Piovono messaggi da ogni dove. C'é una bora della Madonna. Ho appena visto un Pinguino. Per il giorno del concerto di Dani Martín sono previsti temporali e, al solito, devo incontrare troppa gente per troppi pochi giorni a disposizione.
Insomma, va tutto bene. E ora che anche il mio rituale scaramantico di scrivere un post prima di partire é compiuto, direi che posso partire davvero.
La vigilia di un viaggio
comporta tutt'una serie di piccoli rituali. E non importa quanto sia
lontana o vicina la meta: saranno tutti comunque appuntati sulla pagina bianca
della mia orrida agenda aperta sulla scrivania. Ah, le mie famose
liste! Le caratterizza, per lo più, una grafia da far invidia a un
medico. Una che spesso non decifro manco io. “Chi non capisce la
propria scrittura é un asino di natura”, sentivo dire tra i banchi
delle elementari. Il che mi provoca anche un certo fastidio.
Non che la destinataria dell'affermazione fossi mai stata io,
intendiamoci. D'altronde, all'epoca mica mi svegliavo nel cuore della
notte per scrivere “Stampa orari corriere” seguito da cinque
punti esclamativi. Come se poi non li avessi giá imparati a memoria, quegli orari. Né tantomeno posticipavo di mezzo secondo il
caffè del mattino per aggiungerci sotto “salvaslip”. Seguito da
un punto di domanda perchè non ricordo mai quando accidenti dovrebbe
venirmi il ciclo. Vabbé. Le mie famose liste, non si sa perchè,
sono anche spesso seguite dal disegno stilizzato di una casa, una
nuvola, un albero e un fiore. In quest'ordine. A volte faccio pure
dei riquadri geometrici, ma solo se mi sembra di aver scordato
qualcosa.
Comunque, dicevo dei
rituali. Quelli di oggi, nello specifico, consistevano in:
1. Ripassare lo smalto di
Kiko sulle unghie dei piedi. Il colore è rosso fuoco, ovviamente,
ché si prevede un mojito party a bordo piscina. Quindi, semmai ci
scappasse un bagno, è giusto che lo smalto sia coordinato al bikini.
Voglio dire: se leggo un libro intitolato “cosa indossare con un
cuore spezzato”, ci sarà un perchè. Non per il cuore spezzato,
intendo. Più per l'indossare. E per la copertina fashion che ritrae
una ragazza ben vestita piena di sacchetti colorati. Beh, insomma,
ci siamo capiti.
2. Rovistare per due
ore nell'armadio fino a tirar fuori un estratto di guardaroba
coordinato allo smalto di Kiko, al bikini, e ai sandali col fiore
rosso che ci stanno proprio da Dio. Mi concedo una punta di nero solo
per il top traforato che lascia la schiena scoperta e che - giuro!- non
ricordavo assolutamente di avere.
3. Constatare
l'assoluta ed impellente esigenza di un paio di short. Magari non di
jeans, ché sudo solo all'idea.
4. Mettere sú una vecchia
compilation di musica latina di fine anni novanta, per rendere più amene le
sfilate improvvisate con cui do il benestare ai miei abbinamenti
modaioli. 'Na roba trash persino per me, che mi porta dopo cinque
minuti scarsi a ballare per casa sulle note di Geri Halliwell. Con
la gatta boccheggiante per il caldo a guardarmi come se fossi ormai
del tutto impazzita. D'altra parte, capitemi: “mi chico latino” è
sempre stato un inno, per me. Una vera e propria filosofia di vita.
5. Depilarmi – di
nuovo!!- anche se i pochi peli in fase di ricrescita sarebbero
visibili soltanto al microscopio. E' che ho sempre avuto questa
bizzarra convinzione che la gente, in treno, passi tutto il tempo
utile ad analizzare la depilazione dei miei polpacci. E tendo anche a
pensare che, ovunque io vada, non ci sarà mai nessun supermercato
aperto in cui trovare rasoi per i ritocchi dell'ultimo minuto. Manco
fossimo nel terzo mondo. E poi non si sa mai: metti che incontri
l'uomo della mia vita? Metti che si innamori perdutamente di me e io
non abbia le gambe perfettamente lisce? Cioè, son problemi.
6. Confermare, dopo
aver cambiato cd, che “I love you” di Cremonini è a tutti gli
effetti la canzone della mia estate.
Comunque: il punto è
che ora è tutto pronto. Domani me ne vado sul
lago di Garda. E, visto che mi hanno giá proposto di cenare
canederli col gulash (ad agosto!), non carantisco di tornare viva. O
magra.