lunedì 10 dicembre 2018

100x100 Italian Kitchen: Scavolini e lo chef Broglia celebrano la gastronomia italiana a Madrid

Italiani a Madrid, strabuzzate gli occhi: questo post è tutto per voi. 

Per la serie "riceviamo e, se itagnolo, pubblichiamo" vi segnalo un evento che vi farà venire l'acquolina in bocca.


Si terrà domani, Martedì 11 Dicembre, e celebra in un colpo solo l'eccellenza della gastronomia e del design italiano nel cuore della Capitale spagnola. 

Detto in altre parole: se magna. E pure bene. Gratis. In un posto figo. Insomma: se state a casa è perchè vi volete male. 

Sto parlando di "100x100 Italian Kitchen", un workshop/showcooking con lo chef stellato Cristian Broglia. Ad ospitarlo è lo store monomarca Scavolini nel barrio di Salamanca, che aspira a farsi portavoce dell'italianità. 

A partire dalle 19, Broglia si metterà ai fornelli per preparare un piatto tipico della nostra terra. I presenti - che, lo ribadisco, potranno accedere COMPLETAMENTE GRATIS - avranno modo non soltanto di seguirne la preparazione, ma anche di assaporarne il risultato.

Non prendiamoci in giro: chiunque viva all'estero sa che la nostalgia di noi italiani assume sempre (e a volte unicamente) i sapori e gli odori del cibo.

Ecco perchè, se anche voi siete tra quelli che si lamentano sempre per il caffé,  saltano affranti di ristorante in ristorante alla ricerca della pasta al dente e litigano con gli spagnoli nel tentativo di spiegare che, per l'amor del cielo, la panna nella carbonara non ci va... ecco, allora ho il sospetto che a questa cosa non dovreste mancare. 

Qui trovate l'evento ufficiale su Facebook.

E qui sotto l'invito con tutte le informazioni.

Ve lo ricordo ancora una volta: sarà domani, Martedì 11 Dicembre, alle ore 19, presso lo Scavolini Store del Barrio di Salamanca a Madrid (Calle Maldonado 30). 

Mandatemi un tupperware!




domenica 2 dicembre 2018

Luci.

C'è odore di benzina e sogni inopportuni.
C'è una canzone che mi gira in testa e troppe note sul cellulare. El año más extraño de mi vida, o per lo meno uno dei. Ché con la valigia aperta sotto i piedi i bilanci son già facili da fare.


Non ricordo. Cosa è successo, quando è successo. Quando mai ho avuto un secondo per assimilare.

Lo farò in Italia, allora. Coi mantecados sbriciolati, la finale di X Factor, e la speranza della lotteria. In fondo è anche per questo che si torna, giusto? Per fare progetti e staccare la spina. Forse per ritrovarsi un po'.

L'altro ieri si sono accese le luci, in calle Larios. E così Málaga mi saluta, promettendomi finali da fiaba. Mi tira per il cappuccio della giacca, restituendomi una volta in più la capacità di sorprendermi davanti a ciò che ho già vissuto.



Perché come ve lo spiego ora? L’aspettativa scritta in migliaia di volti. I palloncini che si levano nel cielo, un attimo prima che la notte si cancelli per sempre dentro un’esplosione di watt.



Ci sono bande che suonano nei vicoli. Capriole di artisti di strada che indovini con la coda dell’occhio quando ormai già non sai più dove guardare. C’è Babbo Natale che si fa le foto con i bimbi. Un concerto in Plaza Constitución. Le bancarelle dello zucchero filato e il fumo delle caldarroste. C’è una cacofonia di accenti, e un albero pacchiano che augura buone feste a nome della città.

Natale a Málaga è la feria di inverno. E come alla feria mi sorprendo a dare palmas assieme alle signore di una certa. L’unica differenza è che al posto delle sevillanas ci sono i cori di villancicos, e io penso alle ragazze di VientoFlamenco. A un tendone senza riscaldamento. Al vin brulé.


