giovedì 13 giugno 2019

Torna IT/ES Interchange, lo scambio artistico tra Málaga e il Nord-Est italiano


Ricordate IT/ES Interchange, l'evento italo-spagnolo del 2018

Ebbene, é giunto il momento del bis. 






La Galleria La Fortezza di Gradisca d'Isonzo (Gorizia, Italia) e La Casa Amarilla di Málaga (Spagna) tornano ad unire le forze nella seconda edizione di una mostra che abbatte a colpi di pennello ogni limite di lingua e di costume. 



Concepita come un vero e proprio scambio culturale, la collettiva porta le opere di 5 artisti italiani in Andalusia e i lavori di altrettanti artisti spagnoli nel nord-est italico.  


Il processo di selezione è tanto semplice quanto democratico: ciascuna delle due gallerie propone all'altra una selezione di 10 talenti locali, senza riferirne nome e curriculum. 

Profili affermati e giovani emergenti finiscono così nello stesso calderone, di modo che nessun pregiudizio o obbligo inconscio influisca sul giudizio finale. 

Tra i 10 lavori che le vengono sottoposti, la sala destinataria sceglie liberamente i 5 che esporrà nella sua sede. Una volta fatto - e non un minuto prima - le vengono rivelati i nomi dei prescelti, a cui si rivolge un'unica richiesta: realizzare opere rigorosamente su carta e in un trasportabilissimo formato A3.

Perchè se è vero che un segno sopra un foglio può bastare ad abbattere i confini, le tariffe dei corrieri tendono ancora a non pensarla uguale. 


La seconda edizione di IT/ES Interchange parte questa sera stessa, con l'inaugurazione - a partire dalle 20.30 - della prima esposizione a La Casa Amarilla (Calle Santos 7). 



Gli artisti italiani che esporranno quest'anno sono Fabio Babich, Fulvio Dot, Carin Marzaro, Delphi Morpurgo e Marta Zanello.


I 5 artisti italiani che esporranno a La Casa Amarilla di Málaga dal 13 al 30 Giugno 2019



Nelle loro opere acrilici, acquarelli, stampe digitali e cartoni da imballo danno vita ai soggetti più diversi, condensando in una versione "spogliata" e piacevolmente insolita le caratteristiche essenziali delle rispettive ricerche artistiche. 

La parte malagueña dell'esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 30 Giugno. Dopo di che, il testimone passerà a Gradisca, dove IT/ES Interchange atterrerà nei prossimi mesi. 

Se siete a Málaga e vi va di passare stasera al vernissage, aggiungo solo che l'evento è sponsorizzato dalla cerveza Victoria. Il che (lo ammetterete) è già di per sé una garanzia. 

mercoledì 15 maggio 2019

Influencer coi volant: look e tendenze dalla Feria di Siviglia

A Siviglia si è appena conclusa la Feria de Abril e, per chi ama la moda flamenca, questo non può che voler dire una cosa: ladies and gents, il tempo dei bilanci è arrivato.  

Dopo la stagione delle sfilate, che ha i suoi appuntamenti più importanti in We Love Flamenco e SIMOF, è il momento di andare a vedere quali delle tendenze viste in passerella hanno passato la prova del gusto comune.

Sulla sabbia gialla del Real, influencer, vip e semplici innamorate dei volant hanno, ancora una volta, avuto il più o meno consapevole compito di realizzare o infrangere i sogni dei designer più azzardati di settore.

Tra scatti su Instagram e fotogallery sui media, ad emergere come indiscusse conferme sono il trionfo assoluto dei pois e le scelte cromatiche giocate sui toni del bianco e del nero (che tuttavia si abbiano, più che lasciare spazio al monocromo proposto alle sfilate).

La praticità dello spacco sul vestito continua ad affascinare qualche instagrammer, mentre i fiocchi, proposti al SIMOF come “plus” romantico tra i capelli e sui vestiti, non sembrano ancora aver convinto le ragazze che in questi giorni si sono aggirate tra le casetas sivigliane.

