domenica 20 agosto 2017

La Vie en Rose e altri trend di moda flamenca dalla feria di Málaga


Togliere un fiore dalla testa può essere più doloroso di quanto sembri. É come se avesse messo radici nel cervello, inondandolo del ritmo incessante delle sevillanas, dell'odore delle biznagas, del rumore degli zoccoli dei cavalli al galoppo sull'asfalto del Real. Come se avesse acuito i tratti più flamenchi della mia personalità, rompendomi persino l'orologio pur di insegnarmi a vivere senza preoccupazioni. Nel silenzio surreale di questa Domenica è ancora più difficile doversi rassegnare alla routine.

La Feria di Málaga si é appena conclusa, e con lei anche le mie vacanze. Sono state le più belle e distensive degli ultimi anni, nonostante l'assenza di imbarchi e il dolore acuto delle cronache. Ho letto libri, ho guardato serie tv, ho ballato fino a che ne avevo fiato. Ma, soprattutto, mi sono immersa corpo e anima in quel mondo parallelo che da sempre mi disegna sul volto sorrisi più pieni. 

Ebbene: c'è un aspetto, in quel mondo, a cui continuo a riservare uno spazio speciale in questo blog. Parlo della moda. Di quella nicchia del settore fashion che più di ogni altra mi affascina ed entusiasma da morire.

Nel giorno dei bilanci, capirete quindi che non potevo non passare in rassegna i trend flamenchi visti quest'anno alla festa grande della città. 


LA VIE EN ROSE 

Secondo Pantone il Pink Yarrow è una delle nuance dell'estate, e la Feria di Málaga l'ha confermato appieno. Vuoi perchè è di tendenza in senso generale o vuoi perché è il colore del Cartojal (il vino ufficiale della festa), la stragrande maggioranza delle flamenche l'ha scelto quest'anno per vestiti e fiori, facendone l'indiscusso protagonista delle palette. 

Tutte le foto: Ilaria - Italo-Spagnola 


Anche il più delicato Pale Dogwood - un rosa antico con sfumature pesca, inserito anch'esso nel report di Pantone sulle tonalità di tendenza per la stagione - si è visto spesso nelle vetrine dei negozi di settore e tra le casetas del recinto ferial. Più che come tinta base da indossare da capo a piedi, l'ho notato più spesso sugli accessori o abbinato ad altre tonalità di rosa e di viola nelle fantasie di gonne ed abiti. 

Foto: Ilaria - Italo -Spagnola e Ayuntamiento de Málaga (Facebook Page)



GIALLO ESTATE

Alle passerelle di settore, il giallo era stato presentato come il grande protagonista della stagione flamenca. Se alla feria di Siviglia il trend non sembrava essere stato confermato, a Málaga è stato decisamente più presente. Il motivo potrebbe essere più terra-terra di quanto pensiamo: con l'abbronzatura di metà Agosto, sta decisamente meglio che in Primavera!

Foto: Ilaria - Italo-Spagnola



FLOWER POWER!

L'altro grande trend di stagione, confermato una volta in più dalle flamenche malagueñe, sono le stampe floreali. Classiche, abbinate ai pois, piccole o grandi che fossero, si sono dimostrate l'indiscusso must-have per la Feria. 

RAINBOW EFFECT

Le più coraggiose ed anti-convenzionali si sono fatte vedere in giro con gonne e vestiti impreziositi da micro-volant ciascuno di un colore diverso dall'altro, per un generale effetto "arcobaleno" o patchwork che avevamo già visto in passerella per mano di Pilar Vera o Pol Nuñez. Personalmente lo trovo spettacolare. 

Foto: Ilaria - Italo-Spagnola


PENDIENTES DE FLECOS

Letteralmente "orecchini con le frange" (come questi)  sono stati quest'anno i preferiti dalle ragazze e dalle signore: pratici e leggeri, sono decisamente più comodi dei tradizionali cerchi oversize, perfetti per chi ha voglia di scatenarsi nelle danze!

CORTO E PRATICO!