Quindi no, questo sorriso idiota non me lo toglie dalla faccia nessuno. Nemmeno le signore che spingono all’impazzata. Neanche la marea umana che devo schivare con la strategia infallibile messa a punto in anni di concerti. Neppure il fatto che un partito politico abbia rovinato tutto mettendo il suo logo su quei palloncini.


Comunque sorrido. Da sola, per strada. Come la gente che mi sta simpatica a pelle. Che incrocia il mio sguardo e, senza conoscermi, sorride con me.


Sorrido perchè ogni volta, quando si accendono le luci, io ritorno un po’ bambina.


Perchè si spegne lo stress dentro alla meraviglia e importa solo essere qui, ora.

Con questa voglia di andare e restare al contempo. Con il bisogno di famiglia, film e ciabatte col pelo nella casa in cui sono cresciuta.

E assieme col malessere di rinunciare alla feria Sabor a Málaga, all’inaugurazione dell’opera dei Boamistura alla Termica, al Sofar del 16 Dicembre, all’accozzaglia di eventi che costruisce la mia vita qui.

Questa soddisfazione di andare, riposare, ascoltare musica bellissima in aereo. E già pensare, intanto, a quando tornerò. Nostalgia e futuro. Relax e frenesia. Dannata - e benedetta- bipolarità nazionale.


Arrivederci Málaga, ci rivediamo tra 26 giorni.

Volevo solo dirti che questi orecchini di luce ti donano un bel po’.


lunedì 26 novembre 2018

[Italo-Spagnola Awards 2018] Candidature aperte!

Può darsi che ultimamente non riesca ad aggiornare così spesso il blog, ma certi appuntamenti non si possono ignorare.


Come sapete, a fine Dicembre partiranno gli Italo-spagnola Awards: i premi virtuali con cui, da ormai sei (!!) anni, mi propongo di celebrare le realtà più itagnole del web. E davvero non riesco a non sorprendermi per l’entusiasmo con cui li accogliete.

La scorsa edizione ha superato ogni record, sommando 502 voti, 10.214 visualizzazioni sul blog e la cifra francamente assurda di 22.990 persone raggiunte su Facebook senza spendere un centesimo. Para flipar, come direbbero in terra iberica.

E alla fine non lo so, se riuscirò effettivamente a trasformare il contest in un evento off-line (mi sveglio sempre troppo tardi); Di sicuro, però, vorrei che ve ne sentiste partecipi.  

Ecco perchè, ancora una volta, mi piacerebbe che foste voi a stabilire chi finirà in nomination.



Se avete un blog, un sito o una community sui social che unisca in qualche modo Italia e Spagna (o se ne conoscete qualcuna che vi fa impazzire) segnalatemela compilando il modulo qui sotto.
È completamente anonimo, e vi garantisce totale libertà.
Potete scrivere un solo nome in una sola categoria oppure elencarne venti per ciascuna. Come preferite.
Avete tempo fino al 15 Dicembre compreso.

Dopo quella data, i siti, blog o community che saranno stati segnalati più spesso diventeranno i candidati ufficiali agli Italo-Spagnola Awards 2018.
In più, quest’anno c’è una novità: se avete idee o suggerimenti per migliorare in qualsiasi modo l’iniziativa, potete farmeli arrivare compilando il campo apposito.
É il vostro momento, gente: fatevi sentire!


sabato 10 novembre 2018

Origins (e quel saputello di Google)

Era tutto il giorno che aspettavo con ansia il momento giusto per premere play.

Perchè gli album delle band che ti marcano il ritmo della vita mica li puoi ascoltare così, mentre lavi i piatti, come un sottofondo qualsiasi a cui non presti attenzione.

Naa. Ti ci devi immergere, come in una vasca piena di schiuma.

Devono essere la coccola che fai a te stessa mentre t'isoli dal mondo in uno spazio tutto tuo.

Le band che ti marcano il ritmo della vita si meritano le tue orecchie, i tuoi cinque sensi, il tuo cuore.

Persino Google mi aveva mandato una notifica: "Nuovo disco degli Imagine Dragons, Origins".




Già. Come se non lo sapessi. 


Sul serio, sta diventando ogni giorno più invadente, 'sto coso. 

