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venerdì 18 luglio 2014

Partire o fuggire?

Che tutto può cambiare in un istante si sapeva. Che succede sempre e comunque sotto un palco, nella mia vita, forse pure. 

Mentirei se dicessi che son stati giorni facili. Ricordo l'umanità varia degli ospedali. I risvegli con l'angoscia. I pensieri assurdi che ti prendono nei momenti di difficoltà. Tipo che ti chiedi, d'improvviso e senza alcun nesso apparente, dove sia finita la piccola mucca colorata che ti avevano comprato i tuoi in un mercatino hippie a Formentera. Avevi quanto? Sei anni? E cosa accidenti c'entra ora? Qui, in  questa insensatezza di tornanti in mezzo al niente. Nel nero inquietante di campagne senza luci, di quelli che ti inghiottono come galassie lontane. Ché pensa alle donne che devono partorire. Ecco, di nuovo. Mannaggia a me. 

Poi le storie. Riesco ad inventarmele anche a pochi minuti dalla mezzanotte, guardando due sconosciuti.  Per distrarmi, suppongo. O forse perché guardo troppi telefilm. 

Comunque. Il fatto è che oggi parto, finalmente. É il viaggio che attendevo da più tempo. La perfezione degli eventi che si susseguono nell'arco di una stessa settimana. Davanti a me le spiagge della Costa Blanca, il fascino descritto di una Cuenca mai vista, l'inedito di un disco in una torrida Madrid. Credevo mi sarebbe servito a prendere delle decisioni, anche. A mettere un po' d'ordine in quello che non mi piace. Immaginavo i discorsi, la ricerca degli hotel a quattro stelle, un incipit ironico - ma in fondo neanche tanto - per cercare di salvare una passione. E chissenefrega, invece.

Una delle mie attuali destinazioni


Tutto cambia in un istante, e non lo fa una volta sola. Così ora parto con un senso di sbagliato in fondo al giudizio altrui. Mi sento addosso la sensazione di fuggire dai problemi, di non aver mai fatto altro in vita mia. E non é che mi piaccia granché. 



L'unica cura, tuttavia, per me rimane solo e comunque la Spagna. E in questo post confuso e sgangherato - un post che capirà forse solo chi mi conosce - voglio soltanto esprimere il desiderio che funzioni. Che vada tutto bene, dannazione, ma bene davvero. Perché me lo merito, in fondo, il contraccolpo di tranquillità. 

Ci si rilegge tra una settimana. Dopo Valencia e Lucas Masciano. Dopo Gandia e Dani Martín.  Dopo Cuenca. Dopo Madrid ed El Pescao. Ci si rilegge, in ogni caso. E spero sia dietro ad un grande sorriso. 

mercoledì 18 dicembre 2013

Città come esseri vivi (destinazione: Barcellona- Valencia)


Da filoispanica mi sento alquanto in colpa per i pensieri di una settimana fa. No, aspetta, forse era meno. 
Ero arrivata a dire - e intendo dire ad alta voce, rendere pubblico alla micro comunità della mia famiglia, conservarlo tramite memorie d'altri - che non sarei più voluta partire. 
"Se non fossero coinvolte altre persone", vaneggiavo; se non sentissi così forte il senso della responsabilità, probabilmente avrei annullato il volo. 



Me ne pentirei, ora. 



Eppure l'avrei fatto, presa com'ero da una frustrazione inedita. Pulsante. In grado di farmi piangere lacrime d'impotenza. Perchè per quanto anticipassi la sveglia, il tempo non bastava mai. Comunque. 
C'erano regali da comprare e da incartare. Ricette da cercare. Articoli da scrivere. 
E ancora video da montare, persone da contattare, idee per decorazioni creative. 

O forse lo stress pre-natalizio non c'entrava proprio nulla, invece. 
Magari era per quel senso di inquietudine, quella sorta di timore reverenziale che mi mette sempre addosso Barcellona. 

Ho un rapporto d'amore e odio, con quella città. Ce l'ho da anni, certo non è un mistero. 
La penso come un essere vivo. Un essere un po' snob, parecchio stronzo. Eppure bello, bello da morire. Uno che un giorno ti dà la Luna, e il giorno dopo ti manda a fanculo. 

Barcellona è l'aeroporto de El Prat, l'unico in cui - chissà perchè- mi perdo sempre. Ma è anche una chiacchierata in spiaggia, le cene con gli amici, il footing al Parc Guell. 


É Il furto del mio portafogli. Le ore passate in una centrale sperduta dei Mossos d'Esquadra. Le telefonate alla banca. I morsi d'angoscia sul treno de cercanías. 

É il piú bello dei miei sorrisi. Il piú lungo degli abbracci. Una carezza sulla schiena. 


É la tempesta di neve che dirotta l'aereo. Il freddo glaciale sullo spiazzo del Sant Jordi. La fine di un'era.
Ma anche un concerto al Palau de La Música. I reincontri con gli amici. L'arte. Le facce nuove. 

É la prima cittá della Spagna Continentale che io abbia mai visitato, e la meno spagnola che abbia mai visto. Una di quelle a cui piú ricordi ho legato, e una di quelle che meno sento mia.

