venerdì 19 luglio 2013

Posti in cui andrei con una macchina del tempo.



Ci sono fenomeni oggettivamente inspiegabili. Tipo l'emergere puntuale di idee geniali nel cuore della notte (subito prima di un fastidiosissimo crampo al polpaccio), e la loro immediata sparizione con il sorgere del sole. Un minuto di silenzio. Sguardo contrito. Profusione di lacrime. Un peccato, salutavano sempre.

Inspiegabile è la ragione per cui, prima di una settimana intensa, io avverta sempre questa voglia poco sana di Mojito. Perchè, sul serio, sembro un'alcolizzata in crisi d'astinenza. Chiudo gli occhi e vedo piantine di menta. Giuro, è menta. Vedo frigoriferi e penso al ghiaccio tritato. Poi capirete anche che una si faccia una brutta reputazione. 

Ma inspiegabile, se è per quello, è anche il fatto che io non abbia mai pensato di allietare rinfreschi costruendo rose di prosciutto sopra a piccoli cubetti di melone. Lo so, devo smetterla di guardare Pinterest. Inspiegabile è il comportamento di certe commesse, che un giorno dimenticano di metterti in conto un cd e il giorno dopo ti guardano sprezzante perchè “I The Fun hanno fatto solo un disco in tutta la loro vita”. Non credo neanche sia vero, oltrettutto. Ma, anche se fosse, con ciò? 




La cosa più inspiegabile di tutte, ad ogni modo, è il fatto che da un po' in qua io stia meditando con impegno sui posti in cui andrei se possedessi una macchina del tempo. Voglio dire, ci penso con rigore scientifico, come se davvero avessero intenzione di propormi un carnet di viaggi gratis e dovessi stabilirne le priorità. Mi sono anche auto-giustificata supponendo sia un modo contorto per conoscermi meglio. In fin dei conti è una domanda classica da pseudo-test psicologico, no? Di quelle che ti farebbero a un colloquio di lavoro negli States (beh, almeno a giudicare dalle serie tv). 

Del tipo: “chi porteresti su di un'isola deserta?”. E se rispondi Ghandi sei assunto. Anche se, francamente, io opterei di più per un gran figo. Aprendo una parentesi, ecco un altro fatto inspiegabile: perchè ogni volta che accendo TVE Internacional vedo dei ragazzi carinissimi? E non parlo di modelli barra cantanti barra gente famosa a caso, no. Mi riferisco a persone qualsiasi intervistate per programmi di inchiesta sociale tipo Comando Actualidad. Ad esempio, l'altro giorno c'era un tizio che viveva in un appartamento di un metro quadrato nel cuore di Madrid. C'aveva un casino in casa che bastava da solo a ridefinire il concetto di disordine. Ma mi sarei offerta volentieri come colf. No, cioè, la devo smettere: da qui a iscriversi a Badoo è un attimo. 

Comunque. Si diceva dei viaggi nel tempo. Dopo infinite elucubrazioni, sono arrivata a stilare la mia personale classifica di destinazioni. E, siccome le idee di stanotte sono belle che andate, non mi rimane altra opzione che condividerle con voi. Se non vi interessa prendetevela coi miei polpacci. O  portatemi a bere un Mojito, in alternativa. 




POSTI IN CUI ANDREI SE AVESSI UNA MACCHINA DEL TEMPO. 