Se la Feria di Siviglia è più "fashion" e snob, quella di Málaga é sempre stata più votata alla praticità. Ecco allora che sono sempre di più le flamenche di tutte le età che, indipendentemente da quello che detterebbero le mode, scelgono abiti corti e senza maniche per sopravvivere meglio alle temperature infernali dell'Agosto andaluso. 

Foto: Ilaria - Italo-Spagnola


Nella stessa ottica si inquadra la quantità di mini-zaini (per nulla "ortodossi") indossati dalle ragazze con i trajes, al posto delle più tradizionali ma meno capienti pochette. Il motivo? Ancora una volta, pura praticità. C'è bisogno di spazio per portarsi dietro un accessorio considerato da molte indispensabile: lo spruzzino con l'acqua per rinfrescarsi tra una sevillana e l'altra! 

FLAMENCO PRET-A-PORTER

Alla Feria de Málaga non tutte si vestono da gitana. Per chi non lo fa, però, vige la regola non scritta di flamenchizzare almeno un pochino il proprio look civile. Oltre ai classici fiori in testa, quest'anno uno dei modi più popolari per farlo è stato legare il mantón in vita sopra agli short, dando l'effetto ottico di una mini-gonna con le frange a taglio asimmetrico. 

In crescita, infine, la popolarità delle minigonne in jeans con applicazioni di volant a pois : comode, colorate, e decisamente più economiche di un abito!






martedì 15 agosto 2017

Senza anestesia.


Feria è uscire per andare in spiaggia e ritrovarsi al concerto di un gruppo rock. É cantare "qué viva España" con degli sconosciuti in Plaza Uncibay. Fermarsi in Calle Larios perché le ragazze di una qualche scuola stanno ballando flamenco sul palco. 

Un post condiviso da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:



Feria é scoppiare in lacrime quando un coro popolare canta una canzone dedicata a Málaga (meno male che avevo gli occhiali da sole!). Piangere di nuovo (no, sul serio, cosa mi sta succedendo?) di fronte alla felicità e all'energia di una signora di 96 anni che balla por rumbas. Incrociare per caso i DMEI nello studio in esterna di 101 tv. E alla fine non arrivarci proprio, alla Malagueta, perchè in Plaza Marina c'è un'altra band. E "Oh, questi son bravi, facciamo che mi fermo ancora un po'".




Feria è la giornata stupenda passata al Real con le compagne di flamenco, raggianti nei volant comprati per l'occasione. É mangiare una tapa in ogni caseta. É il cameriere che rovescia la paella adosso a Maria José e allora "Viva los noviosss", perché sempre di riso si tratta. Feria sono le ragazze sedute di lato sui cavalli agghindati. I commenti sui vestiti. I volti inediti. I bambini che giocano a spruzzarsi acqua sotto la fontana. 

É ballare finché hai fiato. Ballare ovunque. Con chiunque. Comunque. É imparare finalmente la terza sevillana - e metá della quarta - rendendosi conto che come per le lingue é solo quando ti butti, e solo sul posto, che le fai davvero tue. É tuffarsi sul letto alle nove di sera, esaurita ma felice, mentre scalci con i piedi per lasciar cadere kili e kili di stoffa sul pavimento. E parli all'abito inzuppato di sudore solo per dirgli grazie di averti cucito addosso una personalità un po' nuova. 

Feria per me è una concatenazione infinita di stimoli che ti riempie l'anima fino a farla traboccare. 



Per questo fatico sempre di più a capire chi la vive solo come un macro-botellón. Nient'altro che un pretesto per bere, bere troppo, bere fino a perdere il controllo. Fino a ridurre la città a uno schifo, tanto da costringermi a ripetere che "di solito non è così" ad una coppia di amici in visita. Perchè me ne vergogno profondamente, di queste pile di spazzatura ai bordi delle strade, del pavimento appiccicoso, dell'odore di alcol, marijuana, pipì e sudore che si respira nell'aria; della gente che vomita negli angoli, delle ragazzine che barcollano con una bottiglia ormai quasi vuota di Gin bevuta a canna. Del sottofondo di sirene della polizia. 

