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martedì 6 ottobre 2015

5 ragioni per venire a sentire Il Cile a Trieste


É quasi certamente colpa mia. Sì, insomma, forse non ho messo abbastanza impegno nel coltivare i rapporti con persone geograficamente vicine. O forse è solo che non puoi aspettarti altro, quando vai ai concerti fuori. Con gente di fuori. E sei - ammettiamolo - un po' fuori anche tu. Resta il fatto che gli eventi in Regione, o almeno quelli interessanti, sono sempre per me fonte inesauribile di stress. Mi ritrovo a mendicare compagnia. A scorrere indefessa elenchi di contatti Facebook con annessi campionari di scuse. Inevitabilmente, finisco col sentire il peso di tutti i kilometri che mi separano dalle amicizie più importanti. Quelle di più vecchia data. Quelle che "vorrei, ma". Capita persino che finisca al confine estremo delle lacrime. Di notte. Negli apici di drammaticità per cui mi accuso nella testa di essere sfigata e sola e PerchèDioPerchèCosaHoFattoioDiMalePerMeritarmiCiò. Certo, poi mi passa, eh. Ma, nel frattempo, non si può certo dire che la viva bene. 






E' da quando seguo Il Cile (e cioè dal 2012) che sogno invano un suo live a pochi passi da casa. Noi concertiste abbiamo sempre avuto questa bizzarra tendenza a considerare due tipologie di date superiori alle altre per impatto emotivo: quelle dove vive l'artista, e quelle dove viviamo noi. Immaginavo che, quando fosse accaduto, mi sarei goduta lo spettacolo sotto palco, circondata da un sacco di persone. Credevo che, una volta finito, sarei rimasta a festeggiare con loro. Che sarebbe stato...non lo so, speciale. 

Ora, finalmente, le mie richieste sono state esaudite. Dopo averlo seguito in giro per l'Italia; dopo essere andata a sentirlo fino a Parigi e a Bruxelles, il Cile suonerà il prossimo Venerdì 9 Ottobre nella cornice della Barcolana. A Trieste. Che, per quanto non sia proprio la mia città, è la location ad essa più vicina che mi sarei potuta ragionevolmente aspettare. Ma, ancora una volta, trovare compagnia si sta rivelando un'impresa titanica. 



Così, a pochi giorni dall'evento, mi preparo ad affrontarlo con svariati kili in meno e capelli grigi in più. Eppure una cosa l'ho capita: se anche mi trovassi a viverlo da sola, in fondo alla Piazza, per andarmene dopo l'ultima nota, speciale lo sarà in ogni caso. 

Lo sarà tanto che ho deciso di elencarvi almeno 5 motivi per cui, secondo me, dovreste venire. Non importa se in mia compagnia o meno. 

1. Il Cile non è quello di Maria Salvador. E neanche (solo) quello di Cemento Armato. 

Se lo conoscete solo per le due hit radiofoniche più note, resterete piacevolmente sorpresi nello scoprire piccoli capolavori di malinconia struggente come Parlano di Te o Ascoltando i tuoi passi, e lo stesso vi accadrà per i brani più ritmati - dai testi ugualmente magistrali - quali L'Amore è un Suicidio, La Ragazza dell'inferno Accanto, Baron Samedi o Tortura Medievale. 





2. Quello di Trieste non è un concerto qualunque. 

Se la memoria non mi inganna (o meglio: se non sono stata così cretina da perdermi altri appuntamenti per strada) quella del 9 sarà la prima data del Lorenzo Cilembrini solista in tutto il Friuli Venezia Giulia. Perchè non importa quel che dice Il Piccolo: sfocate manifestazioni Tim degli anni 2000 con band poi sciolte e miei improponibili cappellini a fiori hawaiani azzurri e bianchi (lo so, stendiamo un velo pietoso) non contano. Non solo, ma sembra anche che l'evento segni la degna conclusione del suo tour estivo. 

3. La cornice è unica. 




Non importa chi suona, in fondo. Anche se non vi piace il genere, un concerto durante la Barcolana va visto e vissuto. Pochi altri palchi, in Italia, sono così emozionanti come quello allestito in piazza Unità, con il mare sullo sfondo, gli stand illuminati, le barche ancorate in doppia o tripla fila sulle Rive e l'atmosfera gioiosa che si riflette nei volti di equipaggi, turisti, e locali.


4. É gratis! 

In tempi di crisi, non è un dato da poco. E - come disse una volta una delle mie compagne di avventure concertistiche - se è vero che andare ai concerti è cosa buona e giusta, andare a quelli gratis è quasi un obbligo morale. Insomma, dategliela una possibilità! Non vi costa niente, e se proprio rimarrete delusi potete sempre dirigervi verso gli stand per una birra in riva al mare. 

