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venerdì 17 gennaio 2020

ITALO-SPAGNOLA AWARDS 19: Le top 3 parziali a 10 giorni dalla chiusura dei voti


Mancano 10 giorni esatti alla chiusura delle votazioni per gli Italo-Spagnola Awards 2019 (qui tutte le info). So che alcuni di voi sono particolarmente curiosi di sapere come sta andando; E, siccome sono particolarmente magnanima, ho deciso anche quest'anno di lasciarvi dare "una sbirciatina". 

Non c'è di che. 



Quelli che trovate più in basso sono gli attuali primi 3 classificati per ciascuna delle categorie in gara (tranne quella relativa al miglior post del mio blog, per cui vi e mi riservo la sorpresa finale). 


Ogni nome nella Top 3 è accompagnato dalla rispettiva percentuale di voti ottenuti, rigorosamente arrotondata per eccesso. Vale a dire che, nell'eventualità in cui qualcuno si sia aggiudicato - chessò- il 35,8% dei voti totali, quel 35,8% diventerà 36. Fondamentalmente perchè i decimali sono antiestetici, ammettiamolo.

Se siete candidati ai premi e non vedete il vostro nome sul podio, non preoccupatevi: soprattutto in alcune categorie le differenze di voti sono veramente minime, e vi assicuro per esperienza che da qui al 27 Gennaio TUTTO può ancora cambiare.

L'unico consiglio che mi sento di darvi è, perciò, di continuare a votare e - soprattutto - a farvi votare. Se ci tenete a vincere, promuovete più che potete la vostra candidatura: alla fin fine, molto dipende anche dalle vostre abilità di persuasione ;)

Il link diretto al modulo di votazione è questo: https://forms.gle/LUuXJjoUCVSoyjqt5

 
Come detto, avete ancora tempo fino al 27 Gennaio.

Adesso, però, bando alle ciance... ed ecco a voi i risultati parziali:



- MIGLIOR REALTÁ ITALO-SPAGNOLA (Top 3 in data 17/01) 




Tutte le nomination qui

MIGLIOR NEW ENTRY ITALO-SPAGNOLA SUL WEB (Top 3 in data 17/01) 


- MIGLIOR INSTAGRAM ITALO-SPAGNOLO (Top 3 in data 17/01)





- MIGLIOR YOUTUBER ITALO-SPAGNOLO (Top 3 in data 17/01)



Tutte le nomination qui


-MIGLIOR REALTÁ ITALO-ANDALUSA (Top 3 in data 17/01)



- MIGLIOR REALTÁ CULTURALE ITALO-SPAGNOLA (Top 3 in data 17/01)



- 
MIGLIOR BRAND O AZIENDA ITALO-SPAGNOLA SUI SOCIAL (Top 3 in data 17/01)



- EVENTO ITALO-SPAGNOLO DELL'ANNO (Top 3 in data 17/01)




- CANZONE ITALO-SPAGNOLA DELL'ANNO (Top 3 in data 17/01)
















venerdì 27 dicembre 2019

ITALO SPAGNOLA AWARDS 2019: Le ultime nomination del decennio


Tornare è un lavoro duro, in qualsiasi direzione lo si intenda. Del tipo che stamattina mi sono svegliata all’alba, impregnata di sudore, chiedendomi contemporaneamente: “Riuscirò a far entrare tutto in valigia?” “E se c’è traffico, arrivo in aeroporto tardi, e perdo il volo?” “Mi servirà un’altra pentola per il cenone dell’ultimo?”, “Vado al Día o al Mercadona, per la spesa?” , “Se facessi i gamberi in salsa rosa come antipasto?” “Sarà a posto la casa?”; Ma, soprattutto: “Che top metto sopra la gonna nuova?”. 


Hashtag aiuto.


Immersa come sono in un sottofondo costante di messaggini e domande ansiogene, devo ammettere che non è stato per niente facile concentrarmi sugli Italo-Spagnola Awards. Le tradizioni sono tradizioni, però. E a questa tengo troppo per poterci rinunciare.

É perciò con ancora più soddisfazione del solito (immaginatemi pure mentre saltello in salotto urlando “ce l’ho fattaaaa, yuhuuuuu!”) che vi annuncio le nomination di quest’anno. Le ultime del decennio, a voler  proprio essere melodrammatici.








Per chi tra voi é capitato qui per puro caso e non ha mai bazzicato questo blog in vita sua, mi vedo obbligata a fare la consueta premessa esplicativa. 