Ché magari sono io che sto invecchiando. In effetti, mi sto rendendo conto che mi piacciono di più le cose che amano le signore un po' attempate che moltissimi giovani. Può essere. Però non capisco - davvero, proprio non mi entra in testa - come si possa VOLER stare male, VOLERSI distruggere, VOLERE il post-sbronza devastante che ti lascia il Cartojal la mattina seguente, togliendoti tutta la voglia di svegliarti un po' prima e goderti gli spettacoli migliori. VOLERE - ecco, soprattutto questo - non ricordare momenti così. 

La Feria, per me, va vissuta di giorno, sotto la luce del sole, senza anestesia.

Perchè giornate come queste sono un'iniezione di gioia totale e purissima che difficilmente sarò in grado di spiegarvi a parole. 

Non c'è alcolico né droga in grado di eguagliarla in alcun modo. 


venerdì 11 agosto 2017

Feria is coming: la playlist che vi mancava


Ok, tecnicamente non è che questo post c'entri proprio con la feria. Voglio dire, stavo ancora nel mio vecchio appartamento di [*sospiro nostalgico*]  Huelin quando mi sono resa conto che le sonorità flamenche sono perfette per le pulizie. Sì, insomma, motivano. Togli la polvere lerelerè, passa il mocio toma que toma, lustra i vetri arsaaa, e finisci in quattro e quattr'otto. Sul serio. Dovreste provare. 

Comunque. Siccome questa notte i fuochi artificiali daranno l'entusiastico benvenuto alla festa grande della città, suppongo sia piuttosto naturale affibbiarle colpe e meriti di tutto ciò che accade. Compresa la playlist che progettavo da una vita, e che il tripudio generale di pois mi ha finalmente convinta ad assemblare. 

Perchè questo ho fatto: assemblato. Sono andata a setacciare le mie vecchie liste di riproduzione su Spotify per estrarre da ciascuna i brani più adatti alle circostanze. Rumba, flamenquillo pop, contaminazioni e flamenco in senso stretto (ma nella sua versione di facile fruizione): quella che ci troverete dentro - se mai doveste decidere di ascoltarla - non è tanto una sorta di colonna sonora personalizzata della feria quanto la proiezione stessa dell'anima andalusa che da anni, più o meno nascosta, covo dentro di me.

Quello che potrò fare da stasera, col mio bel vestito ritirato dalla sarta e i mille fiori che aspettano soltanto di posarsi tra i capelli, non sarà in fondo altro che darle sfogo.

Buon ascolto a tutti. E, perchè no? Magari anche buone pulizie. 


martedì 8 agosto 2017

Feria is coming: breve storia della moda flamenca

Se la guardi da Plaza de la Constitución, la porta rossa all'ingresso di calle Larios incornicia perfettamente il monumento al Marchese. É lì ormai già da qualche giorno, ornata di biznagas giganti, a far da sfondo ai selfie dei turisti e dei locali. Lì accanto, a meno di cinque metri, la tradizionale piramide di barili fucsia già inneggia alla perdizione del Cartojal.



Sì, perchè ormai ci siamo. Lo dicono i negozi di moda flamenca presi d'assalto da moltitudini infervorate. Le stoffe a pois. Le offerte irresistibili. Lo dicono le ragazze che promuovono i saldi con le minigonne di volant. Lo dice il tipo che, sbuffando per il caldo, si arrampica sulla scala a pioli per dare gli ultimi ritocchi ad un gazebo. E le scritte al neon coi servizi straordinari sugli autobus. Le pubblicità a tema. La monotonia delle mie ricerche su Google, coordinate all'argomento unico - ed ubiquo- di conversazione. 

Ci siamo, sì. Siamo entrati ufficialmente nella settimana della feria, e io sono emozionata come una bambina. 

In questi ultimi giorni ho rastrellato mercatini. Dilapidato i risparmi in accessori. Sono passata dalla sarta a farmi ritoccare un abito. Ho studiato davanti allo specchio - nella penombra anti-intrusi di camera mia - ogni possibile combinazione cromatica di fiori e mantones. E adesso, quando tutto sembra finalmente a posto, sento l'obbligo morale di iniziare il countdown. 

