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sabato 1 settembre 2018

Wake Me Up When...MA COL CAVOLO, GREEN DAY!



Mi sveglio in un bagno di sudore e di pensieri. I rimasugli di qualche immagine onirica sconnessa dentro agli occhi e i capelli già increspati dall'umidità. 

Nuovo mese, nuova playlist. 
Stessa vita.

... Per la cronaca, la nuova playlist inizierà così. 

Da quando sto a Málaga ho imparato ad amare Settembre, cosa che fino a non molto tempo fa mi sarebbe risultata inconcepibile. 

Il fatto è che sì, ti tocca rinunciare agli espetos de sardina (i locali dicono che si dovrebbero mangiare solo nei mesi senza R). 

Devi re-immergerti in una routine lavorativa che ti prosciuga il cervello nell'invenzione costante di testi più o meno creativi. 

Però vuoi mettere? I turisti se ne vanno. Le spiagge si svuotano in un caldo ancora estivo. Il refrigerio delle notti ti conforta nelle strade affollate di routine. 


El Palo 


E d'improvviso sei sola, nell'abbraccio del luogo in cui hai scelto di essere felice. Ti sembra di potergli sussurrare all'orecchio i tuoi più intimi segreti. Sei quasi certa che ti possa capire. 

A Settembre abbondano i motivi per festeggiare. L'anniversario del mio Erasmus (saranno dieci anni tondi, quest'anno). L'anniversario del mio trasferimento. 

E poi gli amici tornano, tutti. Dall'Italia. Dalle vacanze. Dai Paesi in cui stavano vivendo avventure professionali più o meno durature. 

Così ci si riunisce nel bar di sempre a raccontarsi le novità. Si fanno progetti. Si improvvisano piani.

Questo sarà un Settembre di concerti. Tanti.
L.A. alla Fabbrica della Victoria.
I Sexy Zebras gratis per il ciclo di live della San Miguel. 
Il festival Oh, See come evento clue della scena indie spagnola in città.
Un nuovo Sofar a cui spero di riuscire ad andare.

Sarà un Settembre di re-incontri, di grigliate, di persone nuove. Mi perderò nelle passeggiate ai Jardines de Puerta Oscura. Andrò finalmente a prendere il sole al Peñón del Cuervo. E forse mi sentirò un po' meno in colpa a tradire i pomeriggi estivi per una sessione di shopping al centro commerciale Larios - pare che da Primark vendano una linea di accessori ispirata a Friends: capirete che ci DEVO andare. 

Ed è vero che è questo, il Capodanno.
É vero che è il mese dei nuovi inizi. 

Ma se l'Andalusia mi ha insegnato qualcosa è che i nuovi inizi li puoi soltanto amare. 

Quindi no, Green Day, non sono più d'accordo. 
Svegliatemi ora. Non fatemi chiudere occhio. 

Questi trenta giorni me li voglio godere dall'inizio alla fine. 






martedì 11 settembre 2012

El día en que mi vida cambió....era Settembre.



M'ero presa un quadernetto argentato, prima di partire per l'Erasmus. Mi serviva per annotare le spese, tirar giú gli annunci di appartamenti in affitto e – se proprio fosse stato necessario – magari anche mettere per iscritto qualche mia fulminea illuminazione mentale. Non avevo ancora twitter, in fondo: da qualche parte i miei pensieri piú sintetici sarebbero pur dovuti finire! Comunque. Il punto é che c'é una frase, sulla prima pagina di quel quaderno. Dice: “el día en que mi vida cambió, era otro día cualquiera” ("Il giorno in cui la mia vita cambió, era un giorno come un altro"). Non ricordo se fosse mia o l'avessi, invece, letta da qualche parte. Ma il punto é che oggi mi sento un po' cosí.

Intendiamoci, non che aver inviato un romanzo ai primi tre editori in lista possa davvero cambiarmi la vita. Per farlo non basterebbe neanche che mi pubblicassero. Insomma: dovrei rivelarmi madre di un nuovo Harry Potter, o magari suscitare le ire del Vaticano con un best seller mondiale. E direi proprio che non sará il caso.

Eppure, non lo so, sará Settembre. Settembre m'é sempre piaciuto, come mese: sa di nuovo inizio, ma senza bisogno di indossare una sciarpa. E' denso di buoni propositi, di energie da incanalare, di bozza di vita pronta a prendere colore. E a me le bozze rendono felice di per sé.

