Visualizzazione post con etichetta escursioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta escursioni. Mostra tutti i post

giovedì 19 novembre 2020

4 idee per un’escursione nella natura senza uscire da Málaga

Quando ti decidi (finalmente?) a rompere un silenzio lungo diverse ere geologiche, il minimo che tu possa fare è giustificare la scelta con un post di pubblica utilità. Questo dovrebbe esserlo per chi, come me, ha scoperto negli ultimi mesi l’inaspettata esigenza di stare a contatto con la natura. 

Tanto per capirci, nel mio armadio non c’è neanche una tuta. Il capo più sportivo che ho è un paio di converse a fiori taroccate che è già tanto se sono riuscite a sopravvivere ai bagni chimici dei festival. L’unico sacco a pelo che abbia mai posseduto in vita mia lo comprai per accamparmi davanti ai palasport, e attualmente si gode un pacifico pensionamento nel ruolo di ripieno della fodera del piumone (comprare un piumone vero mi sembrava uno spreco di soldi, nella Costa del Sol). 

Insomma, non sono propriamente un tipo avvezzo alle escursioni campestri. 

Pare, però, che gli arresti domiciliari imposti dalla PutaPandemia siano in grado di cambiare anche le anime più cittadine - soprattutto quelle che vivono in un appartamento di 30 metri quadri vista strada, con tanto di bidone della spazzatura annesso.

Almeno fino al 23 Novembre, in Andalusia, non possiamo uscire dal nostro Comune. Bar, negozi di abbigliamento e attività non essenziali chiudono alle sei, avviando una quotidiana e progressiva desertificazione dei centri urbani che culmina nel coprifuoco delle dieci di sera. 

La buona notizia, però, è che a Málaga si può passare una giornata immersi nella natura, senza neppure uscire dalla città. Non ci credete? Date un’occhiata qui sotto. 

Ho selezionato 4 luoghi che forse non conoscete e che sicuramente adorerete se volete prendervi una pausa dal cemento di casa, il viavai delle macchine, le luci di Natale e i ragazzini che anticipano la sbronza nei pomeriggi di Pedregalejo. Non ditelo a nessuno, ma quando siete in mezzo a un bosco, senza anima viva nel raggio di centinaia di metri, magari potete anche permettervi il lusso di abbassare un momento la mascherina. 


1. PARQUE DEL MORLACO 

Parque del Morlaco 

















La mia scoperta più recente. Fuori da ogni rotta turistica, il Parque del Morlaco è un gioiellino incastonato tra i villoni di uno dei quartieri più ricchi di Málaga: il Limonar. 

Lo so, agli italiani fa ridere. Pensate che c’è pure un autobus che fa capolinea da quelle parti. La frase tipica dell’Erasmus che se lo trova davanti appena arrivato in città è: “andiamo a Limonar” ah ah ah. Che tenerezza. 

Comunque. Stavamo parlando del Parque del Morlaco, un’area forestale di 161.720 metri quadrati dove troverete tutto quello che si può desiderare per una tranquilla passeggiata all’aria aperta: boschi popolati da scoiattoli, camaleonti e una stupenda vista sul mare. La cosa migliore è che, quando vi stancate di tutto quel verde e di tutto quel silenzio, in circa 15 minuti a piedi arrivate a los Baños del Carmen, che se non fosse un possibile focolaio di Coronavirus nelle Domeniche di sole (sul serio: tutti lì dovete andare?) sarebbe il luogo perfetto per un aperitivo. 


2. MONTE DE GIBRALFARO


Monte Gibralfaro 














Vista dal Monte Gibralfaro 















Famoso per essere stato l'ultimo luogo di Malaga conquistato dai Re Cattolici nel 1487, il castello di Gibralfaro (costruito nel XIV secolo) è uno dei monumenti più importanti in città. Se entrate in un qualsiasi punto di informazione turistica  e chiedete come potete raggiungerlo, vi diranno che avete due opzioni: in autobus oppure a piedi, seguendo il sentiero asfaltato che fiancheggia l’Alcazaba. Difficilmente menzioneranno però la terza via, che io ho scoperto quasi per caso nell’immediato post-lockdown. E, dopo 4 anni di residenza fissa a Málaga, è proprio il caso di dire: “meglio tardi che mai”. 

