lunedì 15 ottobre 2018

El Día de las Escritoras

Oggi in Spagna si celebra la giornata delle scrittrici. O, per dirla con l'hashtag Trending Topic da stamattina, il #DíaDeLasEscritoras. 

Nata nel 2016 per iniziativa della Biblioteca Nacional de España, l'associazione Clásicas y Modernas e la Federación Española de Mujeres Directivas, Ejecutivas, Profesionales y Empresariales, la commemorazione aspira a riconoscere e rendere visibile il ruolo delle donne nella letteratura: un modo per compensare la discriminazione a cui sono state soggette per secoli. 

L'occasione mi ha ispirata a scrivere di getto - e, per qualche motivo a me incomprensibile, in spagnolo - il post che ora condivido qui sotto anche nella mia lingua madre. 



A quanto pare, oggi è la giornata delle scrittrici.
Sinceramente, io non penso di esserlo.

Intendo, per "scrittrice", una persona che si guadagna da vivere scrivendo libri. Ed è vero, io ne ho pubblicato uno. É una delle cose di cui più vado fiera. Di fatto, si può dire che per molti versi mi ha cambiato la vita. Però non sono mai stata in grado di dare un seguito a quell'esperienza; E credo che, oggi come oggi, ci riuscirei solo se fossi senza lavoro, senza amici e senza connessione ad Internet. 

Perciò chiamatemi blogger. Copywriter. Social Media Manager. 

Chiamatemi giornalista, se preferite, visto che finalmente vivo in un Paese in cui il mio diploma di laurea mi dà diritto a definirmi così.  

Scrittrice, però...uff. 

Tutto quello che posso dire è non concepisco la vita senza scrivere. 

Che per me è come andare in bagno, e quando non ci riesco fa male. 

Quello che so è che in tutti i computer che ho avuto c'è stata una cartellina piena di "capitoli 1", "Sinossi_ok.doc" e decine di storie mai concluse. Credo che in giro ci sia persino qualche FLOPPY DISK con qualcosa del genere. Dio mio, come sono anziana. 

So che quando ancora non c'erano gli smartphone mi portavo sempre un'agendina nella borsa per annotarmi frasi e idee (oggi uso le Note dell'iPhone). 

So che a volte mi estraneo dalla realtà per narrarmi nella testa ciò che osservo - o che io stessa vivo- come se fosse la scena di un romanzo. 

Che registro vocali su Whatsapp raccontando le trame assurde che mi vengono in mente sempre nei momenti meno opportuni. 

Quello che posso dire è che quando avevo 10-12 anni scrivevo racconti sui miei quaderni in formato A4. E ricordo con inquietante chiarezza il giorno in cui strappai un foglio con rabbia e lo lanciai nel cestino della spazzatura piangendo disperata, mentre mia madre non capiva cosa stava succedendo. 

Beh, succedeva che non mi piaceva quello che avevo passato quasi un'ora a scrivere. 
E se quell'immagine è ancora così nitida nella mia testa è perchè la sensazione che provai in quel momento per la prima volta avrebbe finito per accompagnarmi per tutta la vita. 

Perchè avere una passione non significa che coltivarla ti riesca facile. O che tutto fluisca sempre in modo naturale. Non implica neanche che debba farti felice in ogni momento. Avere una passione vuol dire avere qualcosa che reclama costantemente la tua attenzione, che tu lo voglia o meno. 

Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo sempre "la scrittrice". Mi immaginavo seduta ad una scrivania con una penna in mano ad inventare storie tutto il santo giorno. E Dio solo sa come una simile prospettiva riuscisse a farmi felice. 

La cosa strana è che, pensandoci, non è poi così diverso dalla mia realtà quotidiana.

No, non sono una scrittrice.
Almeno non nel senso che intendeva quella bambina.
Ma di sicuro ho una passione, e so che sarà così per sempre. 

Quindi auguri a tutte le donne che, in qualche modo, si identificano in queste mie parole. Grazie, di cuore, per quello che fate. E coraggio, voi sapete perchè. 




PS: Quali sono le vostre autrici preferite? Segnalatemele nei commenti, se vi va, così ampliamo tutti il nostro elenco di letture. 

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