Non é aver inviato il manoscritto, in realtá. E' piú che altro il fatto di aver portato a termine qualcosa di mio. Nato nella mia mente, messo in vita su carta, e ora pronto ad affrontare anche occhi altrui. E' la consapevolezza che, vada come vada, sto finalmente lottando per il sogno di quand'ero bambina. Di quando, tra i banchi delle scuole elementari, mi chiedevano “cosa vuoi fare da grande?”. Ed io, immancabilmente, rispondevo: “la scrittrice”. 

Ecco, é come se di colpo fossi diventata grande. E, per farlo, é bastato un colpetto all'enter, un francobollo, l'inizio estenuante di un'attesa. Saranno mesi in cui cercheró di auto-persuadermi che quel lavoro non se lo filerá nessuno. Mesi in cui, peró, al contempo, non riusciró a evitare di scegliermi in testa ringraziamenti e foto per la quarta di copertina. E' un giorno qualunque, ma – che io lo voglia o meno – s'é giá accesa l'illusione.

Eppure c'é un'altra cosa buona, nel mese di Settembre, ed é che esce un sacco di musica nuova. Cosí, nella mia attesa, se non altro avró compagnia. Vi lascio una selezione delle nuove uscite ispaniche, dal mio amato Rulo al mio moooolto meno amato Pablo Alborán, passando per  Melendi e... un duetto tutto italo-spagnolo (anche se la mia preferita, di quel disco, é ovviamente un'altra). C'é l'imbarazzo della scelta. E a voi, quale piace di piú?












sabato 7 luglio 2012

Il mio grosso, grasso dilemma greco.


Patrasso o Salonicco? Ebbene sì, gente: il dilemma Ryan Air del Mese, con la Spagna, non ha niente a che fare. Il che, tra parentesi, torna a rendermi piuttosto plausibile la profezia Maya. Certo, non che dipenda da me. La mia compagna di avventure vacanziere, questa volta, mi ha proibito la Penisola Iberica con la stessa fermezza con cui si nasconde la bottiglia di Vodka ad un alcolizzato. “Il mondo è grande”, dice. “E' ora di vedere posti nuovi!”. E, in realtà, non posso neanche darle torto. Specie se mi coglie in pieno delirio da scoperta. Guatemala, Messico e New York, in questo rigoroso ordine, sono il mio podio attuale di destinazioni oltreoceano. Ma – si sa- le finanze non son mica d'accordo. A dirla proprio tutta, nemmeno la tempistica è di quelle favorevoli al jet lag. E allora si ripiega sui Paradisi vicini. Tipo la Grecia. Tipo i pochi posti a low budget rimasti sui voli per l'inizio di Settembre. Leggesi Macedonia, o i limiti d'ancoraggio del Peloponneso. Chè, in realtà, la prospettiva in sè m'alletta da morire. Peccato che, ad ogni ricerca online, io debba legarmi alla sedia per resistere a un richiamo ancestrale. Lo giuro: i banner che promuovono Minorca stanno a me come sirene ad Ulisse. Ulisse che, oltrettutto, era greco pure lui.




Comunque: Patrasso o Salonicco. Si riducono a queste, le migliori opzioni al mio rientro da Parigi. La seconda, in rete, colleziona commenti entusiasti , foto da sogno e video che davvero invitano a partire. Della prima, viceversa, non si trova che qualche sporadico reportage in lingua autoctona o al massimo un servizio del telegiornale su rivolte e sbarchi clandestini. Non proprio invitante. Senza contare che Patras, in spagnolo, significa “indietro”. Il che, già di per sé, mi costituirebbe una decisione. O una melodia di Tiziano Ferro, fate voi. Tuttavia, è anche vero che da Patrasso partono i traghetti. Idilli naturali come Cefalonia, Zante (Zacinto mia, che te specchi nell'onde del greco mar da cui vergine nacque Venere..) o – visto? Ulisse c'entrava – Itaca sono letteralmente a un tiro di schioppo. 


Zante
Cefalonia

Itaca

E però dall'Olimpo gli Dei è Salonicco che sorvegliano con amore. Sì, insomma, sono un tantinello confusa.

Scrivendo, però, m'è venuta voglia di Moussaka e Pita Gyros. Nettare e Ambrosia. Mitologia ed Egeo. E quindi andrò in Grecia, qualunque sia la strada che imboccherò a quel bivio. Patrasso o Salonicco? questo è il problema!