Gli Italo-Spagnola Awards sono un concorso che mi sono inventata per gioco ormai 7 anni fa con l’obiettivo di diffondere e promuovere le tante realtà itañole del web (e non solo). Parlo, cioè, di tutti quei siti, blog, brand, account Instagram, video di YouTube, profili Facebook e persino canzoni in cui la lingua, la cultura e la società italiana si fondono in vario modo a quella spagnola. 


Non si vince niente, beninteso. Eppure, per qualche ragione a me tutt’ora ignota, l’iniziativa viene accolta con sempre maggior entusiasmo. Nel 2018 sono arrivati 387 voti, e il record si é avuto nel 2017, con 502. 


I post che annunciano gli Italo-Spagnola Awards hanno portato più diecimila visite al mio blog IN UN MESE, e oltre 20.000 persone raggiunte in modo organico con i post di Facebook nello stesso lasso di tempo.



Al di là dei risultati, però, ció che più mi rende felice é constatare la crescita e i traguardi che raggiungono i siti che finiscono in nomination grazie all’impagabile aiuto di chi puntualmente me li segnala. 

Quest’anno, per esempio, due “new entry” del 2018 hanno fatto faville: Egness ha aperto la sua accademia online, e Arianna di “Spaghetti con Jamón” ha scritto un libro che non vedo l’ora di leggere. 



Non che i veterani abbiano scherzato, eh? Tanto per dirvene una, Frequenza Madrid 976 ha ricevuto un riconoscimento dal Comitato degli Italiani all’Estero per la diffusione dell'italianità a mezzo podcast. Inoltre, l’esposizione “IT/ES Interchange” (frutto di uno scambio artistico tra Málaga e il Nord Est italiano e premiata come “evento italo-spagnolo” del 2018) ha fatto il bis nel 2019, consolidandosi ad appuntamento annuale. 

Senza ulteriori preamboli, auguro perciò a tutti i nominati di quest’anno che la passione che riversano nei loro progetti online si traduca presto in altrettante o ancora maggiori soddisfazioni.
Di seguito trovate il modulo per votare i vostri italo-spagnoli preferiti del 2019. Avete tempo fino al 27 Gennaio 2020 per darci dentro: cliccate, condividete, promuovetevi, avvisate gli amici. In certi casi, lo spam é più che lecito ;) 


Se vi dovesse servire, il link diretto al modulo per le votazioni é qui:  https://forms.gle/LUuXJjoUCVSoyjqt5   


Suerte a tod@s e, come sempre…che vinca il più itañol! 

lunedì 30 gennaio 2017

Musica d'attesa.

"Aggiungi brano alla playlist", e m'ubriaco di gratitudine semplice. Ci sono periodi in cui più di altri le canzoni sembrano parlare a tutta te stessa. Alla pelle, alle orecchie, a quel qualcosa di profondo e inesplicabile che riempie e scalda dentro di un indefinibile star bene. Sono giorni in cui riscopri vecchi brani, in cui trovi finalmente il nome dell'autore di quel motivo che ti si è conficcato in testa dalle frequenze di una qualche radio accesa; Giorni in cui il sapore della primavera sembra schiudersi in nuove uscite belle da far commuovere. E per quattro minuti - Repeat; Altri quattro; Repeat- tutta la delusione degli appuntamenti mancati e tutta la stanchezza di un sole poco sfruttato svaniscono di botto dentro alla felicità. 

Non c'è stand by senza colonna sonora. Per questo, mentre aspettate i risultati degli Italo-Spagnola Awards, vi propongo una selezione musicale di lingue alternate che spero troverete molto, moolto meno fastidiosa di quella dei call center di telefonia. 


Brunori è uno di quegli artisti che riescono a raccontare un'era partendo dai più semplici dettagli quotidiani: il talento in assoluto che più invidio. Canzone contro la paura è il conforto di un pensiero condiviso oltre che, per me, la vera chicca di A casa tutto bene. 

"Ma non ti sembra un miracolo / che in mezzo a questo dolore / e tutto questo rumore / a volte basta una canzone, anche una stupida canzone/ a ricordarti chi sei?"






Spogliatosi dal nome d'arte e uscito dalla breve parentesi indie, "El Pescao" ci regala adesso l'album migliore della sua carriera solista. Ho intenzione di dedicarci un post ad hoc, ma intanto cominciate ad ascoltare "Me Voy". Ecco cosa significava quel "musica: David Otero" che leggevamo sui libretti de El Canto del Loco. 