Quando la libertà di passeggiare era limitata ad un chilometro da casa, mi accorsi che, in fondo a calle Agua (una laterale di Calle Victoria) ci sono delle scale. Salendoci, si accede ad un’enorme area naturale che - udite, udite - si è scoperto poi essere proprio il Monte Gibralfaro. Da quel punto di accesso è possibile raggiungere il castello attraverso i sentieri in mezzo agli alberi, lontani da famiglie chiassose e con la compagnia quasi esclusiva degli immancabili scoiattoli. Certo, dovete mettere in conto salite e sudore, ma il panorama quando arriverete in cima vi ripagherà di tutte le fatiche. 

Una volta lì, potete seguire il percorso (debitamente segnalato) che circonda le mura della fortezza, che è leggermente più frequentato e vanta persino un’area adibita ai giochi per i bambini. 


3. MONTES DE MÁLAGA

Montes de Málaga. Foto: Málaga Hoy 














Montes de Málaga. Foto: Malaga.es












Nonostante sia un’escursione che pianifico ormai da molto, ammetto con certa vergogna di non esserci (ancora!) mai stata. Il motivo? Ai Montes de Málaga non ci si arriva con i trasporti pubblici, e farmi più di 4 ore a piedi solo per raggiungere un posto in cui andrei per camminare è un filino troppo persino per me. 

In assenza di esperienza diretta vi dirò, però, che chiunque ami la natura la consiglia come una tappa IM-PRE-SCIN-DI-BI-LE. Proprio così. Tutto maiuscolo e scandito. 

In effetti l’ha consigliata di recente pure Málaga Hoy, in un articolo dedicato (come questo) a chi volesse “respirare aria buona” senza varcare i confini del comune. Non posso confermare né smentire che, forse forse, ho preso ispirazione da lì. 

Secondo il giornale, sono due i percorsi consigliati agli escursionisti inesperti. 

Il più facile è lungo appena 3 km e inizia dal Carril del Viento, ubicato poco dopo la Venta de El León. Seguendo il sentiero, si può raggiungere il Pico de El Viento, che con i suoi 1.029 metri sul livello del mare è il secondo rilievo più alto del Parco Naturale, che in totale si estende per oltre 5.000 ettari. 

C’è poi un percorso un po’ più lungo (6 chilometri) ma sempre di difficoltà bassissima, che parte dal Mirador del Cochino, da cui peraltro si può godere di una splendida vista sulla città di Málaga e i suoi dintorni paesaggistici. Da lí si prosegue fino a un altro punto panoramico, il mirador Vázquez Sell, attraverso il sentiero segnalato come El Cerrado. La zona é consigliata dalla Junta de Andalucía per l’avvistamento di uccelli rapaci in primavera ed autunno. 

4. JARDÍN BOTÁNICO HISTÓRICO LA CONCEPCIÓN 


Jardín Botánico






















Jardín Botánico




























Se volete stare in mezzo alla natura, ma senza faticare troppo,  il Jardín Botánico è l’opzione perfetta per voi. Si raggiunge comodamente in autobus e all’interno ha un bar/ristorante con prezzi accettabili, un negozio di souvenir, bagni puliti, strutture architettoniche, aree attrezzate per pic nic e comodità di ogni genere. L’unica pecca è che, a differenza di tutti i luoghi fin qui menzionati, si paga per entrare (è gratis solo la Domenica, dalle 14 alle 17.30, orario di chiusura).

Considerato Bene di Interesse Culturale, il Jardín Botánico ha più di centocinquanta anni di storia ed è uno dei pochi giardini in Europa in cui si possono ammirare  piante di origine subtropicale. In tutto ce ne sono più di cinquantamila, di duemila specie diverse, inclusi (oltre alle immancabili palme) i bambù e gli esemplari acquatici. 

Una delle zone secondo me più tranquille per passeggiare nel verde è il sentiero panoramico che parte dalla zona dei cactus. Lì, in genere, il vociare dei turisti si disperde lasciando posto all’assoluta - e a tratti quasi inquietante - tranquillità. 



