venerdì 26 aprile 2013

Il consueto omaggio al Record Store Day. In Ritardo.


È passata (quasi) una settimana dal Record Store Day: ricorrenza che, quest'anno, non sono – ahimè- riuscita ad onorare. E dire che sarebbe stato il pretesto perfetto per comprare finalmente il cd dei The Fun. Comunque. Siccome “meglio tardi che mai” bla bla, oggi ho deciso di rimediare condividendo con voi alcune riflessioni recenti sulle modalità di ascolto dei miei dischi preferiti. 



Perchè, insomma, il fatto che io adori il supporto fisico non dovrebbe più essere un mistero. La mensolina dei cimeli musicali è più o meno l'unico angolo di camera mia che trovo il tempo di spolverare con cadenza quotidiana. Senza contare che conosco a memoria alcuni dei ringraziamenti “storici” dei booklet: da Roberto Baggio in Squérez alla postilla di David Otero sulla prima pagina di Pequeño, passando per dediche misteriose tipo “A Campanilla, Claro”, nomi-di-fiori, “se mi sono dimenticato qualcuno magari l'ho proprio fatto apposta”, ed altre amenitá varie ed eventuali. Adoro (e dovreste saperlo) l'odore d'inchiostro non appena strappi l'involucro in plastica, la carezza delle dita sulla pagina patinata, la cura dei dettagli in ogni aspetto dell'artwork. Anche se poi la prima cosa che faccio é trasferire quel disco nell'Ipod. Perché sono contradditoria, é vero. D'altronde, ogni essere femmineo che si rispetti lo è.

Credo di avervi anche giá raccontato del mio rituale da primo ascolto. Quello che riservo ai nuovi lavori degli artisti che piú ammiro. Li infilo nello stereo del salotto, dove la qualitá del suono si apprezza meglio. Alzo il volume. E poi mi stendo sul divano, in religioso silenzio, ad assaporarne ogni singola nota, parola e respiro. Ció di cui non mi ero mai del tutto resa conto, peró, é che su quel divano, tutt'al piú, ho avuto riconferme. Che le scoperte, quelle vere, le ho fatte in viaggio. Sempre. Ogni disco che mi abbia segnata é entrato nella mia vita cosí. Su di un mezzo di trasporto in corsa.

Basta pensare ai tre barra quattro compositori che, al giorno d'oggi, per me significano di piú. Mi hanno raggiunta all'improvviso. Stilettate al petto. Incontri con canzoni che sembravano aspettarmi. Brani che, nell'attimo stesso in cui li ascolti, sai che dentro te hanno cambiato qualcosa. Non sono sensazioni che provi tanto spesso, ahimé. Forse anche per questo é difficile descriverle. Ma sono imprescindibili, per questa eterna urgenza di emozione. E, Dio le benedica, per me han trovato cornice sul sedile di un pullman. Su quello di un regionale. Su di un'auto che - quasi a chiudere il cerchio, faceva la rotta inversa di quella del mio primo amore musicale.


Voglio dire, a me 'sta cosa fa pensare. Non so, é come se le colonne sonore, in quanto tali, avessero bisogno di immagini in movimento. Ed il migliore schermo, a conti fatti, resta sempre un finestrino. O magari é solo che guardare “In Treatment” sta iniziando a farmi effetti strani, che ne so. In fondo, cosa diavolo vorreste pretendere da una che di notte sogna di chiacchierare con Baudelaire? Era un vecchietto arzillo. Glielo dicevo, io, che i suoi quasi 200 anni non se li portava niente male. Lui continuava a chiedermi perché accidenti non stessi scrivendo. Poi, dalla mia copia de “I Fiori del Male”, cadeva un foglietto con degli appunti su Enzo Miccio. E, al di lá di una personale vergogna, vaglielo a spiegare, a Baudelaire, chi accidenti sia!




Vi lascio con i Dandy Warhols. In parte perché ci sta. In parte perché li ho riascoltati ieri, dopo secoli. E in parte perché, sí: pure loro li avevo scoperti in treno. 




2 commenti:

  1. mi hai fatto venire in mente,che quando siam venuti a trovarti a Malaga,ti abbiamo portato il cd di Cremonini,appena uscito..e lo ascoltavamo in macchina...scoprendo l'Andalusia

    ecco...ora,ogni volta che sento FIGLIO DI UN RE...io vedo le calde e deserte strade..le colline brulle verso RONDA...
    CHIARA

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  2. E' vero, anche a me quel disco ricorda sempre la strada per Ronda!!!

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