La mia tardiva rivalutazione dei Baustelle continua. Amanda Lear è la conferma di un idillio cominciato con Lili Marleen, e credo che dovrebbe essere inserita in un qualche manuale sul miglior modo per evocare immagini attraverso le parole. O - che poi è lo stesso - su come raccontare storie usando la forma canzone. 




Forse aspettava me. Sabina ci ha messo otto anni a sfornare un nuovo album di inediti: esattamente lo stesso tempo che ho impiegato io a tornare a vivere a Málaga. Se nel 2009 salutava il mio Erasmus con "Vinagre y Rosas", il prossimo mese di Marzo tornerà con "Lo niego todo". Alla produzione c'è Leiva, e il primo estratto - omonimo - fa sperare nei fuochi d'artificio. 




Del verso "I mezzi sogni da mezzi addormentati magari li ritwittiamo" ho fatto subito un mantra personale. Questo, contenuto in Made in Italy, non sarà forse il miglior pezzo di Ligabue, e tantomeno il più originale: è curioso, tuttavia, come il testo racconti in un certo senso la causa sottintesa che un giorno m'ha messa su un aereo.






L'evoluzione di Melendi, se solo ci pensi, può lasciarti sconcertata. É passato dall'essere un tizio rasta e incasinato che cantava di marijuana a ritmo di rumba al reincarnarsi in un omino tirato a lucido che sperimenta ad ogni album con nuove sonorità. Quelle di Desde que estamos juntos, orecchiabili in modo quasi ossessivo, ti trasportano a Cuba, per un'iniezione di allegria istantanea. E sarà pure commerciale quanto vuoi, ma l'esperienza mi insegna che non sarebbe Málaga senza la sua voce dentro alla mia soundtrack. 







martedì 20 dicembre 2016

La strada del ritorno.

Avvertenza: questo post è stato scritto a fasi alterne tra il 18 e 19 Dicembre.

Un video pubblicato da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:





“La strada del ritorno è sempre più corta”, dice la copertina del mio libro. L’avevo comprato per il titolo, appena pochi giorni prima di partire. 
C’è un che di rotondamente perfetto nel finirlo adesso, sul sedile 08F - posto finestrino - del solito volo Ryan Air. 
Piango i piantini discreti dei finali tristi, mentre la testa bionda del tizio accanto a me si arrende alla gravità nel sonno. Rapido fruscio nella borsa in tela, dove lo scambio senza troppo scalpore con due madeleine portate via dalla dispensa. Erano tutto ciò che restava delle provviste andaluse e, a questo punto, mi sembra giusto così. Le altre le ho fatte fuori ieri sera, con l'aiuto di due amiche, nel corso di una cena improvvisata a casa mia. Pioveva il mondo, oltre all'albero 100% plastica comprato per tre euro dai cinesi.

Nell'estrarle lo sguardo mi cade per un attimo sul nuovo braccialetto con sù scritto boquerona. Un istante. una vita. Un groviglio di pensieri. E dire che a Settembre sembrava un'idea così vaga il Natale...!







“No te preocupes”, intimava il proprietario al telefono prima, al Terminal 2. E invece, visto il tipo, mi preoccupo eccome. Perchè Málaga, questa mattina, sembrava fare di tutto pur di non lasciarmi partire. 


Il frigo sbrinato che allaga il salotto. La suola delle Converse umide di pioggia che si strappa in un crack mentre le indosso. La maniglia della lavatrice che, rompendosi, imprigiona al suo interno i panni lavati. Adesso, però, scelgo di non pensarci. Ctrl+c alla puzza cadaverica che potrebbe attendermi a Gennaio. Alle possibili recriminazioni di un chiodo di troppo piantato nel muro. Alla visita autorizzata di estranei in un nido arancio-rosso che sono riuscita a fare mio.

Perchè adesso, fuori dal finestrino, una fascia di tramonto si posa tra due orizzonti in bilico: da una parte c'è la voglia di famiglia e di relax; Dall'altra il peso del distacco di una vita che mi sembra di aver appena iniziato a far girare. Mentre tutto mi scivola addosso capisco che d'ora in poi sarà questa, la bipolarità a cui mi sono condannata. Che questo punto sospeso nel nulla, in mezzo ai cieli tra Sud Ovest e Nord Est, sarà probabilmente il solo luogo dove incrocerò due identità.



E non lo so, se la strada del ritorno sia davvero più corta.
So che di quel libro, in questi mesi, non ero riuscita a leggere che poche pagine; Che il tempo da dedicarci è rimasto schiacciato in un'autentica centrifuga di volti e situazioni.