E "Sono le 2 di notte, cosa fai ancora in giro? Hai 4 hotel vicino, se mai volessi dormire". 

E "Sei alla Casa de Guardia, è un buon posto per fare foto. Fai foto, daaaai. Fai foto, ti prego, fai fotooo. Ma non hai ancora fatto neanche una foto?" 

E "Il tuo volo è oggi. Dovresti uscire di casa adesso perchè potrebbero esserci ingorghi".

Google, te lo dico da amica: E FATTELA, OGNI TANTO, UNA VAGONATA DI FATTI TUOI!


Mamma mia che saputello, oh. Più pesante della gente che qui non la smette più di parlare di Rosalía.

Che poi continua a mandarmi notizie di calcio da quando quest'estate, annoiata sul bus, avevo fatto una ricerca su Isco. Vediamo chi gli spiega che volevo solo sapere quanti anni ha.

Ma, si diceva, gli Imagine Dragons.

Avevo delle buone sensazioni su quest'album, e alla fin fine non si può dire che mi sbagliassi.


Certo, non arriva ai livelli di Smoke + Mirrors.

Di Smoke + Mirrors ce ne sarà sempre e soltanto uno.

Di sicuro, però, ci si avvicina più di Evolve.
Al primo ascolto, le mie canzoni preferite (almeno tra quelle che ancora non conoscevo) sono Cool Out e West Coast. Soprattutto perchè "Sarò la tua West Coast" sarebbe la dichiarazione d'amore definitiva, per me. Quella o "Sarò la tua Málaga". O "Sarò le tue conchas finas al pil pil" . O "Sarò la tua overdose di carboidrati". 'Na roba così.







Ma sto di nuovo divagando.

Digital mi affascinava già nei 30 secondi del teaser che annunciava l'album, e continua a farlo anche ora che l'ho masticata intera. A dire il vero ancora non capisco se mi piaccia o meno, ma è la "I'm so sorry" di questo disco, e penso che dal vivo sarà spettacolare.


In generale, tutta la prima parte mi pare nettamente superiore alla seconda. Only e Stuck, ad essere sincera, le eliminerei proprio dalla tracklist. Ma poi arriva Real Life e, nell'adrenalina che ri-esplode, riscopro il miglior riscatto possibile.


Insomma: ascoltatevelo. Che ve lo dica Google oppure no.

martedì 6 novembre 2018

Era solo un tramonto.



Domenica. 



Come sa essere drammatico il sole quando se ne va. 

Oggi al Muelle Uno é la diva indiscussa sulla scena. Dá una gomitata ai miei casini e non c'è spazio per nient'altro, mentre sanguina sul mare. 

"La bellezza ti fa stare bene...Dio, sapessi quanto mi mancava". 

La voce di un'amica, in sottofondo, s'è sporcata del grigiore delle città del nord. 

Mi parla del coraggio di lasciare il posto in cui non stai bene. Dello skyline che indossa come una calamita personale. Della staticità dei laghi. In definitiva, della ricerca eterna della felicità. 


Ne avevamo già discusso. Ricordo quella volta al Pimpi. 
Nell'aria c'era odore di castagne, e ora mi sembra che si stia chiudendo un ciclo. 

"La vida no tiene prisa", ha scritto qualcuno su una pietra. E sembra quasi un messaggio per noi.



Resto qualche passo indietro, come a voler prendere le distanze dal momento. Al contrario, anzi, come a volerlo fermare. 


Il profilo della nave si scurisce alla mia sinistra con un che di minaccioso. C'è qualcuno che corre sul ponte. Una ragazza dai lineamenti slavi, in equilibrio precario sui tacchi, macina selfie con la testa di lato. 

E poi i gabbiani. "Come si dice gaviota in italiano?". 
I gabbiani sono rimasti immobili, a decine, sopra un tetto. Quasi che anche loro volessero godersi lo spettacolo. 

D'altronde ormai lo guardano tutti, spettatori anonimi in un controluce nero. É lo show di una settimana che agonizza, pugnalata a morte; Freddata da un sole egocentrico che mette tutto in secondo piano. 