Avete già deciso quale sarà la vostra prossima meta? 

sabato 13 luglio 2019

Fuori Málaga: (E) Álora



Vivo più veloce di quanto riesca a scrivere. É un dato di fatto a cui suppongo di dovermi rassegnare.


Quest'anno mi sono dedicata con metodica attenzione all'esplorazione dei dintorni di Málaga, ma ho fallito miseramente nell'intento di raccontarvelo in tempo reale. Forse, però, è meglio farlo tardi che lasciare un proposito in sospeso. 

Per questo ho pensato che potesse essere una bella idea raccogliere gli appunti delle mie escursioni in una sorta di rubrica con pubblicazioni a cadenza regolare. 




Da oggi in poi, in ognuno dei post che la compongono, condividerò consigli, esperienze ed impressioni su di un destinazione concreta, sperando possano tornare utili a chi sta progettando una gita fuori porta mentre si trova di stanza nel capoluogo della Costa del Sol. 

E siccome mi piace stupirvi, comincerò proprio da quella che la maggior parte di voi non ha probabilmente mai sentito nominare. 

------------------------------------

Álora: Località andalusa in cui Mara Maionchi dovrebbe richiedere la cittadinanza onoraria.



Perchè in effetti ti viene da dirlo, "E alooooooraaaa?", quando tre ore ore dopo essere uscita di casa sei ancora bloccata su di un bus fermo in mezzo al nulla. 

"Mi scusi, si può sapere cosa stiamo aspettando?" chiede un signore comprensibilmente esasperato all'autista grassoccio. 

"Ah, guardi, non lo chieda a me" sbuffa lui, asciugandosi il sudore con il dorso della mano. Gli occhi gli sfuggono, quasi senza volerlo, in direzione della donna indaffarata che attende sulla porta del veicolo. 

Per l'ennesima volta, lei borbotta qualcosa d'incomprensibile sui permessi che devono dare da Siviglia. Sul numero dei passeggeri. Su un treno in arrivo da chissà dove. L'autista sbuffa. Scuote la testa. 

"Le comiche, no vea".
"Ohh, noi abbiamo dei parenti che ci aspettano!", urla qualcuno dai posti in fondo. 

Un serpeggiare di variazioni sul tema del "qué verguenza" mi arriva alle orecchie sotto forma di brusio. Un numerino su Whatsapp mi notifica un breve vocale di Aleja. Intanto, oltre gli aloni dipinti dal sole sul finestrino, la coda di un pony ondeggia incurante da un recinto privato. 

In realtà, arrivare ad Álora sarebbe facilissimo.

L'ho scelta per quello: perché la raggiungi col cercanías in una quarantina di minuti dal centro di Málaga. Tre euro scarsi a viaggio, e passa la paura. 

Tutto questo sempre che tu non sbagli a guardare gli orari e ti tocchi passare un'ora in prossimità della stazione. Sempre che poi non scoppi un incendio sui binari. Sempre che - mannaggialamiseria- non ti facciano scendere dal tuo comodissimo vagone con l'aria condizionata per continuare su di un torrido bus. 

Un bus che, manco a dirlo, fa tutte le fermate mettendoci il triplo. É lo stesso per i passeggeri di almeno due treni diversi; e i suoi spostamenti - per qualche motivo - rispondono alle misteriose direttive di una sottospecie di centro nevralgico a Siviglia che dà indicazioni con il contagocce. 

Tranquilli però, perchè queste cose, in genere, capitano solo a me. 

Poi avranno pure influito la voglia di arrivare, le scarse aspettative, o magari i neuroni annebbiati dalla salita per raggiungere il centro storico (il bus urbano c'è solo in mezzo alla settimana) ma la visita, alla fine, é valsa la pena. 


Álora, in Andalusia, la si conosce per due cose. 


1: É patria delle aceitunas aloreñas, unica varietà d'olive con denominazione d'origine in Spagna. 



Le riconosci per il gusto amarognolo, dovuto al fatto che sono trattate esclusivamente con ingredienti naturali e conservate usando solo acqua e sale. Ma anche - e soprattutto - per l'inconfondibile "spaccatura" centrale, che rende il nocciolo facilissimo da estrarre. Ecco perchè sono la scelta preferita dei baristi locali. 


2: Lì è nato el cante per malagueñas, un palo o stile del flamenco. 

