Dicesi: primo weekend di sole dopo tempi immemori. Comporta: subitanea apparizione di margherite; Ronzio di tagliaerba/seghe elettriche profuso in stereo alla Domenica mattina (ve possino...!); E tutta un'altra serie di danni collaterali.
Il mio entusiasmo, per esempio. Perchè io, si sa, sono meteoropatica. Mi basta un po' di cielo azzurro, e d'improvviso sembro in preda all'effetto di oppiacei. Ma roba grave, eh? Tipo che mi innamoro di ogni oggetto che vedo, soprattutto se si tratta di una gonna lunga in pizzo esposta da Tezenis. Morale: finisco per voler acquistare, assieme a lei, ogni singolo capo di vestiario appeso nei negozi di Trieste. E lo faccio esternando la mia approvazione in esclamazioni troppo acute tra cui la più frequente è “l'ho visto su Pintereeeest!”. Davvero: quel social network mi sta facendo malissimo. Però fa benissimo all'economia.
La gonna di Tezenis. In nero è molto più carina.
Poi c'è l'urgenza di spogliarsi. Insomma, è primavera! Sei francamente stufa dei giubbotti col pelo. Così ti lasci irretire da quella meravigliosa- quanto leggerissima- giacca in pelle marron da mezza stagione. Fai anche le prove, capiamoci. “Massì che si sta bene: ci sono 15 gradi!”. Peccato tu non tenga conto del fatto che l'hai provata in pieno sole. E c'hai il tuo bel da fare, a improvvisare saltelli stile campanon per evitare zone d'ombra: il sole, prima o poi, c'ha questo brutto vizio di tramontare. E allora son ca**i. Specie se, nel frattempo, il finestrino dell'auto si blocca. Ovviamente dopo che tua madre l'ha aperto per fumare.
Insomma, nel disperato tentativo di scaldarti ti fai fuori tre bicchieri di vino bianco, un quartino di baileys e una camomilla bollente. La conseguenza è che finisci per capicollare sul divano davanti alla classifica di Video Italia. Al primo posto c'è Renato Zero, al secondo i Modà e al terzo Ramazzotti. Quando si dice la depressione. Ergo, borbotti qualche indignazione non del tutto comprensibile, e concludi il weekend con una consapevolezza: l'uomo della tua vita sarà quello che ti chiederà di sposarlo con un anello di calamaro.
In mezzo a tutto questo, ho anche scoperto che Nek ha duettato con Sergio Dalma. Un italiano filo-ispanico e uno spagnolo filo-italico uniti in “La Mitad de Nada”. Il singolo è appena uscito in Spagna e... capirete: sembrava fatto apposta per il blog. Con loro (e con i fastidiosi stacchetti di Cadena Dial) vi auguro un buon inizio di settimana.
Sul serio, sembra quasi
che lo facciano apposta. Una dice che trascurerà un po' il blog, e
in Spagna succede letteralmente un finimondo.
Ché, d'accordo, San Fermín era in programma. Presumo anche che gli
articoli sulle vittime da incornamento li preparino prima. Anzi,
probabilmente hanno un modulo prestampato in cui inserire di volta in
volta il numero dei morti e quello dei feriti. Sarebbe più comodo,
almeno. Ma l'incendio che ha devastato i dintorni di Valencia; la
marcia dei minatori incazzati su Madrid; gli scontri con la Polizia
che non si negano mai a nessuno; i tagli di Rajoy ; la simpaticissima
deputata che, davanti alle
critiche, augura ai suoi elettori “qué se jodan”...ecco, questo è avercela con me. E' reclamare la mia
attenzione a suon di danni e capricci,come
un bimbo iperattivo con la madre in affari.
Sí, insomma, é ricordarmi, come se ce ne
fosse bisogno, che magari anche da Total Free Magazine stanno
aspettando un articolo mio. Leggera fitta di
angoscia e di stress. Mi viene in mente una vecchia amica, ché
s'é trovata a fronteggiare una vera e propria epidemia di morti
ammazzati nel momento stesso in cui ha iniziato lo stage alla cronaca
della Gazzetta di Parma. Son belle cose.
Comunque.
Il punto é che non bastavano le prime pagine zeppe di novitá. No.