La bellezza è terapia. Eh, già. 


E la bellezza a me non sta negli occhi. Cerco di catturarla con l'obiettivo dell'iPhone, come se negli ultimi due anni non avessi fatto questa passeggiata almeno una volta alla settimana. 
Come se non ne conoscessi a memoria i colori, gli odori, le sfumature.
Come se non vivessi qui. 

O se, semplicemente, non mi bastasse mai. 
Perchè è così. 
Málaga, a me, non basta mai. 

E mi accelera il battito in un'incomprensione totale quando mi chiedo come si possa non amarla. Con tutti i suoi difetti, con i suoi contrasti, con il suo essere di tutti e di se stessa. Grezza e raffinata al contempo. Melodrammatica e incostante, proprio come me. 

Io che ora guardo la cattedrale in mezzo ai tronchi di due palme e penso che si sia vestita da sera.
Io che in questo tramonto sento scivolare via come d'incanto tutte le giornate peggiori. 

Il mare é sempre più rosso, ed io ci butto dentro lo stress.
Via, gli antipasti di lacrime degli ultimi due weekend.
Via, lo stomaco chiuso dalle richieste last minute.
Via, lavorare dalle 9.30 all'1.30 della notte dopo.
Via, crollare esausta sul divano. 
Via, dimenticarsi la lavatrice.
Via, dire "sto bene" mentre ti rompi dentro. 
Via, il ricordo che non volevi nel momento meno pensato. 
Via, tutti i piani a cui ho dovuto rinunciare. 

Prima che me ne accorga, la città mi ha lasciato solo ciò che davvero serviva conservare

L'adrenalina di Madrid in un viaggio in giornata, per esempio.
Le luci di Callao, un hotel con il mantón. 
O ancora gli shot di Jagermaister - che poi perchè fa così male la testa?. Sentirsi come le signore di una certa con i classici della loro gioventù quando passano Wannabe e inizi a dimenarti come un'invasata.

Mi ha lasciato i frammenti di ricordi che non tagliano.
I rappresentanti di un'umanità surreale in una sala in cui non eri mai andata prima. Mandare vocali di 10 minuti ad un'amica come sostituto dello psicologo. Incontrare qualcuno per caso per strada e fermarsi a chiacchierare delle ore. 

O ancora parlare di silenzi necessari davanti ad una tapa mentre ti rendi conto che è andato tutto bene. Sentirsi una privilegiata per poder vedere finalmente gli ultimi due episodi di Genius nella casa natale di Picasso. E scoprire che il Guernica riesce a commuoverti persino da uno schermo - come se non ti fossi sentita già abbastanza strana tutte le volte che ti è venuto da piangere al Reina Sofia. Pero, ohi, "que el Antonio lo ha bordao".  



Mi ha lasciato Grace che mi ricorda i tempi andati mentre non riesco a fare i conti nella cacofonia della Tranca. Conoscere persone nuove. E la soddisfazione strana che dà sentirsi dire "ahhh, quindi è questo il tuo bar". 


Questo tramonto mi dà la sensazione che senti quando aiuti una vecchietta ad attraversare la strada. O quando qualcuno fa qualcosa di carino per te in un momento in cui sei un po' giù. 

Perchè dopo due (o dieci, o forse mille) anni la bellezza di Málaga è ancora per me il filtro più potente al mondo.

"Tu hai una cosa a tuo vantaggio" - mi hanno detto- "ed è che sai per certo che il tuo posto è qui".

Mentre il sole se ne va, io ritorno alla vita. 

lunedì 22 ottobre 2018

Tutte le volte che sono stata Robin (Tributo tardivo a How I Met Your Mother)

Era da un po' che volevo scrivere questo post. Nell'ultimo anno pare io mi sia data l'inconsapevole missione di mettermi in pari con le serie mitiche; Quelle di cui tutti parlano e che - per un motivo o per l'altro - non ero ancora mai riuscita a guardare. Se Breaking Bad sapeva di pop corn al caramello, How I Met Your Mother ha il gusto variegato delle cene col computer aperto di fianco alle tovagliette di Mr. Wonderful. Del vino rosso. Dei Vermut alla Tranca. Delle lacrime miste a risate in cui ho diluito la mia vita. 