A quest'ultimo è stato dedicato un monumento, la cui particolarità sta non tanto nella scultura raffigurante una chitarra, ma nelle ringhiere che la circondano. Su di esse sono riportate, al contrario, le note di una melodia, di modo che quando il sole ne disegna l'ombra sul suolo potete leggerle come su uno spartito. 


Álora - monumento al cante por malagueña 





Álora - monumento al cante por malagueña
Le olive, invece, le intuisci in divenire nelle distese verdi che ti si stendono ai piedi mentre percorri la strada per il castello arabo. 


Ecco, quello non potete perdervelo. É l'attrazione principale del luogo, e la visita è pressochè obbligata. 


Nei fine settimana lo troverete chiuso (sigh), ma varrà comunque la pena lasciarsi mozzare il fiato dal panorama: su tre lati, i vostri occhi potranno sorvolare la vegetazione incontaminata che circonda il famosissimo Caminito del Rey; nel quarto, il mucchietto di case bianche accatastate sulla collina vi ricorderà che siete in Andalusia.



Álora- strada per il castello 

Álora - vista dal castello 



Se avrete fortuna, mentre vi scattate foto pro-Instagram con il castello di fondo, potreste anche avere qualche incontro ravvicinato con dei cavalli allo stato brado. 


Che poi non so se possa proprio definirsi fortuna. Voglio dire: nelle mie fisime di ragazza di città, essere guardata negli occhi da un animale di una certa stazza a due passi dal dirupo, un po' di strizza  me la mette. Bello lui, eh? Per carità. Criniera bianca e tutti i crismi. Però, chessò, metti che imbizzarrisce? Che c'ha le palle girate? Che odia le turiste troppo poco abbronzate e si lancia in una corsa a perdifiato pur di scaraventarle nel vuoto?

Io non lo so, se esistano o meno i cavalli assassini. 


L'imprevedibilità di un destriero, comunque, non è motivo sufficiente per desistere dall'escursione. Fatelo invece - e solo in quel caso - se soffrite molto di vertigini: non ci sono parapetti, lungo la strada che dovrete percorrere per raggiungere la fortezza: il che, animali o meno, potrebbe darvi una certa sensazione di instabilità. 

Ma ad Álora ci sono anche altri punti di interesse.

Uno di essi è il Mirador di Cervantes, una specie di romantico balcone con vista al paesaggio circostante che prende il suo nome dal pannello di ceramica su cui sono raffigurate le celeberrime figure di Don Chisciotte e Sancho Panza. Nella stessa piazzetta troverete anche la chiesa di Nuestra Señora de la Encarnación, una delle più grandi della provincia di Málaga, costruita tra il 1600 e il 1699. Se volete saperne di più sul patrimonio storico e artistico della località, vi basterà fare pochi metri per soddisfare la vostra curiosità al Museo Municipale Rafael Leria.

Un altro monumento da segnalare è quello alla Faenera de Álora, situato all'incrocio di calle Carmona  Calle Cantarranas: opera dell'artista Marino Amaya, rivendica il sacrificio e gli sforzi delle donne che lavorano nei campi.

Soprattutto, però, ad Álora vale la pena passeggiare senza meta per le stradine bianche, lasciandosi sorprendere dai vicoli bianchissimi e dai balconi curati, tutti rigorosamente abbelliti da quantità sovraumane di fiori.

Álora - passeggiando per il paese

Álora - passeggiando per il paese



Andateci se cercate un'escursione da fare nell'arco di un pomeriggio e volete godervi scorci di un'Andalusia autentica, da cartolina eppure lontana dalle rotte battute dal turismo di massa. Tenete presente che non è un posto pensato per va in vacanza: lì ci vive la gente del luogo, e al massimo qualche inglese in pensione. A me è piaciuta proprio per questo, ma sono consapevole che non per tutti possa essere così. Come sempre, l'opinione finale  su un luogo dipende da quello che cercate in esso.

Álora - passeggiando per il paese


Andate ad Álora se siete già stati nei pueblos blancos più conosciuti come Frigiliana o Mijas. Andateci per rilassarvi. Per passeggiare. Per ricaricarvi di energie. Non aspettatevi però negozi di souvenir, escursioni organizzate o servizi che vi semplifichino in qualche modo la vita.

domenica 17 settembre 2017

Concerto vista Oceano.