Ci si é messa pure un'epidemia dilagante di italo-spagnolismi che
sta letteralmente invadendo tutti i settori. Dalla musica alla
politica, passando per cinema e tv. Del tipo che addirittura gli
applausi del parlamento iberico di fronte all'annuncio dei suddetti
tagli si sono trasformati in un punto di partenza per i paragoni. Ché
gli spagnoli non si sono limitati a criticarla, quella profusione di
gioia a loro danno. No. L'hanno associata alle lacrime della nostra
Fornero. Lodandola. Dicendo che, di fronte a identiche misure
drastiche, fa un altro effetto vedere che attuarle intristisce anche
te.
Non
che io sia del tutto d'accordo, peraltro. Ché il pianto, in un
ministro, mi sembra un comportamento esagerato almeno quanto gli
applausi. Né, tantomeno, cambia il risultato finale. Ma
l'italospagnolismo é questo, a ben vedere: profusione di amore per
l'altro. Scambio, confronto, abbracci solidali in situazioni estreme.
E, a proposito di scambi, hanno iniziato a trasmettere El Internado
su La 5. Era una serie cult, in Spagna. Di quelle che riempivano le
riviste con le interviste ai protagonisti. Di quelle che ti offrivano
un pretesto di conversazione quando non sapevi che dire. Perché,
tanto, era difficile trovare qualcuno che non ne avesse mai vista
neanche una puntata. E ora, live from my Erasmus, é in onda su un
canale che ho da poco scoperto a target femminile. In versione
originale doppiata, proprio come piace a me.
E poi
c'é la musica. Ah, la musica. E' proprio in questo campo, a ben
vedere, che gli italo-spagnolismi sono piú numerosi.
Ad
esempio, c'é Jarabe de Palo. Ormai, da “il Pittbull della Penisola
Iberica” sono ufficialmente passata a definirlo “Vip Itañolo
dell'anno”. Un titolo di cui essere fieri, oltrettutto, dato che
era tutto fuorché facile sottrarlo ai Besitos di Vanessa Incontrada.
Beh, lui c'é riuscito. Con il pretesto della presentazione di “Come
un Pittore” in versione bilingüe anche sul mercato castigliano,
Pau ha iniziato a scrivere su twitter piú o meno come parlo io
quando son molto stanca. Vale a dire, con la miscela di allegria
perfetta in cui si uniscono italiano e castigliano. Una parola in una
lingua, una nell'altra: un'idioma di cui mi dichiaro ogni giorno piú
fan. Senza contare che é nel nostro Paese ogni due per tre, oramai.
E inonda il web di scatti ed entusiasmo, esternando conseguenze di un
effetto molto simile a quello che la Spagna ha su di me.
Foto scattate da Pau - Jarabe de Palo a Torino (da Twitter)
Poi
c'é Sergio Dalma, che a quanto ho capito é di stanza a Milano per
lavoro. Sta registrando il nuovo album, o qualcosa del genere. Resta
il fatto che cena alle dieci, ma alterna le due lingue pure lui.
Foto di Sergio Dalma, "en directo desde Milán" (da Twitter)
E i Fuel Fandango, che giusto ieri hanno portato la loro fusione di
flamenco ed elettronica sul palco di Arezzo Wave. Riportandomi alla
mente un vecchio prof di musicologia che, all'epoca in cui mi diede
30 e Lode, quel festival lo organizzava. Chissá se ci sará ancora
lui, dietro? Avrei dovuto mantenere i contatti, dannazione. Tra l'altro, trovo la loro Talking a dir poco stupenda.
E poi
Dani Martín. Il "mio" Dani Martín. Che guarda, elogiandolo, Nuovo
Cinema Paradiso mentre sull'altro canale trasmettono Tre Metri Sopra
il Cielo. Che dice di averlo giá visto, Tre metri sopra il cielo.
Dani che retwitta strane battute sull'Impero Romano. E, proprio
mentre sto pensando che lo sento piú distante, mi dice senza mezze
misure che il suo prossimo disco uscirá anche in Italia.
Disegnandomi un sorriso ebete che riesce a far sembrare bellissimo
anche il diluvio universale che mi si abbatte addosso dal cielo di
Udine.
Lo studio casalingo di Dani, dove stanno prendendo vita le canzoni che potremmo ascoltare anche in Italia (da Twitter)
Oddio,
a dirla proprio tutta, finché non vedo non credo. Che El Canto del
Loco avevano addirittura una data fissata per suonare all'Hard Rock
Café di Roma. Una data che i gestori del locale m'avevano
comunicato al telefono, prima che tutto si annullasse per mancanza
d'accordi su una macchina organizzativa che avevamo giá acceso in
progetti da fans. Dani se l'é anche spesso sentite da chi gli sta
accanto, per questa sua tendenza a farsi prendere dall'entusiasmo
parlando prima del dovuto. Insomma, un po' come me.