5. É uno di noi. 

Il Cile non è una di quelle popstar che se la filano in malo modo appena terminato lo spettacolo. Al contrario, è un ragazzo alla mano che - a quanto ho avuto modo di constatare in questi anni - è sempre disponibile per foto, strette di mano e chiacchiere con tutti. Un motivo in più per venire, se siete tra quelli che amano instaurare un seppur fugace contatto o scambio di opinione con gli artisti.

In più, se la vostra perplessità riguarda i mezzi di trasporto, sappiate che per una volta Trenitalia è dalla nostra. Perchè è sicuramente vero che raggiungere Trieste in auto e sperare di trovare un parcheggio, in piena Barcolana, è una missione persa in pazienza. I treni, però (almeno fino a Monfalcone) ci sono fino all'1.26 del mattino, il che vi consente di godervi il concerto e tornare a casa in tutta tranquillità. Se invece siete dei nottambuli e volete godere appieno dello spirito della manifestazione, potete far baldoria fino alle 5.15, quando il servizio ferroviario riprende a tutti gli effetti la sua regolare attività.

Io vi aspetto lì. 




domenica 12 ottobre 2014

La Barcolana vista da me … e dagli spagnoli.

Arancionità. Il vocabolo mi rimbalza in testa - ossessivo come un mantra- mentre il Mediterraneo, attorno a me, cambia colore. Ha un fascino quasi poetico, la città, vista da qui. L'ha sempre avuto. Forse è perchè, all'estrema propagine del Molo Audace, riesci a dimenticare per un attimo di esserci in mezzo. Sembra lontana, Trieste. Illusione altera e surreale di skyline asburgici che emergono dal mare. La guardo accendere le luci, mentre il tramonto piano sfuma nella notte. Intinge i riflettori nell'acqua, come fossero pennelli da pulire. La gente si accalca sulle Rive, variamente affrettata, imprigionata dalle sbarre di centinaia d'alberi spogli. Cacofonie di musiche varie. Postazioni televisive improvvisate nei gazebo. Crocevia d'accenti. Una barca a vela mi passa accanto in un silenzio di sbuffi. E tutto quel che penso è che nessuna foto potrà rendere l'idea. Tutto quel che penso, incapace a descrivere, è la parola Arancionità.


Foto: Fulvio Dot

Il fine settimana della Barcolana è uno dei rari momenti in cui mi sento fortunata, a vivere dove vivo. Perchè, alla vigilia della Regata più affollata al mondo, si respira festa e mai competizione. Gli equipaggi, a bordo delle barche ormeggiate, suonano chitarre, ballano a ritmi techno e offrono da bere. Ci sono famiglie con il cane, intente a fare uno spuntino a base di panini con porchetta. Ci sono uomini di una certa età che ridono a squarciagola con una bottiglia di Prosecco in mano. E, subito accanto, ironia del destino, americani infighettati in uniformi ben stirate, biondi e patinati come personaggi secondari di O.C. Ci sono eventi, volti, quintali di motorini ammassati senza regola al parcheggio del Molo4. 

Foto: Fulvio Dot

Ci sono bambini con il palloncino di Alien (la barca, non il film); Mamme con lo zucchero filato; Slovene con il fiore in testa e strani tizi travestiti da astici che suonano il tamburo in Piazza della Borsa. E tu, di colpo, ti senti al centro del mondo. Prima ancora di afferrarne il motivo, ti senti felice.


Foto: Emme&Emme/Parenzan (Pagina Facebook "Barcolana") 


Foto: Emme&Emme/Albertacci (Pagina Facebook "Barcolana")

Adesso che anche la quarantaseiesima edizione è finita, non posso fare a meno di ricordarne gli aspetti più curiosi. Tipo i turisti (pazzi!) che fanno la fila davanti ad uno stand che ricrea artificialmente l'esperienza della bora. L'azzeccata promozione dei Quattro Salti in Padella, che con soli tre euro, una mensola piena di microonde ed un contenitore da cinese-per-asporto ti permette di abbuffarti di pasta low cost. O, ancora, lo stuolo di BMW bianche targate Esimit. Il lusso da schiaffo in faccia parcheggiato davanti ad uno degli hotel più costosi della città. Robe che non possono non starti antipatici, per quanto già supponi che vinceranno di nuovo. 

Soprattutto (per chi mi conosce è ovvio) ricordo i concerti. Quelli del Venerdì, ché a me di Mario Biondi frega poco. C'erano i Beatbox, a fare l'apertura: bravissima band di tributo ai Beatles, mi ha fatto pensare, ancora una volta, a quanto tutti gli artisti che seguo siano debitori al quartetto di Liverpool. Riflettere su quanto mi sarebbe piaciuto vederli dal vivo. Rendere evidente, se mai ce ne fosse bisogno, che se fossi nata in un'altra epoca sarei stata una delle tizie isteriche che urlavano ad ogni loro apparizione.