Lo faccio con un post informativo (ché ormai c'ho preso gusto), riassumendovi la storia degli abiti che in questo periodo dell'anno, a Málaga, tutte noi cerchiamo e sogniamo. Abiti che non sono pura estetica ma tradizione e cultura. La storia di un popolo formato balze, in una perenne e affascinante evoluzione. 

Spero possa aiutarvi ad entrare in atmosfera. 

BREVE STORIA DELLA MODA FLAMENCA*

C'erano una volta i gitani

Le origini dei vestiti flamenchi per come oggi li conosciamo risalgono al XIX secolo. In quell'epoca, infatti, le donne di campagna, per lo più di etnia gitana, erano solite accompagnare i mariti alle fiere di bestiame indossando un camice di cotone molto umile, ornato da una serie di volant. 

In seguito, le donne spagnole più benestanti copiarono il loro stile impreziosendolo con pizzi, passanastri, maniche ornate e molto altro ancora. 



Foto: porsolea.com


L'esposizione del '29

Il 1929 segnò il punto di svolta della moda flamenca. Fu all'esposizione ispano-americana di Siviglia di quell'anno, infatti, che l'abito flamenco si vide consacrato come indumento ufficiale per chiunque volesse assistere alla feria della città, dando inizio alla tradizione che ancora oggi perdura. 


1929. Foto: Pinterest


Gli anni '50: Non solo cotone! 

Negli anni '50 ci fu la vera e propria esplosione dell'industria di settore a livello creativo, con l'abbandono del cotone (che fino ad allora era stato il materiale pressochè esclusivo per la fabbricazione degli abiti) in favore di tutti i tipi di stoffa possibili ed immaginabili. 


Anni '50. Foto: Abc.es


Gli anni '60: dal lungo al corto 

Negli anni sessanta, grazie soprattutto alla bimba prodigio Marisol, l'abito flamenco si accorcia per arrivare fino alle ginocchia o addirittura sopra. Ancor oggi gli abiti corti si indossano nelle ferias, e sono la tipologia di abito preferito per le bambine o le ragazze molto giovani. 


Marisol, anni '60. Foto: todocoleccion.net


Gli anni '70 e '80: esageriamo! 

Negli anni '70 il vestito si allunga nuovamente fino a coprire le caviglie, con una gran abbondanza di merletti e lacci (tendenza che si protrarrà anche nel decennio successivo). 



Anni '70. Foto: Entre Cirios y Volantes


Oggi

Il settore flamenco è, come la moda in generale, in continua evoluzione. Soggetto alle tendenze del momento e permeabile al contesto sociale in cui è immerso, si reinventa costantemente per la gioia delle appassionate. L'industria del settore muove numeri impressionanti, tra eventi dedicati, designer "di fiducia" che hanno ormai legato il loro nome ai bailaores più famosi, stampa, influencer e una rete di fashion blogger specializzate. L'appuntamento più importante, per tutti loro, è il SIMOF: il Salone Internazionale di Moda Flamenca - equiparabile alle nostre fashion week - che ogni anno a Siviglia anticipa i trend di stagione. 


Simof 2017. Foto: Flamenco.moda


Quest'estate persino lo spot del Metro di Málaga ha voluto fornirci un utile riassunto di ciò che va per la maggiore: colori intensi, pizzi, abiti aderenti, volant oversize. 





Per non sbagliare

Nonostante i continui cambiamenti, alcune certezze ci sono. Se volete investire in un abito flamenco che sappia sopravvivere al tempo, optate per la cosiddetta silhouette a chitarra: è la forma più tradizionale e d'impatto, che avvolge in modo sinuoso il corpo della donna aprendosi sul fondo in una serie di volant. Per i colori, scegliete tonalità intramontabili come il rosso, il nero o il bianco. E, se volete una dritta extra, sappiate che i pois non passano mai di moda. 