L'aereo prosegue la sua rotta, lasciandoseli dietro in una scia mentale. 

La inseguo senza fretta. A sobbalzi e singhiozzi ed indugi.

Le despedidas Pre-Natalizie. Il regaettón in discoteca. L'inferno di Calle Larios alle sei e mezza di sera. E ancora i concerti, il mimo di Hemingway, le tante serate di scambi linguistici. Le chiacchierate con i pescatori mentre scendo a cercare conchiglie in spiaggia, sei ore scarse di sonno, il galà di Los 40 in Tv col tinto de verano, non dormire mai prima delle due. Poi le campane del Mercoledì, le voci invadenti dei vicini, fare progetti con Grace sui posti da visitare. Rivedo la scuola di flamenco, con le sedie verdi posate sui muri di azulejos, la frangia che non sta in piega, le nacchere poco usate, la sera umida di quando sono rimasta chiusa fuori. La mattina della degustazione di prosciutti, la voce di chi dice che entro in connessione con le persone, la signora che due volte alla settimana, alla fermata, mi chiede se l'1 sia già passato. 

Penso a come sia inspiegabilmente (e meravigliosamente!) assurdo che attorno ad un tavolo, dal niente, si aggiunga ogni weekend un volto nuovo. E "come vi conoscete?" e "amici degli amici", e innamorarsi sull'autobus di ragazzi con gli occhi azzurrissimi che alla fermata dopo avrai dimenticato.
Ricordo la difficoltà di cercare casa. Le crisi nervose quando niente sembrava andare per il verso giusto. E poi le offerte di lavoro. I pomeriggi all'Ikea. Gli spazi gravidi d'arte e di mare in cui andare per calmare lo spirito.


I mercatini di Natale al Muelle Uno. Le volte che non ho visto una serie. Le volte in cui sono stata fiera di me.

Una foto pubblicata da Ilaria (@ilaria_luna84) in data:


Poi, un lunedì mattina, mi sveglio nella stanza in cui sono cresciuta. Le pelle rilassata da un sonno profondissimo. La mano che si allunga in un gesto automatico verso il comodino. D'improvviso mi sembra di non essere mai andata via. Tutti quei ricordi sono poco più di un lungo, strano, sogno fatto a oltre duemila kilometri da qui. Un sogno che riprenderò a Gennaio. Là, in un'altra vita. Nella dimensione parallela in cui shakero tre lingue e bevo pochi caffè. Dove i cieli non s'imbiancano nemmeno quando il buio ha fretta. E tutto manca, e nulla manca, insieme come e all'opposto di qui. 




mercoledì 20 maggio 2015

Hoy.

La valigia pronta. La solita bandiera ingrigita. L'emozione del ritorno dopo prolungata assenza. C'è una canzone (come, poi, fosse strano!), ad animare questi miei giorni di sole e di viaggi. E, prima di prendere un aereo per la Spagna, volevo regalarla a tutti voi.
La cantano i Lagarto Amarillo, band di Madrid capace di autentiche infusioni di buon umore. 
Dice, il ritornello: 

"Lascia che ti porti il vento, oggi, a vedere il mondo intero;
Che tu possa arrivare ovunque tu voglia oggi, è tutto quello che voglio.
Dai il tempo al tempo, oggi 
Perchè nel mondo intero 
c'è sempre una nuova destinazione a cui guardare". 

Somiglia troppo alla mia filosofia di vita per non strapparmi almeno un sorriso.
Buon ascolto, quindi. E buon viaggio a me. 


mercoledì 11 febbraio 2015

Sanremo 2015: dai tori ai dragoni.

Rocío Muñoz Morales ha il volto allungato e un po' almodovariano in cui ci siamo abituati a riconoscere la Spagna. Scende dalla scalinata vestita di rosso, sulle note di Bailando. E a me giá prende male. Non è un nome difficile da pronunciare, il suo. Rocío. Basta incastrare la lingua tra i denti. Se ti accontenti di essere approssimativo, anche semplicemente fingere che si scriva Rosío. Ditelo, a Conti. Ditegli che piú difficile é tollerarne l'ascolto mentre parla di tori, alimentando la Sagra dello Stereotipo che, ad ogni valletta straniera, finisce col conquistare Sanremo. Mi perdi punti, Raul Bova. Ma mica pochi. Ché il grado di utilitá della tua ragazza, su quel palco, é parificabile a quello di un mazzo di fiori. Anzi, inferiore. Ché almeno i fiori, della cittá, sono il simbolo. Lei, invece, che mai dovrebbe rappresentare? Cosa, se non il fastidio che provo nel tratteggiare un Paese per immagini sommarie e ritrite, senza conferirgli un minimo di profonditá, di dignitá, e quindi di rispetto culturale? Non fateli, gli italo-spagnolismi, se devono ridursi a questo. Ai gamberetti che dormono. Ai gatti nel sacco. Sono pronta a scommettere che, prima della fine della kermesse, le discese pericolanti di Rocío si accompagneranno alle note dei Gipsy King, alla colonna sonora del Ciclone, alle Las Ketchup. Magari anche a Ricky Martin, toh. Che spagnolo non é, ma ci sta sempre bene. E a quel punto, ve lo giuro, io avró giá cambiato canale.