7 Settembre 2017.
Il sole è una palla rossa imprigionata dentro ad un bicchiere.
Rimbalza impotente su decine di schermi, il logo dello sponsor bene in evidenza sui profili di Instagram. 




Sono felice, Cádiz, di conoscerti finalmente per come sei davvero. Lontana dalla bolgia carnevalesca, dalle distopie dell'eccesso; liberata dalla puzza di piscio e vomito che aveva nascosto ai miei occhi la meraviglia che tutti dicevano. Lo sapevo da quel giorno che eri in qualche modo in debito con me. Così come sapevo che più di otto anni dopo l'avresti saldato. 

L'ho capito su questa stessa terrazza, soltanto poche ore fa. Avevamo mollato i bagagli in un ostello tutto soffitti alti ed azulejos, ancora un po' stropicciate dal viaggio in bus. Una telefonata, un po' di mascara e via, pronte a squarciare a passo svelto il centro storico della città. 

Dal settimo piano di un hotel asettico la tua caotica geometria bianca mi si è svelata come una promessa di infinite sensazioni. Era un saliscendi di tetti piatti e torri aggrappato all'Oceano, quasi temesse di vederlo scappare. Era un racconto di storia e di futuro, di fortezze e d'oro, e ancora ponti gettati sull'era moderna, e Arabia, e Roma e cattedrali. Era il teaser di quel giorno di turismo che è insieme conseguenza e causa del concerto che sta per cominciare. 

Lo skyline, in quel momento del pomeriggio, era interrotto soltanto dalla silhouette magra di David Otero. "Che sorpresa!", esclamava abbracciandomi, mentre lo stesso grido, Cádiz, io avrei voluto riservarlo a te. Céline doveva intervistarlo per una radio francese, e mi aveva dato l'opportunità di accompagnarla. Tutto intorno disponevano le sedie - "nel numero esatto di biglietti venduti, mi raccomando, non si devono vedere buchi nelle foto" - e mentre sorridevo alle direttive della tizia dell'organizzazione mi tornava in mente uno dei tanti corsi di comunicazione all'Università. É simpatica. Porta un fiore tra i capelli e ha vestito la figlia con una gonna di toulle che ricorda un tutú. In una vita parallela potrei essere io. Una vita in cui ho scelto un percorso diverso, mi sono sposata, e ho deciso di essere madre. 

Comunque. 

Ci aveva accompagnati al piano di sotto, in cerca di un posto che mettesse il registratore al riparo dalle rivendicazioni del vento. Meglio, tutto sommato. Ché, panorama a parte, il divano della reception é parecchio comodo. Mi sono bevuta l'intervista sottolineando l'interesse con i click della macchina fotografica. Presenza discreta e rispettosa del lavoro di taglio e montaggio a cui la mia amica si sarebbe dovuta sottoporre a casa. Difficile, però, trattenere una risata quando una signora si è schiantata dal nulla contro la porta chiusa di un ascensore. "Coño, casi se mata!". E praticamente impossibile non intervenire quando alla domanda "Ti piacerebbe suonare in Francia?", David ha risposto "certo", ma ha aggiunto che il luogo in cui gli piacerebbe di più portare la sua musica è l'Italia. 

É bello chiacchierare con lui, da sempre. Ha questo strano dono di metterti a tuo agio, come se in un sorriso eliminasse ogni distanza tra le luci dei riflettori e la vita in cui cambia pannolini. Ormai é una presenza famigliare per me, il che è piuttosto strano da constatare. Insomma, se lo dicessi alla ragazzina che un decennio fa ha imparato lo spagnolo con i video del Canto del Loco probabilmente non ci crederebbe mai. E invece eccoci qua, a scambiare opinioni sull'industria discografica e le migliori strategie per farsi conoscere al di fuori del proprio Paese. Ad analizzare lo strano meccanismo per cui i cantanti italiani, per avere successo in Spagna, traducono le canzoni in spagnolo; E però gli spagnoli cantano le hit italiane in italiano, e se vogliono andare in Italia pensano di dover tradurre le loro, quando in realtà hanno più successo se cantano nella loro lingua. Un casino bilingue, in definitiva. Salta fuori che a David piace Jovanotti. Ed io mi trattengo dal dirgli che ho sempre trovato una qualche affinità nascosta sia nel loro atteggiamento che nella loro musica. 