Comunque ci torno, e ne sono felice. 

Oltre a lei, mi aspetta Valencia.
Ho una valigia piena di regali. Due biglietti per concerti. L'immagine di una paella nella testa, e tutto il relax delle cose ormai fatte a mettermi finalmente voglia di partire.
Sono tornata me stessa. E ci si rilegge dopo Natale. 

mercoledì 13 novembre 2013

Bollettino Pre-partenza

Piovono messaggi da ogni dove. C'é una bora della Madonna. Ho appena visto un Pinguino. Per il giorno del concerto di Dani Martín sono previsti temporali e, al solito, devo incontrare troppa gente per troppi pochi giorni a disposizione.

Insomma, va tutto bene. E ora che anche il mio rituale scaramantico di scrivere un post prima di partire é compiuto, direi che posso partire davvero. 


Bilbao mi reclama, amici. 

Ci si rilegge la settimana prossima. 



mercoledì 8 agosto 2012

Liste pre-viaggio in pessima grafia.


La vigilia di un viaggio comporta tutt'una serie di piccoli rituali. E non importa quanto sia lontana o vicina la meta: saranno tutti comunque appuntati sulla pagina bianca della mia orrida agenda aperta sulla scrivania. Ah, le mie famose liste! Le caratterizza, per lo più, una grafia da far invidia a un medico. Una che spesso non decifro manco io. “Chi non capisce la propria scrittura é un asino di natura”, sentivo dire tra i banchi delle elementari. Il che mi provoca anche un certo fastidio. Non che la destinataria dell'affermazione fossi mai stata io, intendiamoci. D'altronde, all'epoca mica mi svegliavo nel cuore della notte per scrivere “Stampa orari corriere” seguito da cinque punti esclamativi. Come se poi non li avessi giá imparati a memoria, quegli orari. Né tantomeno posticipavo di mezzo secondo il caffè del mattino per aggiungerci sotto “salvaslip”. Seguito da un punto di domanda perchè non ricordo mai quando accidenti dovrebbe venirmi il ciclo. Vabbé. Le mie famose liste, non si sa perchè, sono anche spesso seguite dal disegno stilizzato di una casa, una nuvola, un albero e un fiore. In quest'ordine. A volte faccio pure dei riquadri geometrici, ma solo se mi sembra di aver scordato qualcosa.

Comunque, dicevo dei rituali. Quelli di oggi, nello specifico, consistevano in:

1. Ripassare lo smalto di Kiko sulle unghie dei piedi. Il colore è rosso fuoco, ovviamente, ché si prevede un mojito party a bordo piscina. Quindi, semmai ci scappasse un bagno, è giusto che lo smalto sia coordinato al bikini. Voglio dire: se leggo un libro intitolato “cosa indossare con un cuore spezzato”, ci sarà un perchè. Non per il cuore spezzato, intendo. Più per l'indossare. E per la copertina fashion che ritrae una ragazza ben vestita piena di sacchetti colorati. Beh, insomma, ci siamo capiti.



2. Rovistare per due ore nell'armadio fino a tirar fuori un estratto di guardaroba coordinato allo smalto di Kiko, al bikini, e ai sandali col fiore rosso che ci stanno proprio da Dio. Mi concedo una punta di nero solo per il top traforato che lascia la schiena scoperta e che - giuro!- non ricordavo assolutamente di avere.

3. Constatare l'assoluta ed impellente esigenza di un paio di short. Magari non di jeans, ché sudo solo all'idea.

4. Mettere sú una vecchia compilation di musica latina di fine anni novanta, per rendere più amene le sfilate improvvisate con cui do il benestare ai miei abbinamenti modaioli. 'Na roba trash persino per me, che mi porta dopo cinque minuti scarsi a ballare per casa sulle note di Geri Halliwell. Con la gatta boccheggiante per il caldo a guardarmi come se fossi ormai del tutto impazzita. D'altra parte, capitemi: “mi chico latino” è sempre stato un inno, per me. Una vera e propria filosofia di vita.





5. Depilarmi – di nuovo!!- anche se i pochi peli in fase di ricrescita sarebbero visibili soltanto al microscopio. E' che ho sempre avuto questa bizzarra convinzione che la gente, in treno, passi tutto il tempo utile ad analizzare la depilazione dei miei polpacci. E tendo anche a pensare che, ovunque io vada, non ci sarà mai nessun supermercato aperto in cui trovare rasoi per i ritocchi dell'ultimo minuto. Manco fossimo nel terzo mondo. E poi non si sa mai: metti che incontri l'uomo della mia vita? Metti che si innamori perdutamente di me e io non abbia le gambe perfettamente lisce? Cioè, son problemi.

6. Confermare, dopo aver cambiato cd, che “I love you” di Cremonini è a tutti gli effetti la canzone della mia estate.



Comunque: il punto è che ora è tutto pronto. Domani me ne vado sul lago di Garda. E, visto che mi hanno giá proposto di cenare canederli col gulash (ad agosto!), non carantisco di tornare viva. O magra.


See you.