Non fate le guiri!

Ci sono almeno sei peccati mortali che, secondo le flamenche, commettono i "guiri" (gli stranieri) alla feria. Se volete passare per una del posto e non farvi sgamare subito, è bene ricordarli seguendo queste semplici regole:

1) I capelli non vanno MAI portati sciolti. Potete raccoglierli in uno chignon basso, alto, o laterale; in una treccia, persino in una coda bassa. Potete osare acconciature elaborate. Ma è assolutamente vietato lasciarli al naturale. 


Foto: Peinadosde10.com


2) Il mantón non va mai annodato in vita: per quanto vintage possa essere, oggi come oggi é assolutamente out. Non disperate, però: ci sono altri mille modi per indossarlo, e sono tutti validi. 


Foto: BulevarSur


3) Evitate le scarpe sbagliate! Una ragazza con abito flamenco e scarpe da ginnastica, infradito o tacchi a spillo puó essere solo, ed inequivocabilmente, una straniera. Le spagnole scelgono in genere le espadrillas con un po' di zeppa o, al limite, modelli retró col tacco basso e grosso.


Foto: Instagram - Calzados Hinojosa


4) No alle borse! O meglio, a quelle grandi. Se il vostro vestito non ha la comodissima tasca porta oggetti sul fondo della gonna, sono ammesse quasi esclusivamente le pochette. 


Foto: Pinterest


5) Mai un solo fiore. Un solo fiore in testa, peggio ancora se portato in modo discreto al lato dello chignon, equivale a dire "sono una turista". Portatene almeno due, esagerati, con colori a contrasto, e ben alti sopra la testa. 


Feria de Abril 2017. Foto: Efe


6) No agli occhiali da sole! Si dice che le vere flamenche alla feria non li indossino, ma personalmente é la regola che mi viene piú difficile rispettare. Il sole dell'Andalusia sa essere inclemente, quindi se peccherete io in questo senso vi perdonerò. Non me ne vogliano le locali.  

Allora: pronte per il delirio?

*Fonti: ABC. es, Bulevar Sur, Wikipedia 











sabato 5 agosto 2017

5 account da seguire su Instagram per mangiare bene a Málaga

Non è certo novità delle più recenti che Málaga stia puntando sempre più sulla gastronomia di qualità. Tra le stelle Michelin di Dani Garcia al Muelle Uno, la tradizione gourmet de La Cosmopolita e la cucina fusion di Oleo, la storia e nel piatto si accompagna oggi alla modernità. Proposte raffinate, menú vegan e bar 100% instagrammabili si affiancano a creare un quadro in grado di accontentare sia gli hipster che la nuova e più esigente tipologia di turisti attratti in città dalla sua ricca offerta museale. 

Quando sei di fuori, però, non è spesso facile localizzare i luoghi migliori in cui sfamarsi. Il rischio è quello di finire nelle classiche trappole per turisti, dove servono paella pre-cotta a prezzi più alti del normale. O magari di non schiodarsi dalle attrazioni a pois dell'ormai ubiquo impero Pimpi, che ha rinunciato alla sua identità di enoteca a favore di un menù onnicomprensivo. Come fare, allora, a trovare i posti che davvero valgono la pena? Potete affidarvi al vostro istinto, certo (la tecnica: "vai dove vanno i locali" funziona sempre). Potete chiedere a me, se vi fidate. Potete prenotare uno di quei food tour che vi portano in giro alla scoperta dei sapori più autentici del luogo (e forse trovare sempre me come guida). Oppure, potete usare i social. 

Su Instagram - regno dei foodies per eccellenza - sono numerosi gli account votati alla segnalazione dei locali più cool di Málaga. Siccome ogni tanto un post di pubblica utilità va fatto, vi segnalo quelli che in più di un'occasione mi hanno fatto scoprire pietanze e posti degni di nota. 

Se ne avete altri da aggiungere, i commenti sono tutti per voi! 