Ma ecco, in dettaglio, quali sono state le principali tendenze viste tra un rebujito e l’altro alla Feria de Abril 2019:


1. BLACK AND WHITE



Il contrasto cromatico per eccellenza conquista le flamenche più raffinate, che abbinano le tonalità del bianco e del nero tramite indovinati stacchi geometrici, asimmetrie, e accostamenti di righe e pois.

Tra le influencer ha valorizzato Virgina Troconis e Claudia A. del blog Entre Cirios Y Volantes, entrambe splendide in abiti di José Hidalgo. Sibi Montes ci ha abbinato un fiore viola a contrasto, mente Maria Turiel ha optato per un abito di Rosa Pedroche in cui i maxi-pois neri su bianco appaiono arricchiti dai volant bordeaux. Pois neri su bianco anche per AlbitaVita, che li ha sfoggiati su una gonna ampia.


2. POIS OVUNQUE, POIS COMUNQUE



Certe fantasie sono, più che altro, marchi di identità. Immuni al passare del tempo, i pois si confermano il Grande Classico della Feria. Come preannunciato alle sfilate di settore, quest’anno al Real sono stati più presenti che mai, declinati in ogni colore e dimensione possibile.

Raquel Bollo, Lourdes Montes, Nuria del blog “El Diario de Nuny” (in un modello di Mónica Méndez) , o la “Invitada Ideal” Margarita de Guzmán (che ha vestito José Galvañ) sono  tra le vip che hanno abbracciato lo stile.

3. VITA ALTA


Dopo anni di timidi approcci e tentativi non sempre riusciti di portarla fuori dalla passerella, finalmente la vita alta sembra essere calata a pieno titolo nel micromondo della moda flamenca. Quest’anno sono state davvero in tante a sceglierla, spesso in abbinamento a gonne ampie che coprono i difetti concedendo maggior libertà di movimento mentre valorizzano anche le silhouette meno perfette.

L’abbiamo vista, tra le altre, in Carmen de la Cruz (Bridalada), che ha indossato un modello di Johanna de La Cruz, in Raquel Revuelta (in un abito di Pilar Vera) e nell’instagrammer Paula Rasero.


4. ROSSO E MALVA



Se il bianco e nero formano una coppia consolidata e sempre attuale, l’altro abbinamento cromatico più popolare alla Feria de Abril si presentava ben più azzardato. Sia le influencer che le “comuni mortali” sono riuscite, tuttavia, alla perfezione nel difficile intento di sposare, dosandole sapientemente, due tonalità difficili come il rosso e il malva.


Tra i migliori esempi, gli outfit di María Pombo, Rocío Crusset, Agatha Ruiz de La Prada e
Raquel Revuelta (che mischia fiori e pois in un abito di Pilar Vera).  

5. VOLANT DEGRADÉ



Visto a We Love Flamenco (e meno presente al SIMOF) l’effetto cromatico “degradé” creato con l’accostamento cromatico dei volant si è fatto notare anche al Real, ma sembra essere piaciuto più alle influencer che alle semplici visitanti.

L’ho apprezzato soprattutto nei look di Eugenia Martínez de Irujo (con un modello di Rocío Peralta) e di Laura Sánchez, che ha scelto un disegno di Ventura.



6. MANTONCILLO



Il mantoncillo, coloratissimo e rigorosamente ricamato con motivi floreali, si conferma una volta in più il complemento must per gli outfit da flamenca. Del resto, quest’anno l’ha indossato persino la Regina d’Olanda!

Tra le altre influencer che l’hanno portato con stile e personalità vanno citate Teresa Baca, Eugenia Osborne o Marta Carriedo.



Cominciate a pensare a cosa indossare a Málaga ;)

venerdì 10 maggio 2019

Ricordi di Madrid

Madrid è una collezione di deja vù.

Di volti che si sormontano.  Di frasi rimaste impigliate negli angoli addolciti delle sue strade.
C’è la Latina, che ha la voce di Leiva e un po’ anche quella di mia madre.

E Huertas, con Laura che guarda fuori dalla finestra di quel Primo Ostello da cui intrapresi un viaggio di ritorni regolari. Il Jazz di Casa Alberto. Le americane inacidite dal Jet Lag.

C’è il Palacio Real, con Michela che canta i Negrita in una versione tutta sua. E l’incrocio in cui ho conosciuto Céline a due passi dalla Gran Via.