Eccomi qua, insomma, a farlo ridere con battute sceme che poi ruba per un autografo. A ripassare il passato, a parlare di social. 

Diceva, David, che Facebook ha ormai perso tutto il suo attrattivo, ed io annuivo con convinzione. Diceva che il problema di Twitter è che quando il numero di follower va oltre il centinaio di migliaia le valanghe di cattiveria finiscono per farti stare male. Perchè non importa quanto tu possa fingere di fregartene: l'essere umano è essere umano. Se ti dicono che una canzone è una merda e in quella canzone ti sei messo totalmente a nudo, è un po' come se dicessero che sei una merda anche tu. Anche per questo ha sempre avuto paura ad aprirsi troppo, nei brani. Allora resta Instagram, il più divertente. Che almeno metti le foto e le persone ci mettono i cuori senza impegnarsi troppo a demolirti o approfondire. É la scelta di quasi tutti i vip, ormai. E un po' mi faceva tristezza pensare che la decisione delle piattaforme su cui esprimersi sia dirottata dalla miseria di chi crede che basti nascondersi dietro un nickname per sfogare sugli altri le proprie frustrazioni. 

Adesso non ci resta che aspettarlo, mentre la terrazza si riempie e il sole del tramonto crede che quel piccolo palco sia tutto per lui. Un applauso quando si nasconde dietro al mare. Un ragazzo, una chitarra. Che lo show dei ricordi possa cominciare. 




É la prima volta che David Otero suona a Cádiz come solista. Gran parte del pubblico non é mai stato ad un suo concerto. Un pubblico bello, come é sempre il suo. Amiche sui trent'anni che sorridono estasiate, coppie sui quaranta, famiglie intere, hipster che cambiano volto chiedendo un revival de "El Agricultor" ("Claro, y Pequeñita?"). Il biglietto da visita é per tutti loro una cartolina dallo sfondo mozzafiato. La magia dei brani in acustico, crudi e puri come sono nati. La dimestichezza acquisita del performer che David ha negli anni imparato ad essere. Ed io, che non ne ho alcun merito, di tutto questo mi scopro orgogliosa. 

Perché, dai: cosa c'é di meglio che ridere fino alle lacrime nel bel mezzo di un concerto? A lui succede - e a noi di riflesso - mentre racconta aneddoti di "Una foto en blanco y  negro" e la nostalgia di quel gruppo mi colpisce nel petto come una pugnalata. 

Peccato che nessuno posti quel momento. Forse la memoria di tutti i cellulari é stata, per ripicca, intasata dal sole. 

Ci salutiamo in un abbraccio veloce e la promessa delle prossime puntate. E scendo, anche grazie a lui, alla scoperta della città incantata. 

Sono felice di aver ripreso a viaggiare con la scusa dei concerti. Perché le note di una chitarra possono voler dire anche kilometri di tonno tenerissimo cucinato in mille modi. E acque turchesi, e sabbia bianchissima, e la perfezione di una spiaggia da Caraibi a due passi dal centro città. 





Cádiz è il contrasto tra le pietre marroni e il bianco liscio dei muri, la sensazione di leggero degrado delle pareti scrostate tra i vicoli che in qualche modo riesce a renderli ancora più affascinanti. É un susseguirsi di palme, di piazzette suggestive, di locali con i tavoli fino in mezzo alla strada, perché mangiare é piú importante di camminare. 













Cádiz è la nave da crociera che compare d'improvviso come un condominio in mezzo agli edifici. E tu ti chiedi come sia possibile che in una sola notte ti abbiano rubato il mare. 


Ecco perchè se lo teneva stretto. Ecco perchè hai avuto quella stessa sensazione anche dopo aver salito i 173 gradini della torre Tavira. É come se la città avesse con l'Oceano un legame intenso, ma al contempo lui sembrasse troppo vasto per volersene curare. Detta legge, privando di acqua le barche ormeggiate ogni dannata notte per poi restituirgliela al mattino. Ed io lo guardo, affascinata dall'idea di grandezza che mi suscita da quando ero bambina. 
Vista dalla Torre Tavira


Perchè quando guardi il Mediterraneo riesci quasi sempre a immaginare l'approdo più vicino. Da qui in avanti, invece, solo il nulla più assoluto. Fino in America. Ho tracciato una linea immaginaria sul mio mappamondo: andando sempre dritti la prima terra che si incontra è Virginia Beach. 