Foto: Instagram @comerbienmalaga


Come il nome stesso suggerisce, questo account vuole indicarvi i locali in cui mangiare bene nella Capitale della Costa del Sol. Nella sua gallery non troverete soltanto nomi o indirizzi, ma veri e propri consigli a prova di indeciso sulle migliori pietanze da assaggiare. Seguitelo e scoprirete perle come l'hamburger "Madriz Style" del Nuevo Y Sur, che rivisita in chiave contemporanea e pane total black il tradizionale bocadillo de calamares di Madrid; oppure l'invitante tartar di tonno e avocado servita al Treinta y Tres RestoBar. I dolcetti di mela e cannella del CocoLimón. E ancora, per i nostalgici, il bell'aspetto dei cannoli siciliani de La Dispensa Italiana. In generale il focus è sulle ricette un po' più insolite e gourmet, ma c'è spazio anche per piatti della tradizione come le melanzane con melassa de El Tapy ("Bueno, bonito y barato"). 


2. Eating Out En Málaga (@eatingoutenmalaga) 


Foto: Instagram @eatingoutenmalaga



Katy è una ragazza di origine russa che vive a Málaga e racconta per immagini la sua esperienza gastronomica in città. Sul suo insta-blog troverete grandi classici malagueñi come il Brunchit, il Matahambre o l'Aire Gastrobar , ma a me ha fatto soprattutto venire voglia di mangiare i gamberoni con pisto verde di Wendy Gamba o la tosta de caballa con pimientos del piquillo y tomates di Gloria Hoyos. Da seguire anche se amate i cocktail: scoprirete dove berne di buoni, e spesso con un'ottima vista.  

3. Málaga Se Come (@malagasecome)

Foto: Instagram @malagasecome



Dietro a "Málaga Se Come" si cela un progetto che offre servizi di comunicazione e marketing per aziende del settore gastronomico. Gestito da Arantxa López López, l'account Instagram ospita immagini di piatti da provare in locali non solo della città di Málaga ma anche dei dintorni, alternate di tanto in tanto a foto di paesaggi del territorio e promozione delle iniziative organizzate. Tra le "chicche" l'ajoblanco con granita di uva e formaggio del Palodú Gastrobar , il - decantatissimo! - gelato artigianale di Nonna (che di recente ha aperto anche in piena Plaza de La Merced) o la coca de mortadela trufada di Coco Bambú a Torremolinos. Il buon vino, poi, ha qui un ruolo da protagonista! 

4. Málaga Tendencias (@malagatendencias) 


Foto: Instagram @malagatendencias



Sebbene non si tratti di un profilo gastronomico in senso stretto, questo account dedicato ai luoghi e alle esperienze più cool di Málaga segnala spesso anche bar e ristoranti. Dall'impressionante colazione healthy di No Piqui  ai dolci de La Tertulia a El Limonar, senza dimenticare i succhi naturali di La Bella Julieta , c'é di che appuntare in agenda!

5. Sabor a Málaga (@saboramalaga) 


Foto: Instagram @saboramalaga



"Sábor a Málaga" é un marchio che designa l'autenticità dei locali e dei prodotti della tradizione locale. Se lo riconoscete fuori da un ristorante o sull'etichetta di qualcosa che avete comprato al supermercato, potete essere certi di aver fatto una buona scelta. Curiosamente, Instagram é il social network in cui sono meno attivi (seguiteli soprattutto su Twitter per scoprire, grazie ai retweet e ai contenuti propri, gli ingredienti e le pietanze da non perdere), ma é comunque un must-follow per qualsiasi foodie a Málaga. Tra le foto degli eventi che organizzano o a cui prendono parte troverete gli immancabili espetos , prodotti derivati dalla capra malagueña (tra le razze piú pregiate), oli a edizione limitata  e, ovviamente, olive. 

Vi è già venuta l'acquolina in bocca? 

martedì 1 agosto 2017

Una tranquilla Domenica al mare.

Nueve de la tarde. Capelli incrostati di salsedine. Il mio (bellissimo!) costume nuovo ha già arricchito di disegni ton sur ton le tracce della vecchia abbronzatura. Sguardo perso di torpore euforico. Porte che si aprono. Bling. 'nastardes. Pasen al fondo del autobús. 