C’è la Glorieta de Bilbao dove mi sono persa. L’hotel pagato dall’azienda la prima volta che ho visto l’Ambasciata. Il furgoncino coi vetri oscurati che mi guidava ad un concerto privato. E Gli showcase alla fnac. E i mercatini d’inverno. E quel locale trendy in cui m’aveva portata Carolina.

É incredibile pensare a quanti ricordi io abbia affidato negli anni alla Capital.

Non l’ho mai vista come una casa, perchè in una casa non ci ridi soltanto.

Lo so bene, oggi che ho rinnovato per un altr’anno il contratto del mio appartamento a Málaga. In una casa assapori lacrime orizzontali stesa a letto dopo aver ricevuto un rifiuto. In una casa organizzi le cene, prendi un té con un’amica, canti facendo le pulizie. Ma ricevi anche brutte notizie al telefono, spegni la sveglia di malumore, ti angosci sui siti per cercare lavoro. In una casa ti svegli col mal di testa dopo una serata in cui hai esagerato un po’.

Madrid non è questo. Madrid, per me, è sempre stato un punto di incontro tra persone in transito. La promessa di non essere mai sola quando, per caso, sei di passaggio lì.

É un luogo in cui ritrovi. In cui conosci. In cui abbracci. É il posto in cui andare a resettarti la vita. E in quei casi la città si lascia sfogliare come un libro, tra versi scritti sulle strisce pedonali, murales e cartelloni pubblicitari che sembrano messi lì apposta per aiutarti a capire chi sei.



Per questo è bello, condividere Madrid con le persone a cui vuoi bene. Perché lì, donde se cruzan los caminos, Madrid è un’oasi di felicitá.

Mi sembra ieri che l’ho vista di nuovo fare capolino dalla finestra di un aereo in ritardo. Era una notte stellata al contrario, coi Vetusta Morla a rivendicare la cittadinanza nelle scelte opportune del mio iPod.

E, come quasi sempre, ho avuto un brivido.

Tornare dalle ferie in Italia è un po’ tuffarsi a testa dentro un’altra vita.

E chissà se un giorno saprò mai spiegarlo davvero. Chissà se riuscirò a farvi capire come ci si sente ad addormentarsi nel letto della casa in cui sei sei cresciuta. A risvegliarsi nei ritmi e negli odori di sempre. E cercare sullo schermo di un cellulare un qualche tipo di prova tangibile che ti confermi che gli ultimi due anni siano davvero esistiti.

Perchè potrebbe essere stato tutto un sogno, a conti fatti. Che ne sai. In fondo, delle persone che vedi ogni giorno, qui non ce n’è neanche una. E qualcuno, sui sedili di un’auto, ti ha detto senza saperlo le stesse parole della canzone ascoltata la sera prima. In fondo tutto quello che avevi chiesto - tutto, fin nei minimi dettagli - si è materializzato in modo troppo perfetto per non essere frutto della tua immaginazione.

E in quella che era la tua casa - e che ora è la casa dei tuoi -  tutto è, invece, rimasto uguale.

Poi in genere l’aereo atterra, l’umidità di Málaga si insinua tra la pelle, e il sogno ricomincia da dove s’era fermato. Nel momento del rullaggio i ritmi lenti del nord-est si cancellano, come se l’ultima volta in cui ti sei stesa su quel letto non fosse stata ieri, ma due millenni fa.

Tornare è un atto brusco, sempre, in tutte le direzioni. Tornare mi sconquassa, mi confonde, mi stordisce.

Ma almeno questa volta, in mezzo, c’è stata Madrid. Ci sono stati gli amici che mi hanno accolta fuori dal Terminal 1 di Barajas e una città che mi si è srotolata attorno mentre Ángel la presentava a chi non c’era mai stato.

Madrid, nel weekend delle elezioni, mi ha fatto da cuscinetto per rendere l’impatto un po’ meno brutale.
Così in quest’altra vita, anzichè tuffarmi a testa, mi ci sono stavolta immersa in modo graduale. Macinando chilometri. Bagnandomi le labbra di Vermut. Aggiungendo volti ai ricordi, frasi alle strade.