Come un anello al dito, la cupola d'oro della cattedrale scintilla di ricchezza, forse anche per stupire chi arriva da così lontano. 







giovedì 20 agosto 2015

Da fare a Málaga: escursioni in catamarano a Puerto Marina

I cinesi possono dire quello che vogliono: questo 2015, per me, è l'anno del Dragone. Sì, insomma, c'è l'attesa per il concerto degli Imagine Dragons. Il preoccupante trip per un brano in cui Sanz canta che "ahora el dragón se ríe de mí". E c'è, soprattutto, il ricordo di un'uscita col catamarano. 



La concludo così, la serie di post dedicati alla mia più recente capatina a Málaga. Parlandovene. E non lo faccio per far contenta una coppia di amici, o perchè la pubblicità mi porti dei vantaggi di qualunque genere (anche se non sarebbe male, a dirla tutta. Ehi, ragazzi, mi sentite?). No, se vi parlo del Dragón De Oro è perchè penso veramente che sia un'opzione ancora troppo poco nota ai turisti italiani in viaggio in Andalusia. Un'esperienza che, in tutti i sensi, vale la pena di fare. 



L'imbarcazione è ormeggiata a Puerto Marina, Benalmádena: un luogo fatto di asfalto, negozi di souvenir e passeggiate su di un lungomare eterno che sconfina nel comune di Torremolinos. Eppure, nonostante la sua essenza artificiale, riesce a custodire un certo fascino bianco nelle architetture incastonate tra le palme. E, mentre fai slalom tra i bambini inglesi col gelato in mano e le guance arrossate, sa ancora strapparti un "wow" nell'ora in cui tramonto s'infrange sul mare. 




Ci si arriva in macchina, a Puerto Marina. Ma anche coi trasporti pubblici dal cuore di Málaga: in autobus, ad esempio. O, ancora più velocemente, in venti minuti di treno e pochi di passeggiata, sfruttando la fermata del cercanías di fronte al CacMa, l'aeroporto o la stazione di Maria Zambrano. 

Lì, Johnny e il suo equipaggio vi porteranno a fare un giro in barca per il Mediterraneo. Vedrete la Costa del Sol stagliarsi all'orizzonte. Potrete fare il bagno al largo. Se avrete fortuna - e pare che, a parte me, l'abbiano quasi tutti - navigherete fianco a fianco coi delfini. Il tutto per un prezzo davvero ridicolo (parliamo di meno di 10 euro a testa) che comprende anche una consumazione a bordo. 






Per un impatto ancora più suggestivo, in periodo di alta stagione il catamarano effettua anche delle uscite notturne. E immaginate come dev'essere romantico sorseggiare un bicchiere di sangría seduti a prua con la vostra dolce metà, il rumore delle onde che si infrangono a fare da colonna sonora, e le luci dell'Andalusia, laggiú, che fanno l'occhiolino...! 

Se poi la dolce metà rompe le balle, potete sempre spingerla a mare. 



Scherzo, dai. Lo sapete che, in fondo, sono una romanticona. 

Piuttosto, se ancora non vi basta, sappiate che il Dragón De Oro può anche essere affittato per addiii al nubilato, celibato e feste private di ogni genere e specie. Basta mettersi in contatto con i proprietari telefonicamente (+34 639 10 37 37), 
via e-mail (excursionespuertomarina@gmail.com) o attraverso la pagina Facebook che, per quanto non sia stata aggiornata di recente, vi garantirà comunque una risposta e qualche informazione in più. Anzi, vi troverete anche video e foto che vi faranno venire ancora più voglia di salpare. 

Se siete nella zona di Málaga o state per partire, fateci un pensierino. E, se ci andate, dite pure che vi mando io. Non garantisco che vi facciano un trattamento di favore, ma per lo meno mi saró sentita utile a qualcosa.