Perché, vedete, certe sitcom sono molto più di questo. Mi è stato chiaro, una volta di più, proprio questo fine settimana. Passeggiavamo verso La Bacanal, quando qualcuno mi ha confidato di averla interrotta perchè si sentiva troppo Ted. "Mi ero messo in testa che l'avrei finita solo quando avessi incontrato Lei". E di colpo mi sono ricordata dell'amica che ammetteva di essere 100% Lily nella puntata del compleanno. O di quello che cercava invano di spiegarmi l'importanza della Teoria del Portico.



Tutti noi siamo stati uno di quei cinque amici, come tutti siamo stati uno di Friends. Perchè se sei sulla trentina, frequenti un bar che puoi chiamare "solito" e giri con un gruppo di coetanei, beh... prima o poi in almeno qualcuna di quelle situazioni ti ci ritrovi per forza. Ed è allora che una serie smette di essere fiction per diventare manifesto generazionale.

Per quanto mi riguarda, ve l'ho detto in più occasioni: sono - mannaggia a me! - fin troppo  Ted. Ma siccome sono una ragazza e non sono fidanzata, almeno per le prime stagioni mi è risultato inevitabile identificarmi un po' con Robin.

Il mio modo per rendere tributo alla serie più bella di sempre è quindi ricordarne il perchè assieme a voi. 


1. Sono giornalista




Ok che al momento mi occupo di altro, ma lo rimango in teoria, esperienza e formazione. Che la carriera di Robin sia svoltata il 31 Dicembre - giorno del mio compleanno - mi é sempre sembrata una sorta di velato omaggio personale.

2. Sono una solitaria





É un dato di fatto. Avete presente una delle primissime puntate, quando non condivide il cibo col ragazzo con cui sta uscendo, non si traveste da Gretel, e lui la lascia? Ecco, quella sono io. La tipa che va sul tetto a dire a Ted che forse é una persona fredda, e che non troverà mai nessuno. Decisamente, al mille per mille, io. 

3. Ho fame 






Intendo, sempre. Potrei perfettamente mangiarmi una torta nuziale intera se sotto stress. Sono sempre l'ultima a cui portano il cibo al ristorante. E di questa Gif ho fatto una specie di mantra personale. 

4. Faccio ubriacare la gente con i drinking game




... Anche se, più che esserne la protagonista, li invento


5. Vivo in bilico tra due Nazioni








Non mi sento del tutto spagnola, e non mi sento mai del tutto italiana quando torno nel mio Paese d'origine. Una volta mi è stato detto "dovresti farti la doppia cittadinanza" e mi è venuto da sorridere pensando alla puntata da cui è stata estratta questa gif. 

6. Ho dovuto svegliarmi all'alba per lavoro





Durante tre mesi. E, per favore, qualcuno mi ricordi qual era l'episodio in cui Robin ne subiva gli effetti perchè quella era letteralmente la mia vita. 

7. Dico (e scrivo) "letteralmente" letteralmente troppo spesso.





Peraltro me ne sono resa conto solo guardando la serie. 

8. Ogni tanto anch'io ho bisogno di una serata "woo!"






...Se poi coincide con la feria, meglio ancora.

9. Ho il terrore irrazionale di prendere in braccio un bambino.







Le scene in cui Robin evitava in tutti i modi di reggere Marvin le ho vissute in prima persona con i figli di alcune amiche. Beh, non mi sono versata il vino addosso, ma c'è mancato poco.

10. Mi piacciono le cose coi volant







               




Sul serio: io quel trench lo voglio con tutta me stessa.


11. E poi, dai, tutti abbiamo la nostra Patrice!






Voi con chi vi identificate? E, soprattutto: con quale serie - mitica o meno - mi consigliate di riempire il vuoto che i newyorkesi più leggen-aspetta!- dari di sempre hanno lasciato nel mio cuore? I commenti sono tutti per voi. 

lunedì 15 ottobre 2018

El Día de las Escritoras

Oggi in Spagna si celebra la giornata delle scrittrici. O, per dirla con l'hashtag Trending Topic da stamattina, il #DíaDeLasEscritoras. 