Ho mangiato per la prima volta al Mercado de San Fernando, dove vendono libri al chilo e ti fanno i mondaditos de lomo a 4 euro con la birra inclusa.



Mi sono lasciata sedurre di ansia dall’arte claustrofobica di Tetsuya Ishida al Parque Del Retiro.

Ho abbracciato Nancy mentre cantavamo Hemos Ganado Tiempo al concerto dei Viva Suecia pensando che di tempo, sì, ne abbiamo guadagnato un bel po’.



E poi ho aperto gli occhi, a un certo punto, sull’autobus che ci riportava in Andalucía. Ho osservato i miei amici. Una guardava fuori dal finestrino con le cuffie alle orecchie e l’aria malinconica riflessa sul vetro. Un altro controllava i risultati della formula uno sul cellulare. Il terzo leggeva un libro. In quel momento erano talmente loro che mi è venuto da ridere.



Ho richiuso gli occhi, e ho pensato che ho avuto fortuna.

domenica 7 aprile 2019

Il momento migliore



Il lomo en manteca tinge di arancione le conversazioni. Mi godo l'incanto di un paesino bianco, il  deserto raccolto attorno all'esplosione della musica live. 

Ci saranno a stento 7.000 anime, a Pizarra, eppure sui concerti ci scommettono un bel po'. Pizarra, che il correttore dell'iPhone trasforma in pizzeria. Manco sapesse della comunicazione via Instagram Stories con cui Andrea propone una cena al Terra Mia

Invano.

E intanto si fanno le sette. Al festival Al Andalus un tizio si addormenta sul muretto, sperando forse di essicare la sbornia nei rarissimi intervalli di sole.

Bagno vs. Cassonetti come Dilemma degli uomini in sala.

Da dentro, le note di un gruppo metal arrivano (mai troppo!) attenuate alle orecchie di chi il cambio drastico di genere non l'ha proprio apprezzato granché. 

Ma in fondo la birra costa un euro, e ai festival ci vai per celebrare la vita. Chissenefrega, allora. Ché tanto ho per le mani bicchieri vuoti e ricordi. I miei amici accanto. Tutto quello che potrei desiderare. 

Foto: Festival Al Andalus


Non so bene di cosa parla questo post. 
Forse di tutto, forse di niente. 
Di sicuro, di me.
Ripenso alle immagini degli ultimi giorni, sconnesse come quelle di un sogno.

I colombiani che ballano al ritmo di canzoni anni novanta in un appartamento AirBnB senza ascensore. Le ragazze che posano come attrici di Hollywood. La pioggia che bagna l'incanto del Barrio Gotico di Barcellona. 

E ancora la riunione di lavoro coi mirtilli in mezzo, una telefonata alla vigilia dell'imbarco, il taxi delle cinque, i bip sul cellulare. 



Rivedo la turbolenza sul volo di rientro e la signora che mi sorride rassicurante mentre pianto le unghie urlando sul sedile di un Boeing della Vueling. 

Dio, quanti miracoli fa il contatto umano. 

"Ognuno pensi ad un trionfo dell'ultimo trimestre", diceva il mio capo attorno a un tavolo rettangolare.

E ho scritto su un documento Google la prima cosa che mi è venuta in mente, senza alcun filtro di riflessione.

Il mio trionfo è un senso di stabilità.

Ecco di che parla questo post.

Parla del fatto che, da quando mi sono ri-trasferita a Málaga, ogni giorno è stato una follia. Una follia bellissima, da divorare a bocconi avidi, senza chiedersi - né potersi chiedere- dove sarò o cosa farò domani. 

Una follia che ha contratto mille anni in due. Una follia di cui ho amato ogni momento, persino le lacrime. Ma pur sempre questo, una follia.

Per la prima volta, ora mi rendo conto che quella montagna russa d'incompiuto sta piano piano cedendo il passo alla tranquillità.

Ho una casa abbastanza piena di vita ed oggetti da poterla con diritto definire "mia". Ho un lavoro in cui scommettono ed investono su di me. Ho gruppo di persone su cui poter contare nel momento del bisogno. 

E davvero non lo so, se a voi sia mai capitato. 

