martedì 21 marzo 2017

Cose che impari quando ricevi visite.


L'ho capito sbadigliando per strada che stavo per dire addio alla mia fastidiosa iperattività del Lunedì. Assieme a lei, consegnavo agli occhi di qualche vecchietto quel poco che restava della mia dignità. Erano quegli sbadigli grassi, aperti, col sonoro. Quelli che ti concedi, spesso senza mano davanti alla bocca, solo con chi sei in confidenza per davvero. Ecco, evidentemente io sono in confidenza con la strada di casa. Con i bar che la circondano. Col cartello sbiadito del "caldillo pintarroja" a un euro, gli azulejos, e il signore in tuta che porta fuori la spazzatura. Non riuscivo a contenermi, giuro. L'eco di una serie di "yawn" da fumetto si abbinava allo stupido naso rosso bordeaux che mi viene sempre quando prendo il sole.

La Domenica stava ormai sfumando nel blu scuro della routine. Mi sembrava di trascinarmela di peso sù per le scale, rintronata com'ero dai kilometri di turismo, il  ciclo in arrivo, le emozioni di un concerto, il sole basso tra i mercatini, l'odore intenso di Marijuana che aleggiava quel pomeriggio sul Muelle Uno. Due giri nella toppa. Testa sul cuscino. Immagini oniriche da quadro di Van Gogh che mi accompagnano fino alla sveglia in cerchi gialli concentrici, mari impossibili, stelle scintillanti da disegno di un bambino che per di più ballano, tanto per dar ragione a Nietzche: qui di caos dentro ne abbiamo a quintali. E poi, di colpo, è come se la parentesi si sia di nuovo chiusa. 

É sempre strano, quando qualcuno viene a trovarti dall'Italia. Cerchi di anticiparti il lavoro il più possibile, ritagliarti degli spazi, progettare itinerari. E, per tutta la durata in cui il divano-letto rivendica la seconda parte del suo nome composto, la città in cui vivi torna ad essere anche per te il luogo di una vacanza fatta spesso eppure sempre nuova. Inevitabilmente ti ritrovi in quei giorni a guardare gli orizzonti a cui ti sei abituata come qualcosa di insolito e stupefacente, rendendoti conto ti quanto tu sia stata brava nella scelta - o magari, chissà, soltanto fortunata. Altrettanto inevitabilmente, non ne esci mai senza scoprire qualcosa di nuovo. Ecco, quindi, cosa ho imparato questa volta dalla settimana in cui è venuto a trovarmi mio papà:


1. La Luna piena, quando sorge in proporzioni sovrumane, genera una sorta di catatonia di massa. La gente tende a sedersi sui muretti del paseo marítimo, fissandola imbambolata come se non l'avesse mai vista in vita sua. Ok, lo ammetto: me compresa. Di colpo è come se tutto si immobilizzasse. Se l'umanità si stesse affidando a un qualche potere ancestrale, in attesa di chissà cosa o chi. Se ti estranei per un momento dalla scena potresti credere di essere sul set di un qualche film pseudo-apocalittico. Rabbrividire di un'inquietudine sottile. Chiedere il conforto di un gelato, ma quasi sicuramente - a quell'ora, di Domenica, col vento - lo siento, li avranno già messi via. 




2. Ascoltare i commenti dei bambini su un'opera di Kandinsky (o su qualunque quadro, azzarderei) è quanto di più bello possa capitarti nella vita. Al Museo d'Arte Russa una ragazzina ha alzato la mano su richiesta del maestro. "A me questo quadro ricorda la vita di una persona" - ha detto - "perchè succedono sempre tante cose". Critici tutti, cambiate mestiere. 

3. Devo comprare più spesso frutta e verdura al mercato. Oltre al notevole risparmio ho scoperto che gli avocado perfetti esistono e che certi pomodori sono talmente buoni al naturale che persino condirli con un filo d'olio rischia di sembrarti un peccato mortale. 

4. Il Gastrobar Pretende si merita decisamente più clienti, se mi è bastato andarci due volte perchè il cameriere si ricordi di me. Certo, è anche vero che mi è bastato andarci due volte per farlo diventare uno dei miei posti preferiti. L'ambiente è curatissimo, d'ispirazione retrò. Il cibo è squisito. Le porzioni abbondanti. E, come se non bastasse, i prezzi sono anche più che abbordabili. Quindi fatevi un favore, allontanatevi dal centro in direzione Carretera de Cadiz, e riempite una volta per tutte quei tavolini azzurri assicurandogli la lunga esistenza che si merita. Mi ringrazierete, soprattutto dopo aver mangiato le patatas bravas "al estilo vintage". 