Il variegato campionario umano dell'uno, a quest'ora, comprende: 


- Autista figo.  

- Ragazze munite di: due sdraio a testa, due borse, un frigo portatile, un ombrellone, uno stereo, una palla, un fornellino, forse un disco volante e probabilmente una parabola satellitare. 
- Folta comitiva di gitani che include, tra altri figuranti: donna di mezza età quasi completamente sdentata che parla urlando al marito dall'altra parte della vettura; Marito che risponde alla moglie sciorinando barzellette di cui ride solo lui; Figlia con disabilità che chiede ogni tre secondi a chiunque capiti se siamo già arrivati a Las Flores; Giovane donna con bimba neonata che decide di allattare lì per lì in mezzo alla calca. Suddetta neonata addobbata con un fioccone variopinto in testa che la fa sembrare un po' un uovo di Pasqua (ma che personalmente mi intenerisce perchè mia mamma, quando ero piccola, tendeva a pettinarmi così. Non fate commenti). 

- Giovane e bionda genitrice che ha chiaramente deciso di assuefare il figlio con le canzoncine della buonanotte sparate a palla sull'iPad. Col risultato che, però, lui è sveglissimo mentre io tra un po' scivolo in fase REM. Spegnete quell'affare Per Dioooo. 

- Ragazzo all'incirca della mia età che, isolatosi da tutto, risponde concentrato ai messaggi su Whatsapp (Tra parentesi: ma voi le spiate le digital-conversazioni altrui sul bus? Perchè io spessissimo. Cioè, me ne vergogno, ma non riesco a farne a meno. Mi sono creata tante di quelle trame di romanzi in testa sulle basi di quei frammenti di vita rubati che non potete averne idea). 
- Signore con stampelle che gareggiano verbalmente a chi ha la malattia più grave sui posti riservati agli invalidi. 
- Sbuffanti varie e fischiettanti eventuali. 

Quando finalmente riesco a scendere, penso che alla fin fine è stato più facile ballare flamenco in teatro che passare una Domenica al mare. 

Sì, insomma, le Domeniche d'estate le spiagge andaluse sono un corso di sopravvivenza, si sa. L'iPhone dice che mi sono fatta 5,4 km a piedi prima di trovare un frammento di sabbia su cui stendere il mio modesto asciugamano. Giusto il tempo di un bagnetto. Di auto-compiacermi del mio costume nuovo (no, davvero, è proprio bellissimo), e l'acqua del Mediterraneo, dal nulla, mi solletica il piede.

Urla di terrore tutto attorno. "ER MELILLEROOO! ER MELILLEROOOOO! QUE LLEGA EL MERILLEROOOO". Oh, merda, el Melillero. Raccolgo le mie cose in fretta e furia e mi unisco all'esodo di massa dei bagnanti in infradito verso il fondo della spiaggia. Il tutto mentre un muro bianco si staglia all'orizzonte alzando di almeno mezzo metro la gente che nuota. "uaaaaaaaaaaa!", bimbi che urlano felici come fossero al Luna Park. Qualcuno si affanna a cercare di recuperare un materassino. Un secondo appena. Poi, metà della spiaggia non c'è più.



Ri-assestamento. Gli asciugamani si ri-piazzano, ancora più vicini di prima. I vecchi, che hanno osservato la scena dalle porte immaginarie dei loro gazebo iper attrezzati, tolgono le mani dai fianchi e tornano a sedersi sulle loro sedie. Proprio lì, tra il barbecue, il frigo, e il tavolino di plastica che si sono portati da casa. Spettacolo finito. Tempo due minuti, e ricompaiono anche i venditori. Quello delle bibite e del tinto de verano. Quello dei dolci ripieni di cioccolata. Quello dei teli mare. Quella dei gioielli. L'aereo che squarcia l'orizzonte per propinarti lo striscione pubblicitario di un negozio di pentole. 