1. Parigi, 1800. In un caffè letterario a chiacchierare con Baudelaire. Cioè, più che altro lui parlerebbe e io lo ascolterei del tutto imbambolata, come faccio sempre davanti a qualcuno che ammiro. Probabilmente gli chiederei anche un autografo. E' che, sul serio, io per parlare con Charles arriverei a fare anche una seduta spiritica senza farmela addosso. No, è una balla: me la farei addosso eccome. Ma il punto è che era un genio. Basta. Da un po' in qua ho ripreso l'abitudine di rileggere i suoi scritti a mò di intercalare tra un libro appena concluso e un altro da cominciare. E, se a diciott'anni, nel pieno fulcro della mia BaudelaireMania, ne adoravo le poesie, ora che ne ho ventotto a conquistarmi son le prose. Per dirvi, l'altro giorno ho ripreso in mano i Paradisi Artificiali (il libro, intendo: ribadisco che sono di menta, le piantine). E, niente, quell'uomo era anni luce avanti rispetto ai suoi contemporanei. Non dico tanto per lo stile (che evidentemente varia da traduzione a traduzione) ma per i contenuti. Per il modo di metter giù i concetti. Per le riflessioni profonde alternate a momenti di ironia pungente. Per la scarsa diplomazia con cui stronca opere d'arte “partorite dal genio di perfetti imbecilli” e la curiosità con cui si avvicina a tutto ciò che è nuovo. Chè poi tutti credono, vista la vita del tipo, che i Paradisi Artificiali siano un elogio delle droghe. Invece no, per niente. Lui le prova tutte, fa un'analisi dettagliata di effetti e controindicazioni, ma alla fine non promuove molto più del vino. Anzi, a un certo punto arriva a dire che drogarsi è controproducente per gli spiriti creativi, perchè impiega tutte le tue energie cerebrali nella creazione di fantasticherie inutili, rendendoti inerte e incapace di fare alcunchè. L'ispirazione, invece, può arrivare solo dal lavoro. Dallo scrivere, concentrarsi, rileggere, limare. 

Insomma, nell'impossibilità di applaudirlo, ho coniato un motto plasmato su una frase letta (indovinate?) su Pinterest. “When in doubt, wear red”, diceva. “When in doubt, read Baudelaire”, aggiungo io. L'ho scritto pure sull'agenda, per darvi un'idea di come sto. 




2. Londra. A un concerto dei Beatles. Uno dei primissimi, magari, chè forse ci sarebbe un po' meno casino. Ora che ci penso, a uno dei primi non farebbero Strawberry Fields Forever, però. Mmm. Niente, vada per il casino. Tanto sarei una di quelle fan scatenate che lanciano reggiseni, si strappano i capelli e si lanciano sulle auto, me lo sento. In effetti mi si addice, come ruolo. 

Visti loro, farei un piccolo balzo in avanti e andrei a sentirmi anche i Queen. Così, tornata ai tempi attuali, potrei guardare i documentari di Freddie col giubbotto giallo ed esclamare orgogliosissima “io c'ero”. Son soddisfazioni mica da poco.

3. Atene, all'apice della civiltà ellenica. Perchè la storia mi è sempre piaciuta un sacco solamente fino a lì. E poi c'avrei da verificare un po' di cose: tipo se Omero esistesse o meno (nel primo caso, chiedergli scusa), se ci fosse un fondamento nelle vicende narrate dai poemi epici, e se già avessero inventato una ricetta simile ai dolmadakia. Poi le acconciature delle antiche greche sono bellissime, parliamoci chiaro. Certo, in quanto a moda avrei preferito le minigonne delle spartane, ma non si può avere tutto. Nel complesso, la civiltà ateniese m'è sempre piaciuta di più. 





Detto questo, forse vi stupirà che tra le mie destinazioni non ci sia la Spagna. In effetti vivere la Movida madrileña degli anni ottanta non sarebbe stato neanche male. Ma, insomma, se l'ho esclusa una ragione c'é: in Spagna ci andrei adesso, e basta. Voglio dire: i tizi disordinatissimi di Comando Actualidad mica appartengono ad epoche passate! 

Ecco. Ora che mi sono sfogata, nei commenti siete liberi di raccontarmi dove viaggereste voi con una macchina del tempo. Oppure di mandarmi a quel Paese here and now. 

2 commenti:

  1. ecco leggendo mi hai fatto venire in mente il "MIO"posto :non può essere che gli anni 70 e i figli dei fiori!!!:-))sìììì anche per la musica!!!!
    besitos KIT!!!
    ps.definita l'epoca ci aggiungo il luogo...ovviamente California!!!!!

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  2. Grazie del contributo hippy-kit! :P

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