Foto: Emme&Emme/Albertacci (Barcolana Facebook Page) 


E poi Jack Savoretti, con l'attesa partecipazione di Elisa in due brani. In realtà, per quanto la sua voce sia sempre impeccabile, quei duetti sono stati la parte che mi ha convinta meno. Perchè a piacermi, invece, è stato proprio lui. 


Foto: Emme&Emme/ Albertacci (Barcolana Facebook Page) 

L'italo-inglese che conoscevo in via pressochè esclusiva per un brano inserito nella mia playlist estiva. A ben vedere è questo, il bello dei live gratuiti: che ti danno l'opportunità di conoscere realtà che altrimenti, forse, non avresti approfondito. Sarebbe stato un peccato, ora lo posso dire. Perchè Savoretti (oltre ad essere un gran figo, diciamolo) ha una di quelle voci roche in grado di rubarti l'anima. Gli basta una chitarra per trasformare in un concentrato di grinta il ragazzo timido che intermezza i brani di aneddoti. Ed io ne resto ipnotizzata. Al punto da scriverlo su twitter, essere rintracciata dal suo fanclub italiano, e constatare tra i sorrisi che i fanclub sui social – è inutile – sono proprio tutti uguali a quello che ho immaginato per Ulisse in #Odissea.




Comunque. Sono l'autrice del blog italo-spagnola, ed oggi è il Día de la Hispanidad. Per cui non posso parlare della Barcolana senza fare menzione al gruppo di spagnole che, proprio sul molo Audace, mentre pensavo Arancionitá, mi é passato accanto parlando di scherzi da progettare. É bastato il loro accento, a risvegliare in me una curiositá che sento a cadenza annuale. Insomma: il centro del mondo, in qualche modo, dovrebbe essere in grado di attirare anche la curiositá di qualche iberico, no? Preda di un istinto da membro della CIA, ho cercato cosa gli spagnoli scrivessero sul web in merito all'evento piú figo di Trieste. E questo é quello che ho trovato.

LA STAMPA

Come ovvio, i media specialistici sono i più interessati alla regata.

NauticalNewsToday ne parla come di un “evento unico al mondo” a cui “ogni regatista dovrebbe partecipare almeno una volta nella vita”, mettendo l'accento sulla principale novitá dell'edizione di quest'anno: l'arrivo direttamente in Piazza Unitá, “che rende Trieste ancor piú protagonista”.

Marabierto, nel suo articolo pubblicato prima dell'inizio della manifestazione, dá ampio spazio agli eventi collaterali organizzati della cornice della Barcolana, dalle mostre fotografiche alle conferenze sulla progettazione navale, passando per le innumerevoli regate minori. Ampia rilevanza viene data anche al numero degli iscritti, sebbene i 616 di cui si parla nel post siano poi diventati oltre 1900.

Di grande impatto anche la
photogallery dedicata alla Regata dal quotidiano paraguaiano ABC, che intitola: “Barcolana, lo show di Trieste” e che potete godervi qui:. 



Alcune immagini estratte dalla photogallery di ABC Digital


INSTAGRAM 

Tra le centinaia di foto postate su Instagram durante il weekend della Barcolana, non é difficile scovare anche quelle scattate dagli erasmus iberici di stanza a Trieste. Tra tutti, segnalo quelle di @hbryniarska, che si merita tutta la mia stima giá in virtú della biografia con cui ha scelto di definirsi sulla piattaforma: Spain- Italy, street of dreams. 

La ragazza ha immortalato non soltanto alcune fasi della regata, ma anche il contributo spagnolo ad uno degli eventi fuori-regata piú apprezzati dagli instagramers: il laboratorio con disegni e gessi colorati allestito in Piazza della Repubblica.

Caricamento
#Barcolana46



I BLOG

Il punto di vista che si preannuncia piú autentico ed interessante é quello promesso da una ragazza delle canarie appena arrivata a Trieste per una borsa di studio Erasmus di 9 mesi. La studentessa ha aperto un blog personale per documentare la sua esperienza e, dopo un primo post riservato alle opinioni sulla cittá ("bella, tranquilla e accogliente") e alle sue statue di importanti scrittori (apprezzate a causa del suo amore per la letteratura) promette di raccontare al piú presto anche la sua prima Barcolana. Tenetela d'occhio qui.  