Se vi siete mai resi conto, all'improvviso, che la vostra quotidianità somiglia sempre meno a un procedere a tentoni e sempre più a delle strane sottospecie di radici.

Aggrovigliate, ma pur sempre radici.  

Non so se abbiate mai sentito, in una qualche matassa confusa dentro alle vostre viscere, che state vivendo i
l vostro momento migliore.

Perchè a me sta succedendo adesso, e  fa paura da morire. 

Una paura quasi più grande di quella che mi ha fatto piantare le unghie sul sedile di quell'aereo.

Una paura che, in fondo, è la stessa.

La paura che possa finire.

venerdì 22 marzo 2019

4 mostre da non perdere questa primavera a Málaga


Sulla strada per il Mercadona, i fiori sugli alberi si sono aperti come gli obiettivi dei cellulari che li immortalano. 

Come i miei occhi avidi di bellezza, e il mio cuore pronto ad acciuffare la vita. É primavera, señoras y señores. Lo dicono le ultime arance spiaccicate a terra sotto casa. Lo dice il profumo di Biznagas che, da una Calle Larios finalmente sgombra, mi sussura che il meglio deve ancora arrivare. 

Lo dico sempre, e lo ripeto una volta in più: questa è la stagione migliore per vivere la città. E non soltanto per il clima, o per il festival del cinema. Nella città dei musei, tra i tanti eventi che potete godervi in queste settimane, ci sono almeno quattro mostre da non perdere.

Queste: 


1. Un país nuevo. Henri Matisse (1869-1954) - Centre Pompidou Málaga

6 MARZO - 9 GIUGNO 2019
Ingresso Mostra: 4€ Intero, 2,50€ ridotto
Ingresso Mostra + Collezione permanente: 7€ Intero, 4€ ridotto
GRATUITO la Domenica a partire dalle 16.00. 

Foto: Málaga Hoy


Immaginate di essere a Madrid. Uscite dal Reína Sofía, con gli occhi gonfi di quel solito, inspiegabile, dolore che vi inonda ogni volta che vedete il Guernica. State pensando che sì, d'accordo, il Pompidou di Málaga sarà pure uno dei vostri musei preferiti; Ma, siamo obiettivi: non potrà mai superare questo. 

É allora che, manco fosse spinto da un atto di gelosia, il cubo più colorato d'Europa annuncia sui social la sua mostra ad oggi più ambiziosa. 

Matisse, nientemeno. Che, accidenti, ti viene da dire "m'arrendo". Scacco matto. Hai vinto tu. 

In occasione del 150 anni dalla sua nascita, la sede malagueña del museo parigino ha raccolto in totale 48 tra quadri, sculture e disegni di uno dei più grandi Maestri della modernità. 

Le opere selezionate ne ripercorrono la traiettoria artistica dagli inizi fino agli ultimi lavori degli anni '50, includendo capolavori come Il Violinista alla Finestra (1918), realizzato durante i suoi primi anni a Nizza, o il Nudo rosa seduto (1935-1936), emblema della semplificazione radicale a cui Matisse aspirava da sempre. 


2. Olga Picasso, Museo Picasso Málaga 

26 FEBBRAIO- 2 GIUGNO 2019
Ingresso Mostra: 6,5€ Intero, 4€ ridotto
Ingresso Mostra + Collezione permanente: 12€ Intero, 7€ ridotto
GRATUITO la Domenica a partire dalle 17.00.

Foto: De Museos Por Málaga

Il Museo Picasso dedica una delle sue mostre più intime e particolari ad Olga Khokhlova, la prima moglie dell'artista malagueño e madre del suo primo figlio. 

Come ricorda il blog "De Museos Por Málaga" (che se amate l'arte vi consiglio di seguire), Olga fu la donna che, più di tutte, influì sull'arte di Pablo. La ritrasse in tutti i modi e in tutte le forme: la conosciamo classica, surrealista e cubista. L'abbiamo vista dolce e sensuale all'epoca dell'innamoramento, e deformata fino a sembrare un mostro quando l'amore era ormai bell'e finito. 

Ma, al di là di quello che le opere di Picasso ci trasmettono, la sua figura era rimasta fino ad ora per molti versi avvolta nel mistero. Almeno così fu per Bernard Ruiz-Picasso, suo nipote, che ha commissionato questa mostra spinto dal desiderio di saperne di più sulla nonna. 