Nata nel 2016 per iniziativa della Biblioteca Nacional de España, l'associazione Clásicas y Modernas e la Federación Española de Mujeres Directivas, Ejecutivas, Profesionales y Empresariales, la commemorazione aspira a riconoscere e rendere visibile il ruolo delle donne nella letteratura: un modo per compensare la discriminazione a cui sono state soggette per secoli. 

L'occasione mi ha ispirata a scrivere di getto - e, per qualche motivo a me incomprensibile, in spagnolo - il post che ora condivido qui sotto anche nella mia lingua madre. 



A quanto pare, oggi è la giornata delle scrittrici.
Sinceramente, io non penso di esserlo.

Intendo, per "scrittrice", una persona che si guadagna da vivere scrivendo libri. Ed è vero, io ne ho pubblicato uno. É una delle cose di cui più vado fiera. Di fatto, si può dire che per molti versi mi ha cambiato la vita. Però non sono mai stata in grado di dare un seguito a quell'esperienza; E credo che, oggi come oggi, ci riuscirei solo se fossi senza lavoro, senza amici e senza connessione ad Internet. 

Perciò chiamatemi blogger. Copywriter. Social Media Manager. 

Chiamatemi giornalista, se preferite, visto che finalmente vivo in un Paese in cui il mio diploma di laurea mi dà diritto a definirmi così.  

Scrittrice, però...uff. 

Tutto quello che posso dire è non concepisco la vita senza scrivere. 

Che per me è come andare in bagno, e quando non ci riesco fa male. 

Quello che so è che in tutti i computer che ho avuto c'è stata una cartellina piena di "capitoli 1", "Sinossi_ok.doc" e decine di storie mai concluse. Credo che in giro ci sia persino qualche FLOPPY DISK con qualcosa del genere. Dio mio, come sono anziana. 

So che quando ancora non c'erano gli smartphone mi portavo sempre un'agendina nella borsa per annotarmi frasi e idee (oggi uso le Note dell'iPhone). 

So che a volte mi estraneo dalla realtà per narrarmi nella testa ciò che osservo - o che io stessa vivo- come se fosse la scena di un romanzo. 

Che registro vocali su Whatsapp raccontando le trame assurde che mi vengono in mente sempre nei momenti meno opportuni. 

Quello che posso dire è che quando avevo 10-12 anni scrivevo racconti sui miei quaderni in formato A4. E ricordo con inquietante chiarezza il giorno in cui strappai un foglio con rabbia e lo lanciai nel cestino della spazzatura piangendo disperata, mentre mia madre non capiva cosa stava succedendo. 

Beh, succedeva che non mi piaceva quello che avevo passato quasi un'ora a scrivere. 
E se quell'immagine è ancora così nitida nella mia testa è perchè la sensazione che provai in quel momento per la prima volta avrebbe finito per accompagnarmi per tutta la vita. 

Perchè avere una passione non significa che coltivarla ti riesca facile. O che tutto fluisca sempre in modo naturale. Non implica neanche che debba farti felice in ogni momento. Avere una passione vuol dire avere qualcosa che reclama costantemente la tua attenzione, che tu lo voglia o meno. 

Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo sempre "la scrittrice". Mi immaginavo seduta ad una scrivania con una penna in mano ad inventare storie tutto il santo giorno. E Dio solo sa come una simile prospettiva riuscisse a farmi felice. 

La cosa strana è che, pensandoci, non è poi così diverso dalla mia realtà quotidiana.

No, non sono una scrittrice.
Almeno non nel senso che intendeva quella bambina.
Ma di sicuro ho una passione, e so che sarà così per sempre. 

Quindi auguri a tutte le donne che, in qualche modo, si identificano in queste mie parole. Grazie, di cuore, per quello che fate. E coraggio, voi sapete perchè. 




PS: Quali sono le vostre autrici preferite? Segnalatemele nei commenti, se vi va, così ampliamo tutti il nostro elenco di letture.