E dire che l'avevo pure letto, del Melillero. Possibile che me ne dimentichi sempre? É un fenomeno naturale cento per cento malagueño per cui, quando passa il ferry che va a Melilla, si alza improvvisamente la marea provocando un'onda improvvisa ed allagando tutto. Il nostro piccolo tsunami in miniatura, insomma. Lo scherzetto ai turisti, ih ih ih mira el guiri ese. Il modo che ha il Mediterraneo di tenerti sempre sull'attenti. 

Ci riesce fino ad un certo punto, comunque. Ché, con la stanchezza che mi porto dietro, tempo di mettermi le cuffie e scommetto che finirò fritta in secondi tre, due, un...ZZZ. Infatti. Mi arrendo definitivamente al sonno sulla famigliarità di Parlano di Te de Il Cile (scusa Lorenzo; giuro che è un complimento, in qualche modo). Le immagini del giorno precedente si scrollano di dosso le cronologie per ricomporsi in un quadro scomposto ma fedele dei momenti clue della mia prima esibizione andalusa. L'abbraccio delle compagne che mi accoglie fuori dalle quinte. Io che, sciolta la tensione dei primi passi, inizio a divertirmi in un sorriso. Le tre maestre che mi sorridono di Missioni Compiute alzando entrambi i pollici al cielo. E, ancora, la treccia che in qualche modo sono riuscite a combinarmi in testa. Le tapas del matahambre, e quelle del giorno prima. Il caldo che teneva quel vestito. I palloncini che "sono per mia nipote". La voglia di feria. Badare alle bambine. "Seño, mi sistemi il mantón?" La tipa col calo di zuccheri. I monitor nei camerini delle prof. I pettegolezzi. "Prenota prima per Alcatraz". Il modo tutto peculiare che ha uno spettacolo di unire le persone. 




Perché è di questo che sono più fiera, adesso. Più del diploma da appendere. Più del concetto di per sé altamente emotivo dell'aver ballato flamenco in un teatro dell'Andalusia. Più dell'idea di averlo fatto tutto sommato bene, nonostante il mal di stomaco, le paturnie e la frustrazione che mi aveva causato l'attesa. Nah. Ridere attorno a un tavolo: è questo che alla fine resterà. 

Ma i sogni sono sogni, e in mezzo a verità disordinate il mio subconscio incastra - chissà poi perchè - una versione di Battiato con i capelli blu davanti e fucsia dietro. Un'amica che dice di avermi regalato disinteressatamente un post sponsorizzato su Facebook (IO.HO.BISOGNO.DI.FERIE), e le note di una canzone che non riconosco. Ah, no, quella arriva dalle orecchie. E lentamente mi riporta alla realtà. 

Apro gli occhi, bevo un sorso d'acqua. Le sette, ormai.
Playa de la Misericordia è ancora lì, adesso un po' meno guarnita di umanità. 
Dietro di me una signora apre l'immancabile frigo azzurro, che in Andalusia è più o meno la porta ad una dimensione parallela.

"Niñaaaa" - inizia ad urlare, guardandoci dentro- "Cosa vuoi? Tortilla? Filetto? Crocchette? Una banana? Niñooooo, vieni qua, portaci dei dolci!". 

E a me viene da ridere, dell'affetto bonario di cui ridi di chi ami. 

Perchè persino nel loro stratosferico casino; Nel colorato affastellarsi di architetture improvvisate; Nell'incapacità del rispettare gli spazi e la privacy; Nell'attaccare bottone sempre e comunque, anche quando vorresti startene sulle tue; Nel tono di voce altissimo; Nei bagagli con cui intralciano lo spazio sul bus; In questo loro spiazzante senso di comunità senza confini; In questa loro leggerezza accogliente, gioiosa ed informale. Sì, persino in tutto questo - e in parte proprio per questo - io agli andalusi voglio davvero bene. 

Però magari la Domenica la siesta è più rilassante farla a casa. 

A parte per il fatto che a casa nessuno avrebbe visto il mio bellissimo (perchè è proprio bellissimo) costume. 


Mi scusi signora, non è che le avanza una crocchetta anche per me?