Peró,
c'é anche da dire che stavolta alcuni elementi mi fanno ben sperare.
Ad esempio:
1.
Collabora nel disco Papitwo di Miguel Bosè, che esce anche da noi il
4 Settembre. 2. Tra i due dischi che compongolo il suddetto
Papitwo, il duetto con Dani é stato inserito proprio in quello che
include tutti i cantanti italiani.
3.
Pare abbia recentemente lavorato a Miami con un produttore e
compositore di origini italiane. 4. Sony Music Colombia ha
aggiunto ai preferiti il suo tweet con sú scritto “en Italia tb”.
Ok,
Ok, non si capisce cosa freghi ai colombiani che il disco esca anche
da noi ma...voglio dire, un Fav da un dipartimento Sony dovrá pur
voler dir qualcosa, no? In realtá anche il fatto che la Sony
italiana fosse inclusa nella conversazione e nessuno é intervenuto a
dire “cosa diavolo ti stai inventando?” dovrebbe conferire
ufficialitá al tutto, no? Staremo a vedere.
Nel
frattempo, io del mio libro ho giá raggiunto la metá.
Capita, a volte, di accendere la tivú nel piú opportuno dei momenti. Tve internacional. Galá volto alla scelta del brano di Pastora Soler che rappresenterá la Spagna al prossimo Eurofestival. Ad essere sinceri, non certo qualcosa che, in altre circostanze, sarebbe stata in grado di risvegliarmi attenzione. Eppure, adesso sullo schermo c'é Dalma. A intervistarlo, una Anne Igartiburu fasciata in un look improponibile. “Deve aver comprato i vestiti al Mercadona”, commentavano su twitter pochi istanti prima. E forse é proprio perché rido alla battuta se decido di sottrarre allo zapping qualche minutino in piú.
Ricordate? Analizzavo, tempo addietro, gli italospagnolismi all'Ariston. Ed é piuttosto ovvio che, davanti ai giornalisti nostrani, un ospite parli bene del Paese in cui si trova. Solo che adesso, per la televisione spagnola, al “bell'omino” del duetto con Renga chiedono dell'esperienza. Territorio neutrale. Anzi, meglio: territorio a lui amico. E', in pratica, il secondo capitolo di un post che ho giá scritto. La conclusione perfetta. I due Paesi che m'intitolano il blog di nuovo fusi dentro ad una stessa frase. Quello che Sergio Dalma ha detto, lo potete ascoltare in questo video. Cliccate play, trascinate il cursore fino al minuto 55.23. Et voilá. Se invece siete pigri, avete una connessione lenta, o – semplicemente – non capite lo spagnolo...beh, don't worry. Io di tempo ne avevo, cosí ho trascritto il dialogo per voi.
- Com'é stato cantare a Sanremo? Raccontami! Perché un grande momento come quello, davanti agli italiani, in un festival - per chi di voi lo conoscesse- dove non é che puó andare a cantare chiunque che non sia italiano...?
- No, la realtá é che é un festival ..per fortuna come quello di Viña del Mar, ma Sanremo é un festival che, pensa te, lo guardano niente popó di meno che 17 milioni di persone . E il fatto di andare a cantare su quel palco, tra l'altro in una serata che é stata magica perché c'era Brian May, c'era Noa, c'era Al Jarreau...e abbiamo cantato agli italiani quelle versioni di El Mundo y Bella sin Alma in spagnolo ed é stata una serata...puff, per me era un sogno, sin da piccolo, quello di calcare il palco del teatro Ariston. E' stata un'esperienza bellissima e, senti, so che ci stanno guardando anche da internet e attraverso il canale internazionale, per cui voglio salutare tutta la gente dell'Italia che ci ha accolti benissimo.
Che dire? Come italiana innamorata della Spagna, mi fa sempre piacere ascoltare e capire (pur magari senza condividerle) le sensazioni di un mio omologo opposto. Se Dalma avesse un blog, probabilmente in alto a destra scriverebbe : “avvertenza: questo blog é filo-italico”. Per cui, beh, non posso che rallegrarmi per questo suo sogno realizzato. E, mettendo con questo il punto e a capo alla scorsa edizione di Sanremo, condividere la sua interpretazione di Yo no te pido la Luna.