Mischiando arte e vita personale, l'esposizione si basa sul contenuto del baule di viaggio che Olga, ballerina russa, portava sempre con sé: oltre 350 oggetti tra lettere, disegni e fotografie che ci permettono di conoscere un po' più da vicino sia la sua vita di coppia con Picasso che il contesto politico e sociale in cui si svolgeva. Alcune delle opere più iconiche del genio malagueño accompagnano e completano quella che si potrebbe quasi definire una sorta di narrazione multimediale. 

Se come me avete visto Genius: Picasso (la serie di National Geographic con Antonio Banderas) vi incuriosirà ancora di più. 

3. El Jardín Secreto, Museo del Patrimonio Municipal, Málaga (Sala de exposiciones de la coracha)

20 FEBBRAIO- 30 APRILE 2019
Ingresso Gratuito. 



Quando pianifichi itinerari artistici per la città, il Museo del Patrimonio Municipale tendi inevitabilmente a dimenticarlo. É un peccato, perché invece organizza spesso esposizioni degne d'attenzione. Come questa, che raccoglie oltre 300 opere di collezionisti privati per esplorare la relazione tra l'arte e chi l'acquista per il puro piacere estetico di abbellirsi la casa (e la vita). 

Tra i lavori esposti si apprezzano le firme di alcuni dei nomi più rappresentativi della scena contemporanea malagueña, come Enrique Brikkmann o Francisco Peinado. Ma c'é spazio anche per autori di rilievo internazionale, come Anish Kapoor, Per Barclay, Markus Oehlen, David Hockney o Louis Bourgeois, tra gli altri. A completare il catalogo troviamo poi numerosi rappresentanti nazionali come Chema Cobo, Guillermo Pérez Villalta, Juan Uslé, Abraham Lacalle, o Manolo Quejido, oltre ad un'interessante scommessa sugli artisti emergenti. 

Consigliatissima soprattutto se siete curiosi di dare uno sguardo al movimento artistico contemporaneo più autentico. 

4. Van Gogh Alive, Puerto de Málaga (Paseo de La Farola) 

9 MARZO - 9 GIUGNO 2019
Ingresso Mostra in giorni lavorativi: 12€ Intero, 10€ ridotto
Ingresso Mostra in giorni festivi: 14€ Intero, 12€ ridotto
Foto: Yo Soy Mujer

Sarò sincera: il prezzo di questa mostra (o forse dovrei dire "esperienza") è un po' un furto. Esigere 12 o 14 euro per qualcosa che non ha un reale valore artistico mi sembra esagerato e fuori luogo, specie se paragonato al costo delle 3 esposizioni appena menzionate. 

Penso, però, che vada vista. A costo di uscirne delusi e incazzati. 

Perchè? 

In primo luogo perchè è attualmente l'esposizione multisensoriale più visitata al mondo, e la curiosità impone di capirne il motivo. E poi perchè incarna un nuovo formato di vivere l'arte, che attira il pubblico più giovane e apre scenari interessanti in vista del futuro. 

A due passi dalla "farola" (l'iconico faro malagueño con cui culmina la passeggiata del Muelle Uno), un tendone di oltre 800 metri quadrati pieno di maxischermi promette allo spettatore di vivere un'esperienza unica nel suo genere, immergendosi letteralmente nella vita e nell'arte di Vincent Van Gogh. 

Oltre 3.000 immagini proiettate sulle pareti e sul pavimento e accompagnate da musica scelta per l'occasione, permettono di "passeggiare" in mezzo ai paesaggi dipinti dall'artista e apprezzare ogni dettaglio dei suoi autoritratti, fino alla singola pennellata e al modo in cui si mischiano i colori. 

Allo stesso modo, si può conoscere la vita e l'evoluzione della traiettoria artistica di Van Gogh senza alcun bisogno di audio-guide. 

L'obiettivo è quello di "ispirare, intrattenere ed educare il pubblico", risvegliando l'interesse per l'arte nelle persone che normalmente non visitano i musei. Chi lo fa, potrà invece quantomeno provare un'esperienza diversa dalle solite.