Nel caso non si fosse capito, la rappresentanza iberica é stata a mio avviso uno dei momenti più bassi della prima serata. La supera giusto giusto quella della famiglia più numerosa d'Italia, che non solo viene messa in mostra come un qualunque fenomeno da baraccone, ma si prodiga in una serie di sproloqui su Dio e la Provvidenza che in uno Stato suppostamente laico non sono in grado di sopportare. Perché il credo di chiunque va accettato e rispettato, ma ci sono circostanze in cui propagandarlo sembra solo fuori posto. E poi Siani, che fa ridere quanto un mal di denti prima di una degustazione di torte al cioccolato. Talmente scontato nelle battute che ne indovini il finale dopo due parole. La conferenza stampa dei Boiler, sempre identica a sé stessa più o meno dallo Zeling del 1702. O, ancora, il momento piú trash di tutti: la reunion di Albano e Romina, tarchiati come in un 16/9 reale, che si scambiano bacini e duetti di Felicitá. Cioé, Dios Mío. Ma Dios Mío davvero. Difficile concepire tanta noia tutta assieme. Tanta lentezza. Tante canzoni brutte, pure. Con Grignani che biascica qualcosa di non troppo comprensibile. Nesli che direttamente dimentica la voce a casa. I Dear Jack che occupano troppo tempo a pettinarsi il ciuffo per avere il tempo di studiare intonazione. E Kekko (con tre k) dei Modá che firma tre quarti dei brani in gara. Il che, in effetti, dovrebbe dirla lunga giá di per sé.




Insomma, non mi é piaciuto, l'esordio di questo Sanremo. Ma siccome sono una persona ottimista e positiva (lo dice un test che ho appena fatto su Facebook) alle critiche preferisco l'elenco dei momenti migliori. Ovvero:

L'inizio. So di andare controcorrente, ma ho trovato le interviste ai big piú interessanti di tanti altri inutili siparietti coreografici. Per un attimo, ho creduto che il protagonismo, questa volta, si desse finalmente alle canzoni. Povera illusa.

Il palco sbrilluccicante. Sembra una galassia. é belliiiiiisssiiiimo. 

Rocco Tanica. L'unico che mi abbia fatto ridere davvero. Fatelo condurre a lui, il festival, vi prego!



Nek. Il solo, fino ad ora, ad aver presentato un brano con un po' di ritmo. Manco a dirlo, é attualmente il mio preferito. 






L'abito di Grazia De Michele. Elegantissimo.




Cesare Cremonini. Sí, Cremonini. Ché mi é venuto un colpo, ad ascoltare il suo cognome tra quello degli autori di Lara Fabian. Oltretutto, chi cavolo é, questa qui? Da dove l'hanno tirata fuori? Secondo me quella al museo delle cere di Parigi é la Barbie, mica lei. Comunque: il punto é che non solo non ne sapevo niente, ma 'sto brano era pure una lagna megagalattica. Dovevate vedermi. Io che col tipico atteggiamento della fan cercavo di trovare disperatamente un appiglio per non precipitare nella delusione. E continuavo: “é che non riesco a seguire il testo, perché il modo in cui canta...non si capisce” “é che la melodia, in fondo, se gli togli un po' di strumenti, forse qualche passaggio...”. Ma intanto avevo il cuore spezzato e gli occhi pallati di chi non riesce a smettere di chiedersi “MAPPERCHÉÉÉÉÉÉÉE?!”. Lo shock, davvero. Lo shock piú assoluto. Poi, ringraziando il Cielo, Cesare si é affrettato a spiegare su Twitter che il Cremonini autore della Fabian é un certo Cristiano, mica lui. Dico solo che é stato il tweet piú retwittato della serata. Il massimo generatore di sospiri di sollievo. Vi giuro che sarei corsa a Bologna ad abbracciarlo in lacrime. 