5. L'alcazaba è ancora spettacolare come quando ci ero salita, per la prima e (ora pen)ultima volta, otto anni fa. 





6. Le nuove opere che sono andate ad ampliare la collezione del Museo Picasso ne hanno notevolmente migliorato la qualità generale. Fateci un salto non appena potete (la Domenica è gratis) 

7. Al Gibralfaro tutto è talmente a prova di foto che persino i gabbiani si mettono in posa. 




8. Devo andare più spesso a fare shopping alla Recova, anzichè limitarmi a mangiarci dentro. Hanno certi vestitini e cappellini colorati che sono perfetti per l'estate!


...Anche mangiarci, comunque, decisamente non é che faccia schifo. 



9. Jia Aili è veramente bravo. É un artista cinese che attualmente espone al CacMa. Realizza quadri monumentali un po' desolanti e quasi monocromi, in cui la solitudine e il degrado tecnologico la fanno da padrone. Oltre all'impatto immediato delle grandi dimensioni, la tecnica è talmente valida che in certi casi sorprende il suo sembrarti astratta nelle vicinanze e quasi fotografica da lontano. Una delle migliori scoperte degli ultimi tempi. Se volete darci un'occhiata, la mostra è aperta al pubblico fino al 18 Giugno p.v.




10. Al Soho c'è un locale che sembra strepitoso. Si chiama Mamuchis, e serve "healthy food" da tutto il mondo. La decorazione esterna è talmente ben fatta che non mi spiego come sia possibile che non l'abbia notato prima. É già altissimo nella mia lunga lista dei prossimi posti in cui cenare.




11. Il Barceló che espone all'Ateneo de Málaga non è il Barceló che tutti pensiamo - il che mi insegna che bisogna prestare importanza anche ai nomi di battesimo. Ad ogni modo, le opere astratte dell'omonimo (cioé di Carlos, non di Miquel) una visitina la valgono comunque, specie se si parla del piano inferiore. 

12. Oltre ad essere un posto hipster friendly dove scrivere un libro, lavorare da freelance e instagrammare cose, da Dulces Dreams fanno anche un buonissimo espresso all'italiana. Compete con Bertani, il che è tutto un dire. 

13. É possibile avere l'intera gamma delle quattro stagioni in soli tre giorni, con un intero campionario di avversità meteorologiche allegate. Il mare, però, è stupendo anche quando si incazza. 






14. Las conchas finas al pil pil sono la mia nuova definizione di Paradiso. Sul serio. Dovessi farmi un tatuaggio, ci scriverei "make pil pil, not war!". 




15. Al Piyayo fanno un'ottima zarzuela de marisco, e ti portano persino tapas gratis se ci mettono più del previsto a prepararla. Certo, rischi di metterci tre giorni a digerire, però ne vale la pena. 




16. La Casa de Guardia crea dipendenza. 



17. Il mio quartiere è meraviglioso. Non che debba necessariamente venire qualcuno da fuori perchè me ne renda conto, solo che mai come in questo periodo sto accarezzando il pensiero che la prossima casa quasi preferirei trovarla qui che in centro. Il che apre le porte ad una fase tutta nuova - e forse più verace-  della mia malagueñità adottiva. 




2 commenti:

  1. Rita armellin21 marzo 2017 21:41

    Ma è bellissimo questo post! Mi sembra di avere già tutto organizzato x il mio piccolo tour a Malaga e non ho ancora aperto la guida,a questo punto mi tocca dire peccato ho solo 2 giorni! Il tuo entusiasmo e la tua passione x questa città creano desiderio è voglia di essere già lì, ma
    Ancora pochi giorni e arriviamo!

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    1. Grazie infinite! Credimi: a Málaga non si finisce mai di scoprire posti nuovi! Io ho vissuto qui un anno tra 2008 e 2009, poi ci sono tornata piú o meno una volta l'anno ed ora sono di nuovo qui da Settembre, eppure continuo a trovare cose nuova da fare e da vedere ogni volta che metto il naso fuori dalla porta: come non innamorarsi di una città così? :D Se vuoi qualche altra ispirazione ti linko anche quest'altro mio post che forse può esserti utile: http://litalospagnola.blogspot.com.es/2016/11/mangia-compra-ama-13-posti-da-scoprire.html

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