possa ordinare online. 

MUSICA 

Basta con il solito Jingle Bells! Quest'anno, allietate il cenone della vigilia con autentici villancicos (canti di Natale) flamenchi! Basta navigare un po' sul sito della Fnac per trovarne in quantità considerevoli. E, se proprio non volete spendere, rimane pur sempre Spotify!

DOLCE 

Perchè non affiancare al panettone un bel torrone fatto in casa? In Spagna è il dolce natalizio per eccellenza, e qui trovate una ricetta che potrebbe fare al caso vostro.
Ottimi anche i Polvorones, di origine andalusa. E per il 6 Gennaio non dimenticate il Roscón de Reyes! 

Se poi la nostalgia della terra del cuore vi cogliesse pure a Capodanno, niente paura! Basta sintonizzare TVE Internacional e mangiarsi i 12 chicchi d'uva allo scoccare della mezzanotte alla Puerta del Sol. Un'idea elegante ed originale per presentarli ai vostri ospiti arriva da Pinterest, ed è quella che vedete nell'immagine qui sotto. 




Niente male, vero? E immaginatela accanto a un piatto di lenticchie: l'italo-spagnolismo ve lo guadagnerete ad honorem!