Ma, soprattutto, come previsto, gli Imagine Dragons. Cioè, ragazzi, io ve lo dico: sono ormai a tutti gli effetti una fan. Insomma, non posso fare a meno di pensare a quella vignetta condivisa una volta anche dall'azienda per cui lavoro: c'era un interruttore che passava da “utterly obsessed” a “disinterested”. Ecco, il mio cervello funziona veramente cosí. E dal momento che ora é in modalitá “utterly obsessed” ho iniziato a seguire il fanclub italiano, ad ascoltare tutte le interviste, a mettere mi piace agli aggiornamenti dei membri della band sui social. Da lí, la mia esaltazione nel vederli all'Ariston. Nonchè la conseguente disperazione per il fatto che il 23 Novembre non sia giá domani.




Tra l'altro é davvero ben tenuta, la fanpage italiana su Facebook. La aggiornano. Pianificano regali. Creano album con i biglietti delle persone che andranno al concerto. Organizzano robe. La guardo e, come sempre, non posso fare a meno di farmi prendere dalla nostalgia. Nostalgia mista invidia, in realtà. Ché ne avrei avute anch'io, di idee, se solo Dani Martín fosse venuto in Italia. Iniziative covate e raffinate nel corso di mesi, anni, di speranze ipotetiche. E le attese in aeroporto. Le radio. Le tv. Guardo le foto condivise da queste misteriose tizie “in spedizione a Sanremo” e penso (di nuovo, dopo tanto) a quanto sarebbe stato bello poterle mettere in pratica.
Chissá, ora che tutto mi sembra perduto, magari potrei farci una professione. “Organizzatrice di iniziative per fanclub italiani di musicisti stranieri nel caso in cui questi ultimi vengano in Italia”. Un po' lunghetta, come qualifica, ma magari con un acronimo diventa piú appealing. Tipo OIFIMSNCQUVI, che ne so. Se non altro sarebbe piú facile spiegare ai miei nonni cosa faccio rispetto a cercare di descrivere le competenze della Social Media Manager.

Comunque. Questa fissa per gli Imagine Dragons, oltre a danneggiarmi ulteriormente le facoltá mentali, ha anche qualche lato positivo. Ad esempio: piú li ascolto parlare piú mi accorgo di capire quello che dicono. Il che è una vera e propria rivelazione. Insomma, come ho fatto a non pensarci prima! Non so se lo sappiate, ma uno dei miei tanti progetti mai portati a compimento era quello di riprendere lo studio dell'inglese. Al liceo lo parlavo molto bene, poi si é perso nel limbo della mancata pratica. Mi dispiaceva, ecco. Solo che ero, al solito, troppo pigra per andare a ritirarmi fuori i libri. Avrei dovuto capirlo, invece. Avrei dovuto conoscermi. Appassionarsi ad una band straniera é sempre stato per me l'unico e solo modo efficace di imparare una lingua come si deve. Quindi ben vengano gli Imagine Dragons. Ché stanotte ho fatto un sogno incasinatissimo in cui mischiavo italiano, inglese e spagnolo. Mi sono svegliata devastata. La faccia bianca come un lenzuolo e il parto del nuovo proverbio “Di notte Sanremo, di giorno sei scemo”. Peró forse vuol dire che, I mean, it's really working, guys!




Tornando all'Ariston, vorrei anche far presente che il cantante, Dan (visto? So anche come si chiama! Ve l'ho detto che é grave) dimostra una volta in piú l'efficacia della mia teoria sulle barbette di due giorni che migliorano chiunque. Voi che non mi credete mai. Ecco un'altra professione che potrei intraprendere: consulente di barbette. La gente si fa crescere la barba e io gli dico fino a quando va bene e quando no.


Ah, comunque so anche come si chiama il batterista: Daniel. E a questo punto la domanda appare lecita: MA LA VOLETE SMETTERE DI CHIAMARVI TUTTI DAN, DANI, DANIEL, DANIELE? MACCHÉÉÉÉ?!







Vabbè. Mi ricompongo.
Per le prossime serate, ripongo le mie speranze su Fragola (strawberry, perché so l'inglese) e sul tale Nigiotti o come si chiama nei giovani. Piú che altro perché mi rompe sempre le palle con le pubblicitá su spotify ("sciao, sono enrico nisgiotti, ascolta il mio nuovo album" - io gli rispondo sempre "ma anche no!"), sono curiosa di vedere che faccia ha.