TWITTER 

I tweet spagnoli dedicati alla Barcolana, quest'anno, sono stati piuttosto scarsi. Tra essi segnalo, peró, quello del patriotticissimo @juansheen, in procinto di approdare tra i nostri confini appositamente per assistere alla regata; e i ricordi di @leticiasaiz, che l'atmosfera della Barcolana ha reso nostalgica persino di una botta presa in barca durante la sua partecipazione alla scorsa edizione della regata. 



Quello che mi fa piú ridere, peró, nonostante non c'entri direttamente con l'evento, é il commento di @thehauntedocean. “Adoro la versione slovena/serbo-croata di scrivere Trieste: TRST. Nella mia mente sa di schiaffo dato con la mano aperta”. Ho sempre avuto esattamente la stessa sensazione.


venerdì 11 ottobre 2013

Un cupcake per...La Barcolana!

Il cupcake è una descrizione giocosa. Il Kalòs Ka' Agathòs fatto dolcetto. Un modo come un altro per esprimere una sensazione. Certi eventi, l'ho appena deciso, io ve li racconterò così. 

Non ci saranno vere ricette, né scadenze regolari. Soltanto stati d'animo fatti colore. Un'immagine e un paio di righe. Solo il racconto alternativo di una ricorrenza, da consumare una volta tanto in un paio di morsi appena. 

Non avrei potuto cominciare in altro modo, d'altronde. L'evento che questo weekend mi porterà a Trieste è anche un ottimo pretesto per un paio di tappe obbligate:  una è il vecchio Caffé San Marco, che ha da poco riaperto in un surplus di letterarietà. L'altra, ancor più invitante, è la nuova pasticceria Ginger, che mi aspetta (indovinate?) proprio con il banco pieno di cupcakes.


Ginger Tea and cakes (foto: TriesteSocial, Instagram)




Descrizione: 

Comincio con la Barcolana perchè per me è sempre stata un pretesto più che una regata. Perchè il mare si fa vela, certo. Un'unica, democratica, vela che affianca professionisti ed amateurs. Uno spettacolo da sold out sulle scogliere e sui moli. Ma io ho sempre preferito la vigilia. Il Sabato. Il faceto. Il giorno in cui la città celebra se stessa, nel suo legame ancestrale con il mare. Una città strana, cresciuta sui fischi striduli del vento tra le pareti dei vecchi edifici. Inasprita dai saliscendi. Spigolosa sugli autobus e nelle zeta di un'accento. Una città diffidente, schizofrenica, che inventa all'orizzonte montagne che non ha, e lo fa soltanto per attirare l'attenzione. 
Ecco: questa città, Trieste, il Sabato della Barcolana riesce ad aprirsi al mondo. E, più di ogni altro momento, è in grado di farti innamorare. 



Ingedienti per la base:

- Svariate decine di stand enogastronomici e/o di artigianato
- Stampini di gazebo bianchi. 
- Pr che regalano gadget q.b. 
- Colorante di umanità variopinte accalcate sui moli (abbondate pure)
- Barche a vela di ogni genere e dimensione

Ingredienti per il topping: 

- Alcol come se piovesse (spritz, vino o superalcolici a piacimento)
- 100 gr. di Aroma di salsedine
- Una spruzzata di Vento di Bora
- 50 gr. di Social Network (Twitter e Instagram, soprattutto: da quest'anno potete seguire la Barcolana grazie all'account TriesteSocial oltre al solito RegataBarcolana) 
- Malika Ayane che gorgeggia Aggratis


Versate gli stand nei gazebo bianchi e disponeteli ai bordi del molo. Spruzzateli generosamente di umanità variopinte e aggiungeteci i PR che regalano gadget. Mescolate e lasciate riposare. 
Nel frattempo, disponete le barche in quadrupla o quintupla fila sul molo. Aggiungeteci ulteriore umanità, attribuendo ad ogni esemplare umano una quantità di bicchieri di vino pari al numero di barche che dovrà attraversare per raggiungere la propria. Infornate per 20 minuti, fino a quando non otterrete un grado soddisfacente di marinai ubriachi (ve ne accorgerete dai canti folkloristici cantati a squarciagola). Lasciate raffreddare. 

Unite in una ciotola alcol, aroma di salsedine, social network e Malika Ayane (possibilmente lamentadovi perchè avreste preferito che chiamassero a suonare qualcun altro: viene meglio). Amalgamate il tutto e montate a neve gli ingredienti con l'aiuto di una spruzzata di vento di bora (più freddo è e meglio è). Insaporite a piacimento con il caratteristico odore di libri antichi che aleggia per certe strade di Trieste. Mettete il tutto in una tasca da pasticciere e coprite la base. 

Decorate a piacimento. Per l'occasione, data la concomitanza con il día de la hispanidad, suggeriamo un pizzico di italospagnolismo e fiori in stile Fiestas del Pilar. 

Bon appetit.